Dialogo degli Amanti

Poesie di piero scaruffi | English version


TM, ®, Copyright © 1998 Piero Scaruffi All rights reserved.

Poema in tre parti:
  1. Alef: 35 Canti
  2. Apeiron: 35 Canti
  3. Nil: 35 Canti

Personaggi:

Nota per la lettura:
Il poema non va letto partendo dal primo canto, ma da un canto a scelta.


Reperti: "La eternidad es solo lo que sigue, lo igual; y comunica por armonia y luz con lo terreno" Juan Ramon Jimenez

"de mes enfers pensifs les confins sans espoir" Paul Valery

"So leben wir und nehmen immer Abschied" Rainer Maria Rilke

"They hand in hand with wandring steps and slow through Eden took thir solitarie way" John Milton

"were all like workings of one mind the features of the same face ... characters of the great Apocalypse" William Wordsworth

"Do you not also observe that mountains distant from the observer appear to be black, while being in themselves other than the color seen? The cause is only the distance..." Ibn al-'Arabi


Alef

   1.  Monologo       (Avanzo da secoli)
   2.  Monologo       (Soffi sulle bolle morte)
   3.  Dialogo        (Nell'amore l'umano)
   4.  Intermezzo     (Un vento affilato)
   5.  Dialogo        (Questo fiore che appassisce)
   6.  Dialogo        (Non c'e` sentimento)
   7.  Monologo       (Strisciano putride nel dirupo)
   8.  Intermezzo     (Abbandoniamo la cava)
   9.  Dialogo        (Sai)
   10. Dialogo        (Minio tatuaggi di sole)
   11. Dialogo        (Nasci ogni istante)
   12. Intermezzo     (Ombre genitali)
   13. Monologo       (La cartilagine di nuvole)
   14. Dialogo        (Una voce nasce dalla mia)
   15. Dialogo        (Repellenti rifiuti d'immani tregende)
   16. Intermezzo     (Non si puo` procedere oltre)
   17. Dialogo        (L'iride di prisma dei tuoi anni)
   18. Dialogo        (Le nostre labbra imbevute)
   19. Monologo       (Il tempo inabitato del futuro)
   20. Intermezzo     (Immergere queste parole)
   21. Dialogo        (Sono il fondo trapunto di vagiti)
   22. Dialogo        (Singhiozziamo)
   23. Intermezzo     (per mentire alle tenebre dal fondo del naufragio)
   24. Monologo       (La cocca di fibre sgualcite)
   25. Dialogo        (Esile tempo umano)
   26. Dialogo        (Giace)
   27. Dialogo        (Spento l'occhio nella conca)
   28. Intermezzo     (Lo squillo della ronda)
   29. Dialogo        (Fuor dall'orbita)
   30. Dialogo        (Avanzo nelle fronde)
   31. Intermezzo     (La corrente dipana)
   32. Monologo       (Al centro della meridiana)
   33. Dialogo        (Ti spoglio)
   34. Dialogo        (Noi, orgasmi)
   35. Dialogo        (Tendere il grilletto)


Apeiron

   36. Dialogo        (Ti ricordi)
   37. Dialogo        (Incatenati)
   38. Monologo       (Ho paura di volare)
   39. Intermezzo     (Un uragano di stelle)
   40. Dialogo        (Ho paura di volare)
   41. Intermezzo     (Il mare s'imprime)
   42. Dialogo        (L'oceano, in tutta la sua)
   43. Dialogo       (Nella luce falsa, incognita)
   44. Dialogo        (La citta` si distende verso)
   45. Monologo       (Ho paura di volare)
   46. Dialogo        (Nello sfondo sbiadito della fotografia)
   47. Monologo       (Abbiamo letto il programma)
   48. Dialogo        (La strada non finiva ancora)
   49. Intermezzo (Non abbiamo ancora notizia)
   50. Dialogo        (Se l'universo intero)
   51. Monologo       (Non ho officiato alcuna di queste messe)
   52. Intermezzo   (Se solo sapessimo)
   53. Dialogo        (Deposto dalla croce)
   54. Monologo       (Scrivo con le ultime gocce d'inchiostro)
   55. Monologo       (Il volo radente di una gemma)
   56. Dialogo        (Ho risucchiato dentro)
   57. Dialogo        (Ombre di uccelli)
   58. Intermezzo   (Perche' quel bagliore che trabocca)
   59. Dialogo        (Nella piazza addormentata del castello) 
   60. Monologo       (Nella criniera pezzata del tramonto)
   61. Dialogo        (Mi sgretolo, stonato)
   62. Dialogo        (Nella penombra abbagliante)
   63. Monologo       (Se spazi di sguardo in foschie pungenti)
   64. Dialogo        (Principio di illusione)
   65. Intermezzo    (Le stelle bianche minuscole)
   66. Dialogo        (Continua, continua)
   67. Monologo       (Lattici incandescenti)
   68. Dialogo        (Esaurito dal sole puro delle colline)
   69. Monologo       (E le foreste che abbiamo attraversato) 
   70. Dialogo        (Siamo scesi insieme)


Nil

   71. Dialogo (C'e` qualcosa d'importante) 
   72. Dialogo (Le tue guance bruciano)
   73. Monologo (Sono gia` diventato qualcosa)
   74. Intermezzo (Contavano)
   75. Dialogo (Laggiu`, qui)
   76. Monologo (Una spina d'oro)
   77. Dialogo (Di quest'alba il sogno)
   78. Intermezzo (tutto fonde e scola)
   79. Dialogo (Procedo lentamente, nella speranza) 
   80. Monologo (Senza la dimensione)
   81. Dialogo (Il mio segreto cantare a te)
   82. Intermezzo (Il filo spinato di luci)
   83. Dialogo (La vita non e` forse cio` che succede)
   84. Monologo (La vita non e` di noi)
   85. Dialogo (L'ultima onda ha avvolto la luna)
   86. Dialogo (E noi non siamo, in cio', diversi da loro)
   87. Dialogo (S'arrampica sui nostri volti)
   88. Intermezzo (Il passero di cenere)
   89. Dialogo (Ho colto, oggi)
   90. Dialogo (cosi` lontani)
   91. Monologo (Briciola di universo)
   92. Dialogo (Mi hai dato)
   93. Intermezzo (La verita` e` un pianto)
   94. Dialogo (Arrampicandoci ciechi)
   95. Dialogo (Vengono all'appuntamento) 
   96. Intermezzo     (Dalla faretra trae una freccia)
   97. Monologo (Una cosa abbiamo capito)
   98. Monologo (Non vi e' in me pagina)
   99. Monologo (Ciascuna di queste lacrime)
   100. Monologo (Ti  sei addormentata)
   101. Intermezzo (Noi, forse soltanto)
   102. Dialogo (L'eternita` e` trasparente)
   103. Monologo  (Tu sei) 
   104. Dialogo (E il tuo sguardo)
   105. Monologo ()


Prima Parte: Alef


Monologo

f:   Avanzo da secoli
     in questo vento,
     sollevato da un remoto passato,
     che s'adatta alle pieghe lucenti
     del mio torvo e liso mantello.
     Nella lumaca di lucciole
     del crepuscolo imminente
     le citta` che ho visitato
     si affollano ronzanti
     attorno alle mie impronte
     come mosche sulla carogna
     di un cucciolo sventrato.

     Un girovago perduto nel tempo
     mi portera` al luogo immaginario
     verso cui sto camminando.
     E la memoria, che s'incaverna
     in un dolmen di cristallo,
     prostrato dentro le fronde
     scheletriche di abeti
     sfogliati da due mani
     trepide di vecchia,
     non ha altra meta
     che quel vuoto di senso.

     Essere qui e` terribile.


Monologo

  

m: Soffi sulle bolle morte che si sono accasciate nel palmo della tua mano, ed e` come se mi sospingessi verso altri luoghi deserti alla ricerca di una domanda da porti, la prima di cui tu conosca la risposta. Ti perdono, nel nome di quelle infinite tracce che infinite parti dell'universo hanno lasciato ovunque per noi, di quelle infinite tracce che sono il nostro futuro.


Dialogo

 :   Nell'amore l'umano
     ama il proprio destino.
     Ne' sa quale sentiero,
     quale buca di terra,
     quale balocco di tempo,
     quale tonfo di frutto maturo,
     quale vagito e quale galoppo
     in fragranze di primavera,

     quale muta di compagni
     feroci alla catena,
     quale turbine di nembi
     sui bastioni sguarniti,
     quale ponte di arcobaleno,
     quale nastro fra i capelli,
     quale nodo di sole
     sulle crespe dell'occhio,

     quale acrobata del tempo
     in bilico nel tendone deserto
     (per quanti secoli dovra`
     ripetere il salto mortale
     prima di strappare un applauso
     alla folla dei giorni in agguato?
     su quel filo t'inerpicherai solo
     anche tu l'ultima sera
     al nulla sorridendo lacrime)

m:   adorare (la morte prima della vita,
     fuggitivi di noi,
     corpi taciturni avvolti nella paura
     del proprio abbraccio, un getto di luce
     dalle orbite agonizzanti
     a capofitto l'una nell'altra,
     riflessi all'infinito noi
     di noi stessi)

 :   (feconda e rifeconda)

m:   Pretesti, soltanto pretesti
     per vivere un altro po'
     di quel pretesto, noi
     nausea di questa vita
     senza origine.
     Voglio scomparire
     nel silenzio di cielo
     di un bambino che muore.


Intermezzo

Un vento affilato,

gomitolo di sibili,

solfeggia e volteggia

tra polvere e polvere

come tra incudine e martello.


Dialogo

m:   Questo fiore che appassisce,
     piu` antico del soffio verde
     della tua iride, labile
     traccia di una vita.

f:   Cosa ci spinge
     a vagare in eterno
     dentro questo corpo
     gia` gravido,
     e forse gia` morto ?

m:   Il tramonto putrefa,
     annoda le agitate vie della citta`.

f:   Ti avvinghi, ebbro del piacere
     che ti sperde per il corpo,
     finche' cadi e rimbalzi nella bara,
     composto da un ultimo bacio.

m:   Sento la voce che mi chiama,
     che mi ricorda la mia infanzia.

f:   Vieni, andiamo a casa,
     dove mossi i primi passi,
     al luogo dove il nulla
     tramuta in qualcosa,

m:   e correre sull'acqua

f:   vieni, andiamo
     a deporre il mio futuro
     in quell'urna troppo vuota.

m:   e il rito del silenzio.

f:   Non ci sara` piazza
     che tu non conoscerai,
     ma in un paese
     dove tu non arriverai mai
     io ti aspettero`.


