Band


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Music From Big Pink (1968), 7/10
Band II (1969), 8/10
Stage Fright (1970), 6/10
Cahoots (1971), 5/10
Moondog Matinee (1973), 4/10
Northern Lights Southern Cross (1975), 6/10
Islands (1977), 4/10
Rick Danko (1977), 7/10
Robbie Robertson: Robbie Robertson (1987), 7/10
Robbie Robertson: Storyville (1991), 6.5/10
Robbie Robertson: Music for the Native Americans (1994), 4.5/10
Robbie Robertson: Contact From The Underworld Of Red Boy (1998), 4.5/10
Jericho (1993), 5/10
High on the Hog (1996), 4/10
Jubilation (1998), 4/10
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The Band was born as a humble group of side-men, but went on to become one of the most creative and most influential acts of roots-rock. They taught their generation (and generations to follow) how to assimilate, revisit and fuse gospel, blues, country, soul and rock music. Their albums were instrumental in bringing about the age of "re-alignment" after the excesses of the hippy era, but their "re-alignment" was a balance of old and new, not just a shameless surrender to the old. Throughout the years, their anti-star and anti-hero attitude was a welcome relief from the commercial exploitation of rock music.
Their work was particularly influential in bringing elements of gospel music into rock and roll.
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La Band fu un caso piu` unico che raro della musica rock. I loro primi album catturarono una dimensione privata/domestica e rustica che sembrava un paradosso nell'era del folk-rock (fenomeno urbano) e degli hippies (fenomeno pubblico e comunitario) e lo fecero con un piglio che si riallacciava direttamente agli stili dei musicisti piu` umili delle zone piu` d'America: i folksinger degli Appalacchi e i predicatori gospel delle chiese del sud. Al tempo stesso immisero in quelle musiche uno spirito austero, degno della musica da camera, e solenne, degno della musica religiosa.

La Band (alle origini The Hawks) si formo` in canada nel 1960 per accompagnare il rocker Ronnie Hawkins. Il batterista Levon Helm, il bassista Rickie Danko, il pianista Richard Manuel, l'organista Garth Hudson e il chitarrista Robbie Robertson (figlio di un ebreo e di un'indiana Mohawk) componevano un valido gruppo d'accompagnamento che venne notato e portato al Greenwich Village di New York nel 1964. Bob Dylan li ingaggio` nel 1965 per la sua clamorosa conversione alla musica elettrica e da quel momento rimasero nel suo entourage. Quando Dylan si ritiro` a vivere nei boschi di Woodstock, la Band lo segui`. In quell'atmosfera bucolica Dylan e la Band registrarono quelli che diverranno famosi come i Basement Tapes (1975), ma la Band comincio` anche a scrivere il proprio materiale, che avrebbe costituito il primo album, uscito nel luglio 1968.

Music From Big Pink (Capitol, 1968) e` uno degli album che segnarono la svolta decisiva dall'acid-rock al country-rock. Lasciandosi alle spalle le lunghe improvvisazioni lisergiche, la Band ritorno` al formato tradizionale della canzone e adotto` un sound radicato nelle musiche tradizionali dell'America. L'esperimento riusci` perche' la Band era composta da cinque musicisti d'eccezione. Vantava forse la miglior sezione ritmica dell'epoca, poderosa, solenne, esuberante e concisa, una delle migliori di sempre. Aveva due tastieristi che si complementavano a meraviglia, da un lato il piano gospel di Richard Manuel e dall'altro l'organo "Bach-iano" di Garth Hudson. E poteva contare sulla personalita` catalizzatrice di Robbie Robertson, che conferiva alle canzoni un tono che era un misto di esistenziale, mistico ed epico. Robertson era anche un chitarrista originale, che usava il pedale wah-wah per riprodurre il suono tradizionale della "steel guitar". Il gruppo non aveva paura di sperimentare gli accostamenti piu` insoliti, scorrazzando fra gospel, spiritual, blues, country, soul, cajun, ragtime, rock and roll, funk e un pizzico di musica barocca da chiesa. L'insieme era orecchiabile, trascinante e surreale. La Band viveva in una singolare zona di confine del panorama musicale dell'epoca e forse di tutte le epoche.
Al tempo stesso il disco propugnava valori morali che erano tanto insoliti quanto la musica. La Band aderiva ai valori dell'"american way of life": prima di tutto i capisaldi di casa e famiglia (il domestico), poi l'amore per la campagna, la prateria e la natura (il rurale) e infine gli ideali della grande nazione, liberta` ed eguaglianza (il patriottismo). La Band coltivava insomma un folk "conservatore", senza la retorica nostalgica del conservatorismo, e semmai con un tono sobrio e bonario; aderiva a valori antiquati, ma senza farne una piattaforma politica. Nulla poteva contrastare di piu' con l'ethos dell'era hippy.
Music From Big Pink (Capitol, 1968) divenne subito celebre perche' conteneva alcuni inediti di Bob Dylan, che in quell'anno taceva. Ma in realta` vale soprattutto per la parata di canzoni robuste e agrodolci, fra le quali spiccano le composizioni di Robertson, piu` sofferte, e quelle di Manuel, piu` vivaci. Fra le prime si contano il gospel sincopato di To Kingdom Come, Chest Fever, con una demoniaca apertura d'organo barocco, un andamento da boogie sofferto e un intermezzo da Salvation Army, la maestosa ballata esistenziale The Weight, cantata con il fervore e il dolore di uno spiritual e suonata con uno stile ibrido di danza pellerossa e di pianismo di saloon (il loro insuperato capolavoro). Di Manuel sono invece la commossa In A Station, con accenti country e soul, e We Can Talk, uno dei loro ritornelli soul piu` ariosi e gioviali, simile nella struttura dei cori alle novelty di doo-woop.

