Jimi Hendrix was one of the greatest icons of the 1960s.
His death in 1970 still stands as one of the crucial events in the history
of rock music. His work may be less important, as too many of his albums were
below average. Hendrix was, after all, one of the most exploited artists
of all times (many more albums were released after his death than during
his lifetime). Hendrix made only two amazing albums: the first and the third,
Are You Experienced (1967) and Electric Ladyland (1968).
His greatest achievement was to coin a new guitar style, a style that
amounted to a declaration of war against western harmony.
Born at the crossroad between Chicago's blues, Memphis soul and Charlie
Christian's jazz improvisation, Hendrix's style was an excruciating
torture of tonal music.
A black man, Hendrix always used the blues as the basis for his improvisation,
but then used the whole human body to play and distort the sound of the guitar.
The guitar became a sacrificial total for an entire generation.
A cosmic hymn such as Third Stone From The Sun was fueled towards
higher dimensions by the heroic guitar workout.
The blues agony of jams such as Voodoo Chile was pushed to new
psychological levels by the endless guitar pyrotechnics.
Tracks such as 1983 borrowed from free-jazz and avantgarde music to
achieve a form of "sound painting". On the album Band Of Gypsys (1970)
Hendrix was indulging in endless acrobatics.
Hendrix's guitar opened new doors to experimental music.
His lesson would be applied not only to guitar but also to keyboards and to
whatever instrument would lead a rock song.
Hendrix's case as a guitarist is unique in the history of modern music:
Hendrix leads the "polls" of critics worldwide, even among jazz critics.
Such a unanimity does not exist for singers or drummers or keyboardists.
His legacy as a guitarist is comparable to Beethoven's legacy as a symphonist.
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Jimi Hendrix e` una delle grandi icone pop degli anni '60.
La sua morte rimane uno degli eventi fondamentali della storia della musica
rock. La sua opera e` forse meno saliente, in quanto troppi suoi dischi
sono raffazzonati. Hendrix fu uno degli artisti piu` sfruttati dall'industria
discografica, che non esito` a pubblicare tutto cio` che Hendrix aveva
suonato. Hendrix registro` due grandi album (il primo e il terzo). Ma
soprattutto invento` uno stile alla chitarra che era piu` di uno stile:
era una dichiarazione di guerra all'armonia occidentale. La chitarra di
Hendrix apri` nuove porte alla sperimentazione sullo strumento musicale.
La sua lezione sarebbe stata applicata non solo alla chitarra ma anche alle
tastiere, a qualunque strumento guidi la melodia nella musica rock.
Il caso di Hendrix come chitarrista e` unico nella storia della musica moderna:
Hendrix e` sistematicamente in testa a tutti i "poll" di critici del mondo,
persino di quelli del jazz. Non esiste la stessa unanimita` per cantanti o
batteristi o tastieristi. La sua statura come chitarrista e` paragonabile
a quella di Beethoven come sinfonista.
Il suo stile alla chitarra nacque da tre esperienze fondamentali (tutte al
di fuori della chitarra rock di Chuck Berry): il rhythm and blues di Chicago
(Muddy Waters, Elmore James), il soul di Memphis e
l'improvvisazione del chitarrista jazz Charlie Christian.
Per quanto Hendrix citasse sia il bluesman Robert Johnson sia Chuck Berry
come influenze, e` difficile avvertirle nella sua musica.
Semmai sono piu` palesi le influenze di gruppi britannici come
Yardbirds,
Who e Cream,
perlomeno nei primi dischi.
E, tecnicamente parlando, Earl Hooker,
Johnny Watson e Lowman Pauling furono i primi chitarristi blues
a usare certi effetti sonori.
Hendrix fu davvero un grande, straordinario chitarrista, forse il primo
grande allo strumento nell'intera storia della musica, certo quello che
ne ridefini` il suono. Ma il fenomeno Hendrix fu un abietto e spudorato
fenomeno commerciale, non molto piu` nobile di quello di Presley e dei
Beatles.
Dal punto di vista strettamente tecnico il suo merito fu quello di aprire
nuovi orizzonti alla chitarra elettrica, lo strumento per eccellenza della
musica rock. Mancino ed analfabeta, virtuosismo e sperimentazione trovarono
in lui il massimo interprete. Nel suo estremismo musicale confluirono
elettrificazione, amplificazione e improvvisazione, blues, jazz e rock.