Dialogo

m:   Non c'e` sentimento
     dentro le nostre angosce.
     Cosa stai provando
     nel tuo guscio d'amianto
     impermeabile al mio sguardo 
     dietro le inferriate roventi
     dei tuoi silenzi?

 :   Fruscia in fondo al cielo
     la carovana d'astri in catene.
     Attinge vuoto al delirio
     la luna fra le fronde.
     Al ballo in maschera dei nostri amplessi
     gemiti e strazi dei viventi
     sparsi a caso sulla crosta di ghiaccio
     e attorcigliati in suoni tenui.
     Mostri gravidi appiccano il fuoco
     a catastedi cervelli agonizzanti
     che affondano come conchiglie ronzanti
     nella sabbia fradicia del piacere.
     Il trapianto dell'infinito
     in tormente di cadaveri mutilati.

m:   In un roteare di orizzonti
     sempre piu` sbiaditi coagula
     il sangue fioco che sgorga 
     dalle tue ciglia.

 :   Bubboni eretti
     nel ventre divelto
     delle loro amanti.

m:   Nelle tue tempie diroccate
     batte un respiro ignoto.

 :   I brividi dell'onda
     che sale e scende nel canneto,
     gonfia tela di occhi morti.
     Fiuta carogne di stelle
     nel firmamento tremulo
     e sepolcrale di domani.
 
m:  Il sorriso rannicchiato nelle tue labbra
    di un appuntamento che non ci siamo mai dati.

  :  Dalla cripta risale una faccia ubriaca
     sepolta in un girasole di ciocche d'ombra.

m:   Porta alle labbra il calice del mio esistere
     e vuotalo.


Monologo

  :  Strisciano putride nel dirupo.

     Nel bozzolo crepita una gemma.

     L'artiglio erompe dal margine
     e trapassa la membrana.

     La preda si accascia spossata
     sul lamento anemico della salma
     che la fruga senza posa.
     Un fiotto di sangue
     ultimo pianto.

     Bevine anche tu,
     angelo spento,
     come latte di balia
     al seno della morte.
     Schiaccia fra le dita
     la crisalide di quell'urlo,
     risuona anche tu
     come il pipistrello
     dentro le macerie
     del suo fiato.

     Filano spine di sterco
     dalle sue budella vergini.


Intermezzo

Abbandoniamo la cava

prosciugata dalla nostra fatica

abbagliati dalla luce dell'aperto


e la vena che non era

esaurita nutrira` altre bocche,

radice di tenebra

ed esca letale.


Dialogo

f:   Sai,
     non siamo mai nati,
     siamo senza vita.

 :   Ragni fitti e minuscoli
     sguazzano nella fauce ardente
     che partorira` accovacciata
     ai piedi del trono
     (si lecca la bocca,
     si tocca in basso
     gli occhi del nascituro,
     li estirpa, li ingoia,
     e sfracella il moccolo pendulo,
     il piccolo capo lordo di placenta,
     barcollando in bilico
     sul cordone ombelicale).

m:   Chi ha varcato la soglia ?

 :   Un soffio di letame caldo,
     notte senza una stella.

f:   Siamo soli, una stella cadente;
     un raggio di metallo, rotondo.

 :   La candela brilla muta,
     marcisce osceno il presente.

f:   Entriamo, svegli, nel sogno.


Dialogo

m:   Minio tatuaggi di sole
     sul bordo affilato di palpebra
     che separa i nostri orizzonti,
     vernicio cecita` di menzogne
     nel cristallo sonante di ninfa
     che solca i miei occhi giganti.

 :   La tormenta langue nella paralisi delle tende,
     lastrici concavi pulsanti

f:   Subisco col cuore in gola
     i colpi del suo mantello sulle anche.

m:   Calpesto sulla sabbia
     la traccia tortuosa 
     del mio ritorno.

 :   Camminiamo sonnambuli
     nel deserto.

f:   Di miraggio in miraggio
     si ricompone l'eco tenue
     del suo delirio, che io
     non so d'aver gia` sentito.

 :   Ripercorriamo
     in quella luce di colpa
     l'oasi infinita

m:   che non so d'aver visto.


Dialogo

m:   Nasci ogni istante
     avvinghiata al tuo sasso,
     brulla zolla di suolo.

 :   Un grido di roccia,
     passo nelle fiamme,
     sciame di fronde seccate.

 :   Luce irradiata dal crepaccio,
     duna di un'altra riva,
     avvento di luoghi,
     alone gravitante
     nello spazio spento.

m:   Vegli al freddo in ginocchio
     il mio cadavere beccato dai fossili,
     la tua effigie si frange a catinelle
     sulle conchiglie a lampi delle chiocciole.


Intermezzo

Ombre genitali

squartano le viscere del deserto,

cactus animali

stritolati in sguardi scorsoi.

Da uno spuntone diamante

un nodo di avvoltoi

si stringe sui corpi abbracciati

nell'armatura di vento

trafitta da un corno di sole.


Monologo

 :   La cartilagine di nuvole
     che indaga la trama del cielo
     s'abbevera alla canicola dei vicoli
     che brancolanti uncini d'occhio
     percorrono senza fiatare.

     Il colle, bocconi sulla piana
     avvampata nei cristalli del fumo,
     scintilla da una lontananza 
     che pare di mare.

     Gusci galleggianti nel pantano di sterpi
     in cadenza di dune rattrappite,
     di cave d'acqua esaurite,
     nella mischia universale dell'argine
     che e` argine d'ogni argine.

     Biancheggia il rudere dell'amplesso,
     succo d'oro sull'orlo insanguinato
     di un colchico stinto,
     bocca corallina dal ciuffo di farfalla,
     fuscello di lumaca teso di frasca in frasca.

     Dilaga l'impronta degli eventi,
     l'enfasi e il capriccio, nostra sorte,
     della morte, vergine voragine di luce
     imminente.


Dialogo

f:   Una voce nasce dalla mia,
     nocchiere di turpi lacrime di sesso.

f:   Imprime il viso nella sabbia mobile
     del sogno, sguaiato e satollo, mi getta
     le braccia al collo, sognando d'intrepidi
     naufragi, mi bacia nello specchio
     e s'allontana sogghignando.

 :   Voci cieche.

f:   Per fuggirne l'insidia
     (sulla tela ricamata dal faro
     la stella fredda che sale in me)
     levo il calice colmo di lava -
     uno spasimo bulina un petalo immondo,
     un gelido bocciolo di rimorso
     il mio brindisi candido rantolo.

 :   Un detrito oscillante di vita
     irradia dal respiro intermittente del feto
     all'infinito come un granello d'uranio,

f:   Raccolgo le ginocchia in grembo
     a spulciarmi rognosa come una cagna
     nella schiuma di spighe scampanellanti.

 :   logora cruna una lente di oblio
     fila dai resti del sole un raggio rovente.

f:   Una voce prende quota
     allo zoo di volutta` perverse
     dei miei silenzi,
     placata la nostra sete
     in gorghi di roccia.

 :   Un grappolo di membra
     illumina l'invisibile.
     L'ultimo.


Dialogo

 :   Il tempo parla con le celle eterne
     nell'acquario.

m:   Il tempo infuria intorno a me.

 :   Il mondo e`
     una boccia di cristallo
     nelle mani tremanti
     di una vecchia chiromante.

m:   Rugiada che mormora e si disfa
     scivolando lungo lo stelo.

 :   Il tempo risale a breccia a breccia le sue mura,
     accende le pupille dei falchi.

m:   Devo
     attendere che un emissario appaia
     con la mappa del mio viaggio
     sigillata per me ?

 :   Non la scintilla
     che scocca dal fondo mite
     ed estingue tutti i fuochi.


Intermezzo

Non si puo` procedere oltre.

I binari travasano materia organica

da una meridiana all'altra a dirotto.

Tutt'intorno al cratere

nella ghiaia dei detriti cosmici,

nella bruma abbagliante

dei loro riflessi alieni,

un galoppo fra sole e pietra

scuote ciclope

le fondamenta del tempo.


Dialogo

f:   L'iride di prisma dei tuoi anni
     tocchi d'acqua all'oblo`

m:   I mulinelli di melma
     intonati per me,

f:   o croste d'insetti ?
     La vita un vicolo putrido
     che percorri con l'ansia di perderti.

m:   quanto di te
     imbevuto di sangue mestruale

f:   Hai messo foglie,
     lampi infiniti
     ghiaccioli puntati al cielo del mio seno,

m:   in quel gemito circolare ?

f:   viso frusciante accoccolato
     nel madido seme del brivido,
     pallido duolo dell'infido.
     Sondo il fondale della tua mente,
     lugubre candelabro di pensieri
     che dirada nera luce di seppia.
     Leggo sul pentagramma delle tue pupille
     il passo nella nebbia dei tuoi tormenti:
     rimugini l'impossibile olocausto,
     il tuo urlo scheggiato sulle volte
     frana in fetidi cunicoli senz`uscita.

 :   Le lancette di fosforo del nostro dolore
     ci propagano macchie a tre dimensioni
     nei quadranti oceanici del vuoto.

 :   Mormoro: forse.


Dialogo

f:   Le nostre labbra imbevute
     del veleno delle menzogne.

 :   Dal pulviscolo di silenzi millenari
     la calca degli addii e dei ritorni
     attizza la solitudine degli astri.

m:   Sei cosi` veloce
     che non ti posso vedere ?

 :   Vertigini d'un astro
     strabico e gobbo
     che scalpita dentro il tuo avvenire.

f:   La nostra speranza garrisce
     nelle fiamme di ogni tuo grido.

 :   Al valico ogni viaggiatore del tempo
     espia.

m:  Tu inerte fugace rovina presente,
     eterna fuga di specchi
     nei labirinti oscuri
     dell'ultimo seme.

