One of La Monte Young's disciples, Terry Riley
became the guru of minimalist repetition with the pulse-based ensemble work In C (1965), that centered on the iteration of simple patterns (almost a human-based imitation of tape loops), and explored the raga-psychedelic connection with the solo electronic improvisation Rainbow in Curved Air (1968), that employed tape loop delays.
These works clearly introduced repetition as a main compositional technique in western music, with (Rainbow In Curved Air) or without (In C) melody.
This conceptual revolution mirrored the sociopolitical revolution of the time(the era of the "hippies"), when communal and improvised concerts prevailed over the formal presentation of classical music.
The spiritual fervor of his Persian Surgery Dervishes (1972) marked the end of the hippy-inspired era. Riley would turn to more conventional formats, but still retain the titanic urge of his minimalist years, particularly in the monumental quartets Cadenza On The Night Plain (1985) and Salome Dances For Peace (1989), and in the Requiem For Adam (1998).
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Terry Riley nacque in California nel 1935. Anch'egli studio' musica a Berkeley
(laureandosi in composizione nel 1961) ma si formo' girando l'America (durante
gli anni Cinquanta suonava piano-rag nei night-club di Berkeley) e l'Europa
(in Scandinavia con un teatro itinerante, Parigi soprattutto in diversi
progetti-happening).
La vita vagabonda di artista di strada termino' quando (1962) Riley incontro'
La Monte Young (gia' suo compagno di scuola) e si associo' ai suoi progetti
mistico-musicali. Ma Riley non aveva nulla della rigorosa applicazione
sacerdotale e scientifica che animava il guru del minimalismo, era piuttosto
un uomo semplice e sereno che amava comunicare in modo diretto e immediato.
A Parigi nel 1962 e soprattutto al neonato Tape Music Center di San Francisco
nel 1964 Riley mise a punto una tecnica di composizione basata sui processi di
"ritardo" resi possibili dall'impiego dei registratori a nastro.
Prese allora a comporre opere in cui sovrapponeva progressivamente strati e
strati di suoni, come Keyboard Studies (1962), uno dei quali (per due
pianoforti) compare su
Keyboard Study 2/ Initiative (Byg, 1968), e
Music For The Gift (1963), possibly
the first piece based on a tape delay and feedback system (realizing a loop
that repeated a piece of jazz music).
In Dorian Reeds (1965)
diverse frasi del sassofono vengono ritardate e sovrapposte fino a costituire
una forma di polifonia mono-strumentale.
Il capolavoro del periodo e' la suite In C (1964), cioe' "in do",
per ensemble ad libitum, una delle opere fondamentali del Dopoguerra.
La parte per piano, l'"impulso", consiste unicamente di "do" da ripetere per
tutta la durata della performance; gli altri strumenti si inseriscono l'uno
dopo l'altro stratificando e ripetendo all'infinito 53 figure fisse, ciascuna
per una durata arbitraria.
Il brano termina quando tutti gli strumenti arrivano alla 53esima figura.
Il frenetico cicalare degli strumenti si dilata o si contrae, si frantuma o
si coagula, si infiamma o si zittisce, secondo l'improvvisazione dei musicisti.
La musica riacquista cosi' la sua essenza ludica di gioco, di festa liberatoria,
di espressione rituale collettiva.
In C e' un'opera di rottura, un netto punto di discontinuita'
nell'evoluzione della musica d'avanguardia. Giunge all'improvviso,
inaspettata, figlia di quelle ricerche sui "ritardi via nastro",
mentre i conservatori progettano sinfonie dissonanti o sonate
elettroniche. Non e' abbastanza radicale da appartenere al dadaismo "cageano", e
non e' abbastanza "seria" da rientrare nell'espressionismo darmadtstiano.
Riley's debut album,
Reed Streams (Mass Art, 1966 - Organ of Corti, 1999 - Elision Fields, 2007), compiled
the pure, glacial, geometric Untitled Organ and
the undulating and pulsating
Dorian Reeds that employed the tape echo.
La ripetizione di semplici cellule ritmico-melodiche, ma non piu' vincolata
a una nota cardine, e' alla base anche della A Rainbow In Curved Air (1968)
per tastiere elettroniche, il raga minimalista che rese famoso Riley
nell'ambiente della musica rock.
Riley vi suona da solo, alternandosi ai vari strumenti elettronici.
La fantasia si dipana con vivacita' in un vertiginoso vortice di improvvisazioni.
