The Beach Boys started the fire: they fused the four-part harmonies of vocals
groups like the Four Freshmen with Chuck Berry's rock and roll rhythm and a
new genre was born. The Beatles, the Byrds and countless others copied the
idea and the history of popular music would never be the same again.
Ballads such as Don't Worry Baby (1964) were both a synthesis of Phil Spector's "wall of sound", Chuck Berry's teenage vignettes, doo-wop's stately four-part harmonies, and the cornerstone of a new form of pop music.
That form was born with
I Get Around (1964), the greatest of their car songs,
Help Me Rhonda (1965), the most acrobatic of their multi-part vocal inventions,
Barbara Ann (1965), the most anarchic of their geometric constructions,
and Good Vibrations (1966), the first pop hit to employ electronic sounds.
Brian Wilson, the genius behind the Beach Boys' sound
became the quintessential eccentric of melody, particularly on
Pet Sounds (1966) and
the "lost album" Smile (recorded in 1967, but released only in 2004).
Brian Wilson created a unique role for himself when he quit playing:
basically, he was a composer who had a band to perform his repertory.
The Beach Boys became immaterial as Brian Wilson became one of the most
creative composers of songs of all times.
Unfortunately, his wildly eccentric persona eventually self-destroyed.
If English is your first language and you could translate the italian text, please contact me.
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I Beach Boys furono il piu` grande dei gruppi di surf music, ma non passerebbero
alla storia per quel primato. I Beach Boys furono soprattutto Brian Wilson, e
Brian Wilson fu uno dei massimi compositori di canzoni dei primi anni '60,
insieme a Lennon-McCartney,
Lee Hazelwood e pochi altri.
Brian Wilson fu forse il primo musicista popolare a eccellere tanto nella
composizione quanto nell'arrangiamento (oltre a inventare uno stile molto
imitato al proprio strumento, il basso). In tal senso, fu piu` un compositore
classico (con una spiccata sensibilita` per la polifonia sinfonica) che un
cantante di musica pop. Il formato originale delle sue canzoni (la musica
surf) servi` a pagare i conti, ma ovviamente gli crebbe rapidamente stretto.
Anche quando Wilson si emancipo` da quel formato a comincio` a produrre
canzoni piu` elaborate, pero`, la sua rimase sostanzialmente una carriera
sprecata: con quell'orecchio avrebbe potuto ben altro che semplici canzoni.
I Beach Boys nacquero da un'idea semplice ma geniale, una di quelle idee che
finiscono per influenzare un'intera epoca: fondere i gruppi vocali e il rock
and roll. Brian Wilson era affascinato tanto dalle armonie in quattro parti
dei Four Freshmen (il gruppo di maggior successo degli anni '50) quanto dai
riff di chitarra e dal ritmo febbricitante di Chuck Berry.
I Beach Boys non furono altro che la fusione dei due. Ma fu la scintilla che
scateno` una rivoluzione musicale e sociale, che avrebbe partorito
Beatles e Byrds, che avrebbe
cambiato per sempre il concetto di musica melodica.
I Beach Boys, piu` umilmente, rappresentarono anche l'inizio del periodo
d'oro della musica californiana. La California non era stata una delle
capitali della musica ma lo divenne dopo il loro successo e
per il resto del secolo la sua importanza non fara` che aumentare.
Qualcosa dei Beach Boys rimarra` nella musica delle generazioni
successive.
La musica dei Beach Boys fu essenzialmente la musica della borghesia bianca
che aveva respinto e criminalizzato il rock and roll e i suoi divi pornografici
e delinquenti.
Come nel caso dei Beatles,
le eteree atmosfere distillate da questi figli dei sobborghi metropolitani
nascosero per un attimo i subbugli dei ghetti e l'inquietudine di una
generazione intera. Ma costituirono un anello essenziale nella catena
evolutiva del rock vocale, che, partito dal rockabilly degli
Everly Brothers,
doveva approdare al folk-rock dei Byrds.
I Beach Boys si affacciarono sulla scena della surf music nel dicembre del
1961 (Surfin', seguita da Surfin' Safari nel giugno 1962)
come un tipico gruppo a conduzione familiare (tre fratelli, un cugino e
un vicino di casa) dell'America conservatrice.
Avevano scelto di cantare del surf perche' Dick Dale era il fenomeno del
momento a Los Angeles, ma in realta` non erano neppure surfers.
Il gruppo rappresentava la continuita` con i gruppi vocali degli anni '50
e non impensieriva l'America borghese come avevano fatto i rocker.
Se il formato era innocuo, le loro canzoni erano addirittura di una
semplicita` quasi grottesca: imperniate attorno a un ritornello orecchiabile,
e a testi da teenager, usavano tutte le voci per aumentarne l'effetto.