 :   Soffi d'ala adunchi
     nel ventre di relitto del crepuscolo
     a beccare stelle cadenti
     (ghermendo ramaglia d'ossa ventose nell'aria
     lungo la picchiata).

 :   Ogni andata e ogni ritorno
     brulica di sepolture.

f:   L'immagine speculare
     impressa nel tuo viso,
     latrato alla gola del mondo
     nel greto scheletrico di abbagli e rottami.

 :   Un riso spettrale fugge con la linea dell'orizzonte
     lungo il cerchio del guinzaglio.

f:   Il tuo stupro si staglia contro un acquitrino di memorie
     dove un giorno irromperai senza voce.


Monologo

 :   Repellenti rifiuti d'immani tregende,
     il tempo inabitato del futuro,
     inciso sulla capocchia di spillo di questo sogno perenne
     (nodo al cervello, sostanza grigia di antenne,
     immagine tesa sullo sbaraglio degli assoluti
     nella muffa rampicante sui cigli dell'abisso),
     attinge all'ignoto e ai sobborghi infetti della mente
     fronte a fronte con la deriva del presente,
     assorbe luce dalla sapienza della fine,
     nel vano della fossa comune
     cova un'estasi di sfaceli.
     Un gomitolo di uccelli
     s'avvita nel vitreo imbuto,
     funerale di luci, sangue a rubini
     cucito a palpebre
     nei bubboni ardenti del contagio.


Intermezzo

... per mentire alle tenebre dal fondo del naufragio,

di svellere la bussola, 

e l'unghia di piuma,

e, lasciato ricadere il braccio esanime nella tempesta,

abbandonata la barra allo zenith dei numeri,

chiudere in un limite all'infinito

il baratro del maelstrom, 

luce per il vetro.


Dialogo

m:   Sono il fondo trapunto di vagiti.

 :   Sopravviene
     l'occhio strabico del campanile.

m:   Scaglio l'eco contro la parete.
     In tenui velari di sogno
     libro le mie campane,
     chele,
     budello di volti,
     bardato da drago.
     Con uno strappo dal nulla
     rondini acute di rimorso,
     io piantato a fuoco
     raggiante nella tua stridula agonia.

 :   Il tremito di elitra
     di un dolore anonimo
     che rimuore.


Dialogo

 :   Singhiozziamo
     sotto la celata
     crivellata.

m:   Verranno le onde azzurre
     da tutte le direzioni del cielo
     recando in uno scrigno invisibile
     il suono della sua voce.

 :   Continuiamo.
     Sullo sfondo incerto dell'alba
     danzano lune di stagnola.

m:   Giungeremo trafelati
     al confine fra il falso e il vero
     senza piu` saper dov'e` l'uno
     e dove l'altro.

 :   Sommersi dalla marea del dubbio
     una nuova paura
     ci affoghera`.

m:   Scalpitiamo riversi
     sul dorso della corazza
     nella notte abbagliante,
     la nostra vita un rattoppo
     per qualcosa di eterno.

 :   Senz` ombra sulla spiaggia
     come` e` bello essere
     senza esser stati.

m:   Non distrarti:
     questa e` l'ultima.
     Una ventura d'anni,
     e d'occasi,
     sempre piu` lontani.

 :   L'eternita` e` cio` che rimane
     quando siamo morti.

 :   Nella luce.


Intermezzo

Immergere queste parole

scambiate per caso

dentro l'incubo di spire di lame

dal trampolino che vibra ancora dopo il tuffo

nel deliquio di palude del cervello,

e soffiare nelle cerbottane

il veleno che sboccera`

sulle labbra della memoria,

a dorare le libellule,

le loro bucce fragranti,

nel viluppo di rovi

e ghirlande di vertebre ...


Monologo

 :   La cocca di fibre sgualcite
     del loro sonnambulo bisbiglio
     sventola,

               penetra lieve
     uno stagno di specchi infranti,
     punta di diamante che incide,
     immune dalla follia,
     all'altro capo della vita.

     Per giravolte di sogni,
     d'impronte cifrate

                        incombe,
     tetra piramide di rottami,
     geroglifico di crimini farnetici
     inciso nei marmi, pallore
     notturno di pupille frementi,
     fatua malia di tenebre  languenti.

     S'avvicenda
     debole vampa nel calice
     il barlume di un astro spento
     alla folgore nel buio.


Dialogo

m:   Esile tempo umano,
     nello slancio delle ombre
     gonfiate dalla notte.

f:   Vieni:
     non possiamo restare
     in nessun posto.

m:   E tempo futuro,
     quando il nostro futuro
     non sara` piu`,
     e dovremo cominciare di nuovo
     dal principio a cercare tastoni
     quel filo di eternita`
     che avevamo intravisto,
     ma non arrotolato,
     nella penombra.

f:   Dimmi:
     potremmo noi esistere
     senza morire
     in tutto quel vuoto ?
     Anche l'amore 
     non e` che una falsa eternita`.
     Diciamoci addio
     un'altra volta.
     Tutto continua
     indifferente,
     come se non esistessimo,
     mai fossimo esistiti.
     Tutto tace di noi.

     Siamo questo noi.

m:   E tempo di confine,
     quando non sai ancora cosa sei
     e inebriato fischi a te stesso
     gia` scomparso dietro l'angolo.

f:   L'oasi prosciugata
     che chiami "vita".


Dialogo

 :   Giace
     ognuno immortale
     nel suo deserto.

m:   L'unico senso del viver nostro
     e` di piangere i nostri morti,
     dalle cui epigrafi fummo nati
     e alla cui arcaica infanzia torneremo
     in un'eta` senz` anni avvinti.

 :   Io, che sono dio,
     un cranio ravvolto da quanto universo
     e che molte volte ho tentato il suicidio,
     lo sterminio,

 :   Un altoparlante che blatera nel nulla
     avverte ultimo anfratto e mutazione dell'anima:

 :   io, abominio di secoli, non so che irradiare.

 :   "Avanti, avanti ! nel nido di idrometra !"


Dialogo

m:   Spento l'occhio nella conca.

m:   Profumi di cervello
     nella conchiglia infinita
     del tuo dorso,
     tartaruga rovesciata
     nei fondali del silenzio.

 :   Lingue vampanti
     come serpi epilettiche
     nella pioggia a dirotto
     su brandelli di terre
     recisi dal suolo.
     Bucce di neve s'interrano 
     nel mulinello d'impronte
     che segue il ruscello.
     Correnti di cielo e d'ombre,
     settacciano la filigrana dell'eco.
     Un gelo di tedio,
     bilico di un lasso di sabbia,
     un pianoforte sfregiato dalle dita di un fantasma
     nell'auditorium deserto,
     schiocchi di petali
     di diamanti nei palchi,
     fauce
     che picchia alla finestra,
     un ragno acrobata sulle fibre dell'acqua,
     ragnatela di coralli
     nel tripudio di onde 
     paonazze di vento.

m:   Un battito di cuore di follia
     tempestato di cancrene,
     un'immortale fiamma
     crescera` dalle nostre rovine.


Intermezzo

Lo squillo della ronda

sulla botola del patibolo.

Tace assediato dalle membra

convulse del tronco il boia.


Dialogo

 :   Fuor dall'orbita,
     reduce di follie d'infiniti,
     vacilla mostruoso
     al bavaglio di aloni
     di mondi evacuati,

 :   il mio feretro dissepolto,

m: Quel male rabbioso alla catena
     vigila sulle impronte del carro
     incavate nel sangue indelebile
     del viottolo che satura il nostro viaggio.

 :   insonne strozza di fiato
     al riverbero di un'oscena reliquia,

m:   Si dilegua
     anche l'ultimo cartello,
     l'ultimo nome
     di questo pianeta.

 :   Ogni morto cammina oltre la morte
     e si dissolve nella mia.

m: Sto vivendo
     senza bisogno di dire
     la parola muta,
     unanime.

 :   turpe trillo
     in un cimitero di futuri,

m: Non sono tempo ?

 :   devastazione dell'ombra
     i putrefatti di qui.


Dialogo

m:   Avanzo nelle fronde
     che si ricompongono
     in un ritmo lento
     e solenne al calare
     del vento. Il cielo
     in fiore dondola
     sulla tela sdrucita
     di nembi roventi
     e sulle ceneri assolute
     della mia mente.

f:   Io porto lo strascico
     e inanello le perle
     della tua collana
     nell'azzurro che non misuro
     con la mente, l'arcano
     spazio riflettente
     dentro il quale  nuotano
     creature incomprensibili. 

m: Vergine insepolto,
     stringo contro il cuore
     l'ultimo seme,
     esposto all'immenso
     boato del tempo.


Intermezzo

La corrente dipana

le ombre inerti del relitto:


luccica ancora su quel fondale

qualcosa di tutti di ieri.


Monologo

f:   Al centro della meridiana
     prendo fra le dita
     le tue labbra di clessidra
     e gonfio il pallone
     floscio del tuo viso
     sinche' si libra in aria
     e senza lanciare un grido
     sfarfalla inerte al vento.

     Rimbalza sulla sabbia solare,
     si sfracella vessillo dei mortali
     nel tragico duello
     lanciando un urlo
     che fa rotolare sul guscio infranto
     del mio occhio
     cerchi d'acqua a perdifiato.

     Il tuo sguardo 
     piange isole d'oro
     lungo la rotta ignota
     dei nostri corpi.


Dialogo

m:   Ti spoglio,
     petalo per petalo,
     al lume di una torcia di ghiaccio
     che scioglie i tuoi occhi,
     piu` azzurri dei miei;
     a galla, nella palude
     di pelle trapunta di baci,
     sulla tenera carne dell'ostrica.

f:   Giro l'occhio all'insu`,
     e lo appunto alla tempesta
     delle nostre ombre
     sulla volta del globo,
     esili strisce di stelle
     per tenebre di cristalli
     precipiti su uno specchio di bolle.

m:   Mi rannicchio
     dentro il palmo della tua mano,
     in un taglio del crepaccio
     dove scroscia schiuma feconda
     di te, e urlano a perdifiato
     le tue unghie acuminate.

f:   Ora il tuo stelo, rattrappito, piange
     rugiada calda; e col dito levato
     mi indichi le ombre ferme,
     acciambellate sul lampadario.


