(Naturalmente l'affermazione in se` e` una sciocchezza: ho il massimo rispetto per la cultura e la civilta` Britannica, e magari gli Italiani avessero lo stesso stile di comportamento dei Britannici, e soprattutto la stessa tolleranza per le opinioni degli altri).Tu sei forse uno di quelli a cui hanno fatto il lavaggio del cervello pro-Londra, ma ci sono quelli affezionati al roots-rock che mi accusano di essere anti-americano (e forse loro hanno piu` ragione di te, soltanto che tu non conosci il rock americano come lo conoscono loro) e ci sono naturalmente gli ultras che hanno spinto alle estreme conclusioni cio` che io scrivevo e adesso ascoltano soltanto noise giapponese e industriale scandinava. Al primo posto della mia classifica annuale negli ultimi anni ci sono stati
1993 un canadese
1994 un americano
1995 un francese
1997 un neozelandese
1998 un australiano
1999 un neozelandese
2000 un britannico
2001 un'olandese
(statistica gentilmente fornita da un lettore)
ma ti pare che con tutti i critici al mondo che mettono al primo posto ogni singolo anno soltanto britannici o soltanto americani, devi accusare proprio me di avercela con questa o quella nazione?La risposta alla tua domanda in breve e` semplice: tu sei un fanatico del rock britannico e assumi che il rock britannico sia infinitamente superiore a tutto il resto della musica rock (la tua collezione di dischi e` in gran parte di dischi britannici, ti interessano quasi soltanto le novita` che arrivano dalla Gran Bretagna, sei cresciuto ascoltando musica Britannica mentre hai ascoltato la musica Americana molti anni dopo che era stata fatta); io tratto il rock britannico alla stessa maniera con cui tratto il rock americano; per te trattare il rock britannico alla stessa maniera del rock americano e` un segno di razzismo, perche' per te il rock britannico e` superiore.
Prima di tutto pubblico questa lettera di un lettore americano (ne potrei pubblicare tante altre):
Morale: sembro antibritannico a chi piacciono i musicisti commerciali della Gran Bretagna, antiamericano a chi piacciono i musicisti commerciali degli USA, e antiitaliano ai tanti amici e parenti italiani a cui piacciono i musicisti commerciali d'Italia. Come sempre, e` l'ignoranza a causare le distorsioni: se quel lettore americano frequentasse David Bowie e gli U2, si renderebbe conto che maltratto mostri sacri dell'Europa come quelli dell'America. Il problema e` che non li conosce (o non gli interessano), e non li conoscera` mai perche' rimarra` sempre convinto che il massimo della musica sia Elvis Presley. Temo che lo stesso discorso, cambiato USA con UK, valga per quanti come te mi danno dell'antibritannico: non conosci o non ti interessano i musicisti Britannici di cui parlo bene, e non ti interessano o non conosci i musicisti Americani di cui parlo male. Come molti Italiani, ti leggi il mio parere sui Beatles ma non quello su Elvis Presley, quello sugli Smiths ma non quello sui Pearl Jam, quello su Siouxsie ma non quello sui Kiss (benche' i secondi abbiano venduto molto piu` dei primi). Ne concludi che io stronco soltanto i musicisti Britannici. Non conosci Robert Wyatt, Soft Machine, Brian Eno, Julian Cope, Laika, Gallon Drunk, Pram, etc e quindi rimani dell'idea che io parlo male di "tutti" i musicisti Britannici. Non conosci o non ti interessano Eagles, Allman Brothers, Pearl Jam, Smashing Pumpkins (ho preso soltanto i best-seller) e tanti altri e rimani con l'idea che io parlo bene di "tutti" i musicisti Americani. Il problema e` molto semplice: in Italia a essere celebri sono quelli Britannici, non quelli Americani. Sono stati versati fiumi d'inchiostro in Italia per tutti i dischi dei Genesis o dei Queen (per non parlare di bidoni come Oasis e Blur), ma soltanto poche righe per i dischi contemporanei di Marshall Tucker Band o Eagles (continuo a prendere apposta gruppi che hanno venduto di piu`, ma vale ovviamente anche per quelli meno noti). Ergo a te interessano SOLTANTO i miei giudizi nei confronti dei musicisti Britannici (e soltanto di quelli famosi in Italia), non i miei giudizi nei confronti dei musicisti Americani (o dei Britannici che non sono pubblicizzati in Italia).
