Animals
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Animals , 5/10
Animal Tracks , 6/10
Animalisms , 6/10
Animalism , 6/10
Eric Burdon: Winds Of Change , 6.5/10
Eric Burdon: Twain Shall Meet , 7.5/10
Eric Burdon: Everyone Of Us, 6/10
Eric Burdon: Love Is , 6/10
War: Eric Burdon Declares War, 5/10
War: The Black Man's Burdon, 6.5/10
Animals: Before We WEre So Rudely Interrupted , 6/10
Animals: Ark , 6/10
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Gli Animals furono protagonisti assoluti del rhythm and blues nel nord dell'Inghilterra (a Newcastle per l'esattezza).

Si erano formati nel 1963 dalla fusione fra due gruppi rivali, l'uno capitanato dal bassista Chas Chandler e l'altro capitanato dall'organista Alan Price (da tempo sulle scene, ex pianista jazz e discepolo di Ray Charles). Al canto venne assunto Eric Burdon, che aveva suonato con Price fino al 1962. I Kontours cambiarono nome prima in Alan Price Combo (quando si aggiunse John Steel alla batteria) e poi in Animals, quando si aggiunse il chitarrista Hilton Valentine.

Come spesso capitava con i complessi di blues, tutti i membri erano strepitosi interpreti. Ma cio` che li rese unici, prima a Newcastle e poi nel mondo, fu l'esuberanza selvaggia delle loro performance. Gli Animals non si limitavano a suonare il blues: lo usavano come molla detonatrice per orge di riff e rantoli da far impallidire Howling Wolf e Little Richard. A favorire la loro liberta` artistica fu forse il fatto di formarsi musicalmente in una cittadina di provincia, lontana dalle lusinghe del business, abbastanza vicina a Liverpool da essere contagiata dalla febbre del Merseybeat ma sufficientemente lontana da non farsi inebetire dalle canzonette dei Pacemakers (e poi Beatles).

Gli Animals irruppero sulla scena del rhythm and blues britannico con la foga dei giovani ribelli. In questo stava la differenza con gli Yardbirds o i Rolling Stones: laddove gli Yardbirds erano diligenti discepoli e innovatori del genere, e gli Stones approfondivano gli aspetti piu` conturbanti della musica nera, gli Animals si avventavano sui classici con l'impeto e la ferocia dei teppisti. Ritmo, elettricita` e melodia venivano ridefiniti dall'energia dei cinque giovinastri. I loro stessi talenti agli strumenti e alla voce si esprimevano in maniera diametralmente opposta a quella, per esempio, degli Yardbirds. Con gli Animals nacque il concetto rock di grande strumentista o cantante: non tanto l'aspetto virtuosistico, quanto la passione e la visceralita`. E certamente il cantante era emblematico di questo nuovo approccio: con quella voce avrebbe potuto cantare un'opera di Verdi, ma invece sputava sangue e sudore. Tutto negli Animals era calcolato per essere "trascinante".

Gli Animals anticiparono mezza storia della musica rock, dal garage-rock degli anni '60 al punk-rock degli anni '70.

Come documentato dal postumo Club Au Go-Go (Get Back), nastro di un'esibizione del 1963, inizialmente il loro repertorio era composto di brani soul, skiffle, jazz e rhythm and blues, un misto di Chris Barber, Lonnie Donegan e Bo Diddley selezionato accuratamente per loro dal produttore Mickey Most.

Portati nel grande circo di Londra nel 1964, gli Animals proseguirono quell'opera di appropriazione del blues, ma nel giro di pochi mesi lo stile cambio`. Gli Animals non erano i tradizionali interpreti di cover, perche' imponevano alle loro revisioni uno stile ribelle, e a volte perfino epico, che ne stravolgeva del tutto l'aspetto. Nelle loro mani i classici del blues diventavano inni non della sofferenza della razza afro-americana, ma inni della sofferenza dei giovani britannici. L'aspetto epico delle loro interpretazioni prese il sopravvento su quello selvaggio. Da semplice urlo di dolore, la canzone degli Animals divenne inno per la rivolta. Erano gli anni degli inni generazionali di Dylan, e gli Animals si adeguarono da una prospettiva blues. Molto del merito andava a Price, abile nell'arrangiare i brani in modo da far dimenticare del tutto le versioni originali e da esaltare le progressioni da brivido di Burdon.

