Jefferson Airplane


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Takes Off (1966), 6/10
Surrealistic Pillow (1967), 7/10
After Bathing At Baxter's (1967), 8/10
Crown Of Creation (1968), 7/10
Bless It's Pointed Little Head (1969), 6/10
Volunteers (1969), 8.5/10
Blows Against The Empire (1970), 7/10
Bark (1971), 6/10
Sunfighter (1971), 7/10
Long John Silver (1972), 6/10
Baron Von Tollbooth (1973), 7/10
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The Jefferson Airplane were one of the greatest rock bands of all times. They not only embodied the spirit and the sound of the hippy era more than anyone else but also counted on a formidable group of talents, that redefined singing, harmonizing, bass playing and drumming in rock music. Their early singles, Somebody To Love and White Rabbitt, helped establish psychedelic-rock as a musical genre. The music of the Jefferson Airplane were largely self-referential, and their career feels like a documentary of their generation. Surrealistic Pillow (1967) was a manifesto of the hippy generation. After Bathing At Baxter's (1967), one of the greatest artistic achievements of the psychedelic era, was the album that broke loose with the conventions of the song format and the pop arrangement. Volunteers (1969), their supreme masterpiece, fused the backward trend towards a return to the roots (both musical and moral) and the forward trend towards hard-line politics. Blows Against The Empire (1970) was a nostalgic look back to the ideals of the communes and a utopostic tribute to the space age. Sunfighter (1971) is an adult and solemn return to the song format and to nature. Their "marketing appeal" was precisely that they represented (and practiced) a new lifestyle. Unfortunately, few of their albums rank among rock's masterpieces because they were fundamentally limited by a song-oriented format that they rarely challenged (unlike, say, the Grateful Dead). The Jefferson Airplane were partially accepted by the Establishment because they were still living in the world of pop music, because the folk and blues roots were still visible, because the melody was still the center of mass.
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I Jefferson Airplane sono il complesso che nel 1966 lancio` l'acid-rock su scala mondiale. I loro primi singoli guadagnarono loro la prima pagina dei principali settimanali e invasero le radio della nazione, molto prima che nascessero la stampa e le stazioni indipendenti (anzi, probabilmente la stampa e le stazioni indipendenti nacquero anche per effetto del successo dei Jefferson Airplane). I Jefferson Airplane, approfondendo un'idea che era stata dei Byrds, crearono la musica psichedelica come la conobbero i giovani della borghesia, crearono lo standard a cui si sarebbero ispirati i musicisti commerciali (i Beatles, per esempio). C'era un altro rock psichedelico, quello dei Velvet Underground e dei Grateful Dead, che invece in prima pagina non poteva finire, perche' aveva scardinato il concetto di canzone. I Jefferson Airplane vennero accettati (almeno inizialmente) perche' in fondo vivevano ancora nel mondo della canzone, perche' le radici folk e blues erano ancora visibili, perche' la melodia era ancora il baricentro dell'armonia. I Jefferson Airplane divennero l'icona per eccellenza dell'acid-rock, degli hippies e dell'estate magica di San Francisco.

E` forse una forma di giustizia divina che i Jefferson Airplane verranno dimenticati mentre i Grateful Dead e i velvet Underground saranno i gruppi piu` influenti sulla musica dei decenni successivi.

In realta` i Jefferson Airplane non furono soltanto importanti come ispiratori, iniziatori, promotori di una stagione musicale, ma furono davvero grandi musicisti e scrissero davvero grande musica. Il problema e` che quelle musiche avevano testi che sono diventati rapidamente anacronistici. Sembra proprio di guardare un documentario degli anni '60 e viene da sorridere ad immaginare quei ragazzi con i fiori fra i capelli che si passano lo spinello. Le canzoni dei Jefferson Airplane furono in effetti sempre autoreferenziali, o piu` semplicemente autobiografiche: quello era il loro "marketing appeal" e quello e` oggi il loro tallone d'Achille.

Il complesso si formo` nel caos creativo dell'estate del 1965 dall'unione di sei musicisti dalle esperienze umane e musicali diverse: il grafico Marty Balin, cantante proveniente dai circoli folk di New York e dedito a molteplici attivita'; Paul Kantner, cantante e chitarrista, studente locale che aveva cominciato suonando il banjo in un complessino country; Jorma Kaukonen, chitarrista folk nomade della costa orientale; Alexander "Skip" Spence, chitarrista canadese sacrificato alla batteria; Signe Anderson, la cantante, e Jack Casady, il bassista, conterranei e amici di Kaukonen.

Dopo essersi battezzati Jefferson Airplane in onore del grande bluesman Blind Lemon e in omaggio al complesso dell'amico Steve Talbott (che nel gergo dei drogati "Jefferson Airplane" e` il fiammifero spezzato usato per tenere insieme il joint ... ), questi ragazzi suonarono il tredici agosto per inaugurare il locale che Marty Balin aveva allestito con Bill Thompson (il Matrix). Sia Thompson sia Talbott rimasero nell'entourage, l'uno come manager l'altro come consigliere.

I sei diventarono il simbolo della Frisco hippie dopo lo spettacolo del 17 ottobre, che li vide protagonisti, e dopo gli happening autunnali, fianco a fianco con i santoni della contro-cultura. Il sound non aveva ancora nulla di originale: era semplicemente un folk-rock piu` vicino alla tradizione, diverso dai molti stereotipi di Los Angeles soltanto per la voce femminile ammaliante della Anderson. La loro popolarita` era dovuta unicamente al fatto di essere degli hippie che suonavano.

I discografici della zona, che volevano sfruttare commercialmente il fenomeno hippie, pensarono di poter fare dei Jefferson Airplane i Beatles della Bay Area, tanto grande era diventato il loro prestigio all'inizio del 1966 rispetto a quello dei loro colleghi locali. Dato alle stampe in agosto, Takes Off (RCA, 1966), l'opera d'esordio, nacque con i crismi dell'evento storico, perche' sanci` l'esplosione del fenomeno e ne intraprendeva la diffusione su scala nazionale.

In effetti il disco e` una ingenua evoluzione del folk-rock. Balin, il leader indiscusso dell'epoca, compone e canta le sue semplici ballate facendosi accompagnare da coretti vocali e punteggiature chitarristiche piuttosto naive. A parte qualche timido volo della Anderson, tutto si riduce al classico sorriso californiano: It's No Secret, Don't Slip Away e Come Up The Years. Ma il piglio epico che fa capolino da sotto Blues For An Airplane annuncia uno spirito diverso del far musica, e gli altri blues disfatti del disco (Bringing Me Down per esempio) sfoderano un ritmo caracollante e un'aggressivita` strumentale che manifestano chiaramente la voglia di rompere gli argini.

Il disco vende comunque parecchio e frutta celebrita` su scala nazionale. Anzi e` sulla scia del suo successo che molti altri complessi della Bay Area ottengono il loro primo contratto discografico e che le notti di San Francisco si riempiono di giovani forestieri accorsi a vedere i nuovi idoli.