Dear Mr Scaruffi, You have no idea how much your website has offended me, first as an American and second as a lover of good music. It is unnecessary for me to point out that you feed on a visceral hatred of the American people and civilization, as that is evident from your lists, reviews and so forth. It is unnecessary for me to point out that musicians such as Elvis Presley and Michael Jackson have been recognized among the most influential artists of our century by just about any encyclopedia or scholarly work published in any country of the world. I should only waste a little bit of your time to analyze why you are so fiercely set against America. Europeans have always considered America little more than a nuisance. You ask for our help when you need to clean up Europe from a crazy dictator, then you spend the rest of the time complaining that we behave like imperialists. You consider your writers and painters and musicians as the only artists worth naming: if he wasn't born in Europe, he certainly isn't worth naming. You think of America as a Far West of cowboys and indians, as a primitive people who still haven't learned to eat and to write. Therefore our most beloved heroes, such as Elvis Presley, the Everly Brothers, the Beach Boys, Paul Anka, the Four Seasons, Marvin Gaye, Stevie Wonder and so forth must be the equivalent of fast food. Ignorance may be excused, but yours is no ignorance: yours is hate against America. Caro Scaruffi, Non hai idea di quanto il tuo website mi abbia offeso, prima di tutto come Americano e secondo come amante della buona musica. Non c'e` bisogno di sottolineare che nutri un odio viscerale verso il popolo Americano e la sua civilta`, in quanto e` evidente dalle tue classifiche, recensioni e cosi` via. Non c'e` bisogno di sottolineare che musicisti come Elvis Presley e Michael Jackson sono stati riconosciuti fra gli artisti piu` influenti del nostro secolo da pressoche' ogni enciclopedia o lavoro serio pubblicato in qualsiasi paese del mondo. Sprechero` soltanto un po' del tuo tempo per analizzare la ragione per cui sei cosi` ferocemente accanito contro l'America. Gli Europei hanno sempre considerato l'America poco piu` che un fastidio. Ci chiedete aiuto quando avete bisogno di eliminare un dittatore pazzo, ma poi passate il resto del tempo a lamentarvi che ci comportiamo da imperialisti. Considerate i vostri scrittori e pittori e musicisti come gli unici artisti che meritino di essere nominati: se non e` nato in Europa, certamente non merita neppure di essere nominato. Pensate all'America come a un Far West di cowboy e indiani, come a gente primitiva che non ha ancora imparato a mangiare e scrivere. Pertanto i nostri eroi piu` cari, come Elvis Presley, gli Everly Brothers, i Beach Boys, Paul Anka, i Four Seasons, Marvin Gaye, Stevie Wonder e cosi` via devono per forza essere l'equivalente del fast food. L'ignoranza si puo` scusare, ma la tua non e` ignoranza: la tua e` odio contro l'America. Poi, banalmente, ti serve una spiegazione semplice (demagogica e faziosa) per spiegare ai tuoi amici perche' mai questo critico che scrive analisi cosi` dettagliate ha parlato "male" proprio dei tuoi beniamini. Come spesso capita, il razzismo e` la scusa piu` semplice per giustificare le proprie calamita`: non sei tu ad avere scarsa conoscenza della musica, sono gli altri ad avere opinioni razziste.
Se uno facesse una statistica dei gruppi che "ridimensiono" per nazionalita`, certamente la maggioranza sarebbero Americani (perche' sono di piu`). In percentuale, presumo che verrebbe piu` o meno la stessa percentuale.
Sospetto che tu sia come quello che mi accuso` di mettere soltanto musicisti Americani nelle mie classifiche ed elenco` fra gli altri: Lightwave, Trance Mission, Vampire Rodents, Hash Jar Tempo, Eat Static e Dirty Three... che ritengo tutti fra i grandi del nostro tempo, molto ma molto piu` grandi degli Smiths e Oasis di cui parli tu, ma... nessuno di loro e` Americano! e uno e` persino Britannico... O quell'altro che mi accuso` di essere anti-britannico e cito` come esempio i miei giudizi su Bjork e Sinead O'Connor... (altra lettera del novembre 1999, cito testualmente, "esalti... gruppi americani mediocri come...,Autechre,...) Insomma, alla fin fine e` sempre l'ignoranza a fabbricare dal nulla queste polemiche su fatti inesistenti.
