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Reduce da un'esperienza teatrale a Boston, dove aveva studiato recitazione,
Glenn Branca (classe 1948) si muove dal 1976 negli ambienti dell'avanguardia
newyorkese, in particolare il Kitchen di Rhys Chatham.
In quell'ambito Branca fa parte del trio di chitarre
di Chatham, fonda il gruppo punk dei Theoretical Girls con Jeff Lohn,
il cui materiale verra` raccolto su 1978-1981 (Acute, 2002),
suona con i Daily Life di Barbara Ess, e nel 1980 forma gli
Static, complesso a sezione ritmica femminile (Barbara Ess
alla batteria), con i quali incide il 45 giri My Relationship.
Il loro materiale verra` raccolto sull'EP Static (Theoretical, 1984).
Lo stesso anno pubblica sull'EP Lesson N.1 (99Records, 1980 - Acute, 2004) la
composizione Dissonance, dodici minuti di paranoia
martellante, di chitarre e tastiere scordate, di suspence allucinata,
di ritmi incandescenti, e Lesson N.1, trascinante crescendo
minimalista in cui gli strumenti (due chitarre, basso, organo e batteria)
entrano a intervalli regolari ripetendo all'infinito la stessa frase.
Alla danza meccanica condotta dalle chitarre partecipano la batteria
di Stephen Wischert, il basso di Frank Schroder, l'organo di Anthony Coleman.
In Dissonance, il brano chiave, la chitarra di Branca si comporta come un
violino, stridula e frenetica, e le tastiere come campanacci sbatacchiati
di quando in quando. Sono questi
due strumenti i primi ballerini: alle loro spalle il fondo di radiazione
e' costituito prima dalla pulsazione ossessiva del basso e poi dall'orgasmo
a mitraglia della batteria, e, in rapida successione, da una vibrazione
continua in crescendo di entrambi, da una grandinata sincrona delle chitarre,
da una sincope ciclica che si dilata lentamente,
da un arpeggio di chitarra e da un ultimo spasimo epilettico della batteria.
Sono due brani stordenti, che contengono in embrione gli sviluppi successivi
dell'opera di Branca. Il chitarrista ha inventato una musica da camera per
soli strumenti rock in cui tutto cio' che produce suono viene ricondotto
alla percussivita' piu' primitiva.
Il nuovo sestetto di Branca, che ripresenta soltanto il batterista Wischert,
incide Ascension (99records, 1981 - Acute, 2003).
Il brano The Spectacular Comodity abbandona le fredde geometrie degli
esordi per una forma piu' astratta di percussivita':
inizia con una nota suonata da tutte le
chitarre contemporaneamente a intervalli regorali; ogni fendente rimane un
attimo nell'aria, con le corde che poco alla volta cominciano
a risuonare, ciascuna alla sua frequenza, come astronavi aliene che si scambino
messaggi sibilanti; mentre decolla piano piano la pulsazione galoppante
di Wischert, il saliscendi delle "voci" chitarristiche culmina in vortici
altissimi, il gioco degli incontri e degli scontri,
delle addizioni e delle sottrazioni, si consuma in un finale festoso, quasi
una tarantella rinascimentale.
In Light Field ogni chitarra fa il verso a qualche altra chitarra,
in un comico girotondo a ritmo di marcetta.
L'apoteosi del disco e' Ascension, che rimarra' il capolavoro di Branca,
dove il thrilling nevrotico e l'horror iper-razionale del suo minimalismo
degenerano all'infinito in un mantra cosmico. Le chitarre che salgono in coro
vengono a comporre una vibrazione universale, una fosca premonizione di
apocalisse, un'ardente preghiera, un ronzio kirana che si perde sotto le grandi
arcate celesti.
Il suono accelera e si infittisce, passando per limite al continuo.
Cupi rombi e voci del profondo vagano nel tintinnio accecante delle chitarre.
D'improvviso la batteria prende a colpire con foga e le chitarre si alternano
al canto simulando organi e cori da cattedrale.
