Critiche alla Storia del Rock e a questo website
Scrivete a piero scaruffi
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Questa pagina nacque per ospitare critiche alla mia Storia della Musica Rock (Arcana, 1989-1997), ma poi si e` allargata a raccogliere le lettere che ricevo via email a proposito del mio website da parte dei lettori italiani.
(Vedi chi sono e la storia di questo website).
Preciso che sono estremamente ostile alla "polemica". Ne sono culturalmente estraneo, e la ritengo anche un po' grottesca, uno di quei fenomeni folkloristici come il mandolino e il fiasco di vino. Queste sono semplicemente le mie risposte ad alcune domande di lettori Italiani. Niente di piu` e niente di meno. Se queste risposte non convincono, e` inutile scrivermi per far "polemica": se non convincono, non convincono, ma rimangono le mie risposte a queste domande. Non mi illudo di convincere tutti. Anzi, non mi interessa convincere nessuno: queste sono semplicemente le mie risposte a queste domande. Qualunque "polemica" troviate su altri newsgroup non e` stata certamente alimentata da me ed e` quasi certamente stata creata in malafede, citando frasi che non ho mai scritto, o citandole fuori contesto (una brutta abitudine italiana).


Domande


Parli bene di complessi che nessuno conosce
Dai preminenza alle musiche sui testi
Perche' non ti sei servito di un team di esperti...?
La tua storia del rock e` piena di errori
Riscrivere l'opera in maniera piu` succinta...?
Perche' consigli antologie invece dei dischi originali?
Le tue descrizioni dei brani contrastano con le liriche.
C'e` qualcosa di cui ti penti?
Hai ancora copie del numero uno di Nuova Musica?
Perche' riempi il tuo website di classifiche inutili?
Perche' dai voti ai dischi?
Perche' hai dato un taglio filo-Americanista alla tua Storia del Rock?
Dovevi essere piu` obiettivo
I voti e le analisi dei dischi non sono coerenti... Le critiche sono troppo drastiche...
Perche' sei cosi` severo?
I tuoi voti sono troppo bassi
Ho letto una recensione negativa dei tuoi libri...
Ho letto che il critico X ha un'opinione diversa dalla tua...
La rivista X sostiene che...
Come hai fatto ad ascoltare cosi` tanti dischi in cosi` pochi anni?
I tuoi giudizi sono troppo superficiali per scrivere una storia del rock
Non hai mai ascoltato i dischi di cui scrivi
I tuoi libri non citano nessuna fonte. Da che fonti hai attinto?
Perche' scrivi sempre piu` in inglese e sempre meno in italiano?

Come ti venne l'idea di creare questo website?
Quando esce il tuo nuovo libro?
Non accogli nessuna critica
Parli male del pubblico italiano
Sei prevenuto contro...
Dissento dal giudizio che hai dato su...
Parli eccessivamente bene di...
Non ti piace il genere X...
Sei prevenuto contro le stars
Sei bravo soltanto a criticare
Consideri negativi la melodia, la canzone, il pop...
Ti piace soltanto la musica difficile rumorosa...
Privilegi i pezzi lunghi a quelli brevi
Sottovaluti la musica leggera
Parli male di un complesso appena diventa famoso...
Perche' hai maltrattato il rock Britannico...?
Perche' ignori il rock Italiano...?
I tuoi giudizi insultano i lettori
Perche' parli male delle major?
Perche' non tieni presente le classifiche di vendita?
La stragrande maggioranza della critica mondiale...
Nessuno la pensa come te
Pubblichi soltanto le osservazioni facili da confutare
Sopravvaluti il potere della pubblicita`
Giudichi la musica senza passione
Ti fai condizionare dalla passione
I tuoi giudizi si basano soltanto su personalissimi gusti
La persona X parla male di te

Risposte


In questa pagina non accogli nessuna critica.
Non fai in tempo a creare una pagina di critiche (sperando che i lettori apprezzino) e c'e` subito qualche lettore maligno che ti strilla "ma come, non accetti nessuna delle critiche che ti vengono poste!" Questa pagina contiene soltanto le critiche che non accolgo (a cui ho qualcosa da rispondere). Le critiche che sono state accolte ovviamente sono gia` state incorporate nei miei testi. Se gli ho dato ragione, significa che non avevo nulla da rispondere: ho preso atto, e compiuto le correzioni del caso.

E` vero che sono molte piu` le lettere a cui non ho dato ragione. Gran parte di coloro che mi scrivono non sono precisamente degli enciclopedisti del rock, hanno ascoltato pochi dischi e pochi musicisti e se la prendono per qualcosa che ho scritto a riguardo di quei pochi. Non avrei proprio tempo di tenere una discussione per ogni persona che mi manda una email, soprattutto quando la discussione si ridurrebbe a educare quella persona sulla storia del rock: per quello ho messo a disposizione (gratuitamente) circa duemila pagine di musica, compresi centinaia di link a website altrui.

Non accetti le critiche.
Il fatto che pieroscaruffi sia uno che accetta le critiche o meno dipende esclusivamente dal fatto che ti dia ragione o meno. Coloro a cui ho dato ragione mi ritengono un modello di apertura mentale. Coloro a cui non ho dato ragione mi ritengono un modello di chiusura mentale.
(Questa pagina doveva servire a dimostrare l'opposto ma evidentemente non funziona).
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Nelle tue risposte sembri avercela in particolare con il pubblico italiano...

Questa pagina contiene le risposte ai lettori italiani che mi hanno inviato critiche. Contiene risposte a quelle domande, nulla piu`. A me sembra ovvio che molte di queste domande derivino da fattori particolari dell'Italia (presenti o passati). Immagino che lettori olandesi farebbero domande piu` o meno relative a cio` che si ascolta in Olanda.
Gran parte delle email che ricevo dall'Italia sono di complimenti, ringraziamenti o semplici richieste di informazione. Le critiche sono circa il 10%. Pertanto al massimo parlerei male del 10% di pubblico italiano che mi ha mandato queste critiche. Ammesso e non concesso che io parli bene dei pubblici degli altri paesi :-)
A mio modesto avviso (e anche di gran parte degli altri critici) i miei libri e questo website hanno avuto successo presso il pubblico italiano non perche' io sia particolarmente bravo (anzi) ma semplicemente perche' i miei libri e questo website colmavano gravi lacune nell'informazione musicale italiana. (Cio` e` sempre meno vero visto che gran parte delle riviste italiane adesso tratta la stessa musica di cui tratto io e qualche nuova rivista e` specializzata proprio nelle cose di cui una volta, a detta dei lettori, scrivevo quasi soltanto io).
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Come ti venne l'idea di questo website?

L'inizio degli anni '80 e` il periodo in cui l'Internet divenne un fattore determinante nella trasmissione di informazione "alternativa" (per una storia dell'Internet vedi il mio libro Il Terzo Secolo ).
A quei tempi la World Wide Web non esisteva ancora, e non esisteva pertanto il concetto di "website". Il progenitore del "website" fu l'archivio online. A quei tempi quasi tutti i computer collegati dall'Internet avevano il sistema operativo Unix e pertanto i comandi che si utilizzavano per gestire gli archivi online erano quelli dello Unix.
Gli archivi online erano archivi costruiti da volontari che mettevano a disposizione di tutta la rete le informazioni di cui erano a disposizione. Gli altri potevano copiarle usando il comando "ftp". Nel campo musicale l'archivio piu` leggendario era quello di Dave Datta all'Universita` del Wisconsin, raggiungibile tramite l'indirizzo ftp.uwp.edu.
Migliaia di ragazzi come me passarono giornate a curiosare su ftp.uwp.edu. C'erano principalmente liriche e discografie.
Io creai il mio (modestissimo) archivio online su un server dell'Olivetti, societa` per cui lavoravo ai tempi.
Un tipo di archivio particolare era quello dei "newsgroup", che esistono ancora. I newsgroup facevano parte di quella che veniva chiamata "Usenet" e si accedevano tramite il comando Unix "read news" (rn) e "post news" (pn). Inizialmente ce n'erano soltanto un centinaio, oggi ce ne sono migliaia. Un newsgroup e` sostanzialmente una lavagna su cui chi ha informazioni o ha bisogno di informazioni puo` lasciare messaggi per tutti gli altri lettori del newsgroup. (Oggi i newsgroup sono spesso utilizzati per fare discussioni, ma non era questo lo spirito originale: lo spirito originale era di trasmettere informazione).
In tal modo, l'Internet creo` una grande comunita' elettronica, distribuita in tutto il mondo, di appassionati di musica rock.
I newsgroup furono per tutti gli anni '80 la mia principale fonte d'informazione. La mia Storia del Rock deve tantissimo a quei newsgroup. Non avrei mai conosciuto tanti gruppi alternativi se non ci fossero stati i newsgroup in cui se ne parlava. La nascita di alt.music.alternative, in particolare, e` uno dei fenomeni piu` sottovalutati di quel periodo: nessuna rivista aveva la diffusione di quel newsgroup.
Presto nacquero newsgroup per ogni genere musicale, e persino newsgroup specializzati in gruppi e musicisti.
Lo strumento piu` usato su Internet era (ed e` ancor oggi) l'email. Grazie all'email era facile scambiarsi messaggi. Non so chi inizio`, ma cominciarono a circolare le prime fanzine spedite via email. Invece di pubblicarle su carta e distribuirle a scuola, i "tipografi" la scrivevano interamente in un file che poi veniva spedito via email agli interessati. Nel 1992 cominciai a lavorare alla mia fanzine elettronica, intitolata Musica.
Per molti anni l'Internet rimase al di sopra del business. Era nata come uno strumento per i centri di ricerca governativi e poi privati e nessuno aveva idea che ci si potesse anche fare soldi.
La World Wide Web venne costruita sull'infrastruttura di Internet a partire dal 1991. Negli anni successivi circolarono decine di browser che consentivano di navigare le "webpage". Nel 1993 Mosaic sgomino` tutti gli altri browser. L'autore di Mosaic fondo` Netscape e nel 1995 usci` il browser di Netscape. All'inizio di quell'anno io creai il mio primo website a Stanford. Con l'avvento della World Wide Web, i vecchi archivi online vennero presto sostituiti da website.
Quello di Datta, per esempio, nel 1997 divenne il Lyrics Server (www.lyrics.ch). Verra` chiuso nel 1999 per minacce legali dell'industria discografica, che non gradiva la quantita` di materiale distribuito gratuitamente da Datta.
Quello di Piero Scaruffi divenne www.scaruffi.com. Devo dire che fino al 1998 c'era pochissimo traffico (rispetto al traffico di oggi). I visitatori erano pochi (studiosi, critici, gente di altri website). E soltanto nel 1999 cominciai a ricevere email dall'Italia (che non fossero di gente che mi conosceva di persona).
Nel frattempo i browser avevano cominciato a diffondersi anche su Windows, il sistema operativo piu` usato dai personal computer, e quindi improvvisamente milioni di persone scoprirono il tutto.
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Quando esce il tuo nuovo libro?

