Jazz Music - Una Storia

In Preparazione
Gospel

L' urbanizzazione dei negri influi' anche sul canto sacro, provocando una drastica dipartita dallo spiritual delle campagne.

A propellere il gospel furono le crociate evangeliche dei predicatori protestanti della seconda meta' del secolo diciannovesimo. Molti di loro, intorno al 1870, giravano la nazione cantando i propri sermoni alla gente. Furono loro a creare l' innodia gospel. Si tenga presente che dopo la Guerra Civile le sette religiose si moltiplicarono a dismisura, creando una sorta di medioevo anarchico delle fedi protestanti. Ciascuna si riteneva libera di adottare le proprie prassi di preghiera, ed alcune non esitarono ad usare la musica per attrarre i peccatori. Queste vennero chiamate "folk church", proprio per denotare la loro tolleranza nei confronti del folklore negro. Fu cosi' che le pratiche religiose diffuse fra gli schiavi (call-and-response, clapping, stomping, improvvisazioni vocali, ring shout, etc) emersero e divennero un fatto riconosciuto dai predicatori.

Alcune chiese cercarono di irregimentare il folklore. Si diffusero soprattutto stili eterofonici come il "lining-out", uno stile di canto corale non accompagnato che dava risalto alla melodia melismatica (nei registri piu' acuti, di gola, nasali, falsetti) e preferiva un tempo molto lento, lo "shape-note singing". In seguito queste chiese permisero anche l' uso della strumentazione, in qualche caso persino quello di sassofoni, tromboni e batteria. Lo strumento principale fu pero' il pianoforte, in teoria usato come strumento ritmico, ma in pratica usato per riempire le pause del canto con ogni sorta di abbellimenti (arpeggi, glissando, etc).

I negri emigrati nei ghetti del nord tramandarono l' innodia folk dei loro antenati braccianti ai loro figli nati e cresciuti in citta'. Il fenomeno assunse proporzioni nazionali e contorni meglio definiti. Nacque la figura dello scrittore di "inni", e tali scrittori, stimolati al solito dalla concorrenza, si ispirarono a tutte le fonti sonore disponibili nelle citta', dai ritornelli melodici di Tin Pan Alley alle canzoni dei camp-meeting.

A popolarizzare il gospel fu Tom Dorsey, il pianista blues di Chicago che scrisse "If you see my saviour"(1930), "Precious lord"(1932) e "Take my hand", ispirandosi ai canti che aveva ascoltato nella sua infanzia dal padre, predicatore itinerante della Georgia. Dopo il successo di quel brano, Dorsey passo' la vita a portare le sue composizioni di chiesa in chiesa. Dorsey fu anche il primo ad organizzare un quartetto di cantanti femminili, il primo dei quartetti gospel. Dopo di lui le grandi interpreti di spiritual e gospel trovarono un pubblico bianco altrettanto ben disposto verso di loro che verso il classic blues, e i loro inni sacri ("Amazing grace" su tutte) divennero dei successi di cassetta.

Negli anni Trenta la fenomenologia del gospel si stabilizzo' attorno a due tipi di formazione: il quartetto gospel, che vestiva in frac, cantava a cappella battendo il ritmo con schiocchi di dita e armonizzava nello stile detto dei barbieri ("barbershop"), e il coro femminile, che vestiva in abiti ecclesiastici, cantava accompagnato dal piano e batteva il tempo con le mani. I primi artisti ad ottenere un disco milionario furono Mahalia Jackson ("MOve on up a little higher") e il trio di Clara Ward ("Surely got is able"), entrambi scoperte di Dorsey. La transizione verso il mondo secolare avvenne grazie a Rosetta Tharpe, che nel 1938 incise il primo disco di gospel. Jackson fu la piu' grande cantante di gospel di tutti i tempi: il suo contralto divenne presto un' istituzione vivente. Le Ward furono il primo gruppo di pop-gospel, piu' facili e leggere e vestite in abiti sgargianti invece che nei tradizionali panni ecclesiastici. Nelle generazioni successive altri celebri cantanti gospel furono Alex Bradford ("Too close to heaven", "Black nativity",61) e James Cleveland ("The love of God", "Peace be still"). Fra i quartetti si distinsero i Dixie Hummingbirds (formati nel 1928), i Soul Stirrers (1935), i Swan Silverstones (1938), gli Staple Singers (1948).


BeBop

Il Swing fu la colonna sonora della Seconda Guerra Mondiale. Il bisogno di spensieratezza si travaso' nele sale da ballo in misura ancor maggiore e per i soldati al fronte il suono del jazz rappresento' meglio di ogni altro veicolo la nostalgia di casa.

Alla fine della Guerra la psicologia di capovolse. Laddove durante la guerra la gente cercava nel jazz il senso di stabilita' e continuita', dopo la guerra la gente vi trovo' soltanto il ricordo spiacevole di un' epoca buia, piena di sacrifici e di sofferenze.

