La Sunbelt

Il Sud degli USA viene comunemente definito come gli stati che stanno al di sotto della "Mason-Dixon line", della linea tracciata nel 1767 da due umili agrimensori, Charles Mason e Jeremiah Dixon, separando gli "yankee" del nord dal "Dixie" del sud. La loro linea si fermava agli Allegheny, ma idealmente puo' essere continuata fino al Texas, e comprendere Georgia, le due Caroline, Tennessee, Alabama, Mississippi, Louisiana, Arkansas, Florida. Basta aggiungere la Virginia per ottenere la "formazione" degli undici stati che dichiararono la Secessione nel 1860.
Un vecchio detto vuole che il Sud sia "uno stato mentale" (protestante, conservatore, razzista e violento) piu' che un'entita' geografica. Il Sud "e'" l'atteggiamento primitivo del "redneck", del bianco rude e isolato che crede nella famiglia, nella chiesa e nel suo fucile.
La guerra civile anniento' quasi totalmente l'economia del Sud. Nel 1830 il cotona della "Black Belt" ("nera" per il colore della terra, non per il colore degli schiavi) costituiva meta' delle esportazioni americane e New Orleans superava New York come primo porto delle Americhe. Nel 1860 gli stati sudisti godevano del piu' elevato standard di vita del mondo. Nel 1865 era un cumulo di macerie: i due terzi dei suoi averi erano stati distrutti. Nonostante la sconfitta, l'aristocrazia sudista rifiuto' di cambiare corso e continuo' a investire tutto nelle piantagioni, ostinandosi a ignorare la rivoluzione industriale. Cio' causo' arretratezza nelle infrastrutture, impedi' lo sviluppo urbano, rallento' la meccanizzazione dell'agricoltura e tenne alla larga gli immigranti europei.
Il Sud sprofondo' nella miseria e nell'abulia. Il suo prodotto principale divenne la mano d'opera a basso prezzo, che il Nord imparo' presto a sfruttare secondo i piu' elementari principi del colonialismo. Se non fosse stato per la provvidenziale scoperta del petrolio, persino il Texas sarebbe oggi ridotto al livello del Messico. Ideologicamente il Sud divenne famoso non per le cause che sosteneva ma per quelle a cui si opponeva ferocemente: il governo federale di Washington, l'eguaglianza razziale, i sindacati, la liberta' di aborto, i diritti degli omosessuali, e cosi' via. I governatori del Sud non divennero famosi per cio' che fecero, ma per cio' che rifiutarono di fare: in Arkansas il governatore Orville Faubus e in Alabama il governatore George Wallace rifiutarono di adempire alle leggi di desegregazione razziale.
Dopo quasi un secolo di torpore il Sud si e' ripreso clamorosamente negli anni '90. A risvegliarlo e' stato la recessione del 1990, quella che ha mandato in tilt la California e il New England, ovvero le due tradizionali locomotive dell'economia americana. La "Sunbelt" ne e' invece uscita in ottima forma. Meta' dei posti di lavori creati dagli USA nel 1993 vennero creati in questi stati ed erano "sudisti" otto dei dieci stati con il tasso di crescita industriale piu' elevato. Lo stereotipo di un Sud agricolo contrapposto a un Nord industriale non potrebbe essere piu' falso: Tennesse (Nissan e General Motors) e Georgia sono il terzo e quinto maggior produttore di automobili d'America. (la BMW sta per aprire una fabbrica in South Carolina e la Mercedez una in Georgia). Nel 1940 il reddito pro-capite del Sud era la meta' di quello medio della Nazione. Nel 1995 e' esattamente lo stesso. La rinascita e' rappresentata simbolicamente anche dal fatto che il presidente e il vicepresidente eletti nel 1994 sono entrambi giovani del Sud (Clinton viene dall'Arkansas, Gore dal Tennessee).