Pubblicare un libro conviene principalmente all'editore, che si tiene i diritti su quei testi e ti paga quando (e se) vuole. Con il boom della web e` diventato piu` conveniente mettere i testi gratis su web e far pagare agli inserzionisti. Per i lettori c'e` il vantaggio che il testo e` gratis, lo svantaggio che non c'e` un libro fisico da mettere in scaffale. Per chi scrive c'e` il vantaggio che non deve litigare con gli editori quando non lo pagano e lo svantaggio che non vede i propri libri in vetrina. Per chi scrive e` anche molto piu` semplice "pubblicare" (perche' su web non devi interagire con editor, impaginatori, etc) nonche' incassare i soldi (gli inserzionisti pagano direttamente l'autore, che percepisce il 100%). Inoltre un numero sempre maggiore di riviste acquista i pezzi che legge su web: il confine fra website, libro e rivista sfuma sempre di piu`. Ma il vantaggio piu` grande per un'autore e` decisamente di aver aggirato l'editore, che e` spesso una perdita di tempo colossale e raramente si traduce in soldi significativi (spesso gli autori percepiscono soltanto il 5% del prezzo di vendita, e il numero delle vendite e` quello che stabilisce l'editore).

Un altro vantaggio sempre piu` evidente e` la pubblicita` che fai alle tue attivita`. Se avessi pubblicato su carta il mio libro Thinking About Thought, lo avrebbero visto in centinaia. Su web lo hanno visto in migliaia (quantomeno quelli che si sono iscritti alla mia mailing list scientifica). Non e` megalomania, e` semplice business: fra quelle migliaia ce ne sono parecchi che mi hanno procurato seminari e lecture che, messi assieme, mi hanno fruttato probabilmente piu` di quanto avrei percepito in royalties su un libro. Ho anche ricevuto offerte di lavoro da universita` di mezzo mondo. Dubito che pubblicandolo come libro avrei ottenuto gli stessi vantaggi. Certo, dispiace non avere il libro fisico da far vedere alla mamma...

Negli USA, dove l'accesso a Internet e` molto diffuso, conviene da tempo pubblicare su web che su libro (a meno che' tu non abbia in mano un bestseller, che un libro sul rock certamente non e`). E mi pare che lo stesso si stia verificando un po' dappertutto.

A mio avviso il libro informativo (non racconto o poesia) e` un po' superato dalla web. Prendi un'enciclopedia. Andrebbe aggiornata tutti i giorni. Su web lo puoi fare, ma se hai stampato quell'enciclopedia come libro non la puoi aggiornare tutti i giorni, neppure tutte le settimane o tutti i mesi. Ci vorranno anni prima che tu possa stampare una nuova edizione: nel frattempo quel libro invecchia rapidamente. Su web puoi tenere aggiornata l'enciclopedia di continuo. (Dettaglio non trascurabile per uno distratto come me: su web puoi anche correggere gli errori man mano che li trovi, ma sul libro quegli errori rimangono per l'eternita`).

Non per nulla un numero sempre piu` grande di persone cerca informazioni su web invece che cercarle sull'enciclopedia di casa: su web devi fare la fatica di cercare ma e` probabile che alla fine trovi dati piu` aggiornati e persino piu` esatti. La tua Encyclopedia Britannica non cita l'ultimo presidente degli USA, ma l'Encyclopedia Britannica su web gli dedica gia` un lungo profilo. La tua Encyclopedia Britannica ha qualche errore di cui gli editor non si accorsero, ma su web quegli errori sono gia` stati corretti.

Dulcis in fundo, la web fa risparmiare carta, e quindi alberi.

Con tutta la nostalgia per il buon vecchio formato cartaceo, proprio non ho piu` molte motivazioni a pubblicare libri.

Detto cio`, ho pubblicato (2003) la nuova storia del rock in inglese per un editore che mi lascia tutti i diritti e la rende disponibile anche online.

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Perche` non riediti tutta la Storia del Rock facendola filtrare da specialisti dei vari generi?