La formazione si assesta con le defezioni di Anderson e di Skip Spence. Spence viene sostituito dal batterista jazz Spencer Dryden (amico di Frank Zappa), mentre Grace Slick prende il posto di Anderson.

Grace Venia (o Wing) e` nata a Chicago nel 1939. Adolescente inquieta, abbandona l'ambiente familiare piccolo-borghese e si accampa a San Francisco, diventando la compagna del chitarrista Darby Slick e la cantante del suo complesso Great Society. La Great Society fa parte dell'entourage dei Jefferson e Slick, lasciato il marito, si aggrega ai "cugini", portandosi dietro come effetti personali i due successi della Great Society: Somebody To Love e White Rabbitt.
Slick personifica piu` di ogni altra cantante dell'epoca lo stile hippy al femminile: una ragazzina docile, carina e maliziosa, il cui sorriso radioso e` incorniciato da lunghi capelli neri. Cio` che ne fa anche la "voce" di quella generazione e` un talento canoro spettacolare: la sua voce e` al tempo stesso esuberante, innocente, cristallina, soave e potente e vibrante, al tempo stesso mezzosoprano austera per musica da camera e ruggente shoter di musica gospel. L'insieme esercita il fascino giusto. In breve Slick viene a rappresentare l'ideale romantico ed erotico degli hippy (che e` angelico invece che lussurioso, gentile invece che spavaldo, e pertanto capovolge i dogmi del rock and roll). Quelle note sensuali, librate in voli paradisiaci, sono l'ideale per cantare le gesta dell'LSD. Al tempo stesso le urla di Slick contengono abbastanza furia sarcastica da fungere anche da inni rivoluzionari. Il suo solenne acuto conia di fatto un nuovo genere di "inno", che assorbe e trasforma stili sacri e pagani. Slick diede un messaggio a quella voce con un'immagine pubblica di donna disinibita e irriverente.

La carica emotiva di Slick costituisce anche un complemento ideale per la carica oratoria e retorica di Kantner.

Balin, invece, perde progressivamente potere, in quanto e` il meno hippy di tutti. Balin viene da una cultura folk e da valori borghesi, e sembra morire dalla voglia di restaurare l'ordine pre-hippy. Le sue canzoni sono quasi pop. Kantner, fautore dell'impegno sociale e di un suono sempre piu` aggressivo e sperimentale, assurge presto al ruolo di fulcro compositivo.
Dal canto loro Kaukonen e Casady formano il vero motore musicale del gruppo, fantasisti di gran classe in grado di vivacizzare qualsiasi disegno dei leader, con una tecnica fatta di geometrie sbilenche di basso e di interventi rumorosi di chitarra. Kaukonen farciva il suo fingerpicking di tutta una serie di trucchi psichedelici, dal feedback a blues licks, a tante tecniche che non hanno ancora un nome, secondo solo a Hendrix in fatto di ingegno. A fargli da spalla era Casady, maestro del basso degno di figurare nella storia dello strumento accanto ai grandi jazzisti: invece di marcare semplicemente il tempo, Casady conio` un fluido stile melodico. Spencer Dryden, con le sue discontinuita` ritmiche, completava una delle sezioni strumentali piu` eclettiche e intelligenti dell'epoca.

Questa formazione rilancia nella primavera del 1967 Somebody To Love, che sembra fotografare perfettamente l'entusiasmo che ha lasciato in citta` lo "Human Be-in": su un ritmo forte e incalzante si libra la dura declamazione di Slick con le tipiche, lunghissime vocali, gli scatti nervosi, i saliscendi melismatici, gli acuti mozzafiato, il piglio cattivo. Quel brano sancisce la nascita di uno stile lontano dai canoni del folk-rock e del Merseybeat (i due generi "elettrici" da cui aveva preso l'abbrivo).
L'idea viene anzi ampliata con il 45 giri successivo, White Rabbitt, dedicato a Arthur Owsley (ma ispirato da Sketches Of Spain di Miles Davis). Il brano fa per la droga cio` che il precedente aveva fatto per il libero amore: lo fa diventare un tema di dominio pubblico e lo carica di tonalita` epiche. Il brano, un vertiginoso, trascinante, marziale, flamenco/ bolero declamato in maniera solenne da Grace Slick, descrive esplicitamente le sensazioni procurate dall'"acido".

Il secondo album, Surrealistic Pillow (RCA, 1967), esce nel febbraio 1967 e continua a sperimentare nuove forme per la canzone rock, sempre all'insegna del libero amore e dell'LSD. Il complesso e` abile ad assorbire elementi da folk, blues, rock e jazz, ma a fare epoca sono soprattutto le armonie vocali di Slick (voce alta e maestosa), Balin (voce soffice e solare) e Kantner (voce tagliente e nevrotica). I cantanti rifondano le armonie vocali prendendo spunto dai gruppi vocali neri degli anni '50 e dai complessi del folk-rock. Fanno meno sensazione le novita` strumentali, che in realta` sono piu` profonde: gli strepiti chitarristici di Kaukonen, il tempo elegante e mutante della sezione ritmica, i contrappunti che sembrano "stonati". Soprattutto la chitarra di Kaukonen sposa genialmente l'accompagnamento in stile blues (pungente e lamentoso) a superbi assoli spaziali (un corrispettivo al canto di Slick). In un certo senso sia le voci sia gli strumenti sono "plastici", plasmabili a seconda delle circostanze e pronti ad adattarsi l'uno alle pieghe dell'altro.
Il sound del gruppo e` quindi veramente "corale": tutti i componenti hanno un peso e una personalita'. E in questo modo qualsiasi canzone si riempie, diventa un raffinato lavoro di coesione. Ogni canzone e` una combinazione di eventi sonori che ne definisce il fascino, con continui scambi di ruolo fra i protagonisti, indipendentemente dal ruolo corrente, tutti impegnati a contribuire qualcosa di personale.
Il disco contiene, oltre ai due capolavori vocali di Slick, le prime caleidoscopiche sonorita` allucinogene, soprattutto nelle irruenze corali di She Has Funny Cars e 3/5 Of A Mile In Ten Seconds. Plastic Fantastic Lover poi e` l'incubo incalzante di un minstrel moderno a ritmo ossessivo con contrappunti lisergici di basso e chitarra. Al lato tenero e dolce del folk-rock si concedono il tenue e crepuscolare melodismo di Today e Coming Back To Me (Balin), la distesa ballata country di Dryden My Best Friend e l'assolo cibernetico e spirituale (un po' alla Fahey) di Kaukonen Embryonic Journey.

