Faust
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Faust (1971), 9.5/10
So Far (1972), 7/10
Tapes (1973), 7/10
IV (1973), 8/10
Return Of A Legend (1987), 6/10
Rien (1995), 6/10
You Know Faust (1996) , 6/10
Faust Wakes Nosferatu (1997), 6/10
Ravvivando (1999), 6/10
Hans-Joachim Irmler: Life Like (2003), 5.5/10
Hans-Joachim Irmler: Life Like (2003), 5.5/10
Derbe Respect, Alder (2004), 5/10
Disconnected (2007), 4/10
Links:

Searching for a middle point between post-nuclear psychedelia and psycho-ambient "musique concrete", German group Faust coined one of the most powerful, dramatic and eccentric languages in modern music.

Known for the spartan editions of their records and for the ascetic modesty of their members, whose faces were never revelead, Faust were, in a sense, the first "lo-fi" group of rock music. Completely removed from the commercial circuits, their career was very much underground and subdued.

Technically, the ensemble's music pushed to the extreme an aesthetics of darkness, ugliness, fear, chaos, irrational that stemmed from expressionism, surrealism, theater of the absurd, Brecht/Weill's cabaret, myth of the supermensch, Wagner-ain melodrama, musique concrete and abstract paiting, all fused in a formal system that was as much metaphysical as grotesque. Influenced by Frank Zappa's collages, these teutonic vampires injected angst, like burning lava, into a sound that was deliberately fastidious, repulsive, incoherent. Demented, demonic, paranoid, acid and violent, their compositions constitute a puzzle of sonic boutades and hermetic puns. Their opus was a black mass that deteriorated into "happening". However, behind the surface, Faust's music hid a moving vision of the human condition, one of the most lyrical in the entire history of rock music. Their visions of hell represent the noblest testament that came out of progressive-rock.

Contesi fra una psichedelia post-nucleare e una musique concrete psico-ambientale, i Faust inventarono uno dei linguaggi piu` potenti, tragici ed eccentrici della storia della musica moderna.

Noti per le confezioni spartane dei loro dischi e per l'assoluta modestia dei componenti, di cui a malapena si conoscevano i nomi (e non si videro per anni le facce), i Faust furono in un certo senso il primo "lo-fi" group. Totalmente avulsi dai circuiti commerciali, la loro carriera sara` effimera e tutta in sordina. Musicalmente l'ensemble esasperava l'estetica del cupo, del brutto, della paura, del caos, dell'irrazionale, fondendo espressionismo, surrealismo, teatro dell'assurdo, cabaret di Brecht/Weill, mito del superuomo, melodramma wagneriano, musica concreta e pittura astratta in un sistema formale tanto grottesco quanto metafisico. Influenzati dai collage di Frank Zappa, questi vampiri teutonici dispensavano lapilli di angoscia sotto forma di suono volutamente fastidioso, turpe e sconnesso. Demenziali, satanici, paranoici, acidi e violenti, i loro brani costituiscono una sequela di boutade sonore e di freddure ermetiche. La loro opera era una messa nera degenerata in happening. Ma dietro le apparenze si celava una struggente poesia della condizione umana, una delle piu` liriche dell'intera storia del rock. Le loro visioni infernali costituiscono il testamento piu` nobile del progressive-rock.

In 1969 Werner "Zappi" Diermaier (drums), Hans Joachim Irmler (keyboards) and Arnold Meifert (percussions) were playing in Campylognatus Citelli. In Hamburg they hooked up with three musicians from Nukleus: Jean Herve` Peron (bass), Rudolf Sosna (guitar) and Gunter Wuesthoff (saxophone). The six became Faust and, helped by journalist Uwe Nettelbeck, set up their studio in the nearby village of Wuemme.

(Translation by/ Tradotto da John Politico)

Nel 1969 Werner "Zappi" Diermaier (batteria), Hans Joachim Irmler (tastiere) and Arnold Meifert (percussioni) suonavano nel Campylognatus Citelli.Ad Amburgo si agganciarono con tre musicisti provenienti dal Nukleus:Jean Herve` Peron (basso), Rudolf Sosna (chitarra) and Gunter Wuesthoff (sassofono).I sei divennero i Faust e,aiutati dal giornalista Uwe Nettelbeck,costruirono il loro studio nelle vicinanze del villaggio di Wuemme.

