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Leg End (1973), 7/10 Unrest (1974), 8/10 Desperate Straights (1974), 7/10 In Praise Of Learning (1975), 8/10 Concerts (1976), 6/10 Western Culture (1978), 6.5/10 Art Bears: Hopes And Fears (1978), 7/10 Art Bears: Winter Songs (1979), 7.5/10 Art Bears: The World As It Is Today (1981), 6/10 | Links: |
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La scuola "progressiva" di Canterbury venne rinnovata negli anni '70
principalmente dagli Henry Cow e dalle opere soliste dei suoi membri.
Formati nel 1969 al campus di Cambridge dal chitarrista Fred Frith (virtuoso di violino, gia` compositore di musiche per balletto), con Tim Hodgkinson alle tastiere e Geoff Leigh ai fiati, gli Henry Cow vinsero un concorso per giovani talenti e composero un'opera rock dionisiaca sulle "Baccanti" di Euripide. Successivamente si aggiunsero John Greaves al basso e Chris Cutler alle percussioni. Leg End (Virgin, 1973) e` un album ispirato al jazz-rock dei Soft Machine, al guitar-sound cervellotico dei King Crimson, e alle big band di Frank Zappa. Quest'ultimo in particolare e` la principale influenza: Nirvana For Mice sfoga le libidini fiatistiche da banda paesana del Grand Wazoo rivedute all'insegna del free-jazz, di un percussionismo piu` fantasioso e di piccole dissonanze tastieristiche; la fantasia classicheggiante di Amygdala deve altrettanto a Zappa nei guizzi e nei girotondi delle tastiere e delle chitarre, con anzi maggior comicita'; e Teenbeat e` un paradosso degno di Burnt Weeny Sandwich in tre movimenti: free cacofonico, balletto espressionista e bandismo demenziale. Al jazz-rock violento e metafisico dei Matching Mole rimanda invece The Tenth Chaffinch. La lunga, suggestiva Nine Funerals Of The Citizen King, piece da camera totalmente improvvisata sia nelle parti vocali sia nelle percussioni e con pochissimi accordi utili, e` fuori da questa traiettoria di musica corposa a gran ritmo, e costituisce, nel suo astratto e surreale incedere, la prima premonizione della reale personalita' artistica del gruppo: il suo finale di coretti da cabaret brechtiano, archi da camera e saltarelli medievali apre orizzonti sconfinati. Il secondo album, Unrest (Virgin, 1974) ripropone grosso modo lo stesso programma, ma con maggiore enfasi sull'improvvisazione di gruppo. L'ispido stile chitarristico di Frith, che e` un po' il marchio di fabbrica del sound del gruppo, brilla nel calmo assolo di With The Yellow Half Moon And The Blue Stars, proponendosi per il suo intelligente disordine come uno dei modi chitarristici piu` interessanti degli anni '70. Ruins (dodici minuti), Half Asleep (sette minuti) e Linguaphone sono momenti spettacolari del progressive-rock dell'epoca. Frith e` anche padrino del "Rock In Opposition", movimento politico musicale a favore dell'autogestione. La coerenza morale e artistica si paga pero` in termini di insuccesso economico, e gli Henry Cow, per non morire di poverta`, si devono fondere nel 1975 con gli Slapp Happy. Dato che Lindsay Cooper ha preso nel frattempo il posto di Leigh, introducendo un sound piu` "morbido", la formazione del gruppo risulta notevolmente mutata, con due tastiere (principalmente nastro preparato e organo), due chitarre (ma Frith suona anche il violino e lo xilofono), basso, batteria, fiati (oltre all'oboe della Cooper, anche il clarinetto di Hodgkinson) e canto.
Dopo un lavoro di assaggio,
Desperate Straights (Virgin, 1974),
ancora un po' rugginoso (ma con lo splendido
Caucasian Zullaby, folkloristico e dissonante, e con
Bad Alchemy), esce In Praise Of
Learning (1975), un altro capolavoro.