La melodia diventava qualcosa di etereo e celestiale grazie al
timbro purissimo dei cantanti, e a un'arte limpida di falsetti e controcanti.
La strumentazione contava poco o nulla. Era uno stile prettamente vocale,
mutuato dall'innodia sacra, dalle armonie del doo-wop e del gospel,
e dal rockabilly antifonale, chiaramente derivato da quello dei Four Freshmen.
Cio` che era unico era lo spirito, che sprizzava gioia di vivere da tutte le
note.
Da un punto di vista marketing, l'idea era geniale: per la prima volta un
genere musicale era interamente dedicato al piu` innocente
divertimento adolescenziale,
e ne rappresentava sonicamente l'entusiasmo.
Il rock and roll non era stato altrettanto innocente, e certamente non
altrettanto sereno e allegro.
Brian Wilson componeva le canzoni di persona, raramente consultandosi con gli
altri, che spesso si limitavano a eseguire i suoi ordini.
Carl Wilson suonava la chitarra e ha il merito di aver coniato un sound allo
strumento (anche se quel sound e` l'antitesi del virtuosismo).
Mike Love, cugino di Brian, era il "frontman" ufficiale, ma ben poca cosa
paragonato a Presley o ai Beatles. Dennis, il fratello di Brian, era un
batterista tanto banale quanto Ringo Starr nei Beatles.
Dapprima il tema delle sue canzoni era lo sport del surfing, ma presto
Wilson prese a spaziare su tutto l'universo del "fun" giovanile, che in
California era particolarmente innocente e spensierato.
Surfin USA, il disco che nel 1963 li catapulto` ai vertici delle
classifiche'di vendita, era un adattamento di Sweet Little Sixteen
di Chuck Berry,
con le tipiche dodici battute blues, con il "walking bass" usato nel boogie,
e battiti di mani in controtempo (pausa, clap/clap, pausa, clap/pausa,
clap/clap, pausa, clap).
I primi tre album sono intitolati ad altrettanti singoli di successo.
I primi due sono
Surfin' Safari (Capitol, ottobre 1962) e
Surfin' USA (Capitol, 1963).
Surfer Girl (Capitol, settembre 1963)
e` un album piu` curato, che contiene
le lente ballate romantiche In My Room e Surfer Girl, nonche'
Little Deuce Coupe.
A questo punto Brian Wilson scriveva gia` quasi tutto il materiale del gruppo,
ma il ritmo di produzione era infernale.
Little Deuce Coupe (Capitol, ottobre 1963) contiene l'hit
Be True To Your School, ma usciva un solo mese dopo il precedente e
non poteva vantare molto di piu`.
Nel 1964 avevano gia` alle spalle diversi dischi d'oro e piccoli classici
della loro semplice e spigliata arte, in particolare
L'album del periodo e` Shut Down Volume 2 (marzo 1964).
Fun Fun Fun e` un altro capolavoro,
con una tipica introduzione "scampanellante" di chitarra alla Chuck Berry e
contrappunti corali doo-wop.
Don't Worry Baby (1964), con Hal Blaine alla batteria, e` invece Wilson al suo piu` noiosamente pop,
ma un capolavoro per chi ama i Beatles di Revolver.
All Summer Long (Capitol, luglio 1964) e` il primo album "sperimentale"
dei Beach Boys, nel senso che non contiene soltanto scipite danze surf.
In particolare
I Get Around (1964), il vortice vocale piu` complesso della loro
carriera e uno dei brani piu` spigliati, e` il capolavoro di questo periodo.
Wendy e
All Summer Long sono piccoli gioielli di melodismo naive.
Brian Wilson era diventato il compositore del gruppo e non era piu` interessato
alla parte di bassista.
Colpito da un primo esaurimento nervoso (e notoriamente tossicodipendente),
Wilson si ritiro` dalle scene e ridusse il proprio ruolo a quello di
compositore, un ruolo piu` unico che raro nella musica rock.
Mentre gli altri Beach Boys erano in tournee` (avendolo sostituito con
Bruce Johnston), Brian Wilson studiava nuove tecniche di produzione
e scriveva canzoni sempre piu` bizzarre.
Il contributo dei Beach Boys era puramente vocale. Tutto il resto era suonato
da sessionmen smaliziati, scelti e diretti da Brian Wilson.
Today (marzo 1965) contiene When I Grow Up,
Please Let Me Wonder, e soprattutto
Help Me Rhonda, un altro capolavoro di contrappunto
vocale (ma la versione sull'album, intitolata senza la "h", e` piu` sfarzosa
e piu` lenta), ma con un andamento piu` goliardico da novelty di doo-wop.
Dance Dance Dance era il ponte con il passato, uno sbrigliato
rock and roll con le classiche armonie vocali in tre parti.