La sua tecnica arrivo` ovunque, sfrutto` tutti gli effetti sonori
(distorsioni, delay, wah-wah), capace di espandere il suono lungo scale
inesplorate. Tutta la mimica della mano, del braccio, persino della bocca,
divennero funzionali al far emettere suoni alla chitarra, per piegare le note
sotto le torture piu` sadiche agli effetti piu` repellenti
(suono` con l'intero palmo della mano, con i denti, con il gomito, persino
con l'asta del microfono).
Tutta la tecnologia dello strumento (dal finger-picking al wah-wah,
dal plettro ai pedali, dal feedback all'effetto Larsen, dai controlli di
tono ai distorsori) divenne una scienza istintiva della timbrica.
Cosi` cannibalizzata (e al termine dello show bruciata, condannata al rogo),
la sua "sperm-guitar" dava la misura dell'eccesso, quell'eccesso, non come
mezzo ma come fine, che "era" la sua arte. Hendrix "invento'" la chitarra
elettrica, ne esalto` le potenzialita` tonali e timbriche, usandola in tutti
i modi possibili.
Con lui la chitarra diventava un'orchestra, una macchina del suono con una
gamma pressoche' infinita di possiblita`, fino al limite della parodia della
voce umana.
L'improvvisazione partiva dalla scala blues, ma il tema era lasciato libero
di espandersi pressoche' all'infinito. Con Hendrix la chitarra acquistava
addirittura una psicologia. Il suo magistero piu` alto sta forse nell'inventiva
fluente dei suoi assoli e della sua ritmica: esplorare ogni angolo del suono,
far vibrare le corde della creativita` in ogni recesso sperduto dell'universo
sonoro. Potenziando cosi` le capacita` dialettiche dello strumento,
materializzava
un ego interiore incontrollabile, i cui deliri si esprimono con una grammatica
irrazionale al massimo grado.
E, estendendo il ruolo che essa aveva nel blues, ne fece qualcosa di piu`
di uno strumento: un simbolo fallico (simulazioni di amplesso), un urlo di
guerra (riti di auto-distruzione), la voce selvaggia delle sensazioni estreme
(sensualita` primitiva), uno strumento di rivincita sulla negritudine,
un animale ora domestico ora selvatico, un compagno di danza, un amico
dotato di pensiero, sentimento e parola, un'appendice al corpo e alla mente.
Alla fine di ogni show dava sfogo a un rituale sado-maso di masturbazione
e distruzione dello strumento (ovvero di se stesso).
Hendrix elevo` quello strumento a simbolo totemico per un'intera generazione.
Hendrix fu soprattutto il re delle adunate oceaniche.
Il giovane che aveva bisogno di esorcizzare in qualche modo la civilta'
della macchina si identificava nel suo virtuosismo, nella sua padronanza
dello strumento, nella sua capacita` di dominare la macchina: Hendrix
rappresentava per lui il mito del liberatore, quel tipo di super-uomo che lo
sotto-cultura del cinema e dei fumetti stava tramutando in super-eroe.
Culto della violenza, della virilita`, della volonta` di potenza: l'eccitazione
della massa "costa" al duce l'adesione a filosofie titaniche e nichiliste che
condannano automaticamente all'auto-annichilamento. E` un gesto eroico,
il sacrificio volontario dell'officiante, secondo un rituale di purificazione
ancestrale e in particolare cristiano.
La sua carriera solista si divide in due periodi: uno in cui continua a crescere la sua
padronanza dello strumento e Hendrix scopre di giorno in giorno le potenzialita'
espressive della chitarra; e uno in cui ha ormai bruciato velocemente tutte
le proprie scoperte e non sa piu` cosa fare per colpire, sorprendere,
scandalizzare. La maggior parte della sua musica e` da buttare, molto del
rimanente e` appena discreto. Soltanto il primo album e` vera gloria, forse
perche' a quel tempo l'istinto brado di Hendrix non era ancora frastornato
e annacquato dal battage pubblicitario e mondano. In seguito, cercando
vanamente e con patetica ostinazione di imitare se stesso, seppe essere
insopportabilmente accademico e sovente stucchevole.
Le liriche di Hendrix (perversamente visionarie, di una religiosita` romantica
che poneva al centro di ogni preghiera innanzitutto se stesso) si prestano
ad inquietanti equivoci, con continui morbidi rimandi alla morte (Will I Live
Tomorrow), al magico e al soprannaturale. Le ispirazioni piu` genuine
venivano dalla religione nera e dal fascino delle immensita` celesti.
