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The Piper At The Gates Of Dawn (1967), 8.5/10 A Saucerful Of Secrets (1968), 8/10 More (1968), 6.5/10 Ummagumma (1969), 7.5/10 Atom Heart Mother (1970), 7/10 Meddle (1971), 6.5/10 Obscured By Clouds (1972), 4/10 Dark Side Of The Moon (1973), 6.5/10 Wish You Were Here (1975), 7/10 Animals (1977), 6/10 The Wall (1979), 6.5/10 The Final Cut (1983), 5/10 A Momentary Lapse Of Reason (1987), 5/10 The Division Bell (1994), 4/10 David Gilmour: David Gilmour (1978), 4/10 Richard Wright: Wet Dream (1978), 5/10 David Gilmour: About Face (1984), 4/10 Richard Wright: Identity (1984), 5/10 Nick Mason: Profiles (1985), 5/10 Roger Waters: The Pros And Cons Of Hitch Hiking (1984), 4/10 Roger Waters: Radio KAOS (1987), 6/10 Roger Waters: Amused To Death (1992), 6/10 Nick Mason: Fictitious Sports (1981), 7/10 | Links: |
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I Pink Floyd furono l'epitome del rock psichedelico che emerse nel 1967
in Gran Bretagna dalle ceneri dell'acid-rock di San Francisco.
L'opera dei Pink Floyd fu fondamentale per conferire al genere una struttura
unitaria. I loro primi album, infatti, fusero i tre filoni Americani della
psichedelia: quello melodico (la canzone "eccentrica" alla
White Rabbit dei
Jefferson Airplane), quello improvvisato
(la jam alla Velvet Underground)
e quello astratto (il "freak-out" alla
Red Crayola).
In tal modo i Pink Floyd del 1967-69 coniarono il canone del rock psichedelico
a cui si sarebbero ispirati le successive generazioni.
Nel bene e nel male i Pink Floyd capirono anche i limiti e le implicazioni del genere e continuarono a re-inventarsi, trasformando poco a poco il rock psichedelico (nato per gli hippies banditi dall'Establishment) in un genere per meditazione e relax (a beneficio degli yuppies perfettamente integrati nell'Establishment). Nel proseguio della loro carriera i Pink Floyd non esitarono a cambiare il sound psichedelico da sound aspro e cacofonico a sound levigato e vellutato. In tal modo i Pink Floyd elevarono il sound psichedelico a koine` universale, a prescindere dalle istanze e velleita` di questo o quel pubblico, un po' come negli stessi anni il jazz-rock stava "vendendo" l'angoscia del popolo Afro-americano al pubblico dei qualunquisti bianchi. I Pink Floyd si formarono a Londra nel 1966 per opera di due gruppi di studenti, uno di liceali di Cambridge e uno di architetti di Londra. Al primo appartenevano Syd Barrett e David Gilmour, entrambi cantanti e chitarristi, che dal 1964 si esibivano a tempo perso come duo folk; mentre il secondo era composto da Nick Mason (percussionista) e da Richard Wright (tastierista). Da tramite fra i due gruppi fece Roger Waters (basso e canto) che aveva studiato tanto a Cambridge quanto a Londra. Dopo aver formato nel 1965 diversi complessi beat con Mason e Wright, nel 1966 Waters chiamo` a se` anche Barrett. Barrett era una mente avvezza ad ogni esperienza: era passato dalla pittura al misticismo orientale, e dalla chimica alla musica. Quando decise di metter mano alle note, lo fece per distorcere il blues-rock dei soci sulle illuminazioni della sua fantasia lisergica. Il quartetto, soprannominato Pink Floyd in onore a due misconosciuti bluesman americani, prese ad esibirsi regolarmente nei locali underground, dal Marquee alla Roundhouse, manifestando grande interesse per gli effetti elettronici e i "light show" (furono i primi a usarli in Britain). Parteciparono a diverse manifestazioni alternative, segnalandosi per le lunghe jam di blues-rock elettronico, finche' divennero l'attrazione fissa del neonato UFO, e di conseguenza uno dei punti di riferimento leggendari dell'underground londinese. Barrett a quei tempi era forse la personalita` piu` forte del gruppo, benche' fosse anche il piu` giovane. Componeva gran parte delle musiche e tutti i testi; suonava la chitarra alternando fraseggi tonali a sbandate dissonanti. I 45 giri dei primi due anni (1967 e 1968) sono profondamente segnati dal suo ego caustico e stralunato, riconoscibile nel gusto per gli effetti di disturbo, nella propensione per l'aforisma arguto, nella morale sempre acida dei suoi