Forse sarebbe piu` onesto scrivere "hai maltrattato alcuni musicisti Britannici che a me piacciono" invece che scrivere "hai mailtrattato il rock Britannico tutto" e invece che scrivere "parli bene soltanto del rock Americano". Ma naturalmente sarebbe come ammettere che dissenti semplicemente su alcuni miei giudizi, fatto che in se` non penso sorprenda nessuno, e che sei ignorante di tanti altri musicisti.Punto secondo. Permettimi di sospettare che la discussione non riguardi il rock britannico, o il popolo britannico, ma piu` banalmente l'industria discografica britannica. Dopo un po' di mesi di queste discussioni ho notato che invariabilmente chi le solleva mi cita sempre gli stessi nomi (in particolare Tori Amos, Nick Cave e Bjork) per dimostrare che non ascolta soltanto musica britannica. La coincidenza e` quanto mai sospetta. Basta guardare il nome della casa discografica per capire come mai quei nomi sono celebri in Italia: AMos, Cave e Bjork sono gestiti da case discografiche britanniche. Sono grandi musicisti, ma uno si domanda come mai questi lettori non mi fanno mai anche i nomi di grandi musicisti come Lisa Germano, Church e Hellacopters (cito a caso tre delle stesse zone geografiche, che tu forse non hai mai sentito nominare). La ragione e` molto semplice: Amos, Cave e Bjork sono promossi, distribuiti, pubblicizzati esattamente come gran parte del rock britannico. Non stiamo discutendo della qualita` del rock britannico, ma dell'influenza che l'industria discografica britannica ha esercitato sulla tua formazione musicale. Sospetto che, se evitiamo di discutere di musicisti rock appartenenti all'industria discografica britannica, ci troviamo d'accordo su tutto l'universo culturale britannico, dalla letteratura al cinema, dalla musica classica al jazz (puoi vedere da te cosa ne scrivo sul mio website). Il problema e` soltanto l'industria discografica britannica, che domina il mercato discografico italiano in maniera abnorme e da cui io non intendo farmi influenzare. Se a dominare in Italia fosse l'industria discografica tedesca, ti lamenteresti che ho criticato quei musicisti distribuiti dall'industria discografica tedesca, perche' conosceresti soltanto quelli.
Gli ascoltatori Italiani anche piu` colti scendono spesso in un grottesco e maniacale dettaglio nell'analizzare i fenomeni britannici, al punto da conoscere la registrazione piu` oscura del musicista piu` oscuro di un genere britannico, ma conoscendo tutt'al piu` il nome di uno o due musicisti americani che fanno le stesse cose. E naturalmente cio` dipende semplicemente da una conoscenza approfondita dei cataloghi delle case discografiche britanniche, a cui corrisponde una conoscenza molto superficiale dei cataloghi delle case non-britanniche. Last but not least, e` spropositata l'influenza delle riviste britanniche (di cui spesso le riviste italiane sono la brutta copia).
Punto terzo. Prendiamo un esempio fuori dal rock, e fuori dalle nazionalita`. Io parlo spesso male di Microsoft con i miei lettori e amici italiani. Non perche' io ce l'abbia particolarmente con Microsoft, piuttosto che, per esempio, con Oracle (societa` per molti versi simile), ma semplicemente perche' gli Italiani sembrano conoscere soltanto Microsoft e mi parlano soltanto di Microsoft e ricevono pertanto mie risposte che riguardano soltanto Microsoft. Se mi chiedessero cosa ne penso di Oracle, direi le stesse cose di Oracle. Non e` colpa mia se un vasto segmento del popolo italiano sembra interessato soltanto a Microsoft. Quelli riceveranno soltanto mie opinioni negative sul software di Microsoft, senza mai scoprire che parlo bene anche di altre societa` di software di Seattle, e parlo male di tante societa` di software di San Francisco. La geografia, spero sia chiaro, non c'entra nulla. C'entra il fatto che l'Italia e` diventata una colonia software di Microsoft. (Avete mai ricevuto le mail che vi mettono in guardia da un nuovo virus? Quelle mail vi hanno mai precisato "sei a rischio soltanto se usi Outlook di Microsoft?" Probabilmente no: in Italia danno per scontato che usi Outlook di Microsoft. Quel virus, come gran parte dei virus, e` del tutto innocuo al 50% delle persone del mondo che leggono email, direttamente o indirettamente, con un programma Unix o Apple o quello che e`. Ma in Italia uno ignora del tutto quel 50% della popolazione internet mondiale).