Il problema e' semmai che questo sviluppo e' stato in gran parte lo sviluppo tipico di un paese arretrato, ovvero e' stato in gran parte "tirato" dai bassi costi di produzione. Al Sud mancano le risorse umane pregiate che si possono trovare a Ovest, Est e Nord. Sono poche le universita' del Sud che possono competere con Stanford o l'MIT. Ancora di meno i centri di ricerca privati e pubblici.
L'unica zona che e' davvero al passo con i tempi e' la striscia di territorio attorno all'"Interstate 85", l'autostrada che porta da Richmond (Virginia) ad Atlanta (Georgia) e passa per il Research Triangle della North Carolina, il centro bancario di Charlotte e le due principali universita' del Sud, Duke e Emory.
L'Alabama fu teatro di una delle prime guerre indiane, quella combattuta nel 1540 fra i Choctaws di Tuscaloosa contro gli spagnoli di Hernando De Soto. Fu l'inizio di una lunga instabilita' che culmino' quando nel 1812 Tecumseh, capo degli Shawnee, tento' di creare una confederazione di tutte le tribu' indiane. A sconfiggere le sue truppe fu il piccolo reggimento di Andrew Jackson, che attraverso' lo stato lungo quello che oggi e' il "Jackson trail" (nel 1829 Jackson divenne Presidente). Quella sconfitta segno' di fatto la ritirata generale degli indiani dal Sud degli USA. Molti ripiegarono verso l'Oklahoma. Inizio' l'esplosione demografica dell'Alabama, che in breve creo' citta' come Montgomery, Mobile (l'unico porto di mare), Birmingham (una delle capitali dell'acciaio e una delle prime zone del Sud a industrializzarsi). Ma lo stato fu sempre irrequieto e dal 1955 il suo "apartheid" fu al centro del dibattito razziale. Le fortune politiche e sociali sono mutate con il mutare dell'economia: le piantagioni di cotone (decimate nel 1915) hanno ceduto il posto all'industria spaziale, centrata attorno alla NASA di Huntsville (dove inizio' la sua carriera americana il reduce nazista Werner Von Braun). Huntsville e' oggi il secondo "parco tecnologico" del mondo (dopo quello della North Carolina).
La storia della Louisiana (che originariamente si estendeva dal Golfo del Messico al Montana) ebbe inizio nel 1760, quando il territorio francese venne inondato di profughi della Nova Scotia. Per un breve periodo sembro' che la Spagna dovesse dominare tutto il Golfo del Messico (riusci' ad impossessarsi sia della Louisiana sia della Florida), ma Napoleone riconquisto' la Louisiana e poi la vendette agli USA in cambio di quindici milioni di dollari. Gli USA dovettero poi difenderla dai britannici nella battaglia che contrappose un contingente di soldati professionisti a un manipolo di volontari creoli, indiani e pirati (fra cui Jean Lafitte) capitanati da Andrew Jackson.
Negli anni seguenti la popolazione della Louisiana esplose, un po' per l'afflusso di immigrati di tutte le etnie, che fecero di citta' come New Orleans un crogiolo di razze, e un po' per l'acquisto massiccio di schiavi. Le piantagioni si espandevano a vista d'occhio e i "creoli", i gentiluomini delle piantagioni di discendenza francese, si arricchivano a dismisura. Nello stato si venne formando un sistema di classi, che partiva dagli schiavi, passava per i commercianti (ai quali erano negati i diritti civili) e arrivava ai creoli, gli unici a contare in sede politica. I "cajun", che erano arrivati dal Canada e si erano stabiliti nelle zone del Delta, in un paesaggio ostile di coccodrilli e sabbie mobili, vivevano in margine a questa societa' (ancora oggi).
