Sam Rosenthal: Goticamente Vostro
(Copyright © 1996 Piero Scaruffi)

Sam Rosenthal e` al tempo stesso l'animatore di una scena musicale che si raccoglie attorno alla sua Projekt Records e il musicista che si nasconde dietro la sigla Black Tape For A Blue Girl, autore di sei album preziosissimi e in particolare di un recente {Remnants Of A Deeper Purity} che, per quanto riguarda il sottoscritto, non ha ancora eguali quest'anno.
"Sono prima un imprenditore musicale e poi un musicista" dice lui. La ragione? "La Projekt assorbe gran parte del mio tempo e della mia passione. La musica deve aspettare che trovi del tempo libero, cosa che succede sempre piu` raramente. E poi, a dire il vero, io cominciai come critico musicale, non come musicista. La Projekt nacque quasi per caso, quando decisi di mettere su cassetta le bande di cui scrivevo. Quella cassetta del 1983 doveva servire a pubblicizzare la musica degli altri, non la mia. Poi mi feci prendere la mano..."

Perche' pensi che la Projekt stia avendo tanto successo nell'ambito del rock elettronico/gotico/atmosferico?
"Per due ragioni. La prima e` che il rock tradizionale ha un po' fatto il suo tempo e molti ragazzi vorrebbero sentire qualcosa di diverso dal solito assolo di chitarra. La seconda e` che per me questo genere e` diventato una vera ossessione e sto facendo tutto cio` che posso per promuovere i miei gruppi".

Come musicista cosa ti ha influenzato?
"Non sono un musicista di adozione. Non ho modelli a cui mi ispiro. Le canzoni nascono pensando alle persone che mi stanno intorno, non a questo o quel musicista del passato. Tecnicamente l'influenza maggiore la esercitano i collaboratori di cui mi servo. Ogni album ha visto musicisti diversi e loro hanno indubbiamente determinato la "forma", se non i contenuti, dei brani. C'e` chi e` portato per l'improvvisazione e chi no, chi preferisce il brano breve e chi preferisce la jam."

Quali sono gli album che preferisci a posteriori?
"{Mesmerized By The Sirens}, {A Chaos Of Desire} e l'ultimo. Sono anche i tre piu` densi e omogenei."

Hai mai avuto la tentazione di scrivere semplicemente un lungo brano strumentale?
"Ci ho provato in quest'ultimo album, che e` una lunga suite di canzoni. Sono ancora incerto se preferire le parole o gli strumenti. Certo l'unico modo di ottenere una composizione lunga e` di tenere gli stessi collaboratori. In questo album se non altro mi sono al fianco sempre gli stessi musicisti, e questo spiega perche' il lavoro risulta cosi` omogeneo. Non e` che sugli altri album la produzione fosse meno lambiccata: in qualche caso c'erano cosi` tanti dettagli che non si notavano. In questo il sound si ripete di brano in brano e ti da` il tempo di assorbirlo appieno."

Chi ascolti?
"Bryars, Part, Gorecki... poca musica popolare. John Cale e Nico in cima ai miei interessi attuali".


Windsor For The Derby: L'ambientale del 2000
(Copyright © 1996 Rockerilla)

Windsor For The Derby sono recentemente esorditi con un magistrale {Calm Hades Float} (Trance Syndicate), uno dei dischi piu` significati degli ultimi e una delle opere piu` interessanti sul versante ambientale degli ultimi anni. Il gruppo e` avvolto nel mistero, in quanto il disco e` uscito senza titoli e senza una parola una sui componenti. La casa discografica ci mette in contatto con un tale Dan Matz.

Chi sei?
"Uno dei quattro. Lo so, avremmo dovuto scrivere qualcosa sul disco, ma siamo tutti e quattro un po' limitati nelle comunicazioni verbali, onestamente non sapevamo cosa scrivere. Per la stessa ragione abbiamo preferito fare un album strumentale. Le parole sono un problema, non una soluzione, e preferiamo dilazionarlo nel tempo il piu` possibile. Il nuovo disco, comunque, avra` titoli e liriche. Promesso"

La formazione qual'e` allora?
"Siamo in quattro e tre di noi si alternano a chitarre e tastiere: io, Jason McNeelly e Chris Goyer. Il batterista e` Greg Anderson. Jason, Chris e io siamo di compagni di liceo. Poi loro se ne andarono in Texas e io incontrai Greg in Florida. Per una serie di coincidenze ci siamo ritrovati tutti a New York e abbiamo cominciato a suonare insieme."

C'e` un compositore principale?
"No, contribuiamo tutti in egual misura ai brani."

Influenze?
"Qualche gruppo che ascoltavamo da giovani, soprattutto i Tones On Tail, ma incoscientemente anche molte bande di amici, gente che ci ha aiutato fin dagli inizi, che hanno suonato con noi, che frequentiamo spesso, gente che non conosceresti perche' non hanno ancora un disco."

Quindi c'e` un intero movimento "sub-ambientale" a New York?
"No, non sono necessariamente bande come noi. E poi non sono neppure sicuro di quale genere sia il nostro. Ogni volta che parlo con un critico mi dice che assomigliamo a X e Y, ma in realta` noi non abbiamo mai sentito ne' X ne' Y. Gli ambientali britannici mi piacciono molto, e penso che quel genere continuera` a crescere fino a diventare la vera "next big thing" del Duemila, ma noi non c'entriamo."

Il nuovo EP, previsto per gennaio, {Metropolitan Poland}, sara` diverso?
"Abbiamo registrato una dozzina di nuove canzoni e cinque finiranno su quell'EP. La principale differenza sara` il canto. Dobbiamo riuscire a guarire dalla nostra timidezza."

Cosa vi ha spinti a coniare questo suono cosi` insolito, fra minimalismo, Glenn Branca, Neu e ambientale?
"Quando cominciammo cercavamo di fare qualcosa di completamente diverso. Non avevamo grandi basi musicali. Penso che ci piaceva la repetizione. Ma onestamente non saprei spiegare perche' abbiamo finito per fare quello che facciamo."

L'improvvisazione e` importante per voi?
"Stai scherzando? Le nostre canzoni sono rigidamente strutturate. Chi improvvisa viene licenziato!"


