Joni Mitchell was not only the voice of the female revolution, but also one
of the most innovative musicians of the era.
Despite her hippy roots, she developed an aristocratic, austere, "adult"
way of singing (often complemented by neo-classical piano playing), and
used it to vivisect her own anxiety, while
chronicling the psychological insecurity of her generation and of her sex.
This ambitious program eventually wed her confessional style with fusion jazz
and other non-rock idioms.
Most of her art is autobiographical, dedicated to her own maturation and
evolution, obsessed with the mission of finding a universal, historical
meaning for her personal history. If Clouds (1969) and
Ladies Of The Canyon (1970) were still folk-rock albums imbued with
"West-Coast sound", Blue (1971) marked a monumental step forward: it
injected the stream of consciousness into the folk ballad, and her voice
became a finely-tuned instrument, capable of both colloquial and operatic
deliveries. This introspective diary relied on piano-based compositions that
were intense, convoluted and slightly neurotic.
Another paranoid self-analysis, another formidable act of her autobiographical
drama, For The Roses (1972) closed that era of experimentation.
Court And Spark (1974) was a much lighter and softer work, although it
showed her prowess at absorbing elements of soul and jazz.
Self-indulgence triumphed again on Hejira (1976), her second masterpiece,
and another stunning musical application of the stream of consciousness.
Her subsequent ventures into jazz and electronic arrangements were
presumptuous and unfocused, with the notable exception of Night Ride Home (1991).
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Joni Mitchell
fu una delle musiciste piu` influenti
degli anni '70. Per dar voce alle crisi della femminilita` (uno dei temi
cardini di quell'era), Mitchell ha creato una delle voci artistiche piu`
aristocratiche del rock, in palese contrasto con le sue origini hippie.
In mezzo a tanta musica adolescenziale, l'opera di Joni Mitchell rappresenta
comunque uno dei primi esempi di rock per adulti, anche se
l'egocentrismo della cultura hippie l'ha spinta a dedicare troppa arte a
se stessa, a indulgere nello stile confessionale, a cercare un significato
storico universale per le sue vicende personali.
Mitchell e` stata anche una delle prime musiciste rock a intraprendere una
jazz fusion che non fosse limitata ad assorbire il ritmo jazz ma penetrasse
in profondita` l'infrastruttura della canzone rock.
La personalita` della giovane Mitchell era una delle piu` affascinanti
dell'epoca. Mitchell e` una ragazza indipendente
e intellettuale, inserita in un ambiente particolare, quello della musica.
La sua
sensibilita` e` diretta da un lato alla sua situazione, alla sua vita
privata, costellata di ansie e felicita`, dall'altro al mondo delle star,
del quale conosce a menadito i piu` indiscreti segreti. La sua musica
risulta cosi` una sorta di cronaca psicologica intima e pubblica,
confessione sia della sua condizione d'insicurezza sia del malessere
dei divi in generale. Di se` rivela la ragnatela di paure, il senso di
impotenza di fronte alla societa` e di fronte a se stessa, alla sua stessa
scelta di indipendenza sociale. Svela la dorata prigionia delle star, il
retroscena esistenziale dello spettacolo. Non denuncia, confessa.
Se Grace Slick e` la ragazza dell'utopia, dei sogni, delle illusioni,
Joni Mitchell e` la ragazza reale, quotidianamente impegnata a sopravvivere
come individuo ed artista, una ragazza la cui vita e` fatta di abitudini, e
di incidenti che alterano queste abitudini. Ed e` una ragazza piena di contraddizioni, prima fra tutte quel rapporto di odio e amore nei confronti della
California e dell'America tutta, disprezzata ed agognata allo stesso tempo.
La morale, malinconica, e` la contraddizione insita nella Contestazione stessa,
in un modo di vivere giovanile che godeva la propria civilta` e voleva
contemporaneamente distruggerla, senza averne la forza ne` fisica ne` morale.
Joni Mitchell e` frutto di queste contraddizioni generazionali.
Nei propri testi la donna riesplora maniacalmente le proprie inquietudini, affonda
il coltello nella piaga godendo del dolore e dell'atrocita` mentale che
si auto-infligge. Le sue accese brame sentimentali hanno sempre un che di
cerebrale che le situa in un limbo di commiserazione universale, attaccate
morbosamente a un senso cosmico della solitudine e dell'estasi.
La sua e` una poetica di frammenti, di particolari, di piccoli fatti quotidiani,
che lo svolgimento lineare delle sue storie, ora fiabe moderne con la tendenza a
mitologizzare, ora acquarelli impressionisti, rendono immediati e naturali.
