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The most erudite contribution to reforming folk-rock came from the former
vocalist of the Them, Van Morrison (115),
who quickly established himself as the most significant musician of his
generation. The lengthy, complex, hypnotic, dreamy jams of
Astral Weeks (1968) coined an
abstract, free-form song format that blended soul, jazz, folk and psychedelia
and was performed with the austere intensity of chamber music.
The psychedelic and jazz elements came to the foreground on
Moondance (1970), which boasted lush, baroque arrangements.
Perhaps sensing the end of an era, for a few years
Morrison abandoned those bold experiments and retreated to
bland rhythm'n'blues songs, with the notable exception of Listen To The Lion, off St Dominic's Preview (1972).
Then Veedon Fleece (1974) applied the same treatment to a
pastoral, nostalgic and elegiac mood.
Morrison's vocal style continued to develop towards a unique form of warbling
that bridged Celtic bards and soul singers.
On albums such as Into The Music (1979), A Common One (1980),
A Beautiful Vision (1982) and Inarticulate Speech Of The Heart (1983)
Morrison employed disparate musical elements to mold compositions that are
profoundly personal and even philosophical, that are both arduous meditations
and elaborate constructions, that are, ultimately, more similar to classical "suites" than to pop songs.
His stately odes displayed an increasing affectation, often sounding like
pretentious sermons, but born out of a painful convergence of
spiritual self-flagellation, tortured confession, shamanic trance,
James Joyce's stream of consciousness,
John Donne's metaphysical poetry and
and William Blake's visionary symbolism.
If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
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Forse troppo colto e introverso per appartenere alla musica rock,
Van Morrison e` uno degli artisti piu` significativi degli anni '70.
Prendendo lo spunto dalle canzoni piu` astratte di
Bob Dylan e
Tim Buckley, dal
rock psichedelico e dal progressive-rock,
dai bardi celtici e dai soul singer,
Van Morrison invento` una nuova figura di singer-songwriter,
che usava le due componenti fondamentali del folk, del country, del jazz e del
rhythm and blues per comporre canzoni profondamente personali e financo
filosofiche, composizioni forbite e complesse che assomigliano piu` a "suite"
classiche che a canzoni pop.
Partito dal soul dilatato di Astral Weeks, e approdato subito al barocco
jazz-psichedelico di Moondance, Morrison si e` poi avventurato in
territori al confine fra questi due mondi, alla ricerca di una forma espressiva
che fosse al tempo stesso tragica ed elegante.
Lo stile maturo di queste ardue confessioni morali oscilla fra diversi modi
di comunicare sensazioni. A volte Morrison e` confuso e
disordinato, segno di un acuto tormento interiore. A volte il suo canto e`
trasognato, e fluttua sull'improvvisazione libera degli strumenti come quello
di uno sciamano in trance. Altre volte e` sanguigno, teso, reboante, nella
migliore tradizione soul.
In tutti i casi
lo stimolo e` il bisogno urgente di comunicare un messaggio: quello della
ricerca di una nuova forma di saggezza, radicata nelle tradizioni e
nella comunione con la Natura.
Le radici di Van Morrison affondano nel folk mistico delle leggende celtiche.
Una severa
preparazione gli permette di utilizzare al meglio poesia e jazz nei suoi pezzi, per fabbricare le atmosfere pregne di mistero e i flussi di coscienza
che la sua duttile voce sa dominare magistralmente.
Il canto, l'orchestrazione e il modo professionale di tenere la scena, sono
diventati lo standard per i cantautori americani piu` seri.
Van Morrison e` anche l'artista che e` andato piu` vicino a fondere il lamento
gutturale del blues e la prosa libera di James Joyce, due manifestazioni
artistiche del flusso di coscienza di William James.
Pur restando sempre al confine fra musica d'intrattenimento e opera d'arte,
Van Morrison, cesellando a dismisura arrangiamenti sofisticati, versi intensi e
vocalizzi spericolati, ha dato sovente l'impressione di cercare testardamente
il capolavoro, l'opera complessa e profonda che lo consegni definitivamente ai
posteri, a costo di sembrare auto-indulgente e pretenzioso.
Van Morrison era stato il cantante dei Them
a Belfast (Northern Ireland) dal 1964 al 1966,
uno dei tanti complessi di rhythm and blues bianco dell'epoca.
Prima dei Them aveva suonato chitarra, sassofono e armonica in combo
di jazz e rhythm and blues.
Nel 1967 si trasferi` a New York e trovo` subito un successo di classifica con
la sognante e latineggiante Brown Eyed Girl (scritta da Bert Berns).
L'album Blowin' Your Mind (Bang, 1967) venne pubblicato senza il suo
consenso e mostra un artista ancora impacciato.