American Analog Set: Fuochi artificiali in Texas
(Copyright © 1996 Rockerilla)

Gli American Analog Set sono l'ennesima sorpresa della scuola psichedelica texana. {The Fun Of Watching Fireworks} (Trance) ha coniato una canzone minimalista che prevarica persino lo slo-core dei Codeine e le litanie dei Mazzy Star, a due passi dalla musica ambientale dei Seefeel. Andrew Kenny, chitarra e mente dell'operazione, parla con un certo orgoglio dell'originalita` del gruppo:
"Non solo non ci siamo ispirati a nessuno, ma non ascoltiamo neppure molta musica. Anche se volessimo, non sapremmo chi imitare. Due anni fa un critico ci disse che suonavamo come i Codeine. Io avevo a malapena sentito il nome. Ascoltai un loro disco e devo dire che mi piacque, ma non ho ancora capito dove stesse la somiglianza. Poi ci dissero che avevamo preso da Brian Eno, e io di Eno avevo soltanto sentito le canzoncine dei primi tempi. Adesso so che e` un genio della musica d'avanguardia, ma ancora non capisco come c'entriamo noi."

Gli Stereolab? I Bedhead?
"Sai, dicono che assomigliamo agli Stereolab perche' gli Stereolab sono il gruppo con chitarra e organo piu` famoso del pianeta in questo momento. la realta` e` che il sound degli Strereolab dipende in larga misura dalle vocals e dal drumming. Abbiamo una strumentazione simile, ma la composizione e` completamente diversa. Persino il modo in cui usiamo gli strumenti e` completamente diverso. Per quanto riguarda i Bedhead, il discorso e` piu` delicato. Le somiglianze ci sono, a partire dal fatto che siamo entrambi del Texas e facciamo entrambi del rock soffice."

Allora come nascono queste vostre canzoni cosi` insolite, al limite fra psichedelia e ambientale?
"Normalmente il punto d'inizio e` rappresentato da una linea di basso o di organo o persino soltanto da una pulsazione di batteria. Attorno a quello spunto costruiamo poco a poco il resto. Il sound stratifica poco alla volta e le vocals sono l'ultima cosa. Il formato flessibile delle nostre canzoni fa si` che la canzone si possa evolvere naturalmente, quasi come un organismo che vive per conto proprio."

Pensi che stia nascendo una scuola texana di rinnovamento della canzone rock, per cui la canzone finira` prima o poi per sparire?
"Penso che sia troppo presto per chiamarlo un movimento, ma il Texas, specialmente Austin, sta indubbiamente allevando una scena molto vitale. Da queste parti siamo stati sempre inondati di country pomposo e di boogie assordante. Dopo un po' questa musica per rozzi cowboy ti nausea. Per reazione si e` sentito il bisogno di un sound tranquillo e colorato, ancorato a emozioni piu` tenui e intimiste. Una musica meditata, introversa, pacata. Senza arrivare agli eccessi della new age, naturalmente. Tutto sommato i Butthole Surfers avevano cominciato facendo una parodia di quelle musiche chiassose. Noi ci stiamo spingendo oltre la parodia. C'e` certamente una subdola discendenza dalla psichedelica degli anni '60, e un debito nei confronti di chiunque abbia fatto musica meno prevedibile del country e del southern-rock, ma direi che oggi ogni gruppo va analizzato a parte."

Qualche nota biografica sul gruppo?
"Siamo stanziati nel nord del Texas, ci conosciamo da anni, abbiamo suonato spesso insieme in diversi complessini locali. Mark Smith suona la batteria, Lisa Roschmann le tastiere, Lee Gilespe il basso. Abbiamo tutti gusti diversi, in particolare Lisa odia tutto cio` che gli altri amano. Lee si ispira ai Red House Painters. Gli altri non penso che saprebbero dire a chi si ispirano."

E le mille citazioni dagli anni Sessanta? E il modo assolutamente creativo di rivisitare la tradizione blues? Un miraggio? Un'allucinazione? Forse soltanto la logica torbida e perversa che contrappone il Texas rurale di oggi all'America degli anni del boom. In fondo gli AAS vogliono distruggere il rock che nacque in quegli anni, e non possono farlo che ripartendo proprio da li`.


Bedhead: Decapitare il rock
(Copyright © 1996 Rockerilla)

A differenza degli psichedelici loro conterranei, per meta' sprofondati in esperimenti d'avanguardia e per meta' emuli dei maestri degli anni Sessanta, i Bedhead dei fratelli Bubba e Matt Kadane hanno scoperto una formula originale: costruire melodie per "raffinamenti successivi", stratificando accordi poco alla volta su un'impalcatura che all'inizio non e' altro che una tenue melodia. Ogni brano prende cosi' forma poco alla volta, come se all'inizio il combo stesse ancora accordando gli strumenti. Le canzoni diventano tali soltanto dopo un doloroso processo di crescita e alla fine sembrano materializzare il senso delle grandi pianure desolate del Texas. {What Fun Life Was} (Trance) fu una delle rivelazioni del 1994. {Beheaded} (Trance) e` stata la piacevole conferma di questi mesi.

Com'e` nato il progetto Bedhead? (L'intervista si svolge via e-mail, e alle domande risponde il bassista Wheat).
"Matt e Bubba suonavamo musica insieme dalla fine degli anni Settanta, quando andavano ancora alle scuole elementari. Pero` direi che la loro attivita` seria comincio` nel 1987. Formarono i primi complessi, quasi tutti con formazioni insolite, comprendenti viole e violini. Sette canzoni di "WhatFunLifeWas" e due di "4songCDEP" erano originariamente di quei gruppi preistorici. Attorno a loro ruotavano alcuni amici, fra cui Trini e Tench. Fu con Trini, Tench e Kris Wheat (nota che io non avevo mai suonato prima uno strumento) che nacque il progetto Bedhead."

Cosa fate nella vita reale?
"Suoniamo nei Bedhead".

Le canzoni del nuovo album risalgono davvero allo stesso periodo di quelle del disco precedente? E da allora siete soltanto vissuti sugli allori?
"Si` a entrambe le domande. Seriamente, siamo stati in tour, e abbiamo registrato due EP, {4 Song CD EP 19:10} e {Dark Ages}. E poi i giornalisti ci distraggono con le interviste..."

Vi ritenete musicisti psichedelici?
"Assolutamente no."

Cowboy Junkies, Mazzy Star, Codeine...? Cos'avete in comune?
"Molte cose: abbiamo tutti i piatti nella batteria, corde nella chitarra, e microfoni per il cantante..."

Tim Buckley? Neil Young? Leonard Cohen?...?
"Siamo tutti musicisti solisti..."

Quanto e` importante l'improvvisazione?
"Il 95% della nostra musica e` composta."