Ci sono innumerevoli ragioni. Te ne faccio un breve sunto, mettendo insieme email gia` scambiate su questo tema con altri critici.
  1. Gli specialisti, per definizione di "specialista", tendono ad essere molto ignoranti: sanno tutto del genere di cui sono specialisti, ma nulla di tutto il resto. Molte delle loro opinioni sono determinate dal fatto di non conoscere nulla di tutto il resto. Personalmente, mi interessa maggiormente l'opinione sull'arte rinascimentale di uno che s'intende di arte greca e romana ma non molto di arte rinascimentale che non quella di uno specialista che sa tutto di arte rinascimentale ma pochissimo di arte greca e romana. Il secondo sapra` tutto di arte rinascimentale, ma rischia di attribuirle meriti che non ha.
  2. I peggiori storici sono gli specialisti. Quasi tutte le storie letterarie, cinematografiche, etc. che contano sono state scritte da un individuo solo (il quale chiaramente non era l'esperto di tutto). Tutte sono state ferocemente criticate dai rivali, ma hanno goduto di successo duraturo (il Mila di musica e il Rhode di cinema e il Contini di letteratura etc etc). Quelle compilate in comunione da team di specialisti le leggono soltanto quegli specialisti e gli studenti che devono fare la tesi con uno di quegli specialisti (la battuta non e` mia, e` di Metella Rovero, direttrice libri di La Stampa).
  3. Non e` chiaro chi sia uno "specialista". Chi conosce tutti i 45 giri pubblicati dai Red Crayola? Mah... secondo me c'e` una grossa differenza fra un collezionista (che tipicamente ha una conoscenza puramente superficiale del genere che colleziona, copertine, anni di uscita, trivia) e un saggista. E l'ultima persona a cui affiderei un mio libro e` un pedante che mi riempie il libro di pedanti parentesi e note a pie' di pagina (la meta` dedicate alla data di pubblicazione di un album)
  4. In Italia, dal calcio alla politica, la regola e` semplice: specialisti sono tutti e 60 milioni. Tutti convinti di saperne piu` dell'allenatore della nazionale e del presidente del consiglio.
  5. Chi decide chi sono gli specialisti da invitare alla revisione? Ci serve un gruppo di specialisti per decidere chi sono gli specialisti? Se il libro e` scritto da una sola persona, poco male: tutti i critici lo criticheranno, ma senza particolare astio, piu` che altro con maliziosa ironia. Ma se il libro e` stato revisionato da un team di "esperti", dio scampi e liberi: tutti quelli che non sono stati inclusi nel novero degli "esperti" ti faranno terra bruciata attorno per il resto della tua vita.
  6. In Italia la mia esperienza personale mi dice che i veri specialisti sono i fans, non i critici. A giudicare dalle lettere e email che ricevo, il fan medio si rende conto che non ho reso giustizia ai dischi degli Squirrel Bait o dei Parson Sound, mentre il critico medio si rende soltanto conto che manca un disco nel capitolo di Siouxsie o che una data e` sbagliata, o, peggio, mi elenca duemila complessi fra cui gli Squirrel Bait e i Parson Sound, ma senza capire che l'omissione di quei due e` grave e gli altri duemila non lo sono.
  7. Io non scrivo libri per i critici, ma per i lettori.
  8. Dulcis in fundo, buona meta` dei complimenti che ricevo dai lettori sono quasi sempre dello stesso tipo: i lettori apprezzano i miei libri perche' sono insoddisfatti degli altri critici.
  9. Se gli specialisti hanno voglia di lavorare gratis, sono sempre benvenuti a fornire le loro opinioni. Se vogliono essere pagati, allora sta all'editore decidere se vale la pena di investire quei soldi. L'editore ha generalmente ritenuto che far rivedere un libro a "esperti del settore" non fa aumentare la qualita` del libro (e tantomeno aumentare le vendite): fa soltanto aumentare il tempo che ci vuole a finire il libro.
  10. I libri come insieme di saggi specialistici sono un'usanza molto latina (francese e italiana in particolare). Nei paesi anglosassoni un libro e` un fatto prima di tutto omogeneo, quindi raramente raccoglie contributi di persone diverse, che per definizione disturbano il flusso. La ragione e` che sono due modi diversi di concepire l'enciclopedismo. Gli anglosassoni vogliono comunicare il massimo di conoscenza con il minimo dei mezzi, e quindi tengono a essere "semplici". Per gli Europei (latini in particolare) si tratta invece di creare un'opera d'arte. Leggevo recentemente la Storia delle Donne in Occidente scritta da una dozzina di intellettuali francesi: alla fine di quei tomi uno non ha imparato assolutamente nulla. Ha certamente letto migliaia di riferimenti alla cultura di oggi, ma alla domanda banale "come vivevano le donne nell'impero romano" secondo me non sa rispondere. Semplicemente ciascuno di quegli intellettuali francesi ha dato sfoggio della sua conoscenza dei dibattiti e del linguaggio della nostra epoca (che, per inciso, diventeranno rapidamente obsoleti) ma ha raccontato proprio poco del tema del libro. In compenso, due libri umili come "Women in Classical Antiquity" di Sarah Pomeroy e "Women's Life in Greece and Rome" di Lefkowitz & Fant" mi avevano fatto sentire di vivere fisicamente nelle case dei greci e dei romani.
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Perche' nella Storia del Rock consigli antologie invece dei dischi originali?
Queste sono le domande che mi fanno cascare le braccia. I critici jazz forse consigliano i dischi originali di Louis Armstrong? Cosa capita di male se uno compra un disco di Ellington che contiene tre delle sue suite? E cosa capita di male se uno compra l'antologia di un poeta? E cosa capita di male se uno compra un disco con soltanto tre concerti di Vivaldi e non gli altri nove con cui vennero originariamente pubblicati? Lo specialista, lo storiografo, il fanatico se li vorra` ascoltare tutti, ma secondo me gran parte della popolazione umana si annoierebbe semplicemente a morte, e semplicemente perche' gli altri nove non valgono gran che'.
L'album (un'invenzione recente, per chi non lo sapesse, Beethoven non aveva idea di come i posteri avrebbero impacchettato le sue sonate) e` un fatto commerciale/industriale: un modo per vendere un prodotto musicale a un pubblico. Ci fosse una tecnologia diversa che consenta di guadagnare di piu` sulla musica di un'artista, si farebbe qualcos'altro. Se l'Internet fosse nata prima del vinile, l'album non sarebbe mai esistito: semplicemente i musicisti metterebbero a disposizione i loro brani man mano che vengono composti. Causa i limiti tecnologici e soprattutto l'avidita` dell'industria musicale, torna comodo confezionare album e singoli (talvolta senza neppure l'approvazione dell'artista). Mi sfugge il puritanesimo di chi considera l'antologia un fatto riprovevole. Al contrario. Gran parte dei dischi di musica rock sono zeppi di brani inutili, inclusi soltanto per raggiungere il minutaggio giusto. Sono gli album originari a essere riprovevoli.
Secondo me chi ce l'ha con le antologie e` semplicemente un collezionista accanito a cui interessa pochissimo la musica: gli interessa piu` che altro vantarsi con gli altri dei dischi "rarissimi" della sua collezione.
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Ho trovato diversi errori nei sei volumi della Storia del Rock.
Centinaia di persone mi hanno segnalato errori e omissioni. Gli "errori", purtroppo, si riducono spesso a opinioni (tipo "hai sbagliato a mettere Rod Stewart nel rock progressivo, hai sottovalutato questo o quel musicista"). Ed e` sempre un po' inquietante che qualcuno definisca "errori" le opinioni che non sono identiche alle sue.
Quando sono fatti, la gente si dimentica spesso di citare le fonti. Io ricordo in genere le mie fonti, che spesso sono persone che c'erano. Visto che ne' io ne' loro eravamo a Londra o Los Angeles in quegli anni, naturalmente la questione non e` come calcisticamente la mettono alcuni: se abbia ragione lui o io. La questione e` se sia piu` attendibile la sua fonte (spesso un altro libro) o quella di pieroscaruffi (che, come detto, spesso e` uno che c'era).
Per esempio, esistono centinaia di libri sulla psichedelia, e pochissimi sono stati scritti da persone che c'erano. Io conosco personaggi come Larry Tamblin (che formo` gli Standells nel 1961) e tanti di coloro che ai "live in" ci andarono di persona. Un libro non rappresenta necessariamente una fonte piu` attendibile (come dimostrano i miei libri :-).
In molti casi, poi, e` dubbia la rilevanza del dettaglio. Qualcuno mi ha segnalato che avrei usato un indirizzo dell'UFO Club a Londra errato, Non sono sicuro quanto cio` sia rilevante per la storia del rock... e di conseguenza non sono disposto a perdere troppo tempo per chiarire il dilemma. (Per la cronaca, questa stessa persona mi ha fornito a distanza di due/tre email due diversi indirizzi dell'UFO club). Un altro mi citava "il terzo della classe di Fripp". A me viene il dubbio che, se uno e` arrivato ad occuparsi del terzo della classe di Fripp, forse vuol dire che e` arrivato a un livello esagerato di dettaglio di un genere musicale e ha trascurato il 99% del resto della musica che conta. E forse il terzo della classe di Billy Gibbons e` altrettanto importante (o altrettanto non importante). E cosi` il quinto della classe di letteratura di Dylan. Temo che, come spesso accade, ci sia un confine molto labile fra ignoranza e sapienza: se conosci molto bene un fenomeno specifico ma sei crassamente ignorante del resto dell'universo, ti autoconvinci che sei un genio incompreso e che gli altri sono degli idioti a non sapere cio` che sai tu. Ma forse alcune delle tue opinioni sono dovute proprio ad essere ignorante del resto dell'universo.
Hai sistematicamente sbagliato le date di pubblicazione dei dischi.
Questa storia delle date sbagliate e` una di quelle che mi ha dato piu` fastidio (credo che l'abbia iniziata l'amico Vittore Baroni, grande critico ma maledettissimo pignolo). Molte date sono "sbagliate" semplicemente perche' io, quando faccio una recensione, mi appunto nel file la data in cui l'ho fatta. Tutti i dischi che mi arrivano dalla casa discografica verso la fine dell'anno 3045 vengono da me datati 3045. Alcuni usciranno nel gennaio o febbraio del 3046, e porteranno la data 3046, ma io non lo posso sapere perche' la mia copia "promo" non ha spesso alcuna data.
Altre date sono "sbagliate" perche' io riconosco la data del compositore, non quella della casa discografica. Se i Lubricated Goat mi dicono che un certo disco l'hanno fatto tre anni prima che venisse pubblicato, io uso quella data. Ma e` difficile far capire questo concetto ai collezionisti di dischi. Loro direbbero che le poesie di Hopkins sono state scritte dopo la sua morte perche' non vennero mai pubblicate in vita.
Infine ci sono (banalmente) degli errori (pensa te) sui dischi. Il piu` comico (voluto, naturalmente) e` quello di un disco di LMNOP uscito parecchi anni fa, che portava l'anno domine 1999. Fino al 1998 non c'erano problemi, era chiaro a tutti che si erano trattato di uno scherzo del simpatico LMNOP. Ma i pignoli che lo prenderanno in mano dopo il 1999 mi scriveranno che ho sbagliato la data di quel disco, e sprecheranno mari di inchiostro per spiegare come io sbaglio date in maniera madornale. (Nota del luglio 2001: puntualmente mi e` arrivata un messaggio pieno di insulti di un lettore italiano che ha acquistato quel disco nel 2001).
Un altro po' di errori ci sono semplicemente perche' ho il difetto di non essere perfetto e talvolta commetto errori quando trascrivo un numero sulla tastiere del computer. Secondo me pero` il lettore che si e` scandalizzato per aver trovato un mio "1892" a proposito di un disco degli anni '80 (era ovviamente un 1982) non ha un quoziente d'intelligenza molto elevato.

Detto cio`, mi fa molto piacere quando qualcuno mi segnala un errore.

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Sei prevenuto contro... per questo ne parli male.
Non rispondo piu` a lettere che mi accusano di essere prevenuto contro questo o quello. Ricevo messaggi che, in riferimento a qualche mia stroncatura, mi accusano di essere prevenuto contro il rock britannico, Seattle, il techno, l'heavy metal, il jungle, la melodia, il jazz, il blues, il punk-rock, le star, gli omosessuali, le donne, il folk europeo, il rock italiano, i complessi i cui nomi cominciano con "S" (giuro!) e, dulcis in fundo, il rock americano. Ti lascio immaginare quanto mi interessa leggere contro cosa sono prevenuto secondo te. E quanta crediblita` puo` avere una lettera che si limita a dirmi "sei prevenuto". Se e` tutto cio` che sai dire in difesa dei tuoi beniamini, ti sei risposto da solo.

Una risposta che avevo dato tempo fa e che va ancora bene: se parlo male del tuo beniamino, significa che sono prevenuto contro quel gruppo, o contro quel genere, o contro quell'intera nazione. Parlo male dei Beatles perche' sono prevenuto contro la Gran Bretagna (parlo bene dei Rolling Stones, ma questo non conta). Se parlo male dei Soundgarden, sono prevenuto contro Seattle (parlo bene di Earth, Pelt Melt, Sky Cries Mary, etc, ma questo non conta). E cosi` via all'infinito. Siccome ho parlato male almeno una volta di tutti i musicisti rock, sono prevenuto contro tutti i musicisti, contro tutti i generi e contro tutte le nazionalita`. Lo ammetto.

Perche' sei prevenuto contro... glam-rock, synth-pop, dark-punk, etc? Stronchi quasi tutti gli esponenti del genere...
Prima di tutto, dipende da come definisci questi generi. Se Reed e Fowley fanno glam-rock, sono un fanatico di glam-rock. Se glam-rock significa Bowie e Glitter, allora non sono un fanatico. Se i PIL fanno dark-punk, sono un fanatico di dark-punk. Se per dark-punk intendi Siouxsie, allora non lo sono. A naso sospetto che tu di ogni genere musicale scegli come esponenti soltanto i piu` commerciali e ignori i piu` artisti. Poi trai giudizi basandoti sul mio stroncare i musicisti commerciali di quel genere. Ma forse non sto stroncando quel genere, sto stroncando la musica commerciale. Come dire che siccome non mi piace la Coca Cola allora non mi piacciono le bibite.
Secondo, non hai contato quanti ne salvo dei folksinger degli anni '60, dei complessi progressivi, dei complessi country-rock, dei complessi psichedelici, del noise-rock, della disco-music, della musica industriale, del blues-rock, etc etc. Se tu fossi un appassionato di grunge invece che di dark-punk, avresti letto la scheda sui Pearl Jam invece che quella su Siouxsie e mi avresti accusato di essere prevenuto contro il grunge; e viceversa. Quantomeno potresti elencare un altro 30/40 generi, non soltanto quei tre, dei quali ho criticato la maggioranza degli esponenti. A quel punto probabilmente ti risponderei semplicemente che hai ragione: sono prevenuto contro tutti i generi musicali. Forse in tutti i generi cerco di mettere in chiaro che ci sono soltanto 1-2 geni e poi tanti mediocri e poi tantisssimi prodotti di consumo?
Hai semplicemente preso i generi che piacciono a te, e alcuni musicisti particolarmente commerciali di quei generi, e hai cercato una spiegazione subliminale al perche' uno come me ne parli male.
Terzo, ricevo email giornaliere di questo tipo. I generi che vengo accusato di "discriminare" cambiano a seconda dei gusti di chi scrive, e vanno dal punk-rock al grunge, dal Merseybeat al country-rock, dalla disco-music all'hard-rock.
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Nella tua Storia del rock mi sembra che vi sia un eccesso di nomi (nel senso che hai comunque recensito anche gli artisti che hai stroncato nonche' quelli a cui dato uno spazio minimo di una/due pagine, il che nuoce un po' alla fluidita` dell'opera, soprattutto negli ultimi due volumi). Hai mai pensato a riscrivere l'opera in maniera piu` succinta?
Si`, la tentazione c'e` stata, e c'era anche un mezzo progetto abortito in Arcana di pubblicare un sunto della Storia del Rock. Penso che prima o poi succedera`, probabilmente per un altro editore. Personalmente, ho l'impressione che l'utilita` della mia Storia del Rock stia soprattutto nel fatto di essere piu` completa e aggiornata delle altre in circolazione, quindi, nel momento in cui ne faccio un sunto, rischio di perdere la ragione stessa per cui la scrissi.
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C'e` qualcosa di cui ti penti, che vorresti non aver fatto?
Di aver fornito indicazioni discografiche. E` veramente imbarazzante che una storia del rock fornisca fra parentesi il nome della casa discografica presso cui e` uscito il disco. Hai mai visto una storia della letteratura che indica l'editore originale (nonche' le ristampe) dei "Promessi Sposi" o della "Divina Commedia"? Hai mai visto un critico cinematografico citare fra parentesi la casa cinematografica per cui e` uscito il film? Soltanto i critici rock arrivano a questi libelli di abiezione. Mi vergogno di aver ceduto a questa umiliante prassi.