La musica dell'ensemble si propone come un'originale fusione di espressionismo
ed elettronica, rock-cabaret e avanguardia "Darmstadtiana".
I Concerts (Caroline, 1976) documentano il talento spettacolare dell'ensemble. La comune e` pero` allo stremo. Uno scisma la spezza in due: Hodgkinson, Cooper, Frith e Cutler registrano Western Culture (1978), una raccolta di composizioni di Coooper e Hodgkinson che rimane l'album piu` vicino a Frank Zappa degli Henry Cow (con i solenni crepuscoli di Industry e On The Raft), senza improvvisazione e puramente strumentale; mentre Krause e gli stessi Frith e Cutler danno vita agli Art Bears.
I dischi di questo trio sono forse i risultati piu` radicali dell'intera
scuola di Canterbury. Lo spirito espressionista di Krause, non ignaro del
cabaret politico di Brecht e Weill, si fonde con
le intricate partiture del progressive-rock.
Hopes And Fears (Random Radar, 1978) isola i tre musicisti dal resto del rock, approntando
una fornace tragica di dissonanze, atonalita` e casualita'.
La novita` e` soprattutto la frammentazione austera ed epigrammatica,
che rinuncia alle distese improvvisate a favore di una maggiore sintesi
espressiva. La rarefazione e` maniacale: un ritmo lento e di percussioni povere,
scarne linee (dissonanti e discontinue) di harmonium, piano, violino o chitarra
a guidare la melodia, e il canto gelido disperato a scandire testi lugubri.
Il secondo album degli Art Bears, Winter Songs (Ralph, 1979), presenta anche un tema unitario: ogni canzone e` dedicata a un bassorilievo della cattedrale gotica di Amiens. Frith dilania gli epigrammi con le note lugubri dell'organo. La voce di Krause racconta con tono straniato le storie dei morti, piegando idealmente "Spoon River" all'enfasi espressionista. Ai climi satanici di alcuni brani contribuisce invece il percussionismo esotico di Cutler. In qualche punto si oscilla fra Pink Floyd e King Crimson in pieno horror (First Thing First) e la suggestione e` ancor piu` intensa laddove le tastiere disegnano tetri paesaggi cosmici (The Slave), il canto sprofonda con fatalismo in vertigini di pianismo jazz (Gold) o impazzisce nel delirio concitato di Rats And Monkeys (una geniale micro-sinfonia concreta), il violino incalza con medievali danze di strada (Hermit), le chitarre e le voci danzano minimali e giapponesi (Three Figures), o percussioni ed elettronica sgretolano il climax apocalittico (Winter/ War). Un senso di desolazione e morte esala da composizioni come Winter Wheel, emblematica del nuovo genere di psicodramma paranoico e lugubre, o la stanca nenia liturgica di Three Wheels. Salvo poche eccezioni (la danse macabre di Skeleton) il lied ossessivo ed enfatico ha ceduto il posto a una forma canzone modernista che rinnega le matrici popolari di Frith. Rispetto a Hopes And Fears c'e` meno emotivita' e piu` sperimentazione. Il clima e` piu` opprimente e meno Brecht-iano. E` un disco sul metaforico "inverno" dell'umanita`, un disco per definizione anemico e post-apocalittico. Gli Art Bears si spengono dopo il terzo album, The World As It Is Today (1981), un lavoro didattico ogni brano del quale e` legato a un aspetto della societa' capitalista, con un incitamento finale (Albion Awake!) alla rinascita della madrepatria. Fred Frith, Chris Cutler, Geoff Leigh, Lindsay Cooper, Tim Hodgkinson, Peter Blegvad daranno vita a carriera soliste di tutto rilievo. The Art Box (ReR, 2004) is a 6-cd box-set that collects all the Art Bears recordings plus rarities and remixes. |
Henry Cow (and their spin-off Art Bears) were one of the most significant
British groups of progressive-rock of the 1970s, and their members went on to
important solo careers. Virtually ignored by the press and by histories of rock
music because their albums never entered the charts, they were actually one
of the most significant group of all times and changed rock music forever.
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