La distruzione causata dalla Guerra di Secessione fu colossale. Ci volle il petrolio, quarant'anni dopo, a rilanciare lo stato, che presto divenne il terzo stato petrolifero della Nazione. Il benessere porto' al potere Huey Long, uno dei grandi demagoghi degli anni '30: Long instauro' di fatto una dittatura personale che rischio' di estendersi a tutti gli USA, ma venne assassinato nel 1935. Lo stato vivacchio' sulle sue riserve di petrolio fino agli anni '80, quando il crollo dei prezzi lo mise in ginocchio. Con il porto ormai in rovina, le infrastrutture ridotte al livello del Terzo Mondo, una popolazione rurale in gran parte analfabeta, un tasso di criminalita' degno di una capitale sudamericana, nell'ultimo decennio la Louisiana e' vissuta soprattutto di turismo, forte della tradizione musicale di New Orleans, della topografia di "bayou" (i rami del delta del Mississippi) e di paludi, dei battelli che risalgono il fiume, delle contee ancora selvagge dell'interno abitate dal primitivo popolo "cajun", del delta dello Yazoo e del Mississippi che diede i natali al blues e al jazz.
Da quando nel 1897 venne istituita Storyville, la citta' del vizio, per isolare prostitute e biscazzieri dalla gente per bene, New Orleans e' sempre stata una citta' famosa per le sale da gioco, i bordelli di lusso, i locali notturni, i battelli fluviali da crociera, il carnevale del Mardi Gras, ma anche per la folla di mendicanti, vagabondi, imbroglioni e prostitute che brulica nelle sue strade, e per i bugigattoli fumosi dove si beve birra ("Dixie") a ritmo di boogie, frequentati dalla teppaglia locale e da marinai di passaggio. Se oggi la celebre Bourbon St e'piu' che altro il quartier generale di bari e prostitute, Decatur St e' diventata il centro della New Orleans giovane, attorno a locali come lo storico Blue Crystal.
La Louisiana e' precipitata in un abisso da cui non sembra poter uscire facilmente. Un po' per la miseria diffusa in tutto lo stato, un po' per le tradizioni conservatrici, un po' per la pigrizia "latina" della gente, e' uno degli stati in cui i valori moderni non hanno attecchito quasi per nulla. Il razzista David Duke e' la personalita' politica piu' famosa. Ventun condannati a morte sono stati uccisi dal 1976, una delle percentuali piu' alte della Nazione.
Il Mississippi viene ricordato nei libri di scuola americani per la battaglia di Vicksburg, combattuta nel 1863 fra confederati e unionisti e alla fine vinta da questi ultimi comandati dal generale Ulysses Grant. Prima e dopo c'e' il vuoto. Eppure nel secolo ventesimo il Mississippi ha tenuto a battesimo romanzieri (William Faulkner), drammaturghi (Tennessee Williams) e musicisti (Elvis Presley) di livello internazionale. Biloxi, sul Golfo del Messico, Natchez, sul Mississippi (patria di uno dei piu' celebri "medicine sow") e Jackson, all'interno, sono le citta' principali, in cui e' rimasto lo spirito (nonche' l'architettura) di un tempo. Tupelo e' un modello di sviluppo centralizzato: a controllare l'economia della citta' e' una Community Development Foundation che e' riuscita laddove i politici erano falliti, promuovendo istituti privati di addestramento e allestendo parchi industriali (Tupelo ha oggi il reddito pro-capite piu' elevato dello stato).
In realta' il Mississippi alla storia e' passato negli anni Sessanta per le lotte contro la segregazione dei neri. Proprio perche' e' l'unico stato in cui la popolazione nera abbia superato quella bianca, e' anche quello in cui i bianchi hanno tentato disperatamente di conservare una forma di apartheid.
Gia' colonia francese e parte del Territorio della Louisiana, l'Arkansas, terra agricola fecondata dal Mississippi, fu a lungo un bastione dello schiavismo e un rifugio (soprattutto l'Altipiano dell'Ozark e le montagne dell'Ouachita) per gli immigrati dagli Appalachi; una sacca, insomma, fondamentalmente conservatrice e isolazionista. La storia dello stato e' peraltro fitta di personaggi leggendari, dal bandito Jesse James al Giudice Parker: il "Far West" cominciava qui.