E naturalmente di aver dimenticato qualche nome davvero importante: Fred Neil e Jim Steinman sono i primi che vengono in mente.

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Hai ancora copie del numero uno di Nuova Musica?
Non sono favorevole al collezionismo. Nuova Musica era una semplice fanzine in bianco e nero, spedita via e-mail e (per chi richiedeva la versione cartacea) stampata con un vecchio word processor dello Unix (nroff, per chi c'era...) Quindi chiunque si puo` fare mille fotocopie in bianco e nero e nessuno potra` mai dimostrare che non e` la versione originale.

Ho ancora uno stampato e credo di avere ancora da qualche parte il sorgente Unix. In teoria, pertanto, potrei stamparne quante copie voglio. A parte la mia congenita ostilita` verso i fenomeni di collezionismo, il problema e` che in quella fanzine pubblicavo testi originali (sul numero uno mi sembra che ci fossero i Nirvana). Sarebbe illegale stampare copie senza l'autorizzazione della casa discografica (ai tempi non mi ponevo questi problemi perche' Nuova Musica era essenzialmente distribuita gratuitamente via e-mail). E sono troppo pigro per farlo.

Per la cronaca, il numero uno e` quello dell'Agosto 1992 (sulla copertina non c'era scritto "Numero Uno" e pertanto qualcuno dei fortunati possessori non sa di avere il numero uno).

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Perche' hai dato un taglio Americanista alla tua Storia del Rock?

Non so, forse perche' il rock e` un fenomeno Americano? :-) Ci sono senz'altro stati grandi musicisti rock in Europa, Australia e Giappone, ma il rock rimane Americano cosi` come il latino rimane romano. Naturalmente, piu` passa il tempo e piu` diventa un fenomeno internazionale.
E poi cosa vuol dire "Americanista"? Nel solo sesto volume della mia storia del rock ci sono tre capitoli sul rock australiano, uno su quello giapponese, due su quello tedesco, uno su quello della Nuova Zelanda, uno sulla Scandinavia... ci sono schede su gruppi yugoslavi, belgi, etc. Nel libro sulla new age ci sono artisti argentini, koreani, indiani, egiziani, turchi... Mi citi un altro libro che copra queste nazioni?
Hai scritto che "hai la fortuna di vivere dalla parte giusta del globo", una frase che mi ha fatto rabbrividire.
Stai citando la mia frase fuori contesto. Mi riferivo al fatto che vivo nel paese in cui il rock (oltre che il blues e il jazz e l'hiphop) e` nato e che produce piu` del 50% dei dischi del mondo.
Non e` colpa mia se l'America e` l'impero romano dei nostri tempi e tutto cio` che nasce in America influenza il resto del mondo, dal blues al jazz, dal rock a Hollywood, dalla televisione all'internet. La storia del mondo non l'ho fatta io.
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Negli ultimi due volumi della storia del rock e sul tuo website parli bene soprattutto di complessi che nessuno conosce... favorisci sempre i musicisti sconosciuti...
Quando scrissi la prima versione della storia del rock, i complessi di cui parlavo bene (Doors, Grateful Dead, Velvet Underground, Zappa, Beefheart, Buckley,...) non li conosceva quasi nessuno. Quando scrissi la seconda versione, quella pubblicata da Arcana, dedicai grande spazio anche ad altri musicisti che non conosceva quasi nessuno: Tom Waits, Brian Eno, Robert Wyatt, ... Per non parlare degli ultimi volumi, in cui parlai di musicisti del tutto sconosciuti come Enya, Nick Cave, Sonic Youth, REM,...
Questi musicisti oggi li conoscono in molti. Siamo sicuri che i musicisti sconosciuti di cui scrivo oggi non saranno domani tanto rispettati quanto i Doors e Nick Cave? O semplicemente sono sconosciuti perche' i grandi artisti raramente finiscono in testa alle classifiche di vendita?
Il fenomeno e` lo stesso in tutte le arti. Raramente una grande opera d'arte riscontra subito un grande successo di pubblico. Cio` che riscontra grande successo di pubblico e` cio` che viene spinto dal marketing. Ma i pochi che conoscono l'opera d'arte ne nutrono un grande rispetto, e spargono lentamente la voce, mentre i consumatori che si sono fatti condizionare dalla campagna marketing si dimenticano presto di quel prodotto. Yesterday e Obladi Oblada (per citare due dei capolavori dei Beatles...) furono in testa alle classifiche di mezzo mondo, ma di anno in anno chi aveva quei disco ne e` sempre piu` imbarazzato e certamente non va a consigliarli a nessun altro. Invece chi aveva il primo disco dei Doors ha continuato a parlarne e a consigliarlo. E statisticamente una percentuale impressionante di coloro che lo ascoltano negli anni successivi lo trova geniale. Mentre ogni anno che passa una percentuale impressionante di coloro che ascoltano Obladi Oblada la trova di una stupidita` abissale. Ogni anno che passa i Beatles hanno meno fans e i Doors ne hanno di piu`. Sono sempre meno le canzoni di Michael Jackson che ascolti alla radio, sempre piu` quelle di Enya che ascolti alla radio.
Secondo te un critico musicale deve scrivere di musicisti che sono gia` stati resi famosi dalle campagne pubblicitarie, o dei musicisti che non sono famosi e non lo saranno per vent'anni ma che hanno fatto dischi di grande valore?

Il 2 febbraio 2002 ho avuto il piacere di ricevere questa email da "Federico 83": "A molte rock star vengono attribuiti meriti unicamente perche' sono famosi. Tu lo dici su Bowie, ma vedi, il fatto e` che quando si va a guardare la tua classifica ai primi posti io trovo tutti nomi piu` che celebri: Captain Beefheart, Velvet Underground & Nico, Robert Wyatt, Popol Vuh, Pere Ubu, Royal Trux, Faust, Nick Cave." Raramente mi ha fatto tanto piacere una lettera di critiche. Questi erano, ovviamente, tutti sconosciuti quando io dedicai loro fiumi d'inchiostro. Adesso c'e` chi pensa che siano delle star. Mutatis mutandis, siamo sicuri che gli "sconosciuti" di oggi siano cosi` trascurabili?

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La tua Storia del rock non e` abbastanza obiettiva.

Prima di tutto, il modo migliore di dimostrare a qualcuno che si puo` fare di meglio e` fargli notare che qualcuno ha fatto di meglio. Mi citi una storia del rock che ti sembra piu` obiettiva, completa, etc della mia? Cosi` ho modo di confrontare. (Se non hai consultato altri libri, guarda la mia bibliografia , che sono poi anche tutti i libri che ho io).

Tutte le storie (del cinema, della letteratura, etc) sono soggettive. La storia della letteratura italiana di Contini esprime i pareri di Contini, non certo quelli di Carlo Bo. Secondo, obiettivita` e` un termine che ha senso soltanto relativamente ai dati, non ai giudizi. Puoi essere obiettivo quando stili l'elenco dei dischi pubblicati da un certo musicisti. Ma cosa significa essere obiettivo quando giudichi quei dischi? Chi e` il depositario del giudizio obiettivo? Terzo, piu` soggettivo e` un giudizio piu` mi interessa. Sai quanto me ne faccio di un libro che scriva semplicemente "e quel disco vendette 324.800 copie" (fatto obiettivo). Mi interessa molto un libro che stronca il mio disco preferito con un'analisi di due pagine, anche se posso dissentire sull'analisi, ma comunque mi interessa l'analisi (naturalmente si tratta di un'analisi soggettiva). Quarto, di obiettivo nei giudizi ci potrebbe essere soltanto il giudizio della maggioranza (qualunque altro giudizio e` piu` o meno soggettivo per definizione). Ti piacerebbe una storia della letteratura italiana che faccia un referendum fra la popolazione e poi pubblichi i capitoli: Leopardi: 345.543 voti che era palloso, 654.220 voti che era un genio; Manzoni: 8.432.567 voti che era palloso; etc???? Sarebbe la storia piu` obiettiva (nel senso di "non soggettiva") che sia mai stata scritta.

Il valore dei miei libri in Italia sta forse proprio nell'aver rivelato tanti gruppi sconosciuti in Italia e ridimensionato tanti gruppi troppo noti in Italia, e aver pertanto fornito un panorama piu` completo ed equilibrato della musica rock nel mondo, senza esaltare gruppi mediocri soltanto perche' sono pubblicizzati in Italia e senza dimenticare gruppi eccellenti o importanti soltanto perche' non sono pubblicizzati in Italia. In tal senso, la mia storia del rock e` forse piu` "obiettiva" di quanto pensi.

Ti chiedevo soltanto di essere un po' piu` obiettivo...

No, secondo me quelli come te mi chiedevano di non essere per nulla obiettivo. Tu avresti voluto una storia del rock che trattava da capolavori tutti i dischi che hanno rappresentato eventi fondamentali della tua vita (per ragioni in gran parte indipendenti dalla tua volonta` e dal loro valore artistico). Insomma, una storia del rock basata non su cio` che successe, ma basata su cio` che tu ascoltasti (in gran parte funzione da cio` che veniva distribuito e recensito in Italia). La tua defizione di "obiettivo" e` "la musica con cui sono cresciuto io".
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I voti e le analisi dei dischi non sono coerenti... Le critiche sono troppo drastiche...