Laconico, ma chiaro. I Bedhead non amano essere ammucchiati con gli altri gruppi texani. Le trance vellutate dei loro dischi rappresentano in effetti un tentativo avvincente di uscire dalla dicotomia che regna da anni nel Texas, quella fra il sound maschio e ruvido del rock sudista e il sound effeminato ed intellettuale degli psichedelici. Esiste una terza via al nirvana del rock.


Rachel's: Progetto Classica
(Copyright © 1996 Rockerilla)

{Handwriting} (Quarterstick), {Music For Egon Schiele} e {The Sea And The Bells} sono gli album che hanno rivelato al pubblico della musica rock i Rachel's, una sorprendente versione americana (del Maryland per l'esattezza) della Penguin Cafe` Orchestra. Formato nel 1991 a Baltimore, l'ensemble vanta da una dozzina a una ventina di musicisti. Diretto dal violoncellista Christian Frederickson, attivo anche nella Turtle Bluff Orchestra, e battezzato in nome della pianista Rachel Grimes, il gruppo deve al violinista Jason Noble, che suonava la chitarra nei Rodan, il minimo di fama che l'ha portato all'attenzione dei discografici.

Jason, da come vi e` venuta l'idea?
"Abbiamo cominciato io e Christian, a suonare per conto nostro le cose che ci faceva piacere suonare per conto nostro. Era una combinazine della musica che ascoltiamo: musica classica, punk-rock, rap, un po' di tutto. Cos'hanno in comune queste musiche? Tutto e nulla. A noi interessa soprattutto l'atteggiamento emotivo, e la qualita` dell'esecuzione. Tutto cio` che e` ben suonato e mette in campo dei sentimenti e` musica alla pari. Poco alla volta altri amici presero a suonare con noi, e ogni nuovo membro contribuiva a definire il sound. In effetti sono le persone a determinare come suoniamo, non i compositori a determinare chi assumiamo per suonare cio` che componiamo. E gran parte delle persone sono nostri amici. Se avessimo un amico che suona l'oboe, probabilmente avremmo gia` composto qualche pezzo per oboe. Raramente succede il contrario, ovvero che il materiale richieda un certo strumento e noi si debba andare in giro a cercare di assoldarne uno."

Rachel puntualizza: "C'e` molta gente che viene e va, e ci sono un certo numero di persone che formano il nucleo permanente. Gli interessi individuali sono molto diversi, ma questo facilita invece che ostacolare la collaborazione".

Viene inevitabile il confronto con la Club Foot Orchestra, non fosse altro per la qualita` mestamente decadente dei loro strumentali.
"Sinceramente non saprei a chi paragonarci. Ogni tanto ce lo domandiamo anche noi. Il nome della Club Foot Orchestra ci e` gia` stato fatto altre volte, ma non li conoscevamo. Credo che a influenzarci sia soltanto la comunita` di artisti di cui facciamo parte. Ci sono amici che ci hanno aiutato a registrare i dischi, ad allestire concerti, a preparare i video, o anche soltanto a farci pubblicita`. Tutte queste persone hanno in qualche modo influenzato la nostra musica."

Dal punto di vista tecnico quali complessi hanno esercitato un'influenza sul modo in cui improvvisate?
"Senz'altro vengono alla mente diversi nomi: Don Caballero, Tortoise, Shellac... ma io direi anche Part, Gorecki, per non parlare di Bill Frisell e John Zorn, entrambi grosse influenze sul mio stile di composizione. E nei nostri brani citiamo spesso i Talk Talk, un gruppo britannico un po' sottovalutato la cui estetica (ndi: negli ultimi anni) era molto simile alla nostra."

{Music For Egon Schiele} era originariamente una colonna sonora per un balletto, vero?
Grimes: "L'esecuzione cosi` solenne puo` darti l'impressione che si tratti di qualcosa composto a tavolino, mentre invece si tratta di un assemblaggio di composizioni che gia` esistevano in una forma o nell'altra."

L'ultimo album cosa rappresenta nell'ambito della vostra evoluzione?
Noble: "{The Sea And The Bells} puo` essere considerato il nostro primo vero album, prima avevamo soltanto selezionato materiale dai nostri archivi. Aspettammo molto prima di registrare il primo album perche' volevamo essere certi di fare un buon album. L'ultimo e` invece nato in un lasso di tempo molto piu` breve. Se si sente piu` musica d'avanguardia, e` perche' quello e` il nostro retaggio naturale. Certo, molto Michael Nyman, e molto Steve Reich, che sono due nostri maestri spirituali. Fanno parte del nostro vocabolario da tempo immemore."

Il pubblico come reagisce?
Grimes: "Al pubblico sembra piacere il diversivo rappresentato dalla nostra musica. Dal vivo siamo piu` aggressivi, ma non vogliamo comunque essere caratterizzati con un'etichetta che poi ci vincoli a uno stile particolare. Non siamo ne` rock ne` classici."

Perche' il nome del gruppo e` dedicato soltanto a Rachel?
Noble: "Perche' quando la conobbi, senza neppure sapere che era una musicista classica, le regalai un nastro con le musiche che stavamo registrando in quel periodo. Quello fu di fatto l'inizio del complesso."

Alla fin fine cosa vi distingue dal resto del mondo?
Noble: "Forse il fatto che la nostra arte e` orientata al progetto, non alla canzone. Non ci interessa tanto scoprire una melodia piacevole o un'armonia interessante, quanto stendere un progetto di cosa e` la musica per noi, e poi cercare di realizzarlo con i nostri amici."


Smog
(Copyright © 1996 Rockerilla)

Smog, ovvero Bill Callahan, e` il cantautore che tiene banco in questi giorni sulle principali testate d'oltre oceano. Per qualche anno il suo canzoniere casuale e rigorosamente "lo-fi" e' rimasto relegato su cassette autoprodotte e album mal distribuiti, ma quest'anno sembra essere l'anno dei riconoscimenti (per lo meno critici). In effetti tutti i suoi dischi sono esercizi impressionanti di narrativa interiore. Il formato (quello reso celebre da Beck, per intenderci) e` un incidente di percorso: non e` che Smog volesse essere chic piu` di tanto con i suoi arrangiamenti spartani, semplicemente non aveva i soldi per registrare in maniera piu` professionale.
"Mi piaceva ascoltare la musica di altri. Ascoltavo soprattutto John Lee Hooker. No, non tutto il blues, soltanto lui. Cosi` cominciai a registrare mio materiale. All'inizio non ero abbastanza sicuro di cio` che facevo da andare nello studio. I primi nastri non li ho mai pubblicati perche' ero convinto che non fossero buoni."