Nel 1957 a Little Rock l'esercito accompagno' a scuola alcuni bambini neri che erano stati esclusi da un liceo per soli bianchi, dando di fatto inizio alla storia delle lotte per i diritti civili.
Lo stato e' rimasto sconosciuto ai piu' finche' il suo Governatore, Bill Clinton, e' stato eletto Presidente degli USA. In realta' l'Arkansas ha il suo piccolo orgoglio campanilista: e' sede di Tyson Foods, il colosso mondiale del pollame, fondato da Don Tyson a Springdale (nel 1992 il consumo di pollame ha per la prima volta superato quello del manzo).
Il Tennessee, la pianura "bluegrass" allungata fra gli Appalacchi (le Great Smoky Mountains) e il Mississippi, e' da molti considerato l'emblema della musica americana, sia quella legata alla grande industria discografica (che ha capitale a Nashville) sia quella "grassroots", domestica e rurale.
Patria dei Cherokee e dei Chickasaw, che nel 1760 combatterono una feroce guerra contro la guarnigione francese, il Tennesse ha una storia bizzarra: fu il primo stato a darsi una costituzione indipendente nel 1772, acquisto' legalmente dagli indiani le proprie terre, ma poi chiese di essere annesso alla North Carolina come una delle sue contee (fu allora, nel 1779, che venne fondata la prima vera citta', Jonesborough). Quando gli Stati Uniti offrirono di comprare quel pezzo di terra, i coloni si rifiutarono e fondarono lo stato di Franklin, che per quattro anni fu uno dei pochi stati indipendenti delle Americhe. Soltanto nel 1796 i coloni si rassegnarono a diventar parte degli USA. Da quel momento Knoxville (appena al di la' degli Appalacchi) divenne la capitale di un territorio enorme e il punto di partenza per la "corsa all'ovest".
Forse quella riluttanza a far parte degli USA era dovuta ad una premonizione che al Tennesse sarebbe spettata una parte sgradevole nella guerra civile: quella di essere il principale campo di battaglia fra le truppe unioniste e quelle confederate (le battaglie di Shiloh, Stones River, Chickamauga e Chattanooga furono fra le principali della guerra). Alla fine della guerra, per preservare i diritti dei bianchi, si formarono sette segrete come quella famigerata del Ku Klux Klan. La punizione divina arrivo' sotto forma della febbre gialla, che decimo' la popolazione nel 1878.
Dopo tanti decenni di declino negli anni Trenta finalmente il Tennesse divenne un modello di sviluppo economico centralizzato: venne costituita la Tennessee Valley Authority con l'obiettivo di controllare le acque dell'intera regione, migliorare la navigabilita' delle sue rotte fluviali, produrre elettricita' a basso costo, ridurre i rischi di inondazione e aumentare il terreno coltivabile. In breve la popolazione comincio' a crescere e il benessere a diffondersi. L'economia, tradizionalmente affidata al tabacco e al cotone, si industrializzo' e diversifico' molto rapidamente, rubando molte migliaia di posti di lavoro a Detroit nel settore automobilistico. Tra Oak Ridge (Il National Laboratory) e Knoxville (l'Universita' del Tennessee) si e' formata un'area di alta tecnologia paragonabile (fatte le debite proporzioni) alla Silicon Valley californiana e specializzata al servizio delle industrie nucleare, elettronica e spaziale.