Cerco di trattare il rock come un'arte maggiore. Per ogni musicista (tu mi citi i Nirvana, ma leggi cio` che ho scritto di Dylan, Hendrix, Zappa, Doors) cerco di essere "critico". L'esperienza mi ha insegnato che e` piu` probabile che fra dieci anni ridimensionero` un disco che non che lo rivalutero`. Insomma, meglio "abundare" in quella direzione. Piu` grande e` il gruppo piu` tendo a inferire nelle critiche, forse semplicemente per controbilanciare tutta la bullshit che scrivono i giornalisti di regime e far notare ai lettori che quel disco e` bello e importante ma lungi dall'essere perfetto (e che ce ne sono cento altri in circolazione che valgono altrettanto anche se non ne parla nessuno). E` lo stesso criterio che si usa in letteratura, cinema, etc. Tento di farlo anche con la musica rock.

Tutte le mie classifiche e i miei voti sono in fase di revisione. Mettendoli sul website e` ovviamente piu` facile notare le incoerenze. Anche per me. Quindi li sto rivedendo. Pero` sono 4000 schede... (Forse adesso capisci anche perche' gran parte dei critici non ama dare voti... troppa responsabilita`).

Ho aumentato i voti degli album che sono stati influenti, a prescindere da quanto piacciono a me. Petrarca mi e` sempre stato sull'anima, ma uno non puo` omettere i suoi sonetti visto che Shakepseare si e` ispirato a quelli. Gli Smiths mi fanno addormentare, ma e` difficile seppellirli. La scheda ti dice cosa ne penso, il voto ti consiglia se averlo o meno. Criterio ancora da mettere a fuoco...

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Dissento dal giudizio che hai dato su...

Nel complesso, la mia storia del rock tratta 3000 musicisti. Il mio website ha 5000 schede. Presi quei 5000 (o quei 3000), su quanti giudizi non concordi? Se` e` uno solo, beh, e` fenomenale: un solo dissenso su migliaia di musicisti. Se anche fossero 500 quelli su cui dissenti, sarebbe sempre una bella percentuale: soltanto il 10% di dissenso. Insomma, che ci siano una, due, dieci, persino cento divergenze di opinione mi sembra tutto fuorche' "incredibile" (o "pazzesco", "assurdo", "scandaloso", gli altri attributi che spargi nella lettera per rinforzare un concetto che a me sembra un po' inquietante: che non dovrebbero esistere pareri diversi dal tuo e da quella che tu consideri "la maggioranza").
Come puoi immaginare, ricevo centinaia di email alla settimana, e tutti esprimono un parere diverso, da quello che mi accusa di essere prevenuto contro Bowie a quello che mi accusa di essere un fan di Bowie, da quello che vuole piu` heavy metal e meno cantautori, a quello che vuole piu` cantautori e meno heavy metal, da quello secondo cui i Queen sono il piu` grande gruppo del mondo a quello secondo cui i CCR sono il piu` grande gruppo del mondo, da quello secondo cui ho ignobilmente trascurato il rock neozelandese degli anni '80 a quello che sostiene che ho ignobilmente trascurato il folk britannico degli anni '70. Tutto cio` mi dice soltanto che ogni persona ha la sua visione del mondo, fatto che, per se, ne' mi turba ne' mi induce a cambiare la mia.
Tieni anche presente che non puoi isolare il mio giudizio su un musicista. Devi considerarlo nell'ambito delle migliaia di musicisti che ho trattato. Ognuno ha i suoi standard nel giudicare la musica. Le stesse parole dette da due persone non dicono necessariamente la stessa cosa. Dipende da cosa dici degli altri. Non e` detto che il giudizio che a te e` parso cosi` negativo sia davvero cosi` negativo quando consideri il modo in cui ho giudicato gli altri musicisti. Tutto e` relativo.
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Non ti piace il genere X.

Puo` darsi. Pero` me l'hanno scritto relativamente a cosi` tanti generi che alla fine, dovessi dar retta ai lettori, dovrei ammettere che non mi piace nessun genere musicale.
Secondo me, tutto dipende da come definisci un genere. Non mi piacciono (traduzione: li considero artisticamente inferiori) i musicisti che si limitano a proporre gli stereotipi di un genere. In tal senso, piu` un musicista si mantiene vicino allo stereotipo di un genere, meno m'interessa. In tal senso, non mi piace nessun genere. Secondo me i grandi artisti non restano fedeli agli stereotipi di un genere. Anzi, spesso li inventano loro gli stereotipi di domani, stravolgendo quelli di ieri. Ma, naturalmente, uno e` libero di scrivere una storia della musica esaltando coloro che si limitano a copiare gli stereotipi e stroncando chi si azzarda a superarli. Solo che in tale maniera la musica rimarrebbe sempre la stessa in eterno.
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Parli eccessivamente bene del genere X.

E` sempre una sorpresa sentirmi accusare di essere troppo generoso, visto che ho fama di essere severo. Accertati che non sia tu a essere poco familiare con il genere X. Forse conosci molto bene altri generi (tipicamente: il super-pubblicizzato rock britannico degli anni '90) e poco il genere X. Del genere X forse conosci soltanto i pochi complessi di cui critici come me hanno parlato bene (fammi indovinare: 5 o 6 al massimo), e non conosci nessuno di quelli di cui ho parlato male. Di altri generi conosci decine e decine di musicisti, della maggioranza dei quali parlo male. Tu ne trai la conclusione che io sono troppo generoso con il genere che conosci di meno, ma forse si tratta soltanto del fatto che non conosci le decine e decine di musicisti di quel genere di cui parlo male. Forse se tu provassi ad ascoltare anche gli altri di quel genere, cosi` come hai ascoltato i minori di tanti altri generi, ti piacerebbero tanti musicisti di quel genere di cui ho parlato male, e ne dedurresti (come infatti capita a tutti gli specialisti del genere X) che sono non generoso bensi` addirittura prevenuto nei confronti del genere X.
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Ho letto una recensione negativa della tua storia del rock.

Sono state pubblicate un centinaio di recensioni della mia Storia del Rock (la maggioranza erano positive, per inciso). Non le ho lette tutte e non avrei ne` tempo ne` voglia di rispondere a tutte. Alcune mi hanno dato suggerimenti preziosi.
Se ti aspettavi che mi irritassi per la recensione negativa, hai scritto alla persona sbagliata. Non mi interessa (e non ho tempo di) fare polemiche. Il critico che l'ha scritta e` certamente competente, e avra` scritto quello che ha scritto perche' e` cosi`.
Tieni presente che molti lettori a cui sono piaciuti i miei libri sono lettori a cui non piacevano le opinioni la maggioranza degli altri critici. Per definizione, gli altri critici non sono (spesso) d'accordo con quanto scrivo io.
Ho scritto i miei libri per i lettori, non per i critici (e sospetto che il lettore, che ha pagato diverse lire per comprarli, li ha letti davvero, mentre molti critici, che li hanno ricevuti gratis, hanno soltanto letto l'introduzione, sulla quale sono infatti incentrate gran parte delle loro recensioni, e al massimo un capitolo a caso).
Non mi aspetto naturalmente che le riviste incoraggino i propri lettori a leggermi. La mia Storia del Rock ha rivelato al pubblico Italiano musicisti che le riviste avevano trascurato. Mi dicono che qualcuna e` persino fallita. Altre hanno dovuto cambiare atteggiamento verso il rock contemporaneo. Credo che nessuna abbia giubilato nel vedere un libro che si discostava cosi` tanto dalla propria visione del rock (da cio` che aveva raccontato per anni ai propri lettori).
E, naturalmente, qualche critico Italiano si sara` anche un po' indispettito che l'editore abbia commissionato quella storia del rock a me e non a lui (a ragione, poiche' ce n'erano tanti abbastanza competenti per farlo, e` capitato a me per puro caso).
Lo stesso genere di reazione sta suscitando il mio website. Non sono molti gli operatori del settore che si rallegrino per questa mole di recensioni, non solo gratuite, ma talvolta anche piu` professionali di quelle pubblicate dalle riviste specializzate. E con giudizi spesso piu` calibrati su dischi che le riviste salutano come capolavori e che in realta` sono nella media o persino mediocri.
Francamente, le critiche piu` utili me le hanno fatte i lettori. I lettori hanno davvero letto i miei libri, e sono davvero competenti di musica rock, e, ahime`, ci hanno trovato errori e lacune che sarei lieto di poter correggere.
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Ho letto che il critico X ha un'opinione diversa dalla tua...

L'ultima cosa che mi stupisce e` che qualcuno, critico o lettore, abbia un'opinione diversa dalla mia. Il critico che hai letto e` certamente competente e avra` le sue ragioni per scrivere cio` che ha scritto.

Nella stragrande maggioranza dei casi queste lettere si riferiscono al fatto che io ho parlato "male" di un gruppo o un disco di cui un altro critico ha parlato "bene". Vi consiglio di fare una piccola statistica prima di decidere che io e quel critico abbiamo opinioni diametralmente diverse: di quanti musicisti/dischi lui parla bene? Se lui parla bene del 90% dei musicisti/dischi e io soltanto del 10%, forse la differenza e` semplicemente di vocabolario. Se lui ha dato nove a un disco, e otto a tutti gli altri, e io ho dato sette a quel disco e sei a tutti gli altri, in realta` abbiamo dato gli stessi voti. Se lui ha scritto che X e` il migliore di un certo genere, e io ho scritto che X e` decoroso e gli altri del genere sono indecorosi, in realta` abbiamo dato lo stesso giudizio. Semplicemente l'abbiamo detto con parole diverse. Se lui ha dato lo stesso giudizio a X e ad altri cento, beh, allora devi prima chiedergli quale sia la differenza fra X e gli altri cento prima di poter confrontare con il giudizio che ho dato io ad X.

Spero ti sia chiaro che in se` il fatto di aver trovato mille critici che parlano bene di un certo disco non vuol dire molto: ne puoi trovare mille per ogni disco pubblicato nella storia del rock. Anzi, quelli che ne parlano bene sono sempre in netta maggioranza rispetto a coloro che ne parlano male (oserei dire che siamo in meno di dieci in tutto il mondo a parlare male di cosi` tanti dischi). Quindi per qualsiasi disco tu puoi sempre trovare molti, numerosissimi, critici che ne hanno parlato bene. Decidi tu se tutti i dischi pubblicati nella storia del rock sono dei capolavori.

Devi scegliere un critico che a tuo avvisa rappresenta piu` o meno cio` che a te interessa seguire e fidarti di quello. Se ti fidi della maggioranza dei critici, finirai per ascoltare tutto di tutto, e alla fine, per ragioni di tempo, finirai per privilegiare soltanto i musicisti piu` pubblicizzati, che, per definizione, sono in genere quelli che ricevono il massimo numero di elogi.