Quel primo album era in realta` stato soltanto un tentativo ancora incerto. Fu il secondo, Band II (Capitol, 1969), a spiccare decisavamente il volo, a tagliare i ponti con i pregiudizi hippy. E` curioso che il gruppo si fosse appena trasferito in California, a Los Angeles. Il disco era questa volta interamente composto da Robertson, senza alcuna influenza di Dylan. Era superbamente arrangiato, con Levon Helm in evidenza come forza guida tanto del canto quanto del loro caratteristico ritmo sincopato. L'album e` ancora piu` vario e denso, con diversi altri classici del loro stile straccione e dinoccolato, mutuato un po' dalle bande cittadine degli anni '20, un po' dagli entertainer delle barrelhouse, un po' dai complessi country di paese, un po' dai minstrel ottocenteschi. Il gruppo rispolvera la civilta` della Frontiera, sfrutta a fondo il filone della leggenda, vagando fra bivacchi di emigranti e meridione razzista, e al tempo stesso esplora la piu` umile musica di villaggio dei decenni ruggenti, facendo ricorso a orchestre di tube e cori da pub. A scandire il passare del tempo sono soprattutto le metamorfosi delle tastiere: pianole rag, organetti di strada, organi a canne e organetti gospel si alternano alla guida. Sfilano cosi` The Night They Drove Old Dixie Down, mesta rievocazione dello stile delle bande rurali dei primi del secolo, lo scoppiettante Rag Mama Rag, a ritmo di tuba e con fughe sgangherate di piano honky-tonk, Across The Great Divide, un rhythm and blues nello stile jump di New Orleans, il country corale di When You Awake, e Look Out Cleveland, soul accelerato in un doo-woop ironico. Ma non mancano anche poderose e sincopate canzoni da ballo, come Up On Cripple Creek, con le sue cadenze funky, Jemina Surrender, boogie strascicato e festoso, e Jawbone, lo spiritual piu` marziale della loro carriera.
Anacronistici campagnoli attaccati ai valori della famiglia e dalla Bibbia, i cinque fabbricano in piena guerra generazionale un fenomenale rock bucolico, amato e rispettato sorprendentemente un po' da tutti.

La Band non seppe pero` mai piu` ripetersi. Stage Fright (Capitol, 1970) contiene per lo piu` litanie malinconiche e autobiografiche come Daniel And The Sacred Heart, Stage Fright e The Shape I'm In, mentre le piu` vivaci Strawberry Wine e WS Walcott Medicine Show sono una pallida copia del disco precedente. Cahoots (Capitol, 1971) e` un fallimento di lusso: Robertson cercava testardamente la perfezione formale, trovandola soltanto in Life Is A Carnival e River Hymn.

Moondog Matinee (Capitol, 1973) e` semplicemente un tributo alle musiche dei loro primordi, al rock and roll e al rhythm and blues degli anni '50.

Northern Lights Southern Cross (Capitol, 1975) riusci` dove Cahoots era fallito, e non era indegno dei primi due album. L'epopea di Acadian Driftwood, in particolare, e anche It Makes No Difference sono brani ambiziosi e complessi che si avvalgono della moderna tecnologia elettronica.

Ma Islands (Capitol, 1977) fu invece un album stentato, raffazzonato per ragioni contrattuali, prima dello scioglimento, celebrato con un concerto d'addio del 1976 a San Francisco che divenne un evento colossale, filmato da Martin Scorsese e riportato sul triplo The Waltz, un evento che sembro` mettere fine a un'epoca intera e mandare in pensione un'intera generazione (erano appena usciti i primi dischi di new wave e punk-rock).

To Kingdome Come (Capitol, 1989) e` la migliore antologia.

Il primo album solista di Rickie Danko, che nella Band era sempre rimasto un po' in ombra, Rick Danko (Arista, 1977), e` in realta` una felice appendice alla storia del gruppo, con il piano gospel di Manuel in Share It e la forte chitarra di Robertson in Java Blues a sprizzare ancora energia creativa.