Gli Animals esordirono nel 1964 (marzo e giugno rispettivamente) con due canzoni che figuravano anche sul primo album di Bob Dylan: House Of The Rising Son (rigenerata da un solenne riff di Valentine), uno dei primi 45 giri a durare piu` di tre minuti, e Baby Let Me Take You Home (detonata da un ritmo sfrenato).

House Of The Rising Sun fa caso a parte nella carriera del gruppo, adattando il folk (invece che il blues) al rock, prendendo a prestito un brano dal patrimonio popolare, rifinendone la melodia e accentuandone l'enfasi con l'organo. Introdotta dagli accordi intensamente religiosi della chitarra, la voce "predica" veemente sul ritmo sostenuto della batteria mentre l'organo comincia la sua messa gospel rubando fraseggi a Bach.

Entrambe fecero epoca e grazie a quei successi il complesso pote` strappare il permesso di incidere un paio di EP con brani blues riarrangiati. Don't Let Me Be Misunderstood (gennaio 1965, gia` portata al successo da Nina Simone) marchio` a fuoco quell'inverno e rimane forse la loro interpretazione piu` avvincente. Lo spirito gospel del brano originale diventava una forte invettiva contro la societa` dei Sixties. Il primo album, Animals (MGM, 1964), rimane esemplare di questo stile unico di reinterpretazione del blues.

La tecnica consisteva nell'accelerare il ritmo per adeguarlo alle danze scatenate dei teenager. Gonna Send You Back To Walker e` uno stolido boogie saltellante trattato in questo modo. In I'm Crying questa tecnica viene spinta all'eccesso, movimentando in maniera quasi isterica un blues lamentoso, e adornandolo con coretti di contrappunto. Dove questa prassi potesse condurre lo dimostra Talking About You, una danza gospel vertiginosa che si consuma in meno di due minuti.
Un'altra tecnica consisteva nello sfruttare lo straordinario timbro della voce di Burdon, capace di animare il brano con grandi excursus emotivi: un inizio sofferto e meccanico cresce piano piano in un'enfasi lineare che infine deflagra come un inno epico, sospinto da sonorita` maestose d'organo. Baby Let Me Take You Home tende l'elastico con una serie di frasi sincopate e poi si distende nel ritornello epico, sottolineato dall'organo, ripetuto con esuberanza dalla chitarra, e concluso da un frenetico finale corale. Stessa emotivita` in progressione che aggredisce in She Said Yeah. Don't Let Me Be Misunderstood, condotta da Burdon su un tono funereo, si eleva di colpo nei versi enfatici della strofa centrale per ridiscendere in un colloquiale depresso. Bury My Body presenta la stessa atmosfera di suspence, la stessa sensazione di grido trattenuto, prima che Burdon scandisca con veemenza il verso chiave ("lead me, Jesus, lead me") su alcune battute di chitarra.

Nonostante Most si fosse sempre opposto all'idea, l'evoluzione naturale del gruppo fu di cominciare a scrivere il proprio materiale: invece di trasformare musica altrui in musica per la propria generazione, comporre inni generazionali su misura. Conservando la grinta blues ma acquisendo un'inflessione "britannica" e testi d'attualita`, il sound divenne ancor piu` eroico. We`ve Gotta Get Out Of This Place (settembre, scritta da Barry Mann e Cynthia Weil) e It' My Life interpretarono come pochi altri brani l'umore dei giovani britannici stanchi della vita conformista.

La loro tecnica di progressioni ritmiche e melodiche giunse a completa maturazione in questi anthem: Price ha affinato l'arte dell'arrangiamento e il canto di Burdon si e` fatto piu` fluido ed espressivo. In We`ve Gotta Get Out il vibrante baritono che dipinge il tetro ambiente cittadino ("in this dirty old part of the city/ where the sun refuses to shine") passa gradualmente a un registro piu` scomposto e adolescenziale, a un urlo strozzato, sostenuto dall' organo e da un convenzionale contrappunto vocale "yeah-yeah", ed esplode infine nel ritornello rabbioso di un fervore gospel. It's My Life ha un'analoga apertura drammatica con un progressivo mutamento di tono, questa volta punteggiato dagli accordi della chitarra, fino all'esplosione liberatoria dello slogan "it's my life/ and I do what I want".

