Charley Patton
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Charley Patton era un raccoglitore di cotone che si spostava da una piantagione all'altra del Delta. Nelle sue vene scorrevano anche sangue indiano e bianco. Visse sempre nella zona, una delle piu` depresse e violente del mondo. Fin da piccolo si mise in luce per la pigrizia e la tendenza a molestare donne sposate. E fin da piccolo il padre, predicatore, dovette ricorrere alla frusta per scacciare il demone musicale che lo corrompeva. Mori` giovane (non si sa ne` quando ne` dove).

La straordinaria estensione della sua voce roca e drammatica lo spinse ad esibirsi ovunque gli fosse richiesto, cimentandosi non solo nel blues, ma anche nel folk bianco. Incise pochissimo e saltuariamente (la prima volta nel 1929: Mean Black Moan su uno sciopero dei ferroviari, High Water Everywhere, sull'inondazione del Mississippi, la sua Pony Blues, Mississippi Boweavil Blues, A Spoonful Blues, I'm Going Home), Prayer of Death (released under the moniker Elder J.J. Hadley), continuando sempre a lavorare, ma proprio per questo le sue interpretazioni sono le piu` vicine al mondo delle campagne, alla dura fatica quotidiana.

Nel 1930 la malattia cardiaca che lo affliggeva lo costrinse ad abbandonare il lavoro di bracciante. Si accompagno` allora a Son House (Moon Going Down, 1930, Bird Nest Bound) e incise per l'ultima volta nel 1934 (High Sheriff Blues, 34 Blues), poco prima di morire.

Vero entertainer popolare, teatrale e aggressivo fino all'istrionismo, fu il piu` grande e il caposcuola della generazione degli anni '30, sia in campo vocale, dove, amaro ed esuberante, impose il grido e la ferocia, sia in campo chitarristico, nel quale conio` il vibrante stile slide-bottleneck che in fondo rappresentava un'altra approssimazione della voce umana.

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