Mentre San Francisco viene a poco a poco sommersa e sconfitta dalla moda, e il flower-power si trasforma in un carnevale di maschere con capelli lunghi e abbigliamenti eccentrici, mentre i veri hippie si ritirano in disfatta dentro Haight Ashbury, e mentre si celebrano i nuovi eroi di Monterey (Hendrix e Joplin) che spazzano via tanti eroi di ieri (Jack Traylor e Terry Dolan, nomi scomparsi in breve tempo), i Jefferson Airplane si consolidano e acquistano coraggio, grazie soprattutto al colpo di mano con cui Kantner prende il potere, incentivando la ricerca creativa, e grazie alla maturazione tecnica dei quattro talenti naturali del gruppo: Slick, Kaukonen, Casady e Dryden.

Sei mesi dopo Surrealistic Pillow, che conservava ancora la struttura di raccolta di canzoni, esce (a dicembre) After Bathing At Baxter's (RCA, 1967), il testamento psichedelico del gruppo, in gran parte composto da Kantner, dove la struttura a canzoni scompare del tutto. L'opera e` infatti divisa in cinque parti, ciascuna comprendente piu` episodi, e illuminata da un carosello di invenzioni di piu` ampio respiro: ritmo piu` possente, chitarre piu` libere, melodie piu` mature, armonie piu` contorte. Beat e folk-rock sono decisamente sorpassati.

I brani si possono suddividere secondo i rispettivi autori. Slick, la cui personalita` rimane piuttosto in ombra, firma comunque due capolavori: Rejoice, ambizioso progetto di colonna sonora per l'"Ulysses" di Joyce che si serve di clarinetto arabo, di trombe marziali e di pianismo jazz a sostegno del suo canto solenne, e Two Heads, un ripetersi di sussulti ritmico-vocali culminanti in bisbigli sommessi e soffusi.
Dryden contribuisce A Small Package Of Value, caos zappiano di discorsi, urla, dissonanze, risate, svariate percussioni, e brevi stacchetti kitsch di tastiere. Casady, Dryden e Kaukonen compongono insieme Spare Chaynge, lunga divagazione solo strumentale del trio chitarra-basso-batteria (proprio la struttura che in quei mesi furoreggia in Inghilterra), improvvisazione lisergica al di fuori di tutti i generi, continuazione del "viaggio embrionico" per sentieri jazzistici e pink-floydiani, musica da camera per trip abissali, musica della mente per la mente.
Kantner si impone come il folk-singer per eccellenza della generazione psichedelica con i suoi brani. La travolgente Ballad Of You And Me And Pooneil, sul tema di un classico rapporto a tre, si avvale di un contrasto vocale fra il coro strumentale impetuoso e i bisbigli della coppia Kantner-Slick, ed e` un esempio canonico della fantasia armonica con cui le voci dei tre cantanti si combinano in tutti i modi possibili, del colore ritmico e delle danze chitarristiche che presiedono ai loro bisticci, con fulgide aperture solistiche e perfetto sincronismo dell'improvvisazione. Martha, il primo di una lunga galleria di ritratti femminili tratteggiati dai Jefferson nella loro carriera, e` una ballata medievale con accompagnamento di flauto. Kantner e` anche autore di alcuni anthem corali, grintosi e programmatici, fra i quali spiccano Won't You Try, commemorazione dei Diggers, e Saturday Afternoon, commemorazione degli "human be-in".
Nonostante alcune cadute di tono e una generale troppo enfatica retorica comunitaria, il disco segna un'evoluzione determinante dello stile di San Francisco: la canzone viene accantonata a favore di una forma piu` complessa e completa, ispirata alle medesime utopie, colonna sonora dell' amore e della droga.
I singoli contribuiscono ciascuno con la propria personalita`, generando un sound composito e unitario al tempo stesso, ma aprendo le porte a un pericoloso smembramento del complesso in fazioni. In casa Jefferson comincia a regnare l'anarchia.

Il complesso sopravvive allo sfascio del dopo-Monterey assurgendo a vestigia della civilta` hippie che fu. Per sei mesi i Jefferson si rintanano nel Carousel Ball Room, il locale dove si raccolgono i reduci del 1967 e dove ancora non sono arrivate le lunghe braccia del Sistema, poco prima che Graham lo rilevi battezzandolo Fillmore West e ponga fine a uno degli ultimi esperimenti di autogestione della musica.

La musica di questo periodo risente di una generale sensazione di stanchezza e di delusione, rispecchia un momento di pausa e di raccoglimento. Crown Of Creation (RCA, 1968), l'album che li lancia definitivamente come gruppo di importanza nazionale, e` per meta` un ritorno a Surrealistic Pillow, sia perche' registra di nuovo l'apporto compositivo di Balin e percio` un conseguente spostamento verso il folk, sia perche' i brani sono ridimensionati alla struttura della canzone di tre-quattro minuti. Per l'altra meta` e` invece la continuazione del precedente, visto che i brani si possono suddividere piu` o meno negli stessi filoni. Il risultato ha due facce: da un lato si evita di cadere nel prolisso, dall'altro si limita la creativita` cui il disco e` intitolato.

La padronanza degli strumenti e` comunque all'apice: Kaukonen, energico e stridente nei suoi assoli, preciso e metallico negli accompagnamenti, svetta su tutti dal punto di vista tecnico, mentre la voce di Grace Slick, un po' sotto-occupata, acquista in psicologia cio` che perde in potenza.

I sintomi di disgregazione sono pero` latenti. Ogni artista tende a sviluppare la propria strada invece che cercare di integrarla nel sound d'assieme. Balin firma If You Feel e Share A Little Joke, ricavati da riff elementari e arrangiati secondo i dettami della scuola inglese (cantante blues e chitarra elettricissima, ritmo jazzato e melodia aggressiva), forse i brani piu` gettonati del disco, nei quali Balin da` l'impressione di aver aggiornato uno stile personale pur mantenendosi in un ambito non impegnato e di facile ascolto.

Kaukonen sfoga in Ice Cream Phoenix e Star Track (con assoli distorti alla moda) il suo amore per stili folk e blues irregolari e un po' antiquati. Dryden pennella un'altra miniatura di musica cosmico/ psichedelica, questa volta con effetti gotici: Chushingura. Kantner e` autore della composizione che sigla il disco, l'inno oratorio-commemorativo di Crown Of Creation, al solito un epico tumulto corale e strumentale imbevuto di liriche seriose, che anticipa le sue libidini fanta-scientifiche.

Grace Slick recupera lo splendore malizioso e seducente per un'altra ambiziosa, e deliziosa, prova su testo di Joyce, Lather, una tenera parabola folk sulla disillusione cantata in sottovoce con sottofondi rumoristici e arrangiamenti eccetrici anche nel contrappunto vocale. Poi ha ancora grinta a sufficienza per strillare Greasy Heart sulla falsariga di altre perle solistiche della collezione privata dell'artista (da White Rabbitt a Rejoice), ma piu` azzannante e spigolosa: Grace Slick e` piu` che mai la voce mitica della Bay Area, la voce di cui si innamora un'intera generazione fallita.
David Crosby, scacciato dai Byrds, trova asilo a San Francisco e regala alla donna dei Jefferson un apocrifo "acustico" di grande suggestione: Triad, ballata di sottile raffinatezza psicologica (sul tema del triangolo amoroso) e armonica.
House At Pooneil Corners e` il sabbah finale, nel quale si amalgamano le varie personalita` del complesso, un sabbah visionario con aneliti d'infinito che procede per anomalie ritmiche, slogan solenni, distorsioni e progressioni marziali.