Sul retro del singolo Help Me Rhonda c'era anche Kiss Me Baby,
un altro tour de force di arrangiamento romantico alla
Don't Worry Baby.
Summer Days (luglio 1965), influenzato dalle produzioni di
Phil Spector, sfodera
California Girls, uno dei manifesti del loro modello di vita,
ma Wilson si fa sempre piu` eccentrico in canzoni come
Let Him Run Wild e I'm Bugged At My Old Man che ormai
appartengono a un'altra era.
Ciascuno di questi album e` naturalmente pieno di "filler" e di hit.
Party (Capitol, novembre 1965) contiene
Barbara Ann, lo scherzo da party piu` famoso di tutti i tempi,
in realta` cantato da Dean Torrence degli Jan And Dean.
Come Help Me Rhonda e
California Girls, si trattava di uno
squisito saggio sul potere suggestionante dei riverberi
vocali di I Get Around.
Nei loro brani non c'era traccia della canzone di protesta di Dylan.
I loro testi tacevano la guerra nel Vietnam, le marce della pace
e i sit-in. Il loro era un mondo casalingo, fatto delle piccole stupide cose di
tutti i giorni. I loro hit erano miniature melodiche sui divertimenti dei
giovani della classe media.
Con i Beach Boys il sogno americano si tingeva di spiagge, di picnic, di feste
e di estati senza fine.
L'operazione compiuta da Brian Wilson era di tipo completamente diverso.
Wilson affrescava un microcosmo, quello della middle-class californiana,
e lo elevava a "Promised Land" con un'operazione che era mitologica e quasi
biblica.
Ancor piu` sorprendente era il fatto che la loro musica fosse prodotta in un
modo cosi` palesemente amatoriale. Gli studi di registrazione delle major
impiegavano equipe sempre piu` smaliziate di arrangiatori e sessionmen
per ottenere il massimo dall'interpretazione di un cantante. I Beach Boys,
invece, furono portavoce di uno stile "familiare" di produzione (coro e
chitarre senza alcun trucco particolare). I loro bassi e falsetti erano assai
mediocri al confronto dei baritoni e dei tenori delle major,
e i testi erano certo
meno forbiti dei melodrammi di Broadway, eppure fu in loro, fu nel loro dilettantismo
spensierato, che si riconobbero i giovani. Fu una rivelazione per tutti.
Rubber Soul dei Beatles aveva pero` alzato
la posta per la musica pop con i suoi arrangiamenti certosini e Wilson era
conscio che il loro stile da sottoscala aveva i giorni contati in un mondo
musicale sempre piu` "elettrico".
Wilson diede allora il suo tour de force come compositore e arrangiatore:
Pet Sounds (Reprise, 1966), uscito il 16 maggio 1966.
Non solo si trattava di un album concept (una raccolta di "mottetti rock",
secondo l'autore, che descrivano la maturazione di un giovane attraverso
le sue esperienze amorose e le sue amicizie, con un messaggio pessimista di
fondo), ma era ricco di suoni eccentrici e le canzoni sembravano
quasi collage ottenuti con una certosina arte di montaggio, facendo uso di
una piccola orchestra (trombone, armonica, clavicembalo, campanelli, violini).
Le canzoni si susseguono come in una fantasia melodica, alternando il Brian
Wilson romantico di
Wouldn't It Be Nice, Caroline No (clavicembalo),
You Still Believe In Me,
God Only Knows (che Paul McCartney considera la miglior canzone di
sempre, con corno francese, clavicembalo, sonagli, flauti e clarinetto)
al Brian Wilson nevroticamente autobiografico
di I Just Wasn't Made For These Times (con il Theremin)
e That's Not Me.
Lo strumentale
Let's Go Away For Awhile e` una sonata da camera per 12 violini,
quattro sassofoni, due bassi, piano, oboe, vibrafono, chitarra e percussioni.
Sloop John B e` l'unica concessione alle classifiche.
Le liriche furono scritte da Tony Asher.
Naturalmente Pet Sounds fu il meno venduto di tutti i loro album.
Pet Sounds e` anche uno degli album piu` sopravvalutati di sempre.
Pet Sounds verra` ristampato nel 1996 in cofanetto quadruplo:
il mono mix, lo stereo mix, le parti vocali, etc.
Il manifesto della nuova, sofisticata stagione fu
il ritornello incalzante di Good Vibrations (ottobre 1966),
orchestrato in modo rivoluzionario
per i tempi, complice il sintetizzatore.
Arruolati uno stuolo di sessionmen dell'entourage di Phil Spector, piu`
musicisti jazz e classici, Wilson trascorse mesi nello studio di registrazione,
rifinendo le sue composizioni in maniera maniacale.
Good Vibrations e` stato spesso indicato dalla critica internazionale
come il massimo singolo di tutti i tempi.
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