Il suo modello pare essere un Ray Charles appena piu` "arrabbiato", piu`
proletario. Il suo primo flusso di coscienza, T.B. Sheets, rivela che
Morrison vuole spingersi
oltre il rhyhm and blues, che si tratta soprattutto di un compositore
introverso, ma al tempo stesso di un vocalist di gran classe e di un
arrangiatore smaliziato.
Queste qualita` non sono ancora amalgamate, come se Morrison non fosse ancora
riuscito a dimostrare il teorema, ma soltanto a enunciare i postulati.
Nell'estate successiva, trasferitosi a Boston, Van Morrison trovo` la soluzione del puzzle in modo
quasi magico. Aiutato da un pugno di musicisti jazz, incise un album
acustico a tema, diviso in due parti, Astral Weeks (Warner, 1968).
Romantico, mistico e impressionista, il disco fa ampio uso di
elementi folk e jazz. Gli otto pezzi sono canzoni-poesie, al tempo stesso
sofferte e sofisticate, intense e cromatiche. La raccolta costituisce di fatto
un diario intimo, un esperimento ambizioso di musica meditativa e introspettiva.
Ogni brano e` un magma di emozioni tormentate, un flusso di immagini personali.
I comprimari sono tutti esperti jazzisti che tessono un tappeto vellutato e
contorto di suoni (flauto, vibrafono, contrabbasso, violino)
e Morrison nobilita la tradizione soul con le sue discontinue
scorribande vocali.
La title-track e` una cascata di suoni interiori: la voce
che racconta quasi senza cantare, ora rabbiosa e malata, ora sognante e
malinconica, il contrabbasso che scandisce un ritmo fitto e ossessivo, il
flauto petulante e il violino languido che saettano a turno; con un finale che
si dissolve in un tenue respiro.
In embrione potrebbe essere un tipico "latin soul" di Berns, ma troppi elementi
sono fuori posto: il tribalismo caraibico viene placato in un dimesso shuffle,
l'anelito gospel si sposa alle invettive dei teppisti di strada, l'
accompagnamento swingante si adegua al free-jazz, e il ritornello non ha fine,
si ripete all'infinito.
Beside You e` un incubo scarno e solitario nello stile
di Tim Buckley, un lamento urlato, teso e deforme, paranoico: gli strumenti
vibrano liberi e discreti, e la voce fluttua impazzita nel loro caos, ma con un'
isteria che e` ignota a Buckley.
Il clavicembalo malinconico di Cyprus Avenue strania un crescendo onirico di
lievi magie evanescenti, colora un paesaggio fiabesco che appare e scompare
dietro i vapori di una nebbia pigra e seducente, impasto vellutato di flauto,
violino e contrabbasso; la musica galoppa incontro a miraggi, con il
clavicembalo che incalza, il canto che si contorce, il violino che imita la
viola lisergica di Cale.
Ballerina e` tipica della tecnica armonica quasi minimalista del disco:
il vibrafono ripete all'infinito una frase romantica, intorno alla quale
Morrison declama la sua storia; poco a poco si insinuano il violino, il
trombone, il flauto, e ciascuno entra in contrappunto al vibrafono; la
polifonia spinge il vibrafono a complicare il suo pattern, ei suoi
interlocutori si adeguano a loro volta al nuovo pattern; si genera cosi` un
crescendo quasi impercettibile, che presto dovrasta pero` il canto stesso;
e proprio allora ha inizio la dissolvenza del finale.
Madame George e` il momento piu` rilassato e tenero del disco, e ne riassume
la dimensione onirica e romantica, il linguaggio articolato e luminoso,
cullato in duetti eterei di flauto e violino, dilatato da una forma di ralenti`
psichedelico fino a una sorta di stasi mistica.
Il brano piu` rarefatto, con splendide evoluzioni jazz al flauto nel vuoto,
e` pero` il breve aforisma finale, Slim Slow Slider.
Il successivo Moondance (Warner, 1970) ribadi` l'eccellente stagione
creativa di Van Morrison.
Rispetto a Astral Weeks i brani sono piu` brevi e rilassati,
e l'accompagnamento e` piu` organico, compatto e lineare. Le dilatazioni
dovute al free-jazz e alla psichedelia sono state bandite a favore di un
arrangiamento soul lambiccato e manieristico. L'ensemble
di dodici unita` e` meno classicheggiante e piu` rhythm and blues (una
"horn section" predomina sulla "string section").
E` certamente il disco piu` melodico di Morrison, grazie ai ritornelli
immortali di And It Stoned Me (cadenza epica di piano, contrappunto
romantico di sax), Caravan (un solido boogie sincopato) e Glad Tidings
(in cui e` il sax a fare il controcanto melodico).
Ed e` anche il piu` jazz, con le atmosfere swinganti di Moondance (per
piano liquido, flauto etereo e sax graffiante) e Crazy Love, carezza delicata
da night.