In generale, mi irrita un po' che la gente scriva a me per chiedermi "perche' non parli bene di X come ne parla il critico C". Mi sembra curioso che la gente non scriva a quel critico chiedendogli "perche' non parli male di X come ne parla pieroscaruffi?" E` come dare per scontato che bisogna parlare bene di tutti, e l'anomalia consiste nell'averne parlato male, non nell'averne parlato bene. Non lamentatevi poi se i critici tendono a parlar bene di tutti: sono i lettori a volerlo.

Vorrei anche precisare che, forse, attribuisci uno status "mitico" al critico di musica rock, uno status che e` un po' esagerato. Il critico letterario e quello cinematografico tendono a essere un attimino piu` preparati e seri nella loro professione. Secondo me tu sei un critico di musica rock, cosi` come quasi tutti quelli che stanno leggendo queste righe. La differenza fra chi scrive di musica rock e chi legge e` veramente soltanto quella: che alcuni, come me, scrivono, e altri hanno di meglio da fare nella vita che scrivere. (Volendo fare i maligni, i critici rock ricevono anche le "veline" dalle case discografiche che "suggeriscono" loro come recensire i dischi, e cio` spiega perche' tante recensioni si assomigliano).
Critici rock ce ne sono milioni. E` un po' scorretto considerare "critico" quello che ha un amico alla rivista che gli lascia pubblicare le sue recensioni (spesso senza pagarlo) e non quell'altro che e` altrettanto competente ma non ha voglia o non puo` pubblicare le proprie opinioni. Il parere del "critico" che stai citando vale, insomma, quanto quello di tanti tuoi amici (e probabilmente di te stesso) che ascoltano molta musica.

Ci sono certamente anche differenze ideologiche. I critici che parlano male della mia Storia del Rock sono spesso quelli che privilegiano le star. E` chiaro che, se ritieni Elvis Presley, i Beatles e David Bowie grandi musicisti, non troverai molto di tuo gradimento nella mia Storia del Rock, che privilegia invece i fenomeni "alternativi". Quando un critico parla "male" della mia Storia del Rock lo fa quasi sempre riferendosi a una star, raramente a Roy Montgomery o ai Monks, e sospetto perche' non gli importa molto di chi siano Roy Montgomery e i Monks. Sospetto abbia letto "soltanto" le pagine dedicate alle star, ovvero l'uno per cento, e su quello verta il suo dissenso.

Sta diventando di moda sostenere "apprezzo sia gli uni sia gli altri", come se apprezzare Captain Beefheart costituisca un alibi per canticchiare i Beatles. Io continuo a pensare, invece, che l'arte e il commercio abbiano poco in comune, ma so di essere in minoranza.

Dulcis in fundo, e` da trent'anni che gran parte delle mie opinioni vengono considerate "controverse" (il termine usato piu` spesso e` "assurde"). Dopo qualche anno molte di quelle opinioni "assurde" sono state accettate e sono anzi diventate delle banalita`. Fatto che, ovviamente, non mi induce a cambiare quelle di oggi soltanto perche' qualcuno (critico o meno) dissente.

L'autorevole critico X

La parola "autorevole" viene quasi sempre usata per indicare un critica che la pensa come chi scrive. Quindi sospetto che anche per te "autorevole" significhi semplicemente "la pensa come me". La prima volta che lui la pensa diversamente da te, temo che quel critico smettera` di essere autorevole. Sarebbe piu` onesto scrivere semplicemente "io penso che".

Il critico X parla bene di un disco/musicista di cui tu parli male...

Molti critici sono piu` educati di me e non usano parole severe nei confronti dei dischi che "piacciono di meno" (siamo educati). Io tendo a "stroncarli" quando non li ritengo validi. Prima di assumere che loro hanno espresso un parere diametralmente opposto al mio, dovresti fare una media campionata dei termini che usano loro e di quelli che uso io. Un "fa pena" espresso da me equivale a un "non e` cosi` male" del mio amico Dario e a un "buono buono" del mio amico Vincenzo. Dario dice "wow" quando il disco gli piace e Vincenzo dice "questo vale davvero la pena" quando gli piace. Devi prima uniformare il vocabolario. Stesso discorso sui voti: il 7/10 di pieroscaruffi che di quei voti ne da` pochi equivale al 10/10 (o cinque stellette) di altri critici. Chissa` che alla fine non abbiamo espresso la stessa opinione, semplicemente con parole e numeri diversi. (Se non si fosse capito, questa e` la mia esperienza: quando parlo con un collega che tende a essere piu` generoso di me, raramente riscontriamo reali differenze d'opinione).
Molti sostengono che io abbia stroncato Sgt Pepper dei Beatles, ma un lettore (Mario Camerlo) ha compilato una statistica interessante, chiedendo a cinque critici Italiani un voto da uno a dieci e poi riportandolo alle loro medie mensili: il risultato e` stato che tutti meno uno gli hanno dato 7/10 come me, e uno gli ha dato soltanto 6/10. In compenso, risulto` che per Trout Mask Replica, notoriamente uno dei miei dischi favoriti di sempre, il mio voto era addirittura il piu` basso (ragion per cui cambiai il voto da 8/10 a 9/10, grazie Mario).
Dovresti anche fare un'altra media: quanti dischi il critico X ridimensiona dopo un anno. Ci sono infiniti "capolavori" che l'anno dopo sono diventati dischi "deludenti".
Proverei anche a contare quanti dischi ti consiglia di comprare il critico X in un anno. Se sono piu` di venti, mi insospettirei. Neppure la classica produce venti capolavori all'anno.
(L'oggetto di queste mail e` spesso un musicista molto famoso, di cui e` difficile parlar male senza offendere la casa discografica che manda i dischi gratis ai critici musicali. Sara` una coincidenza, ma non mi e` mai arrivata una lettera di questo genere relativa al fatto che un critico ha parlato bene di un disco dei Dead C o degli Engine Kid di cui io ho parlato male, eppure lo faccio spesso).

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Nei tuoi giudizi sui vari artisti ho trovato una grande attenzione all'aspetto della melodia, ma non altrettanto riguardo ai testi delle canzoni.

Tendo a dare piu` risalto alle musiche perche' generalmente (Dylan e` un buon esempio) sono quelle che durano di piu` nel tempo. Non so quanti oggi si ascoltino Masters Of War, che pure commosse un'intera generazione. Grande testo per quegli anni, ma oggi la canzone fa semplicemente annoiare. Soltanto i grandi poeti riescono a scrivere testi che durano nel tempo, e temo che la musica rock ne vanti pochi.
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Perche' sei cosi` severo? Mi sembra che parli male di tutti.

(Prima di tutto, tu hai letto le mie schede di Smiths e U2: se avessi letto quelle di Gallon Drunk, Eat Static e Pram, per citare altri gruppi britannici, forse ti sarei sembrato meno severo).
La risposta piu` breve e` che l'esperienza mi ha insegnato a essere severo: fra dieci anni saranno pochissimi i dischi di cui aumentero` i voti, saranno tantissimi quelli di cui abbassero` i voti. Vale per tutti i critici musicali del mondo, e penso che valga anche per te. La stragrande maggioranza dei dischi che oggi consideri "capolavori" fra qualche anno (non qualche secolo) ti sembreranno semplicemente noiosi. Preferisco essere severo oggi che dover cambiare troppi voti domani.
Se qualcuno a questo mondo e' interessato ai miei giudizi, sospetto anche che lo sia perche' "parlo male di tutti". Se parlassi bene di tutti, sospetto che nessuno sarebbe interessato ai miei giudizi. Parlare bene di tutti serve a mantenere buoni rapporti con le case discografiche, i distributori, i musicisti stessi. Parlare male di tutti serve a far risparmiare soldi agli ascoltatori.
Il mio obiettivo primario e` quello di trattare la musica rock (e cosi' il cinema) come un'arte maggiore, in cui soltanto chi ha fatto qualcosa di veramente saliente e originale e' degno di essere considerato un artista importante. In tutta la letteratura italiana non c'e' un solo scrittore di cui parlerei bene incondizionatamente. Ce ne sono soltanto tre (Dante, Leopardi, Montale) di cui parlerei molto bene, e altri tre (Ariosto, Svevo, Pirandello) di cui parlerei prevalentemente bene. Non vedo perche' dovrei parlare incondizionatamente bene di un musicista rock se parlo bene soltanto di sei scrittori italiani. La ragione per cui un critico di musica classica si mette a ridere quando qualcuno gli chiede di ascoltare un "capolavoro" di musica rock e' perche' di tali capolavori ce ne sono migliaia. Ce ne fossero soltanto dieci, penso che se li ascolterebbe con attenzione. Se poi questo mio criterio serve anche a far risparmiare soldi ai miei lettori, tanto meglio.
Chi si compro` tutti i dischi dei Moody Blues o tutti i dischi di country-rock o tutti i dischi di brit-pop deve maledire tanti critici, ma non me. Chi si e' fidato dei miei giudizi si e' comprato soltanto un disco di country-rock, un best dei Moody Blues e un paio di dischi di brit-pop. Si puo' discutere sulla bonta' delle mie opinioni, ma non sulla bonta' dei risultati finanziari. :-)
Una volta ho visto che in un newsgroup qualcuno scrivere "persino piero scaruffi gli ha dato un 8". Secondo te se avesse scritto "persino X gli ha dato un 8", dove X e' il critico che ha parlato bene di tutti i dischi dei Moody BLues, di tutti i dischi del country-rock e di tutti i dischi del brit-pop (al di la` della bravura del critico), quella frase avrebbe lo stesso significato?
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Hai dato un voto troppo basso a...

I voti di un critico sono relativi a tutti gli altri voti che quel critico da`. Un 6 non significa nulla se non lo rapporti a tutti gli altri 6 che ho dato: un 6 significa che quel disco e` tanto consigliato da me quanto tutti gli altri dischi a cui ho dato 6. Un critico che da` 9 a quel disco, ma da` 9 anche a Britney Spears, gli ha dato in realta` un voto piu` basso del mio.

Un 7/10 significa semplicemente che il disco e` migliore di quelli a cui ho dato 6/10. Etc. Scrivermi per dire "questo disco merita 7" non significa nulla: un 7 nella tua scala non e` un 7 nella mia scala.

