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One Nation Underground (1967), 7/10
Balaklava (1968), 8/10 | Links: |
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I Pearls Before Swine furono l'invenzione di un folksinger del North Dakota,
Tom Rapp, che venne a New York a cercare fortuna. Il gruppo venne di fatto
imbastito per registrare il suo primo disco,
One Nation Underground (ESP, 1967), e non fu mai un vero gruppo.
La sua musica folk di quel disco era bizzarra non perche' si trattasse si
psychedelic-rock (Rapp, bravo ragazzo del Midwest, non aveva mai fatto uso
di sostanze stupefacenti) ma perche' il suo autore era un personaggio
eccentrico.
Su questo disco esercito` una forte influenza Blonde On Blonde di Bob Dylan, ma soprattutto Rapp si rivelo` un originale degli arrangiamenti. Questi Pearls Before Swine erano di fatto un ensemble da camera con tanto di organo, harmonium, piano, arpa, vibrafono, corno inglese, celeste, banjo, sitar, flauto, oltre alla strumentazione rock. Fra i musicisti si contavano Roger Crissinger (futuro One) e Lee Crabtree (ex Fugs e Holy Modal Rounders). Le somiglianze con Jefferson Airplane e Grateful Dead erano superficiali: il sound di questo disco derivava dall'orchestrazione di Rapp e dal modo "loose" in cui i musicisti potevano operare. Soprattutto Rapp imponeva la sua surreale metafisica: atmosfere oniriche, senso di fiabesco, testi poetici, contrappunti raffinati, canto delicato. Era come se Leonard Cohen fronteggiasse la formazione di Blonde On Blonde e Van Dyke Parks dettasse gli arrangiamenti basandosi sull'I Ching. A parte la canzone pacifista Drop Out, il disco sfoggia gli squarci lirici di ballate scarne e tenere come Another Time e Amber Lady, nonche' acquarelli impressionisti di un'intensita` quasi religiosa come Morning Song e Regions Of May. Il raga-rock I Shall Not Care e il Surrealist Waltz sono le uniche concessioni allo spirito goliardico degli hippie.
Rapp fece ancora meglio con Balaklava (ESP, 1968), uno dei capolavori
del rock di quegli anni.
Album concept anti-militarista ispirato dalla omonima battaglia, e` strutturato
come un mosaico di pannelli apocalittici che narrano di morte e desolazione.
E` un viaggio picaresco fra le rovine dell'umanita`,
immerso in un fitto simbolismo e in un clima funereo.
Tom Rapp registro` poi cinque album a nome Pearls Before Swine ma che in realta` comprendevano soltanto se stesso, sua moglie e sessionmen assortiti: These Things Too (Reprise, 1969), The Use Of Ashes (Reprise, 1970), City Of Gold (Reprise, 1971), Beautiful Lies (Reprise, 1971), poi raccolti nel cofanetto Jewels Were The Stars (Warner, 2003). 30 Years Of Pearls Before Swine (Birdman) e` un'altra antologia. Stardancer (Blue Thumb, 1972) Sun Forest (Blue Thumb, 1973) I dischi successivi hanno invece ridimensionato il genio di Rapp, presentando un cantautore crepuscolare incapace di aggiornarsi ai tempi. Grazie a un rinnovato interesse intorno ai Pearls Before Swine, Rapp ritorna dopo un quarto di secolo con A Journal Of The Plague Year (Woronzow, 1998), un disco che nei momenti migliori riporta alle atmosfere dei suoi primi dischi (Shoebox Symphony, Silver Apples). The double-CD The Wizard Of Is (2005) collects unreleased material from 1967-76. |
Tom Rapp's Pearls Before Swine
were perhaps the greatest band venturing in psychedelic-folk during the 1960s.
Their two masterpieces,
One Nation Underground (1967) and especially Balaklava (1968)
are mosaics of atmospheric songs that defy classification, evoking the
hallucinated state of Dali's surrealism, lushly arranged, and influenced by both
classical and jazz music. Each album is performed by a veritable
"chamber ensemble": organ, harmonium, piano, harp, vibraphone, English horn,
clarinet, celeste, banjo, sitar, flute...
If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me. |
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