Le sue canzoni hanno un tono discorsivo, piano e comune, si scolpiscono
nella mente per il fascino di una melodia rappresa a un'immagine.
La voce, cristallina, educata
a un cantato da soprano, con la dizione limpida, le inflessioni agili, ha un
modo quasi accademico, straniante, di porgere i versi.
Oltre che per far parte di una intelligentia rock, Mitchell
e` nota anche per la raffinatezza e l'atteggiamento signorile, in vistoso
contrasto con i personaggi rock degli anni '60.
L'intelligenza spiccata ne hanno fatto col tempo una musicista colta,
capace di uscire dalle anguste stanze del folk per spaziare di la` dal
jazz d'avanguardia.
Joni Mitchell (Roberta Joan Anderson)
inizio` a suonare la chitarra (o meglio l'ukulele) in Canada durante il
college. Al termine del college (1965) sposo` il cantante che le diede il
nuovo cognome e che la porto` negli USA.
A Detroit la giovane Mitchell si fece conoscere come folk-singer dall'ugola
pregiata e dalla parola svelta. Approfitto` del divorzio (1966) per trasferirsi
al Greenwich Village, dove venne scoperta e le sue canzoni divennero
hits nelle versioni di cantanti pop come Judy Collins.
Giunta in California nel 1968, Mitchell entro` a far parte dell'entourage
dei Crosby Stills, Nash & Young, diventando rapidamente
la ragazza di Nash, la prima di una serie di avventure sentimentali con divi
della musica rock.
David Crosby le insegno` a suonare
la chitarra con le caratteristiche accordature iper-cromatiche.
Stills le forni` l'accompagnamento strumentale per le sue prime incisioni.
La musica di Joni Mitchell (Reprise, 1968), poi
ristampato come Song To A Seagull,
e` ancora quella di una folk-singer pura che si accompagna soltanto
alla chitarra acustica, suggestiva per quel modo gentile e ululato di portare
il soprano (uno stile vocale che ricorda piu` il canto medievale o l'aria da
opera) e per il silenzio quasi sacro che circonda i suoi solenni racconti.
Tipiche del suo stile sono l'ineffabile ballata romantica di
Michael From The Mountain,
il crepitio pianistico honky-tonk e i contrappunti vocali yodel di
Night In The City,
l'impressionismo estatico e rarefatto di Song To A Seagull,
la lirica e intensa Cactus Tree.
Clouds (1969)
e`, se possibile, ancor piu` austero. Le canzoni scorrono lente
e delicate (l'estasi mitizzante di Tin Angel, la suspense mediterranea di
Roses Blue) oppure si sospendono in una sorta di attonito soliloquio
(The Fiddle And The Drum per sola voce, il flusso di coscienza s
classicheggiante di I Think I Understand).
L'apice melodico lo raggiunge pero` in due composizioni gia` fuori da questo
stile: Both Sides Now, punteggiata da arpeggi e rintocchi impressionistici,
e Chelsea Morning, sottolineata da un chitarrismo vivace e sincopato.
Il culmine del suo periodo "acustico" sono le soavi cantilene di
Ladies Of The Canyon (1970), soprattutto Morning Morgantown,
una delle sue melodie piu` gentili,
e Circle Game, che sembra una filastrocca per bambini. E`
un album che alterna momenti rarefatti (For Free, una delle sue prime
ardue ballate pianistiche free-form, e Rainy Night House)
alle sue canzoni piu` "pubbliche": l'inno a Woodstock e l'ecologica
Big Yellow Taxi, tanto ritmata da diventare il suo primo successo.
Joni Mitchell comincia in questo disco a suonare anche il piano, allontanandosi
dal "West-Coast sound" e allargando le proprie possibilita` espressive.
Il suo soprano e` ormai uno strumento perfettamente accordato, capace di
alternare con fluida naturalezza recitativi, acuti drammatici, bisbigli in
falsetto e gorgheggi d'opera.
Con Blue (1971) si compie la trasformazione lirica e musicale che la
consacra ai vertici della musica introspettiva ed autobiografica.
Blue e` una specie di diario di viaggio dopo la fine di un'esperienza
sentimentale. La voce, finemente protesa e vibrante, tocca il culmine
delle proprie possibilita` canore, sprofondando in un continuo lamento nevrotico.
Le composizioni sono complesse e involute, volutamente irte e anti-spettacolari,
scarne fino al silenzio.
I testi sono, piu` lirici e distaccati, affrontano
senza falsi pudori i problemi della nuova etica sessuale, come Erica Jong sta
facendo nei suoi romanzi.
