Robert Ashley (Ann Arbor, Michigan, 1930),
active between
Ann Arbor (site of the "ONCE" festival) and the Mills College,
coined a new form of opera, that relied on layers of trivial
verbal events to create meaning. It was more "sound verite`" than "stream of
consciousness", because its source was the accidents of life, not the organic
working of a particular psyche. Ashley's operas are garbage cans full of
debris, but "revealing" debris, debris that contain clues about people's lives.
Melancholy conversational operas for voice and electronics such as
Automatic Writing (1979) and Perfect Lives (1983) seems obsessive
analyses of urban alienation. The music is a sophisticated
flow of unassuming melodies that borrow from centuries of musical repertory.
The atmosphere retains something of the angst of expressionist drama, but the
prevailing feeling of spleen and resignation are almost antithetic to the
"shout" of expressionism.
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Robert Ashley (nato ad Ann Arbor, Michigan, nel 1930) e' uno dei padri fondatori della nuova musica.
Studiato piano a New York al principio degli anni Cinquanta, si era poi
trasferito all'Universita' del Michigan, dove la Bell aveva stabilito un
laboratorio di ricerca sul parlato. Mentre studiava psico-acustica, Ashley
approfittava delle apparecchiature elettroniche del laboratorio per fare della
musica d'avanguardia.
L'incontro (1957) con Gordon Mumma e con lo scultore Milton Cohen, nella cui
soffitta di Ann Arbor si svolgevano gia' concerti elettronici, fu determinante.
Per sette anni lo studio di Cohen fu il loro auditorium. Insieme Mumma e
Ashley (e Harold Borkin, architetto delle proiezioni) si costruivano i loro
strumenti e gli impianti elettronici di cui avevano bisogno.
Nel 1960 battezzarono la loro attivita' "Space Theatre", aggiungendo
ballerini e cantanti. Quell'anno il Centro di Arti Drammatiche dell'Universita',
dedito a piece sperimentali, decise di indire un festival di performance,
chiamato "Once", per promuovere l'integrazione delle arti.
Organizzato da Roger Reynolds, Mumma ed altri, negli anni successivi il festival
divenne un punto di riferimento fondamentale per la musica d'avanguaria.
Molti degli organizzatori non erano musicisti e i musicisti,
a loro volta, finirono per essere sempre piu' coinvolti nel teatro.
La Sonic Arts Union nacque quando al gruppo originale si aggiunsero Gene
Tyranny, David Behrman e Alvin Lucier.
Poi Ashley si trasferi' a San Francisco, al Mills College
fondato e poi abbandonato da Subotnick e Oliveros. Ashley lo trasformo' in
un centro pubblico di musica elettronica resuscitando il vecchio
"Tape Music Center". In sostanza si trattava di venire incontro ai
molti musicisti che erano troppo poveri per acquistare un sintetizzatore
e le costose apparecchiature di cui avevano bisogno, mettendo
a loro disposizione gratis un parco notevole di strumenti.
Per lo Once Ashley aveva composto musica nel modo convenzionale dell'avanguardia
europea. In particolare In Memoriam (1963), la sua prima
"opera",
raccolta su Music From The Once Festival (Advance, 1964),
consta di quattro pezzi dedicati
ad altrettanti personaggi dell'antichita' americana: la sinfonia
Crazy Horse (1964), un concerto, un quartetto e un'opera.
Molti pezzi erano puramente elettronici: Fourth Of July (1960),
Something (1961),
Detroit Divided (1962),
Complete With Heat (1962), for small orchestra and tape,
Kitty Hawk (1964),
Untitled Mixes (1965),
Night Train (1966),
The Trial (1968),
Purposeful Lady Slow Afternoon (1968),
Illusion Models (1970).
Altri erano colonne sonore di pezzi teatrali o cinematografici:
The Image In Time (1957),
The Bottleman (1960),
Jenny And The Poet (1964),
My May (1965),
Overdirve (1968),
Portraits (1969),
Battery Davis (1970).
Nel frattempo Ashley, sulla falsariga di Cage, studiava il pubblico e la parola.
Per il primo aveva composto Public Opinions (1961), usandolo come
esecutore ignaro, e per la seconda aveva registrato
Wolfman (ESP, 1965)
per voce, suoni d'ambiente e nastro (l'amplificazione e' prossima al livello
di feedback in modo tale che il performer, parlando molto vicino al microfono,
possa improvvisare i feedback), e She Was A Visitor (1967) per venti
coristi duplicati quattro volte.
Nel 1967 comincio' ad ampliare i propri orizzonti con l'opera
That Morning Thing di 75 minuti, che contiene monologhi filtrati su un
sottofondo di suoni innaturali. Segui' In Sara (1972), per
interazioni fra voce (Ashley) ed elettronica (Paul Demarinis), raccolto su
In Sara... (Cramps, 1973), un'altra "opera" il cui arcano sviluppo
(il testo e` un libro di poesia criptica che ispira a sua volta il modo in
cui le parti di sintetizzatore sono state organizzate) si presta per una
malinconica rappresentazione dell'alienazione nella metropoli.