Bless It's Pointed Little Head (1969) e` il documento sonoro dei concerti e delle tournee` di quel periodo. Accanto agli inevitabili classici, spiccano due lunghi inediti, The Other Side Of The Life, blues-rock strumentale dominato dalle acrobazie di chitarra e basso, e Bear Melt, affettuosa dedica da parte di Grace Slick a Arthur Owsley.
Quest'ultimo brano testimonia della grande armonia raggiunta fra le parti vocali da un lato (in questo caso Slick da sola) e i tre gregari strumentisti dall'altro. Il pezzo e` un blues con larghi spazi di libera improvvisazione; lo spiritual della "dirty woman" compie un itinerario magico, impennandosi e soffocandosi, rotolando da altezze cosmiche, sfumando in un deliquio lisergico; alle sue spalle incalza un cicaleccio dimesso che degenera rapidamente in folle corsa dentro la mente: il "coniglio bianco " di Slick e il "viaggio embrionico" di Kaukonen si scoprono facce complementari di una stessa medaglia; una ninnananna per viaggiatori nel paese delle meraviglie scivola da una fessura e conclude sottovoce.

Nel 1968 grandi avvenimenti scuotono il mondo giovanile, dal Maggio parigino ai disordini della Convenzione di Chicago. L'idealismo comunitario viene travolto dal verbo rivoluzionario, la metafisica dell'amore soccombe alla guerriglia urbana, i testi sacri delle religioni orientali vengono rimpiazzate dai libretti rossi. E la musica che si era battuta per l'utopia si mette al servizio della politica.

Anche i Jefferson Airplane si allineano alle nuove direttive del Movement, abbandonando i ristretti orizzonti di San Francisco per il piu` vasto e tormentato paesaggio americano. Il caratteristico linguaggio sognante li rende pero` piu` idonei all'epica che alla cronaca o alla satira. La loro ideologia e` piuttosto vaga: si limita sostanzialmente a incitare genericamente a combattere per un'America migliore; non rinunciano ai miti dell'amore e della droga, che anzi fondono con le istanze rivoluzionarie, ricavandone una ideologia hippie riveduta, aggiornata e piu` adulta.

Volunteers (RCA, 1969), il disco che scaturisce da questo clima di battaglia e che segna ufficialmente il passaggio dall'utopia alla politica, e` uno dei momenti in cui il complesso raggiunge la completa fusione di musica e vita. Tutto l'apparato della musica impegnata (lo slogan di propaganda, l'inno di guerra e la cronaca d'attualita') perde il carattere di tema legato a un'epoca e si dilata su significati universali. Si salda a una musica spontanea ed essenziale, diretta emanazione dei testi, capace ancora di catturare in pieno l'umore di una generazione.
Lo spirito con cui i Jefferson affrontano il nuovo decennio nasce dalla sovrapposizione di diversi stati d'animo: alle ultime vampate dell'utopia comunitaria si alternano un senso di stanchezza e un conseguente desiderio di tranquillita'; contemporaneamente tutti sono pervasi dalla voglia di cambiare il mondo, di scendere nelle strade e marciare insieme scandendo slogan a pugno chiuso.
Musicalmente queste diverse tendenze si traducono in un recupero della tradizione (simbolo della civilta` rurale, di contatto con la natura, di quiete) e in un suono piu` aggressivo.
Fra i collaboratori del disco si contano nomi importanti, anzi decisivi: il pianista Nicky Hopkins, il percussionista Joey Covington, il chitarrista Jerry Garcia, e David Crosby nelle vesti di consigliere spirituale. I Jefferson Airplane non sono semplicemente un complesso di musica rock; rappresentano ormai un punto di riferimento per l'elite dei musicisti della Bay Area, sia per quegli spiriti liberi e nomadi che non compaiono nei libri mastri dei discografici sia per i membri di altre famiglie.
Molta parte del disco si muove nella direzione del recupero di forme e valori del passato. I due traditional riarrangiati vivono all'ombra di atmosfere allucinate e misteriose. Good Shepherd e` una ballata folk tenera e nostalgica, una visione di redenzione d'intensita` quasi religiosa con sottofondo sognante di violino e chitarra che emana profumi di chiese e di praterie, mentre Meadowlands e` una fanfara di tastiere per un funerale di un minuto in una raccapricciante atmosfera di eterna disperata malinconia. Ancor piu` compromessa con il recupero delle radici e` l'allegria rustica e domestica di The Farm (Kantner) e quella ubriaca e corale di A Song For All Seasons (Dryden), i due country-rock del disco, o l'anelito mistico di Kaukonen in Turn My Life Down (quasi un atto di contrizione gospel per scontare i peccati dei "viaggi embrionici").
D'altra parte la mente lucida, liberata dai fumi inebrianti della droga, inquadra con crudezza la realta`, la fronteggia in modo spavaldo e perentorio. We Can Be Together, l'inno del dopo Chicago, strilla l'orgogliosa dichiarazione di guerra da parte dei "fuorilegge d'America" che vogliono "buttare giu' i muri": e` un anthem corale, sostenuto da un blues-rock marziale con la chitarra distorta di Kaukonen e il piano di Hopkins a raddoppiare l'enfasi della melodia. E Volunteers, all' altro capo del disco, in fondo a tutto, pronuncia con rabbia la parola d'ordine, "rivoluzione", al ritmo della marcia serrata dell'esercito dei "volontari d'America". Sono due brani corali (entrambi di Kantner), aggressivo e drammatico il secondo, cadenzato e trascinante il primo, che siglano l'abbandono dell'ideologia pacifista e la conversione ai metodi della lotta dura.
Grace Slick, fata e strega al di sopra della mischia, seduce Hopkins e Kaukonen per uno dei suoi leggendari voli: Hey Fredrick. Nel lungo rituale propiziatorio il pianista e il chitarrista sfoggiano le loro virtu', imprimendo le progressioni marziali di cui ha bisogno il gospel fervente di Slick per librarsi in inno trascinante e commovente; e la coda strumentale e` una jam improvvisata di blues-rock. Il miracolo si ripete in Eskimo Blue Day, con la voce che si avvolge a spirale e ritorna sempre allo stesso punto, che si distende austera e maestosa al ritmo di marcia del piano e al suono di un flauto incantatore.
David Crosby regala agli amici un altro suo gioiello: Wooden Ships. Raffinato e onirico come tutte le sue fiabe, fa ricorso a tutti gli strumenti, dal piano al violino, e a tutte le voci, ma mantenendo sempre un equilibrio cristallino di armonia; racconta di una fuga su nere navi verso una sorta di moderna terra promessa; ogni nave e` un'arca piena di coloro che si salveranno dalla catastrofe atomica; la lunga traversata dell'oceano e` resa dall'alzarsi e abbassarsi delle voci, quasi seguendo il moto delle onde e il maestoso incedere delle vele sulla immane distesa d'acque e orizzonti; e l'urlo di speranza di Grace Slick si innalza piu` tenero e feroce che mai.
Nella visione di Wooden Ships, nel suo misto di apocalisse e di sogno, culmina il messaggio di Volunteers, come a dire che al di la` della lotta, e della bandiera per cui si lotta, resta sempre l'uomo, con il suo disperato desiderio di trovare un angolo di universo tutto suo in cui non ci sia bisogno di lottare per nessuna bandiera.

