Philip Glass began from premises similar to Steve Reich's
but shunned Reich's austere science and always remained closer to popular
music than to classical music. He moved away from the arduous repetitive
patterns of Music In Twelve Parts (1974), rediscovered melody and
approached the format of the opera from a different perspective with
Einstein On The Beach (1976). Movie soundtracks, operas and
collaborations with pop/rock musicians became his preferred media.
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La carriera musicale di Philip Glass, nato nel 1937 a Baltimore, ha inizio nel
1964, dopo anni di studio a New York (alla Juillard School, dove conobbe Reich
e prese il master in composizione) e a Parigi (con Nadia Boulanger).
A illuminarlo e' la musica indiana, conosciuta attraverso Ravi Shankar (sitar),
con il quale compone la colonna sonora di Chappaqua (1965),
e Alla Rakha (tabla), che lo ospita in India nel 1966.
Dopo un periodo di viaggi in autostop per l'Africa e
l'Asia, Glass fa ritorno a New York (1967). Li' ripudia la sua educazione
classica a favore del "processo additivo", che consiste nel manipolare una
figura melodica di base aggiungendole (o sottraendole) altre unita' melodiche, in maniera che
il suono cicli secondo semplici algoritmi matematici.
Con ensemble di tastiere e fiati Glass realizza nei tardi anni Sessanta
diversi esperimenti di questo genere, fra cui Strung Out (1967) per
violino, Piece In The Shape Of A Square (1968) per piccolo ensemble,
Two Pages (1968), che e' il suo primo capolavoro,
Music In Similar Motion (1969),
Music In Fifths (1970),
Music For Voices (1972),
Music In Contrary Motion, nitide ma fredde creature di laboratorio.
Nel frattempo sbarca il lunario lavorando come carpentiere, facchino e
taxista.
Nel 1970 i suoi lavori cominciano a vedere la luce grazie all'ensemble
formato con Reich e all'ospitalita' dei club di Manhattan.
Con Music With Changing Parts (1970) per sette musicisti,
l'architetto del suono si libera
dalla prigionia della sua stessa logica compositiva:
le geometrie analitiche si sposano a scarti improvvisati, il reticolo si
dilata e dalle maglie colano fiotti di emozioni. La varieta' di timbri, colori
e toni viene semplicemente incanalata dalla forma aprioristica in una comune
direzione attraverso due ritmi paralleli,
uno forzato dalle tastiere, l'altro ricavato dal ritmo naturale del respiro.
La musica conserva comunque il carattere inumano dei primi
algoritmi, beandosi di una perfezione formale che ha come estremo referente
l'assenza del suono.
Poi, suggestionato dalla cultura indiana, completa la monumentale
Music In Twelve Parts (1974),
composto su strutture cicliche armonicamente costanti: le parti individuali
(affidate a musicisti del giro di Reich, come la cantante Joan LaBarbara,
l'organista Jon Gibson e il sassofonista Richard Landry) differiscono sia
nella melodia sia nel ritmo sia nell'algoritmo.
Le note allungate e l'enfasi sui timbri riconducono l'esperimento nell'orbita
dei coevi brani di Reich, ma il carattere ciclico dei blocchi armonici e'
un marchio di fabbrica esclusivo.
Il manierismo che in quest'opera e' ancora scongiurato dirompe invece nelle
successive colonne sonore: per il cinema (North Star, miniature
"ambientali" che impiegano per la prima volta la voce umana,
poi rese hit da classifica in versione disco), per il teatro (l'immane
Einstein On The Beach, di quattro ore e mezza, per Bob Wilson),
per il balletto (Dance); opere che gradualmente incorporano contrappunto e
armonia, e che risultano di piu' immediata fruizione,
foriere di fama e successo, anche se talvolta sterili e poco innovative.
Il processo additivo che e' alla base della musica di Reich viene ora impiegato
da Glass per ottenere effetti sonori piu' facili. Non a caso da questo momento
la sua produzione si limita praticamente alla "colonna sonora", per il cinema
o per il teatro.
