Greek-born Cat Stevens coined a sound
that was unusual in being, at the same time, pensive, ethnic, melodic and rhythmic. The philosophical ruminations, psychological studies and
bittersweet parables of Tea For The Tillerman (1970) led to the
elegiac and introverted ballads of Teaser And The Firecat (1971),
that could be tenderly impressionistic as well as vividly epic.
Mediterranean and Slavic influences emerged more clearly in the forceful,
noisy melodramas of Catch Bull At Four (1972) and in the suite
Foreigner (1973).
If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
|
Cat Stevens (Steven Georgiou) fu uno dei singer-songwriter piu` intelligenti e
originali dei primi anni '70. Le sue canzoni fondevano un melodismo di
ascendenza mediterranea, ritmi greco-slavi e soprattutto un tono intenso,
talvolta melodrammatico, talvolta pacatamente filosofico e talvolta
meditazionale come nello zen.
Che raccontasse o dialogasse, Stevens aveva il dono di uno stile psicologico
che era al tempo stesso lucido e subdolo. Le sue canzoni erano parabole
realiste dolce-amare, ne' estatiche come quelle degli hippie ne' malinconiche
come quelle dei folksinger del Greenwich Village.
Matthew And Son (Deram, 1967) lo presento` nei panni del cantante
di consumo. Matthew And Son scalo` le classifiche, cosi` come
Here Comes My Baby
(ma nell'interpretazione dei Tremeloes).
New Masters (Deram, 1968) contiene The First Cut Is The Deepest.
Nel 1969 si salvo` per miracolo da un grave attacco di
tubercolosi e venne colto dalla prima crisi esistenziale.
Abbandonate le velleita` di classifica,
Mona Bone Jakon (A&M, 1970)
presento` un intellettuale dalla personalita` complessa che affrontava
situazioni della vita quotidiana.
Stevens accompagnava le sue ballate al piano con uno stile che era piu`
classico che rock. Al suo fianco c'era anche un abile chitarrista,
Alun Davies, reduce dai Sweet Thursday di Jon Mark (nonche' il giovane flautista Peter Gabriel).
Lady D'Arbanville
una celestiale serenata folk al tempo stesso trascinante,
apriva il suo canzoniere cortese, mentre Trouble e
Maybe You're Right inauguravano una
forma-dialogo per ballate adulte cantate in tono "vissuto".
La piu` veemente I Think I See The Light era il manifesto delle sue
progressioni ritmiche ossessive, messe a frutto
anche nella piu` orecchiabile I Wish I Wish.
Katmandu levava un'ode commossa alla capitale della
meditazione trascendentale.
L'album era disuniforme e frammentario, ma conteneva in nuce tutti gli elementi
della sua carriera futura.
Tea For The Tillerman (A&M, 1970) raffino` l'intimismo di Cat Stevens in
una forma ancor piu` elegiaca di ballata introversa. Melodie dolcissime
esplorano il rapporto amoroso ma anche soggetti piu` esistenziali.
La commovente meditazione di Into White, l'epica e struggente denuncia di
Wild World, il tenerissimo ritratto di Sad Lisa, la vibrante serenata di
Hard Headed Woman e la pacata saggezza di Father And Son sono piccoli
miracoli di calore umano in cui Stevens dimostra un'insuperata abilita'
nel trattare temi universali con il tono dell'uomo comune, nel tratteggiare
con pochi intensi tocchi poetici una storia, un volto, una situazione, nel
trasformare un ritornello in un'atmosfera; un estro inesauribile per la
melodia piu` cristallina.
E fuori del canzoniere standard si situano esperimenti ritmici piu` aggressivi
(Miles To Nowhere, On The Road To Find Out e Longer Boats) che attingono
tanto al folklore slavo e medio-orientale quanto a quello britannico.
Il piano e` la seconda voce, talvolta doppiato dalla chitarra, anche se gli
effetti piu` sentimentali li ottiene il violino, contrappunto degli attimi
piu` romantici.
Stevens attinge solo indirettamente al folk, la sua
e` una figura di menestrello moderno, esistenziale e psicologico, immerso in un
mondo reale, di conflitti generazionali e di violenza politica, attratto
peraltro dal mondo rurale e dallo spiritualismo indiano.
Stevens era al culmine delle sue capacita` compositive e
appronto` un valido seguito, Teaser And The Firecat (1971).
Stevens lambisce altri vertici d'introspezione, soprattutto quando,
rapito in un'estasi di suprema dolcezza, si raccoglie a contemplare
un panorama naturale, come nella soave cantilena di Moon Shadow.
Altrettanto originale riesce nella festa ritmata di Tuesday's Dead e
nel soul eroico di Peace Train, due tra i momenti piu` espansivi della
sua carriera.
Nel delicato impressionismo di Morning Has Broken, suo vertice melodico,
d'intensita` religiosa, e` la quintessenza dei suoi arrangiamenti parsimoniosi:
introduzione del tema al solo piano, ritornello a ritmo di chitarra,
ripresa gospel del piano, secondo ritornello con coro perdutamente commosso
e finale collettivo.
Stevens si allontano` dalla ballata folk con Catch Bull At Four (1972),
un album impostato su toni piu` vigorosi, ritmi piu` aggressivi, arrangiamenti
di archi e fiati, andamenti piu` elaborati.
L'enfasi nuoce alla riflessione, e brani come Can't Keep It In, molto
piu` cadenzati, perdono in poesia quel che acquistano in foga.
Sitting e` la canzone piu` veemente, propulsa da dure sincopi
pianistiche e doppiata da un coro angelico; persino nevrastenica pare
18th Avenue Nightmare,
con tanto di sezione d'archi, l'unica peraltro ad indovinare una melodia
angosciata che ricorda la struggente tenerezza degli esordi.
Tutti e tre i temi guida sembrano ambire a un pathos violento, epico,
sovrumano (Freezing Steel usa persino il synth e un riff si hard-rock).
La suite Foreigner (1973) porta alla luce esplicitamente
il folklore slavo e mediterraneo, con risultati spesso affascinanti ma
anche con l'effetto di disperdere il lirismo sotto chili di arrangiamenti
pesanti.
Buddha And The Chocolate Box (1974), Numbers (1975),
con l'orecchiabile Banapple Gas,
Izitso (1977), il migliore di questa stagione (la trascinante
Old Schoolyard e la dance music strumentale di Was Dog A Doughnut),
e Back To The Earth (1978) sono album mediocri
con cui si chiuse la sua carriera.
Colto da crisi mistica, nel 1977 Cat Stevens si converti` alla religione
mussulmana, abbandono` le scene musicali, rinuncio` a tutti i diritti sui suoi
dischi e (qualche anno dopo) cambio` di nuovo nome, questa volta Yusuf Islam.
Nel 1989 approvo` la condanna a morte dello scrittore Salman Rushdie per
aver offeso il profeta Mohammed e nel 1991 difese il suo "fratello mussulmano"
Saddam Hussein (e meno male che si definisce un
"moderato").
La sua carriera "islamica" e` iniziata soltanto 16 anni dopo, con
The Life Of The Last Prophet (1995),
I Have No Cannons That Roar (1997),
Prayers Of The Last Prophet (1998) e
il doppio A Is For Allah (2000),
che sono raccolte di musiche varie (sue e di altri) e di recitazioni,
a scopo propagandistico.
Cat Stevens returned to the pop world with the mediocre
Another Cup (2006).
|