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Music From The Penguin Cafe (1976), 8/10
Penguin Cafè (1981), 7/10 Broadcasting From Home (1984), 7/10 Signs Of Life (1987), 7/10 | Links: |
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La Penguin Cafè Orchestra e` un ensemble britannico di musica classica
allestito nel 1974 da Simon Jeffes (studente di chitarra alla Royal
Academy) per suonare musiche etniche con l'austerita`
della musica da camera occidentale e il languore decadente del
cafe`-concerto. Il sound della sua orchestra e` cosi` fatuo ed elegante,
immune al tumulto e alla barbarie del mondo moderno.
La musica e` tanto astratta quanto concreta: sulle
impalcature della musica barocca e rinascimentale sono innestati cabaret e
folk etnico.
Antiquata, nostalgica, affettata e preziosa,
calligrafica ma mai parodistica, questa operazione di revival mira a
ricostruire un'atmosfera (quella delle famigliole borghesi del fin de siecle
a passeggio la domenica per le strade del centro) piu` che un sound.
Ogni composizione e` una sintesi di musiche d'epoca e di arrangiamenti esotici.
La prima formazione era un quartetto: violoncello di Helen Liebmann, violino di Gavyn Wright, chitarra elettrica e ukulele di Jeffes, piano elettrico di Steven Nye, ed esordi` con il Penguin Cafè Single.
Lo scrupolo certosino dell'esecuzione fa di
Music From The Penguin Cafe (Obscure, 1976) un capolavoro di
travestimento.
Il talento dei musicisti
nobilita il minimalismo ska di From The
Colonies (con duetto stralunato di ukulele e clavicembalo), il tribalismo spiritato di Milk (per
canto fonemico e distorsioni) e l'incalzante giga rinascimentale di Giles Farnaby's Dream.
Nell'Orchestra fra il 1977 e il 1980 si alternano una dozzina di musicisti.
Penguin Cafè (EG, 1981) e` un altro surreale album di ricordi, ma
questa volta l'orchestra fa perno su una strumentazione ancor piu`
intrigante e maliziosa, che oltre gli strumenti a corda
(viola, contrabbasso, violoncello, ukulele,
violino) incorpora anche fior fior di tastiere
(fisarmonica, piano, harmonium, organo) e di percussioni
(bongo, tamburi, piatti).
Broadcasting From Home (EG, 1984) compie invece una drastica svolta verso il ballo rurale. I pezzi sono ispirati al folk britannico, ma una permanenza in Giappone ha ispirato Jeffes a mescolare anche continuum mantrici, progressioni raga e vibrazioni di campanelli (More Milk, Now Nothing). La strumentazione è più seria e imponente che mai, tanto che ormai si può davvero parlare di una piccola orchestra (con Geoff Richardson alla viola e i soliti Liebmann e Wright a completare la più grande sezione d'archi del rock) e le ambizioni di Jeffes sono di pari livello. Music For A Found Harmonium è un ritornello travolgente che si situa fra la danza popolare tirolese e la musica da camera di Bach. Ancor più barocchi, gli adagi di Prelude And Yodel, Sheep Dip e Isle Of View, nonché la romantica sonata White Mischief, confermano la tendenza a consolidare la fusion etnica dell'Orchestra in forme classiche. La fanfara comica di In The Back Of A Taxi, il reggae bandistico di Music By Numbers e soprattutto il delizioso ritornello da carillon di Heartwind, ripetuto fino alla nausea da pianola, ukulele, penny whistle, trombone e vagito femminile (probabilmente il suo capolavoro assoluto), riportano invece alla musica da strada più spontanea e festosa. In questo disco Jeffes raggiunge la perfezione formale, sostenuto da un'inesauribile ispirazione melodica e dal genio dei poveri.
Signs Of Life (EG, 1987) compie un altro capolavoro di equilibrismo
stilistico, portando musiche ancor meno nobili nel reame della musica da camera
piu` austera. Jeffes si tuffa
nel pasticcio kitsch di Southern Jukebox Music e
nel lento Oscar Tango. L'ispirazione è sempre varia e molteplice, dal bluegrass
mozzafiato di Bean Fields alla fanfara celtica per ukulele, shakare, pianola e violino di
Dirt, dai poetici contrappunti barocchi e minimalisti di viola, violino e cello condotti a ritmi
paesani di Rosasolis a quelli ancor più barocchi e incalzanti di Perpetuum Mobile
per violini, violoncelli e pianoforte, fino all'apice del vertiginoso flamenco tzigano Swing The
Cat, quasi distorto nel suo incalzante crescendo.
Still Life (EG, 1990) * Union Cafè (Zopf, 1993) * Concert Program (Windham Hill, 1995) * Jeffes aveva anche varato il progetto Arcane (Real World, 1995). Simon Jeffes e` morto l'11 dicembre 1997 di un tumore al cervello. |
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