Le cinque Dance (1978-86) per voce, elettronica, flauti e sassofoni,
costituiscono, per purezza ed esuberanza, il primo capolavoro di questo periodo,
traboccanti come sono di
spunti tratti dai valzer, dai carillon, dagli inni anglicani (la 1, la 3 e
soprattutto la 5) e di assoli minimalisti alla Riley (la 2 e soprattutto la 4,
che e' un maestoso e commosso requiem d'intensita' Bruckner-iana).
Einstein e' la sua opera piu' rigorosa, pregna di uno spirito meccanicista
che priva il canto di emotivita' (i testi sono soltanto numeri e vocali)
e adotta un incedere industriale sovraccarico di riferimenti tecnologici.
Dell'ensemble fanno parte la cantante Iris Hiskey, il
violinista Paul Zukosky, il flautista Richard Landry i sassofonisti Jon Gibson
e Richard Peck, l'organista Michael Riesman (oltre a Glass stesso).
Nei cinque atti dell'opera si sublima il processo di sovrapposizione di parti
strumentali e cantate, trasportato ora nell'intensa sacralita' di un cerimoniale
religioso (il coro di voci maschili, adulte e infantili, che si intrecciano
glaciali e marziali in Knee Play 1, il coro di bassi e tenori accompagnato
dal solo violino in Knee Play 4), ora nell'incalzare ludico di un puzzle
armonico (il solfeggio frenetico e i singhiozzi di Hiskey dentro il ritmo
concitato di flauto e sax di Train, il movimentato concilio operistico di
Night Train, le frequenze vertiginose di violino, organo e voce di
Dance 2, i riverberi del coro a cappella di Knee Play 3),
ora nella straniante weltanschaung di un anelito cosmico
(il coro femminile riflesso all'infinito alla fine di Train,
i dialoghi dell'assurdo fra sassofoni e clarinetto di Building,
il desolato canto di Hiskey sulla lenta ipnotica cadenza di organo
di Bed, i vortici apocalittici di Spaceship).
Le parti piu' suggestive sono quelle per violino, che conferiscono all'opera
gran parte del suo lirismo.
Einstein (che realizza semplicemente il programma enunciato da
Music In Twelve Parts) e Music For 18 Musicians di Reich
(di due mesi prima) segnano l'inizio di una nuova era per quello che
era stato chiamato "minimalismo".
Glass si rivela personaggio ambiguo, raramente dotato di vero genio, ma pronto
a sfruttare l'occasione propizia di un rinnovamento della scena culturale
per proporsi come "musicista laureato" del nuovo corso.
Satyagraha (1980), colonna sonora di un film su Gandhi da un libretto
sanscrita, e' la sua prima registrazione con l'orchestra completa, ma
conserva inalterati i tratti caratteristici della sua musica: fonetica
ossessiva, contrappunto ondulatorio, melodie cicliche, ritualismo liturgico.
Al contrario dell'opera classica, in cui le arie si distendono in sviluppi
vocali acrobatici, in Satyagraha i temi vengono ripetuti ossessivamente
fino a costruire una risonanza emotiva che prende il posto della suspence
(per esempio in King e Protest, i
momenti piu' sensazionali della narrazione).
L'opera Akhnaten (1984) sull'antico Egitto, ancora in lingua arcaica,
e ancor piu' vicina alla retorica e alla cronologia del melodramma romantico
(in particolare il barbaro cerimoniale dell'ouverture), ma e` la prima a usare
piu` centri tonali in simultanea;
Glassworks (1982) per piano solo e orchestre senza sezione d'archi
(in particolare la struggente malinconia cosmica di Facades);
Photographer (1983), piece multimediale su un fatto di cronaca nera;
Koyaanisqatsi (1983), per sezione d'ottoni e vocalismo di massa, un hit
internazionale (prima parte di una trilogia del regista Godfrey Reggio),
e Mishima (1985), per archi e percussioni, altre colonnne sonore;
In The Upper Room (1986), balletto per Twyla Tharp avvolto in suspence
maestose e barocchi riverberi (soprattutto Dance II e Dance VIII);
Songs For Liquid Days (1986), ciclo di lieder per cantante pop;
costituiscono il piu' riuscito tentativo di volgarizzare il minimalismo;
ma, negli artificiosi barocchismi delle loro accuratissime partiture,
rappresentano anche un sintomo dell'inesorabile declino del movimento.