Nell'anno che va dall'estate del 1969 a quella successiva la formazione dei Jefferson Airplane cambia volto: Covington sostituisce Dryden alla batteria, Balin se ne va e spunta l'anziano violinista di colore Papa John Creach.

Il disco da` l'impressione sbagliata: il gruppo e` tutt'altro che unito. Tant'e` che i "volunteers" rimasti si spezzano in due coppie: Kantner e Slick preparano un disco intitolato Blows Against The Empire (RCA, 1970), al quale collaborano i nomi storici dell'acid-rock, mentre Kaukonen e Casady allestiscono gli Hot Tuna.
Il disco di Kantner viene pubblicato alla fine del 1970, ed e` accreditato alla Jefferson Starship. Composto principalmete da lui, ma con massicci interventi della moglie, con due tocchi di classe di David Crosby e contributi sparsi degli ospiti che sono davvero tanti (Garcia, Kreutzman, Hart dei Dead; Kaukonen, Casady, Covington dei Jefferson; David Freiberg dei Quicksilver; Crosby e Nash), esplora la direzione accennata da Wooden Ships, il viaggio immaginario verso una moderna Utopia, la fuga dalla realta` alla ricerca di un'isola deserta su cui fondare un'umanita` piu` giusta. E` il testamento spirituale di San Francisco, oasi naturale alla ricerca di un'altra oasi, questa volta sociale.
Il Movement si sta sgretolando, Rubin e Hoffman si sono rifugiati nelle comuni agricole, molti capi storici sono in prigione. Nelle comuni imperversano piu` che mai le filosofie meditative orientali e le religioni visionarie lisergiche. La crisi del Movement rappresenta il fallimento definitivo delle ideologie rivoluzionarie sul piano dell' attuazione pratica; e tale fallimento non puo` che tradursi in rifiuto della societa' (invece che in sua contestazione).
Blows Against The Empire e` la coscienza di questo rifiuto, una coscienza ancora segretamente innamorata dell'utopia, e attratta dalle immensita` cosmiche che stuzzicano i sogni di tutti dopo lo sbarco sulla Luna. Utopia e realismo si fondono nella fiaba dell'astronave su cui si imbarcano gli eletti alla volta di un'isola extra-terrestre non ancora sottomessa al Sistema.
Il disco e` un'opera rock fanta-scientifica e psichedelico-cosmica, parafrasi della Bibbia, dell'Odissea e degli opuscoli rivoluzionari. Tre sono i suoi messaggi capitali: uno di metodo, la presenza di tanti ospiti, il senso di preghiera collettiva, di giuramento fra adepti di una setta, che trascende l'appartenenza a questo o a quel complesso; uno di contenuto, i testi infantili e cruenti, che inveiscono contro il mondo, che disprezzano la civilta` umana, e che predicano invece la fuga, predicano di "aprire quella porta" (Mau Mau), gigioneggiano nella profezia dell'isola dove i bambini cadono dagli alberi (The Baby Tree), raccontano soprattutto in toni omerici le peripezie degli eroi lungo il fantastico itinerario: il canto d'addio degli argonauti (Let's Go Together), la gravidanza di Slick come evento augurale, segno divino del dovere di ripopolare la nuova terra (A Child Is Coming), l'alba della partenza (Sunrise), l'astronave e i suoi settemila passeggeri che gridano in coro il loro motto "libere menti! liberi corpi! libera droga! libera musica!" (Hi Jack), il viaggio verso le stelle (Have You Seen The Stars Tonite); e infine abbandona l'arca che rimpicciolisce nell'orizzonte dei firmamenti (Starship); e un terzo messaggio, sonoro, poiche' il clima della parabola viene mantenuto attraverso una libera creativita` collettiva, da cui scaturisce una musica cosmica, esistenziale e onirica fuori di qualsiasi genere prestabilito, tra l'altro uno stile duro e moderno che abbandona defintivamente le fragili armonie della Costa Occidentale per allinearsi ai suoni progressivi che incalzano da Detroit e da Londra, approfittando della gran confusione di talenti e di strumenti.
Su tutti i fronti la portata dell'album e` enorme, tanto che questo disco da solo riassume la parte avuta dalla musica rock nella cultura (musicale e non) del Novecento: la collettivizzazione dell'opera musicale, la funzionalita' dei testi, la confusione degli stili, l'esaltazione della creativita'.
L'iniziale Mau Mau e` una dura requisitoria, scandita seccamente ancora nello stile violento e corale di Volunteers (provocazione fugsiana e selvaggio act alla MC5), mentre The Baby Tree e` all'opposto una dolce surreale ballata acustica. Let's Go Together e` l'inno delle menti libere, una We Can Be Together con giochi corallini di voci, un epico incedere pianistico con squilli conduttori di Slick. Child Is Coming e` un sorriso di Crosby, che comincia radioso, traboccante di gioia, e finisce quasi contratto nella paura, con le lunghe vocali spaziali di Grace Slick in sottofondo, chitarre e pianoforte che respirano nel sonno, e una fitta luce bianca ad accecare la mente, estasi e mantra. E in Sunrise e` ancora Grace Slick a risvegliare il mondo con uno dei suoi fantasmagorici voli d'aquilone, severa e suadente. Poi in Hi Jack tutti in coro a raccontare la partenza dell'astronave in un vortice di entusiasmo: la musica pulsa, freme, vibra, striscia, Kaukonen e Hopkins inventano stupendi viaggi embrionici per rendere il trepido misto di paura e di speranza. Have You Seen The Stars, con pianismo eroico e effetti spaziali di chitarra (Hopkins e Garcia) a disegnare il panorama galattico, osserva il dondolio dell'arca nella penombra cosmica, nel silenzio delle luci lontane. Home e XM sono due brevi intermezzi rumoristici che saldano i brani della seconda facciata.
L'arca avanza fra i pianeti, i navigatori del cosmo salutano con grida di gioia ogni scoperta: Starship e` il girotondo finale, una corsa a perdifiato tenendosi per mano, che sfuma nell'abisso dell'eternita'.
Blows Against The Empire segna l'apice della parabola musicale e umana del gruppo. Subito dopo, in rapida successione, i Jefferson Airplane fondano una loro etichetta, la Grunt; nasce la figlia di Slick e Kantner, battezzata China; i coniugi si comprano un pezzo di terra da trecentomila dollari; il complesso, orfano di Balin e Dryden, assorbe Covington e Creach, e registra Bark; contemporaneamente Slick, Kantner e la gente della Bay Area preparano un altro album manifesto; Kaukonen e Casady fanno i pendolari fra Jefferson e Hot Tuna.