Robertson, a sua volta, scrive colonne sonore per Martin Scorsese e soltanto a 44 anni inizia la carriera solista, confermandosi con Robbie Robertson (Geffen, 1987) un piccolo grande eroe della gente comune, un menestrello della vasta epopea americana (Fallen Angel, Sweet Fire Of Love, con gli U2) e piu` che mai subconscio collettivo del popolo pellerossa (Broken Arrow). L'album presenta un sound moderno, molto lontano dalla Band, forse anche per merito del produttore Daniel Lanois.

Levol Helm ha pubblicato The RCO All Stars (ABC, 1977), con Steve Cropper, Dr John e Paul Butterfield, American Son (ABC, 1978), e Levon Helm (ABC, 1982).

Manuel, l'alta, tragica voce di tante loro ballate, si suicida nel 1986, alcoolizzato e drogato.

Robbie Robertson scored soundtracks for film director Martin Scorsese and then, at the age of 44, started a solo career. Robbie Robertson (Geffen, 1987) is the sermon of a humble hero of the common people, a bard of the vast American epics as well as the voice of the collective subconscious of the Native-American people. The sound, though, is tough and noisy, almost frantic by the standards of the Band, probably due to the influence of producer Daniel Lanois. Fallen Angel, dedicated to Manuel, opens the collection with thunderous syncopated drumming, agonizing vocals, ringing guitar and floating keyboard drones. The whole soundscape (voice and instruments) of Somewhere Down The Crazy River is reminiscent of the most elaborate productions of soul music (Norman Whitfield, Marvin Gaye). There is even a collaboration with U2, the roaring, Bo Diddley-ian shuffle of Sweet Fire Of Love. The moral centerpiece is the Native-American requiem Broken Arrow, a double wham of mournful soul chant and suspenseful atmosphere, obtained via a diluted backdrop of loosely-coupled instrumental sounds.
Robertson flirts repeatedly with dance music. Showdown At Big Sky combines the loud and thick polyrhythms of Talking Heads plus the visceral "shout and rock" attitude of Bruce Springsteen. At its melodic zenith the tribal beat of American Roulette (one of the harshest songs) mutates into dancefloor beats. The flirt turns into a full-fledged affair with the explosive fusion of hard-rock and disco-music of Hell's Half Acre, that sounds like Stan Ridgway covering the Guns N' Roses, and the pounding funk music (replete with raging horn fanfares) of Testimony.

Richard Manuel committed suicide after a show in 1986.

Robertson returned to the scenes with Storyville (Geffen, 1991), a concept album that reads like a tribute to New Orleans at the turn of the century (he even enrolled the Neville Brothers and the Meters). It is also a dense textural pastiche that stands on its sheer musical values (Night Parade, Soapbox Preacher, Shake This Town, What About Now, Sign of The Raibow)

The drawback of both his albums is that they rely on a sound that is borrowed from someone else (a producer or a city). They are as personal as a Martin Luther King speech read by a porno diva.

Again, many years elapsed before Robertson made another album, Music for the Native Americans (Capitol, 1994). Continuing his experiment with stylistic cross-pollination and assimilating the latest techniques of electronica and sampling, Robertson delivered his most ambitious work yet, Contact From The Underworld Of Red Boy (Capitol, 1998), despite some truly embarrassing moments. The psychedelic world-music of The Sound Is Fading is not particularly original, but the tribal funk-soul of Making A Noise falls halfway between Fleetwood Mac's Tusk and Marvin Gaye's I Heard It Through The Grapevine. The album suddenly drops into a subdued, melancholy mood. Enya-esque vocals float over the electronic beats that propel the lament of Unbound. An electronic heartbeat pumps life into the anemic litany of The Lights. However, the haunting atmosphere created by some of the best meditations is ruined by trivial, stereotyped ballads. He fails to ignite the anthem Stomp Dance or to capitalize on the catchy refrain of the sample-heavy Take Your Partner by the Hand. And the rather uninspired Native-American chant Peyote Healing seems to belong to another album.

In the meantime, Rick Danko recorded Danko Fjeld Andersen (Rykodisc, 1990) with Jonas Fjeld and Eric Andersen.

Danko, Hudson and Helm reunited as the Band and recorded the albums, Jericho (Pyramid, 1993), that contains at least one number worthy of the past (The Caves Of Jericho), High on the Hog (Pyramid, 1996) and Jubilation (River North, 1998). Lacking a strong composer, the repertory was largely serviceable and relies mainly on covers.

After recovering from throat cancer, Levon Helm wasted his talent on Dirt Farmer (2007) and Electric Dirt (2009), both devoted to covers. Ramble at the Ryman (2012) is a live album. Levon Helm died in 2012 at the age of 62.

A Musical History (2005) is a five-cd box-set career anthology of the Band.

How to Become Clairvoyant (2011) was rich in famous guests but poor as far as his trademark elegies go.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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