versi. Aprirono la strada Arnold Layne, la storia di un adolescente perverso che si avvale delle tipiche progressioni melodiche della psichedelia (canto malizioso, tastiere spaziali, chitarra singhiozzante; cadenza marziale, impennata epica e sballo dilatato) e il suo retro, Candy And A Current Bun, con un anomalo contrasto di voci, quella narrante, viscida e cattiva, e l'urlo sinistro che l'accompagna in sottofondo, con una corsa collettiva che anticipa le fughe cosmiche e con finale rumoristico. Il dato saliente di queste prime ingenue prove consiste nello stravolgimento di convenzioni radicate sull'impiego di strumenti, voci e studio di registrazione: l'estetica dei generi (folk? blues? jazz? classico?) perde di senso nel bailamme generale; le armonie vocali rimandano vagamente al folk-rock, al surf e al beat, ma sono piegate a fini surreali o gotici; gli effetti sonori non sono piu` semplici riempitivi. See Emily Play approfondi` la ricerca soprattutto per quel che concerne i tuffi e i voli variopinti delle tastiere, le distorsioni isteriche della chitarra, e l'amalgama armonico: la melodia passa in second'ordine, retaggio beat sommerso da un arrangiamento traboccante di trovate (l'organetto di strada lanciato a velocita` supersonica, le dissonanze e i riverberi insistiti delle chitarre, i ritmi vaudeville). Scarecrow, il retro, e` uno scherzo dadaista, un ritornello afono. In Apple And Oranges, il terzo manifesto, una chitarra stridente, un ritmo di sonagli e un coro del Dopolavoro immettono in una sequenza di falsetto cosmico su organi da chiesa. Gli altri 45 giri, che non portano piu` la firma di Barrett, rivelano la crescente importanza delle tastiere rispetto al canto e alla chitarra e manifestano un ritorno, sia pur piu` raffinato, alla melodica beat. Julia Dream, in particolare, e` firmata da Waters, il primo acquarello tenero, vellutato e commosso, del nuovo leader emergente: una ballata rinascimentale per chitarra acustica e fischio di mellotron, adattata al trip lisergico, che rimarra` forse il suo capolavoro. Altre canzoni provano i debiti verso il vaudeville dei Kinks (It Would Be So Nice) e verso gli arrangiamenti di Sgt.Pepper (Paint Box). Il trucco e` sempre lo stesso: perturbare una melodia innocua in crescendo con sostanze allucinogene. Questi embrioni evanescenti degli incendi cosmici a venire, arabeschi cromatici per l'affresco del sabba universale, esplorano ancora il lato oscuro della musica tonale, senza osare avventurarsi nei grandi spazi aperti della psichedelia astratta. I singoli verranno raccolti su Relics (Harvest, 1971), che contiene anche la versione in studio di Careful with that Axe Eugene. Rocco Stilo scrive: Penso che Wright abbia voluto trasporre in musica l'antico mito di Sisifo, condannato in eterno a far rotolare un masso in cima a un monte, da cui esso ricadeva costringendo l'eroe a una fatica senza fine. Il primo movimento inizia con note che descrivono il personaggio alle prese con la sua immane, futile impresa. Il secondo movimento rappresenta la conquista dell'immortalita` attraverso una lotta violenta e accanita contro la morte, che vienne alla fine da lui ridotta in catene. Nel terzo movimento l'altissima tensione descrive il personaggio che viene ridotto all'impotenza dagli dei. Le ultimissime note, affidate alle percussioni di Mason, simulano l'ennesimo rotolare all'ingiu` del macigno.
Il primo long-playing, The Piper At The Gates Of Dawn (Tower, 1967),
uscito nell'estate del 1967, ebbe un impatto colossale sulla scena musicale
britannica. In questo album era riassunta una nuova grammatica musicale,
un nuovo modo di intendere la musica per i giovani.
Syd Barrett
si ritira nella primavera del 1968 e il suo posto viene preso da
David Gilmour, che e` pertanto prevalente sul secondo album,
A Saucerful Of Secrets (Tower, 1968).
Sul momento la musica risente poco del cambiamento; scompaiono
soltanto le trovate piu` surreali, ma l'evoluzione "cosmica" procede.
In realta` la musica cosmica ha bisogno di essere alimentata da fuoco umano,
e senza Barrett si salva soltanto con un'assidua sperimentazione.
Cosi` facendo, pero`, acquista una freddezza che prima non aveva.