Nel 1971 i Jefferson Airplane danno insomma l'impressione di essere prossimi allo smembramento, di sopravvivere piu` per rispettare il blasone che per convinzione. Riesce d'altronde sempre piu` difficile amalgamare le varie personalita`, e le numerose attivita` private debilitano i progetti pubblici di rivoluzione e di mondi migliori, dimostrando quanto effimeri e ambigui fossero i sogni di quella generazione.

Ancora una volta questa e` la coscienza di San Francisco: nel movimento dei giovani c'e` aria di sbandamento, i pochi intransigenti rimasti non riescono ad arginare la massa dei disertori che ritornano piu` o meno dichiaratamente alla vita borghese.

Bark (1971) e` il frutto di quest'umore: un disco disordinato, senza un concetto unitario di fondo, composto di canzoni eleganti e piacevoli, con un ritorno in grande stile al ritmo; una versione aggiornata di Crown Of Creation. Nei Jefferson convivono ormai palesemente tre complessi: il gruppo di accompagnamento di Grace Slick, il complesso rock politicizzato di Kantner, cioe` il feto della Starship, e la controfigura Hot Tuna di Kaukonen. I Jefferson sono uno dei piu` acuti casi di schizofrenia del rock.
A parte Thunk, breve canto dell'assurdo per sole voci maschili composto da Covington, il disco e` spartito fra Kantner, Slick e Kaukonen, con un netto avanzamento di quest'ultimo. Kaukonen, sempre elegantissimo nei suoi interventi strumentali, artigiano provetto di tutti i generi di corda, e` autore dell'indiavolata Feel So Good, nell'ottica antiquaria degli Hot Tuna (canto semi-nasale, ritmo serrato, secco assolo di chitarra); della pigra Pretty As You Feel per violino blues, corde sparse e coro da night-club; del duetto jazz Wild Turkey, con il violino maliardo di John Creach, viaggio embrionico ad alta tensione che lo consacra fra le piu` grandi chitarre del rock; del sommesso gospel-rock Third Week In Chelsea, delizia d'alta classe per voci miste, armonica e chitarra acustica.
Grace Slick e` titolare di tre brani: la storia feroce di Crazy Miranda, altro ritratto della serie e altro solitario volo con denso sottofondo strumentale; la potente invettiva a squarciagola di Law Man, con il piglio eroico e l'incedere marziale, gli spasimi melismatici, l'inflessione fiera e cattiva dei bei tempi; e Never Argue With A German, ritorno di fiamma per l'eccentrico, l'esotico, l'elettronica, deliquio funereo in tedesco su ronzio straniante, Brecht piu` Stockhausen, e aria di spleen, fumi di Mont-Martre.
Le cose migliori sono comunque di Kantner: When The Earth Moves Again, ennesima profezia corale di rivoluzione con l'incedere eroico degli inni di Volunteers e con l'approccio visionario di Blows Against The Empire; la frenetica e viscerale Rock And Roll Island, con le voci che si arrampicano a perdifiato l'una sull'altra; e la fanta-politica War Movie, sogno di insurrezione su un imponente crescendo collettivo, che fa il paio con la prima.
L'impressione e` comunque che Paul Kantner sia invecchiato sui suoi sogni senza speranza; che Slick (mutilata dall'operazione ala gola) sia distratta, svogliata, spesso fuori misura, frettolosa e superficiale, isterica come una donnina di casa con mille cose da fare, oppure pomposa come un'intellettuale fallita e vanitosa in cerca di gloria postuma; e che Kaukonen si sia reincarnato in un folletto, invisibile, impalpabile ma onnipresente.

Le incertezze e il mezzo disimpegno di Bark sono proprie anche del nuovo album-concept di Kantner e Slick, Sunfighter (Grunt, 1971). C'e` un forte senso della natura, che ridimensiona quello cosmico di Blows Against The Empire: quiete e contemplazione cancellano le ultime tracce di impegno ideologico. Il disco e` realizzato con la collaborazione della solita accolita di ingegni, con un insolito dispendio di orchestrazione e con arrangiamenti molto vari (orientali, latini, elettronici).
Si comincia con Silver Spoon, lunga declamazione dura ed eroica di Slick su un ritmo ossessivo punzecchiato dal violino di Creach, ed e` un ritorno al suo miglior piglio oratorio, voce di ghiaccio dal pulpito della Bay Area. Il tipico pamphlet kantneriano, Sunfighter, si avvale di supporto corale e fiatistico per proclamare nel ritornello eroico il tema del disco: non c'e` alcun bisogno di fuggire dalla Terra, basta riscoprirne le meraviglie naturali. Lo stesso messaggio di Look At The Wood, breve ballata silvestre a ritmo di ballo dei boschi. When I Was A Boy e`, invece, un brano teso, a ritmo sostenuto, tutto urlato a squarciagola, in un'atmosfera di suspence, fra crescendo gospel, slogan corali e tintinni di flamenco, dedicato alla faccia oscura della natura, al male che si rintana nelle pieghe della sua bellezza; e uno squillo della cantante, quasi alla fine, per un istante sembra riportare indietro degli anni, a un segnale perentorio di carica.
Million, orientale e nostalgica, e China, intenso inno alla vita e tenera dedica materna di Slick, un classico del suo canto gospel in crescendo, rappresentano il nuovo malinconico mondo di San Francisco, fatto di ricordi e di affetti domestici. La nenia epica di Earth Mother, scandita sulla cadenza di un ballo rurale, e` il manifesto della nuova filosofia di attaccamento alla vita e alla terra, di fiducia nonostante tutto nelle grandi forze che sovrastano l'avventura umana. Holding Together, in chiusura, completa la trilogia eroica degli inni "together" a fare qualcosa insieme, nello spirito comunitario che rimane al di la` di ogni mutazione ideologica. Ancora una volta e` il piano di Hopkins a sostenere il passo di marcia.
I brani piu` suggestivi sono forse i brevi intermezzi, per lo piu` strumentali: le due parti di Diana, il deliro onirico e lo stormo di bolle d'acqua di Universal Copernican Mumbles, dove si scoperchiano le botole degli abissi e si sbircia nel vuoto segreto, la muta Titanic, raccapricciante colonna sonora del celebre affondamento, con il pulsare dell'oceano, le sirene della nave, le invocazioni di aiuto, il tumulto, e di nuovo la placida quiete delle onde. Piu' che negli omaggi strepitanti, e` in queste pennellate affettuose che si illumina la nuova religione della natura.

