John Fahey
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Blind Joe Death(1959), 5/10
Death Chants (1963), 5/10
Dance Of Death (1964), 6.5/10
Transfiguration Of Blind Joe Death (1965), 6/10
Great San Bernardino Party (1966), 7/10
Days Have Gone By (1967) , 6/10
Requia (1967), 7/10
Yellow Princess (1968), 6/10
Voice Of The Turtle (1968) , 7/10
Christmas Album/ New Possibility (1969) , 4/10
America (1971), 8/10
Of Rivers And Religion (1972), 5/10
After The Ball (1973), 4.5/10
Fare Forward Voyagers (1973), 9/10
Old Fashioned Love (1975), 5/10
Christmas vol.2 (1975), 3/10
Visits Washington D.C. (1979), 6/10
Yes Jesus Loves Me (1980), 3/10
Live In Tasmania (1981), 5/10
Christmas Guitar vol.1 (1982), 3/10
Railroad I (1983), 5.5/10
Let Go (1984), 5/10
Popular Songs Of Christmas (1984), 3/10
Rain Forests (1985), 5/10
I Remember Blind Joe Death (1987), 5/10
God Time And Causality (1990), 5.5/10
Old Girlfriends And Other Horrible Memories (1990), 4/10
The Epiphany Of Glenn Jones (1997) , 6.5/10
City of Refuge (1997), 6.5/10
Womblife (1997), 7/10
Georgia Stomps Atlanta Struts (1998), 5/10
Hitomi (2000), 5/10
Red Cross (2003), 5/10
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John Fahey made folk music more fit for the classical auditorium than for a Nashville stage.
John Fahey is the man who introduced the stream of consciousness into folk music, and turned folk music into classical music, and then made it cross the boundaries of western and eastern music. The spiritual father of the "american primitive guitar", Fahey turned the guitar solo into a metaphysical exercise. Great San Bernardino Party (1966) and Requia (1967) introduced his surreal world of tragic and solemn visions; images penned by the guitar, rather than by the voice. His "western raga", as defined by his three instrumental masterpieces, A Raga Called Pat Part 3 & 4, on Voice Of The Turtle (1968), The Voice Of The Turtle, on America (1971), and the title-track from Fare Forward Voyagers (1973) weave a slow, hypnotic flow of tinkling sounds, a majestic tide of free-form melodic fragments. These lengthy meditations work at two levels: first they evoke wide landscapes and imposing nature, and then they resurrect the ghosts of all the people who roamed them. The dreams of the explorers, the anxiety of the adventurers, the hopes of the pioneers are joined together, but Fahey shuns the epic mode and prefers a form of domestic impressionism, which is tender and warm. His art is about the collective myths of mankind. His musical pilgrimage represents the odyssey of all the "Ulysseses" who traveled (walked, rode, sailed) towards the unknown.
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Eremita del folk, guru del primitivismo, menestrello del raga occidentale, John Fahey edifico` sull'etnologia populista una nuova arte del sound, l'equivalente del flusso di coscienza di William James o della scrittura automatica surrealista.

Fahey è il padre spirituale dell'"american primitive guitar", lo stile folk che privilegia l'assolo metafisico di chitarra acustica (soprattutto se rigorosamente solista e strumentale). Fahey aveva due modelli a cui ispirarsi, il Pete Seeger di Goofing Off Suite (1955) e il Sandy Bull di Fantasia For Guitar & Banjo (1963), ma il risultato fu una musica introspettiva e personale che aveva poco in comune con quei modelli (puramente tecnico il primo, e trascendentale il secondo).

John Fahey, originario del Maryland (nato a Takoma Park), si era formato musicalmente in California verso la fine degli anni '50. La sua formazione avvenne nel mondo del blues, genere del quale acquisira` una conoscenza quasi enciclopedica. Ai tempi del college divideva la camera con Al Wilson (Canned Heat) e in sua compagnia riscopriva i classici del genere. Si laureò con una tesi su Charley Patton.

Nel 1958 registro` il suo primo disco, Blind Joe Death (Takoma, 1959), dedicato a un bluesman inesistente. L'album venne stampato in sole 95 copie, ma, a lungo andare, lancio` su scala nazionale il fenomeno del primitivismo. Fra tanti brani tradizionali spiccavano due sue composizioni originali, Transcendental Waterfall e On Doing An Evil Deed Blues, che avevano poco in comune con il folk revival di quegli anni.