Dialogo

f:   Noi, orgasmi,
     informi ammassi fecali,
     cercelli in erezione,
     orgasmi omicidi, noi

m:   contempliamo il mostro
     che sorge dal nulla
     all'inguine dell'aguzzino.

 :   Butta la lenza
     nella pozza di carne vergine,
     marea delle loro salme.
     (Un urlo genitale sigilla
     la tortura di una sonnambula della vita,
     voce roca che si dibatte nel visibile
     calamitata dalla sfera voragine,
     balena di volto che vibra
     di cocci immortali,
     che s'insinua nella distesa di lutti,
     che procede derelitta dalla tomba
     al terremoto delle profezie).

m:   Bacio sulla bocca
     la sua testa mozza
     che spurga dal collo
     sangue e midollo.

f:   Mangio il suo vomito,
     mi battezzo con il suo seme.

m:   Noi, emisferi incompiuti
     di una distanza infinita
     di gemiti sessuali.

 :   Tu mi voltasti,
     acceso di soffrire,
     per godere il mio volto.

m:   Il fiotto ondoso del mio sudore
     sul tuo nero strido abbagliante. 


Dialogo

 m: Tendere il grilletto,
     girare l'elastico attorno al perno
     per dare la carica al mio inferno,
     uccidere con una pallottola spermatozoa.

 :   Osceni corpi di solitudine
     abbarbicati al cordone ombelicale
     del desiderio
     (tenebroso animale metafisico),
     corpi profanati dal pensiero,
     iniettati di brividi mistici.

m:   Cadere nella tagliola
     sbranati dalle fauci.

 :   Cerca un'ala, un sasso,
     una linea di sole da cui parlarmi,
     senza vergogna, con la punta dello sguardo
     finche' scocchi dal margine del nostro amplesso
     la creazione.

f:   Tuffa le braccia nell'aria,

m:   Non si finisce mai

f:   opachi lastrici di dolore,

m:   di cadere

f:   mute pietre di morte.

m:   nel baratro.



Seconda Parte: Apeiron


Monologo

m:   Ti ricordi
     il becco adunco di quella vetta
     a capofitto su scogli di rubino;
     i silenzi gemelli di quella notte,
     due gocce di sangue a passeggio
     nelle vene del borgo medievale ?
     e i sassi tirati nel coagulo
     d'onde dalla spiaggia deserta;
     i cigni di quarzo che abbiamo 
     sciolto a piuma a piuma nel lago;
     il vortice d'antenne rampicanti
     sui tetti, che sentivamo vibrare
     accordate con noi e il tramonto;
     le boccole di case abbarbicate
     alle rughe aride dei dirupi ?
     noi, vagabondi nell'atlante
     che la vita sfoglia e addita.


Dialogo

 :   (Incatenati,
     innumerevoli dei vagano
     per queste contrade illimitate,
     senza memoria delle proprie parole,
     frangendo l'onda del tempo
     senz` altro vessillo
     che la propria rotta)

f:   Tutti i colori mutano
     nel sipario del tramonto
     che scorre lentamente
     sulle guide stellate.

m:   Mi sento un fromboliere
     con il cuore contratto
     nell'elastico della fionda
     gia` teso per il tiro:
     la pallottola che frulla
     senza colpire il bersaglio
     nelle frasche della bruma
     e` la boccia di cristallo
     che l'indovino scrutera`
     per predire il mio futuro.

 :   (E ora che l'incendio potrebbe placarsi
     non v'e` alcun dio che venga a salvarsi)

f:   Appena un filo di voce
     per il sentiero che abbuia
     e il talismano di un tuo
     sorriso.


Monologo

f:   Ho paura di volare
     in questa terra desolata
     dove le macerie dell'estate
     putrefanno lentamente
     e la primavera e` un segreto
     di pochi, da nascondere
     a rischio della vita.

f:   Mi dondolo a testa in giu` dal trapezio,
     ululo tramontane alle nuvole primordiali
     che agonizzano come sterili concubine.

f:   Nei tuoi occhi ho letto
     il testamento del cosmo,
     il tuo lascito di stelle.

f:   Ho paura di volare nel tetro appassire
     della luna: che vale una ruga d'ombra
     nell'angusto spiraglio 
     quando fuori dal recinto un falo`
     brucia sguaiato orizzonti inesistenti,
     incurante del corteo di sfingi
     che risale lo stesso cielo ?

f:   Nel mare e` inciso un tuo bianco respiro,
     calco diafano di firmamenti a perdifiato.

f:   L'ultimo sorriso
     di un riflesso d'acqua
     si posa sulla tua guancia
     come una farfalla  dorata
     sul piu` profumato fiore.

f:   Sono anch` io come lui
     torcia nella catacomba,
     fuoco fatuo intriso
     di galoppi impossibili,
     di baci di libellula,
     rotolo di sterpi avvinto
     a un tronco morto di cactus
     nel fango acceso dal vento,
     giocattolo ad orologeria
     che avanza tentoni
     per meccanici scatti
     nel deserto universale.


Intermezzo

Un uragano di stelle

questa notte di cristallo

orbita furente sui vicoli

a picco, tortuosi e angusti,

stritolati dai muri di pietra

di chiese e palazzi che secoli

di nomi non hanno cambiato.


La folla che ciacola nel corso

adempie il piu` sacro dei riti

offrendo in pegno se stessa

all'eternita` di silenzi, detriti

a cui il chiasso del passeggio

da` voce, demente e feroce.


All'insaputa di tutti, un'onda

sotto i portici e negli androni

decrepiti avanza e s'ingrossa,

come un fantasma dal medesimo accento

che brandisca i suoi artigli dovunque:

l'impronta brulicante di volute,

in un'eclissi di cenere e campane,

di quell'immonda tempesta lassu`.


Dialogo

f:   Ho paura di volare,
     mi scuotono brividi
     di fachiro: mi stringo
     la benda sugli occhi.

 :   Ma i miracoli che riempiono
     la piazza, trucioli di sole ...

f:   la folla un gigante
     che si burla di me senza pudore,

 :   idoli di pietra, mendicanti,
     icone fossili, in sfere
     concentriche d'avorio...

f:   Il tuo viso brilla
     su una foglia di stagnola,
     e le parole magiche
     che pronunci per me
     guidano i miei sogni
     in quel mare di scintille.

 :   Cogliere un fiore di cenere
     dal rogo: m'ama, non m'ama...

f:   Nei tuoi occhi ho letto
     una poesia che durera`
     tutta la vita. 

 :   a ritroso nel tempo, nicchia,
     caverna, anfratto di lava.

f:   Tenendoti per mano
     riprendero` il viaggio
     da dove l'avevo interrotto;
     e volero`.


Intermezzo

 Il mare s'imprime

nell'arcobaleno

freddo e sinuoso

delle luci lontane,

che strisciano a fisarmonica

sui pendii ormai invisibili

come le vertebre ad arco

di un serpente a sonagli.

Un nodo di brividi

nella darsena dell'approdo

fa sobbalzare senza vita

lo scafo incagliato

nei resti del porto

da cui era salpato.

Ammicca nel suo abito di nebbia

l'incorruttibile sirena di mezzanotte,

spiegata sul luccichio della brina,

bagliore di stella che invoca aiuto,

un punto nel firmamento

del destino universale,

rintanata nella cella di favo

di un bastione inaccessibile,

pronta a ululare stridula

al primo soffio che ne appaghi

gli incubi latenti e perenni.


Dialogo

 :   L'oceano, in tutta la sua
     spettrale inutilita`, manda
     scheletri di alghe e ciclopi
     a naufragare sugli scogli
     (nella custodia trasparente
     la nostra bussola continua
     il suo moto d'orologio).

m:   Cogliere le nuvole radiose
     che pendono come grappoli maturi
     o come cirri acuminati dal cielo.

 :   La lontananza aspersa di sangue,
     di gabbiani ubriachi e folli
     che brancolano a ventaglio.
     Scavano dove hanno nascosto,
     estraggono il vuoto dall'aria,
     buttano ricordi nello spazio.
     Il volo rasente l'onda
     nei tanti luoghi senza nome
     della loro eterna infanzia.

m:   I sassi fanno cerchi
     muti nell'acqua cieca
     che lo sguardo afferra a tratti
      nel fondo di ghiaia di sole,
     d'intrichi putridi di radice.

 :   Le impronte sulla spiaggia si arrestano
     davanti al cancello che non si e` aperto.

m:    Giro l'argano dell'ancora
      sotto la vela riversa.

 :    Per decidere la rotta ?


Dialogo

f:   Nella luce falsa, incognita,
     spettrale, che sanguina
     sugli anagrammi spenti
     delle meridiane, mi additi
     la distanza del tramonto
     come un traguardo di tutti.

m:   Dobbiamo presumere superstiti
     le forme inanimate nell'arca,
     immuni al virus letale,
     feti ciechi che irradiano
     identita` ambigue di tiranni
     nei nubifragi del diluvio
     (e l'acqua e` un grande
     specchio asmatico, recintato
     da un margine incompiuto). 

f:   Ho paura di volare
     dentro la pupilla feconda
     del ciclope, nella bocca
     serrata di vulcani che
     non sanguinano piu`.

m:   Bandito, eremita, nudo
     con gli occhi bendati, le mani
     legate, colando sangue 
     da un foro nell'armatura,
     arranco carponi nel solco
     della linea della vita,
     certo in cuor mio
     del patibolo incombente.

f:   Nella moltitudine di segni
     confusi, tatuati sui muri
     da folle precedenti
     che gremirono, malate
     d'immortalita`, lo stesso
     tenebroso tunnel,
     e` certamente annotata
     anche questa mia vita.

m:   Tutti dobbiamo nel lasso
     di un buio attimo
     ritrovare la rotta
     nella fossa comune.