If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.
Scroll down for recent reviews in english.
Il primo album, Faust (Polydor, 1971) contiene tre lunghe digressioni all'insegna del collage dadaista e della musica concreta, facendo un uso molto libero di "found sounds". Why Don't You Eat Carrots comincia con un fischio radioattivo lancinante da cui trapelano due accordi di Satisfaction dei Rolling Stones e due di All You Need Is Love dei Beatles; poi il flusso libero di gag prosegue con una cadenza cabarettistica di piano, una fanfara "Zappiana" che insiste sulla stessa frase, distorsioni vocali alla Stockhausen, una jam di jazz-rock triturata da martelli pneumatici, da sibili cosmici, da tonfi di pressa, e sovrastata da un coro goliardico. Tutto sfuma nel nulla: un vento cosmico porta echi e frammenti delle fasi precedenti e brani di conversazione, oltre a spaventose folate di radiazioni.
L'ouverture di Meadow Meal e` un fitto caos di manipolazioni elettroniche, di percussioni, di rumori "concreti", di strumenti stonati. Tutt'altro che dadaista, questa musica da camera dissonante prepara il terreno per un conciliabolo drammatico di voci. Poi la musica si lancia in una incalzante fuga di blues-rock chitarristico alla Grateful Dead. Il brano, tanto grottesco quanto disperato, e` coronato da un organo da chiesa, che libra nel silenzio improvviso una preghiera ubriaca ma commovente.
Il significato di queste piece dell'assurdo e` criptico, ma non impossibile. I Faust alternano e fanno coesistere l'amatorialita` piu` bambinesca e la profondita` dei filosofi. Quella dei Faust e` una musica da camera tanto degradata da non avere piu` un'identita`, ma riesce a comunicare un messaggio perche' dal caos emerge un "segno" che rende quasi razionale tutto cio` che l'ha preceduto. La tecnica dell'eccesso serve in realta` a preparare l'ascoltatore per le sferzate emotive che arrivano improvvise.
Come dimostra il loro capolavoro, Miss Fortune, la loro fantasia piu` spericolata. Il brano si apre con un crescendo tempestoso di tipico tribalismo "nero" teutonico (ritmo "motorik" di batteria e distorsioni violente), dal quale scaturisce un duetto surreale fra una selvaggia chitarra jazz-rock e uno strimpello acustico di flamenco psichedelico. La baraonda piomba d'acchito in un silenzio spettrale finche' un tenore ubriaco intona una cantilena da muezzin, accompagnato soltanto da un filo maligno di sintetizzatore e da una cadenza zoppicante di piano, con la batteria che prende velocita` a passo di valzer. Dopo pochi secondi si scatena un travolgente uragano supersonico diretto verso gli spazi cosmici, e, quando gli spasimi si placano, rimane soltanto un canto da manicomio (moltiplicato dai mille echi della cella), sulle stesse tonalita` ubriaco-etniche, scandito da orrendi stacchetti di pianoforte da music-hall; cigolii a tutto volume, registrazioni di voci lanciate a velocita` pazzesche e intersecate dal nastro stridente di un pezzo d'organo. Il finale e` tenero, magico e delirante: sugli accordi impercettibili di una chitarra due voci raccontano una fiaba medievale dicendo una parola a testa, e un verso riassume l'intera filosofia del complesso: "Are we supposed to be or not to be?". I Faust erano riusciti a fondere il grottesco, il quotidiano e il trascendente in una colossale contraddizione, in un catastrofico squilibrio, che riusciva pero` a rendere la condizione umana in maniera piu` accurata di un discorso razionale.
La sensazione e` di solitudine, di impotenza, di disperazione. I cicloni del destino incombono minacciosi sull'esile, sparuta, esistenza umana. L'umanita` che trapela (a brandelli) da questo annuncio sconvolgente di apocalisse e` fisica (gli accenni etnici) e mentale (tutta la paranoia dell'uomo moderno), condannata inesorabilmente a sgretolarsi contro gli impervi baluardi della storia. I Faust, Goethiani e Wagneriani, innalzano un solenne canto alla sconfitta universale, nella quale si sublima la titanica avventura umana.
Gli umani che, dinanzi allo spettacolo immane dell'universo, si domandano dubbiosi e spauriti "Are we supposed to be or not to be?" costituiscono la visione piu` commovente tramandata dal rock tedesco. I versi finali "...and at the end realize that/ nobody knows/ if it really happened" battono qualsiasi lirica Bob Dylan o Nick Cave abbiano mai scritto. Questa e` semplicemente grande Poesia.

