Vangelis
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Fais Que Ton Reve Soit Plus Long Que La Nuit (1968), 5/10
Aphrodite's Child: 666 (1970), 8/10
Sex Power (1970), 5/10
Hypotheses (1971), 5/10
The Dragon (1971), 6.5/10
L'Apocalypse Des Animaux (1973), 7.5/10
Earth (1973), 5/10
Heaven And Hell (1975), 7.5/10
La Fete Sauvage (1976), 6/10
Albedo 0.39 (1975), 5/10
Spiral (1977), 6.5/10
Ignacio (1, 1977), 6/10
Beauborg (1978), 6/10
Opera Sauvage (1979), 6/10
Short Stories (1979), 5/10
China (1979), 6/10
See You Later (1980), 5/10
Odes (1980), 5/10
Chariots Of Fire (1981), 6.5/10
The Friends Of Mr Cairo (1981), 5/10
Private Collection (1983), 5/10
He Is Sailing (1983), 5/10
Soil Festivities (1984), 5/10
The Mask (1985), 7/10
Antarctica (1985), 6.5/10
Invisible Connections (1985), 6.5/10
Rapsodies (1986), 5/10
Direct (1988), 6.5/10
The City (1991), 6/10
Page Of Life (1991), 5/10
1492 (1992), 6/10
Blade Runner (1994), 5/10
In London (1994), 5/10
Voices (1995), 5/10
Foros Timis Ston Greco (1995), 6/10
Oceanic (1996), 6/10
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Gli Aphrodite's Child nacquero intorno al 1968 a Parigi per opera di tre ragazzi greci. Per un paio d'anni furono uno dei complessi da classifica più gettonati d'Europa, titolari di una versione commerciale del rock classicheggiante che imperversava all'epoca (Rain And Tears, 1968, che riprende il "Canon in D" di Pachelbel con orchestrazione barocca e controcanto alla Ennio Morricone).
Dopo lo scioglimento del gruppo apparve un album doppio, 666 (Vertigo, 1970), un'opera misteriosa che di fatto era un lavoro solista del leader. Questa collezione vaniloquente di malefici, sortilegi, invocazioni, esorcismi, parole magiche divenne presto una delle pietre miliari del rock esoterico, una sorta di Sgt Pepper degli inferi. Il disco è al tempo stesso una voragine sonora in cui precipitano gli stili più svariati, dalle jam di blues-rock psichedelico di Four Horsemen e Break al tribalismo sfrenato di Babylon e Capture Of The Beast, dal bandismo "zappiano" di Altamont al free-jazz di Do It, dal music-hall di Beast alle cacofonie di Wakening Beast. Musiche cerimoniali (The Lamb, Wedding Of The Lamb) ed evocazioni gotiche (Aegian Sea) rigurgitano di esotismo. Preghiere da muezzin (Lament), deliri da indemoniato (oo) e ogni sorta di invocazioni macabre imperversano da un punto all'altro della "messa".
Più che di un'opera rock si tratta di un catalogo di magia nera: i quadri scorrono velocemente come in un carnevale dell'orrore fino alla suite pantagruelica di All The Seats Were Occupied, nella quale si consuma l'estremo rituale.

Vangelis aveva in realtà già avviato la sua carriera solista. Dopo qualche disco preparatorio, Fais Que Ton Reve Soit Plus Long Que La Nuit (WEA, 1968), Sex Power (Philips, 1970), Hypotheses (Byg, 1971), uscì la prima delle sue grandi suite strumentali, The Dragon (Charly, 1971). L'intento di rappresentare i cerimoniali delle feste cinesi del nuovo anno viene realizzato tramite un'armonia caotica e carnevalesca, che costruisce un clima di mistero e paura, un'atmosfera da thriller esotico. L'essenza del brano non è altro che un assordante tribalismo su cui delirano i violini elettrici, ma proprio la sua durata estesa gli conferisce un senso più metafisico.

Per qualche anno quella rimase una parentesi. Vangelis si affermò infatti quasi subito nei panni del trovatore elettronico con la colonna sonora di L'Apocalypse Des Animaux (Polydor, 1973), altro album strumentale. Il successo del disco fu sancito da alcuni motivi memorabili, a partire dal tenero e malinconico ritornello da carillon di La Petite Fille De La Mer e dal bel tema jazz di Le Singe Bleu. Su queste "romanze senza parole" troneggiava la lunga Creation Du Monde, un affresco di languori elettronici che riprendeva le idee dei primi Tangerine Dream. Questa colonna sonora cambiò per sempre il corso della sua carriera, mettendo in luce da un lato l'eccezionale talento melodico, capace di un romanticismo degno dei balletti di Cajkovsky, e dall'altro le sapienti capacità di orchestrazione delle tastiere elettroniche.

Earth (Vertigo, 1973) segnò un passo indietro, in quanto recuperava la grinta della musica rock, sia pure in un contesto sinfonico (Come On), e si immergeva nelle atmosfere mistiche-indiane dell'"hare krishna" (Sunny Earth).