Death Chants (Takoma, 1963) contiene dieci brani, fra cui alcune vignette surreali (Stomping Tonight On The Pennsylvania-Alabama Border, The Downfall Of The Adelphi Rolling Grist Mill real audio, Dance Of The Inhabitants Of The Palace Of King Phillip XIV).

Dovettero comunque passare altri sei anni prima che Fahey decidesse di intraprendere seriamente la carriera di musicista, Dance Of Death (Takoma, 1964). Per avere mano libera nella sua "trasfigurazione" del folk Fahey fondò una sua etichetta discografica, battezzata Takoma in omaggio al suo paese d'origine. L'album contiene due lunghe improvvisazioni, Dance Of Death e What The Sun Said, che anticipano i capolavori dell'eta` matura.

In questi anni di apprendistato Fahey si rivela discepolo dei chitarristi di colore, dai quali apprende la tecnica che porterà ai massimi estremi, ma anche curioso rivisitatore e adattatore di stili eterodossi che si ispirano tanto ai poemi sinfonici del romanticismo quanto alle colonne sonore dei film muti.

I primi risultati maturi si trovano in Great San Bernardino Party (Takoma, 1966), soprattutto la lunga Birthday Party, e in Requia (Vanguard, 1967), in particolare quello per Molly in quattro parti (che porta sovraincisi rumori di guerra e inni nazisti).

Transfiguration Of Blind Joe Death (Riverboat, 1965), che miniaturizza quella concezione profana di musica sacra a ritmo honky-tonk (Oringa-Moraga) e blues (Death Of Clayton Peacock) introducendo elementi delle religioni orientali (I Am The Resurrection) per definire un nuovo tipo di litania estatica (On The Sunny Side); Days Have Gone By (Takoma, 1967), che contiene uno dei primi collage di rumori, Raga Called Pat, e altre miniature eccentriche (Night Train Of Valhalla, The Portland Cement Factory At Monolith California, My Shepherd Will Supply My Needs); e Yellow Princess (Vanguard, 1968), che si lascia trasportare dagli umori hippie del tempo (il raga Dance Of The Inhabitants Of The Invisible City Of Bladensburg, la psichedelia orrifica di Singing Bridge Of Memphis Tennessee, il madrigale di Yellow Princess) testimoniano della stessa maturità espressiva su un piano più umile.

In questi dischi Fahey distilla una mole sterminata di idee. Ogni album è un mosaico di monologhi strumentali mai petulanti, retorici o marziali, sempre cristallini e delicati. Fahey rifugge dal sensazionalismo e dalle acrobazie mozzafiato dei virtuosi di bluegrass: il suo è un "picking" molto più raccolto, composto e dimesso.

Gli ingredienti del suo stile sono ancora riconoscibili: il blues, il gospel, il country, le danze irlandesi, la musica da chiesa, la psichedelia. Ad amalgamarli in un continuum unico e renderli irriconoscibili è la musica classica indiana.

Su Voice Of The Turtle (Takoma, 1968) Fahey sperimenta una fusione di chitarrismo occidentale e scale indiane (A Raga Called Pat Part 3 and 4) e da quel momento matura la sua concezione metafisico-primitivista. Fahey mette a punto uno stile chitarristico che è l'equivalente folk del flusso di coscienza.

The Voice Of The Turtle è il primo dei tre capolavori solisti e strumentali di Fahey, seguito da America (Takoma, 1971 - Fantasy, 1999) e Fare Forward Voyagers (Takoma, 1973). I brani si allungano, si distendono, si rincorrono in cieli e vallate senza fine e senza tempo, nel trascorrere di albe e di tramonti, si inalberano come tappeti magici, vanno alla deriva trascinati dalla corrente dei ricordi e dei sogni. Fahey sposta l'enfasi verso il misticismo, la trascendenza, la metafisica.
In dissertazioni come Mark 1:15 e The Voice Of The Turtle (su America), When the Fire and the Rose are One e soprattutto Fare Forward Voyagers le intense atmosfere blues/raga dell'"uomo-tartaruga" trasfigurano l'esistenza in una sorta di viaggio interno/eterno nella mente.
I lenti tintinnii della chitarra, lasciata andare alla deriva da sola, cullano i sogni dei pionieri, le ansie degli avventurieri solitari, le speranze delle carovane; attraversano paesaggi di praterie sconfinate, di montagne inesplorate, di fiumi maestosi, di oceani terribili. Quello di Fahey è un flusso di coscienza collettivo, è il flusso di coscienza di un'umanità intera che si riconosce nelle odissee di tutti i "viaggiatori lontano in avanti", tutti i grandi piccoli Ulisse che navigarono, cavalcarono o camminarono, verso l'ignoto.
E' questo il messaggio del "raga occidentale" da lui fondato: di quell'ipnotico e occulto frangersi degli accordi su cadenze pacate e anemiche, lontano da qualsiasi tentazione di descrittivismo o di imitazione della tradizione. La musica che ne risulta, criptica e oscura, è nondimeno pregna di un umanesimo ricco e caloroso.