So Far (1972), strutturato a canzoni invece che a free-form jam, attenua l'impeto esplosivo del primo capolavoro, pur confermando la grinta dissacratoria del quintetto. L'album si salva grazie alla paranoia ossessiva di It's A Rainy Day, alla fantasia Zappiana di I've Got My TV, al sabba elettronico di Mamie Is Blue, ma troppe canzoni sono ambiguamente semplicemente banali o chiaramente derivative.

Il terzo album, Tapes (virgin, 1973), viene presentato come una raccolta di (26) inediti, ma in realta` e stato composto e registrato a Oxford (quindi non cosi` "casuale" come la leggenda vorrebbe). La natura disorganica della raccolta e` semplicemente la natura dei Faust. Questi "nastri", in realta`, testimoniano la creativita` dell'ensemble nella fase matura.


Fifty seconds of dissonant piano clusters and a few seconds of chaos lead (at minute 1:20) to a serene Syd Barrett-ian fairy tale. Three minutes later the song has turned into a romantic guitar theme. At 5:20 a Tibetan-like orgy of droning voices and primitive percussions leads into a Gong-ian vaudeville, which, in turn, collapses in a saxophone-driven jam. The refrain of the song returns, repeated for several minutes over and over again. At 14:25 a bit of musique concrete a` la Pink Floyd's Alan's Psychedelica Breakfast leads into a mesmerizing fanfare/march of cacophonous proto-industrial music. Orchestral dissonances, that connect to the beginning, and distorted tape music take over for a few minutes of absolute chaos. At 23:30 a clarinet and a saxophone bark at the moon over a jazzy bass line. After several minutes of casual sounds, at 35:10 a new song appear. The album ends with two minutes recited in French over an acoustic guitar: again, Faust gives meaning to the preceding chaos by pausing and reflecting in a melancholy tone.
In the age of Mike Oldfield's Tubular Bells this was actually a "hit" of progressive-rock (50,000 copies sold in one year).
(Translation by/ Tradotto da John Politico)

Quindici secondi di piano dissonante e pochi secondi di caos portano(al minuto 1:20) a una serena fiaba Syd Barrett-eniana.Tre minuti dopo la canzone torna con lo stile chitarristico romantico.Al minuto 5:20 un'orgia "tibetana" di voci ronzanti e percussioni primitive portano al vaudeville Gong-hiano,il quale,alternativamente collassa in una jam guidata al sassofono.Il ritornello della canzone ritorna,ripetendosi oltre e oltre ancora per parecchi minuti .Al minuto 14:25 un po' di musica concrete alla Pink Floyd di Alan's Psychedelica Breakfast porta nell'ipnotica fanfara/marcia della cacofonica musica proto-industrial.Dissonanze orchestrali,che si collegano all'inizio,e la distorta musica registrata si protraggono,per pochi minuti di caos assoluto.Al 23:30 un clarinetto e un sassofono abbaiono rabbiosi alla luna accompagnati da una linea di basso jazzy.Dopo alcuni minuti di suoni casuali al 35:10 appare una nuova canzone .L'album finisce con due minuti recitati in francese assieme a una chitarra acustica:ancora una volta, i Faust danno del significato al caos precedente "pausando" e riflettendo un tono malinconico.Nell'era del Tabular Bells di Mike Oldfield questo era effettivamente un"hit"di progressive rock(50000 copie vendute in un anno).