Qui la sua fantasia si distendeva in lunghi monologhi e in larghi sogni
che testimoniano tutta la solitudine, l'introversione e la paura dell'uomo,
il suo intimo bisogno di purezza e di tranquillita`, la fondamentale
insicurezza e fragilita` psichica di un giovane sconcertato e squilibrato dal
successo.
Il suo canto limpido, nero, sofferto, calmo, e` l'altra voce (l'altro
ego) di Hendrix.
Quella voce acida ed irruente sembra sempre provenire da una misteriosa
lontananza. L'angoscia non ne deforma piu` di tanto l'inflessione soprannaturale. E nell'assurda compostezza del canto trova sfogo la cupa amarezza del
vinto, quello arcaico delle piantagioni e quello moderno sotto i riflettori.
La componente meno ovvia del suo messaggio artistico era quella cerimoniale.
Hendrix incorporava ritmi voodoo presi direttamente dalle danze rituali
dell'Africa e indulgeva nei rituali sacrificali in cui distruggeva la chitarra.
Nel suo codice genetico era rimasta un'informazione ancestrale e
la sua missione sarebbe stata quella di trapiantarla
nell'iconografia del rock and roll.
James Marshall Hendrix, nato il 27 Novembre 1942 a Seattle
da un incrocio fra indiani, neri e bianchi,
comincio` a suonare la chitarra a undici anni, poco dopo aver perso la madre.
A sedici lascio` la scuola per
darsi al vagabondaggio, guadagnandosi da vivere con complessi di rhythm and
blues e di rock and roll.
Dopo aver prestato servizio militare come paracadutista per piu` di un anno,
il ventunenne Hendrix si inseri` con qualche successo nel giro dei session-man.
Fu via via il chitarrista di Little Richard, Wilson Pickett, Tina Turner,
King Curtis.
Nel 1965 al Greenwich Village formo` il suo primo complesso e ottenne
un contratto per esibirsi regolarmente. La fama del prodigioso chitarrista
giunse alle orecchie di Chas Chandler, ex- Animals
ed ora manager, di passaggio a New York e in cerca di nuovi talenti.
Senza pensarci su due volte, Chandler se lo porto` dietro a Londra, gli procuro'
una (mediocre) sezione ritmica, gli fece incidere una cover dalle cadenze
epiche come Hey Joe (registrata nell'ottobre del 1966, scritta da Billy Roberts nel 1962),
lo introdusse negli ambienti rock di Londra (propiziando l'amicizia con Donovan
, forse la piu` duratura della sua vita) e gli organizzo` un paio di tournee`
in Europa.
Mentre il 45 giri scalava le classifiche (doppiato quasi subito dalla
marziale Purple
Haze, registrato nel gennaio 1967), il potente blues-rock di Hendrix mieteva
ovunque calorosi consensi, e Chandler si dava da fare per pubblicizzare il suo
pupillo come bandiera del sesso e della droga, curando la coreografia dei suoi
show e i costumi da indossare tanto quanto il repertorio.
Hendrix, docile esecutore dei suggerimenti del manager e conscio di come per
scatenare il pubblico gli bastasse comportarsi nel modo piu` istintivo,
prese a suonare la chitarra con i denti e a muoverla a mo di membro sessuale
sotto le luci psichedeliche.
Dopo un terzo 45 giri, la romantica The Wind Cries
Mary
(registrata a gennaio),
nel
maggio del 1967
venne pubblicato il primo album: Are You Experienced.
Il sound e` quello di un blues-rock amfetaminico ad alto potenziale esplosivo,
raggrumato in brevi, grezze e micidiali cariche di tritolo che eruttano
tutto d'un fiato l'energia vulcanica della chitarra.
Sfilano senza pausa la martellante grinta sensuale di Foxy Lady,
l'attacco epilettico di Manic Depression,
il mantra ipnotico di Love Or Confusion, con la voce distorta in secondo
piano,
i riverberi, le staffilate e le rincorse mozzafiato di I Don't Live Today,
il soul viscerale di Fire.
In fondo al disco si snoda l'incubo sessuale della title-track,
che celebra, con enfasi solenne su un ritmo ossessivo di raga, la
sacralita` dell'esperienza ed e` anche il momento in cui la chitarra puo'
librarsi senza piu` catene, fremere, agitarsi convulsa,
contorcersi spasmodica, blaterare agli elementi un mantra cacofonico.