Punto quarto, secondo me ti riferisci soltanto a musicisti molto pubblicizzati (alcuni soltanto in Italia). Se tu avessi letto le schede di Gallon Drunk, Eat Static e Pram, per citarne tre a caso, invece che quelle dei tromboni da classifica, forse mi avresti accusato di essere troppo generoso, non severo, con il rock Britannico.
Punto quinto, a me sembra di aver dedicato troppo spazio alla musica Britannica (nei primi quattro volumi della mia storia del rock vengono trattati piu` musicisti Britannici che Americani). Non conosco nessun altro libro pubblicato in qualsiasi paese del mondo che tratti cosi` tanti complessi Britannici (correggimi se sbaglio). Il fatto che, secondo te, aver trattato piu` musicisti Britannici che Americani significa essere anti-Britannico, la dice lunga sul livello di fanatismo filo-britannico che l'industria italiana ha inculcato nel pubblico. I complessi britannici trattati nella mia Storia del Rock sono troppi, non troppo pochi.
Per inciso, ho ricevuto per anni messaggi dai lettori italiani che mi ringraziavano in primis per aver ridimensionato i mostri sacri (mostri sacri in Italia) del rock britannico. Segno che forse non ero e non sono il solo a pensarla cosi`. Semplicemente quelli che la pensano come me non avevano dalla loro parte l'industria discografica italiana.
Penso che il dovere di un critico sia quello di essere obiettivo e rigoroso. E` proprio cio` che ho cercato di fare con la mia storia del rock. A qualcuno e` piaciuta proprio perche' ha rettificato aberrazioni e paradossi della critica italiana di quegli anni.
(Quanto segue sta diventando rapidamente obsoleto: le cose sono cambiate o stanno cambiando, e qualche operatore di mercato mi ha scritto che forse e` stato anche merito dei miei libri. Le riviste sono diventate molto piu` obiettive e, memori dei tonfi di Oasis e similia, raramente si scompongono sulle "next big thing" Britanniche. I distributori hanno ampliato gli orizzonti a quasi tutte le case discografiche indipendenti che contano. Per quelli della vecchia generazione che non si sono accorti dei cambiamenti, lascio ancora quanto segue).
I media Italiani sono stati per anni dominati dai distributori di musica Britannica. Quindi non stupisce che molti Italiani siano cresciuti ascoltando pressoche' soltanto musica Britannica e poi se ne siano innamorati.
Mi accusi di razzismo, ma e` esattamente il contrario. La Gran Bretagna ha soltanto 60 milioni di persone. E` semplicemente un paese come l'Italia (forse un po' piu` povero e con tradizioni musicali infinitamente inferiori). Il mercato discografico Britannico e` il 2.7% di quello mondiale, meno della meta` di quello tedesco e un pochino piu` di quello italiano. Gli USA hanno il 13%. Il 6.5% e` giapponese. L'Europa (senza UK) ha il 10%. (Dati dell'Economist). Per quale ragione hai deciso che quel 2.7% e` cosi` importante? Io li considero semplicemente alla pari di tutti gli altri popoli. Secondo te questo significa che io sono razzista?Dati di Newsweek del luglio 1998: in Germania vengono venduti 560 milioni di dischi all'anno, in Gran Bretagna 240 milioni, meno della meta`, e negli USA un miliardo e 200 milioni. Dati del Welt tedesco del novembre 1999. Mercati discografici del mondo, in valore assoluto: 1. USA, 2. China, 3. Japan, 4. India, 5. Germany, 6. France, 7. UK, 8. Brazil, 9. Italy, etc. Mercati discografici del mondo, in proporzione alla popolazione: 1. USA, 2. Germany, 3. Australia, 4. Canada, 5. Sweden, 6. Holland, 7. Japan, ...., 16. UK,..., 19. Italy. Poi la gente si stupisce che avessi dedicato "tanta" attenzione al rock tedesco, australiano, canadese, scandinavo, giapponese... Si scopre che quelli sono paesi in cui, pro capita, si ascolta e produce piu' musica che in Gran Bretagna. Per te quelli sono dischi da dimenticare, anzi da non ascoltare neppure. Per me hanno lo stesso diritto di cittadinanza di quelli fatti in USA e UK, indipendentemente da quanto sono stati pubblicizzati a casa tua o a casa mia.