Gli album di quegli anni, Animals (Columbia, 1964), edito in USA con l'aggiunta dei singoli, Animal Tracks (Columbia, 1965) e Animalisms (Decca, june 1966), edito in USA come Animalization (Polygram, 1966) con qualche variante, contengono una messe di blues dissacrati, attinti dal repertorio di almeno tre generazioni di neri, da John Lee Hooker a Fats Domino e a Ray Charles. Facendo leva su una ritmica tanto elementare quanto epidermica, ben amalgamata con il personalissimo arrangiamento (fra le trovate un brano, Clapping, suonato soltanto con il battito delle mani), gli Animals puntavano sul blues accelerato per eccitare i loro scalmanati coetanei. Le sortite ficcanti di Burdon imprimevano scosse sensazionali, commuovendo ed entusiasmando.

Nonostante il discreto successo ottenuto sia in Britain sia negli USA, nell'estate del 1966 il gruppo si sfaldo`, non prima pero` di aver registrato altri quattro 45 giri: Don't Bring Me Down (di Carole King), See See Rider, e soprattutto Inside Looking Out e When I Was Young, eccezionali anticipazioni dell'hard-rock.
Libero dagli arrangiamenti manieristici di Price, Burdon mette da parte le finezze vocali e bada alle vibrazioni epidermiche. Inside Looking Out sfrutta tutta la carica viscerale del blues con un attacco rombante di basso che sfocia subito nell'urlo decisivo. L'effetto e` piu` grezzo, ma anche dirompente. When I Was Young ritorna allo schema dell'introduzione declamatoria, ma sottolineata di nuovo dalla pulsazione del basso, e al culmine strumentale del ritornello arriva attraverso un momento di caos.
Se il loro esistenzialismo proto-punk non ando` mai al di la` dei motti provocanti usati come titoli delle canzoni, le musiche da sole bastarono a dare la misura dell'irrequietezza dei tempi.

L'ultimo long-playing, Animalism (MGM, 1966), uscito nel novembre 1966 soltanto in USA e arrangiato dal giovane Frank Zappa, con il complesso ormai privo di Price e di Steel, e` un collage eccentrico che anticipa quali saranno le linee di sviluppo successive della musica di Burdon.

Best (ABCKO, 1973) e` un'ottima antologia della carriera.

Subito dopo lo scioglimento Chandler scopri` a Manhattan il giovane chitarrista Jimi Hendrix e diede cosi` inizio alla carriera di manager (oltre che alla carriera di uno dei massimi musicisti del secolo).

Valentine pubblico` un album solista, All In Your Head (1969) ma poi, colto da crisi religiosa, abbandono` le scene.

Eric Burdon si costrui` invece un complesso su misura e, dopo un acerbo long-playing di rhythm and blues, si rifugio' in California, attratto dall'estate psichedelica di San Francisco. Burdon catturo` lo spirito dei tempi in due 45 giri dagli accenti latini, Good Times (con contrappunto di violini e intermezzo "zappiano" di folla) e l'anthem marziale San Franciscan Nights, che e` un altro dei suoi capolavori. Se quei brani suggellarono la stagione hippy del 1967, l'album Winds Of Change (MGM, 1967) fu quasi un omerico poema sull'intera scena della musica alternativa.

Assimilati musica indiana, LSD e il festival di Monterey, nonche' Zoot Money alle tastiere e Andy Summers alla chitarra, Burdon cesello` il suo capolavoro definitivo, The Twain Shall Meet (MGM, 1968), una raccolta di canzoni ancora a tesi dalle musiche ancor piu` raffinate (il raga jazzato di Monterey e il blues alla Animals di White Houses). Su tutto troneggiano due deliri cosmico-psichedelici come Sky Pilot (musica per pionieri dello spazio, epica e fatale, con sequenze di sballo supersonico e di cronamuse scozzesi) e We Love You Lil (Lili Marlene vent'anni dopo, sofferta e marziale, parabola di guerra e d'amore con desolazione di rumori bellici, campane a morto e vocalizzi tragici).
Questo album consacra un Burdon che e` diventato non solo cantore della propria generazione, ma cantore dei cantori della propria generazione, un musicista al tempo stesso consapevole e creativo.

Su Everyone Of Us (1968), uscito alla fine dell'anno, Burdon scodello` ancora un collage-delirio di venti minuti, New York 63 - America 68, che confermo` quella geniale vena commemorativa, oltre alla poderosa White Houses.

In quei dischi, mettendo a frutto l'arte di revisione appresa negli Animals, Burdon trasformo` classici rock, soul e country come Paint It Black, River Deep Mountain High e Ring Of Fire in lunghi e sofferti "voli" lisergici.

