|
I Del-Lords furono la risposta di New York al "cow-punk" dell'Ovest.
Formati dall'ex Dictators Scott Kempner, ma con l'altro chitarrista Eric Ambel
in evidenza (ex Joan Jett), per un po’ riuscirono a fondere le basi Sixties del primo e le
tendenze country del secondo.
Sul primo album, Frontier Days (Enigma, 1984),
brani come Get Tough, impostati su ritornelli beat, coretti
surf e schitarrate da garage, coabitano pertanto con le ballate da cowboy
Livin’ On Love, peraltro eseguite anch'esse come degli anthem adolescenziali.
Kempner e Ambel inventarono di fatto un altro modo creativo di fare del revival,
diverso da tutti i precedenti (Cramps, Blasters, Fleshtones) non soltanto
perchè innestato sul sound di Nashville ma anche perchè intriso di
inflessioni più appropriate per il Paisley Underground o per il power-pop.
Spigliate, fresche, briose, le melodie di Burning In The Flame Of Love
(il loro maggior successo) e Shame On You (con la chitarra quasi
jingle-jangle) sarebbero comunque dei gioielli armonici, anche senza il
battito galoppante della batteria.
Il blues di palude di Mercenary (con il riff di Secret Agent Man),
il punk-pop di Double Life (che riprende il tema di Shake Some Action)
e la ballata marziale alla Parsons di
Feel Like Going Home dimostrano anche un certo eclettismo.
A ben guardare fra le note del disco si ascoltano leziose imitazioni di Byrds,
Flamin’ Groovies e Creedence Clearwater Revival. Uno scibile enorme, insomma,
contribuisce a forgiare queste canzoni apparentemente così semplici.
In realtà Kempner e soci riprendono una tradizione minore del rock and roll
degli anni '50, quella di cantanti come Freddie Cannon e Danny & The
Juniors.
Ciò che li fece accomunare ai Blasters e al blue-collar rock (Springsteen, per
esempio) fu il tema dei testi, che più apertamente populista non poteva
essere.
La loro arte di citazione, di amalgama e di contrasto è ancor più evidente su
Johnny Comes Marching Home (Enigma, 1986), che sfoggia un sound più forte e duro:
Heaven, uno dei loro capolavori, si apre come un solenne inno country, con
il passo delle praterie e il clima del saloon, ma il ritornello è cantanto con
inflessioni rockabilly che suonano quasi effeminate in quel contesto;
lo strumentale Drug Deal immette su una base alla Link Wray tutta la potenza
e il nervosismo che il titolo può ispirare, fino a lambire i toni omicidi
dell'heavy metal; un incrocio fra il piglio truculento del roadhouse e le
singhiozzanti parodie rock and roll dei Cramps ispira True Love.
Il quartetto dilaga nell'enciclopedia della musica popolare,
usando un gospel per descrivere le sventure della guerra in Soldier’s Home,
sfoggiando per la ballata folk di Against My Will il tono apocalittico di
Dylan, seminando lo scompiglio in saloon con un numero scatenato degno degli
Stray Cats e dei Blasters, No Waitress No Move,
e inneggiando ai "bei tempi andati" nello stomp di Saint Jake.
Le invettive più rabbiose (Love Lies Dying) e i proclami più vibranti
(Dream Come True) traboccano di passione sincera per i guai della gente
comune, lambendo il tono enfatico di Springsteen almeno nella tumultuosa e
travolgente Everlovin’.
Degno di competere con i contemporanei Born In The USA (Springsteen)
e Southern Accents (Petty),
il secondo album dei Del-Lords è praticamente perfetto. Non un solo brano
ridondante, non una sola esecuzione debole, e una generale felicità di
ispirazione.
Ancor più hard rock è Based On A True Story, disco invece irrisolto
che comunque, fra un rock and roll enfatico alla Springsteen
(Whole Lotta Nothin’ Goin’ On) e un rude boogie di matrice sudista
(Crawl In Bed), aggiunge altri trofei di tutto riguardo al già ricco
carniere di Kempner: su tutti svettano il ritornello folk-rock spensierato di
Judas Kiss, il gospel solenne di River Of Justice,
il garage-rock alla Them di The Cool And The Crazy,
e la più pop del lotto, Cheyenne.
Benchè avessero ormai conquistato un pubblico fedelissimo,
stabilendo con esso un rapporto non troppo diverso da quello previsto nel
modello "Springsteen-iano", il complesso terminò
la propria parabola nel 1990 con Lovers Who Wander (Restless),
un commovente canto del cigno per Kempner che vi tocca profondità quasi
filosofiche ed emozioni titaniche:
le autobiografiche A Lifetime Of Trouble e Hellbent tracciano il ritratto
di un ribelle e "loner" per il quale non è possibile riscatto; mentre
Stand In Your Light (la melodia più memorabile) e le altre ballate del disco
sono bozzetti realisti che continuano il loro affresco monumentale della
società moderna.
Touch One Heart (con tracce niente meno che di What’d I Say),
Love On Fire (con l'organetto alla Red River Rock),
About You (ennesima variante su Louie Louie)
sono le ultime, smaliziate e spregiudicate prove della
sapiente intelligenza rock del leader.
Inizialmente confusi nel marasma del "grass-roots revival", del ritorno alle
radici del rock dopo i bagni di sangue del punk, della new wave e della
no wave, i Del-Lords appartengono in realtà più direttamente alla corrente
dell'"American Graffiti". Rispetto al modello originale aggiungevano la verve
spavalda del country-rock, ma non certamente di quello pedante di Nashville.
Fu proprio questo essere, in realtà, fuori moda che finì per emarginarli
dal movimento e, in ultimo, ad ucciderli.
Kempner è tornato con l'album a suo nome Tenement Angels
(Razor Edge, 1992), accompagnato dagli Skeletons fra gioviali rockabilly
(Livin’ With Her) e vibrante garage-rock (You Move Me).
Le canzoni di Kempner
sfruttano fino in fondo il potere di auto-immedesimazione del rock, quella
capacità di immettere nella musica le tragedie quotidiane della gente e di
far in modo che la gente poi vi si riconosca, un potere in questo caso capace
di trasformare la metropoli per eccellenza in un piccolo villaggio di provincia,
con il suo milieu di giovani impiegati e commessi che deve lottare ogni giorno
per pagare i debiti e l'affitto.
Evitando accuratamente la "wild side" (in cui indulgono da sempre i complessi
di Manhattan) e i suoi bassifondi a favore delle innumerevoli mansarde in cui
convivono legioni di ragazzi come loro, semplicemente alla ricerca di una vita
più decorosa, Kempner ha riscoperto i sentimenti più universali dell'amarezza,
della nostalgia, della disillusione, e con essi la qualità più squisitamente
utopica della musica rock.
Kempner va annoverato fra i grandi cantastorie degli anni '80.
|