John Mellencamp
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Autentico "blue-collar rock hero" della provincia americana (l'Indiana, per l'esattezza), John "Cougar" Mellencamp ha fuso l'immagine di James Dean, il ribelle senza causa, e la mitologia dei figli della piccola borghesia rurale, per sfornare graffianti hit radiofonici nel segno di un maschio e ballabile rhythm and blues. In tal modo ha coniato un linguaggio che e` un ibrido di Bob Seger e Bruce Springsteen, e che si rivolge direttamente al pubblico piu` giovane.

Nato nel 1951 in una famiglia numerosa e non abbiente, ma profondamente religiosa, Mellencamp comincio` a suonare all'eta` di diciassette anni in un complessino di rhythm and blues, e prima della fine del liceo dovette scappare in Kentucky per sposare la minorenne che aveva messo incinta. All'universita` comincio` a scrivere le proprie canzoni e un viaggio a New York gli procuro` il primo contratto discografico.

Chestnut Street Incident (MCA, 1976) e Kid Inside (mai pubblicato) furono piu` che altro impegni contrattuali. La sua carriera inizio` veramente a partire da A Biography (Riva, 1978). Fu I Need A Lover, riproposta su John Coughar (Riva, 1979), ad aprirgli le porte delle classifiche. Ain't Even Done With The Night e This Time, i singoli tratti da Nothin' Matters And What If It Did (1980), erano pero` ancora deboli e insicuri. Mellencamp trovo` la sua vera vocazione nei "teen anthem" (inni per adolescenti) del successivo American Fool (Mercury, 1982), in particoalre Jack And Diane e Hurts So good, canzoni grintose, spavalde, suonate da una formazione attillata con il piglio del rock and roll piu` proletario, ma al tempo stesso pensose e mature. Il trucco stava nel far tesoro delle proprie radici, il milieu della provincia e della piccola borghesia.

Non solo le storie di Uh-Huh (Mercury, 1983) restano ancorate a quel paesaggio umano, ma le musiche stesse riflettono i ritmi e i patemi di quelle comunita` rurali. Il tono si fece anzi piu` epico e apocalittico, in particolare in Crumblin' Down, Pink Houses e Authority Song (destinata a rimanere la sua siglia piu` celebre). Mellencamp era piu` di un semplice cantore, impersonava lo spirito di tutti quei ragazzi rimasti intrappolati in una strada senz'uscita. In un certo senso, era l'equivalente del bluesman delle prigioni. Cantava se stesso, ma cantava per tutti, non soltanto per se stesso.

Fedele a quello spirito cameratesco, dedico` Scarecrow (Mercury, 1985) al popolo degli agricoltori che la musica rock aveva dimenticato. Ne scaturirono ballate "Dylan-iane" sui moderni diseredati, commosse elegie come Small Town e Lonely Ol' Night. Su tutto troneggia Rain On The Scarecrow, possente visione di una condizione di vita senza speranze. Ma anche nel momento della depressione piu` totale, Mellencamp trova la forza di urlare la sua rabbia in quello che e` forse il suo "anthem" quintessenziale, R.O.C.K. In The USA (con una frase di flauto da far rima con quella storica di Wild Thing). Se gli hit di Uh-Huh ne avevano fatto una star internazionale, gli hit di Scarecrow ne fecero il sincero portavoce delle popolazioni rurali. Al tempo stesso spinsero un'intera generazione di giovani rocker a rovistare fra le macerie di quel mondo.

A quel punto Mellencamp senti` il bisogno di migliorare come musicista e decise di abbandonare gli arrangiamenti spartani che lo avevano contraddistinto e di aggiungere violino, fisarmonica e dulcimer al trio base del rock and roll. Le sceneggiate di Lonesome Jubilee (Mercury, 1987) vantano pertanto un adeguato corredo di eventi sonori, che le rendono ancor piu` appassionate. Un lamento accorato di speranze deluse come Paper In Fire acquista persino maggior potenza. L'album e` ricco di spezie spiritual (Check It Out), tex-mex (Rooty Toot Toot), cajun (Cherry Bomb). Rivalutando a fondo il sound rozzo ed elementare di complessi inglesi come Rolling Stones, Troggs e Animals, e al tempo stesso svuotandolo sempre piu' in direzione di un folk abrasivo e straniante, contaminato da forme popolari arcaiche, Cougar ha trovato la forma espressiva ideale per il suo commentario sociale in un blues ora urbano ora rurale, sospinto dalla cadenza e dalla grinta della classe lavoratrice.

Big Daddy (Mercury, 1989), con Pop Singer, e Whenever We Wanted (Mercury, 1991), con Get A Leg Up, sono invece opere minori, la prima eccessivamente introversa (un po' il suo Nebraska) e la seconda eccessivamente epigonica di se stesso. Human Wheels (Mercury, 1993) riaffermo` invece la sua statura di filosofo rock and roll (When Jesus Left Birmingham) e il mini-album Dance Naked (Mercury, 1994) riaffermo` le sue doti di musicista (Wild Night e Dance Naked).

Un attacco cardiaco causo` un notevole rallentamento nella sua carriera. Mr Happy Go Lucky (Mercury, 1996) riprende da dove Scarecrow aveva lasciato, sciorinando arrangiamenti di lusso per il folk acustico di Mellencamp. Key West Intermezzo e Just Another Day sono i titoli radiofonici. Ma la salute non gli consenti` di continuare il discorso. The Best That I Could Do e` un'antologia della carriera.

Da enfant terrible ad avvocato dei coltivatori, da rocker volitivo ad etnologo nostalgico (capace di impiegare con naturalezza fiddle, dulcimer, dobro, fisarmonica e mandolino, e di citare l'arcaico folk degli Appalacchi, il call-and-response delle chiese nere o le bande marcianti del jubilee), Mellencamp ha dimostrato una capacita' unica nel sceneggiare e "coreografare" musicalmente i suoi reportage. Cougar unisce in effetti l'esperienza diretta della vita rurale del Midwest e una dote particolare per la "associazione mentale" di citazioni di musiche popolari (rock o folk), che gli deriva dall'essere cresciuto in quel milieu. Le sue canzoni, che siano rock and roll aggressivi o dimessi lamenti, sono alimentate dallo stesso fuoco esistenziale, un fuoco in cui si compenetrano un senso epico e un senso apocalittico della condizione umana.

An authentic "blue-collar rock hero" of the Midwest, John "Coughar" Mellencamp coupled the charisma of James Dean (the rebel with no cause) and the populist mythology of rural America with a forceful rhythm'n'blues sound and a rowdy shout. While Bob Seger and Bruce Springsteen could be his closest reference models, Mellencamp has a knack for the anthemic tone that sets him apart, as evidenced in Hurts So good (1982), Authority Song (1983), Rain On The Scarecrow (1985), R.O.C.K. In The USA (1985) and Paper In Fire (1987).
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Mellencamp's artistic decline was rapid. The albums that followed the heart attack were pale relatives of his classics: Mr Happy Go-Lucky (1996), with Key West Intermezzo, John Mellencamp (Columbia, 1998), Rough Harvest (Columbia, 1999), a collection of unreleased material, Cuttin' Heads (2001), with Peaceful World, Trouble No More (2003), a collection of covers, Freedom's Road (2007). that ends with the only decent song, Heaven Is A Lonely Place. (Translation by/ Tradotto da xxx)

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