Rocco Stilo scrive:

Fra tutti gli aggiornamenti, hai dimenticato di segnalare la nuova riedizione su CD di «America» che restaura il disco nel suo «concept» originario di dimensioni doppie, recuperando 9 brani che Fahey fu convinto dalla Takoma ad accantonare, per non riprenderli in seguito mai più. Questo è, secondo me, uno degli eventi più importanti della musica folk americana degli ultimi anni; le dimensioni monumentali del disco, la presenza di tanti capolavori, quelli già noti e quelli «nuovi», non lo fanno apparire inferiore a «Fare Forward Voyagers». Fra le «novità» spiccano in particolare: la title-track (assente dall’ellepì originale), che secondo la Takoma è l’unico brano conosciuto di Fahey alla 12 corde; il brano «Dalhart, Texas, 1967», forse il migliore tra quelli recuperati; il tema bellissimo, a due riprese, di «Jesus Is A Dying Bedmaker»; «Dvorak», ripreso da un tema dell’omonimo compositore. Pagina di riferimento: http://www.fantasyjazz.com/cat_fahey.html.
Voyagers è in assoluto la sua composizione più lirica, complessa e maestosa. Laddove Voice rimane ancora legata a un mondo favolistico, alla cadenza del racconto, Voyagers si innalza in uno spettacolare tourbillon di visioni celestiali, di mandala pudichi e ascetici.

A quel punto, in corrispondenza con il generale rallentamento delle istanze alternative degli anni '60, subentra un periodo di rilassamento, di imborghesimento, in cui Fahey si accontenta spesso di sfogliare con erudita nonchalance le pagine del passato americano: Of Rivers And Religion (Reprise, 1972), arranged in a more professional way (dobro, mandolin, trumpet, clarinet, piano, double bass) and echoing Dixieland music, but less "personal" and unique than other albums of this period, and After The Ball (Reprise, 1973), e alcuni album natalizi.

La migliore di queste nostalgiche rivisitazioni della musica dei primi del secolo è forse Old Fashioned Love (Takoma, 1975), sulla quale è accompagnato da una banda con tuba, tromba, trombone, jug, banjo, e piano e dove, divagando fra blues e ragtime, finisce per pervenire a un altro dei suoi mantra estatici, Dry Bones In The Valley.

La curiosità patologica per gli arcaici 78 giri rimarrà comunque una costante della sua carriera, una febbre che lo assalirà a intervalli regolari.

La stanchezza creativa è però compensata da una suggestiva fantasia tematica e da una dolcezza, una bonarietà, un ottimismo che mancavano nei capolavori. Fahey dispensa esuberanti impressioni di viaggio, su Visits Washington D.C. (Takoma, 1979), con il mozzafiato Grand Finale; una raccolta di "imitazioni" di treni, Railroad I (Takoma, 1983); le romanze cortesi su temi della musica rock di Old Girlfriends And Other Horrible Memories (Varrick, 1990); variazioni folk su brani celebri di musica rock e classica, su Let Go (Varrick, 1984) and Rain Forests (Varrick, 1985). Sono album un po' distratti.

Yes Jesus Loves Me (Takoma, 1980), a collection of sacred music, and I Remember Blind Joe Death (Rounder, 1987) are other albums of this period. God Time And Causality (Shanachie, 1990) is possibly the apex of his guitar technique, although it mainly reworks material of the 1960s.

The Return Of The Repressed (Rhino, 1994) is an anthology.

A serious disease began affecting his career in 1986 and eventually caused him to reture. Fahey returned to the scenes with a double 78-RPM record, Morning/ Evening Not Night (Perfect, 1996).