Burdon torno` al rhythm and blues con il doppio ambizioso Love Is (MGM, 1969), una raccolta di covers forte delle due chitarre soliste di John Weider e Andy Summers e di brani ancor piu` sconclusionati ed estesi (in gran parte classici del rock, compresa una versione sterminata della The Madman Running Through The Fields di Zoot Money).

L'amore per la musica nera lo porto` alla collaborazione con il gruppo commerciale dei War, Eric Burdon Declares War, da cui vennero tratte canzoni di compromesso come Spill The Wine (1970), Slippin Into Darkness e The World Is A Ghetto. Il loro secondo album, The Black Man's Burdon (1970), vanta in realta` lunghe jam quasi d'avanguardia e spunti travolgenti (Bare Back Ride, Pretty Colors) ed e` degno del suo repertorio maggiore.

Infine Burdon registrera` dischi in proprio sempre piu` radi, in cui risaltera` sempre il vocalist di gran classe, magari anche l'arrangiamento calligrafico, ma che suonano in definitiva come rinunce al ruolo di protagonista della musica progressiva che si stava conquistando con pieno merito.

La formazione originale degli Animals si riunira` anni dopo per registrare Before We Were So Rudely Interrupted (Jet, 1976) e poi gli Animals si ricostituiranno un'altra volta per Ark (IRS, 1983), con Zoot Money alle tastiere e materiale tutto originale. Entrambi gli album sarebbero stati considerati capolavori negli anni '60, ma non trovarono un pubblico.

Dopo aver militato in un complesso tedesco, Burdon ha continuato a creare imbarazzo registrando album scadenti, fra cui Wicked MAn (GNP, 1988) e Access ALl Areas (SVP, 1993) con Brian Auger.

The Animals were probably the most creative among the British bands that reinterpreted the blues tradition for the young punks of the 1960s. They turned rhythm'n'blues into the epic call to arms for masses of frustrated teenagers. In their hands, the blues became an anthemic sound of rebellion. Each song, whether original or cover, gains an epic tone, thanks to Price's keyboards and Burdon's vocals, and thanks to a feverish execution. Very few bands captured the spirit of the time as the Animals did.
With his solo albums recorded in California, Eric Burdon continued his Homeric task of singing the feats of his generation, except that the focus became the hippy civilization of San Francisco.
(Translated by Ornella C. Grannis)

The Animals, from Newcastle, Northern England, were consummate champions of rhythm & blues.

They formed in 1963, from the fusion between two rival groups, one headed by bassist Chas Chandler, the other headed by organist Alan Price, stage veteran, former jazz pianist and disciple of Ray Charles. Eric Burdon, who had played with Price until 1962, was hired as the singer. The Kontours changed their name first to The Alan Price Combo, after adding drummer John Steel, and then to The Animals, after adding guitarist Hilton Valentine.

As often happens with blues bands, all members were striking interpreters. But what rendered the Animals unique, first in Newcastle and then around the world, was the wild exuberance of their performances. The Animals didn't just play the blues, they used it as a detonating device for orgies of riffs and roars that put Howling Wolf and Little Richard to shame. The fact that they formed in a little suburban town far away from commercial attention, close enough to Liverpool to be infected with the fever of the Merseybeat, yet sufficiently distant not to be dulled by the Pacemakers, and then by the Beatles, perhaps favored their artistic freedom.

The Animals burst on the scene of British rhythm and blues with rebellious impetuosity. In this they differed from the Yardbirds or the Rolling Stones. Whereas the Yardbirds were diligent disciples and innovators of the genre, and the Stones probed into the most exciting aspects of black music, the Animals rushed to the classics with the passion and the savagery of hoodlums. Rhythm, electricity and melody were redefined by the energy of these five youths. Their talent at their instruments, and Burdon's voice, were expressed in a manner diametrically opposed to that of, say, the Yardbirds. With the Animals was born the concept of rock by a great instrumentalist or singer, not so much because of virtuosity, but because of passion, the visceral quality. And most certainly the singer Eric Burdon was emblematic of this new approach. With that voice he could have sung opera by Verdi, instead he perspired sweat and shed tears for the blues. All of this was calculated to make the Animals mesmerizing to see and hear.

The Animals anticipated half the history of rock and roll, from the garage rock of the 60s to 70s punk.

As documented in Club Au Go-Go (Get Back), a live recording from 1963, their repertory was initially made up of soul tunes, skiffle, jazz and rhythm and blues, a mix of Chris Barber, Lonnie Donegan and Bo Diddley, carefully selected for them by their producer, Mickey Most.