Il vero Hendrix e` quello supersonico di Third Stone From The Sun, il
brano piu` lungo e sperimentale del disco, un tour de force della chitarra
psichedelica, una cavalcata cosmica,
un viaggio eroico durante il quale
la voce (filtrata e rallentata) mugola parole oscure,
la chitarra si impenna, libera in spazi immani, varca le porte della percezione,
in un vortice di sibili fastidiosi ad un ritmo jazz scatenato.
Hendrix degrada progressivamente il suono, passando da un riff iterato
a un puro scorticare le corde per accordarle al caos universale, in un caos
di vibrazioni e intermittenze; fino all'esplosione finale.
Il festival di Monterey (18 Giugno 1967)
fu la consacrazione di Hendrix come animale dal vivo. Al termine
della sua massacrante esibizione (con una versione demoniaca di Wild Thing),
dopo aver dato fuoco alla chitarra, raccolse
un'ovazione interminabile. Fu lui la vera stella del 1968, acclamato come
il piu` grande chitarrista di ogni tempo e circondato da un alone mitico di
disprezzo per i valori borghesi.
Axis Bold As Love, uscito nel dicembre 1967, ha gia` perso gran parte
dell'energia, della vitalita` e dell'originalita` del primo album.
La ferocia del primo disco si ritrova soltanto
in Little Miss Lover. Il sound e` piu` lento e soffice, il rhythm and
blues dell'apprendistato la spunta sul blues-rock della maturita'.
Piu' pittorico e narrativo che viscerale, il disco delle tenerissime
Little Wing, Bold As Love e Castles Made Of Sand
trionfa nell'unico "trip" cosmico, If Six Was Nine, memore del free-jazz
e dell'acid-rock.
Non c'e` dubbio che la produzione sia molto piu` curata (ogni suono e`
leggermente stravagante e la chitarra esplora dozzine di tecniche, talvolta
all'interno dello stesso brano), ma,
rispetto al precedente, questo e` un album di musica da salotto.
Electric Ladyland, finito di registrare nell'agosto 1968 e uscito nell'ottobre 1968, e` un ambizioso album
doppio. L'umore e` drasticamente cambiato: Hendrix non fa piu` il duro,
fa il poeta metafisico.
Soltanto il boogie convulso di Crosstown Traffic e la marziale nenia
psichedelica di Burning Of The Midnight Lamp riportano ai climi arroventati
dell'opera d'esordio.
Se le tante canzoni soul sparse sulle quattro facciate sono mediocri esercizi
di auto-imitazione, il vertice del disco e` rappresentato
dai due lunghi deliri di Voodoo Chile e di 1983, emblematici dei due versanti
creativi nei quali l'arte di Hendrix fu piu` innovativa.
Voodoo Chile dimostra come lo stile chitarristico di Hendrix non
potesse che nobilitare (ed essere a sua volta esaltato da)
il genere drammatico per eccellenza. Intensa e vibrante, con Steve Winwood
alle tastiere e Jack Casady al basso, Voodoo Chile si sviluppa peraltro
secondo gli schemi improvvisati della classica jam jazzistica.
Il flusso dell'improvvisazione e` tutto funzionale alla fantasiosa e sofferta
recitazione della chitarra, che ora artiglia le note ad una ad una nella spasmodica
cadenza dell'agonia ora scocca accordi lancinanti di rabbia ribelle,
ruvida e nevrastenica, minacciosa e arrogante, vulnerabile ed
inerme. L'ego-trip del gitano maudit e` la sua allucinata autobiografia.
1983 (sul quale Hendrix suona tutti gli strumenti meno il flauto)
e` la sonata d'avanguardia per eccellenza del repertorio Hendrix-iano,
ben oltre Third Stone From The Sun.
La mole di effetti sonori trasforma la "canzone" in un'opera di
"sound painting".
Una vertigine cosmico-psichedelica oscilla a lungo fra rumoristica
elettronica e improvvisazione jazz per sollevarsi infine in un vento
impetuoso, in una progressione incalzante che all'apice dell'orgasmo si
capovolge in una vertigine abissale. E la musica si dissolve in una marea di
sibili, il miraggio cosmico che ritorna sempre in fondo agli incubi piu`
cupi di Hendrix, come un estremo bisogno di purificazione dopo il viaggio
negli inferi dell'anima.
Il 1968 segno` in realta` l'inizio di una precocissima e totale decadenza,
fisica, morale e artistica. Si manifestarono i primi dissidi all'interno del
suo complesso, l'Experience. Hendrix prese ad indulgere sempre piu` negli
atteggiamenti che eccitavano le ragazzine e a pensare sempre meno alla musica.