Faust's second masterpiece, IV (1973), or, better, its tour de force Krautrock, is a bleak, menacing, agonizing whirlwind of galactic magma that consume thermonuclear energy. If the Indian mystics wanted to become one with Brahman, Faust the atheists tried to become one with the Big Bang.
If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.
Scroll down for recent reviews in english.
Nel frattempo, pero`, i Faust stanno morendo di inedia, sostenuti soltanto dall'avanguardia sperimentale. Esce anche una sua collaborazione con il violinista Tony Conrad, Outside The Dream Syndicate (Caroline, 1973 - Table of the Elements, 1996). L'album contiene due lunghe tracce,ognuna di venti minuti:From the Side of Man and Womankind e From the Side of the Machine.La riedizione aggiunge From the Side of Woman and Mankind,la quale e' pressoche' identica alla prima traccia.

The album contains two lengthy tracks, each over twenty minutes long: From the Side of Man and Womankind and From the Side of the Machine. The reissue adds From the Side of Woman and Mankind, which is almost identical to the first one.

Alla fine, prima dello scioglimento, giunge il quarto album, IV (Virgin, 1973), molto piu` calmo e musicale, in certi momenti vicino a Barrett e al folk, ma ancora infestato da rumori elettronici. Il pezzo forte e` Krautrock, la suite iniziale: da un rumore cupo e ritmato (un orrendo derivato del raga psichedelico dei Velvet Underground) si levano miasmi sempre piu` letali e terribili. Presa nelle convulsioni di un'agonia incalzante, la mente esplode un'orgia immanente, il trip lisergico piu` sterminato di tutti i tempi, un condensato di terremoti psichici che ha come unico possibile referente le origini stesse del cosmo. Se gli Induisti tentavano di fondere la propria mente con Brahman, i Faust tentano di fonderla con l'immane big bang. Il loro rock e` la versione infernale della kosmische musik: non celestiale calma, ma immane spaventoso gorgo di magmi galattici che freneticamente consumano energia termonucleare annientando anni-luce di materia.
Il punto piu` basso della depressione Faustiana viene toccato in Jennifer, tenue ballata sottovoce nei vortici di una suspense metafisica. Lauft parte come una parodia dei chansonnier parigini ma diventa un pezzo di ambient music (cinque anni prima che Eno l'inventasse).
Just A Second si apre con uno dei loro riff piu` incalzanti, ma dura soltanto un minuto, prima di sfumare in un glitch mandato in loop e nella sonata esagitata per pianoforte scordato di Picnic On A Frozen River.
L'album sa cogliere anche nel segno della musica da circo, con il music-hall futurista alla Gong di Giggy Smile, anche se questo brano esuberante (che a un certo punto sfodera un riff degno dei ZZ Top e un tema circense alla Frank Zappa) sembra un po' fuori luogo in mezzo a tanto cimitero emotivo.
Frank Zappa e` in effetti l'unico musicista a cui si puo` ricondurre questa operazione. I "frammenti" continuano idealmente l'opera di demistificazione dei generi iniziata su We're Only In It For The Money e le bande marcianti sembrano appendici semiserie a Uncle Meat.

Ogni album dei Faust fa sostanzialmente storia a se`.

I Faust si sciolsero, lasciandosi alle spalle almeno due capolavori da culto (il primo e il quarto album) e la leggenda di gruppo forse piu` misconosciuto del rock. Per ironia della sorte, invece, l'unico album a ottenere un minimo di riconoscimenti era il peggiore. Nessuna delle quattro grandi enciclopedie degli anni '90 (Rolling Stone, Penguin, Viking, All Music Guide, ciascuna di circa mille pagina) li cito`.

Faust's fifth record, recorded in Munich in 1973, never materialized, but what survived eventually surfaced on Return Of A Legend - Munich and Elsewhere (Recommended, 1987). There are only six tracks: Munic/Yesterday, Don't Take Roots, Meer, Munic/Other, Baby, We Are The Hallo Men. It sounds like this would have been a retreat to the compromise sound of So Far. The Last LP (Recommended, 1988) contains the eight "party tapes", originally recorded in 1971 and partially released on singles and EPs. These are not essential items. In fact, this is the one disposable album in Faust's early discography. To further confuse the discography, these two albums will be partially (not completely) collated on 71 Minutes (Recommended, 1990), and with slightly different titles.

Faust's resurrection began in 1990, at the "Prinzenbar" in Hamburg. A subsequent live performance at London's "Marquee Club" and a tour in California drew enough interest to secure a recording contract. Diermeier and Peron not only reconstituted the band but, finally, began to perform live. They showed a predilection for chainsaws and jackhammers, whose sounds are captured on Concerts: Vol. 1 (Table of the Elements, 1994) and Concerts: Vol. 2 (Table of the Elements, 1994).