Ti consideri vicino ad altri cantautori?
"Tutti i musicisti sono cantautori".

Perche' ti sei ribattezzato Smog?
"Presi la parola da un'intervista di Jello Biafra. Diceva che "smog" e` il sapore di "jello". Ho scelto uno pseudonimo per due ragioni, uno perche' rimane aperto a tutte le possibili soluzioni (posso registrare come solista o come complesso), e due perche' se registri a tuo nome il pubblico assume che sei tu l'"io" delle tue canzoni, che stai cantando te stesso, che sei il protagonista unico."

Il pubblico e` importante?
"Si`, ma non mi aspetto molto da loro. L'importante e` che non si sentano di aver sprecato il loro tempo."

La sua carriera ufficiale si era aperta nel 1990 con {Sewn To The Sky} (Disaster), che alternava brevi intermezzi dell'assurdo alle canzoni vere e proprie. Smog arrangio` quelle canzoni con le stecche piu` lancinanti, con i ritmi piu` fuori tempo, con il canto piu` spaesato.
"Lo ricordo come uno dei migliori. Dovessi farlo oggi forse cambierei gli arrangiamenti, ma nel complesso rimane quasi perfetto."

Dopo l'EP [Floating] (Drag City) nel 1992 usci` {Forgotten Foundation}, forte di canzoni finalmente regolari come [Burning Kingdom] e [Your Dress].
"Ne ho un buon ricordo in quanto venne registrato meta` a New York e meta` in campagna. E nel disco si avvertono i due diversi feeling. Mi considero al tempo stesso urbano e rurale: mi manca l'uno quando sono nell'altro ambiente.

Su quel disco Smog intona anche temi tragicomici come [This Insane Cop], degna di un David Peel.
"Si`, forse in quel disco c'era un po' di ironia distaccata."

Naturalmente nel giro di pochi anni Smog viene affiancato ai vari Royal Trux, Pavement, Sebadoh e Beat Happening che battono le classifiche del rock alternativo, anche se forse l'unica sua vera controparte e` Daniel Johnston.

Sempre laconico, Smog mi bisbiglia:
"Non so che dire. A nessuno piace essere paragonato ad altri. Poi ti abitui. E` normale che succeda, non ci leggo piu` di tanto."

{Julius Caesar} del 1993 raffino` lo stile, dando l'impressione che Smog si fosse convertito agli arrangiamenti del grande studio.
"Non sono d'accordo, l'album non e` piu` arrangiato dei precedenti. Anzi in ciascuno dei precedenti avevo curato con grande attenzione i dettagli degli arrangiamenti. Non devi confondere la mancanza di mezzi con la mancanza di arrangiamenti. {Julius Caesar} ha un suono piu` chiaro, tutto qui."

Come ti e` venuto in mente di reclutare la violoncellista Kim Osterwalder?
"Ero appena arrivato in California, e un amico mi presento` a questa violoncellista che suonava per Barbara Manning. Mi piacque l'idea di usare il violoncello."

Checche' lui ne dica brani come [Your Wedding] (chitarra spagnoleggiante e violoncello minimalista) sono persino barocchi paragonati ai dischi precedenti. Il genio armonico di Smog si sublima nell'anemica e abulica [Strawberry Rash], che sembra riprendere le note di [Heroin] dei Velvet Underground, rallentarle, macinarle, affogarle in un umore funereo e annoiato. Il disco conserva il carattere enigmatico dei precedenti. Si capisce che Smog non e` felice, ma non si capisce cosa stia cercando di comunicare. E` quanto meno ermetico il significato di una sonata per violoncello come [One Less Star]...

Come si situa a questo punto {Burning Kingdom}?
"Fu il tentativo di fare un vero disco di musica rock, con un gruppo dal vivo, registrato dal vivo, suonando dal vivo. Era per me qualcosa di nuovo, non mi pento di averlo fatto."

E {Wild Love}?
"E` a meta` strada fra {Julius Caesar} e {Burning}: c'e` il complesso in alcuni brani, ma in altri brani suono soltanto io con i soliti overdub di me stesso. Entrambi i modi mi dicono qualcosa. Anche quando ci sono altri musicisti il protagonista rimango io, ma il mood di suonare con altri dal vivo e` del tutto diverso da quello di registrare me stesso tante volte una sull'altra."

Il suo pop da camera e' ormai un'arte a se stante: la portante di [Bathysphere] e' un intreccio di minimalismo orchestrale e di solfeggi lunari, sulla quale corrono nervose figure di chitarra alla Television e il cantante imbastisce una litania alla Cure; il lungo, doloroso excursus di [Prince Alone In The Studio] si appoggia a un accorto contrappunto sinfonico, come se i primi King Crimson stessero eseguendo musiche di Nick Drake. Alcune miniature hanno ridotto al minimo la parte vocale, come se a cantare fosse un moribondo, e accentuato al massimo la parte strumentale.

L'EP {Kicking A Couple Around} sembra un deciso ritorno al sound spartano, solitario e acustico del principio.
"Mi ero stancato un po' di curare gli arrangiamenti di altri strumenti, mi venne il desiderio di tornare ai tempi in cui registravo semplicemente la mia musica in camera mia, senza la complicazione di dover interagire con l'ambiente e altri esseri umani."

{The Doctor Came At Dawn} e` infatti di nuovo interamente suonato da solo...
"L'idea e` sempre quella di tornare ad arrangiamenti molto semplici, non piu` per necessita` ma per cognizione di causa. I brani tendono ad essere pero` piu` ambientali che melodici. Una delle mie preferite e` "Hangman Blues", perche' non ho mai sentito una canzone che suonasse come quella canzone.

Impossibile farlo parlare per piu` di due/tre secondi. La sua musica riflette in effetti la sua personalita`. E la sua musica in fondo ha semplicemente ripetuto testardamente lo stesso tema, quello di una vita che sfuma lentamente nel nulla. Cullandosi nell'ebbrezza dell'inedia e del languore, Smog sta perpetuando piu` di ogni altro la tradizione dei grandi cantastorie intimisti e minimali.


Earth: La fine del suono
(Copyright © 1996 Rockerilla)

Gli Earth hanno portato alle estreme conseguenze l'intuizione dei Melvins, costruendo nei loro dischi monolitiche suite di suono statico, di droni distorti e di cadenze pesanti.