Dialogo

 :   La citta` si distende verso
     la luce cieca dell'esplosione
     sotto il ponte di macerie
     che cresce a vista d'occhio.
     Un torrente di relitti
     che scorre senza far rumore. 

m:   Mi scaldo al lampo
     che sfoglia l'universo,
     mi sporgo dalla corolla
     in un gorgo turchino,
     col capo all'ingiu`
     libero i miei semi,
     soffio i miei arcobaleni
     nei barbagli della giostra.

 :   La tempesta fustiga
     le statue di cera
     che strisciano muggendo
     nella veranda diroccata. 

 m: Un cerchio larghissimo
     increspa la calotta
     che gira sul perno
     della mia pupilla.

 :   I muri cancellano le case
     dalla filigrana in fiamme.

m:   Giro il sasso calcareo
     per scoprire il verme satollo
     in un labirinto di porri.

 :   Un dito di sole, imbastito
     fra due covoni, perlustra
     il torrente di petali che inonda
     la valle: l'uragano galleggia,
     esangue dopo il selvaggio amplesso,
     trascinato dalla corrente.

m:   L'ago della bussola ciondola 
     come una lenza senz` esca.


Monologo

f:   Ho paura di volare,
     vestito di spine e sigilli 
     nell'ultima esplosione
     di granito.

     Raccolgo nel mio ventre
     le sillabe  che sprigioni
     d'un alfabeto che non conosco,
     i palpiti e gli echi
     di nuvole senz`aria,
     che pure capiranno
     dove li conduco.

     Ombre nascono e muoiono
     di continuo in ogni punto, dapprima
     chiazze senza senso, specchi 
     opachi, poi forme, e nomi,
     che danno senso alle persone
     e alle cose, e si dissolvono
     nelle fauci di altre ombre,
     nel rumore che appassisce.

     Nei tuoi occhi ho letto
     l'oro di queste notti.

     Ho paura di volare
     nella mente e nello spazio.

     In questa notte circolare
     sono ancora piu` mortale,
     ma forse qualcosa di me
     violera` per sempre
     il tuo guscio d'ostrica.

     L'universo e`
     questa vasta conchiglia luminosa
     che ripete il brusio di piccole conchiglie
     della tua voce.


Dialogo

m:   Nello sfondo sbiadito della fotografia
     presa dalla terrazza all'imbrunire
     traspare l'alone fragile del tuo sole...

f:   ...origlio il fioco respiro cremisi
     dell'eclissi, rotto da un ansito
     di luna piena che spira da gole
     profonde dentro i tuoi sguardi.

m:   Scagliato da una raffica di luce
     nei dedali di gioia delle due
     pupille che tengo strette nei pugni,
     nel calco di quarzo che da` forma
     e voce al rilievo dei firmamenti,
     indovino nella mia solitudine
     il filo infinito, il disegno
     di sassolini, che mi guidera`
     verso il centro, al pulpito, 
     per operare i miracoli
     che ho provato in segreto per anni.

f:   Riconosco nei primi barlumi
     di quel cielo di nessuno
     lo stampo del tuo viso.
     E nei filamenti di petali
     che s'accendono a miccia
     sulle gobbe cineree dei crinali,
     nei randagi fumi di lanterne
     che risalgono quei sinistri versanti,
     nelle languide briciole di nebbia
     alla deriva fra le isole del lago,
     ritrovo i brividi di una sera
     che per te non e` mai esistita.

m:   Il miracolo fallira`.
     Nulla potrebbe darci
     piu` senso e vita
     che saperlo leggere
     nel proprio  cuore;
     o in un battito di ciglia
     sfuggito all'obiettivo.


Monologo

m:   Abbiamo letto il programma
     sui volti disfatti dal pianto e dal fuoco
     dei morti che tremano nella tormenta
     ai due lembi arroventati del viale.
     Della vita siamo stracci palpitanti
     in lotta perenne con i lampi.
     I nostri occhi rossi di vento
     sono lentiggini soffiate sul viso spento,
     sul teschio carbonizzato del sole.
     Il nostro estremo respiro
     trottola dentro un vischio di urla
     in gorghi di tuguri millenari.
     Digiuno nel vizio, nel rimpianto oscuro,
     immune all'impossibile, il diadema superfluo
     di un paradosso che gettiamo sul tavolo
     come la carta della vittoria.
     La pergamena dorata da sciami di festuche
     che si accartoccia impigliata a un ramo
     e` tutto cio` che sia rimasto per noi
     da studiare. I battiti del cuore
     che puoi enumerare come i rimbalzi
     del sasso sull'acqua.
     Cerco di dimenticare la folla sbiadita
     di crocefissi piantati nella memoria
     come radici tenaci.


Dialogo

m:   La strada non finiva ancora
     dentro la pelle squamosa della montagna,
     la fauce aperta dirimpetto a noi
     alitava arabeschi di nebbia.

f:   Seguimmo le impronte di liocorno
     fino al margine del mondo.
     Non avendo ali, non saltai.
     E tu, inerme, non dicesti nulla.
     In quell'attimo di silenzio echeggio`
     dal fondo un richiamo di rapaci
     fiondati in stormo sulla preda.

m:   Ti colsi dal gambo rugiadoso
     su un iceberg di colchichi,
     soffiai via il fumo di miele 
     che ti avvolgeva ancora nel bozzolo.

f:   Crocefissi sulla vetta
     nella morsa del plenilunio,
     frugati dalla pioggia
     come fagotti di stracci,
     di quella breve apocalissi
     fummo numi occulti. 


Intermezzo

Non abbiamo ancora notizia

del posto dove non siamo

per caso arrivati, approdo

o limite chissa`, forse

soltanto luogo di trasbordo

da una riva all'altra,

da un'isola all'altra 

(da questa parte e` cenere

non sabbia il litorale

e spazi senza confini

che cercano senza trovarli

luoghi senza nome).


Dialogo

 :   Se l'universo intero
     fallisse il passo
     nella filigrana dei miei sogni,
     non sarebbe che il principio
     di un nuovo sogno. L'indole
     si propaga attraverso i cataclismi,
     reali e immaginari, della forma
     di esistenza che abbiamo ereditato.

f:   Sul trespolo diroccato
     fra due roghi ubriachi
     l'editto, l'intrigo,
     il bavaglio della vita,
     acefalo come l'onda:
     ne saggio con le dita
     i bordi frastagliati...

 :   Non saranno le rondini
     che si sono attardate
     in un residuo d'estate ,
     e che adesso inseguono
     nella scia gia` sbiadita,
     ad intonare il richiamo:

m:   ma un frullo dal nulla
     d'insetti putrefatti.


Monologo

 :   Non ho officiato alcuna di queste messe;
     non so di cosa parlino le vostre preghiere;
     conosco la vostra lingua di ladri e assassini,
     ma non comprendo i vostri versi animaleschi:
     scrivendo poesie, mi esorcizzo,  mi astengo.

     Questi cuori assurdi, umiliati,
     mimetizzati nel casto, straziante
     bozzolo di sole che si disfa
     a fior d'acqua, sezionati da lame
     affilate di luce, avvolti nei sudari
     di orizzonti sempre piu` lontani,
     sempre piu`  opachi, ombre che
     sfilano radenti lungo le mura
     tempestate di graffiti osceni.
     Quest'ultime vestigia immonde
     di un'epidemia che non risparmio`
     la cuccia di bambu` dei nostri 
     sogni, ci guardano senz` occhi,
     inerti nella loro cupa vanita`.

     La ragnatela d'anime,
     il pulviscolo di vite
     dissimulate negli antri,
     attinge voce e coro
     a un paesaggio di frammenti,
     a una soglia di confusi bisbigli,
     a una distesa infinita
     di nulla: al suono 
     del futuro. 


Intermezzo

Se solo sapessimo

dove conduce

questa rotta,

e perche'...

se solo non sapessimo

da dove veniamo,

e perche'...


Dialogo

f:   Deposto dalla croce
     con le palme intatte,
     mi domanda la via.

 :   Raccolgo un truciolo secco
     e lo lascio a caso cadere:
     se dei sentieri indichera`
     il vecchio, sara` risorto
     e tornera` sui suoi passi
     al tempio, a predicare.
     Altrimenti sul colle
     sul suo chicco di fuoco
     restera` a pregare
     nell'idioma arcaico,
     a balbettare solo
     dentro il temporale.

m:   Nello spazio prosciugato del cimitero
     lapidi polverose tatuate di segni,
     di scintille appassite, di effigi,
     di menzogne insensate, d'invisibili
     realta`, specchi eterni sparsi a mucchi.

 :   (Pullulanti nelle cripte, 
     tacciono quando entra
     nel recinto, come belve
     domate. Altre ombre
     attraversano l'orizzonte)

m:   Dall'argine la voce li investe,
     gelido commiato, enumera i vizi,
     e, ultima, condanna 
     quelle condanne a contare,
     ad essere irreversibili
     violenze d'amore nella carne
     infinita del tempo.


Monologo

f:   Scrivo con le ultime gocce d'inchiostro lungo il margine del foglio
     che i pudici morsi delle prime fiammelle screziano di lividi.
     Il vuoto si popola rapidamente di lunghe carovane di segni.
     La mia calligrafia ondeggia discontinua, si inclina, si torce.
     Fuori un brivido di candela disordina i sassolini del tempo.
     Le luci senza fine delle colonne d'auto che scorrono
     da capo a capo la citta` e il suo fondale di totem
     brillano piu` forti e piu` tenere negli occhi dei passanti.
     Riga dopo riga la scrittura si allontana dal bordo
     e comincia a invadere gli spazi sguarniti del centro,
     quel luogo di punti attigui a se stessi che funge da guado.
     Gli avventori ubriachi si spargono per quartieri sfatti in vicoli malsani,
     il suono di miriadi di passi che si rincorrono nella notte aleggia
     come un ticchettio d'orologio sulle vite di coloro scampati
     al naufragio che osservano ignobili dalle finestre la fine.
     Sul lattice della carta incalza il galoppo delle creste fiammanti.
     In un chicco di luce che si dilata a dismisura e divora la mia ombra
     rileggo in fretta le mie ultime parole, che saran presto cenere nel buio.


