L'immigrazione
Nel 1994 gli americani nati all'estero sono l'8.7%. Erano il 5.4% nel 1960,
all'apice del potere e dell'economia americani. L'ultima volta che il tasso
di immigrati era arrivato a tanto era stato nel 1940, quando era in costante
diminuzione dallo storico 13-14% che ha accompagnato la crescita della nazione
americana a cavallo fra i due secoli.
Gli immigranti sono per lo piu' messicani (sei milioni), filippini
(un milione) e cubani (ottocentomila).
Gli americani di discendenza asiatica sono passati da 1,4 milioni (nel 1960)
a 7 milioni (nel 1990), superando ogni altro gruppo etnico come tasso di
crescita. I vari gruppi (cinese, giapponese, vietnamita, cambogiano, filippino
e cosi' via) hanno storie molto diverse, ma in generale sono fra gli immigrati
che si integrano piu' rapidamente. Sono soprattutto quelli socialmente piu'
stabili: i tassi piu' bassi di divorzio, di AIDS, di ragazze madri e di
criminalita'; e i tassi piu' alti di istruzione superiore,
di reddito familiare e di occupazione.
Il flusso di immigrati continua a crescere negli anni '90.
Nel 1995 sono saliti a cinquemila gli agenti che pattugliano il confine
con il Messico.
Nel 1995 gli USA sono a un passo da un cambiamento rivoluzionario. Il paese
che per due secoli ha accolto a braccia aperte profughi da tutto il mondo
medita di passare una legge che limitera' il numero di persone che possono
beneficiare dello status di esule politico. Il numero degli immigrati legali
e' oggi 800.000, ma crescono le voci per ridurlo drasticamente, anche
di meta', in particolare cambiando la legge che consente oggi a molti parenti
di raggiungere gli immigrati che hanno ottenuto la cittadinanza
(nel 1994 degli 804.416 immigranti il 57% erano pero' parenti di
cittadini americani).