Dopo questo disco la carriera e il sound dei i Pink Floyd cambiarono drasticamente. Il loro genere di rock psichedelico era gia` stato interpretato come musica d'atmosfera, e le tre colonne sonore che realizzarono nel giro di pochi mesi accentuarono quell'aspetto.
More (1968), la piu` felice di queste colonne sonore,
e` un disco semplice e grazioso, senza le ambizioni sperimentali di
Secrets e senza la genialita` irriverente di Piper.
Nel 1969 vide comunque la luce la loro opera piu` ambiziosa, il doppio
Ummagumma (Harvest, 1969),
consistente in un disco dal vivo, che raccoglie quattro versioni allungate di
altrettanti cavalli di battaglia cosmico-lisergici, e in un disco di studio,
suddiviso in quattro parti, una per musicista.
La grande stagione psichedelica e` finita. I Pink Floyd sono sotto pressione
da parte della casa discografica perche' consegnino un album piu` "pop", le
cui vendite giustifichino l'investimento. I Pink Floyd obbedirono e diedero
inizio al periodo "commerciale" della loro carriera con
Atom Heart Mother (Harvest, 1970).
Avvalendosi della collaborazione di Ron Geesin,
il gruppo riusci` comunque a confezionare un'opera d'alta classe, in cui
sono presenti, in nuce, tutti gli elementi che porteranno ai loro best-seller.
Lo stesso schema di Atom Heart Mother venne seguito per l'album
successivo, Meddle (1971), anch'esso imperniato attorno a una lunga
suite e a una serie di canzoni pop. Le canzoni sono ancor piu` tradizionali
e la suite e` ancor meno sperimentale.
Una delle canzoni, One Of These Days, era il prototipo
della certosina e scintillante tecnica di produzione che li avrebbe resi
ricchi e famosi: in pratica, musica per effetti di studio.
La colonna sonora di Obscured By Clouds (1972) fu il punto piu` basso toccato dai Pink Floyd. Il gruppo trovo` il successo internazionale con l'album Dark Side Of The Moon (Harvest, 1973), che abbandono` del tutto la forma-suite a favore della canzone sofisticata d'atmosfera, superbamente prodotta e arrangiata, e risultera` fra i piu` venduti di tutti i tempi (rimarra` piu` di 600 settimane nelle charts di "Billboard"). Il produttore Alan Parsons e` fenomenale nel trasformare gli esperimenti di Ummagumma in trovate d'effetto per musica leggera raffinata, e Waters, autore di tutti i testi, azzecca il tema vincente: l'alienazione. Dal connubio ha origine il sound dell'era classica. Il fantasioso batterismo di Mason si riduce alle gag d'effetto sperimentate in Ummagumma, e le tastiere cosmiche di Wright si limitano ad accompagnamenti atmosferici: l'intero monumentale apparato sinfonico di Ummagumma viene compresso e ridimensionato nella forma-canzone e nei meschini equilibri formali.
L'epos tragico di Waters si snoda di brano in brano con fluente e colorata
retorica, in un collage di melodie ad altissima coesione sonora.
I brani d'effetto sono lo strumentale On The Run
(per elicottero, passo di corsa, respiro affannato e vortice di synth),
e i ritornelli di Time, con ouverture di orologi e tempo marziale, e
Money, con ouverture di registratori di cassa e un'orgia strumentale,
due classici del funk bianco da discoteca.
Il vertice di questo nuovo corso e` forse rappresentato da
Wish You Were Here (Harvest, 1975), album che vendette di meno
ma che in realta` offre una produzione ancor piu` avveniristica, totalmente
imperniata sui sintetizzatori.
Spesse folate di elettronica creano un Weltanschaung tragico ed
opprimente, focalizzato piu` sulla devastata psiche del narratore (Waters
stesso) che sulla metafisica del cosmo. La musica, infatti, esplora ora gli
stati mentali anormali: la pazzia in Shine On You Crazy Diamond
e
l'onnipotenza del Sistema in Welcome To The Machine (forse un'allegoria
sull'industria della musica che fagocita l'arte).
Quest'ultima, interamente costruita su strati di tastiere elettroniche e chitarra, uno dei loro classici della paura, apre le
porte alla musica "industriale" che, sui ritmi ipnotici delle apparecchiature
meccaniche, costruisce poemi sinfonici di pathos apocalittico.
I suoi sintetizzatori pulsanti continuano l'epopea iniziata in Germania
dai Kraftwerk, ma aggiungono diverse "voci" al repertorio: gorgoglii
organici, simulazioni di archi neoclassici, languidi glissando cosmici. E` anche l'unico momento in cui l'album perde il suo ritmo
languido e sonnolento (ma non, ahime`, il canto lamentevole).