E pensare che il gruppo aveva tutt'altro in mente, almeno cosi` sostiene Dylan Carlson, chitarrista (uno dei tre) e compositore:
"Formai il gruppo nel 1990 a Olympia con due amici che adesso non ne fanno piu` parte. Ci piaceva l'hard-rock di Free e Black Sabbath, e quello cercavamo di fare. Con il passare del tempo pero` tentai sempre piu` di suonare cio` che mi piaceva di quei gruppi ma che quei gruppi non suonavano abbastanza a lungo. Erano piccoli reperti del loro sound, piuttosto che il sound nel suoi insieme. Mi resi presto anche conto che cio` che mi piaceva nella loro musica lo trovavo anche in altre musiche, completamente diverse, come quella ambientale e quella d'avanguardia. Ci sono dei suoni che fluttuano dentro gli stili piu` disparati. Poco alla volta quei reperti, quei frammenti, divennero "il" nostro sound. Il primo EP era ancora molto strutturato, con tanto di drum machine a fare ordine e un'idea di cosa sia una canzone rock. Ma dal primo album in poi, i nostri brani divennero ossessive esplorazioni di quelle cose che ci piacevano."

In effetti il {2} (Sub Pop) del 1993 fa paura: il quarto d'ora di distorsione in un timbro da armata panzer su [Seven Angels] e` soltanto l'assaggino. Le altre due suite, [Teeth Of Lions Rule The Divine] e [Like Gold And Faceted], durano entrambe mezz'ora. La differenza fra l'una e l'altra e` la differenza fra un "om" e un altro. Sono stati mentali piu` che brani musicali, onde cerebrali piu` che discorsi compiuti. A differenza della psichedelia, il suono torvo e opprimente di questi duetti di chitarre sembra voler trivellare la mente piu` che espanderla.
"Confesso che a tutti noi di allora, cioe` a me, l'altro chitarrista Ian e l'allora bassista Dan, piaceva molto la indiana musica. Eravamo tutti rimasti affascinati del minimalismo di LaMonte Young. In un certo senso, inconsciamente, tentammo di fondere quelle musiche della trance con l'hard-rock della nostra adolescenza! Con {Phase 3} e` iniziata una specie di involuzione, nel senso che abbiamo riscoperto il piacere di scrivere canzoni individuali, invece che lunghe suite,. Da un lato non volevamo ripeterci, dall'altro volevamo tentare di comprimere lo stesso tipo di intensita` in formati piu` concisi."

E {Phase 3} lascia in effetti intravedere un po' di luce, se non altro nella frammentazione dell'album in brani piu` concisi (come l'iniziale [Harvey], ma era ancora ancorato alle partitute titaniche di [Tibetan Quaaludes] e [Phase 3], suonate con l'intensita` di una sinfonia di Glenn Branca.
"{Pentastar} prosegue in quella direzione, e giunge a uno stile molto piu` eclettico, almeno per i nostri standard. I pezzi sono indipendenti uno dall'altro. Quello che perde in omogeneita` lo acquista in varieta`. La costante di fondo e` sempre li`: un sound in espansione. Comincio anche a sperimentazione con la strumentazione. In futuro vorrei utilizzare violini, corni, un po' tutta l'orchestra, e non per giungere a una new age dell'hard-rock, visto che la chitarra elettrica rimarra` lo strumento principale, ma per espandere ulteriormente il sound.

Vi riconoscete nella scuola di Seefeel, Main, Spectrum, Spiritualized...? "Mi piacciono tutti molto, e certamente anche noi abbiamo quella dimensione ambientale. Ma noi ci stiamo muovendo verso il formato della canzone, mentre loro mi sembra che stiano facendo l'opposto. Forse stiamo dirigendo verso la stessa destinazione, ma stiamo camminando in direzioni opposte."


Brainiac
(Copyright © 1996 Rockerilla)

I Brainiac sono da tre anni, dal glorioso {Smack Bunny Baby} (Grass), una delle maggiori promesse dell'Ohio. Con il loro tumultuoso mix di punk-rock e musica industriale, di Pere Ubu e di Sonic Youth, hanno coniato un sound spesso e scuro che fonde new wave e grunge. Fin dall'inizio il suono caratteristico del complesso e` stato quello un po' antiquato del sintetizzatore di Tim Taylor, che ricorda da vicino quello di Ravenstine.
"Quasi tutti i critici tirano fuori il nome di Ravenstine. In realta` quando cominciammo a suonare, nel 1992, cercavamo semplicemente di differenziarci il piu` possibile dalla media dei gruppi in circolazione in Ohio. E volevamo fare gli intellettuali, i difficili. In Ohio il techno e la musica ambientale non erano ancora popolari, per cui il sintetizzatore era considerato ancora uno strumento antiquato, effeminato, certo non adatto a un complesso rock. Venne quasi spontaneo adottarlo. Poi venne l'idea di fare qualcosa a meta` strada fra musica industriale e musica rock. Nel nostro background c'erano si` i Pere Ubu, ma anche il pop scipito di gruppi come i Missing Person, e il dark punk di Cure e Bauhaus."

Perche' canti sempre e soltanto attraverso apparecchi che distorcono la voce?
"Ho sempre avuto la passione per deformare il canto. Voglio che il canto sia semplicemente un altro strumento, non un veicolo per i testi. Piu` lo distorci e piu` diventa simile a uno strumento. All'inizio non mi ponevo per nulla il dilemma di come diventare un buon cantante rock. Prendevo in prestito qualunque cosa potesse deformare il canto. Adesso forse sto anche cercando di diventare un vero cantante, ma sono ancora troppo affascinato dall'idea di alterare il suono della voce umana in modi sempre piu` spettacolari. Ogni volta che scopro un nuovo apparecchio lo devo sperimentare subito sulla prima canzone che componiamo".

