|
Gli Heldon si possono identificare con il loro ideatore e leader, Richard
Pinhas, all'epoca ventottenne assistente di Filosofia alla Sorbonne di Parigi
e appassionato di romanzi di fantascienza (due temi che ricorreranno spesso
nella sua carriera).
Il primo album,
Electronique Guerilla (Urus, 1974),
è quasi interamente composto e suonato da lui al sintetizzatore e alla chitarra. Rispetto alle opere
coeve dei tedeschi (che a quel tempo monopolizzavano l'attenzione della critica e del pubblico) Pinhas
propendeva per un sound molto più aggressivo, tanto da prediligere la chitarra come strumento
solista, una primizia nel campo elettronico. Circulus Vitiosus e Back To Heldon
presentano schemi derivati dagli esperimenti di Robert Fripp (le scale cicliche del sintetizzatore addossate
ad assoli di chitarra nel timbro rovente).
Nel 1975 uscirono due album. Allez Teia (Urus, 1975) continuava il
discorso del primo disco, ai margini della "frippertronics" con assoli di
chitarra immersi in un tappeto di elettronica soffice.
La novità consisteva nell'uso di un mellotron alla King Crimson.
It's Always Rock And Roll (Urus, 1975) era invece un ambizioso
doppio lavoro per il quale Pinhas si servì della collaborazione di Gilbert Artman (leader degli
Urban Sax) e di Patrick Gauthier (ex Magma), e si concentrò in composizioni estese, fino a
varcare il limite del quarto d'ora. Se l'ouverture di ICS Mechanique fa pensare a un
riavvicinamento alla scuola tedesca dei musicisti "cosmici", e Cotes De Cachalot A' La
Psylocybine sperimenta ancora in sordina la fusion fra cicli elettronici e assoli di chitarra,
Cocaine Blues
rappresenta già un vertice della nuova fase, con le parti di basso delegate a due
sintetizzatori su due tempi diversi, uno che ripete un motivo alla Mussorsky e l'altro che gli si intreccia
attorno (lo sfarfallio del terzo ha la funzione della prima chitarra). Se Aurore e Doctor
Bloodmoney sono due chilometriche escursioni puramente elettroniche, che fanno di Pinhas un
precursore del genere, ma non aggiungono nessuna novità sostanziale, Zind Destruction
prende le mosse dalle carneficine elettriche dei Chrome per coniare un hard rock "industriale" di grande
effetto, con la chitarra distorta al limite dell'udibile e cacofonie sparse.
Agneta Nilsson (Urus, 1976), dedicato alla sua moglie
svedese, e a cui collaborò anche Coco Roussel, accentuò l'importanza
dell'improvvisazione. Tre dei cinque brani sono lunghissimi e in gran parte costruiti seguendo l'estro del
leader. I quattro movimenti di Perspective riassumono praticamente l'intera storia del gruppo:
maestoso e sinfonico il primo, ancora legato agli schemi dei King Crimson; frenetico e incalzante il terzo,
a metà strada fra le piece dadaiste di Morton Subotnick e la "frippertronics" di Robert Fripp; un
uragano trascinante il quarto (di ben ventun minuti), il cui incedere metodico da martello pneumatico
ricorda a tratti i Neu, e i cui deliri logorroici di chitarra spazzolano il repertorio rock da Hendrix agli
Hawkwind. Rimane forse il disco più sperimentale del gruppo.
Continuando nella sua progressione, Pinhas nello stesso anno pervenne con
Un Reve Sans Consequence Speciale (Cobra, 1976)
a una sorta di anticipazione della musica
"industriale" (per via dei sequencer pulsanti e delle percussioni assordanti di Francois Auger) che
sfoggiava la grinta dell'hard rock e vantava l'improvvisazione del jazz, sconfinando nella musica cosmica
(Toward The Red Line) e nel tribalismo (Elephanta).
Gli undici minuti di Marie Virginie C e i 15 minuti di
Towards the Red Line sperimentano diverse combinazioni di queste idee.
MVC II, invece, e` musica industriale per rumori metallurgici e
battito metronomico.
Era ancora Gauthier a cesellare le parti elettroniche.