Ogni disco britannico arriva in Italia con gran fanfara, e migliaia di ragazzi italiani crescono ascoltando quei dischi. Dei musicisti americani ti accorgi anni dopo: il legame affettivo fra una musica con cui sei cresciuto e una musica che stimi e rispetti con distacco e` completamente diverso.
Durante i primi anni '70 in Italia andava di moda il country-rock: ogni disco di country-rock veniva recensito con gran fanfara e l'Italia pullulava di collezionisti a caccia dei dischi di Kentucky Colonels e che so io. Tutto cio` dipende semplicemente da cio` che viene distribuito e pertanto pubblicizzato in Italia, e da cio` di cui parlano le riviste (le due cose sono collegate, nel caso non ti fosse chiaro, perche' le riviste non possono fare a meno di parlare di cio` che e` distribuito).
Chi si e` senz'altro risentito dei miei libri (tutti e sei) sono tanti distributori, riviste e case discografiche che chiaramente non avevano interesse a far sapere al loro pubblico quale e quanta musica esistesse al mondo, britannica e non.
Se volevi una storia del rock che si limitasse a parlare del rock britannico come dell'unico che conta, hai comprato il libro sbagliato.
Hai scritto tu stesso, nell'introduzione al sesto volume, di essere prevenuto verso il rock britannico.
No, la frase a cui ti riferisci e` ben diversa: "siamo ormai tutti prevenuti nei confronti delle "next big thing" britanniche". Fatto inappuntabile. Persino le riviste italiane che hanno contribuito ad alimentare questa passione per il rock britannico sono diventate piu` caute di fronte alle "next big thing" britanniche, visto che il 90% di quelle precedenti se le sono gia` dovute rimangiare. E gran parte delle riviste del resto del mondo hanno sempre deriso queste effimere "next big thing". La mia frase non dice ne' "io" (nel senso che soltanto piero scaruffi la pensa cosi`) ne' "rock britannico" (nel senso che valga per tutti coloro che hanno la ventura di nascere in Gran Bretagna) e tantomeno "razza" britannica. C"e` una discreta differenza fra "siamo tutti" e "io", e fra "next big thing britannica" (che non e `un essere umano ma un fenomeno, a detta di tutti deleterio, dell'industria discografica britannica) e musica, rock, razza, nazione, civilta`.Il quinto volume della storia del rock parla bene di tanti complessi Americani mai sentiti nominare. Il sesto volume parla male di tutti i miei complessi Britannici preferiti, persino i grandi Waterboys.
Nelle frasi successive, che tu non citi, spiego anche che questo fatto mi rammarica e che io non lo condivido, e perche' non lo condivido.
E` un vecchio vizio degli italiani quello di alterare le parole degli altri e di imbastire polemiche su fatti inesistenti. Spero che prima o poi tu possa apprendere, oltre che la musica, anche le maniere britanniche, che sono un attimino piu` corrette di quelle di italiani come te.
Gli ultimi due volumi della mia storia del rock non sono equilibrati: mentre il quinto tratta soltanto i "migliori" complessi Americani (per ragioni di spazio ma soprattutto perche' il pubblico italiano non conosce neppure i piu` importanti, figurati se gli interessano i minori), il sesto tratta "tutti" i complessi Britannici (perche' in Italia li conoscete proprio tutti). Naturalmente ci sono piu` stroncature nel sesto volume che nel quinto. Sul website trovi anche i complessi Americani che vennero esclusi dal quinto volume e vedrai che la percentuale di stroncature e` la stessa.Mi pare difficile sostenere che oggi l'Italia sia una colonia inglese anziche' statunitense.