Fu però l'ultimo sussulto del Vangelis cantante. Da lì in poi avrebbe trionfato Vangelis l'arrangiatore e direttore d'orchestra. Heaven And Hell (RCA, 1975) e` l'archetipo delle opere presuntuose e magniloquenti che sarebbero venute. Strutturata come una sorta di opera minimalista, ovvero sull'iterazione di poche frasi melodiche, deve la sua imponenza all'orchestrazione, in particolare ai cori infernali e ai cori angelici scatenati in crescendo beethoveniani scanditi da eserciti di organi in staccato. Vangelis aveva coniato una nuova forma di musica elettronica, che riprende la forma classica della "fantasia" con un piglio più sinfonico e un'enfasi (quasi "cajkovskyana") sul patetismo e sulla cantabilità. Ogni album aggiungeva un elemento leggermente diverso: Albedo 0.39 (RCA, 1975), La Fete Sauvage (Barclay, 1976), Ignacio (Egg 900531, 1977).

Caratteristica del suo stile è l'elettronica festosa ed esuberante (nonche' jazzata) di Beauborg (RCA, 1978), una delle sue suite più immani, e To The Unknown Man, su Spiral (RCA, 1977), mitigata nei pomposi poemi stellari alla Pulstar e nelle melodie in progressione di Spiral e Hymne, quest'ultima sulla colonna sonora di Opera Sauvage (Polydor, 1979), creativa soltanto nella rumoristica fantascientifica di Bacchanale (da Opera Sauvage). Piu` corrivi furono invece China (Polydor, 1979) e See You Later (Polydor, 1980), mentre Odes (Polydor, 1980) e` una collaborazione con l'attrice teatrale Irene Papas.

Un'altra colonna sonora gli procurò un altro momento di grande popolarità e lo proiettò in testa alle classifiche di vendita: Frederic Rossif's Chariots Of Fire (Polydor, 1981). Il tema di questo disco è la quintessenza del suo sinfonismo romantico. Un'altra colonna sonora, Antarctica (Polydor, 1985), rappresenta invece il picco spirituale dell'artista, con la sua armonia radiosa per strati di sintetizzatori, arpe e violini.

Blade Runner (Atlantic, 1994), che vedrà la luce nella versione dell'autore soltanto dodici anni dopo (la colonna sonora del 1982 non contiene la musica originale di Vangelis bensi` versioni arrangiate e orchestrate da altri compositori), ritorna allo spirito romantico di Apocalypse, con un substrato piu` jazz e orientato alla ballad.

Invisible Connections (Deutsche Grammophone, 1985), un disco di musica atonale registrato per una prestigiosa etichetta di musica classica, ne ha messo in luce le velleità sperimentali, come già stato suggerito dai due dischi divisi in "movimenti": Soil Festivities (Polydor, 1984) e soprattutto The Mask (Polydor, 1985). E dalla sua terza sinfonia (inedita).

Mask è emblematico dello stile polifonico di questa fase. Nel primo movimento si alternano quattro temi: una corrente sotterranea di sintetizzatore, un grappolo di magniloquenti grida sinfoniche, un coro d'intensità "verdiana" e il solfeggio raccolto della soprano. Ora in sequenza ora sovrapposti, vengono usati come mattoni per costruire uno spettacolo di tragicità e imponenza.
I momenti più suggestivi vengono però quando Vangelis modera il suo vizio di pomposità: nel quarto movimento, quando improvvisamente il coro intona una liturgia gregoriana e l'orchestra cede il posto a un trepestio di percussioni gamelan, perlatro quasi sottovoce; e nel quinto, con il sintetizzatore e le percussioni impazzite, e il coro che imita il salmodiare giapponese.

Ormai la musica di Vangelis è composta di questi blocchi corali, sinfonici ed elettronici scagliati sullo spartito con violenza inaudita. Nei confronti dell'orchestra e del coro l'elettronica nutre un po' di soggezione, rimane in sottofondo, o in disparte, raramente capace di sostenere quegli acuti e quei picchi di decibel.

Un altro vertice della sua arte sarà Direct (BMG, 1988), album manieristicamente classico.

Rapsodies (Polydor, 1986) e The City (East West, 1991) sono album di un compositore maturo. 1492 Conquest of Paradise (SPA, 1995) e` un'altra delle sue trionfali colonne sonore. Voices (EastWest, 1995) e Oceanic (Atlantic, 1996) non aggiungono nulla che Vangelis non abbia gia` detto, ma lo fanno con grande suggestione.

In parallelo alla sua attività maggiore Vangelis ha anche scritto canzoni più convenzionali per il cantante degli Yes, Jon Anderson: I Hear You Now su Short Stories (Polydor, 1979) e I'll Find My Way Home su The Friends Of Mr Cairo (Polydor, 1981). La collaborazione continuera` su Private Collection (Polydor, 1983), He Is Sailing (Polydor, 1983), Three Ships (Polydor, 1985), Page Of Life (Omtown, 1991). Quest'ultimo e` tipico del loro easy-listening basato su semplici melodie, che, tutto sommato, riprende semplicemente quello dei vecchi Aphrodite's Child: Change We Must, una ninnananna alla Enya, le ballad strappalacrime Anyone Can Light A Candle e Shine For Me, il synth-funk sincopato alla Peter Gabriel di Money, la lunga Wisdom Chain che serve soltanto a riempire l'album, etc.

Il fascino naif delle suite di Vangelis ha rappresentato al tempo stesso il punto terminale della commercializzazione della musica "cosmica" tedesca e uno dei punti di partenza per la new age americana.

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