Su {Smack Bunny Baby} spiccavano un paio di ritornelli dolorosi alla Nirvana, [I Fuzzbot] e [Hurting Me], ma dappertutto brillava un piglio follemente surreale che si esprimeva in filastrocche demenziali e scenette alla Devo, culmine il punk-abilly della title-track.
"Quel primo album venne registrato quasi dal vivo in studio. Eravamo spaventatissimi dallo studio, volevamo finire le registrazioni il piu` in fretta possibile. Nonostante fosse stato realizzato di corsa, abbiamo ancora in repertorio [Cultural zero] e [Draag]. Non eseguiamo invece piu` le canzoni di Michelle (ndi: O'Dean, la prima chitarrista del gruppo). In quel periodo eravamo ancora essenzialmente un trio di musica rock con in appendice un sintetizzatore. L'elettronica costituiva uno strato superficiale, che poteva contenere un po' di tutto, dalla sveglia di mia madre agli strumenti giocattoli di mio nipote. Il contrasto con il nostro sound odierno e` fortissimo, perche' da due mesi a questa parte abbiamo deciso che tutti devono suonare qualcosa di elettronica, e il rock sta passando in secondo piano. Ci stiamo immergendo sempre piu` nella cultura del techno. Il prossimo EP sara` piu` elettronico, sulla falsariga dei Six Finger Satellite, il mio gruppo preferito degli ultimi tempi."

{Bonsai Superstar} (Grass), con il nuovo chitarrista John Schmersal, fu un lavoro interlocutorio, sempre ancorato a una parata di cantilene idiote e di clowneschi punk-rock, ma anche capace di sconfinare nel free-jazz.
"John ci spinse ancor piu` rapidamente nella direzione in cui stavamo andando. Porto` le sue accordature alternative, porto` l'echoplex, suono` attraverso telefoni cellulari e cosi` via. Veniva da una cultura molto elettronica, che si sposava bene con le mie idee. A posteriori e` il disco che mi piace di piu`, che venne come volevamo che venisse. In quel disco gettamo molte idee nuove per noi, e probabilmente nuove anche per molte altre persone."

{Hissing Prigs In Static Couture} (Touch & Go) ha puntato decisamente sulla demenzialita`, abbandonando le sonorita` punk-rock a favore di una girandola di trovate sonore. Il disco e` una giungla di ritornelli psicotici e di lied da manicomio.
"Stessa idea, stesso approccio, pero`: un sottofondo rock con strato di elettronica e rumori in cima. E` il disco che ha il sound migliore. E` la prima volta che ci siamo concentrati sul fare sound chiaro e brillante. Ovvero abbiamo usato lo studio come dovrebbe essere usato. Il sound e` ormai democratico: io scrivo gran parte del materiale, ma soltanto nel senso che propongo la melodia o il riff, lo spunto su cui gli altri aggiungono le loro idee. Piu` suoni e piu` la tua personalita` viene a galla. Capita a tutti i membri di Brainiac. Tyler (ndi: Trent, il batterista) dal vivo ci tiene insieme. Senza di lui i nostri show non sarebbero gli stessi. John e io siamo le due forze centrifughe dell'armonia, e Juan (ndi: Monasterio, basso) media fra le diverse tendenze. Siamo piu` che mai un gruppo orientato al sound, non alla canzone."

Chi hai ascoltato nell'ultima settimana?
"Trans Am, Aphex Twin, Beck, Guided By Voices, Lazy, e molto techno".


Silver Jews
(Copyright © 1996 Rockerilla)

I riferimenti di David Berman, l'uomo che si nasconde dietro il progetto Silver Jews, sono diversi ma a loro modo coerenti fra di loro: Pavement e Luna in primis, seguiti a ruota da Sebadoh e Pussy Galore. Venuti alla ribalta nel 1992 con il 7" di [The Dime Map Of The Reef] (Drag City), si affermarono definitivamente con l'EP del 1993, {Arizona Record}, registrato in un salotto. Poi sono venuti gli album {Starlite Walker} (1994) e {The Natural Bridge} (1996) a sancire la maturita`, impreziosita dalla collaborazione di Malkmus e Nastanovich dei Pavement. La costante di tutta la sua opera e` una versione "lo-fi" del boogie-trance di Lou Reed.
"Soltanto gli europei se ne accorgono" sostiene Berman. "Negli USA non c'e` un solo critico che mi abbia posto questa domanda, mentre e` la prima che sento da tutti i giornalisti europei. Non posso nascondere che mi piacciono molto i Velvet Underground: ma a chi non piacciono? E` un gruppo che sta un livello sopra il resto della musica rock. Puoi dire che ti piace questo o quel musicista, ma quando dici che ti piacciono i Velvet Underground stai parlando di un altro livello. Purtroppo temo che in realta` la loro influenza sulla mia musica sia minima. In generale dubito di avere delle vere influenze, o, meglio, dubito che si possano ascoltare nei miei dischi: non sono cosi` bravo ad assimilarle e riciclarle. Ci vuole una certa competenza per rispettare lo stile di questo o quel modello, e io non credo di averla ancora conquistata. Sono cosi` poco versatile che posso fare solamente certe cose. La somiglianza maggiore con Lou Reed e` forse nel mio stile di canto, quasi parlato. Reed e` anche il tipo di cantante che ti fa sentire a tuo agio: lui ha tutto sotto controllo, trabocca sicurezza da tutte le note. Io cerco di assumere lo stesso atteggiamento, anche se ovviamente non sono per nulla altrettanto tranquillo. Per me e` un modo per superare i miei limiti. Ed e` anche un modo per giustificare a me stesso cio` che sto facendo. Se le mie vere influenze trapelassero, rimarrebbero tutti sorpresi: l'hardcore, i Black Flag, gli Scratch Acid, i Butthole Surfers (forse la mia massima influenza), gli REM... Crebbi in Texas, a Dallas, e la musica texana mi e` rimasta dentro, come tutto cio` che e` texano. Il Texas era uno stato indipendente prima di diventare parte degli USA, e ha ancora un suo feeling particolare di nazione separata. La gente e` orgogliosa di essere texana. Nel resto degli USA la gente parla di dove si trasferira` alla prima occasione, nel Texas la gente vuole vivere in Texas. Quando tornai a vivere in Virginia, per andare al college, nel 1985, portai con me quel bagaglio culturale, e tutte le bande texane."

All'inizio il tuo stile era piu` poetico, fiabesco, spirituale...
"Andiamo con ordine. Quando presi in mano la chitarra per la prima volta, mi innamorai del rumore. Semplice rumore a tutto volume. Per tre anni non provai neppure a scrivere canzoni. Mi esprimevo soltanto con il volume. Quando finalmente provai a scrivere canzoni, presi questa piega piu` sognante. Oggi sono piu` realista e le mie canzoni sembrano degli incubi. Credo sia dovuto un po' al fatto che sto invecchiando, come tutti, e un po' al fatto che le prime canzoni erano improvvisate, mentre adesso sono meditate. Le prime cose che ti vengono in mente quando improvvisi tendono ad essere piu` mistiche. Quando cominci a scrivere canzoni coscientemente, cerchi di metterci piu` significato, ti guardi attorno, cerchi di condensare la vita quotidiana in versi e rime."