City of Refuge (Tim Kerr, 1997) marked John Fahey's return, but it was a mixed blessing. Fahey had abandoned his progressive-folk style and converted to modern technology. City of Refuge is an epic-length exploration of textural possibilities, and On the Death and Disembowelment of the New Age is, de facto, a concert of tape manipulation (20 minutes). Fahey the musician prevails over Fahey the poet.

Womblife (Table Of The Elements, 1997), an exercise in psychedelic ambience, contains five lengthy pieces: Sharks (9:20), Planaria (9:54), Eels (6:13), Coelacanths (7:28), Juana (12:34). At least the gamelan nightmare Planaria ranks among his masterpieces. this period.

The EP The Mill Pond (Little Brother, 1997) is far more adventurous that either 1997 album: Ghosts, Garbage and Mill Pond are electronic and dissonant music at its best.

The Epiphany Of Glenn Jones (Thirsty Ear, 1997) is a collaboration with Cul De Sac. A few pieces are impressive (Gamelan Collage, New Red Pony, Our Puppet Selves, Magic Mountain, Tuff) but the music does not sound as personal and emotional as it used to. It sounds like a university lecture.

Georgia Stomps Atlanta Struts (Table of the Elements, 1998) is his first-ever all-electric recording, but the repertory is mostly covers.

Hitomi (Livhouse, 2000) is hardly revolutionary in his career, despite the bright watercolors of Delta Flight 53.

John Fahey died in february 2001 at 62.

(Translation by/ Tradotto da Gianluca Mantovan)

Yes Jesus Loves Me (Takoma, 1980), una collezione di musica sacra, e I Remember Blind Joe Death (Rounder, 1987) sono gli altri album del periodo. God Time And Causality (Shanachie, 1990) e' forse l'apice della sua tecnica chitarristica benche` contenga principalmente materiale dei '60. The Return Of The Repressed (Rhino, 1994) e' un'antologia. Una grave malattia che lo afflisse dal 1986 lo costrinse al ritiro. Fahey torno' pero' con un doppio 78 giri, Morning/ Evening Not Night (Perfect, 1996). City of Refuge (Tim Kerr, 1997) segna il ritorno in modo contraddittorio. Fahey aveva abbandonato il progressive-folk in favore della moderna tecnologia. City of Refuge e' una lunga ed epica esplorazione delle possibilita' testuali, e On the Death and Disembowelment of the New Age e' di fatto una manipolazione di nastri (20 minuti). Il Fahey musicista prevale sul poeta. Womblife (Table Of The Elements, 1997), ambience psichedelica, contiene cinque lunghi pezzi: Sharks (9:20), Planaria (9:54), Eels (6:13), Coelacanths (7:28), Juana (12:34). Tra i capolavori del periodo figura il pezzo da incubo Planaria. L'EP The Mill Pond (Little Brother, 1997) e' ben piu' avventuroso del precedente: Ghosts, Garbage e Mill Pond sono ottima musica elettronica e dissonante.

The Epiphany Of Glenn Jones (Thirsty Ear, 1997) e' una collaborazione con i Cul De Sac. Alcuni pezzi sono suggestivi (Gamelan Collage, New Red Pony, Our Puppet Selves, Magic Mountain, Tuff) ma la musica perde in personalita' ed emozione e suona come una lezione universitaria. Georgia Stomps Atlanta Struts (Table of the Elements, 1998) e' la sua prima registrazione totalmente elettronica, con un repertorio di quasi sole covers.

Hitomi (Livhouse, 2000) ha ben poco di rivoluzionario nonostante la splendente Delta Flight 53. John Fahey mori' nel Febbraio 2001 a 62 anni.

Red Cross (Revenant, 2003), the last album he recorded before his death, is a very minor work.

Hard Time Empty Bottle Blues (1-4) (Table Of The Elements, 2004) is a four-track EP that documents a live 1996 performance.

The Great Santa Barbara Oil Slick (2005) documents live performances from the 1960s.

Sea Changes and Coelacanths - A Young Person's Guide To John Fahey (Table Of The Elements, 2006) is a double-CD that collects Womblife (1997), Georgia Stomps, Atlanta Struts, & Other Contemporary Dance Favorites (1998) and Hard Time Empty Bottle Blues (2003).

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