Sai quanti Waterboys ci sono in America? Li avessi trattati tutti nel volume quinto della Storia del rock, ne sarebbe venuto un volume di 10.000 pagine. Naturalmente ho trattato soltanto i piu` rappresentativi. Ho escluso nomi anche un attimino piu` famosi di Waterboys (Uncle Tupelo, Souled American, Wilco, ...) perche' dovevo stare in 500 pagine. Se avessi trattato tutti e cento i Waterboys Americani, troveresti per ciascuno piu` o meno le stesse opinioni (li trovi, per inciso, sul mio website). Stesso discorso per i musicisti industriali: quanti gruppi industriali ci sono in USA? Mille. Quanti ne trovi nel quinto volume? Zero. Quanti ce ne sono in UK? Una ventina. Quanti ne trovi nel sesto volume? Venti. Quanti ne stronco: diciannove. Adesso che sono sul mio website puoi verificare cosa scrivo dei musicisti industriali Americani: esattamente le stesse cose. Quandi gruppi di death-metal ci sono negli USA? Quanti ne cito nel quinto volume? Zero. Stesso discorso per il pop, la psichedelia, etc.
Il fatto fondamentale e` comunque che sei cresciuto ascoltando quasi soltanto rock Britannico, e quello ti preme. E` chiaro che il legame affettivo conta piu` dello spirito critico. Se sei cresciuto ascoltando uno per uno i dischi di Siouxsie, e hai scoperto i Sonic Youth dieci anni dopo, non c'e` verso di farti capire quale dei due e` piu' importante per la storia del rock. Non hai idea di quanti italiani pensano che il punk-rock sia nato a Londra. Loro sono cresciuti ascoltando uno per uno tutti i dischi di Sex Pistols, Siouxsie, Cure, etc, fino ai minuscoli dettagli. Anni dopo si sono comprati un best dei Ramones. Circa dieci anni dopo, hanno provato distrattamente ad ascoltare gli Husker Du e i Replacements, ma li hanno trovati ostici e non sono riusciti a capire dove starebbe la loro grandezza. Il fatto e` che mentre tanti italiani si ascoltavano uno per uno tutti i dischi dei Cure, la storia del rock la facevano anche e soprattutto Husker Du e Replacements, e qualche anno dopo Butthole Surfers e Camper Van Beethoven, e cosi` via. Solo che in Italia questi nomi erano trattati distrattamente. Per una Patti Smith che diventava famosissima in Italia (anche questo un mistero), c'erano decine di Black Flag che passavano inosservati. Fino a poco tempo fa, quasi nulla era noto degli altri paesi del mondo. E quindi molti italiani si sono persi mezza storia del rock, e se ne sono costruita una diversa, che passa per Genesis e David Bowie, una storia basata su cio` che era importato e pubblicizzato in Italia. Il che' va benissimo. Non c'e` scritto da nessuna parte che uno deve conoscere tutto di tutti.
Il risultato pero` e` che quando ascolti i Sonic Youth sei distaccato quanto me e non ti sorprendi se ogni tanto li stronco, per quanto sacri siano. Quando ascolti i Cure, hai un legame affettivo che ti impedisce di essere altrettanto distaccato e una critica feroce come la mia la interpreti come un pregiudizio. Anzi, diciamoci la verita`: tu le mie critiche dei Sonic Youth non le leggerai mai, perche' proprio non ti interessano. Non ci sei cresciuto con quella musica, non ti sei ascoltato i dischi uno per uno, non ci hai litigato con il compagno di banco, non ti ci riconosci e non ti piace neppure. Il nuovo disco dei Sonic Youth non sai neppure come si intitola. Non saprai mai quanti complessi Americani, Giapponesi, Australiani, Neozelandesi, Canadesi, Tedeschi, Francesi, etc ho stroncato, perche' proprio non li conosci, e se li hai mai sentiti nominare non ti interessa conoscerli. Non mi accuserai mai di essere anti-Americano perche' non leggerai mai con la stessa attenzione le schede Americane.
Ma se i dischi disponibili e pubblicizzati in Italia fossero stati quelli di Replacements e Sonic Youth, oggi mi scriveresti che sono prevenuto verso il rock Americano.