Sotto il frenetico incalzare della batteria la valanga acquista velocita'
e precipita verso lo schianto finale.
Il laboratorio di Branca, combinando e ricombinando il suono delle chitarre,
e' riuscito a sintetizzare una forma inquietante di minimalismo monolitico,
immane e immanente, capace di lambire vertici mistici.
La prima sinfonia di Branca,
Symphony 1 (ROIR, 1982),
e' orchestrata per
chitarre, tastiere, ottoni e percussioni (suonati da personaggi come Barbara
Ess, Lee Renaldo, Ned Sublette e Stephen Wischert).
Assume sembianze piu'
fanfaresche ed etniche per via della moltitudine di strumenti e per il
piglio da grancassa della batteria, ma si qualifica ancora come musica di
progressioni trascendenti; semmai i contrappunti e le interferenze (sempre
in consonanza) conferiscono ai suoi orgasmi un carattere piu' tribale e meno
cerebrale.
Al solito non esiste un tema conduttore, ma soltanto un crescendo tragico di
risonanze, sovratoni, echi, tonfi, clangori.
La sinfonia si apre con un ossessivo ronzio mantrico in "mi" maggiore, seguito
da un fanfaresco conciliabolo di fiati e da un catastrofico,
devastante e assordante crescendo corale. Definiti cosi' i toni mistico,
comico e tragico dell'opera, il secondo movimento esplicita
l'influenza della musica minimale archetipica di Giava, il gamelan, dei cui
strumenti tradizionali imita il suono con appropriati timbri
d'"acciaio" delle chitarre (oltre a campane e piatti):
tutti gli strumenti battono ossessivamente come in un grottesco rituale
tribale e l'enfasi cresce in forme sempre piu' fanfaresche.
Il terzo movimento ritorna all'epica minacciosa dei maelstrom sulla corda
di "mi" in cui Branca ama tuffarsi in trance con tutto l'arsenale di
dissonanze: il tremolio suspence delle chitarre cresce in uno strepito
intermittente di fiati (una specie di ingorgo di ambulanze dentro una tromba
d'aria), il tornado mugola e prende forza sotto i rovesci della batteria.
Questo movimento e' quanto di piu' violento e apocalittico Branca abbia
concepito.
Il finale ricorda l'avviamento di un'auto con la batteria
semi-scarica: sobbalzi ripetuti, sincopi, pause; finalmente il meccanismo
si mette in modo, soffiando e sferragliando; il sound metallico delle chitarre
e' qui totalmente degenerato, e il ritmo va e viene senza logica, dalle
frequenze altissime dell'ipnosi al relax agghiacciante dell'angoscia,
e il paesaggio si popola di presse, ingranaggi, nastri scorrevoli ...
La seconda sinfonia (1982), pubblicata anni dopo su
Symphony #2 (Atavistic, 1992), benche' registrata nel 1982.
L'orchestra e' composta da undici chitarre, ciascuna costituita da tre
gruppi di corde in modo che l'esecutore possa suonare (pizzicando, percuotendo
o fregando) contemporaneamente tre strumenti. Rispetto alla prima risulta ancor
piu' torrenziale e impetuosa, spingendosi fino al limite delle due ore.
Nello stesso periodo Branca realizza anche la musica per il balletto
Bad Smells di Twyla Tharp, sponsorizzata dal poeta John Giorno
(e inclusa sulla ristampa CD di Lesson No 1).
La Symphony 3 (Neutral, 1983) per tredici musicisti (fra i quali i
soliti Ess, Ranaldo, Wischert) esplora le stesse primitive
tecniche armoniche, che rimandano poi sempre alle vibrazioni di una corda.
Qui il progetto e' di comporre con i primi 127 intervalli della serie armonica
(che coprono esattamente sette ottave),
ma di nuovo il programma e' soltanto un pretesto per squarciare l'agonia
della civilta' moderna con raffiche di dolorose e paranoiche mostruosita'
sonore.
