Borobudur: Il Mandala dei Mandala
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L'immenso mandala di Borobudur e` indubbiamente una delle piu` impressionanti creazioni della civilta` umana. Questa montagna cosmica, costruita all'inizio del nono secolo, molto prima delle grandi cattedrali europee, ha una base di 122 metri quadrati e un'altezza di 35 metri, contiene 5 chilometri di bassorilievi e 500 statue di Buddha, ed poggia su un milione e seicentomila blocchi di pietra.

Non esiste monumento al mondo, buddista o altro, che possa fungere da campione di riferimento: con Borobudur nacque un'arte, e una concezione dell'arte, che prima non esisteva. Gli studiosi hanno identificato influenze indiane, persiane, greche e persino babilonesi. A commissionarlo furono i principi della dinastia Sailendra, a concepirlo furono saggi del buddismo tantrico, che guidarono la mano dell'architetto Gunadharma, a progettarlo fu una delle piu` formidabili equipe di scienziati (ingegneri, astronomi, matematici, fisici) della storia dell'umanita`, a costruirlo furono diecimila operai, artigiani, scultori e schiavi nell'arco di quasi cento anni. La posizione geografica non e` casuale: nella piana si incontrano due fiumi che ricordano la sacra confluenza del Gange e dello Yumna in India, e sullo sfondo si ergono montagne che ricordano il profilo dell'Himalaya.

Tutto si puo` dire di Borobudur, ma non che sia spettacolare. Anzi, e` quanto di piu` austero e incomunicativo si possa immaginare. Da lontano sembra una colossale roccia scura. La forma e` quella di un gigantesco mandala, che si puo` apprezzare soltanto dal cielo. Le cattedrali europee vennero costruite per essere ammirate dalla piazza antistante, Borobudur e i templi che lo imitarono vennero costruiti per essere ammirati dalle stelle.

L'intento primario era pero` quello di rappresentare il sacro Monte Meru dell'India, modello mitologico dell'universo. Libri e libri sono stati scritti sulla simmetria gelida e martellante dell'edificio, che colpisce continuamente il visitatore ipnotizzandolo progressivamente in una trance profonda, in un misto di paura e di ammirazione. L'edificio e` composto da 10 terrazze, una per ogni fase del cammino spirituale verso la perfezione, divise in tre livelli, corrispondenti alle tre sfere buddiste: la base rappresenta la vita nelle spirali del desiderio (kamadhatu), le cinque terrazze quadrate rappresentano la progressiva emancipazione dai sensi (rupadhatu), le tre terrazze circolari rappresentano la progressione dell'anima verso il nirvana (arupadhatu). In cima improvvisamente la densita` massiccia dei livelli precedenti si distende in spazi aperti, la complessita` delle terrazze si evolve con naturalezza in una semplice tranquillita`. A differenza delle cattedrali europee, per le quali le guglie, le cupole e i campanili sono fondamentali, la vetta conta pochissimo nell'economia architettonica di Borobudur: esiste una stupa centrale, ma e` poco piu` che un'inevitabilita` geometrica. Il paesaggio delle terrazze e` cosparso di nicchie contenenti statue di Buddha. Ogni Buddha e` leggermente diverso, ma proietta sempre un'aria di serenita`.

Nelle gallerie di ciascuna terrazza si entra a sinistra per porgere tributo agli dei, a destra per i demoni. Le gallerie compongono un labirinto di 5 chilometri. Lungo le loro pareti sono disseminati 8.000 metri quadrati di bassorilievi. E i dettagli infiniti di questi costituiscono una delle maggiori attrazioni. Sono 1500 i pannelli della storia di Buddha, a cui vanno aggiunti 1200 pannelli di puro decor. Nell'insieme essi costituiscono una gigantesca enciclopedia del sapere buddista, in quanto abbracciano non soltanto religione, ma anche storia, arte, filosofia, arti marziali, agricoltura, commercio, danza, persino abbigliamento. Ma anche all'occhio piu` profano risalta subito la giungla di immagini mitologiche, la folla di divinita` che si accalca in questo universo in cui Buddha e Shiva sono la stessa divinita`.