La volgarizzazione della musica psichedelica costituisce un fenomeno parallelo all'involuzione dell'underground, ma nel caso dei Pink Floyd (convertitisi al funk e alla discoteca) sanno di tradimento bello e buono. Il suono dei Pink Floyd sbanda verso un tranquillo melodismo d'alta classe: una chitarra pesante che cincischia su un tessuto morbido e colorato, le voci stilizzate, la pulizia asettica, la rarefazione estetizzante, il lento sinuoso incedere per non sforzare la mente, la dissolvenza della musica in lunghi gorghi. Psichedelia da salotto. Gli assoli chitarristici di Gilmour, l'elettronica del subconscio di Wright, le melodie malinconiche, rallentate e dilatate, di Waters, sono il coronamento di un lungo inseguimento a un nuovo genere di musica di consumo cominciato sul secondo album. I Pink Floyd diventano cosi` un'istituzione della musica di consumo, anche se in realta` di musica non ne producono piu`: si limitano ad apporre il marchio di fabbrica, l'inconfondibile perfezione e compostezza timbrica. Unica attenuante degli album-concept per relax di questo periodo, delle colonne sonore ad interim stratificate, e della loro progressiva decadente involuzione, e` una vaga e ambigua dedica ai mali sociali: se Dark Side indaga sulle cause dell'alienazione (il denaro, il tempo ), Wish You Were Here cerca rimedi contro la solitudine (la pazzia, la tecnologia), Animals (in gran parte composto di brani scartati dai precedenti e gia` noti dal vivo) e` l'allegorica fattoria di Orwell rivisitata, un bestiario dell'uomo industriale (i 17 nevrotici minuti di Dogs, la suite space-funk Sheep). Nel complesso le liriche di Waters sono cupe, paranoiche, pessimiste; ma i tempi sono maturi per far commercio anche delle paure dell'uomo moderno. Waters e Gilmour hanno soprattutto scoperto un modo per allungare a dismisura il tema di una canzone, lasciando fluttuare la melodia su fitte nuvole di elettronica, percussioni e droni melodici di chitarra, un formato che diventera` uno standard di riferimento per i produttori degli anni '80. Il complesso era talmente dominato da Waters, e dai suoi traumi personali, che Gilmour e Wright registrarono album solisti, rispettivamente David Gilmour (Columbia, 1978) e Wet Dream (Harvest, 1978), e Mason collaboro` con Robert Wyatt e i Gong.
Se gli album della trilogia dell'umanesimo esistenziale scodellano soltanto
stereotipi, il doppio
The Wall (1979) condensa le meditazioni e le commercializzazioni
di un decennio in una poco originale filosofia del "muro" che separa
due qualsiasi cose.
The Wall diventera` anche un film e diventera` la sigla della caduta del muro di Berlino. Nei primi dieci anni se ne venderanno venti milioni di copie. Nick Mason incise anche un disco con Robert Wyatt e soprattutto la compositrice jazz Carla Bley, Fictitious Sports (EMI, 1981), pubblicato soltanto due anni dopo la registrazione, che suona talvolta come una continuazione del Rock Bottom del primo e talaltra come un omaggio al jazz-rock per piccola orchestra di Frank Zappa (Siam, Do Ya, e soprattutto Wervin'). The Final Cut (1983), di fatto un album solista di Roger Waters anche se ancora accreditato ai Pink Floyd, e` il requiem-oratorio in cui culmina la depressione da esaurimento nervoso di Waters. Tecnicamente, e` un disco straripante di effetti speciali e presenza sonora tri-dimensionale (olofonia), che esaltano gli altrimenti banali motivi di folk-tunes e di marce militari. Liricamente, l'arsenale sonoro e` al servizio di una dialettica anti-bellica a sfondo auto-biografico (di Waters ovviamente) che fonde tono soffice e tono epico. Sostituiti i synths di Wright con harmonium e veri strumenti ad arco, Waters delira, reincarnazione nell'era post-industriale del Dylan di Masters Of War, contro i potenti malvagi e l'infida indole umana. Il gruppo era sempre meno gruppo: Gilmour pubblico` il secondo solo, About Face (Columbia, 1984), idem per Wright con Identity (Harvest, 1984) e Mason con Profiles (Columbia, 1985), e Waters stesso pubblico` a proprio nome il pessimo The Pros And Cons Of Hitch Hiking (Columbia, 1984). Waters continuo` a predicare in proprio la sua musica al tempo stesso tragica e vellutata, a suo modo militante nonostante il suo falsetto asettico l'avesse trasformata in un'abitudine delle classifiche di vendita. I suoi album solisti sono: Radio KAOS (1987), un altro concept apocalittico, e Amused To Death (1992), un altro concept anti-bellico. Dopo lo