Il disco successivo, Long John Silver, esce nell'estate del 1972, e presenta chiari segni di crisi. I Kantner si sono convertiti al Cristianesimo, sono arrivati al fondo della loro missione di recupero dei valori positivi del vecchio mondo. Il disco e` viziato da un clamore isterico, forse nel tentativo di irrobustire un suono un po' leggerino per i tempi dell'Heavy-metal, e da testi osceno-mistici che si inseriscono nella moda per l'apocrifo seguita al musical "Jesus Christ Superstar". Kaukonen, Casady e Creach competono per strillare piu` forte nel caos generale, con l'unico effetto di appesantire il sound e di inebetire il passo marziale che ne aveva fatto la fortuna.

Kaukonen puo` esprimersi soltanto nella sua Trial By Fire, e portare un soffio di freschezza Hot Tuna in un sound che sta arrugginendo. Anche Kantner e` un po' ridimensionato, padrone dell'elegiaca Son Of Jesus, uno dei suoi tipici inni corali, e della lunga, commovente, Alexander The Medium, il brano piu` vibrante e misurato, dove finalmente gl strumenti a corda si placano, il piano intona il passo d marcia e i contrappunti di Slick si librano ferventi e ipnotici sulla litania di Kantner.

Grace Slick e` la principale responsabile del deterioramento: i suoi brani sono sciatti e banali, la sua voce tracotante e stridula: Milk Train e` il nuovo soul-rock nevrotico della "dirty woman". Soltanto Aerie, drammatica e spaziale, rinnova i fasti dei voli lisergici.

Alla fine dell'anno al gruppo si unisce il bassista David Freiberg dei disciolti Quicksilver. Nel 1973 viene pubblicato un disco dal vivo, Thirty Seconds Over Winterland, decisamente fastidioso. E` la fine dei Jefferson Airplane: Casady e Kaukonen optano definitivamente per il loro complesso, Kantner e Slick preparano un altro disco con la gente libera della Bay Area, Covington (Fandango), Kaukonen stesso (Quah) e Slick stessa (Manhole) sfogano le rispettive libidini in dischi solisti.

Baron Von Tollbooth & The Chrome Nun (1973) risolleva di parecchio le quotazioni dei coniugi Kantner. Si torna indietro nel tempo, si rinuncia alla tronfia frenesia di Long John Silver e si recupera il sound morbido e solenne dei capolavori. L'album non e` un manifesto come i due precedenti della coppia, ma gli ospiti sono ancora di riguardo, con Crosby, Garcia, Kaukonen, Casady, Freiberg, Creach, Traylor e due nuove reclute: il batterista John Barbata (ex Turtle) e il chitarrista diciottenne Craig Chaquico. Compare, unica vera novita`, il mellotron di Freiberg, presente in sottofondo a sottolineare visioni e stati d'animo.
Prevale ancora Grace Slick, che, con calma, cerca di ritrovare se stessa, quell'incantevole voce da ragazzina che faceva capolino fra le note per librarsi in spettacolari voli lisergici. Su Fat e su Across The Board la regina della Bay Area puo` sfogare la sua ritrovata vena aerea, contrappuntata dalle Pointer Sisters o protesa in assorta solitudine verso altezze vertiginose, ma sempre accompagnata come tradizione dall'incedere solenne del piano; e in Fishman la sua voce si sospende lieve sulle punte delle chitarre, scivola senza peso, volteggia leggiadra, per distendersi finalmente in folate assolute di gospel primordiale, presto catturata in vortici sempre piu` incalzanti, sempre piu` in alto.
Il resto del disco e` tanto lirico quanto dispersivo. Vi convivono temi tanto diversi come Your Mind Has Left Your Body, cosmica sfilata di meraviglie psichedeliche che evoca la sensazione del trip in stasi ritmiche e vocali lunghissime, la dinoccolata campestre Walkin' (per coro, banjo e violino), entrambe di Kantner, Flowers Of The Night (di Traylor), epica escursione nella tradizione rivoluzionaria dei secoli e funerea evocazione di fantasmi gloriosi con morale eversiva; e, di Freiberg, le rabbiose cadenze funky-soul di Ballad Of The Chrome Nun e la celeste malinconia di Harp Tree Lament, un ritornello corale che coniuga la tenerezza d'ubriachi la notte fonda con la malinconia dirotta di reduci sconfitti.
I due vertici del disco sono altri due brani di Kantner. White Boy e` una martellante e drammatica parabola/ annunzio sul razzismo che si perde e si ritrova in freddi deserti popolati soltanto dal grido sconsolato di Grace Slick: l'atmosfera drammatica e` costruita su un sapiente contrappunto di suoni e grida, con una progressione spettrale di interventi strumentali, fino alle congas che lanciano il crescendo finale. Annunciato da colpi di gong, dalla vocina di nuovo maliziosa di Slick e da un filo epico di mellotron, Sketches Of China, l'inno finale, il brano che (come tradizione) consacra l'atmosfera del disco, e` una melodia solenne che si sdipana passando per tutte le voci e culmina in un corale tragico.

Anche quando non e` protagonista il marchio caratteristico del disco e` le progressioni gospel di Slick. Slick ha perso la potenza degli esordi, ma ha raffinato l'arte ad effetto del crescendo. Il suo canto inizia in sordina, sottolineato da una cadenza epica che ha lo scopo di creare suspence; poi le vocali si allungano, salgono di ottava in ottava ritornello dopo ritornello fino a protendersi nel grido piu` alto. Con questa tecnica elementare, che sublima il canto ecclesiastico delle cerimonie gospel e di quelle protestanti, Slick riesce a creare le atmosfere eroiche per cui e` celebre il complesso.

Sunfighter e, comunque, come i precedenti, un disco episodico, senza un tema unitario. I Jefferson non hanno piu` messaggi particolare da trasmettere, la loro missione storica e` terminata.

Nel 1974 Kantner e Slick, chiudendo la formazione aperta di Baron Von Tallbooth, formano un nuovo complesso, i Jefferson Starship, con Barbata (batteria), Chaquico (chitarra), Freiberg (basso), Creach (violino), Pete Sears (pianoforte) e il ritrovato Balin (reduce anche lui da una scarsa prova solista, Bodacious). All'interno di questa formazione si ritaglia uno spazio sempre piu` largo il "messicano" Chaquico, ultima delle grandi chitarre visionarie della Bay Area, anche se viene a mancare il tocco lisergico/esotico di Kaukonen.

Kantner dichiara di non voler piu` cantare la rivoluzione, ma di voler piuttosto cantare l'evoluzione. Eternamente attaccato alle sue utopie, il vecchio leader vara uno space-rock a meta` fra soft e funky, riuscendo se non altro a entrare sistematicamente nelle classifiche di vendita (complice la vendibilita` delle canzoni di Balin). All'interno del gruppo perde progressivamente terreno Slick, consolandosi con squallidi dischi solisti, esperimenti sempre piu` deprimenti di esotismi pretenziosi.