Monologo

f:   Il volo radente di una gemma
     incrina il cristallo del leggio
     acceso sotto un casco di spilli.

m:   Al guado d'argento del lume
     sul foglio gelato del libro
     fisso stordito nel vuoto:
     ho paura di capire tutto.

f:   A fondere l'infernale amuleto,
     l'occulta teca dei nostri cuori,
     attende il grumo di zanzare
     che gonfia nel camino, sulle pulsanti
     tempie dei tizzoni ardenti.

m:   Appuntato con lo spillo al muro
     uno specchio senza riflesso.
     Non cade sul vetro raggio
     che porti colore, non v'e`
     segnale al mondo, nesso
     fra l'essere e l'essere 
     percepito.

f:   Ho paura di volare
     nelle voragini di senso
     che hai scavato per me,
     dentro i tumuli di tutti
     i riflessi del mio viso.


Dialogo

m:   Ho risucchiato dentro
     l'azzurro dei miei occhi
     le lacrime che tu
     mi avevi affidato.

 :   Aspetto che lo scalpiccio
     si sbricioli alle mie spalle,
     che nella conchiglia primordiale
     si faccia il silenzio assoluto,
     che la bianca parola riaffiori
     da delirii di oroscopo perduti.

m:   Nel profilo, crivellato
     di fuochi, del monte spuntera`
     un'idea abiurata di dio,
     inibito dialogo di morti,
     arcano, paralisi di naufrago,
     che filtrera`, clessidra, 
     una sabbia piu` fine.
     Volera`, nell'eco dei tuoi passi,
     sulle palafitte e sulle scorie.

 :   La scimitarra sanguinante
     della luna ghigliottinera`
     sulla pietra sacrificale
     di questa cima senza nome
     un pupazzo fradicio
     di sogni: colera`
     dallo squarcio la stoffa
     ispida del cervello;
     spento fiore di agguati:
     di trame sfilacciate
     e di finali incoerenti.

m:   Si posera` lievemente
     sul palmo della tua mano,
     in una linea della vita
     che stava sbiadendo,
     e si lascera` portare
     dalla corrente, come
     un gabbiano veggente
     atterrato per caso sul fiume.

 :   Il pianto e il riso
     per una fessura esposti
     alla medesima luce
     si desteranno grido unanime
     sulle fiamme degli astri.


Dialogo

m:   Ombre di uccelli
     prendon fiato dal fondo
     degli abissi,
     un frastuono di artigli
     e becchi
     sale dal nulla,
     un atroce divenire
     carne e sangue
     nello scheletro crivellato
     del mondo.

f:   I segnali al bivio della strada
     invitano a dirigersi tutti
     in un luogo che forse
     abbiamo appena attraversato.

m:   Non sappiamo di questa vita
     che il caos labirintico
     d'indicazioni, norme e divieti
     che in noi si reincarna.
     A capo chino riprendiamo la via
     lungo la freccia tesa del tempo,
     ben sapendo che l'arco fu deposto
     nel primo millesimo di secondo
     e non e` mai stato ritrovato.

f:   (Ma non dimentichiamo di pagare
     al diroccato posto di frontiera
     il pedaggio).

m:   Figure distanti si decompongono
     al limite estremo della luce,
     scheletri essiccati di cactus.

f:   Sparisce dentro l'orizzonte
     il mulinello che corre nelle spine
     accese della sabbia.

m:   Nei tuoi occhi ho letto
     l'ultima delle verita`:
     hanno uno scopo anche
     le parole che restano
     alla fine del gioco. 


Intermezzo

Perche' quel bagliore che trabocca

dal nulla senza fondo,

quelle ali ventose nello squarcio d'azzurro...?



...e il becco senza pieta`

per quei pochi brani di luce ?


Dialogo

m:   Nella piazza addormentata del castello
     sulle nostre labili vergogne, sul pudore
     che confondi con le parole che non diremo,
     fiocina un ultimo spasimo di luna piena,
     che incrina la superficie della bolla
     fino a scardinare i delicati incastri
     di tegole, i tasselli vivi del mosaico.

m:   Intorno a noi strisciano
     rade ombre accartocciate,
     vertiginose; sotto lampioni
     che fumano e vacillano
     come fiamme di candela,
     che sondano di quelle anime
     medianiche il fondo empio.

m:   In disparte, nella penombra
     della stazione di benzina
     come in un'oasi nel deserto,
     i nostri sguardi si diranno
     le forme impossibili,
     gli equilibri sibillini
     della nostra storia,
     si scambieranno bisbigli
     immortali senza fiatare.

m:   Parlano per noi, sottovoce,
     le reliquie di questi mesi,
     la cabina del telefono, come
     un tempio nella bruma,
     e la fermata dell'autobus,
     con la tettoia che gronda
     falde di riflessi argentati,
     il portone del palazzo,
     la finestra di casa tua,
     la vita che perdutamente
     inseguirei di gioia in gioia
     fino alla merceria d'altri tempi
     che sognavi da bambina.

f:   Una mano scivola nell'altra,
     chiudo gli occhi e mi oso
     di baciarti sulla guancia
     e sotto la nostra luna
     il mio buon compleanno. 


Monologo

m:   Nella criniera pezzata del tramonto
     si stagliano il traguardo dell'ultimo pezzo,
     e la corona sinistra del boia.
     Rotolano senza vita
     i dadi gettati a caso
     sui tasselli azzurri della scacchiera.

m:   Nel vortice gia` immenso
     che ci chiama a raccolta,
     erbe rampicanti sullo strascico 
     di macerie, balene ubriache,
     pupazzi di sabbie mobili,
     o uccelli da preda nei canyon,
     fissati alla scorza delle pareti
     dalle ventose degli ultimi raggi,
     scacchi sparsi alla rinfusa, tendiamo
     la mano nel buio per non mancare
     il prossimo appiglio nell'attimo
     gia` microscopico che ci avanza.

m:   Cosa sono io nella roulette,
     meteorite, virus, ghianda,
     trapianto di stella in sasso,
     mongolfiera che reca per zavorra
     la stessa gravita` del sole ?
     o la biglia d'acciaio che gira
     e rimbalza nelle tacche della ruota ?
     che sara` di me quando
     avro` volato, avro` inciso
     nell'alone della luna
     la mia scia a guisa di firma,
     e mi posero` sul suolo raffermo ?
     saro` come la pigna disarcionata dal ramo
     che grandeggia sulla fisarmonica di foglie morte ?

m:   Di chi e` la calligrafia di lucciole
     che ha scritto nella notte (la palude
     nera dove affondano i miei passi)
     quelle parole cosi` ardue da decifrare ?


Dialogo

m:   Mi sgretolo, stonato,
     nell'auditorium decorato
     di fregi e stucchi,
     quando consumata
     ogni fiaccola
     il pubblico composto
     attende presago
     che s'alzi il sipario
     e un colpo di bacchette,
     convulso nel nulla,
     annunzi l'inizio.

f:   Nella mente rimarra`
     un vuoto incompiuto,
     come di qualcuno partito,
     scomparso senza dire addio;
     e negli anni si aspettera`
     un segno che aiuti a ritrovarlo,
     la somma che basti a riscattarlo.

 :   Il musicista ha cercato invano
     nelle righe del pentagramma
     una nota da suonare: il plettro
     striscia inerte sulle corde affilate,
     scende lungo una traiettoria
     che non ha altro fine che se`,
     e non produrra` altro suono
     che questo.


Dialogo

m:   Nella penombra abbagliante
     di questa rampa di scale,
     sfogliando il calendario
     indelebile dei miei passi,
     vasti resti di passato
     mi vengono incontro,
     sordida calunnia
     la torcia che ho
     nel cuore.

m:   Il diapason soffocato
     della tua voce
     prova invano
     a intonare la mia:
     non ha sostegno
     la debole impalcatura
     che non scricchioli
     sotto il peso del tetto.

f:   La memoria sigilla
     le cicatrici, le falle
     aperte nel trepestio
     di fuggiaschi. Nella cenere
     e` accesa una scintilla,
     cellula macilenta, bolla
     gibbosa, germe divinante
     nello spettro maculato
     dell'emorragia,
     sulle cartilagini fiorite
     che il fuoco ammanta
     di bende insanguinate.

m:   Nel cerchio dei miei anni
     giuro non ho trovato
     nulla, che mi discolpi
     o mi spieghi.


Monologo

f:   Se spazi di sguardo in foschie pungenti
     mi domando se tu e i passi radianti
     che mi portano a te, se il sortilegio
     del profondo letargo a cui tu confidi
     nemmeno la menzogna di un silenzio,
     o vitrea tenebra di buccia deforme
     sul frutto concepito in babeli d'innesti,
     un dente di roccia un diamante, se quel
     granello estremo di vita rappresa,
     seme, a perdifiato nelle vene la linfa
     nella piaga suppurante, se sudore
     attecchito alla pelle, se il plasma
     delle origini in fiali di crateri,

     se valgano quanto

     l'osso che rotola nel vento
     ammaliante d'autunno precoce,
     anche quello un segno risaputo,
     geroglifico sul papiro smagliato,
     piuma di tempo reclusa,
     fischio zittito troppo tardi
     nel mulinello di cenere
     dal delirio piu` alto e solenne,
     e forse anch` esso superfluo:
     il guizzo nel cerchio, il tuffo
     nel nulla, a braccia aperte e con
     gli occhi chiusi, del sole al tramonto
     che non vuole morire.


Dialogo

m:   Principio di illusione
     o laccio di farfalla,
     la lieve brezza bianca 
     che chiude le montagne
     in un cuore d'acciaio ?

f:   Le impronte dei nostri passi...
     due strisce di punti parallele
     che si perdono sulle dune,
     che entrano nella nebbia
     di uno zodiaco di futuri.

m:   Dove scopriremo abbracciati stretti
     l'unico modo di parlare al mondo. 


Intermezzo

"Le stelle bianche minuscole 

di una neve che non sciogliera` mai,

le croci acuminate che scorrono nelle vene 

piano piano dentro il cuore della Terra,

e deliri di pietre azzurre 

incastonate nei fondali del cielo "

cosi', dietro un'ombra a stigme d'oro,

la voce nella tempesta dell'argonauta.