I tuoi voti sono troppo bassi rispetto a quelli degli altri critici. Un critico ha dato 8/10 a un disco a cui tu hai dato un 6/10...
Presta attenzione alle medie e al significato di quegli 8: molti critici danno un 8 a significare "mi e` piaciuto". Naturalmente se ne danno una dozzina al mese non si aspettano che tu li compri tutti. Il mio 8 significa "disco da comprare subito", e quindi cerco di darne uno o due al massimo tre al mese, e ci sono mesi in cui non ascolto nessun disco di cui consiglio l'acquisto immediato. Il mio 9 significa che e` uno dei dischi che consiglio agli appassionati di classica e di jazz quando mi chiedono "consigliami dieci dischi di musica rock dalle origini a oggi". E, per definizione, non ce ne dovrebbero essere piu` di dieci. Un critico che ha dato molti 9 nella sua carriera da' ovviamente un significato diverso. Il 10 me lo riservo per il primo disco di musica rock che mettero` insieme ai capolavori della classica e del jazz.

Nella mia scala, ben pochi musicisti hanno fatto piu` di tre dischi che valgono 7/10. Nella scala di qualcun altro, tutti i musicisti hanno fatto almeno tre dischi che valgono 7/10. Semplicemente sono scale diverse.

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La stragrande maggioranza della critica mondiale...

Prima di tutto. La stragrande maggioranza della critica mondiale ignoro` il primo disco dei Velvet Underground, "Rock Bottom" di Robert Wyatt, tutti i dischi di Neu, Can, Faust, e gran parte dei dischi che sono nei primi posti delle mie classifiche. La stragrande maggioranza della critica mondiale non conosce tuttora Tim Buckley e ha scoperto Captain Beefheart soltanto da qualche anno. Mi sembra pertanto ovvio che i miei giudizi non collimano con quelli della "stragrande maggioranza della critica mondiale", ieri come oggi come domani. Se ti interessano i giudizi della stragrande maggioranza della critica mondiale, non capisco bene perche' scrivi a me: hai l'imbarazzo della scelta.

Secondo. Nella "stragrande maggioranza" dei casi, frasi di questo tipo non sono per nulla chiare. Prima di usarle uno dovrebbe essere certo di aver fatto una statistica delle riviste piu` importanti del mondo. Spesso la "stragrande maggioranza della critica mondiale" significa "le due riviste di musica che leggo". Con tutto il rispetto per quelle riviste, non rappresentano necessariamente il pensiero della "stragrande maggioranza della critica mondiale". (Le riviste che ritengo piu` autorevoli sono elencate al fondo di questa pagina).
Attenzione poi a usare riviste che ogni tanto parlano anche male dei dischi. Molte riviste parlano bene di quasi tutti i dischi. Molti libri parlano bene di tutti i musicisti. Quei giudizi positivi, ovviamente, non valgono molto, perche' lo stesso discorso potreste farlo per qualunque altro musicista del mondo, i cui dischi sono stati altrettanto elogiati da quelle riviste e da quei libri. C'e` una grossa differenza fra un critico che promuove pochissimi dischi come capolavori e un critico che promuove molti dischi come capolavori. Paragonare i giudizi dei due e` come paragonare le finanze di Bill Gates e quelle di un operaio della Fiat.
Dulcis in fundo, io ricevo davvero la "stragrande maggioranza" delle riviste autorevoli del settore, perche' me le mandano gratis, e ho un archivio ordinato per elenco alfabetico che ha pochi rivali al mondo. Quindi io so davvero cosa scrive la "stragrande maggioranza della critica mondiale". Credo che, se tu potessi spulciare il mio archivio, diventeresti uno di quelli che mi accusa di seguire la maggioranza... una delle critiche a cui infatti non ho mai obiettato. I miei giudizi sono molto piu` banali di quanto pensi, se prendi in considerazione una classe critica meno "maggioritaria" (non quelli che parlano bene di tutti o che non hanno molta dimestichezza con la storia del rock).

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I tuoi libri non citano nessuna fonte. Da che fonti hai attinto? E ci sono fonti da cui hai attinto palesemente? I maligni dicono che copi da altri critici.

La bibliografia venne tolta per decisione dell'editore, non mia (mancanza di spazio). La trovi comunque, debitamente integrata, su questo website. Molte riviste costituirono un'altra preziosa fonte di informazioni. Per il quarto volume, a cui ti riferisci, Creem e Trouser Press furono di gran lunga piu` importanti dei libri, visto che di libri sulla musica degli anni '80 non ce n'erano. Per i primi tre volumi avrei voluto anche ringraziare tutti coloro che mi avevano fornito informazioni di prima mano, in gran parte musicisti o amici di musicisti, ma quei volumi erano gia` troppo lunghi e si dovettero omettere tutte le appendici. Fra il 1985 e il 1995 (prima che diventasse il centro commerciale che e` oggi) l'Internet e` stata di gran lunga la mia fonte principale d'informazione (sia i newsgroup sia gli archivi ftp). In anni recenti certamente la fonte principale e` stata ed e` (nel bene e nel male) quella delle case discografiche e dei musicisti. Quasi tutte le biografie e discografie vengono da loro.
Non so se "copio" da altri critici. Credo che i miei libri rappresentino una media ponderata di cio` che pensa la critica internazionale (chiaramente mi riferisco alla critica internazionale che ritengo piu` valida). Sono stato certamente influenzato dai grandi critici di tutto il mondo, a partire dal nostrano Riccardo Bertoncelli per arrivare all'Ira Robbins che ha praticamente inventato la critica moderna. Non conoscevo invece, fino a qualche anno fa, Lester Bangs: sono stati i lettori a farmi notare che i nostri giudizi sono simili.
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Sei bravo soltanto a criticare.

Il "sei bravo soltanto a criticare" ovviamente lo riferisci ai musicisti molto pubblicizzati a cui io non ho dato i voti che i loro responsabili marketing vorrebbero vedere. Quel "siete bravi solo a criticare" ovviamente non lo riferisci a nessuno dei dischi che sono in testa alle mie classifiche, no? Anzi, forse non lo puoi riferire a nessuno dei 400/500 complessi che sono stati nei miei top20 di ciascun anno (40 anni moltiplicato 20 = 800). Quindi qualifica il tuo "sei bravo solo a criticare". Volevi dire "sei bravo a criticare i dischi sopravvalutati". Si`, spero di esserlo (non sono sicuro di esserlo, ma spero). Non hai scritto l'altra meta`: "sei bravo a esaltare i dischi sottovalutati". Per essere obiettivo, dovevi aggiungere anche quella frase. Altrimenti sembra che stronco tutti i dischi del mondo, fatto che ovviamente non e` vero.

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Giudichi la musica, ma non "vivi" la musica. Le tue recensioni non hanno passione... non c'e` emozione, solo freddo raziocinio.

Assolutamente. Spero che sia cosi` (molti hanno scritto il contrario). Non provo simpatia per nessun musicista rock, e non provo simpatia per la musica rock in generale. Non ho favoriti. Hendrix era un grande chitarrista, ma nessun suo disco mi pare un capolavoro, e molti suoi dischi sono di infima qualita`. I Rolling Stones sono probabilmente il massimo complesso di musica rock di tutti i tempi, ma ho dato 8 soltanto a uno dei loro dischi, nessun 9 e tante insufficienze. La maggioranza dei dischi Frank Zappa se li poteva risparmiare. Bob Dylan come poeta non vale gran che'. I Doors hanno fatto soltanto due dischi che vale davvero la pena di ascoltare. E sto citando soltanto i massimi. Proprio non nutro nessun affetto per la musica rock. Non ci sono cresciuto e non mi ci riconosco. Non ho ricordi d'infanzia o adolescenza legati a questo o quel disco. Se un disco mi sembra originale, scrivo cosi`. Se mi sembra mediocre, scrivo cosi`.
Vedi anche la risposta successiva.
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Nella tua Storia del Rock ti sei lasciato troppo condizionare dalla tua passione per la musica... Come ha scritto Feltrinelli, la tua e` una storia molto "appassionata"...

Vedi la risposta precedente. Mettetevi d'accordo.
(Sospetto che dipenda semplicemente da cosa leggete di mio. Se leggete testi relativi a musicisti che ritengo eccellenti, vi fate l'impressione che sono troppo passionale. Se leggete testi relativi a musicisti che ritengo mediocri, vi fate l'impressione che sono troppo razionale. E, naturalmente, un altro fattore fondamentale e` se io la penso come te o meno: se non la penso come te, ci deve essere per forza qualcosa di sbagliato nella mia psiche.)
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Nessuno la pensa come te.

Se pensi che scrivo cio` che scrivo per attirare lettori, sei folle: mi sembra ovvio che scriverei ben altro. Chi non gradisce cio` che scrivo non mi legga: e` l'ultima cosa che mi turba il sonno.
Mi turba il sonno pensare ai 400 dischi che giaccono sulla mia scrivania perche' non ho ancora avuto il tempo di ascoltarli, e fra cui magari c'e` qualche capolavoro. Mi turba il sonno quando qualcuno mi segnala un grande disco che io avevo dimenticato. Non mi turba il sonno che 6 miliardi di persone si irritino per cio` che ho scritto. Il tempo dira`.
Direi comunque che molti la pensano come me... dieci anni dopo. Devi soltanto lasciar passare quei dieci/vent'anni e poi e` impressionante come quasi tutti si mettono a scrivere le stesse cose di Red Crayola, Neu e Velvet Underground, anche quelli che ai tempi li considerarono soltanto rumore o non li considerarono per nulla, ed e` impressionante come quasi tutti si mettono a scrivere che questo o quel complesso celebre ai tempi era in realta` una moda effimera, anche quelli che salutarono ogni loro disco come un capolavoro.
(Per inciso, lettori piu` avveduti hanno scritto che io avrei "copiato" da altri: forse non e` del tutto vero che "nessuno la pensa come me").

I tuoi giudizi si basano soltanto su personalissimi gusti.

No, spero che non sia soltanto basato su personalissimi gusti. Dovrebbe essere basato su un'analisi dettagliata dell'opera e del musicista di cui parlo, e su una vasta conoscenza musicale. I miei giudizi sono sempre relativi a un'intera arte, se non a un'intera civilta`.

I gusti "personalissimi" sono di coloro che esprimono giudizi basati su un'analisi superficiale e su una scarsa conoscenza musicale.