Ma il soul "totale" di Morrison si spinge ben oltre e compone capolavori
anche in altri contesti armonici, vedi il rhythm and blues nervoso e cadenzato
di Into The Mystic, il gospel ritmato e festoso di Come Running,
il blues strascicato di These Dreams Of You (con armonica e clavinette,
e un assolo jazz di sassofono), la danza classicheggiante di Everyone
(clavicembalo barocco e flauto medievale).
A completare queste armonie sospese nello spazio incantato che e` il margine
di tutti i generi e di nessuno, fatte di tocchi e di pause, e di struggenti
deliri vocali, e` un ritorno di sogno astrale, Brand New Day, schizzo
impressionista paradisiaco con soffice nevicata di note.
Piu' calma ed introversa, l'atmosfera di
Moondance non ha nulla dell'incubo soprannaturale di Astral Weeks, e` un
fatto tutto sommato piu` musicale e meno personale.
In tutte le canzoni della raccolta l'arrangiamento e` rifinito con cura
maniacale, facendo ricorso a una strumentazione estesa, senza
lesinare i sostegni vocali del coro femminile, e facendo leva su una sezione
ritmica da combo di rhythm and blues. Le composizioni sono sintetiche e
concise, quasi lapidarie se si tiene conto della loro complessita'
armonica. Lo stile del cantante e` fluido, sempre intenso e appassionato,
teso su un filo emozionale il cui equilibrio non viene mai compromesso ne` da
scatti nervosi ne` da deliqui depressi. La canzone progressiva inglese trova
qui il suo punto di massima raffinatezza.
E Morrison si qualifica come massimo esteta del soul.
Lo stile "perfetto" di Moondance aveva scoperto un compromesso suggestivo
fra la musica pop e la musica progressiva. Morrison, adesso residente in
California, non era pero` abbastanza
acrobata da mantenere l'equilibrio, e negli anni seguenti, almeno fino al 1974,
gli esperimenti che si susseguirono furono deludenti. A salvarsi sono alcune
canzoni: Domino (uno dei suoi classici numeri rhythm and blues), da His Band And the Street Choir (1970),
Tupelo Honey, I Wanna Roo You e Wild Night da
Tupelo Honey (1971), album che strizza l'occhio al country e al pop.
St Dominic's Preview (1972), che vantava
Bernie Krause al sintetizzatore,
fu un lavoro piu` serio,
grazie a Jackie Wilson Said (altro classico rhythm and blues)
e alle lunghe Listen To The Lion (degna
di Astral Weeks) e
Almost Independence Day.
La cupa Snow In San Anselmo e la lunga Autumn Song non bastano
invece a redimere Hard Nose The Highway (1973).
Morrison, ora titolare della Caledonia Soul Orchestra, oscillava fra il
levigato falsetto di Curtis Mayfield e il rauco shout di Wilson Pickett,
unico bianco a poter competere con tali vocalist neri, ma sembrava aver
abbandonato il progetto del folk-jazz astratto di Astral Weeks.
Finalmente, tornato nella nativa Irlanda, Morrison ritrovo` l'ispirazione
"pastorale" del suo capolavoro e registro` un altro lavoro introverso,
Veedon Fleece (Warner, 1974). Benche' non raggiunga i livelli lirici
del capolavoro, quest'album contiene
deliziose serenate astrali come l'appassionata Country Fair e la lunga
e vibrante You Don't Pull No Punches. L'umore e` sereno e rurale,
come se Morrison cercasse rifugio dall'alienazione urbana.
Il flauto esotico di Streets Of Arlow e i giochi di
piano di Linden Arden sembrano librarsi verso il Paradiso.
Morrison torna pero` subito in california e, dopo qualche anno di riposo,
riprende a suonare jazz e rhythm and blues da cocktail lounge.
Period Of Transition (1977) ritorna con gran pompa alle canzoni brevi di
rhythm and blues fiatistico
(The Eternal Kansas City, Heavy Connection, It Feels You Up,
Famingos Fly).
Soltanto
Cold Wind In August tesse ragnatele
emotive visionarie.
La rinascita artistica e` comunque alle porte.
Gli album successivi tratteggiano l'onesto e qualche volta geniale
artigianato di Van Morrison affrontando con fervore quasi biblico tematiche via
via piu` impegnative.
Della sporca ruggente foga giovanile non rimane traccia.
Wavelength (1978), album rilassato e un po' dispersivo,
impiega una big band con persino synth (Peter Bardens dei Camel) e
fisarmonica, e ritrova un po' della perfezione formale di Moondance
nel soul festoso di Kingdom Hall,
nel reggae spiritato di Venice USA,
nella marziale e commossa invocazione di Take It Where You Find It,
nei brividi da discoteca di Wavelength.
