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Have A Marijuana (1969) , 8/10
American Revolution (1970), 6/10 Pope Smoke Dopes (1972), 6.5/10 | Links: |
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David Peel fu uno degli esponenti piu` intransigenti e buffi dell'underground
militante degli anni '70. Peel era un folksinger di New York, ma sarebbe
difficile trovare qualcosa in comune fra lui e gli altri (in particolare
Bob Dylan). Peel era una sorta di
moderno minstrel dei bassifondi bianchi che terrorizzava il Lower East Side
con esibizioni agli angoli delle strade, accompagnato da uno sparuto gruppo
di barboni come lui.
Era in fondo uno di quei predicatori un po' matti che passano la giornata a gridare nella folla, ma la sua religione era la droga e la sua Bibbia era il rock and roll. Peel non aveva remore a smascherare l'ipocrisia di una societa` che massacrava civili vietnamiti e perseguitava i pacifisti, ma si scandalizzava poi per qualche spinello. I suoi dischi, semi-improvvisati per strada, continuavano la saga dell'agit-prop grottesco avviata dai Fugs e quella di satira sociale varata da Frank Zappa. Peel lo si riconosceva subito per il tono psicotico, sarcastico e oltraggioso, e per l'accompagnamento spartano al massimo (una chitarra, un'armonica, sonagli). Il suo stile si ispirava al folk degli Appalacchi e alla musica africana, al blues e ai cantastorie britannici, ma era soprattutto uno sfogo cosi` perrsonale da trascendere qualsiasi genere. I testi erano d'attualita`, e non avrebbero nulla di universale. Ma il tono di innocente entusiasmo con cui Peel li urlava, quello si` aveva un valore universale. E aveva un valore non la lettera, ma lo spirito della sua ideologia (la bizzarra fede nella droga come rimedio a tutti i mali del mondo). Il suo stravagante far musica per divertimento e vocazione si tradusse non in dischi ma in veri e propri happening pubblici. Quei dischi sono quaderni di appunti, note buttate giu' alla rinfusa, senza alcuna pretesa di farne anche delle canzoni. Politicamente parlando, l'operazione di Peel era forse meno efficace dell'assalto alla cultura dei Fugs, ma altrettanto, se non piu`, geniale. Have A Marijuana (Elektra, 1969) e` un album registrato in presa diretta, in mezzo alla gente del Lower East Side, e rimarra` un capolavoro del canto d'autore, benche' si tratti dell'esatto opposto. L'isteria genuina del cantante e l'imperizia grottesca dei collaboratori (che si limitano a produrre ritmo tribale, usando mani, tamburelli, chitarre, tamburi, e a far eco in coro) contribuiscono a cesellare un'atmosfera dell'assurdo, il cui unico fine sembra di contraddire sistematicamente tutti i luoghi comuni dell'industria musicale. Peel mette in scena un incalzante musical per sbandati che si snoda lungo ritornelli psicopatici, attinti dalla musica folk britannica e sudamericana e cantati in maniera sgolata e frenetica. Le gemme spastiche di questo vaudeville del manicomio sono Mother Where Is My Father, Happy Mother's Day, I Do My Bawling In The Bathroom. I suoi sketch comici sono comizi-farsa come I Like Marijuana, blues sarcastici come Here Comes A Cop, scioglilingua a ritmo di polka di The Alphabet Song). Si passa da apologie di reato e slogan politici degradati (il cha-cha di Up Against The Wall Motherfuckers) a drammi in miniatura che esorcizzano con una risata grossolana il disperato rabbioso grido di rivolta e l'anelito dadaista di liberta' (il crooning gioviale di Show Me The Way To Get Stoned). Il tutto condito da acuti demenziali e un ritmo scatenato. L'atroce sceneggiata culmina nel gran corale finale di We Love You, Peel non lo sapeva, ma aveva appena inventato il punk-rock: basta accelerare le sue canzonacce di strada e amplificarle al massimo per ottenere le cantilene corali del 1977. Il secondo album, American Revolution (1970) registrato fra un evento politico e l'altro (Peel ha persino fondato il "Rock Liberation Front" e accusato pubblicamente Dylan di aver tradito la causa), sfodera la solita compagnia di dilettanti e ripete la formula d'esordio. Il terzo Pope Smoke Dopes (1972) e` anche il piu` audace sotto il profilo dei testi e il piu` musicale dell'intero set. La canzone popolare randagia e mentecatta, arrangiata con un nutrito equipaggiamento ritmico, e` piu` che mai al servizio della satira, che va ben oltre la diffamazione e lo spregio, ma con un tocco di civetteria strumentale in piu` e finalmente con qualche accordo indovinato: l'autoritratto di I Am A Runaway, l'omaggio sentito The Ballad Of New York City a John Lennon, la danza di guerra degli indiani metropolitani Chicago Conspiracies, le gag corali di Everybody's Smoking Marijuana e The Hippie From New York City, a meta` strada fra la sagra paesana, il girotondo per bambini, l'operetta e un blasfemo spiritual porno-allucinogeno. Con sconfinata fantasia melodica Peel mette a sacco due secoli di civilta` musicale americana, dai commercial televisivi al country and western, dal musical al doo-woop, passando ancora per il commosso blues violinistico con coro operistico di quella profana rappresentazione che e` Birth Control Blues e culminando nella esilarante barzelletta finale, la grande esuberante festa collettiva, un ballo paesano d' altri tempi con tripudio generale, dedicata al fatto del secolo: The Pope Smokes Dope! David Peel registrera` ancora un disco nel 1978, che documenta le serate alternative degli anni eroici. David Peel non ha mai, ovviamente, mai goduto i favori delle case discografiche. |
David Peel was one of the most militant
and underground folk-singers in the age of the student riots.
He was a modern minstrel of the white lumperproletariat, who terrorized
the Lower East Side with live performances at street corners, accompanied
by random street musicians. This political bum was obviously mimicking
street preachers, except that his religion was the marijuana, his Bible
was rock'n'roll, and his mission was to expose the hipochrisy of
the bourgeoise. His semi-improvised albums (or, better, public
"happenings") followed in the footsteps of the
Fugs' grotesque agit-prop cabaret and of Frank Zappa's satirical operettas.
Peel's hysterical, sarcastic and insolent tone,
and his spartan/spastic combo of guitar, harmonica and tambourine (which mainly
contributed rhythm),
and the naive enthusiasm of everybody involved (responsible for some of the
most hair-rising backing vocals in the history of music),
created a new kind of folk music.
His masterpiece, Have A Marijuana (1969), a demented sabotage of
protest songs, hillbilly, blues and square dances,
was an epic insult to common-sense.
He played folk music with the emphasis of punk-rock and the arrangements of "lo-fi" pop. And he played it with divine recklessness. No major encyclopedia or history of rock music mentions him. If English is your first language and you could translate this text, please contact me. |
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