Silver Apples
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Silver Apples , 7.5/10
Contact , 7/10
Beacon , 5/10
Decatur , 6.5/10
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I Silver Apples, un duo formato a New York nel 1967 da Simeon Coxe (elettronica) e Dan Taylor (percussioni), sono entrati nella leggenda del rock per aver registrato due dischi di quella che ai tempi poteva considerarsi avanguardia, nel senso che incorporava esperimenti elettronici (grazie a un sintetizzatore molto primitivo) su un tessuto psichedelico: Silver Apples (Kapp, 1968) e Contact (Kapp, 1969).

Causa problemi legali, il gruppo scomparve per un quarto di secolo.

L'atteso ritorno di Simeon Coxe (adesso unico titolare della sigla Silver Apples), preannunciato dal singolo Fractal Flow/ Lovefingers (Enraptured, 1996), avviene con Beacon (Whirlybird, 1997), un album di undici brevi pezzi, otto inediti e tre ripresi dai leggendari due dischi dei Silver Apples. Al suo fianco c'e` adesso Xian Hawkins.
I ritorni da parte di personaggi di culto sono sempre pericolosi. Quasi sempre sono serviti soltanto a ridimensionare la statura del personaggio. I primi brani fanno temere che la regola si ripeta anche per i Silver Apples: queste sono "canzoni" nel senso piu` triviale del termine, costruite attorno a melodie melense e suonate con una prevedibilita` un po' imbarazzante. L'arrangiamento e` vagamente imparentato con la new wave e il dark punk di vent'anni fa. Non solo le tastiere analogiche non fanno piu` notizia, ma quest'anno abbiamo ascoltato innumerevoli complessi farne un uso piu` creativo. Ma il vero problema del disco e` che Simeon e` un cantante monocorde, e cio` nonostante insiste a cantare con una verbosita` alquanto autolesionista.
Orfano di Danny Taylor, Simeon ha trovato in Michael Lerner un provetto batterista, aggiornato alle tecniche dei nostri giorni. Xian Hawkins lo coadiuva alle tastiere. Insomma, se qualcosa non funziona, non possiamo attribuirlo alla mancanza di Taylor. In generale, non funziona quasi nulla: pallido il tentativo di sfondare in discoteca con The Dance; banale la cadenza robotica di Together; davvero molto naif (al limite dell'asilo infantile) la sperimentazione di Daisy. Qualcosa da salvare ci sarebbe, ma il modo in cui Simeon le canta e` davvero imbarazzante: un ragazzino alle prime armi saprebbe fare di meglio. Le cose migliorano non appena Simeon prende a imitare i Doors. Lo fa in un modo un po' buffo e indiretto, ma, sorpresa, alla fine e` l'imitazione migliore che io abbia mai sentito. Lovelights e` liberamente ispirata a Five To One dei Doors, e la giostra di Hocus Pocus e` chiaramente ispirata dallo stile organistico di Ray Manzarek. Su tutto forse, e non a caso, un brano strumentale, Cosmic String, l'unico in cui Coxe si dimostra all'altezza del surrealismo musicale che gli viene accreditato.
Le rielaborazioni di Misty Mountain, dal primo album, e di I Have Known Love e You And I, da Contact, non sembrano migliorare gli originali, che dalla loro avevano il fascino dell'innocenza.
A seconda dei gusti, la produzione chiassosa di Albini puo` aver nuociuto (conferendo al sound una spigolosita` da post-punk) o giovato (rendendolo piu` maschio e brioso). Certo, senza le sincopi poderose della batteria, le litanie monocordi di Simeon e i borboglii naif delle tastiere avrebbero fatto addormentare anche un epilettico. Ma secondo me, alla fine dei conti, Albini ha nuociuto ai Silver Apples perche' li ha prodotti "troppo bene": i due dischi per cui divennero famosi erano prodotti in maniera amatoriale, e nessuno mai penso` a far le pulci al canto o all'elettronica. Una volta trasformato in musica professionale, il progetto mostra tutti i suoi limiti.

Decatur (Whirlybird, 1998), il secondo disco del ritorno di Simon Coxe, lo presenta nei panni del compositore d'avanguardia con un unico brano: una suite di oltre quaranta minuti per oscillatori (Coxe), tastiere elettroniche (Xian Hawkins) e percussioni (Michael Lerner). I detrattori diranno che Morton Subotnick queste cose le faceva trent'anni fa e le faceva meglio. Indubbiamente si tratta di quella che una volta si chiamava musica dadaista, musica impostata sui suoni piu` bizzarri e affidata all'improvvisazione piu` selvaggia. Lo scopo di Coxe non e` pero` quello di profanare la musica classica, semmai quello di scrivere musica classica per oscillatori. L'assenza della melodia e di una qualsiasi trama non detrae nulla all'unitarieta` della composizione. Cio` che nuocera` alla sua fruibilita` e la sua totale astinenza dai generi di moda: Coxe non potrebbe essere piu` lontano dalla musica ambientale, dal techno, dalla new age, da tutto cio` che e` tollerato nel 1998. I suoi sono suoni in liberta`, secondo un'estetica che e` quella degli anni '60. Gli oscillatori, per di piu`, producono dei suoni davvero scorbutici, che non si prestano facilmente per i bisogni delle masse del duemila.

The Garden (Whirlybird, 1998) raccoglie nastri inediti del 1968-69.

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Legendary cult-band Silver Apples were an experimental duo of electronic keyboards and vocals that predated new wave and synth-pop by almost a decade. The music on Silver Apples (1968) and Contact (1969) wed psychedelia and rock'n'roll while packing urban neurosis and existential angst.
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