Faust returned to the studio for the first time in 20 years, but, in keeping with their unfriendly tradition, the notes of Rien (Table of Elements, 1995) are eight blank pages: not a single word. was the "reunion" album. Rien is, de facto, an anthology of unreleased material, edited by a extraordinary exegete Jim O'Rourke. The limit of this work is precisely that it sounds more like a O'Rourke remix of Faust than... Faust (Diermeier and Peron). The second (untitled) track sounds like Chrome's manic version of space-rock (replete with Helios Creed's trademark space guitar) before it abruptly ends in silence (Faust would not have ended it this way). Long Distance Calls In The Desert toys with found sounds. Eroberung der Stille, Teil II recalls Edgar Varese's early noise/electronic experiments, while the fifth (untitled) track recalls early Pink Floyd with a bee-like trumpet as the main distraction/attraction and a long, droning coda. Eroberung der Stille Teil I is very primitive musique concrete for collage of voices, found sounds and Gorecki's "Symphony 3". Everything is well crafted and carefully recorded, but that "is" the problem. O'Rourke destroys Faust's original "kraut" spirit: mad, unpredictable, incoherent. Here, Faust has become an ensemble that drags on forever, working on very simple ideas. Faust's music was cryptic, not meaningless: Rien is not cryptic, it is simply over-indulgent, which is... meaningless.

More speculation followed. The mini-album Untitled (Klangbad, 1996) contains unreleased tracks, which are mainly alternate takes of very minor songs: a shameless rip-off. No less pathetic are the 1973 sessions collected on London 1-3. The CD reissue of this record, BBC Sessions (ReR, 2001), adds what was left out of 71 Minutes. It is hard to believe that even the most alternative band of the 1970s eventually ended up trying to cash in on its belatedly achieved popularity.

(Translation by/ Tradotto da John Politico)

Il quinto album dei Faust,registrato a Monaco nel 1973,non e' mai stato distribuito,ma si puo' trovare qualcosa eventualmente nel Return Of A Legend - Munich and Elsewhere (Recommended, 1987). Ci sono solo sei tracce: Munic/Yesterday, Don't Take Roots, Meer, Munic/Other, Baby, We Are The Hallo Men.Questo album suona come se volesse essere un ritrattamento al suono gia' compromesso di So Far.The Last LP (Recommended, 1988) contiene le otto"parti di registrazione",originalmente registrate nel 1971 e parzialmente rilasciate nei singoli e negli EP.Queste non sono di certo cose essenziali.Infatti,questo e' l'unico album della prima parte della discografia dei Faust che non vale la pena d'ascoltare.Per confondere ulteriormente la discografia,questi due album saranno parzialmente(ma non completamente)riuniti in 71 Minutes (Recommended, 1990), e con titoli leggermente diversi.

La resurrezione dei Faust avviene nel 1990,al "Prinzenbar" di Amburgo.Una sequenza di performance live al "Marquee Club" di Londra e un tour in California attirarono sufficiente interesse per assicurare loro un contratto.Diermeier e Peron non solo ricostituirono la band ma,finalmente,cominciarono a esibirsi dal vivo:Concerts: Vol. 1 (Table of the Elements, 1994) e Concerts: Vol. 2 (Table of the Elements, 1994).