Salendo le scalinate di Borobudur il pellegrino prova due sensazioni parallele, quella di attraversare la storia dell'umanita` e quella di attraversare la propria esistenza individuale. Il rigore logico con cui l'edificio lo accoglie rende l'esperienza piu` che mistica, quasi scientifica. I simboli che lo aggrediscono ad ogni angolo hanno la forza dell'infinito, i numeri che vi legge non sono numeri aritmetici, ma numeri di una scienza che deve ancora essere inventata: la scienza dell'anima.

Notizie Storiche

Fu singolare la sorte di Borobudur. Costruito per glorificare la potenza di Sailendra, venne ultimato pochi anni prima che la dinastia venisse disciolta da principi induisti. Nei secoli successivi una serie di cataclismi naturali, fra cui eruzioni vulcaniche, sommerse la montagna cosmica di detriti. Soltanto nel 1814 un colonnello britannico inciampo` casualmente nelle rovine, e soltanto nel 1855 l'immensa costruzione venne riportata alla luce. Secoli di leggende si rivelarono vere: "la citta` delle mille statue" (com'era nota agli antichi) era davvero esistita, e torno` a proiettare il suo minaccioso ed enigmatico mandala verso gli astri.

Giava: Dall'Induismo all'Islam

Cento milioni di abitanti. Jakarta da sola ne fa venti, ed e` candidata a diventare la citta` piu` popolosa del prossimo secolo. Il fattore umano e` il primo shock per il turista, che rischia di perdere di vista la prospettiva storica.

Giava fu uno dei primi posti abitati dagli umanoidi. L'Homo Sapiens (ovvero noi) vi apparve circa quindicimila anni fa, e, secondo alcune teorie, fu proprio in quest'isola remota che la nostra specie nacque e inizio` a propagarsi verso il Medioriente e l'Europa. Le prime societa` di cui ci sono pervenute notizie erano matriarcali, commerciavano con l'India via mare ed erano organizzati in villaggi-stato alla greca. Lungi dall'essere un luogo primitivo e selvaggio, Giava costituisce pertanto una delle culle della civilta` umana.

La chiave di volta per lo sviluppo culturale dell'isola furono i contatti con l'India, che era all'apice del suo splendore culturale. I signori degli stati feudali di Giava si convertirono all'induismo, che divenne un po' uno status symbol, e impiegarono al loro servizio gli eruditi bramani. Nel quarto secolo si diffuse il buddismo Mahayana (quello considerato piu` puro e originale). In generale, per piu` di mille anni Giava rimase un satellite culturale dell'India. Tanto le coltivazioni di riso quanto il sistema legale, tanto la tecnica del vetro quanto l'addomesticamento degli elefanti (per citarne soltanto alcuni) vennero presi di sana pianta dall'India.

L'influsso indiano si estese soprattutto alla filosofia e all'architettura. Mentre in India Induismo e Buddismo combattevano l'ultima e piu` sanguinosa battaglia (spiritualmente parlando), in Giava si trovarono alleati contro le retrogade fedi pagane. Verso il nono secolo si consolido` una pratica "sincretica" che accettava tanto Buddha quanto Shiva come incarnazioni dello stesso essere divino. Anche in Giava, comunque, a prevalere fu l'Induismo. L'isola visse quasi sempre nel caos feudale, frazionata in piccoli stati in continua lotta fra di loro, nonostante l'effimero impero di Majapahit del leggendario Gaja Mada, nonostante l'invasione (pacifica) dell'Islam, nonostante la colonizzazione europea. La cultura indonesiana e` tuttora profondamente indiana in spirito: persino l'orchestra gamelan e la scala pentatonica della musica di Bali sono di origine indiana. Il simbolo stesso della moderna nazione indonesiana, il mitico uccello Garuda, e` il monte sacro del dio induista Vishnu...

