Love
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Love (1966), 6.5/10
Da Capo (1967), 8/10
Forever Changes (1967), 7/10
Four Sail (1969), 5/10
Out Here (1969), 6.5/10
False Start (1970), 5/10
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I Love furono uno dei complessi piu` importanti della meta` degli anni '60, e in particolare di quel genere che sposava la sensibilita` psichedelica alla riscoperta della melodia pop. Furono in tal senso un caso schizofrenico, vantando un chitarrista prodigioso come Arthur Lee, degno erede della tradizione blues-rock, e al tempo stesso arrangiamenti barocchi, degni di Van Dyke Parks e Brian Wilson.

Il complesso si formo` nel 1965 a Los Angeles sulla scia del folk-rock dei Byrds, il fenomeno del momento. Unendosi a loro, Arthur Lee, chitarrista spettacolare che militava in formazioni rhythm'n'blues fin dal 1963, divenne uno dei primi chitarristi di colore in un complesso di bianchi. Il gruppo incise subito un 45 giri di grande successo, Little Red Book (scritta da Burt Bacharach), forte di un ritornello enfatico dal ritmo pulsante. L'album d'esordio, Love (Elektra, 1966) venne trascinato in classifica dal nobile e doloroso blues di Hey Joe (scritta da Dino Valenti, futuro Quicksilver), ma il disco annovera anche l'atmosfera funerea e spettrale di Signed D.C., che intona un gospel solenne con il vigore degli Animals, e l'altrettanto eterea Mushroom Clouds, nelle quali si intuisce la personalita` del secondo leader, Bryan MacLean.

I Love abbracciarono decisamente la psichedelia (nonche' il jazz) sul successivo Da Capo (Elektra, february 1967). Il disco perfezionava la tecnica dura/dolce del primo disco: da un lato un sound d'assieme affilato e compatto, con la strumentazione estesa a fiati (Tjay Cantrell) e tastiere, e dall'altro composizioni relativamente melodiche che si prestano a una digestione controllata. Per di piu` la chitarra di Lee, una delle piu` audaci dell'epoca, a rivaleggiare con Hendrix. Gli arrangiamenti sono fra i piu` eccentrici dell'epoca. Brani d'assalto come Stephanie Knows Who, un rhythm and blues da shouter con clavicembali, e soprattutto l'epilessi concitatissima di Seven And Seven Is, propulsa da un rullo a velocita` supersonica, uno dei grandi classici del garage-rock, anticipazione del punk-rock di dieci anni dopo, si alternano a canzoni piu` soffici e melodiche, con flauti (She Comes In Colors e la jazzata Orange Skies, capolavoro di MacLean) e clavicembali (The Castle, con una delle piu` suggestive parti strumentali di Lee, che da country sfuma in flamenco), profumate di sole californiano, di paesi esotici e di LSD e costruite su armonie eterodosse. Sul retro si stagliano i venti minuti della suite Revelation, che dopo un frenetico attacco di clavicembalo sdipana un blues canonico, sincopato e crepitante, splendide fiondate di armonica, strimpelli liberi su ipnotici ritmi pseudo-boogie e gargarismi lascivi.

Forever Changes (Elektra, december 1967) fu in parte un compromesso con la musica di consumo e in parte un ennesimo caso di disco "psichedelico" in realta` agghindato di strumenti non rock dal produttore/arrangiatore (in questo caso David Angel). Ma e` indubbiamente un disco originale, con orchestrazioni qua e la` degne della musica classica che si integrano elegantemente con la strumentazione rock. E` anche l'album piu` leggero ed evanescente della loro carriera, ricco di vignette surreali e di idilliaci sogni da allucinogeno, fra cui Andmoreagain, Alone Again Or, You Set The Scene, Old Man. E` il loro album piu` lambiccato e barocco, il loro Pet Sounds. A House Is Not A Motel The Daily Planet BUmmer In The Summer

La travagliata storia della formazione si protrasse, fra continue ristrutturazioni, fino agli anni '70, ma senza significative aggiunte al repertorio maggiore, salvo forse le melodie schizoidi di Singing Cowboy, su Four Sail (Elektra, 1969), e Love Is More Than Words, sul doppio Out Here (Blue Thumb, 1969). False Start (One Way, 1970) si colloca nel solco degli album dei chitarristi eroici dell'epoca. Meglio l'album solista di Arthur Lee, Vindicator (A&M, 1972), che fece seguito all'album registrato con Jimi Hendrix e mai pubblicato. Il secondo album solista di Lee non venne mai pubblicato (cominciava a diventare una maledizione) e Lee decise di riformare i Love. Come spesso capita, Reel To Real (RSO< 1974) fu una grossa delusione.

Love Revisited (Elektra, 1972) e` un'antologia del periodo 1965-68, ma l'antologia migliore e` Love Story (Rhino, 1995), su due CD, che e` anzi preferibile agli album (usa i master originali).

Black Beauty (2014), recorded in 1973, was finally released 41 years later.

Arthur Lee rispolvero` la sigla Love per l'album Arthur Lee And Love (New Rose, 1992), per lo piu` affogato in arrangiamenti alla Forever Changes (Five String Serenade sembra una cover di She Comes In Colors), e per il singolo Girl On Fire (Distortion, 1994). Ma problemi di salute e un arresto ne congelano di nuovo la carriera.

MacLean e` morto nel 1998. Arthur Lee e` morto nel 2006.

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The Love were representative of three different stages in psychedelic-rock: its roots in folk-rock, still evident on the naive Love (1966); its full-blown creative maturity, after digesting blues, jazz and raga, as on their masterpiece Da Capo (1967); its baroque apex, when, influenced (like everybody else) by the Beach Boys' Pet Sounds, the band adopted the lush pop arrangements of Forever Changes (1967).

They were, in a sense, a rare schizophrenic case, as they boasted both a fantastic guitarist, Arthur Lee, worthy of the most glorious blues-rock tradition, and baroque arrangements, worthy of Van Dyke Parks and Brian Wilson.

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