Le armonie sono piu` ritmate
e melodiche quando si accompagna alla chitarra (All I Want, Carey,
California, The Flight Tonight) e rappresentano il modo californiano
della sua arte, piu` sereno e vivace, nel segno di CSN&Y e del country-rock;
mentre si affidano alle invenzioni e ai difficili equilibri
della voce quando accarezza i tasti del pianoforte, e in questi si ascolta
il modo "colto", europeo, della sua arte (Blue, My Old Man,
River, The Last Time I Saw Richard), tutto soffuso e cerebrale.
Vere e proprie sonate da camera, queste ultime rappresentano le conquiste
armoniche piu` alte della musica di Mitchell.
Pur fra le numerose divagazioni il tema dell'album, dall'alto di una raggiunta
saggezza romantica, e` il conflitto fra amore e liberta': l'amore soffoca la
liberta`, e senza liberta` non si puo` avere creativita'. La solitudine
diventa un male necessario per chi vuol realizzare la propria personalita'.
A questa tesi astratta Mitchell sacrifica la musica, ridotta a semplice
testimone del suo dramma.
For The Roses (Asylum, 1972) chiude la trilogia dei capolavori folk.
E` un album decisamente al femminile che esplora la problematica amorosa
dal punto di vista della donna. Se musicalmente e` anche piu` astratto del
precedente, in pratica e` piu` accessibile.
Le contorsioni vocali si sposano in modo piu` naturale alla musica e i testi
evitano un po' della petulanza e dell'auto-commiserazione delle litanie di
Blue a favore di un romanticismo piu` spontaneo.
L'arrangiamento, oculatissimo, per la prima volta contempla fiati, archi,
chitarra elettrica, batteria e basso, seppur dosati con discrezione.
Una chiara indicazione che Joni Mitchell sta mutando direzione,
privilegiando la musica rispetto ai testi.
La lingua pianistica di Blue si ascolta ancora in Banquet e in
Judgement, ai due capi del disco, ma in Blonde In The Beachers se ne
puo` osservare la trasformazione in un nuovo suono, piu` corposo e ritmato.
Cold Blue Steel And Sweet Fire affascina per i vocalizzi quasi hawaiani e
per l'arrangiamento sofisticato,
Electricity e` la sua versione del kitsch sentimentale,
Let The Wind Carry Me e` un rhythm and blues soffuso ed evocativo.
L'orecchiabile You Turn Me On
e il manifesto personale di Woman Of Heart And Mind, oltre a dare un vivido
ritratto di se`, hanno la tipica impostazione californiana, sia nei vocalizzi
sia nel fraseggio chitarristico.
All'interno della trilogia Ladies Of The Canyon e` il piu` folk,
Blue il piu` sperimentale, For The Roses la sintesi di un folk
progressivo e intellettuale.
Giunta a un punto di perfetto equilibrio fra folk, musica colta e musica
leggera, e fra angoscia ed estasi, Joni Mitchell decide di assimilare
anche il jazz, in modo da bilanciare il suo pianto sommesso e seminconscio,
e la nevrosi latente, con un fluente arrangiamento, anche se
a scapito di quelle folgoranti lapidarie immagini-sensazioni di dolore.
Court And Spark (1974), primo e migliore in questa direzione, contiene
anche il suo unico vero hit, il soul Help Me, con tanto di fiati kitsch in
sottofondo.
Archi da camera, ritmi vivaci e cori di contrappunto, smantellano l'impianto
introspettivo di Blue, portando a compimento la progressione naturale
che dal folk acustico per sola chitarra l'aveva portata all'ensemble di
Roses. Un canto piu` sinuoso e meno avventuroso ricama le sue storie
d'amante tradita su un tessuto armonico piu` variopinto
(Free Man In Paris, Car On A Hill, Same Situation)
e talvolta persino frizzante
(il rhythm and blues scalmanato di Raised On Robbery,
lo scat swingante di Twisted).
Lo stile pianistico confessionale si replica soltanto in
Down To You, tesissima e classicheggiante, e Court And Spark.
Hissing Of Summer Lawns (1975) indulge in quell'easy-listening di classe
con risultati molto piu` mediocri, ma con ancora qualche spunto geniale
(Edith and the Kingpin, (In France They Kiss on Main Street,
Jungle Line, Shadows and Light).
Bisogna attendere un altro anno prima che l'artista si riprenda, con
Hejira (1976), dedicato al
viaggio compiuto da Maometto da La Mecca a Medina nel 622 (l'evento
da cui ha inizio l'Islam),
album concepito come il flusso di musica e parole che e` nella linea di
Blue, ma fedele al programma di rinnovamento musicale lanciato con
Court And Spark.