Morrison ritrova fiducia e ispirazione (in senso religioso) su
Into The Music (Warner, 1979),
un ciclo di canzoni erotiche e mistiche.
Con quella che e` ormai una mini-orchestra folk-jazz (Toni Marcus agli
archi, Mark Isham alle trombe, ogni sorta di fiati e voci femminili),
l'irlandese compone complesse e mature policromie armoniche in parte
contaminate dall'honky-tonk (Bright Side Of The Road),
dal rhythm and blues commerciale (Full Force Gale e Stepping Out Queen),
dall'elegia folk (Rolling Hills e Troubadours).
Le quattro lunghe ballate della seconda facciata rappresentano uno dei picchi
"trascendentali" della sua musica.
Queste canzoni free-form ricordano i brani liberi di Buckley: la voce di
Morrison svaria su un fronte molto ampio di registri, mentre il complesso
improvvisa un tappeto sonoro fitto ma dimesso.
Il principio e` quello di tanta musica da night-club, ma Morrison ne fa
una forma severa di "soul da camera".
In Angelou cesella, sulle ali di un'intensa emotivita`, una delle sue
gemme vocali, fatta di bisbigli e lamenti innamorati che si alternano con
fluidita` cristallina.
And The Healing Begun, dall'incedere epico, mette invece in mostra il lato
piu` grintoso del suo vocalismo, capace di infondere la carica di un fervore
gospel.
Chiude il disco You Know What They Are Writing,
la ballata piu` funerea.
Da questo momento i suoi dischi non saranno mai piu` semplici raccolte di
canzoni, ma diarii spirituali in cui l'animo e` lacerato dai temi universali
della vita e della morte. La musica si fara` di pari passo
sempre piu` spericolata.
A Common One (1980), tutt'altro che radioso come il precedente, si
tuffa nel misticismo piu` rarefatto.
La sofferta e chilometrica When Heart Is Open
puo` stare al fianco dei deliri di Tim Buckley, essendo forse il suo brano
piu` tormentato e introverso.
I quindici minuti di Summertime In England sembrano una confessione
da ultimo spasimo prima della morte.
Beautiful Vision (1982) e` fin troppo pastorale negli intenti,
verboso quanto un libro di sermoni spirituali,
ma e` anche il meglio arrangiato (e jazzato)
dai tempi di Moondance.
Morrison puo` comporre a occhi chiusi ballad eleganti come
Van Lose Stairway, Beautiful Vision,
She Gives Me Religion e Dweller On The Threshold.
Inarticulate Speech Of The Heart (1983) e` forse il suo disco piu`
cerebrale di sempre, ispirato alla teosofia scientologica.
Prevalentemente strumentale,
conteso fra fusion jazz e celtic folk, si libra maestoso in Wonderful
Remark e nella cantilena gospel eponima, che ripete all'infinto il
verso-manifesto "I am a soul in wonder...".
William Blake e John Donne (Rave On John Donne)
sono i suoi poeti preferiti e vengono citati per lungo e per largo.
Sense Of Wonder (Mercury, 1984), ancora pervaso dal simbolismo visionario
dell'album precedente, ritorna alla materia prediletta dei suoi onirici
blues celtici: lo stupore appassionato di fronte ai complessi misteri
dell'animo umano e della natura. Sense Of Wonder, con contrappunti vocali
gospel e dosi di rhythm and blues alla Tupelo Honey,
incide un'altra pagina del suo sofferto diario esistenziale,
e Tore Down A La Rimbaud continua il suo pellegrinaggio fra la
poesia simbolista,
ma i numeri
piu` suggestivi sono gli strumentali (Bollyflow And Spike e Evening
Meditation), legati al folklore magico dell'antichita` celtica.
No Guru No Method No Teacher (1986), che segna un nuovo ritorno alle
sue radici celtiche, raffina la prassi di uno
spiritualismo popolare che si libra in calibrati arrangiamenti pop-jazz,
in elegie sempre piu` intense e profonde,
(In The Garden) senza peraltro rinunciare alla foga rhythm and blues
(Ivory Tower).
Poetic Champions Compose (1987) spinge la sua ossessiva odissea personale
nei meandri di un misticismo panteistico attraverso un catalogo di intense
frasi folk espanse in trance emotive permanenti, incapaci di raggiungere un
climax di pathos e volte ad estinguersi lentamente nel silenzio, spesso
nella quiete bucolica (The Mystery).
Le sue liriche sempre piu` enigmatiche ne facevano ormai l'equivalente
Cristiano di un guru Tibetano.
Lo spirito trascendentale di questo periodo si
sublima
negli strumentali Spanish Steps e Celtic Excavations.
Morrison si e` allontanato all'estremo opposto delle radici "nere" da cui
ebbe origine la sua carriera, ed e` pervenuto al folk bianco della vecchia
Europa.
Live At The Grand Opera House (Mercury, 1985)
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