Notizie Pratiche

Il metodo piu` rapido per arrivare a Borobudur e` di volare da Jakarta a Yogyakarta, l'antica capitale, che da sola merita due giorni di visita. Numerose agenzie turistiche organizzano tour giornalieri a Borobudur, ma e` consigliabile anche tentare di arrivarci da soli, prendendo l'autobus al terminale degli autobus Umbunharjo sulla Jalan Kemerdekaan fino a Muntilan, da dove autobus piu` modesti fanno la spola con Borobudur. Il costo dei due biglietti andata e ritorno si aggira intorno alle 3.000 rupie. Un tour da Yogyakarta costa dieci volte tante. Borobudur e` affollata 365 giorni all'anno. Chi non ama le folle, ha un'unica opzione: arrivare la sera, dormire in uno dei numerosi "losmen" (Tingal Youth Hostel il piu` moderno, Saraswati, Citra e tanti altri nella fascia bassa, 4-5 dollari e anche meno) e visitare il monumento la mattina presto. Quasi tutti i tour partono da Yogyakarta alle 9 e arrivano verso le 10. Il monumento apre alle 6, il che` lascia circa 4 ore di pace prima dell'invasione di massa. Da non mancare, dei templi nelle vicinanze, il Candi Mendut, 3 chilometri a est.

Prambanan

Non molto lontano da Borobudur si trovano i templi della piana di Prambanan, 17 km a est di Yogyakarta. Vennero costruiti sotto il regno di Mataram, quello che mise fine alla dinastia Sailendra e che si estese fino a Bali, Lombok, Sulawesi e Borneo meridionale. Se Borobudur non esistesse, sarebbe Prambanan la grande attrazione architettonica dell'Indonesia. Un taxi da Yogyakarta a Prambanan costa pochi dollari, oppure ci sono bus e minibus in continuazione che passano per tutte le strade principali di "Yogya". Chi non teme il traffico, trarra` vantaggio dal visitare la piana in bicicletta, perche' i sette templi principali sono dislocati qualche chilometro l'uno dall'altro. Chi prende l'autobus, verra` assaltato alla stazione da tassisti e motociclisti che si offrono per l'intera giornata, a prezzi che vanno dai cinque ai venti dollari. Tre templi, dedicati rispettivamente a Brahma, Vishnu e Shiva troneggiano nel mezzo della corte quadrata. Il terzo e` quello piu` spettacolare. E` considerato il massimo monumento induista dell'Indonesia. Costruito intorno all'anno 900, la sua pianta ricorda Borobudur, non fosse altro perche' anche in questo caso l'obiettivo degli architetti era di rappresentare il mitico Monte Meru. Al primo dei sei livelli i bassorilievi raccontano la storia del Ramayana. Il potere drammatico e metafisico della danza cosmica di Shiva rappresenta forse l'apice dell'arte giavanese del bassorilievo. Ognuna delle quattro scalinate porta a quattro camere, dedicate ad altrettante divinita`. La piana e` letteralmente disseminata di templi (in origine ce n'erano 232). Tre chilomeri a ovest, verso Yogya, si incontra uno dei piu` interessanti, il Candi Sari, costruito nell'825, e poco a nord di questo il Candi Kalasan, datato al 778, ovvero uno dei primissimi dell'intera Giava, e uno dei primi documenti del sincretismo giavanese (vi sono fuse la cosmologia induista e quella buddista). Continuando verso Yogya, dopo altri cinque chilometri, si arriva al bivio per Candi Sambisari, la scoperta piu` recente della piana (gli scavi archeologici sono ancora in corso). Gran parte di questi "candi" sono mausolei di sovrani, per cui la piana e` una specie di "valle dei re" giavanese. I templi vennero abbandonati in concomitanza con l'invasione mussulmana, e vennero severamente danneggiati da un terremoto nel Seicento.