I Faust ritornarono in studio per la prima volta dopo vent'anni,ma,in linea con la loro inamichevole tradizione,le note di Rien (Table of Elements, 1995) sono otto pagine vuote:non una sola parola.Era comunque l'album della reunion.Rien e',di fatto,un'antologia di materiale inedito,lavorato dallo straordinario exegita Jim O'Rourke. Il limite di questo lavoro e' precisamente che suona molto piu' come un remix di O'Rourke dei Faust rispetto a un lavoro dei Faust (Diermeier and Peron).La seconda traccia(senza titolo) suona come una versione frenetica di space-rock alla Chrome (pieno di chitarra space alla Helios Creed) prima di finire repentinamente in silenzio(i Faust non lo avrebbero mai finito in questo modo).Long Distance Calls In The Desert giocherella con suoni fusi. Eroberung der Stille, Teil II richiama i primi esperimenti elettronici-rumoristici di Edgar Varese,mentre la quinta (senza titolo) traccia richiama i primi Pink Floyd con un bee tipo tromba come principale distrazione/attrazione e una lunga,ronzante coda.Eroberung der Stille Teil I e' piu' che altro musica concrete primitiva,per collage di voci,suoni fusi e "Symphony 3"di Gorecki.Ogni cosa e' ben eseguita e attentamente registrata,ma in fondo "e' "proprio questo il problema.O'Rourke distrugge lo spirito originale kraut dei Faust:pazzo,impredicabile,incoerente.Oramai,i Faust stanno diventando un ensemble che si trascina in eterno,lavorando su troppe semplici idee.La musica dei Faust era criptica,non insignificante:Rien non e' criptico,e' semplicemente troppo indulgente,cioe'...insignificante.

Seguirono molte speculazioni.Il mini album Untitled (Klangbad, 1996) contiene tracce inedite,le quali sono principalmente alternate,prese da molte canzoni minori:una vergognosa fregatura.Non meno patetiche sono le sessioni del 1973 su London 1-3. La riedizione di questo,BBC Sessions (ReR, 2001),aggiunge quello che era stato lasciato fuori da 71 Minutes.E' difficile credere che la band piu' alternativa degli anni 70 spesso finisca con il provare a guadagnare nella popolarit… raggiunta tardivamente.

Unlike Rien, which was mainly a collection of unreleased material, and the live albums, You Know Faust (ReR, 1997) marks Faust's earnest return to the musical scene. The line-up consists of Diermaier, Irmler and Peron (although Irmlet did not attend the recording sessions).
Their art has matured towards a more austere and severe form, which allows for only minimal gestures, far from the melodic/rhythmic conventions of popular western music. The tone of their performance (even in the most provocative pieces) is almost classical: sparse, light, elegant, graceful. What strikes as utterly disorienting is the fragmentation (a few of the tracks last only a handful of seconds), as if the composers need not elaborate on their vague gestures, vagueness being the ultimate message. The spirit of the operation is almost "ambient": more evocative than telling, more in the background than in the foreground. Such is the case of fundamentally uneventful tracks: the cyclic patterns of Hurricane, the funereal trumpet fanfare of C Pluus, the organ requiem of L'Oiseau.
Only two compositions connect with their dadaistic roots: Na Sowas (14th track, and 14 minutes), a demonic dance that riddles a syncopated "robotik" rhythm with a carnival of sound effects (but after six minutes doesn't seem to know where to go next), and Teutonen Tango (16th track, seven minutes), a demented "Ubu-billy" with absurd French voices. De facto, they both remix themselves in their codas.
Other accomplished tracks end up betraying a lack of inspiration. Liebeswehen (eight track), an the epic revision of Duan Eddy/Sandy Nelson conventions, and the humorous sketch of Men From The Moon hardly belong to the rest of the album: they were cute leftovers that the band felt to publish.
What is missing is the metaphysical grandeur that used to complete their cacophonous raids. Here, there is only experimentation on timbres and textures. Interesting, clever, stimulating... but for its own sake.
(The CD includes 17 tracks, but lists 26 titles. Obviously, there is not a one-to-one correspondence. Most reviewers used the first 17 titles: for this review, instead, I identified the tracks according to their length as provided by the band).

A differenza di Rien, e dei dischi dal vivo che l'avevano preceduto, You Know Faust (ReR, 1996) sembra segnare il vero inizio di una nuova carriera. La formazione comprende Diermaier, Irmler e Peron (benche' Irmlet non partecipi direttamente alle registrazioni).
Le qualita` del sound sono le stesse di Rien, ma il tipo di esperimenti che vi vengono condotti sono alquanto diversi. Lo spirito e` quasi "ambientale" (in senso molto lato), molto di suggestione e di degustazione, piu` che di attacco frontale. Anche i pezzi piu` provocatori sono suonati con grazia e leggiadria degne di fantasie classiche. La deviazione dai canoni e` subdola e quasi casuale, indiretta, a posteriori. Un filo logico tiene insieme le piece di Liebeswehen e Na Sowas, ed e` ancora una volta la ricerca ritmica. Si ha l'impressione pero` che l'avventura debba continuare in direzione di una sovversione subliminale, quella della funerea fanfara di trombe di C Pluus e del demenziale Teutonen Tango.
Non e` chiaro perche' il trio indulga nella frammentazione, tanto che figurano tracce di un secondo, di due, di tre, di cinque. Manca inoltre l'anelito metafisico che ha sempre corredato le loro scorribande cacofoniche. Qui c'e` soltanto la sperimentazione sui timbri e sulle trame. Interessante, intelligente, stimolante, ma fine a se stessa.