Nashville e' nota in tutto il mondo come "Music City, U.S.A.", ma pochi sanno che e' anche la capitale religiosa della Nazione, tanto da essere stata battezzata il "Vaticano Protestante", nonche' un importante centro universitario. Ma e' indubbio che la citta' cambio' aspetto grazie al Grand Ole Opry, la piu' vecchia trasmissione radiofonica del mondo, che ando' in onda per la prima volta nel 1925. Da quasi settant'anni il programma viene registrato tutti i venerdi' e sabato alle 6:30. Negli anni Sessanta un'intera sezione della citta', la cosiddetta "Music Row", divenne il centro discografico della musica country. E a "Printer's Alley" proliferano i night club dove si esibiscono i talenti in cerca di fortuna.
Memphis (battezzata in onore a un dio egizio per esaltare la grandezza del Nilo delle Americhe, il Mississippi) fu uno dei piu' vivaci mercati di schiavi del Diciannovesimo secolo. All'inizio del secolo la tradizione del blues era cosi' viva che W.C. Handy trasformo' il Pee Wee's Saloon (su Bealy Street) nella sua capitale: il [Memphis Blues] (il primo blues mai pubblicato), [St Louis Blues] e [Beale Street Blues] lanciarono il genere su scala mondiale e fecero di Memphis un'importante scuola musicale. Fu da questa scuola musicale che usci' Elvis Presley.
La Florida e' un acquisto recente degli USA, essendo rimasta spagnola, con alterne vicende, fino al 1819. Dopo le guerre contro gli Indiani Seminole (che alla fine vennero trasportati in Oklahoma) e dopo la guerra di Secessione, ebbe inizio il periodo di sviluppo che dura tuttora. La Florida crebbe in popolazione (e continua a crescere tuttora piu' rapidamente di ogni altro stato) e in benessere. Buona parte del merito va a due finanzieri, Henry Flagler e Henry Plant, che trasformarono le coste della Florida in ambite mete turistiche e, con il crescere della loro fama, in ambite mete di trasloco.
Benche' gli uragani ogni tanto causino danni catastrofici (ultimo l'"Andrew") e la Florida abbia dovuto assimilare milioni di esuli dal Sudamerica (fra cui buona parte della popolazione di Cuba), nel Dopoguerra la crescita e' stata inarrestabile. Vi hanno contribuito anche Cape Canaveral (la NASA) e Disneyworld (il piu' grande parco di divertimenti del mondo, aperto nel 1971). La penisola rimane una localita' turistica di prima grandezza, grazie anche ai Keys del sud, alla palude di Okefenokee del nord, alle paludi dell'Everglades al sudovest, alle foreste di Tallahassee del nord, alle lagune di Fort Lauderdale, alle spiagge di Miami Beach, all'antica citta' di St Augustine (fondata dagli spagnoli nel 1513), alle colonie di pensionati di St Petersburg, ai circhi di Sarasota (Ringley Brothers e Barnum & Bailey). Da Pensacola a Jacksonville la Florida vanta anche un buon livello di industrializzazione. Miami e Tampa (sulle due coste opposte) sono le capitali finanziarie della penisola.
Miami (che nel 1880 non esisteva e oggi e' una delle dieci metropoli piu' grandi d'America) vanta uno dei melting pot piu' caotici della nazione, una citta' in cui lo spagnolo e' tanto importante quanto l'inglese.
Nonostante la sua immagine di paese aperto e tollerante, la Florida e' uno degli stati che applica in maniera piu' efficiente la pena capitale (trentadue esecuzioni dal 1976).
Della South Carolina non si era invece mai sentito parlare nelle cronache internazionali fino al settembre del 1989, quando l'uragano "Andrew" causo' morte e devastazione. Per il resto la regione, tradizionalmente una zona del cotone, rimane una delle piu' povere e retrograde dell'Est. Meta' della popolazione e' di colore, la piu' alta percentuale degli USA (assieme al Mississippi). Negli anni '90 il basso costo del lavoro ha se non altro portato capitali dall'estero: il 9% della sua forza lavoro e' impiegata presso aziende straniere (contro il 5% di media nazionale). Nella sola contea di Spartanburg hanno sede una cinquantina di fabbriche tedesche.