Venne arrestato in Svezia per aver sfasciato la camera d'albergo.
L'anno dopo si separo` da Chandler. Fu arrestato due volte, la prima per
teppismo, la seconda per droga. Si era trasferito a New York, dove frequentava
le "Black Panther". In agosto, al culmine delle sue capacita` istrioniche,
gia` leggenda vivente, trionfo` a Woodstock con una versione tutta distorta
dell'inno americano (Star Spangled Banner) durante la quale la chitarra
imita i bombardamenti del Vietnam.
Postumo, uscira` un LIve At Woodstock (MCA, 1999) che contiene
tutta la sua leggendaria esibizione.
Formo` poi il primo complesso rock di soli neri, la
Band of Gypsys, con Buddy Miles alla batteria e Billy Cox al basso.
Sul live Band Of Gypsys (Capitol, 1970), registrato l'ultimo dell'anno
del 1969, spicca il delirio logorroico di Machine Gun.
Postumo uscira` un doppio Live At The Fillmore East (MCA, 1999)
che comprende altro materiale dello stesso periodo.
Con quella formazione,
nell'agosto del 1970, ormai visibilmente in crisi, suono` senza entusiasmare
al festival dell'Isle di Wight.
Moriva un mese dopo, per eccesso di barbiturici, nell'appartamento di un'amica.
Il laconico "doveva succedere" di Chandler fu in pratica il commento di tutti
coloro che lo conoscevano (e che forse avevano causato quella morte).
La sua morte divenne in pochi anni la piu` grande
occasione discografica di tutti i tempi.
I produttori scaricarono sul mercato tutte le registrazioni che Hendrix aveva
destinato al macero. Vennero cosi` pubblicate decine di dischi
postumi, quasi tutti di scadente qualita`, con enormi successi di vendita.
Sul primo album postumo, Cry Of Love (Reprise, 1971),
lo stile e` un soul-rock piacevole,
ma non rivoluzionario: Ezy Rider, Drifting, Freedom, Astro Man, Angel
sono i brani piu` lucidi, zeppi di riff arci-noti e di versi che suonano
scontati.
Rainbow Bridge si nutre di un'energia cupa e primitiva:
Paligap e` un brano
insolitamente squilibrato, pervaso di umori esistenziali;
Dolly Dagger
affonda in ritmi sinistri; e
Room Full Of Mirrors e` un incubo freudiano-tribale.
Cry Of Love e Rainbow Bridge contengono il materiale che
Hendrix stava preparando per un nuovo album doppio,
First Rays Of The New Rising Sun.
In The West (1972) lo ritrae ancora alle prese con qualche power-blues
psichedelico (Red House).
L'ultimo riff interessante e` quello di Steppin Stone, su War Heroes (1972).
Concerts (Reprise, 1989) raccoglie forse il materiale migliore.
Esaminando la musica dei dischi postumi e` facile rendersi conto di come
l'umore della sua musica stesse mutando, sempre meno selvaggio e sempre piu`
soffertamente meditato.
Hendrix suono` anche il basso sul disco accreditato a Timothy Leary
You Can Be Anyone (1970)), con Buddy Miles alla batteria,
Stephen Stills (Buffalo Springfield) e John Sebastian (Lovin' Spoonful) alle
chitarre.
Nei trent'anni successivi usciranno piu` di cento album con registrazioni
"inedite" della sua musica.
Gli incompiuti di Hendrix, le centinaia di frammenti incollati alla
bell'e meglio dall'industria discografica per sfruttare fino alla fine
la sua immagine, la dicono lunga sullo squallore che circonda l'ambiente
della musica rock.
Il risultato e` che, si dovesse giudicare dai dischi postumi, Jimi Hendrix
sembra uno dei musicisti piu` mediocri dell'epoca.
La triste saga dello sfruttamento di Jimi Hendrix continuo` negli anni '90,
quando gli eredi si contesero l'opera di Hendrix in una serie interminabile
di processi. Le beghe legali indussero a cambiare nome al museo di Seattle
che doveva diventare il Jimi Hendrix Museum.
Hendrix fu sempre un fenomeno gestito da altri: da Chandler che costrui` pezzo
per pezzo la sua vita artistica, dai padroni discografici che lo sfruttarono
vivo e morto nel modo piu` turpe, dalle masse dei festival rock che ne fecero
cio` che esse non avevano il coraggio di essere, dai giovani impegnati che lo
vollero (come il Che) morto per la causa. In effetti con lui mori`, per
overdose di utopia, la generazione della contestazione.
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