scisma, Gilmour rimase di fatto padrone del complesso e lo spinse verso un guitar-sound piu` umano e aggressivo. Learning To Fly e` il successo tratto da A Momentary Lapse Of Reason (1987), il primo album dei Pink Floyd senza Waters. Non a caso l'hit e` anche la quintessenza del loro stile languido e disorientato. Lo strumentale Marooned e` il pezzo forte di The Division Bell (1994). I Pink Floyd di questo periodo erano soprattutto una grande macchina di spettacoli dal vivo, come immortalati dai live album Delicate Sound of Thunder (1988) e Pulse (1995). Nel 2000 avevano varcato i 180 milioni di dischi venduti. Pink Floyd reunited for the first time since 1981 for a charity concert for Africa in the summer of 2005. David Gilmour returned with the soporific On An Island (2006), his first solo album in over 20 years, featuring Robert Wyatt and David Crosby. Richard Wright died in 2008 at 65. |
Pink Floyd devised a compromise between the free-form tonal jam, the
noisy, cacophonous freak out, and the eccentric, melodic ditty.
This amalgam and balance was inspired and nourished by Syd Barrett's gentle
madness on their first two albums, their psychedelic masterpieces:
The Piper At The Gates Of Dawn (1967),
that includes the pulsating, visionary trips of
Astronomy Domine and Interstellar Overdrive
(the bridge between space-rock and cosmic music); and
A Saucerful Of Secrets (1968), that contains
the stately crescendo and wordless anthem of A Saucerful Of Secrets
and the subliminal raga of Set The Controls For The Heart Of The Sun.
The ambitious Ummagumma (1969), a failed albeit intriguing attempt at establishing their
credentials as avantgarde composers, and the eponymous suite from
Atom Heart Mother (1970), a failed albeit intriguing attempt at merging rock band and
symphonic orchestra, marked the end of the epic phase. Barrett had already
departed, and the new quartet led by bassist and vocalist Roger Waters was
more interested in sculpting sound for the sake of sound, with each musician
(guitarist David Gilmour, keyboardist Richard Wright and percussionist Nick Mason)
becoming a virtuoso at his own instrument.
For better and for worse, Pink Floyd understood the limits and the
implications of the genre, and kept reinventing themselves, slowly
transforming psychedelic-rock (a music originally born for the hippies that
had been banned by the Establishment) into a muzak for relaxation and
meditation (aimed at the yuppies who are totally integrated in the
Establishment).
The other half of Atom Heart Mother (1970) already hinted at the
band's preference for the languid, mellow, hypnotic ballad, albeit sabotaged by
an orgy of sound effects.
Echoes, the suite that takes up half of Meddle (1971),
sterilized and anesthetized the space-rock of Interstellar Overdrive,
and emphasized not the sound effects but meticulous studio production.
The Pink Floyd did not hesitate to alter the letter and the
spirit of psychedelic music. The delirious and cacophonous sound of their
beginnings slowly mutated into a smooth and lush sound.
Rather than just endorsing the stereotypes of easy-listening, Pink Floyd
invented a whole new kind of easy-listening
with Dark Side Of The Moon (1973) and Wish You Were Here (1975).
The former was a collection of high-tech songs propelled by funky rhythms
and shaped by electronic effects.
The latter was basically the high-brow version of the former, a concept on
primal states of the mind such as fear and madness that set the devastated
psyche of the narrator (Roger Waters) in the context of a tragic and oppressing Weltanschaung. The futuristic anthem Welcome To The Machine was actually a symphonic requiem for layers of electronic keyboards and romantic guitar.
A tactical move soon became a strategic move.
In the end, Pink Floyd reshaped psychedelic music into a universal language,
a language that fit the punk as well as the manager, just like, at about the
same time, jazz-rock was "selling" the anguish of the Afro-American people
to the white conformists.
Roger Waters' existential pessimism and historical angst became the
pillars of the band's latter-day melodramas, such as
The Wall (1979). These monoliths of electronic and acoustic sounds,
coupled with psychoanalytical lyrics, indulge in a funereal pomp that
approaches the forms of the requiem and the oratorio.
If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me. |
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