L'accompagnamento si evolve ogni 2,4 o 8 battute ma senza mai modificare lo
schema iniziale. L'attacco e' travolgente, con il clavicembalo che trilla
all'impazzata, l'organo che tiene lunghe note da chiesa e gli altri suoni
elettronici che fungono da ritmo o da contrappunto. Sempre piu' colorata ed
esuberante, la sarabanda sfoga senza pudore i piu' incontrollati istinti
edonistici. Sembra placarsi in un registro piu' cerimoniale e contemplativo,
su cadenze liturgiche e mantriche, ma nuovi timbri, ora celestiali ora lugubri,
si inseguono in spirali e cascate di echi, si accavallano con acrobazie sempre
piu' mozzafiato, fino a lanciarsi al galoppo su un battito incalzante di tabla.
Ne risulta
un inno radioso di gioia, un'esaltazione francescana dello
spirito della vita, una travolgente giostra di sensazioni inebrianti.
Rainbow e' una suite elettronica che, in piena psichedelia e in piena
moda "indiana", influenzera' molti musicisti rock, oltre a segnare il punto di
massima perfezione formale raggiunto dal minimalismo.
Piu' compita e meditata, piu' "himalayana", la coeva
Poppy Nogoods And The Phantom Band per tastiere elettroniche e sassofono
(come Dorian Reeds)
stratifica suoni piu' lenti e massicci, toccando il climax quando le tempeste
d'echi del sassofono rifanno il verso ai trilli epilettici di Rainbow.
Il capolavoro della maturita' nasce pero' quando il musicista si affida
con maggior convinzione all'ispirazione religiosa.
La pace e l'estasi che presiedono ai suoi rituali sonori emergono piu'
limpidamente nelle performance chiamate Persian Surgery Dervishes (1972).
L'album doppio (inciso dal vivo in due occasioni diverse) con Riley all'organo
e con il solo ausilio di un tape-delay, e' la sua opera piu' profonda e
suggestiva, la piu' vicina alla spiritualita' orientale.
Riley improvvisa senza sosta riciclando e ricombinando le poche figure
ritmico-melodiche: su una tastiera inventa continuamente flussi e flussi di
colori tonali, mentre sull'altra, come in trance, impone una pulsazione ipnotica
(il tape-delay fa si' che il suono si sovrapponga di continuo a se stesso).
L'umilta' e la disciplina che presiedono a questo esercizio quasi interiore
contrappongono la poverta' materiale della musica alla sua ricchezza spirituale.
L'organo sussulta lungo impennate maestose, in larghe volute estatiche, per
inabissarsi subito in sommesse preghiere sottovoce.
E' la versione "adulta" di Rainbow, che non ha piu' nulla della sua
adolescenziale giocosita', esprime emozioni piu' metafisiche.
Il fascino che emana dalla sua personalita' e la prodigiosa simbiosi che riesce
ad instaurare con l'organo ne fanno presto un mito vivente. E' grazie a lui che
minimalismo e rock si incontrano, grazie alla naturale modestia che lo
emargina dai freddi intellettuali della musica in provetta, e grazie alla
cieca fede nell'elemento umano, e cioe' nell'improvvisazione.
Rifiutando i contratti favolosi delle istituzioni musicali, che hanno
invece fatto la fortuna dei suoi discepoli, registrando pochissimo, e ostinandosi a
vivere nella sua fattoria californiana, in cui puo' continuare a studiare in
pace, Riley e' sempre rimasto una figura underground, anche quando la musica
da lui inventata comincio' ad ottenere i favori del pubblico.
Happy Ending contains the soundtrack to Joel Santoni's Les Yeux Fermes (1972), reissued together with Lifespan (1974) as
Les Yeux Fermes & Lifespan (Elision Fields, 2007).
The soundtrack itself consists of two lengthy pieces: the grave
Journey From A Death of a Friend for organ and piano (the highlight
of the album), and the lightweight Happy Endings for piano and saxophone (reminiscent of
Poppy Nogood).
