VanDyke Parks was instrumental in
transforming light-hearted pop music into a form of austere chamber music.
An orchestral arranger for psychedelic-rock, Parks debuted as a solo
artist with Song Cycle (1968), whose impressionistic vignettes of
ordinary life employed a cornucopia of sonic trivia and musical quotations,
and sounded more like an apocalyptic fresco of the American civilization
than a pop album.
Parks also led the vanguard of nostalgia-rock with
Discover America (1972), a satirical tribute to calypso.
Parks' concept albums resemble Frank Zappa's collage-operettas.
He applied the cinematographic technique of "montage" to the format of
kitsch music.
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VanDyke Parks (nato nel 1941 nel profondo Sud, in Mississippi, ma cresciuto a
Hollywood) e` un personaggio
eccentrico e geniale che ha compiuto una delle operazioni piu` ardite sulla
musica melodica, trasformando il "pop" in una forma di musica da camera,
immettendo lo "zeitgeist" dell'era post-moderna in un sound semplice e
rilassante, adattando la tecnica cinematografica del "montage" al formato
della musica kitsch.
A Hollywood fece la solita trafila: aspirante attore, aspirante cantautore,
aspirante compositore di colonne sonore, session-man per gli studi di
registrazione (suona il piano su Eight Miles High dei Byrds),
e finalmente produttore. Quando produsse due hit di bubblegum nel 1967,
Parks ottenne le credibilita` che andava cercando.
Le sue idee grandiose non ebbero molta fortuna, pero`: Smile, l'album
leggendario dei Beach Boys di cui curo` la produzione, venne cancellato
(e` suo il montaggio testuale di Heroes And Villains),
Tim Buckley, Ry Cooder, Frank Zappa e tanti altri usarono il suo
genio musicale ma non divennero certamente stars.
Parks si conquisto` comunque una meritata fama come arrangiatore orchestrale,
come sorta di anti-Bacharach, capace di stravolgere il significato di
"orchestra" in un modo che non era meno eversivo della psichedelia di quegli
anni.
Tipico topo da studio di registrazione, Parks avrebbe registrato ben pochi
dischi a proprio nome, ma avrebbe sorpreso
ogni volta l'ambiente con le sue folli virate controcorrente.
Song Cycle (Warner, 1968 - Edsel, 1986), frutto di quattro anni di gestazione,
e` l'album in cui Parks pote` finalmente sfogare le sue idee rivoluzionarie
in fatto di arrangiamento. Forse per la prima volta nella sua storia, la
canzone di musica leggera acquisiva la statura di un pezzo di musica da
camera.
Il "ciclo" di vignette impressionistiche sulla vita quotidiana di Los Angeles
impiega un catalogo impressionante di trivia sonori:
orchestre, distorsioni vocali, atonalita`,
fanfare da banda marciante, rumori, cori,
marcette da music-hall, effetti psichedelici,
fantasie melodiche da colonna sonora.
Parks rivisita l'intera storia della canzone,
dal parlor song di Stephen Foster al crooning di Cole Porter,
per comporre un affresco apocalittico della civilta` di plastica,
un'operazione simile a quella compiuta da
Charles Ives con le sue sinfonie per frenetico accumulo di dati sonori
e alle operette-collage del primo Frank Zappa.
Parks e` il cantastorie di un evo indefinito, che riassume tutti i precedenti.
Piu' vicine allo spirito gioviale dell'era del ragtime sono Palm Desert
e The All Golden, che riportano alla mente passeggiate sui boulevard o serate
alla fiera, mentre oppresse da suoni cupi e marziali sono le piu` espressioniste
Widow's Walk e By The People, il capolavoro, in cui gli infiniti spunti
comici servono da contrafforte ad un'atmosfera che e` in effetti tragica.
In queste seconde si coglie il vero spirito dell'opera, che e` soprattutto
musica della spersonalizzazione e della solitudine, musica dell'agonia
dell'individuo soffocato da una folla incomprensibile di segni.
Parks ovviamente godeva nell'impersonare
il cantautore piu` anacronistico del mondo, nello scodellare
graziose ed eleganti gag d'epoca, nel giocare con un apparato grottesco di
orchestre, cori femminili, tromboni, fisarmoniche.
L'album elenca 78 musicisti che parteciparono alle registrazioni.
L'unico brano strumentale, Donovan's Colours,
originariamente un singolo del 1968 pubblicato con lo pseudonimo
George Washington Brown, era un esempio ante-litteram di decostruzione
postmoderna.
Parks fece finalmente carriera nell'industria discografica e per qualche
anno fu troppo impegnato con il lavoro. Quando finalmente usci` la continuazione
a quel primo capolavoro, Discover America (Warner, 1972 -Edsel, 1986) rimise tutto
in discussione. Il disco era uno scherzo clamoroso: un omaggio vergognoso
al calypso. In realta` dietro lo stile si nasconde un altro esesrcizio di
impressionismo populista, una riproduzione fotostatica degli anni '30.
Ad aumentare le somiglianze con Frank Zappa, le canzoni sono
satire esilaranti dell'Establishment.
Benche' meno rivoluzionario del precedente, l'album e` altrettanto creativo
e ha anche il vantaggio di essere di facile ascolto.
The Clang Of The Yankee Reaper (Warner, 1975) fu una delusione
(a parte la title-track) perche' proponeva un "pop" molto piu` convenzionale
(e molte cover).
Non a caso, Parks avrebbe taciuto per quasi un decennio.
Jump (Warner, 1984), basato su novelle del folklore sudista, torna
invece al
kitsch "d'autore" di Song Cycle, sempre ispirato dal musical e da
Frank Zappa (l'ouverture strumentale di Jump), rifacendo il verso
al ragtime (Hominy Grove), ai cartoon di Walt Disney
(Come Along), ai balletti
del varieta` (Many A Mile To Go), alla musica da circo (l'altro
strumentale Taps), agli sfarzosi show di Busby
Berkeley (Look Away), ai cafe` concerto (Opportunity For Two),
all'operetta viennese e alle bande marcianti.
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