Neo-containment

( Bill Clinton, John Kennedy, Richard Nixon, Ronald Reagan)

Bill Clinton eredita un mondo in cui la missione dell'America non e' piu' quella di "contenere" il comunismo (missione storica di tre generazioni di presidenti, da Kennedy a Nixon a Readan), ma e' diventata quella di favorire l'espansione della democrazia. Negli ultimi cinque anni sono crollati quasi tutti i regimi dittatoriali dell'Europa Orientale, del Sudamerica e dell'Estremo Oriente. Il mondo, che alla fine della seconda guerra mondiale contava soltanto un pugno di democrazie, conta adesso piu' democrazie che dittature in quasi tutti i continenti (esclusi di fatto i paesi arabi, l'Africa nera e il Sudest asiatico). Fra le grandi potenze e' rimasta soltanto la Cina a non concedere neppure i piu' elementari diritti democratici.
L'URSS non rappresenta piu' un serio antagonista e questo rende tutto piu' facile. La politica estera degli U.S.A., che prima era ossessivamente guidata dal principio di ostacolare sempre e comunque quella sovietica, puo' diventare piu' snella e flessibile (nonche' piu' umana).
Durante l'era di Clinton si verifica pero' un ritorno di fiamma della politica di "containment", sia pur rivolta altrove. Sgominato il nemico principale, infatti, gli U.S.A. si rendono conto che al livello inferiore della scala di cattiveria esistono numerosi altri nemici, sia pur meno pericolosi, dall'Iraq all'Iran, dalla Corea del Nord alla Libia. In tutti questi casi gli U.S.A. non hanno alcuna intenzione di scatenare conflitti militari.
Una delle preoccupazioni maggiori dell'amministrazione Clinton e' anzi proprio quella di non rimanere coinvolta in conflitti di qualsiasi estensione (la figuraccia in Somalia ha dimostrato che non servono eserciti agguerriti come quelli dei Vietcong per umiliare i marines). A ciascuno di questi "piccoli" nemici viene applicata una politica di "containment" analoga a quella che in grande stile contraddistinse l'opposizione sistematica all'espansionismo dell'Unione Sovietica. Cosi' gli U.S.A. costringono le Nazioni Unite a mantenere le sanzioni economiche contro l'Iraq; cosi' impongono un boicottaggio unilaterale dell'Iran; cosi' riescono a isolare la Libia e cosi' convincono il nuovo dittatore della Corea del Nord a rinunciare al suo programma nucleare.
Il fatto sorprendente e' che gli U.S.A. non riconoscano fra i nemici da "contenere" anche la Cina, l'unico paese al mondo che possa proporre in prospettiva una seria minaccia alla loro egemonia, e certamente uno dei regimi meno democratici del pianeta. La virtu' della Cina e' pero' stata quella di non cercare l'espansione, di crescere per lo piu' isolata, senza amici, di non rientrare nella logica dei "blocchi". Grazie a questo suo comportamento un po' "contro-corrente" la Cina non viene oggi identificata dagli U.S.A. come un "nemico", ma soltanto come un "caso".