Furono brani che favorirono la rinascita dell'opera all'interno dei
movimenti d'avanguardia.
Robert Ashley (Alga Marghen, 1999) comprises
String Quartet Describing the Motions of Large Real Bodies (1972)
and How Can I Tell the Difference (1974).
His progression towards a new form of opera continued with
14-hour video "opera" Music With Roots In The Aether (1975), which is
actually composed of seven two-hour documentaries, each of which contains an
interview with a composer (Pauline Oliveros, David Behrman, Alvin Lucier,
Gordon Mumma, Terry Riley, Philip Glass and Ashley himself) and a work performed by that composer.
Ashley giunse cosi' alle realizzazioni imponenti della maturita', a partire
dalla radiotelevisiva
Automatic Writing (Lovely, 1979)
per circuiti elettrici e voce
recitante. In un pullulare di rumori sconnessi, vagamente metallici,
estremamente deboli, quasi impercettibili, il dialogo fra un bisbiglio femminile
in francese e una voce maschile che emette solo monosillabi gutturali viene
accompagnato in sottofondo da un juke-box che suona boogie-woogie e da un organo
religioso, entrambi in sordina. Ashley ricorre inoltre a un espediente per
amplificare gli impercettibili movimenti della bocca (lingua, labbra,
respiro) che fanno parte del "parlare", in modo che questi "rumori", normalmente
ignorati, vengano portati in primo piano e si mescolino con il testo e con la
musica.
Tutti i suoni sono debolissimi e deformati, in modo tale che il flusso risulti
languido e anemico fino alla nevrosi, all'allucinazione, all'annichilazione
dei sentimenti.
L'universo
di Ashley e' freddo e meccanico, privo di scopo. Le conversazioni sono
monologhi di "scrittura automatica" che procedono per associazioni mentali,
qualcosa che sta al confine fra il dialogo fra pazzi in un istituto psichiatrico
e un conciliabolo di fantasmi al cimitero,
e il paesaggio in cui si svolgono e' un accumulo casuale di oggetti inutili.
Il concetto di opera ashleyiana venne sviluppato ulteriormente nel monumentale
melodramma di Perfect Lives (1977-1983) in sette episodi,
concepito come un'opera per la televisione,
i cui primi due episodi comparvero su Private Parts (Lovely, 1977)
in cui il
compositore fonde musica, teatro, poesia, attraverso spezzoni di interviste,
brani di conversazione, e una scarna strumentazione elettronica (synth, piano
e tablas) che esegue musica d'intrattenimento. In Park (1977)
i due protagonisti
sono il "cantante" (che recita senza emozioni) e il pianista di un cocktail
lounge (il "perfect lives lounge").
Backyard (1977), con le percussioni piu' "presenti" e pattern minimalisti piu'
riccamente colorati, e' meno alienante e accenna a un lirismo piu' umano.
Monotoni e tediosi, questi brani sono oppressi da atmosfere psicotiche, ma
in Bar (Lovely, 1981), il quarto episodio,
il cinismo acquista un carattere parodistico e
in Living Room la musica esibisce un cromatismo quasi Glass-iano.
In Music Word Fire (Lovely, 1982), che costituisce il terzo episodio,
culminano le sue ambizioni
di "songwriter": suoni elettronici, testi liberi, armonie vocali pop, ritmi
rock'n'roll sono fusi in maniera raffinata ed armoniosa.
Gli episodi sono poi stati raccolti su Perfect Lives (Lovely, 1983).
Ashley coined a new form of opera, that relies on layers and layers of trivial
verbal events to create meaning. It is more "sound verite`" than "stream of
consciousness", because its source is the accidents of life, not the organic
working of a particular psyche. Ashley's operas are garbage cans full of
debris, but "revealing" debris, debris that contain clues about people's lives.
Atalanta (1984), per tastiere, orchestra
elettronica e tenore italiano,
in parte pubblicata su Atalanta (Lovely, 1986),
revisione moderna della leggenda di Atalanta
e delle tre mele d'oro, esibisce la stessa languida e deprimente cantabilita'
da cocktail lounge (le performance durano fino a nove ore).
Ashley si considera "scrittore di canzoni" piu' che compositore d'avanguardia.
Tutti i suoi pezzi sono, in effetti, vocali. Ma piu' che alla canzone rimandano
a una forma molto deteriorata di melodramma (quello parlato, non l'opera
cantata).
Ashley e' un attore-musicista che si pone in uno stato di trance: la scrittura
automatica, di ascendenza surrealista, e' un delirio nel dormiveglia, un
accumulo disordinato di pensieri, sogni, ricordi; il farnetico acquista il
senso di coscienza del privato, l'esatto opposto degli esperimenti sui media
di Cage, che esploravano piuttosto la sfera del pubblico.
I climi alla "Aspettando Godot" e i labirintici flussi di coscienza
fanno delle opere di Ashley una perfetta colonna sonora delle crisi interiori
del suo tempo.
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