Brought to London's great circus in 1964, the Animals proceeded to appropriate the blues, but within a few months their style changed. The Animals were not traditional interpreters, because they revised their covers by imposing a rebel style, at times even grandiose, that completely upset the slant of the tune. In their hands, many American blues classics ceased to be anthems of African American suffering; they became anthems of young British suffering. The majestic side of their interpretations took over from the wild side. Their songs went from cries of pain to anthems of rebellion. Those were the years of Dylan's generational anthems and the Animals conformed, but from a blues perspective. Most of the merit was Price's, able to arrange the songs in a way that made the original version easily forgettable and stressed Burdon's awesome voice.

The Animals debuted in 1964 with two songs, in March and June respectively, that also appeared on Bob Dylan's first album: House Of The Rising Son, reborn by a solemn riff by Valentine and Baby Let Me Take You Home animated by a frenetic rhythm.

House Of The Rising Sun was a unique event in their career. For once they adapted folk, instead of blues, to rock, by borrowing a popular song, refining its melody and accentuating its beat with the organ. Introduced by the guitar's intensely religious chords, the voice "preaches" vehemently over the rhythm sustained by the drums, while the organ mimics a gospel service by stealing some of Bach's phrasings.

Both songs made their mark on the times, and thanks to those hits the band was able to obtain permission to record a couple of EPs with rearranged blues tunes. Don't Let Me Be Misunderstood (January 1965, already a hit by Nina Simone), branded that winter, and most likely remains to this day their most enthralling interpretation. The gospel essence of the original version became a strong invective against society of the 60s. Their first album, Animals (MGM, 1964), is a case history of the distinctiveness of their style in the reinterpretation of the blues.

Their technique consisted of rhythm acceleration to render their songs acceptable to the unrestrained dance music of teens. Gonna Send You Back To Walker is a stolid jumping boogie treated in such fashion. In I'm Crying the technique is pushed to excess, enlivening almost to the point of hysteria an otherwise whining blues, and adorning it with couterpointing choruses. How far such practice can go is demonstrated with a dizzy gospel dance that wears itself out in less than two minutes. Another technique was the exploitation of Burdon's extraordinary voice, to animate the song with great emotional peaks: a struggling mechanical beginning grows bit by bit in linear emphasis, and then deflates, as in a solemn hymn, driven by the majestic sound of the organ. Baby Let Me Take You Home pulls the rubber band from both ends with a series of syncopated phrases, and then releases it with a great refrain, underlined by the organ, exuberantly repeated by the guitar, and concluded by a frenetic chorale. The same progressive sensibility strikes in She Said Yeah. Don't Let Me Be Misunderstood, lead by Burdon in a mournful tone, lifts itself up abruptly during the emphatic refrain only to descend again into depressive colloquialism. Bury My Body presents the same atmosphere of suspense, the same sensation of muffled crying just before Burdon delivers with severity the key verse ("lead me, Jesus, lead me") over the guitar chords.

Although Most had always opposed the idea, the band's natural evolution lead to their own material, to write their own generational anthems instead of transforming other people's material into music for their own generation. Preserving the blues character and adding to it a British inflection and current themes, their sound became even more dramatic. We`ve Gotta Get Out Of This Place (September 1965, written by Barry Mann and Cynthia Weil) and It's My Life, captured like few others the mood of British kids tired of the conformist life.

Their technique of rhythmic and melodic progression reached complete maturity in these anthems. Price refined the art of the arrangement while Burdon's singing became more fluid and expressive. In We`ve Gotta Get Out of This Place, the vibrant baritone that paints the bleak city ambiance ("in this dirty old heart of the city/ where the sun refuse to shine") goes gradually from disorganized adolescent mode to a chocked cry, sustained by the organ and by conventional vocal counterpoint (yeah, yeah), to explode, at last, into the gospel-style impassioned angry refrain. It's My Life has a similarly dramatic opening with a progressive shifting of tone, in this case punctuated by guitar chords, up to the liberating explosion of the slogan "it's my life/ and I do what I want".

The albums of those years, Animals (Columbia, 1964), released in USA with the singles added, Animal Tracks (Columbia, 1965) and Animalisms (Decca, 1966), released in USA as Animalization (Polygram, 1966) contain, with some variants, a rich harvest of reworked blues tunes drawn from the repertories of at least three generations of blacks, from John Lee Hooker to Fats Domino and Ray Charles. Drawing on instinctive elementary rhythms, enhanced by their unique arrangements (among the novelties Clapping, accompanied only by clapping hands), the Animals pumped up the blues to ignite their audience. Burdon's determined vocal sallies startled the emotions by being both moving and exciting.