Rocco Stilo scrive:
Il disco originale si componeva
di due suites, una per facciata, ciascuna delle quali rievocava
le rispettive composizioni del disco precursore. La prima facciata era
una suite tutta impostata sulle tastiere, principalmente il sintetizzatore,
che disegnava un incipit lineare, scarno e «sorridente»,
parente stretto di A Rainbow in Curved Air. Sennonchè, dopo
una breve sottolineatura di questa tematica che induce a dare per scontata
una ripetizione dello svolgersi di A Rainbow, Riley abbandona il
sintetizzatore per l'organo, e all'incirca per 8 minuti si immerge in un'atmosfera
liquida, ipnotica e sognante, che ricorda moltissimo le performances dei
«dervisci chirurghi», ma con una compiutezza magari ancora
maggiore. Relativamente alle registrazioni in studio si tratta di uno dei
vertici espressivi massimi mai raggiunti dall'artista, che alla fine scioglie
quella specie di incantesimo con alcuni tocchi di pianoforte, che preludono
alla ripresa del tema iniziale, ma su un ritmo più sincopato, e
a tratti convulso. La seconda facciata era invece chiaramente parente diretta
di Poppy Nogood; vi ritroviamo pertanto il celeberrimo tema del
riverbero plurimo dei «sassofoni impazziti», amalgamati stavolta
non già dall'organo, bensì dal pianoforte. Ciò contribuisce
a diversificare la composizione dalla sua sorella gemella; qui infatti
si respira una «aura» non più spettrale e indicibile
come quella della banda dei fantasmi, ma un clima assai più gioioso
e se vogliamo più «spensierato», ma il cui risultato
è sempre assai notevole. Ma che fine ha fatto allora Happy Ending?
Bruttissima domanda, ahimè. Il disco è caduto immeritatamente
nel dimenticatoio nonostante la rilevanza sua e della label di appartenenza.
Keyboard Study 2 (Get Back) documents a Terry Riley piece recorded in 1969.
A dire il vero
col tempo le tastiere di Riley sono diventate piu' floride e comunicative,
piu' dense di variazioni e di bruschi passaggi di tono, come un ricamo molto
lambiccato, ispirandosi sempre piu' allo stile intricato del canto indiano
(su Shri Camel per organo elettrico). Il suo tenore, allenato con umilta' all'alta scuola del
Pandit, ha arricchito di spirali modulate i suoi mezzi espressivi
(su Songs For The Ten Voices Of The Two Prophets).
I suoi primi quartetti (Sunrise Of The Planetary Dream Collector del 1980
e The Medicine Wheel del 1983) passarono inosservati, ma
nel 1985 Riley ne raccolse in disco una nuova serie, dimostrando di
aver forse trovato la forma piu' congeniale. Piu' notevole e' la
Cadenza On The Night Plain di ben quaranta minuti che da' titolo alla
raccolta, con reminescenze di raga (Cadenza: Violin I) e di balli
popolari (Cadenza: Cello), di pizzicato alla Debussy (Cadenza:
Viola) e di scale arabe (Cadenza: Violin II, Night Cry),
di musichall (March Of The Old Timers Reefer Division, Captain Jack)
e della sua In C; mentre altrove (Mystic Birds Waltz) illumina il
suo misticismo con un alternarsi estatico di pause meditative e volteggi
sufi, marcette stravinskyane e ostinato alla Nyman.
Nel 1986 Riley ha registrato due album di improvvisazioni
pianistiche, The Harp Of New Albion, eseguite a un pianoforte intonato
secondo il sistema matematico di LaMonte Young. In nessuna di queste opere
e' pero' piu' riuscito a eguagliare le splendide gemme del passato.
Il capolavoro della maturita' e' semmai il quartetto
Salome Dances For Peace,
uno dei piu' monumentali della storia della musica (ben 23 movimenti!),
e certamente l'opera meno minimalista della sua carriera, piu' vicina semmai
alle trenodie di Penderecki e al serialismo di Webern.
Perso il felice abbandono dell'improvvisazione di matrice jazz e raga,
Riley adotta una tecnica di composizione rigorosa che ha come missione non piu'
quella di suscitare stati d'animo estatici, ma quella di "raccontare" una storia
per pannelli. Non a caso l'opera e' piu' vicina alle colonne sonore del cinema
che alla musica da camera classica. I temi oscillano fra la litania araba
(Summons, Way Of The Warrior) e
il bolero in progressione incalzante (Fanfare In The Minimal Kingdom),
fino a lambire il minuetto rococo' (Good Medicine Dance),
con vertici di pathos nei momenti piu' sommessi e dissonanti (Echoes Of
Primordial Time, forse il piu' suggestivo dell'opera, Peace Dance)
e nei momenti di maggior tensione drammatica e dinamismo
(Half Wolf Dances Mad In Moonlight, The Underworld Arising).
Con questi quartetti Riley si afferma come il piu' colto e ispirato
seguace di Henry Cowell.
Riley e' il piu'
spontaneo dei minimalisti. Proprio perche' avulso dalle
astruse teorie psico-acustiche degli altri, Riley ha per primo costituito
un ponte naturale fra minimalismo e rock, e piu' in generale fra musica
d'avanguardia e musica popolare.
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