Con
Interface (Cobra, 1978)
gli Heldon, che si erano ridotti a
un insolito power-trio (con Pinhas alla chitarra, Gauthier al Moog e Auger alle percussioni), completarono
la fusione fra assoli jazzati, sonorità heavy metal e tribalismi torrenziali. A parte le musiche
d'occasione
(i dieci minuti di "frippertronics" di Jet Girl)
e i brani firmati dai comprimari, il pezzo forte è la suite
Interface di 19 minuti, il cui crescendo
è quanto di più chiassoso e cacofonico gli Heldon abbiano realizzato. I tornado elettronici
che hanno accompagnato gli assoli chitarristici del leader trovano una definitiva sistemazione.
Il settimo Stand By (Egg, 1979),
a cui partecipò anche
Klaus Blasquiz (altro ex Magma), vide crescere l'importanza di Gauthier, veramente scatenato al
minimoog, così come Auger lo era stato sul disco precedente alla ritmica.
Stand By (uno dei loro capolavori) si dipana all'insegna di un
heavy-metal assordante e veloce, selvaggio e futuribile come nei migliori
Hawkwind.
Il monumentale Bolero in otto movimenti, un altro dei loro
capolavori,
copre un vasto territorio, da Ravel ai Tangerine Dream.
Chiusa l'esperienza degli Heldon, Pinhas intraprese una carriera solistica
che ne è stata in pratica la naturale continuazione.
Nel 1979 uscirono
Rhizosphere (Cobra, 1979 - Cuneiform, 1994) e
Chronolyse (Cobra, 1979 - Cuneiform, 1991).
Se il secondo (dedicato al romanzo omonimo di Michel Jeury e al "Dune" di Frank
Herbert) è diviso fra un pretenzioso esercizio nel campo dell'"elettronica dal vivo" (le
Variations) e una suite per mellotron nello stile dei primi King Crimson (i trenta minuti di
Paul Atreides), il primo è uno dei suoi lavori più "cosmici", con l'aggiunta di vere
percussioni e brani concisi e ben strutturati. Dall'incalzante Rhizosphere Sequent alla bucolica
A Piece For Duncan, dalla romantica Claire P. alla radiazione galattica di
Trapeze, Pinhas sembra aver improvvisamente trovato la serenità. Anche la title-track, il
tour de force di turno, ha uno svolgimento più ordinato, con un ritmo regolare e improvvisazioni
tenute al guinzaglio.
Nel 1980 escono
Iceland (Pulse, 1980), with the
24-minute droning ambient Wintermusic,
e
East West (Pulse, 1980).
La suite eponima
del primo e l'eterea Greenland hanno talmente addolcito e smussato i toni che Pinhas può
ormai vendersi anche al pubblico della new age. La riedizione su CD comprende anche
Wintermusic, una suite "ambientale" di venticinque minuti. Le pulsazioni lente di questi brani e le
atmosfere desolate, glaciali in cui sono avvolti stanno agli Heldon come la maturità alla
giovinezza.
East West, meglio orchestrato e prodotto, è una raccolta
di pezzi eseguiti in giro per il mondo. Nel 1982 Pinhas si cimenta anche nel poema filosofico, con
L'Ethique (Pulse, 1982 - Cuneiform, 2011),
dedicato a Spinoza, ottenendo con i quattro movimenti della title-track la
formulazione definitiva della sua musica ciclica.
Passano dieci anni prima che Pinhas e gli Heldon vengano riscoperti.
Nel frattempo Pinhas era tornato alla filosofia e aveva scritto un libro
su Nietsche.
Soltanto nel 1992 esce infatti un nuovo album,
D.W.W. (Cuneiform, 1992),
contenente musiche eseguite con Jean-
Philippe Goude e il fido Gauthier fra il 1983 e il 1991.
Ubik riprende lo stile melodico e pacato di
Ethique e Iceland, sottolineandolo con una ritmica più presente, ma il quartetto
d'archi in quattro movimenti The Joe Chip Song (ispirata dallo stesso libro di Philip Dick)
è uno sforzo per comporre una ballata elettronica da camera.
Tutto sommato nella carriera solista Pinhas non è ancora riuscito a
ripetere gli exploit degli Heldon; anzi non è ancora riuscito per nulla a definire la propria
personalità artistica, oscillando fra quella di un dilettante dell'avanguardia e quella di un aspirante
musicista new age.
|
If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.
Scroll down for recent reviews in english.
|