(Secondo me cio` che volevi dire e` che i miei giudizi sono "diversi" da quelli della maggioranza di chi ascolta musica rock, fatto banale su cui ovviamente concordo. Adesso decidi tu se sono i miei giudizi o quelli della maggioranza a essere dovuti a un'analisi superficiale).

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Stroncature dei miei libri

La mia "Storia del Rock" fu un progetto piu` ambizioso di quanto pensassi quando la scrissi. Venne recensita letteralmente da tutti: riviste specializzate, quotidiani, settimanali, rotocalchi. La maggioranza delle recensioni furono positive. Cito di sotto le uniche stroncature di cui sono a conoscenza.


Quella che piu` mi turbo` fu firmata da Vittore Baroni, pubblicata da "Rockerilla". Reputo Baroni un grande critico rock a livello internazionale. Baroni liquido` il mio libro con l'epiteto "un concentrato di madornali imprecisioni". E aveva ragioni da vendere. Il "dettaglio" non e` mai stato il mio forte. Sbagliai nomi, date, titoli, soprattutto nei volumi che non si avvalsero del lavoro di revisione del primo.
Una rivista chiamata (se non erro) "Velvet" pubblico` una sterminata stroncatura in cui venivo dipinto come fanatico cattolico, comunista, nazista, etc, praticamente tutto lo spettro ideologico (capita quando uno esprime opinioni indipendenti). Si adiro` parecchio perche' avevo dedicato piu` spazio ai Queen che ai Flamin' Groovies, e perche' avevo dedicato una pagina a Cat Stevens. (Le giurie che in quegli anni mi assegnarono sette premi nazionali di poesia si vergognino perche' quell'articolo faceva anche notare come io non sapessi scrivere in italiano).
Una dozzina di recensioni pubblicate su riviste non musicali sono altrettanto curiose, perche' meta` mi prendono per marxista e meta` per reazionario. (Questa mania latina di dover per forza appartenere a un partito...) (Lo stesso capita ancora con le lettere dei lettori italiani, meta` dei quali mi ritengono di destra e meta` di sinistra, retaggio forse di cinquant'anni di risse al bar fra Camilli e Don Pepponi).
Sul "Mucchio Selvaggio" lessi due recensioni del mio libro. Nella prima, tutto sommato positiva, il fatto buffo e` che venivo trattato come un volenteroso e promettente debuttante (scrivevo su tante fanzine americane, e in particolare su "Option", la rivista che, credo, invento` la stampa indipendente degli anni '80).
Nella seconda il mio libro veniva definito un "gioco" in cui avevo assemblato schede a casaccio senza saper bene di cosa parlavo e con giudizi lapidari. A leggere quella recensione uno si immagina che le miei analisi fossero brevissime e superficiali (altri sostenevano che erano logorroiche). La recensione faceva anche i conti di quanti dischi avrei ascoltato, concludendo che sarebbe impossibile. (La matematica era pero` quantomeno curiosa e spero vivamente che il critico medio ne abbia ascoltati molti di piu` di me).
I lettori mi dicono che il Mucchio Selvaggio ha poi talvolta "usato" frasi dei miei libri, senza citarne la fonte. La cosa, lungi dal dispiacermi, mi lusinga.
Su "Rumore" vidi soltanto la recensione di uno degli ultimi volumi. Il recensore scherniva il fatto che io avessi parlato di tanti complessi "sconosciuti" (temo che si riferisse a gente come Husker Du e Replacements), come se l'avessi fatto per vantarmi di leggere le fanzine piu` oscure (credo invece di aver trattato soltanto i complessi di cui in quegli anni parlavano le riviste maggiori, trascurando tanti di cui, ahime`, parlavano soltanto le fanzine piu` competenti).
Il giudizio piu` severo lo diede pero` Riccardo Bertoncelli, che era stato il padrino e mecenate dell'opera. Secondo me a Bertoncelli non piacque il poco (molto poco) che lesse. Gli piacque l'indice.
Come dicevo, gran parte delle recensioni della mia Storia del Rock furono positive. Non se la prendano coloro che parlarono bene dei miei libri se non li cito qui. Assumo che chi perde tempo a leggere questa pagina abbia apprezzato i miei libri (altrimenti non ha veramente nulla da fare, se va a leggersi persino le critiche ai libri che non gli interessano), e che pertanto sia piu` interessato alle critiche che ai complimenti.
Una quantita` di lettori mi segnala che questa o quella rivista, questo o quel critico, con il passare del tempo ha adottato i miei giudizi nonostante ai tempi li avesse criticati (in certi casi squartati vivi) o ignorati. Lungi dal dispiacermi, mi fa piacere. Non scrivo libri per fare le gare a chi vince, ma per diffondere informazione. Mi state dicendo che i miei libri sono stati utili a qualcuno.
Declino i complimenti: ripeto sempre che quelle non erano soltanto le "mie" opinioni, ma le opinioni di un'intera classe critica, e, per l'ennesima volta, io ero per lo piu` all'oscuro che quelle opinioni avrebbero suscitato tanto scalpore in Italia. Io pensavo (e penso ancora) di scrivere banalita`. Con il passare degli anni penso che molti si rendano conto che, in effetti, molte di quelle opinioni "controverse" (sul rock tedesco, su Captain Beefheart, su Tim Buckley, su Brian Eno, sugli Slint, sui Royal Trux, o, in negativo, sul Brit-pop, sul grunge, sulla psichedelia, sul folk europeo, su quello che e`) erano davvero banalita`.
Personalmente, penso quanto segue dei sei volumi della mia storia del rock:
  • Il primo volume ha il grande merito di aver scritto cio` che tutti sanno ma tutti hanno paura di scrivere: che Presley e i Beatles sono i personaggi (non chiamiamoli "musicisti") piu` sopravvalutati del secolo. Quei giudizi erano la logica conseguenza dell'assunto: trattare il rock come arte maggiore, non come fenomeno di costume (difetto di chi c'era cresciuto), non come fenomeno marketing (difetto di chi conosce soltanto le classifiche di vendita) e non come fenomeno mitologico (difetto di chi si immedesima nei personaggi). Ciascun capitolo offre un'introduzione socio-storica che mancava (e manca ancora) a quasi tutte le storie del rock, e credo sia un valore non indifferente per capire le origini della musica. Rimane forse il migliore dei sei volumi.
  • Il secondo volume ha il difetto di "mitologizzare" gli eroi del periodo classico, che e` proprio cio` che mi ero proposto di "non" fare. E` anche scritto da un poeta, non da un critico, e pertanto di difficile digestione (erano gli anni in cui stavo finendo il Dialogo degli Amanti). Bertoncelli fu l'influenza maggiore su questo libro. Questo volume ha il pregio di fornire le prime analisi dettagliate dei dischi di Captain Beefheart, Tim Buckley e tanti altri grandi misconosciuti (Bertoncelli e altri all'estero ne avevano gia` parlato ma senza entrare troppo nel dettaglio).
  • Il terzo volume e` scritto da un critico, non da un poeta, e pertanto manca di passione. Le schede mi sembrano le piu` obiettive dopo quelle del sesto volume (tragicamente, nel rock "obiettivo" spesso significa "severo"). Il capitolo sul rock tedesco sembra una banalita` oggi ma per quanto ne so quella fu la prima storia del rock a dedicare un capitolo intero al rock tedesco. E quel volume venne pubblicato molti anni prima che iniziasse la riscoperta.
  • Il quarto volume e` quello che mi piace di meno, ma e` anche quello che mi costo` lo sforzo maggiore. Non esisteva letteralmente nessun precedente a cui ispirarsi. L'indice lo dovetti creare io. La selezione dei gruppi da inserire la dovetti creare io. Posso vantarmi che oggi quell'indice sembri banale. (Per i volumi precedenti esistevano ovviamente decine di storie del rock a cui ispirarsi per decidere di chi parlare e come organizzare i capitoli).
  • Il quinto e sesto volume sono i meglio scritti e professionali, ma anche quelli in cui ho perso la mia abilita` nello scrivere "indici". Sono anche i piu` obiettivi della serie, nel senso che ho usato lo stesso metro per tutti (come scritto e riscritto, nel sesto volume ci sono molte piu` stroncature perche' dal quinto tolsi, per ragioni di spazio, molti musicisti di cui avrei parlato male, mentre nel sesto rimasero tutti).
  • Il quarto e il quinto volume esercitarono una notevole influenza in Italia perche' presentarono decine di grandi musicisti che in Italia erano poco conosciuti (del fatto io ero piu` o meno ignaro, vivendo ormai da molti anni in USA). Credo sia anche la ragione per cui alcune riviste specializzate furono piu` severe con gli ultimi volumi, che presentavano una storia del rock completamente diversa da quello che uno leggeva sulle riviste italiane (involontariamente, mi inimicai tutto il settore).
  • Il sesto volume ha il pregio di presentare diversi capitoli dedicati ai paesi non anglosassoni. Nella prefazione scrissi che il rock era sempre meno un fatto britannico e sempre piu` un fatto internazionale. Basta spulciare una qualsiasi rivista (italiana o meno) per rendersi conto di quanto questo fenomeno sia reale. Di capitoli sul rock neozelandese, australiano, giapponese, scandinavo, etc non ne avevo visti in nessun'altra storia del rock. (Di primo acchito molti si lessero soltanto i capitoli sul Brit-pop, che era il fenomeno in realta` meno significativo. Credo che poco alla volta i lettori abbiano scoperto anche gli altri capitoli, e abbiano capito che forse c'erano anche Autechre e Pram, nonche' altre 160 nazioni oltre alla Gran Bretagna, e che forse il Brit-pop era proprio l'unica cosa da non ascoltare).
  • Cio` che non mi piace degli ultimi due volumi e` lo stile troppo asettico, manco fossero trattati di scienza cognitiva. E poi un eccesso di nomi e di date (forse inconsciamente per rimediare alla critica di Baroni).
    E` una coincidenza che i sei volumi della Storia del Rock siano scritti in sei stili completamente diversi. C'e` chi ha sospettato che siano stati scritti da sei persone diverse: sono rimasto stupefatto nel leggere analisi dettagliate delle dialettiche e persino delle psicologie di quelle presunte "sei persone". Per favore, teniamo i piedi per terra: si tratta soltanto di una Storia del Rock. Scritta da una sola persona (io) nell'arco di tanti anni. Ogni volume riflette come quella persona era negli anni in cui lo scrisse. Tutto qui.