La Fabbrica del Pensiero
Conclusione
di Piero Scaruffi
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Un fatto che e' stato trascurato un po' da tutti i filosofi della scienza,
compresi Popper e Quine, e' che le teorie scientifiche si alimentano spesso
da se'. Sono poche le teorie scientifiche che muoiono del tutto, soprattutto
dopo l'invenzione dei mezzi di comunicazione e ancor piu' dopo il dilagare
delle universita' e delle mansioni scientifiche. La ragione e' molto semplice:
ogni teoria scientifica si propaga attraverso una rete capillare di interessi,
che vanno dalla tesi di laurea al lavoro di laboratorio.
Tanto lo studente quanto il ricercatore vengono indottrinati dallo scienziato
da cui dipendono, e infatti molti continuano in seguito ad occuparsi delle
stesse cose. Il successo di ciascuno di loro dipendera' in misura notevole
dal fatto che la popolazione di ricercatori all'interno della propria area
continui a crescere, come in una sorta di catena di Sant'Antonio. Quanti piu'
si occupano di quella materia, tanto piu' scalpore destera' ogni scoperta
relativa a quella materia. Gli scienziati finiscono per credere in cio' che
fanno, difendendolo a spada tratta contro teorie rivali, poiche' da cio' che
fanno dipende la loro gloria, nonche' la loro sussistenza. Una volta entrati
a far parte dell'entourage di una teoria scientifica, diventa troppo
difficile cambiare bandiera. Questa e' la ragione per cui, per esempio,
la scuola dell'apprendimento automatico continuera' ad esistere anche
se le reti neurali l'hanno forse resa obsoleta: e tutti coloro che hanno
dedicato la vita a quegli studi, e i loro studenti che hanno sputato sangue
sulle loro tesi? Una teoria scientifica non muore quasi mai: si adatta,
muta leggermente corso per andare incontro alle nuove istanze, sperando che
pochi ritocchi cosmetici la possano rendere di nuovo attuale. E' questo
processo di revisione, piuttosto che di estinzione, a far si' che le
teorie scientifiche finiscano per auto-alimentarsi. In fondo, e' una forma
di istinto di sopravvivenza.
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