In campo musicale lo e`. Chiedi a qualsiasi negoziante. Anche la piu` minuscola casa discografica Britannica ha un distributore italiano. La principale rivista italiana di musica rock mise dieci dischi Britannici ai primi dieci posti nella classifica dei migliori dischi del 1997: mi citi un altro paese al mondo, compresa la Gran Bretagna, in cui una rivista (grande o piccola) mise dieci dischi Britannici ai primi dieci posti di un qualsiasi anno dal 1955 a oggi?I miei dischi preferiti semplicemente sono inglesi. Secondo me il meglio della musica rock e` sempre venuto dalla Gran Bretagna.
E poi sarei io a fare considerazioni razziste...Perche' trattare meglio i musicisti tedeschi che quelli inglesi?
Queste sono le frasi che tradiscono il vero razzismo... In realta` ho trattato molto meglio i musicisti britannici che quelli tedeschi. Basta contare i dischi nelle mie classifiche. Ma per te non e` sufficiente: dev'esserci un predominio assoluto di musicisti britannici, altrimenti non sono stati trattati abbastanza bene. Per te il rock britannico e` cosi` superiore a tutto il resto che chiunque si azzardi a parlar male di anche uno solo dei dischi britannici dev'essere per forza prevenuto verso il rock britannico.Sono convinto, ad esempio, che se i primi dischi di Bowie o dei Genesis (primi anni '70) li avesse prodotti un "indipendente" magari giapponese o australiano li avresti accolti con entusiasmo.I voti che ho dato negli ultimi dieci anni sono sul website. Prima di scrivermi, hai provato a contare quanti gruppi Tedeschi ho stroncato negli ultimi anni rispetto a quanti gruppi Britannici ho stroncato? E, se no, perche' no?
Nella mia storia del rock avevo trattato soltanto una ventina di complessi tedeschi, ovvero quelli a mio avviso piu` salienti, mentre avevo trattato "tutti" i musicisti britannici di cui ero a conoscenza, alcuni a mio avviso salienti e altri a mio avviso scadenti. Lo sbilanciamento non e` nei miei giudizi, ma nelle conoscenze del pubblico italiano. Se scrivessi una storia del rock per un pubblico che conosce molto bene il rock tedesco e molto poco il rock britannico, probabilmente verrei accusato dell'opposto, perche' tratterei anche i musicisti tedeschi che non stimo e tratterei soltanto i musicisti britannici che stimo.
Spero che tu stia scherzando: non li avrebbe mai ascoltati nessuno, tanto meno tu in Italia dove non sarebbero mai usciti. Io probabilmente li avrei, prima o poi, ascoltati e li avrei giudicati come giudico normalmente tanti dischi indipendenti di secondo piano di cui tu non leggerai mai la recensione (benche' sia sul website accanto a quelle dei tuoi beniamini).Sostieni che la Gran Bretagna ha povere tradizioni musicali. Ma il rock in Europa non l'hanno portato Beatles, Rolling Stones, Who e soci?
Forse non conosci neppure tante delle star americane che hanno venduto milioni di dischi, e quindi non leggerai neppure quelle mie stroncature.
Basta che leggi tutte le mie schede, e non soltanto quelle dei musicisti britannici piu` famosi.
Si`, indubbiamente la Gran Bretagna ha funto da divulgatrice del rock in Europa. La ragione e` molto semplice: nel 1776 gli USA adottarono l'inglese come lingua ufficiale. Se avessero adottato il tedesco (la mozione perse per un solo voto), il mondo oggi parlerebbe tedesco e sarebbe stata la Germania a diffondere il rock in Europa. Te la senti di sostenere che i gruppi Britannici sarebbero altrettanto famosi e ti piacerebbero altrettanto se fossero stati tedeschi e avessero cantato (esattamente le stesse canzoni) in tedesco? (No, la stessa domanda non funziona per i complessi Americani: se i complessi Americani cantassero in cinese, tutti si metterebbe a cantare in cinese e la Cina diventerebbe la divulgatrice della musica rock).Nella tua classifica dei migliori album degli anni '80, ho visto dischi di molti gruppi britannici. Perche' allora li hai maltrattati nella "Storia del rock"?