La decadenza delle Big Band, e il ritorno di forza di Tin Pan Alley, diedero via libera ai dissidenti che da anni inveivano contro la commercializzazione del jazz. Questi musicisti avevano trovato asilo presso i night-club piu' emarginati, dove tipicamente si ritrovavano gli intellettuali bohemienne. Fu li' che nacque il bop, la versione intellettuale e "fredda" del jazz. Il jazz smetteva di essere una musica da ballo e diventava una musica da ascoltare.

Il jazz e il pubblico si separarono pertanto del tutto, l' uno rivolto verso un narcisistico raffinamento, l' altro attratto da nuove forme di divertimento. Il bop segno' il riflusso verso il piccolo locale di perifieria e verso il piccolo ensemble. L' anno di nascita ufficiale fu il 1944, quando le case discografiche riaprirono i battenti dopo due anni di bando. Il night-club che diede i natali al bop fu il "Minton's Playhouse". I suoi protagonisti si chiamavano .I "Thelonious Monk", .I "Dizzy Gillespie", .I "Charlie Christian", .I "Kenny Clarke", .I "Charlie Parker".

Il bassista Jimmy Blanton trasformo' il basso in uno strumento capace di acrobatici assoli melodici. Oscar Pettiford

Il pianista Earl Powell, John Malachi

tromba: Fats Navarro, Miles Davis

il batterista Max Roach, Art Blakey

sax tenore: Dexter Gordon

canto: Billie Holiday, Sarah Vaughan

Il bop segno' la prima confluenza di una musica con un "look" di costume. Il suo pubblico si riconobbe infatti dietro un' uniforme ben definita, comprendente berretto ed occhiali scuri. Il linguaggio era quello degli "hip". Il fenomeno divenne una forma di culto moderno.

Il bop ridusse l' aspetto percussivo, alleviando il compito della batteria con il basso, aumentando l' importanza emotiva dell' assolo. L' armonia si semplifico' notevolmente, rinunciando a certi aspetti eterofonici e polifonici, esaltando invece l' essenza dello stile e il distacco dell' esecuzione. La tecnica si volse verso poliritmi piu' complessi e sofisticati, armonie dissonanti, nuovi colori tonali e fraseggi irregolari. Il bop si affermo' anche nello stile come una forma "privata" di comunicazione.

Verso la fine del decennio il bebop era diventato il genere preferito da un po' tutti i nightclub della 52esima, fra la Quinta e la Sesta Avenue.


Cool Jazz

Il Bebop aveva imposto il jazz fra le musiche "serie", da ascoltare invece che da ballare. Ma quella musica intellettuale si rivelo' auto-lesionista, perche' allontano' proprio il suo pubblico naturale, ovvero i negri dei quartieri poveri, per attrarre un pubblico di intellettuali bianchi che era del tutto estraneo alle vicende storiche che lo avevano generato. L' originalita' dell' interpretazione e i virtuosismi dell' esecuzione erano spesso fini a se stessi.

L' ala radicale del bebop sfocio' nel cool jazz. Fu Miles Davis, nel 1948, a inauguarare il movimento con il suo ensemble di nove musicisti.


Hard Bop

I musicisti dell' hard-bop reagirono alla crescente cerebralita' del bebop auspicando un ritorno all' energia primale del jazz, al suo ritmo e alla sua spontaneita'.

batteria: Roach e Blackey

piano: Horace Silver (suonava il blues in stile funky)

sax alto: Cannonball Adderley, Jackie McLean

tromba: Nat Adderley, Clifford Brown


Thelonious Monk

Thelonious Monk


Dizzy Gillespie

Dizzy Gillespie fu l' animatore e la figura carismatica del movimento Bebop sorto intorno al "Minton". Nel 1944 organizzo' la prima Big Band di bop, con Navarro, Davis, Gordon, Parker, Malachi, Blakey e Vaughan, fra gli altri. Poi si sposto' all' "Onyx Club", dove formo' il quintetto con Pettiford, che presto evolse in quello con Parker, Roach e Powell, e dove il termine "bebop" venne coniato.

Sue sono "A night in Tunisia", "Salt peanuts", "Woody 'n you".


Charlie Christian

Charlie Christian


Kenny Clarke

Kenny Clarke


Charlie Parker

Charlie Parker aveva suonato nelle orchestre di Kansas City. Nel dicembre del 1942 si aggrego' all' orchestra di Earl Hines e si trasferi' quindi a New York. L' anno dopo entro' in quella di Gillespie, di cui divenne uno dei cardini. Nel 1947 formo' il suo quintetto, con Roach e Davis.

Quel quintetto si affermo' come uno dei piu' creativi ensemble di jazz di tutti i tempi. Parker trasformo' il jazz da musica da ballo a musica da camera. Al tempo stesso rifondo' lo stile del sassofono.

"Now's the time", "Ko-ko", "Billie's bounce", "Parker's mood".


Miles Davis

Miles Davis si trasferi' a New York nel 1945 e nel giro di pochi mesi divenne una delle stelle del bebop. Nel 1948 formo' il suo gruppo e comincio' a mettersi in luce per i suoi istrionismi, tipo suonare la tuba o il corno.