Dialogo

f:   Continua, continua
     nella memoria,
     notte, freccia del ricordo,
     che saetti dal nulla
     su tutti gli itinerari
     della mia vita, sui fili nudi,
     sui lacci imbevuti
     di figure anonime,
     sui cerchi screziati
     dei nostri brividi.

m:   Nelle spine dei miei occhi
     ho conficcato ogni sole,
     ogni orizzonte; nelle
     pause del mio cuore
     ho nascosto tutti i lumi
     delle strade che ho percorso.

 :   L'iceberg galleggia sulla luce
     con la stessa forza eterna
     di questo fiore, ritto
     sulla zolla che lo genero`.
     La criniera infuocata galoppa
     verso il centro della terra.
     La manica vuota
     pende dalla croce.

f:   Lancero` il mio grido
     nel rombo luminoso
     dello stormo in fuga.


Monologo

f:   Lattici incandescenti
     di dolore,
     folgori e fosfemi
     attorcigliati
     nell'utero
     della vita,
     crepacci umidi
     di schiuma
     esalanti
     esausti rantoli
     di senso,
     stimmate fossili
     nell'ampolla sigillata
     sull'altare
     diroccato,
     il vento ...
     il vento ...
     reliquie e relitti
     della storia,
     degli uomini
     nel panico
     di pupille convulse
     martoriate dalla luce,
     le sabbie mobili
     dell'acquario
     di ogni nostro,
     vostro 
     gesto.


Dialogo

m:   Esaurito dal sole puro delle colline,
     questo viaggio nella trasparente oscurita`
     si arresta alle soglie della citta`.

f:   La mia sorte in altro modo parlera`
     al giocattolo polveroso
     di pelle smessa di serpente
     che, col nome e il volto miei,
     gia` medita di salpare
     come una stella al tramonto.

 :   Mi sono liberato 
     del groviglio di braccia inerti
     che usavano il mio corpo
     per i loro macabri riti.
     Adesso, nel freddo sudario
     di queste ultime tenebre,
     come il battito profondo
     del cuore, traboccante
     di cerchi senza fine,
     corre su onde di stagnola
     verso la libera sponda,
     piu` forte risuonano
     nel silenzio i passi lontani,
     inesistenti, sui sentieri abbandonati. 


Monologo

m:   E le foreste che abbiamo attraversato
     tenendoci per mano, e giudicando
     i peccati degli angeli rintanati
     in nicchie di fronde e pertugi nei tronchi,
     assorti nei voli delle farfalle accese
     di rugiada nelle increspature dell'alba,
     dentro il velo di bruma raggiante
     che godeva nei tremolii pazienti
     della brezza; agli inganni delle ombre
     sulla terra bionda imitando il suono
     del cuore delle rondini che migrano
     negli innumerevoli echi dello stormo,
     intrecciando, con le scie tormentate
     dei comignoli lontani, tramonti
     e fiati di pianeti che abbiamo
     cullato in stagni di baci...

     E le cicatrici che abbiamo ricomposto
     nelle volte a mausoleo dei paesi 
     che abbiamo visitato... Di soppiatto
     abbiamo vissuto un'altra vita, quella
     che non dovevamo vivere. e` questo
     cielo che ci imbecca, queste vipere
     di brina che s'attorcigliano
     all'arcobaleno. L'aquilone palpita
     sfocato; il sole in cenci, furtivo
     sotto un ricciolo di neve remota,
     si riflette nel quadrante appannato
     del tuo orologio.


Dialogo

m:   Siamo scesi insieme
     in un certo senso
     nel centro del cratere.
     Siamo giunti insieme
     dove volevamo arrivare.
     Tutto e` arso, lava.
     Ti accarezzo piangendo.

f:   Una bambina sola,
     sulla soglia del mondo;
     che non ha piu` nome.

m:   Brivido luminoso 
     di farfalla, confine
     di silenzi incompiuti.
     Immergo le labbra
     nello stampo caldo
     delle tue guance,
     cento piccole dita
     giocano con il mio viso.
     Stacco con lo sguardo
     dal grappolo di baci
     un acino di saliva,
     cella di favo, cristallo
     conciato dal primordiale
     fuoco d'una lacrima
     nel profumo di rosa
     straripante estate
     d'un tuo sorriso.

 :   Nell'ombra gemella si placa
     l'affanno di due vergini 
     respiri, naufraghi nella
     memoria, cullati nei battiti
     l'uno del cuore dell'altra.



Terza Parte: Nil


Dialogo

m :   C'e` qualcosa d'importante,
     da cui dipende il mio futuro,
     che dovrei dirti, ma, lo so,
     non trovero` il coraggio
     di dirti.
     Ecco: te l'ho detto.

f :   Allora sai dove trovarmi,
     o perlomeno come trovarmi,
     o quantomeno se trovarmi,
     se fuggirmi o se ignorarmi,
     in quel labirinto di "se"
     in cui vi siete persi. 


Dialogo

m:   Le tue guance bruciano
     la neve dei tuoi sguardi.

f:   In bilico su labirinti
     di specchi vergini
     i nostri corpi si parlano,
     si scambiano messaggi.

f:   Una bufera di sillabe,
     accordata con il soffio
     accecante della vita,
     fruga nei frammenti
     della conchiglia
     dei loro abbracci.

f:   Battono come elitre
     i colpi sordi di un pendolo,
     l'estasi di un'agonia
     che e` dentro il tempo,
     vigilia di vigilie,
     rampicante sulle catene
     di tenebra, oltre il vuoto
     in fuga che cinge

m:   su quel lettino bianco
     la colla dei tuoi sorrisi
     nei fulmini dell'alba

f:   e il tuo viso che s'inabissa
     nei miei occhi. 


Monologo

m :  Sono gia` diventato qualcosa
        che e` stato e non ci sara` piu`,
        mai piu`?


Intermezzo

Contavano

su questa terra

le lune.


Andavano col passo segreto

a cogliere spine nei rovi

crepitando sulle impalcature

malferme delle loro vite 

come un rivolo di foglie secche,

sillabe di luce

grandi come onde.


Dialogo

f:  Laggiu`
    qui
    dappertutto
    o da nessuna parte:

m:  non sappiamo
    o non vogliamo un domicilio
    un indirizzo permanente,

f:   un codice postale
    che ci fissi al mappamondo
    come un insetto esotico
    nella vetrina dell'entomologo. 

m: Il luogo in cui viviamo
   e` un perenne cadere
   attraverso lo specchio
dentro la vita
di qualcun altro. 


Monologo

m: Una spina d'oro
 nel diadema del tuo viso,
 il tessuto umido delle strade,
 frecce di tempo,
 il ticchettio caotico
 dei tuoi tacchi sul marciapiede,
 gli occhi, a falce di luna, dei gatti sul filo
 (le tue dita dormono nelle mie):
 siamo piccoli candelabri tintinnanti al buio
 mentre infuria il sisma,
 veleni distillati da fossili
 (nebbie, infanzia:
 l'ultima voce
 che mi abbia parlato
 prima. adesso tu,
 oracolo,
 di tanti e mai.
 adesso, in fondo,
 tutti. adesso io, vivo,
 e morto).
 La fabbrica delle ore erutta
 dalle ciminiere miracoli.
 La resina bionda
 piovuta sulle braci
 dell'incendio
 in fondo e' soltanto
 la mia vita.


Dialogo

f:  Di quest'alba il sogno,
    in balia d'inesauribili paludi,
    abbiam lasciato incompiuto.

m: Di non saper chi, cosa
    si annida dall'altra parte,
    forse soltanto un vasto uditorio
    deserto.
    Di non essere ancora esente
    dal futuro. 

f:  E tutto sara` cambiato per sempre,
    per essere di nuovo uguale a sempre.

m: Il vuoto che torna lentamente
    a estinguermi,
    a disfare il mio essere me. 


Intermezzo

... tutto fonde e scola

a fiotti nel passato


 ... non rimane il segno

della luna in cielo;

il fiato delle nubi

e`acqua; e l'onda che torna

non e` piu` se stessa...


Dialogo

m:  Procedo lentamente, nella speranza
    di non raggiungere mai
     la mia ultima destinazione,
     la spiaggia cieca del tuo amore,
     il castello eretto dal tuo cuore
     nel pantano di tenui ceneri del mio.

f :   Questo e` l'unico "per sempre" che conosco. 

 :   Il tempo ha fregi e arabeschi
     bruniti di futili bugie. 


Monologo

m:   Senza la dimensione
     del tempo. Il tempo,
     l'essenza della rosa,
     si e` estinto in te. Nel tempo
     noi siamo soli.
     Siamo le due pupille,
     accese nell'oscurita`,
     di dio; siamo raggi
     gemelli, impigliati nei brividi
     delle fronde gravide
     di querce millenarie;
     due frulli d'ala dal nido
     imbastito nella clessidra,
     due crisalidi di boccioli
     avvolte in fiocchi di neve;
     tasti di una stessa tastiera.


Dialogo

m:  Il mio segreto cantare a te
      un pentagramma di baci.

f:    Ho sentito battere nel mio cuore
      il ritmo della tua voce.

m:  Il diamante
     che rimarra` a nuotare
     nei laghi di orchidee
     dei tuoi occhi.

f:   Quella sera
    mi hai preso la mano
    e non l'hai piu`
    lasciata. 

m:  Dentro i tuoi occhi
     come grondarono i miei pensieri!
     sulle tue labbra,
come si disfo` la sabbia
della mia ragione! 


Intermezzo

 Il filo spinato di luci

 che circonda la baia

 stringe le onde e gli scogli

 in un patto di omerta',

 una tortura di riflessi e detriti

 che l'immane alga di nubi

 sospinge verso l'oceano.


Dialogo

f:   La vita non e` forse cio` che succede
      alle nostre spalle a nostra insaputa
      mentre tentiamo di allontanarci.
m: O forse il solo allontanarsi?

 :   Anche nella fine
     il principio continua.


Monologo

m: La vita non e` di noi
    che cio` di cui siamo fatti,
    il pensiero di cui siamo carne.
    Getto le braccia nel vuoto
    degli spazi che soffoco,
    uccello piu` grande del cielo
    in cui volo: rapace
    e immortale, eroe e giocattolo. 