Peron was replaced by bassist Michael Stoll, and Faust proceeded to release Faust Wakes Nosferatu (1997), which documents a live improvisation for Murnau's film, and Edinburgh Live (1998), that collects eight new compositions.

Faust was now mainly a quartet: Diermeier (drums), Steve Lobdell (guitar), Irmler (keyboards), Stoll (bass).

At last, Ravvivando (may 1999) continued the program of You Know. Irmler is much more active This is far less idiosyncratic, absurdist, eccentric music than the original Faust. These tracks (ostensibly there are twelve, but organized in three suites) are monoliths Ein Neuer Tag Dr' Hansl Carousel II Apokalypse motorik Wir Brauchen Dich #6 D.I.G. Four Plus Seven Means Eleven Du Weisst Schon Take Care Livin' Tokyo Spiel motorik T-Electronique

The Land of Ukko and Rauni (2000) documents a Faust show in Helsinki. The line-up was Lars Paukstat (percussions), Stoll, Lobdell and Diermeir.

In the age of "unreleased", "rare", "remixed" tracks, the band will dig out of the garbage can the tracks for Patchwork 1971-2002 (2002) and will ask friends to create Freispiel (2002), a remix of Ravvivando. Bad habits spread to intelligent musicians too.

Derbe Respect Alder (Staubgold, 2004) is a claustrophobic collaboration with New York-based rapper Dalek.

(Translation by/ Tradotto da John Politico)

Peron fu sostituito dal bassista Michael Stoll, e i Faust procederono con Faust Wakes Nosferatu (1997), che documenta un'improvvisazione live per un film di Murnau,e Edinburgh Live (1998), che colleziona otto nuove composizioni.

I Faust sono ora un quartetto:Diermeier (batterie), Steve Lobdell (chitarra), Irmler (tastiere), Stoll (basso).

Finalmente Ravvivando (maggio 1999) continuo' il programma di You Known. Irmler e' molto piu' attivo. Questa musica e' di gran lunga meno peculiare,assurdistica,eccentrica di quella dei Faust originali. Queste tracce (apparentemente ci sono venti,ma organizzate in tre suite) sono monoliti Ein Neuer Tag Dr' Hansl Carousel II Apokalypse motorik Wir Brauchen Dich #6 D.I.G. Four Plus Seven Means Eleven Du Weisst Schon Take Care Livin' Tokyo Spiel motorik T-Electronique.

The Land of Ukko and Rauni (2000) documenta uno show dei Faust a Hensinki.La line-up era costituita da Lars Paukstat (percussioni), Stoll, Lobdell and Diermeir.

Nell'eta' degli"inediti","rarita' ","remixaggi",la band scovera' della spazzatura per le tracce di Patchwork: 1971-2002 (2002) e chiederanno ad amici per creare Freispiel (2002), un remix di Ravvivando.

Le cattive abitudini si diffondono anche fra i musicisti intelligenti.

Hans-Joachim Irmler's solo work Life Like (Staubgold, 2003), the first solo album by any Faust member, originally a soundtrack for a museum exhibition, is closer in spirit and sound to Hans Joachim Roedelius than to Faust.

The triple-disc In Autumn (2007), featuring Diermeir but not Irmler and documenting terrible live performances, is a ridiculous swindle.

Disconnected (Art-Errorist, 2007) is a Faust album only in name, because Nurse With Wound's Steven Stapleton and Colin Potter took some raw Faust recordings and turned them into the final product.

Od Serca Do Duszy (2007) is a double-disc live album.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

Se sei interessato a tradurre questo testo, contattami

What is unique about this music database