Le ballate, ora calde e vivaci (Refuge Of The Road, un cocktail jazz
d'atmosfera, Coyote a ritmo caraibico) ora tenere e introverse
(Amelia, requiem per languidi rintocchi di slide e tintinni di vibrafono,
Hejira, onirica e sconsolata grazie ai vortici di basso di Jaco
Pastorius), sono per lo piu` road-song accompagnate da un
discreto tessuto strumentale.
Il tema unitario e` l'autostrada, luogo di viaggi, di solitarie meditazioni,
di avventure romantiche, di fughe, di addii, di ricordi.
Svettano gli otto liricissimi minuti di Song For Sharon, sublimazione
dello stile chitarristico e vocale californiano, e la spettrale ballata
in chiave minore Furry Sings The Blues, con l'armonica arcaica di Neil
Young.
D'altra parte l'intensita` naive della prima Mitchell si e` ormai del tutto
deteriorata, e la cantante sembra sempre piu` assorta in una forma paranoica
di auto-commiserazione che altro non e` che un tipico snobismo da
elite di pop-aristocratici.
Il successivo Don Juan's Reckless Daughter (1977) e` un doppio ambizioso,
con Pastorius al basso e Wayne Shorter al sax, che si perde per lo piu` in
futili deliqui jazz
(i sedici minuti per piano e orchestra di Paprika Plains, direttore Mike
Gibbs, che esasperano fino alla paranoia lo stile confessionale di Blue),
riuscendo raramente (nel soul involuto e opprimente di Jericho,
nella delirante e quasi Indiana Don Juan's Reckless Daughter,
o nella tribale e occulta Dreamland) a sfruttare
proficuamente l'eclettismo e l'incandescenza del nuovo sound.
La svolta jazz si concretizza in una collaborazione con Mingus,
Mingus (1979), che contiene un solo brano di Mitchell (The Wolf That
Lives In Lindsay), interrotta dalla morte del grande musicista.
La pretenziosita` di queste opere
le aliena comunque la simpatia del pubblico.
Negli anni '80 la sua attivita` si dirada sensibilmente.
Melodicamente affine a Court And Spark, squisitamente arrangiato
alla Hejira, con testi piu` misurati e sinceri, caldi e profondi,
anche se ruotano attorno ai soliti temi
(ansia amorosa, le paure di una donna sola che invecchia),
Wild Things Run Fast (Geffen, 1982) si situa a meta` strada,
in un piacevole entertainment intellettuale
(Be Cool, You Dream Flat Tires, Love),
che solo saltuariamente
sa toccare corde poetiche (come in Chinese Cafe`).
Dog Eat Dog (1985) e` il suo album piu` commerciale, con arrangiamenti
elettronici e temi d'attualita'. Mitchell ammette la sua anima di yuppie,
di animale salottiero, assume uno staff di tecnologi, adotta uno stile di canto
da graffiante vocalist "vissuta", e scende in pista: il funk alienato di
Fiction, il sinfonismo e le dissonanze agghiaccianti di Three Great
Stimulants, l'etno-disco di Shiny Toys, il soul sentimentale e
heavy-metal di Good Friends sono sottesi da un clima sinistro di
suspense e di catastrofe incombente, nella linea dei
Peter Gabriel e delle
Kate Bush. Dog Eat Dog e Impossible Dreamer
fungono da ponte con il suo stile classico.
Il cambiamento e` clamoroso, ma non sorprendente. Il pudore delle favole
morali di un tempo rivela tutto il suo anacronismo nell'atteggiamento freddo
e disincantato con cui Mitchell osserva oggi il mondo reale, le tragedie
politiche, le nevrosi urbane, il potere dei media, il consumismo, i disastri
ecologici, le carestie, e gli altri mille mali del secolo. La donna Mitchell
si e` svegliata all'improvviso per rendersi conto che, mentre lei piangeva
i suoi fallimenti amorosi, il mondo subiva tragedie ben piu` gravi.
I tradimenti e gli oltraggi di cui cantava nei suoi dischi erano nulla in
confronto a cio` che stava accadendo nel mondo. Aristocraticamente chiusa nel
suo dolore, Mitchell non se n'era mai accorta. Il suo nuovo didatticismo
suona comunque ipocrita e fuori luogo, sempre troppo astratto per essere
sinceramente populista.
Chalk Marks In The Rain (1988) mette a fuoco questo nuovo stile di
arrangiamento e lo riporta verso la sensibilita` del periodo folk, con
risultati avvincenti in My Secret Place,
The Beat of Black Wings,
The Reoccuring Dream,
Dancin Clown (con Billy Idol) e Snakes And Ladders, e una sfilata
di ospiti d'eccezione, da Willie Nelson a Peter Gabriel.
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