Glenn Branca
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Ascension (1981), 8/10
Symphony 1 (1982), 6.5/10
Symphony 3 (1983), 7.5/10
Symphony 6 (1989), 6/10
Symphony #2 (1992), 6/10
World Upside Down (1992), 6/10
Symphony Nos 8 & 10 (1994), 6/10
Symphony No 9 (1995), 6/10
Symphony No.5 (1997), 7/10
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Reduce da un'esperienza teatrale a Boston, dove aveva studiato recitazione, Glenn Branca (classe 1948) si muove dal 1976 negli ambienti dell'avanguardia newyorkese, in particolare il Kitchen di Rhys Chatham. In quell'ambito Branca fa parte del trio di chitarre di Chatham, fonda il gruppo punk dei Theoretical Girls con Jeff Lohn, il cui materiale verra` raccolto su 1978-1981 (Acute, 2002), suona con i Daily Life di Barbara Ess, e nel 1980 forma gli Static, complesso a sezione ritmica femminile (Barbara Ess alla batteria), con i quali incide il 45 giri My Relationship. Il loro materiale verra` raccolto sull'EP Static (Theoretical, 1984).

Lo stesso anno pubblica sull'EP Lesson N.1 (99Records, 1980 - Acute, 2004) la composizione Dissonance, dodici minuti di paranoia martellante, di chitarre e tastiere scordate, di suspence allucinata, di ritmi incandescenti, e Lesson N.1, trascinante crescendo minimalista in cui gli strumenti (due chitarre, basso, organo e batteria) entrano a intervalli regolari ripetendo all'infinito la stessa frase. Alla danza meccanica condotta dalle chitarre partecipano la batteria di Stephen Wischert, il basso di Frank Schroder, l'organo di Anthony Coleman. In Dissonance, il brano chiave, la chitarra di Branca si comporta come un violino, stridula e frenetica, e le tastiere come campanacci sbatacchiati di quando in quando. Sono questi due strumenti i primi ballerini: alle loro spalle il fondo di radiazione e' costituito prima dalla pulsazione ossessiva del basso e poi dall'orgasmo a mitraglia della batteria, e, in rapida successione, da una vibrazione continua in crescendo di entrambi, da una grandinata sincrona delle chitarre, da una sincope ciclica che si dilata lentamente, da un arpeggio di chitarra e da un ultimo spasimo epilettico della batteria.

Sono due brani stordenti, che contengono in embrione gli sviluppi successivi dell'opera di Branca. Il chitarrista ha inventato una musica da camera per soli strumenti rock in cui tutto cio' che produce suono viene ricondotto alla percussivita' piu' primitiva.

Il nuovo sestetto di Branca, che ripresenta soltanto il batterista Wischert, incide Ascension (99records, 1981 - Acute, 2003). Il brano The Spectacular Comodity abbandona le fredde geometrie degli esordi per una forma piu' astratta di percussivita': inizia con una nota suonata da tutte le chitarre contemporaneamente a intervalli regorali; ogni fendente rimane un attimo nell'aria, con le corde che poco alla volta cominciano a risuonare, ciascuna alla sua frequenza, come astronavi aliene che si scambino messaggi sibilanti; mentre decolla piano piano la pulsazione galoppante di Wischert, il saliscendi delle "voci" chitarristiche culmina in vortici altissimi, il gioco degli incontri e degli scontri, delle addizioni e delle sottrazioni, si consuma in un finale festoso, quasi una tarantella rinascimentale. In Light Field ogni chitarra fa il verso a qualche altra chitarra, in un comico girotondo a ritmo di marcetta.

L'apoteosi del disco e' Ascension, che rimarra' il capolavoro di Branca, dove il thrilling nevrotico e l'horror iper-razionale del suo minimalismo degenerano all'infinito in un mantra cosmico. Le chitarre che salgono in coro vengono a comporre una vibrazione universale, una fosca premonizione di apocalisse, un'ardente preghiera, un ronzio kirana che si perde sotto le grandi arcate celesti. Il suono accelera e si infittisce, passando per limite al continuo. Cupi rombi e voci del profondo vagano nel tintinnio accecante delle chitarre. D'improvviso la batteria prende a colpire con foga e le chitarre si alternano al canto simulando organi e cori da cattedrale. Sotto il frenetico incalzare della batteria la valanga acquista velocita' e precipita verso lo schianto finale.

Il laboratorio di Branca, combinando e ricombinando il suono delle chitarre, e' riuscito a sintetizzare una forma inquietante di minimalismo monolitico, immane e immanente, capace di lambire vertici mistici.