Perche' l'amicizia con i Pavement?
"Siamo amici da tempo. Abbiamo lo stesso senso dello humour, gli stessi interessi. TUtto qui."

Il nuovo disco e` piu` disco di gruppo del primo?
"Il primo disco era un disco solista in molti sensi. Era una celebrazione della mia vita a quel tempo. Non ero neppure sicuro che avrei fatto un altro disco, e non sono sicuro oggi che faro` mai un terzo disco. Il secondo e` venuto centrato attorno al tema dell'anelito verso qualcosa che non so neppure cosa sia. In certi momenti e` disperato, ma in generale e` una disperazione piu` metafisica che terrena. Non volevo fare un disco cosi`, ma forse il fatto che ho compiuto trent'anni mi ha fatto diventare un po' filosofo. Come quando dicono che uno va a vedere un film dell'orrore per capire come reagirebbe a quella situazione. E` un modo di allenarsi, di prepararsi al peggio. Alla vita".

Pensi che sia possibile che un giornalista come me metta per scritto la tua musica?
"Come disse Frank Zappa, i critici rock sono persone che non sanno scrivere che scrivono per un pubblico che non sa leggere. E in questo caso devi anche scrivere di un musicista che non sa fare musica!"


Magnog: Psicanalisi dell'improvvisazione
(Copyright © 1996 Rockerilla)

{Magnog} (Kranky) ha rivelato un trio di ragazzi giovanissimi di Edmonds, stato del Washington: Jeff Reilly (canto, basso, chitarra, moog), Dana Shinn (percussioni, canto, moog, chitarra), e Phil Drake (chitarra, canto). Ormai il revival del Moog e` in pieno corso, e i Magnog si sono subito affermati fra i principali protagonisti con le loro lunghe jam free-form pregne di raga e di jazz. Fra riferimenti a Jessamine e Tortoise, Flying Saucer Attack e Stereolab, al rock tedesco degli anni Settanta e al rock progressivo di Canterbury, il trio ha trovato una via personale al rinnovamento del rock.
Reilly: "Cinque anni fa Dana e io facevamo parte degli Space Helmet. Due anni fa Phil si uni` alla chitarra e il nome cambio` in Magnog. Quando cominciammo eravamo ancora al liceo. Adesso io ho 23 anni e Phil ne ha 21."

I tre hanno il carisma dell'artista votato all'arte.
Reilly: "L'unica cosa che mi piace davvero fare e` suonare, ma sono anche fotografo. Attualmente sono disoccupato, ma non mi preoccupo. Sta per uscire il mio primo disco solista, {Octal} (Space Age), a gennaio. La musica sara` simile a quella dei Magnog, ma senza percussioni, piu` ambientale."

Shinn: "Io faccio l'artista visivo, dipingo, scolpisco. Mi piace l'arte astratta. Suonare la chitarra e` un hobby. Il mio vero strumento e` la batteria, per la quale mi sono ispirato a Melvins e ai Ride. Il mio stile e` jazzata, ma sinceramente non ho mai ascoltato il jazz. Il nostro stile e` in gran parte improvvisato, quasi per nulla composto a tavolino. Dal vivo raramente eseguiamo i brani del disco, quasi sempre intavoliamo jam sul momento. Le parti del moog sono in gran parte sovrapposte in studio. Dal vivo non lo usiamo, e non posto che vorremmo avere un quarto membro alle tastiere. Per le parti di moog e` semmai stato fondamentale l'aiuto di Andy Brown dei Jessamine. Scoprimmo lo strumento quasi per caso. Poi scoprimmo che i Jessamine lo usavano gia`, e da li` nacque l'amicizia. E` uno strumento dalle possibilita` infinite. Non siamo mai stati influenzati da space-rock, progr-rock, o dalla psichedelia. Forse i primi Pink Floyd, ma soltanto quelli. Sono stati i Jessamine a farci ascoltare i complessi tedeschi degli anni Settanta."

Drake: "Anch'io sono pittore. In piu` sono anche poeta. Ma la chitarra e` il mio principale veicolo creativo. Non ho grandi idoli in questo campo, anche se ammetto che mi hanno influenzato gruppi come Jesus & Mary Chain e Spacemen 3. Mi interessa di piu` l'atmosfera che la tecnica. L'improvvisazione del gruppo e` insolita perche' e` in gran parte affidata alle percussioni e al basso. La chitarra fluttua in cima alle loro interazioni. Tenendo la sezione ritmica cosi` unita e vincolata, otteniamo un solito trio rock, molto tradizionale, anche se la nostra musica e` ovviamente pochissimo tradizionale. Otteniamo i vantaggi di entrambi i mondi, quello del rock classico e quello del rock sperimentale".

Shinn: "Gran parte delle vocals sono mie, a parte la poesia recitata da Phil. Mi viene di cantare soprattutto quando suono la chitarra acustico. Le mie liriche sono altrettanto improvvisate quanto la musica. Cerco di lasciare che il mio subconscio si esprima liberamente. Sento la musica dentro di me, e la trasformo in parole. Cerco di descrivere le immagini che la musica porta alla mente. Le parole non hanno pertanto un senso particolare. Il significato viene dalla musica, non dalle parole."

Mi dite qualcosa dei brani principali?
Drake: "[Lost Landing] e` un esperimento di suono chitarristico. Prima ho fatto la parte di chitarra acustica, poi in sottofondo quella di chitarra electrica, poi gli effetti." Shinn: "[Shapeshifter] e` invece piu` che altro un esperimento di suono elettronico. Jeff e Phil duettano alle chitarre elettriche, e io sovrappongo uno spessore tetragono di moog. In questo brano sono stati fondamentali i suggerimenti di Andy Brown, che conosce lo strumento molto meglio di me. L'idea e` di creare metamorfi continue, un'atmosfera aliena." Shinn: "[Relay] e` la prima sessione di improvvisazione che abbiamo fatto in studio. Eravamo entusiasti e lo si sente. Io ero persino malato, con un febbrone da 40 gradi, imbottito di medicine. Ma l'eccitazione era tale che abbiamo conservato l'intera improvvisazione su disco".