Ma e' soprattutto nell'opera teatrale (nel frattempo ha composto le partiture
per The Juniper Tree, 1986, e The Civil Wars, 1984), che Glass trova il medium
ideale per il suo magniloquentismo psico-drammatico.
The Fall Of The House Of Usher (1987), allucinata da atmosfere gotiche
ed espressioniste, e soprattutto l'audace
1000 Airplanes On The Roof (1989), psicodramma per voce parlante,
sillabe di soprano e piccolo ensemble di sintetizzatori, sono le piu'
spettacolari. Queste e quelle della
trilogia (Einstein, Satyagraha e Akhnaten) ne fanno
il Wagner del minimalismo, ma un Wagner che in realta' e' specializzato in
passacaglia, la tecnica di variazioni che fu popolare nel barocco francese
e che costituisce gran parte del suo bagaglio tecnico.
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Film scores include:
Powaqqatsi (Nonesuch, 1988), the second Godfrey Reggio collaboration,
The Thin Blue Line (Nonesuch, 1988),
A Brief History of Time,
Anima Mundi,
Hamburger Hill, Candyman, Compassion In Exile,
Kundun (Nonesuch, 1998),
Dracula (Nonesuch, 1999), scored for string quartet,
The Truman Show (1999),
etc.
Operas include:
The Making of the Representative for Planet 8 (1988), with libretto by writer Doris Lessing,
Hydrogen Jukebox (1990), with libretto by beat poet Allen Ginsberg,
the extravagant The Voyage (1992),
a trilogy based on the films of Jean Cocteau, (Orphee, 1993, La Belle et La Bete, 1995, which ranks as one of his most lyrical pieces, and Les Enfants Terribles),
Monsters of Grace (1998),
The Mysteries and What's so Funny,
In the Penal Colony (2000),
Naqoyqatsi (2001), the final installment of Godfrey Reggio's trilogy
(masterfully enhanced with moving cello and xylophone melodies),
White Raven (2001),
Galileo Galilei (2002),
etc.
Dance pieces include:
A Descent into the Maelstrom, which sounds like a variation on the
Mishima soundtrack,
Dancissimo (2001),
etc.
Glass has also composed
five string quartets (1966, 1983, 1985, 1988, 1991), of which the third,
fourth (the very bleak fourth) and fifth rank among his most ambitious works,
The Hours for piano and string quartet (also available in a solo piano
arrangement by Michael Riesman),
the orchestral works The Light (1987), Itaipu' (1988), The Canyon (1988),
Symphony No 2 (based on themes from Bowie & Eno's Low), Symphony No 3 (based on themes from Bowie & Eno's Heroes),
the indulgent Symphony No 5 for chorus, voice, and orchestra (that pays homage to the ancient religions of the world),
Symphony No 6 (2002), with texts by Allen Ginsberg.
But his symphonies are mostly trivial and disappointing.
Concertos include:
Violin concerto (1987),
the lighthearted Concerto for Saxophone Quartet,
Concerto Fantasy for Two Timpanists and Orchestra (2000),
the bombastic Concerto for Cello and Orchestra (2001),
Tirol Concerto for Piano and Orchestra (2000),
etc.
Works for the piano are collected on
Solo Piano (Venture, 1989),
Circles (Materiali Sonori, 1998),
Minimal Piano Works, Volume 1 (Piano Productions, 1999),
Piano Music (Romeo, 2000),
Glass Cage (Arabesque, 2000),
Etudes for Piano (Orange Mountain, 2003),
etc.
Organ works are performed on
Glass Organ Works (Catalyst, 1993) and
Music for Organ (Nimbus, 2001).
Glassmasters (Sony, 1997) is a three-disc anthology.
The Fog Of War (Orange Mountain, 2003) was yet another soundtrack.
600 Lines; How Now (Stradivarius, 2003) collects two 1968 performances.
Analog (Orange Mountain, 2006) collects
unreleased recordings of the late 1970s.
The Illusionist (2007) is the soundtrack for Dick Pope's film.
Dances And Sonata (2007) debuted the Trilogy Sonata, based on
interludes from
Einstein On The Beach, Satyagraha and Akhnaten.
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(Translation by/ Tradotto da xxx)
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