La prima sinfonia di Branca, Symphony 1 (ROIR, 1982), e' orchestrata per chitarre, tastiere, ottoni e percussioni (suonati da personaggi come Barbara Ess, Lee Renaldo, Ned Sublette e Stephen Wischert). Assume sembianze piu' fanfaresche ed etniche per via della moltitudine di strumenti e per il piglio da grancassa della batteria, ma si qualifica ancora come musica di progressioni trascendenti; semmai i contrappunti e le interferenze (sempre in consonanza) conferiscono ai suoi orgasmi un carattere piu' tribale e meno cerebrale.

Al solito non esiste un tema conduttore, ma soltanto un crescendo tragico di risonanze, sovratoni, echi, tonfi, clangori. La sinfonia si apre con un ossessivo ronzio mantrico in "mi" maggiore, seguito da un fanfaresco conciliabolo di fiati e da un catastrofico, devastante e assordante crescendo corale. Definiti cosi' i toni mistico, comico e tragico dell'opera, il secondo movimento esplicita l'influenza della musica minimale archetipica di Giava, il gamelan, dei cui strumenti tradizionali imita il suono con appropriati timbri d'"acciaio" delle chitarre (oltre a campane e piatti): tutti gli strumenti battono ossessivamente come in un grottesco rituale tribale e l'enfasi cresce in forme sempre piu' fanfaresche. Il terzo movimento ritorna all'epica minacciosa dei maelstrom sulla corda di "mi" in cui Branca ama tuffarsi in trance con tutto l'arsenale di dissonanze: il tremolio suspence delle chitarre cresce in uno strepito intermittente di fiati (una specie di ingorgo di ambulanze dentro una tromba d'aria), il tornado mugola e prende forza sotto i rovesci della batteria. Questo movimento e' quanto di piu' violento e apocalittico Branca abbia concepito. Il finale ricorda l'avviamento di un'auto con la batteria semi-scarica: sobbalzi ripetuti, sincopi, pause; finalmente il meccanismo si mette in modo, soffiando e sferragliando; il sound metallico delle chitarre e' qui totalmente degenerato, e il ritmo va e viene senza logica, dalle frequenze altissime dell'ipnosi al relax agghiacciante dell'angoscia, e il paesaggio si popola di presse, ingranaggi, nastri scorrevoli ...

La seconda sinfonia (1982), pubblicata anni dopo su Symphony #2 (Atavistic, 1992), benche' registrata nel 1982. L'orchestra e' composta da undici chitarre, ciascuna costituita da tre gruppi di corde in modo che l'esecutore possa suonare (pizzicando, percuotendo o fregando) contemporaneamente tre strumenti. Rispetto alla prima risulta ancor piu' torrenziale e impetuosa, spingendosi fino al limite delle due ore. Nello stesso periodo Branca realizza anche la musica per il balletto Bad Smells di Twyla Tharp, sponsorizzata dal poeta John Giorno (e inclusa sulla ristampa CD di Lesson No 1).

La Symphony 3 (Neutral, 1983) per tredici musicisti (fra i quali i soliti Ess, Ranaldo, Wischert) esplora le stesse primitive tecniche armoniche, che rimandano poi sempre alle vibrazioni di una corda. Qui il progetto e' di comporre con i primi 127 intervalli della serie armonica (che coprono esattamente sette ottave), ma di nuovo il programma e' soltanto un pretesto per squarciare l'agonia della civilta' moderna con raffiche di dolorose e paranoiche mostruosita' sonore.
Abbandonata ogni seduzione del colorito strumentale, annullato il ritmo e rallentato ad infinitum lo svolgimento, il sinfonismo poderoso e solenne di Branca sostituisce all'impianto drammatico dei romantici un'angosciosa tensione delle note, degna di un monumentale organo a canne, un'abissale trascendenza sonora che si concretizza in un immane lamento corale, un anelito titanico in impercettibile crescendo. La seconda parte (una delle composizioni piu' movimentate e sinistre di Branca) si apre in una bolgia di diverse vibrazioni (corde, percussioni, tastiere) le cui intermittenze acquistano e perdono man mano volume e ritmo: dissonanze orgasmiche, la pulsazione epilettica della batteria, il perenne tremolio degli archi, boati cosmici, e, alla fine, il vuoto, e la sua infinita marea. Lontana dagli efferati rituali super-ominidi della prima, la terza si propone come il suo alter-ego mistico, alla violenza cieca della materia contrapponendo un rarefatto caos spirituale.

La quarta sinfonia (1983) e' la piu' ridotta. Forse per le accuse di comporre una musica "fascista", Branca limita l'impeto dei suoi battaglioni di chitarre e raffina le armonie secondo dettami piu' accademici. Branca, come molti altri compositori della sua generazione, esplora le possibilita' della serie armonica, ma, a differenza di Chatam, per esempio, che produce sovratoni pulsanti e assordanti a partire da un numero limitato di note, Branca abbraccia l'intero scibile della serie, le stesse relazioni matematiche fra le note (e la serie diventa estremamente difficile da manipolare gia' dopo la quarta ottava). Cio` pone almeno due ordini di problemi: accordare gli strumenti e inventare una notazione grafica per lo spartito.