Prossime uscite?
Reilly: "Un singolo uscira` in Gran Bretagna a gennaio, poi un nuovo album, che sara` in realta` una compilation di vecchie improvvisazioni mixate e prodotte da noi stessi, e poi il secondo album in studio, fra 4-5 mesi."


Blonde Redhead: Una Storia Americana
(Copyright © 1996 Rockerilla)

Prima intervista in lingua italiana del sottoscritto. In vent'anni di giornalismo ho intervistato un po' di tutto, compresi giapponesi e sudamericani, ma mai un italiano. Segno dei tempi che cambiano. Viviamo in un rock sempre piu` internazionale, e non stupisce pertanto di trovare anche degli italiani che suonano a New York.

Amedeo Pace (canto e chitarra) e` il leader dei Blonde Redhead, formazione che molti hanno segnalato fra le novita` piu` interessanti nel campo del noise-rock di punta. Della formazione che ha inciso il recente album fa parte anche suo fratello gemello Simone (batteria), accanto a due ragazze giapponesi, Maki Takahashi (basso) e Kazu Makine (canto e chitarra). Come si e` sviluppata la vicenda di questa curiosa multinazionale del rock?
"Io e Simone siamo nati in Italia e cresciuti a Milano, ma a tredici anni la famiglia si trasferi` in Canada, a Montreal. Poi andammo a Boston a studiare musica jazz. Boston non ci entusiasmava, per cui, appena conseguita la laurea, andammo ad abitare a New York. Nel 1993 formammo il gruppo con questa amica giapponese, Kazu, che aveva un background piu` rock del nostro. All'inizio il nostro sound era diverso da quello di oggi, forse piu` sperimentale, forse piu` acerbo. Nella formazione si sono alternati diversi bassisti, fra cui Takahashi (basso), persa per strada due anni fa. Adesso siamo rimasti di nuovo in tre."

Inaugurano la loro discografia i singoli [Amescream] (Oxo, 1993) e [Vague] (Smells Like, 1994).
"Erano brani di ricerca. Non che oggi non siamo piu` alla "ricerca" di un sound sempre piu` personale, ma quei due sono un po' diversi da cio` che e` venuto dopo. Al tempo stesso c'e` una logica evolutiva: sono come dei gradini di una scala che abbiamo dovuto salire per giungere dove siamo adesso."

Dopo questi singoli e il mini-album omonimo del 1994 siete stati indicati dalla stampa come degli epigoni, per quanto superlativi, dei Sonic Youth: comincia a pesarvi questo paragone?
"Ci sta dando un certo fastidio. Credo che sia dovuto all'amicizia con Steve Shelley. Abbiamo esordito per la sua label, ci ha presentati in giro. Mi sembra comunque significativo che in generale siano i critici piu` stagionati quelli che ci paragonano ai Sonic Youth. Quelli giovani, che hanno la mente sgombra da stereotipi e la voglia di ascoltare davvero la musica, se ne sono venuti fuori con concetti piu` interessanti. E` secondo me un fatto di pigrizia intellettuale, tutto qui. I Sonic Youth sono certamente stati una fonte di ispirazione per noi, ma non fino a questo punto. Gli stessi Sonic Youth si sono un po' risentiti, tanto che le relazioni fra noi e loro si sono un po' guastate. Il problema e` che noi tentavamo semplicemente di difendere la nostra reputazione, ma le nostre risposte finivano per suonare come delle critiche al sound dei Sonic Youth. Insomma, tutta la storia ci ha nuociuto piu` che giovato."

Cosa vorresti che i critici scrivessero della vostra musica?
"Non vorrei essere paragonato a nessuno. Secondo me i critici dovrebbero descrivere la musica, le emozioni che hanno provato. Abbiamo pochissime influenze. Ci piacciono alcuni dei gruppi con cui siamo stati in tournee` o che ammiriamo, come Fugazi e Stereolab, ma non facciamo la stessa musica. Preferirei essere paragonato a un pittore, uno scrittore, a un'emozione di natura diversa, a un sentimento che suscita la mia musica. E` banale paragonare una musica a un'altra musica."

I singoli [10 Feet High] (Smells Like, 1994) e [Flying Douglas] (Rough Trade, 1995) perfezionarono la formula> "Come suono questi due sono abbastanza simili, e simili agli album. Penso che a questo punto avessimo raggiunto un punto di equilibrio".

Perche' il primo album si intitola {La Mia Vita Violenta} (Smells Like, 1996)?
"Pierpaolo Pasolini e` una delle figure che ci ha ispirato, soprattutto in quel periodo. Ci riconoscevamo nei suoi ambienti squallidi. Era un periodo in cui non amavamo molto New York. Qui la vita e` abbastanza dura. Tutto sommato quel titolo rifletteva un po' le nostre condizioni di vita."

{Fake Can Be Just As Good} (Touch & Go, 1997) sfoggia un repertorio spettacolare di trucchi, senza peraltro perdere di vista l'obiettivo di comporre canzoni rock.
"Ego Maniac Kid" e "Kazuality" sono i miei brani preferiti. Nel senso che se devo far sentire due pezzi a una persona, faccio sentire quelli. Perche' sono quelli che io ho vissuto di piu` nello studio cantandoli e suonandoli."

Rimarrete in tre?
"Penso che sia la miglior cosa. Noi tre siamo molto affiatati, una quarta persona non si sente mai a suo agio con noi. Tieni anche presente che io suono una chitarra che ho costruito da me, e che e` quasi un basso. A regime non siamo sicuri che rimarremo in tre, ma per adesso andremo in tour in tre. Se funziona cosi`, sarebbe la cosa migliore".

Consideri la tua formazione musicale europea o americana?
"Ne` l'una ne` l'altra. E tutt'e due. Essendo in America, ci si sente stranieri,ma quando vado in Italia, mi sento straniero anche li`. I modi di suonare e di ascoltare la musica sono diversi da quelli degli americani, ma le nostre prassi (per esempio i tour) sono piu` americani."

E Makine aggiunge un background giapponese?
"Si` e no. CI sono cose della sua personalita` che a mio avviso sono molto giapponesi. Ma lei e` molto particolare come persona, e molto diversa dal giapponese medio, e forse e` per questo che non si trovava bene a casa sua. Recentemente e` tornata in Giappone e ha riscoperto un po' le sue radici. Sta persino imparando a cantare in stile giapponese tradizionale."

Cosa porta un musicista europeo alla cultura del rock, una cultura prettamente americana? "E` un fatto talmente personale scrivere musica che cambia da persona a persona. Se uno riesce a essere personale non importa da dove viene."