Dialogo

: L'ultima onda ha avvolto la luna,
 come un sipario. Gli angeli, le marionette
 di metallo, le vittime, le effigi
 sfregiate, i maestri di cerimonia,
 si sono esclissati tra le quinte.

m: Nel silenzio di giunchi che abbiamo
 costruito, come una capanna
 sull'isola del naufragio,
 ho preso per mano l'ultimo tintinno 
 della tua voce,  il tenue ombelico 
 che mi terra' in vita fino a domani, 
 fino al parto, alla redenzione. 

: Lungo i muri di labrador,
 sudati ancora di scintille di vento,
 scorre languido il mercurio della notte,
 incide i lividi del martirio
 nella carne lurida del vuoto.

m:  I gomitoli di luce che guardiamo passare,
 dileguarsi nei meandri di un giorno
 che non esiste ancora, i passi stentati
 in cui cerchiamo tracce di qualcosa
 che ci appartenga, non servono
 che a occupare il fuoco della lente.

:  Seguine con lo sguardo la rotta: 
  entrano da un estremo del mondo, 
 dalla bocca oscena e diroccata
 dell'idolo di cristallo, ed escono
 da un altro estremo, nuvole,
 foglie secche, festuche, tutto cio'
 che vive nel vento, senza memoria,
 e nella memoria. E' quello il segreto
 che siete venuti a svelare,
 in questa citta' di zucchero,
 dove l'avorio dei terrazzi
 e il suo alone sfumato attirano
 in un volo alto e circolare,
 continuo come l'orbita dei pianeti,
 quegli uccelli senza nome
 che dall'oceano sono giunti
 cercando briciole e fili d'erba. 


Dialogo

m: E noi non siamo, in cio', diversi da loro;
 eccetto che stiamo immobili, a contemplare
 gli ultimi spasimi delle macerie,
 dall'angolo in cui abbiamo trovato riparo,
 piuttosto che sorvolarle in ricognizione.
 La loro ambiguita' e' la nostra.
 
: Predatori di sogni. Becco adunco
 e ali raccolte, pronti a scattare.
 
m: Non a caso, quando ti guardo,
 mi sorridi, dal ricciolo di labbro
 che poi sembra accartocciarsi,
 nel tempo, in una smorfia di dolore.

 : Ma questa, nel cerchio gia' chiuso, e',
 credimi, un' altra vittoria.
 Il trepido ed esile segnale
 di la' della porta sprangata.
 Non zittiamo anche le nostre vite.


Dialogo

 m: S'arrampica sui nostri volti
 un vento tagliente di luna,
 un vuoto d'astri alla deriva
 che crepita e sussulta
 sulla carta stagnola dell'alba.

  f: Suggella le nostre due ombre,
 bloccate nella sfera di cristallo,
 nell'inchiostro simpatico del codice
 che dobbiamo decifrare insieme,
 nel richiamo antico che ci lascia;
 nella cenere di presepe 
 delle forme immani del litorale,
 crivellate dal silenzio della bruma:
 il cocchiere ubriaco, la libellula
 vergine, il pescatore di perle.

m: I fuochi fatui dell'eclissi
 ci osservano e giudicano
 dal loro buio di vertigini.

 f: Nel gioco astratto
 dei firmamenti, fra dio e dio,
 attraverso l'etere insanguinato
 come un' imene deflorata,
 in due scintille dei nostri riflessi,
 ciechi riverberi di un amplesso,
 scorgo l'assoluto,
 e, in fondo a tutto quel buio,
 nelle scogliere in fiamme,
 dibattersi all'ancora
 il senso.


Intermezzo

Il passero di cenere

diroccato in un canto del nido,

il tarlo che batte

in ossa di tomba,

i vermi a zonzo

dentro il cappotto senza maniche

che vacilla al vento

mite, ubriaco

(e il becco di pipistrello

appuntato in cima

al suo scheletro nero?):

lacera morte

che veglia il campo

dai corvi ingordi

di semi sudati.


Dialogo

m: Ho colto, oggi,
    un fiore identico a te,

  : un'alba di petali
    rannicchiati nella corolla,
    un luccichio timido
    di polline di soli,
    una vertigine di colori
    che si e` sciolta nel vento,

m: un profumo di tanto tempo fa
    che non riesco a ricordare
    e che non potro` mai scordare.

m: Inseguo
    in questo cunicolo di tempo
    cio` che mi rimarra` di te:
  : uno sciame di minuscoli diamanti,
    un soffio di folgori abbaglianti,
    un fiato di bolle celesti,
m: un ritornello d'onde
    custodito nello scrigno
    di un tuo sorriso

  : in uno spazio di specchi,
    di vuoti di conchiglia,
    di sogni da sognare

m: nella palude
    di questa vita
    che non conosce
    belta`
  : che non concede
    futuri.


Dialogo

f:  cosi` lontani
    eppure cosi` vicini

m: Ho respirato le dune
    dei tuoi capelli,
    il sole dei tuoi occhi, 
    e il mare delle tue guance,
    ho visto qualcosa di te
    in ogni fiocco del cielo,
    ho sentito la tua voce
    in ogni passo delle stelle.

f:  specchi di un medesimo segreto

m: E tutto e` cambiato per sempre
     per essere di nuovo eguale a sempre. 


Monologo

f : Briciola di universo
    che ti specchi
    nell'azzurro sgretolato
    dei miei occhi,
    ogni scheggia
    che tenti di salvare
    potrebbe finirti.


Dialogo

m:  Mi hai dato
     un secondo di eternita`
     che adesso mi dilaga nel petto,
     mi dissangua il cervello,
     trabocca luce e buio
     nell'imminente oblio
     sotto le palpebre chiuse.

f:  Logoro amuleto.
    Esorcismo taciuto.
    Sigillo inconoscibile.
    Beffa. 
    Io.


Intermezzo

La verita` e` un pianto

senza lacrime, un gemito

senza suono, un tutto 

di niente e di nessuno. 


Dialogo

 f: Arrampicandoci ciechi
 verso la vetta del sole,
 siamo presi dal terrore del vuoto:
 recitiamo in un coro osceno
 i nomi emersi dal sonno,
 e dileguati nel fioco
 brulichio dei fari.

m: Dalla citta' inabissata odo
 il rantolo fendere le sue labbra
 imbevute di stelle:
 "domani, domani:
 non arrendiamoci cosi'!
 che abbiamo da perdere ?"
 Di queste lontananze
 non sappiamo che la fine.

f:  La pergamena dei miei giorni
 si accartoccia crepitando,
 ma al contatto col fuoco rivela
 scritti con l'inchiostro simpatico
 i segni di un' altra vita.

 m: Leggo nei geroglifici del cielo,
 che si librano a grappoli
 e bruciano dentro le acque
 come perle di una collana spezzata,
 la profezia che ci precipitera'
 da un tramonto di assenze
 in un' alba di presenze.

 f: Queste vite giudicano
 la qualita', non la quantita',
 del mondo. 


Dialogo

m:  Vengono all'appuntamento
    di mezzanotte i fantasmi
    del tuo passato, i volti
    anonimi che abitano recessi
    segreti della tua mente,
    le serpentine di pensiero
    a cui lascio la deriva
    dei nostri silenzi, gli agguati
    in cui s' impiglia
    la corrente agitata
    del tuo sonno. 

f: Queste lacrime
    che non cesseranno mai
    di rigare le mie guance.
    Quest'urlo
    che non cessera' mai
    di dilaniare le mie tempie.
   
 m: Ascolto in solitudine
    il vento morto, senza odori,
    che mi investe a onde
    e che respiro senza forze;
    e l'eco che decifro,
    soffocato dalle lacrime,
    in quel vuoto di memoria.
 
f: Questi segni d'amore,
    stigmate arroventate
    che faranno di ogni mio respiro
    una tortura lancinante.

 m: Passero' solo alla Morte
    il testimone che egualmente
    porto con me, dentro di me. 


Intermezzo

Dalla faretra trae una freccia

incendiaria, tende l'arco

e brilla come un teschio

il suo uncino luminoso

sulla plumbea muraglia.

Una benda di nubi

sull'occhio della luna,

feroce pirata.


Monologo

  m : Una cosa abbiamo capito
        nelle lacrime che ci siamo
       asciugati a vicenda con baci
       di zucchero filato su guance
       rosse di gioia e vergogna:
       che piu' conta il pianto
       che ancora non abbiamo pianto!


Monologo

     f : Non vi e' in me pagina
        che non sia gia' scritta di te.


Monologo

   m : Ciascuna di queste lacrime
        e' un altro poco di te
        che entra in me. 


Monologo

   : Ti  sei addormentata
     in una parola.


Intermezzo

Noi, forse soltanto

umani, ancora lo cerchiamo

quel brivido eterno,

quel palpito nel silenzio

universale.


Monologo

m: (L'eternita` e` trasparente:
     non vedo di la` piu` memoria
     o tempo).

f:  Non esistono altri posti
    dove andare.

m: (Tremo, solo, al vuoto)


Monologo

m:   Tu sei
     questa poesia,
     e stai
     per finire.


Dialogo

f:  E il tuo sguardo,
    che mi ha guidato
    incontro al sole
    come un volo di gabbiani,
    ora lo perdo,
    mi pare per sempre,
    in un vento di luce,
    violento e accecante,
    non faro ma specchio;
    in un punto dentro di te
    che non vedo, ma sento,
    un buco nero in cui precipito
    senz'avere neppure la forza
    di vederlo riflesso o ingrandito,
    ma soltanto capovolta e sbiadita;
    come se vivessi in un binocolo,
    tra una lente e l'altra,
    tra due lacrime uguali. 

m:  Da te
      non ho avuto
      neppure il tempo di un sorriso;
      eppure e` bastato per capire
      quanto devo ancora camminare,
      quanto lontano e` cio` che cerco,
      e quanto nascosto da tutto il resto;
      quanto io sono vivo.

f:  E finalmente
    mi prenderai per mano,
    lungo il piu` esile dei raggi,
    perche' questo era forse
    il nostro destino,
    di camminare
    dove nessun altro
    vedrebbe neppure
    il cammino. 


Monologo


 :