La Symphony No.5 (New Tone, 1997), composta nel 1984 per un ensemble di 10 strumenti che comprende tastiere, chitarre, dulcimer e batteria, lo vede di nuovo alle prese con suoni oceanici e devastanti, fusi in blocchi armonici di inaudita violenza. Ma, mentre i primi pezzi di Branca si concentravano sulle risonanze e sul clangore metallico di normali chitarre suonate all'estremo delle loro possibilita' sonore, la quinta utilizza strumenti fatti in casa accordati alla serie armonica naturale. Grazie alle leggi della fisica, le note accordate a quella serie posseggono forti sovratoni ed armoniche, che si materializzano sulle corde tese dell'ensemble come campane sbatacchiate da un uragano. La sinfonia e' composta da sette movimenti, alcuni dei quali sono sostenuti dalla forte pulsazione della batteria e da accordi in crescendo frenetico. Se nel quinto movimento Branca indulge ancora in uno studio piuttosto accademico della serie naturale, negli altri il tono e' piu' viscerale e dirige verso uno dei suoi piu' veementi rituali orgiastici.

Nella sesta, Symphony 6 (Blast First, 1989), per dieci chitarristi e batteria, Branca indulge nel manierismo con risultati inebrianti soltanto nel terzo movimento, con quel devastante scampanio scandito all'unisono, e nel quarto, che dall'iniziale pulviscolo risale alla stasi mantrica in turbolenze galattiche.

La tecnica di Branca si basa sulla progressione rallentata e diluita di diversi elementi sonori, in modo che la meta venga raggiunta soltanto dopo un lungo snervante disfacimento, una dolorosa putrefazione, dell'assunto iniziale. Il suo modello metafisico e' il boato primordiale da cui ebbe origine il cosmo, quel rumore totale che poco a poco si dirado' lasciando emergere i suoni naturali, ma che e' ancora in agguato nel subconscio universale.

Il suo marchio di fabbrica sono le apocalissi inquietanti di Ascension e del terzo movimento della prima sinfonia, ma non meno suggestivo e' il Branca attanagliato da crisi mistiche, quello della terza o del finale della sesta, che sfrutta il suo arsenale di dissonanze per alzare solenni preghiere all'infinito.

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Branca's thundering guitar & drums minimalism repeated the same concepts in the next two guitar symphonies, collected on Symphony Nos 8 & 10 (Atavistic, 1994). The tenth reveals a more subtle composer, while the eight is sheer will of power. His other symphonies are Symphony No 7 (1989), Symphony No 11 (1998), Symphony No 12 (1998).

World Upside Down (Crepuscule, 1992) was his first composition for the (regular) orchestra, and thus his most "classical" work. Composed (in seven movements) for a dance piece, it soars and smolders as usual. Symphony No 9 (Point, 1995), composed in 1993, is a one-movement composition for orchestra and choir that steers towards elegance and poignancy.

Branca is the composer who introduced massive doses of noise and rhythm into the format of the classical symphony. While dynamics always had a role in his scores, it was the massive, angst-ridden explosion of guitar chords and percussions that yielded the emotional content.

Branca has also scored films, such as The Belly Of An Architect (1986).

Symphony No 13 - Hallucination City (Cantaloupe, 2006) for 80 electric guitars and 20 electric basses was first performed in 2001 (originally, it was meant to be a symphony for 1,000 guitars).

Indeterminate Activity Of Resultant Masses (Atavistic, 2007) documents the 1981 composition for ten guitars, drums and timpani.

(Translation by/ Tradotto da Walter Romano)

Col suo rombante minimalismo chitarristico/batteristico, Branca espresse gli stessi concetti nelle due successive sinfonie per chitarra, raccolte su Symphony Nos 8 & 10 (1994). La decima rivela un compositore più sottile, mentre l’ottava è una pura ricerca di potenza. Le sue altre sinfonie sono la Symphony No 7 (1989), la Symphony No 11 (1998), e la Symphony No 12 (1998).

World Upside Down (1992) fu la prima composizione per orchestra regolare, dunque la sua opera più "classica". Composta (in sette movimenti) per un pezzo di danza, è come al solito crescente e fiammante. La Symphony No 9 (1995), composta nel 1993, è una composizione (di un movimento) per orchestra e coro, ricca d’eleganza e malinconica intensità.

Branca è il compositore che ha introdotto dosi massicce di rumore e ritmo nel formato della sinfonia classica. Anche se la dinamica ha sempre avuto un certo ruolo nei suoi risultati, fu la roboante, angosciata, tormentata esplosività delle chitarre e delle percussioni a rendere appieno il contenuto emotivo delle sue opere.

Branca ha anche realizzato alcune colonne sonore, come quella per il film The Belly Of An Architect (1986).

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