Non mi sembra di averli maltrattati (semmai di averli un po' sopravvalutati). Usi un parametro quantomeno bizzarro: ogni Britannico che non esalto oltremisura secondo te e` "maltrattato". Quando ridimensiono un grande musicista americano (leggi le mie schede di Dylan, Hendrix, Doors, Zappa, che pure considero fra i piu` grandi del secolo), ti sta bene cosi`. Semmai, sei tu a essere ferocemente anti-americano, e non solo anti-americano, a quanto pare: anti-"tutto cio` che non e` britannico".Non conta la quantita` di musica prodotta, ma la varieta` di stili. Se ci sono mille complessi americani che fanno la stessa cosa, e uno solo inglese che fa la stessa e la fa meglio, non conta nulla che ce ne siano piu` americani.
Altra affermazione che dimostra semplicemente una passione sfrenata per tutto cio` che e` britannico. Ovviamente c'e` molta piu` varieta` negli USA che in Gran Bretagna. Semplicemente stai parlando di cio` che conosci (e non conosci) tu. Gran parte della "varieta`" di cui parli proviene dagli USA e i complessi britannici l'hanno semplicemente ripresa da complessi americani, quindi per definizione la varieta` in USA e` quantomeno pari alla varieta` in UK. Mi sembra veramente grottesco fare queste discussioni...Hai scritto che gli inviati speciali oggi sono quelli di Berlino e Auckland, non quelli di Londra.
Tu non hai mai hai ascoltato quei "mille complessi americani", hai ascoltato soltanto quello britannico.
Ma l'affermazione e` sorprendente anche perche' a me (e non solo a me) pare proprio l'opposto. L'industria discografica Britannica ha una dinamica completamente diversa da quella americana: ogni volta che qualcosa ha successo va a cercare complessi che suonino esattamente la stessa cosa e continua a proporli uno dopo l'altro (le famose "next big thing") finche' quel filone non si esaurisce. E` successo con il beat, con il glam, con l'hard-rock, con il punk-rock, con il dark-punk, con il brit-pop, etc. Ogni volta sono spuntati centinaia (non uno o due) di musicisti uno identico all'altro.
In America la dinamica e` completamente diversa: se esiste un Michael Jackson, pochi provano a imitarlo. Di Black Crowes ce n'e` uno, di Garbage ce n'e` uno e cosi` via. Le eccezioni sono rare e quasi tutte nei generi "duri" (heavy metal, grunge, etc, guarda caso fra i piu` criticati dal sottoscritto). Prendi la North Carolina. Questi sono i complessi maggiori della North Carolina: Archers Of Loaf, Barry Black, Blackgirls, Blue Rags, Erectus Monotone, Ben Folds Five, Jennyanykind, Picasso Trigger, Pipe, Polvo, Seam, Shark Quest, Small 23, Spatula, Sugarsmack, Superchunk. Cos'hanno in comune questi gruppi? A parte il fatto di non essere famosi in Italia come i tremila del brit-pop... non hanno nulla in comune. Ma se ti elenco i complessi britannici dell'ultimo momento sai gia` cosa fanno: o fanno brit-pop o fanno trip-hop. Uno sputato identico all'altro.
Anzi, l'acredine che tu leggi in alcune mie "stroncature" di musicisti britannici e` proprio dovuta alla nausea: nausea di dover ascoltare decine di dischi uno identico all'altro. Non appena un disco ha successo, in Gran Bretagna ne escono a ripetizione cinque, dieci, venti, cento dello stesso genere. Mi sembra, tra l'altro, che questa aberrazione del mercato discografico britannico dia fastidio a tutti i critici, non soltanto a me.
Confermo quanto scritto nel 1995. Mi pare che tutte le riviste italiane concordino, visto che dal 1995 a oggi hanno cominciato a dedicare ampio spazio a tutte quelle scene, che sono per l'appunto quelle da cui provengono Dirty 3, Montgomery, etc che sono fra i fenomeni piu` importanti dei nostri anni. La scena meno "speciale" per il rock di quegli anni era quella di Londra. Anche se devo ammettere che avrei dovuto precisare "per la musica rock". Per la musica da ballo in senso lato (jungle, trip-hop, etc) Londra era uno dei centri piu` importanti. Il mio libro si intitolava "storia del rock" e spero che i meno faziosi abbiano capito a cosa mi riferivo.