Abbandonata ogni seduzione del colorito strumentale,
annullato il ritmo e rallentato ad infinitum lo svolgimento, il sinfonismo
poderoso e solenne di Branca sostituisce all'impianto drammatico dei romantici
un'angosciosa tensione delle note, degna di un monumentale organo a canne,
un'abissale trascendenza sonora che
si concretizza in un immane lamento corale, un anelito titanico
in impercettibile crescendo.
La seconda parte (una delle composizioni piu' movimentate e sinistre di Branca)
si apre in una bolgia di diverse vibrazioni (corde, percussioni, tastiere) le cui
intermittenze acquistano e perdono man mano volume e ritmo: dissonanze
orgasmiche, la pulsazione epilettica della batteria, il perenne tremolio degli
archi, boati cosmici, e, alla fine, il vuoto, e la sua infinita marea.
Lontana dagli efferati rituali super-ominidi della prima, la terza si propone
come il suo alter-ego mistico, alla violenza cieca della materia contrapponendo
un rarefatto caos spirituale.
La quarta sinfonia (1983) e' la piu' ridotta.
Forse per le accuse di comporre una
musica "fascista", Branca limita l'impeto dei suoi battaglioni di chitarre
e raffina le armonie secondo dettami piu' accademici.
Branca, come molti altri compositori della sua generazione,
esplora le possibilita' della serie armonica, ma, a differenza di
Chatam, per esempio, che produce sovratoni pulsanti e assordanti a partire
da un numero limitato di note, Branca abbraccia l'intero scibile della serie,
le stesse relazioni matematiche fra le note (e la serie diventa estremamente
difficile da manipolare gia' dopo la quarta ottava). Cio` pone almeno due
ordini di problemi: accordare gli strumenti e inventare una notazione grafica
per lo spartito.
La Symphony No.5 (New Tone, 1997), composta nel 1984
per un ensemble di 10 strumenti che comprende
tastiere, chitarre, dulcimer e batteria, lo vede di nuovo alle prese con suoni
oceanici e devastanti, fusi in blocchi armonici di inaudita violenza.
Ma, mentre i primi pezzi di Branca si concentravano sulle risonanze e sul
clangore metallico di normali chitarre suonate all'estremo delle loro
possibilita' sonore, la quinta utilizza strumenti fatti in casa
accordati alla serie armonica naturale. Grazie alle leggi della fisica,
le note accordate a quella serie posseggono forti sovratoni ed armoniche,
che si materializzano sulle corde tese dell'ensemble come campane sbatacchiate
da un uragano.
La sinfonia e' composta da sette movimenti, alcuni dei quali sono
sostenuti dalla forte pulsazione della batteria e
da accordi in crescendo frenetico. Se nel quinto movimento Branca indulge
ancora in uno studio piuttosto accademico della serie naturale, negli altri
il tono e' piu' viscerale e dirige verso uno dei suoi piu' veementi rituali
orgiastici.
Nella sesta,
Symphony 6 (Blast First, 1989),
per dieci chitarristi e batteria, Branca indulge
nel manierismo con risultati inebrianti soltanto nel terzo movimento,
con quel devastante scampanio scandito all'unisono, e nel quarto, che
dall'iniziale pulviscolo risale alla stasi mantrica in turbolenze galattiche.
La tecnica di Branca si basa sulla progressione rallentata e diluita di diversi
elementi sonori, in modo che la meta venga raggiunta soltanto dopo un lungo
snervante disfacimento, una dolorosa putrefazione, dell'assunto iniziale.
Il suo modello metafisico e' il boato primordiale da cui ebbe origine il
cosmo, quel rumore totale che poco a poco si dirado' lasciando emergere
i suoni naturali, ma che e' ancora in agguato nel subconscio universale.
Il suo marchio di fabbrica sono le apocalissi inquietanti di Ascension
e del terzo movimento della prima sinfonia, ma non meno suggestivo e' il Branca
attanagliato da crisi mistiche, quello della terza o del finale della sesta,
che sfrutta il suo arsenale di dissonanze per alzare solenni preghiere
all'infinito.
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