Il primo Dragon Fly (RCA, 1974) contiene la fiera Ride The Tiger, degna degli anthem e dei voli abbacinanti di un tempo. L'arrangiamento e` molto curato, soffice e cristallino: il violino hard di Creach, la chitarra linda e petulante di Chaquico, le tastiere ora vellutate ora martellanti di Sears, un filo di sintetizzatore e le leggendarie armonie vocali dei leader.

Red Octopus (Grunt, 1975) replica, con minor fantasia, ma con in piu` il potere seducente delle canzoni di Balin, tornato prepotentemente alla ribalta con l'ariosa ballata da cocktail-jazz Miracles, il piu` grande hit di Balin e una delle loro song piu` sofisticate, in un lago di cori e di archi, di tastiere tintinnanti. La potente, carnosa vocalita` di Slick gigioneggia in Play On Love, e soprattutto nella grintosa Fast Buck Freddie, un country-blues tutto d'un fiato con finale al galoppo. La Starship ripete lo stile inventato dieci anni prima, aggiornandolo secondo le mode. E le vendite salgono alle stelle: a meta` del 1975 sono al primo posto nelle charts dei 45 e dei 33 giri.

Con Spitfire (1976) Kantner scade, pero`, nella musica di intrattenimento, con sezioni d'archi e coretti soul, salvandosi soltanto nell'oasi cristallina di St. Charles, un classico calligrafico di Balin- Kantner- Slick, con apertura cosmico-marina e l'intero campionario di cori, voli solisti, punteggiature pianistiche e sottofondi orchestrali.

Sul successivo Earth (1978) spicca la rilassata e calda ballata country Count On Me, altro vertice del nuovo corso. Dopo questo disco una grossa crisi travaglia il gruppo, che perde in un sol colpo Balin, Barbata, e soprattutto Grace Slick. La leggendaria cantante (ora sposata a un ragazzo tredici anni piu` giovane di lei), distrutta dalla droga e dall'alcool, dopo aver perso il carisma perde anche il posto.

I Jefferson Starship di Freedom At Point Zero (1979) e di Modern Times (1980) hanno un padrone unico, Paul Kantner, vincitore di una feroce lotta ad eliminazione, ma i pezzi sono scritti dai nuovi (Chaquico e Sears), i nipotini nati quando l'astronave era gia` in viaggio. L'equilibrio storico, che vedeva Grace Slick in cabina di regia (immagine e portavoce del gruppo), Paul Kantner responsabile del materiale (anche dove non attribuito), Casady e Kaukonen nei panni dei gregari di lusso imbrigliati dal diktat artistico dei capi, e` completamente saltato.

Quando Slick decide di rientrare nei ranghi, c'e` un nuovo cantante, Mickey Thomas, e su No Way Out (1984), We Built This City (1985), Sara (1986) e Rock And Roll Is Good Time Music (1986), Nothing Is Gonna Stop Us (1987), i grandi hit della maturita`, e` lui la prima voce. Gli album del periodo, Nuclear Furniture (RCA, 1984), Knee Deep In The Hoopla (RCA, 1985) e No Protection (RCA, 1987) sono semplici cornici per gli hit. La Starship e` ormai uno dei complessi piu` popolari del mondo. Kantner, Balin e Casady, colti da rimorsi, fanno invece penitenza con un complesso , anche se viene a mancare il tocco lisergico/esotico di Kaukonen.matoriale di folk-blues.

Gold (Grunt, 1979) e` un'antologia degli hit degli Jefferson Starship.

Slick recorded two more solo albums: Dreams (1980), another philosophical concept with sophisticated arrangements (El Diablo, Let It Go), and Welcome To The Wrecking Ball (1981), a terrible record that seems to highlight a both mental and physical collapse.

Kantner continued the saga of Blows Against The Empire with Planet Heart R'n'R Orchestra (1983).

Kantner, Slick, Casady, Kaukonen and Balin reformed the Jefferson Airplane for a come-back album, Jefferson Airplane (Epic, 1989). The times have changed, but the members keep their different personalities, as proven by Kantner's utopian Planes, Kaukonen's skewed Ice Age, Slick's touching Common Market Madrigal and Balin's poppy Summer Of Love.

The Starship that released Love Among The Cannibals (RCA, 1989) is a an obnoxious commercial outfit led by singer Mickey Thomas and guitarist Craig Chaquico (Slick having retired for good).

Marty Balin returned with the album Better Generation (GWE, 1992), while Craig Chaquico launched his solo career.

The live album Deep Space Virgin Sky (Intersound, 1995) marks the return of Jefferson Airplane (Kantner, Balin, Casady) with Darby Gould imitating Grace Slick.

Kaukonen's turn came with Too Many Years (Relix, 1999), a collection of rootsy songs that rarely (HYpnotation Blues) do justice to his stunning psychedelic technique. The follow-up Blue COuntry Heart (Columbia, 2002) is even more traditional.

Grace Slick lives happily retired from music. While still occasionally in trouble with the law (most recently in 1994), she turned to new age philosophy and published her memoirs in 1998.

(Translation by/ Tradotto da Gianluca Mantovan)

Slick ha registrato altri due album solisti: La Slick ha registrato altri due album solisti: Dreams (1980), un altro concept filosofico con sofisticati arrangiamenti (El Diablo, Let It Go), e Welcome To The Wrecking Ball (1981), un terribile disco che pare evidenziare un crollo sia mentale che fisico. Kantner continuo' la saga di Blows Against The Empire con Planet Heart R'n'R Orchestra (1983). Kantner, Slick, Casady, Kaukonen e Balin riformarono i Jefferson Airplane per un come-back album, Jefferson Airplane (Epic, 1989). I tempi erano mutati ma i membri mantenevano le loro differenti personalita', come dimostrato da Kantner (l'utopica Planes), Kaukonen (la sghemba Ice Age), Slick (la commovente Common Market Madrigal) e Balin (la pop Summer Of Love). Gli Starship di Love Among The Cannibals (RCA, 1989) sono un gruppo commerciale guidato dal cantante Mickey Thomas e dal chitarrista Craig Chaquico (la Slick aveva abbandonato definitivamente). Marty Balin torno' con l'album Better Generation (GWE, 1992), mentre Craig Chaquico lanciava la carriera solista. Il live Deep Space Virgin Sky (Intersound, 1995) segna il ritorno dei Jefferson Airplane (Kantner, Balin, Casady) con Darby Gould ad imitazione di Grace Slick. Il turno di Kaukonen venne con Too Many Years (Relix, 1999), una raccolta di canzoni rootsy che di rado (HYpnotation Blues) rendono giustizia alla sua stupefacente tecnica psichedelica. Grace Slick vive felicemente lontana dalla musica. Segnalata a volte nei guai con la giustizia (l'ultima volta nel 1994), e' passata alla filosofia new age e ha pubblicato le sue memorie nel 1998.

Kaukonen recorded classy blues albums such as Blue Country Heart (2002) and Stars In My Crown (2007). (Translation by/ Tradotto da xxx)

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