Despite a certain degree of success obtained in Great Britain and in the USA, in the summer of 1966 the band broke up, after the recording of four more 45s: Don't Bring Me Down (by Carol King), See See Rider, and best of all, Inside Looking Out and When I Was Young, were exceptional anticipations of hard rock.

Freed from Price's arrangements Burdon set aside his vocal refinement to concentrate on emotional resonance. Inside Looking Out exploits the mighty force of the blues with a resounding bass attack that mutates instantaneously into a decisive blare. The effect is rougher, but also exuberant. When I Was Young returns to the declamatory prelude formula, but once again underlined by low pulsations and at the instrumental apex of the refrain breaks through to a moment of chaos.

If their proto-punk existentialism never went beyond the provoking slogans they used as titles,their music alone was enough to take the measure of the restlessness of the times.

Their last LP, Animalism (MGM, 1966), released only in the USA, produced by a young Frank Zappa and with the band missing both Price and Steel, is an eccentric collage, anticipating which lines of development Burdon's music is going to take.

Best (ABCKO, 1973) is a great anthology of their career.

Right after the break-up Chandler scouted a young guitarist named Jimi Hendrix in Manhattan, and began his career of manager, alongside the career of one of the greatest musicians of the century.

Valentine released a solo album All In Your Head (1969). Soon after, in the midst of a religious crisis he abandoned the scene.

Eric Burdon built himself a custom made band and after a raw rhythm and blues LP sought refuge in California, attracted by the psychedelic summer of San Francisco. Burdon captured the spirit of the times in two Latin accented 45s, Good Times (counterpointed by violins and with a "Zappan" intermezzo of crowds), and the potent anthem San Franciscan Nights, another one of his masterpieces. If those songs sealed the hippie season of 1967, the album Winds Of Change (MGM, 1967) was a panoramic poem reminiscent of Homer about alternative music.

After assimilating Indian music, LSD, the Monterey Festival, Zoot Money on keyboards and Andy Summers at the guitar, Burdon carved his definitive masterpiece, Twain Shall Meet (MGM, 1968), a collection of song-dissertations with very refined music, including the raga-jazz in Monterey and the Animals-style blues in White Houses. Two cosmic-psychedelic frenzies dominate the album: Sky Pilot, grand, bizarre music for space cowboys with supersonic dissonance and Scottish bagpipes, and We Love You Lil, a reprise of Lili Marlene twenty years later, a parable of war and love, complete with the desolate sounds of war, the tolling of bells and tragic vocalizations. This album consecrates Burdon as not only a poet of his generation but as the poet of the poets of his generation, a creative and conscientious musician.

In Everyone Of Us, released at the end of 1968, Burdon served up one more twenty minute long rave-collage, New York 63 - America 68, which along with the mighty White Houses confirmed his creative genius .

In those records, bringing to fruition the art of revision learned with the Animals, Burdon transformed rock, soul and country classics such as Paint It Black, River Deep Mountain High and Ring Of Fire into long and tormented acid trips.

Burdon went back to rhythm and blues with the ambitious double album Love Is (MGM, 1969), dominated by John Weider and Andy Summers' lead guitars, and inconclusive extended pieces, a collection of covers of rock classics (including a lengthy version of Zoot Money's The Madman Running Through The Fields).

His love for black music brought him to collaborate with the commercial group War on Eric Burdon Declares War, which produced compromising songs such as Spill The Wine (1970), Slippin Into Darkness and The World Is A Ghetto. Their second album The Black Man's Burdon displays long mesmerizing jams, almost avant-garde in style on Bare Back Ride and Pretty Colors. In the end Burdon recorded on his own, ever more rarely, but always affirming himself as a classy vocalist and at times producer, although those pieces sound like a renunciation of the role of the progressive music protagonist he had conquered on merit.

The original personnel of the Animals regrouped years later to record Before We Were So Rudely Interrupted (Jet, 1976), and then again for Ark (IRS, 1983), with Zoot Money on keyboards and all original material. Neither album found an audience, although they would have been considered masterpieces in the 60s.

After joining a German band Burdon continued to create embarrassment by recording shoddy albums, among which are Wicked Man (GNP, 1988) and Access All Areas (SVP, 1993) with Brian Auger.

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