Charleston conserva il carattere di un secolo fa grazie alle sue case minuscole, ma con veranda e giardino, che danno il retro sulla strada. E' una delle cittadine piu' suggestive del Nuovo Mondo, ma anche un simbolo del conservatorismo piu' acceso, della nostalgia piu' pervicace. Savannah non e' meno pittoresca.
Presso Aiken sorge lo sterminato stabilimento di Savannah River (1500 km quadrati, decine di migliaia di impiegati), fondamentale per il programma nucleare americano.
Georgia
La storia moderna della Georgia, stretta fra gli Appalacchi (le Blue Ridge Mountains), l'Okefenokee Swamp (la piu' grande palude d'America) e l'Oceano Atlantico, ultima delle tredici colonie britanniche, inizia dal "Trail Of Tears", dalla forzata emigrazione dei Cherokee e dei Creek a ovest del Mississippi. La Georgia divenne un'unica grande piantagione di cotone (facendo la fortuna di citta' come Savannah) e ando' cosi' incontro a un'era di benessere. La Guerra di Secessione la ditrusse pero' completamente e i problemi razziali continuarono fino agli ultimi decenni (uno dei suoi figli piu' famosi fu Martin Luther King). La regione vanta un folklore di tutto riguardo: georgiani sono, per esempio, Uncle Remus (il personaggio di Joel Chandler Harris) e Pogo (il fumetto di Walt Kelly).
Atlanta e' il polo finanziaro del Sudest, sede di societa' che hanno cambiato la faccia dell'America (e del mondo), come la Coca Cola e la CNN (nonche' uno degli aeroporti piu' grandi del mondo). Athens e' una cittadina universitaria a due ore da Atlanta e a un'ora dal confine con la South Carolina. Fra Athens e il resto dello stato esiste un forte contrasto politico e culturale: tanto e' progressista la prima quanto e' reazionario il secondo.
Nelle paludi della Georgia si e' svolta la vicenda mitica di Howard Finster, predicatore battista ai tempi della Grande Depressione che nel 1976, visitato da un'apparizione di Elvis Presley, intraprese una carriera di "artista sermonico" nel suo "Paradise Garden". Questo giardino contiene circa quarantamila "oggetti d'arte" costruiti con mezzi di fortuna (per lo piu' parti di macchinari). Con le torri di Watts a Los Angeles e' forse il piu' grande monumento di arte folk della Nazione.
E' un luogo comune che la politica del Sud e' sempre stata ossessionata dal problema nero. La sua storia, la sua economia, la sua cultura sono costantemente influenzate dalla presenza di questa etnia. Se il razzismo dei "redneck" e' stato spesso esagerato (secondo un vecchio detto il bianco del Sud odia i neri come popolazione ma ama i singoli individui, mentre il bianco del Nord ama i neri come popolazione ma odia i singoli individui), oggi ci sono anche prove tangibili del cambiamento: il numero di neri nelle amministrazioni pubbliche e' raddoppiato nell'ultimo decennio, nel 1994 una redifinizione dei collegi elettorali ha favorito l'elezione di 17 neri al Congresso (ce n'erano soltanto 4), molte delle scuole che erano segregate adesso hanno una maggioranza di studenti neri, un quarto dei neri ha un reddito superiore alla media dei bianchi e la zona povera per antonomasia e' oggi quella degli Appalacchi, una regione dove vivono praticamente soltanto bianchi. Tant'e' che per la prima volta nella sua storia il numero di immigrati neri ha superato il numero degli emigranti. Tant'e' che dopo mezzo secolo la popolazione nera degli undici stati del Sud supera quella del resto della Nazione (era il 90% all'inizio del secolo, ma era crollata al 40% negli anni '60). Sono innumerevoli le storie di famiglie nere che scoprono di poter vivere meglio in Alabama (un tempo teatro di sanguinose persecuzioni razziali) che nelle citta' del Nord.