Prince


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
For You (1978), 4/10
Prince (1979), 4/10
Dirty Mind (1980), 6.5/10
Controversy (1981), 5/10
1999 (WB, 1982), 7/10
Purple Rain (1984), 7/10
Around The World (1985), 7/10
Parade (1986), 6.5/10
Sign Of The Times (1987), 7/10
Lovesexy (1988), 5/10
Batman (1989), 4/10
Graffiti Bridge (1990), 4/10
Diamonds And Pearls (1991), 5/10
Love Symbol (1992), 6.5/10
Black Album (1994), 6.5/10
Come (1994), 5.5/10
The Gold Experience (1995), 5.5/10
Chaos & Disorder (1996), 4/10
Emancipation (1996), 5/10
Crystal Ball (1998), 3/10
New Power Soul (1998), 3/10
Rave Un2 the Joy Fantastic (1999), 3/10
The Rainbow Children (2001), 5/10
N.E.W.S. (2003), 5/10
Musicology (2004), 3/10
3121 (2006), 5/10
Planet Earth (2007), 5/10
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Minneapolis' multi-instrumentalist Prince was Jackson's intellectual counterpart. This licentious androgyne, specializing in quasi-porno ballads, not only wrote his songs but even played all or most of the instruments. His favorite format was the concept album, not the hit single. His fusion of pop, soul and rock was driven by sheer libido. Prince basically transformed the moaning and screaming of copulation into a style of singing, a neurotic, delirious falsetto that continuously referenced sexual pleasure. If the fundamental elements remained the same throughout the decade, the emphasis shifted from the purely self-celebratory 1999 (1982) to the epic Purple Rain (1984) to the self-indulgently baroque Around The World (1985) to the semiotic, post-modern clockwork of Sign Of The Times (1987). Each album was both an erotic and a stylistic tour de force. His career as a whole was both a lascivious act and a pop encyclopedia.
Prince's songwriting skills, also displayed in the Bangles' Manic Monday (1986) and Sinead O'Connor's Nothing Compares (1990), belonged to a white tradition that harks back to the Brill Building and runs through Brian Wilson and Todd Rundgren.


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Prince (Roger Nelson) si e` imposto come l'androgino piu` licenzioso, ma anche piu` creativo, del decennio. Esaltando l'incesto, il sesso orale, il lesbianismo, e altre delizie carnali, mescolando ritmi disco, sintetizzatori, chitarrismo hendrixiano, funk e canto in falsetto, Prince ha lanciato uno stile socio-musicale molto personale, influendo su tutta la dance-music coeva e sul costume della discoteca.

Il mulatto di Minneapolis e` tra l'altro un prodigio che, arrivato dodicenne al rock, fin dall'esordio discografico con For You (1978, all'eta` di diciotto anni) sui propri album suona tutti gli strumenti da se`.

La sua immagine venne stabilita una volta per tutte da I Wanna Be Your Lover, su Prince (1979), Uptown e When You Were Mine su Dirty Mind (1980), Controversy e Let's Work su Controversy (1981), e soprattutto dalle canzoni che non vennero mai trasmesse perche' ritenute troppo oscene, intitolate al membro sessuale maschile e ad ogni sorta di libidine: Dirty Mind (1980) fu di fatto il primo album concept pornografico. Nel frattempo il sound si faceva sempre piu` "hot" e trascinante, sempre piu` lontano dalla ballata soul e sempre piu` vicino a un ibrido febbrile di rock e disco-music. Prince condensa l'iconografia ribelle, provocatoria e anarcoide di quattro generazioni di performer satanici di colore, da Little Richard a James Brown, da Sly Stone a George Clinton, il tutto condito con una regia goliardica, blasfema e tentacolare degna di Frank Zappa.

L'apoteosi venne nel 1982 con il quinto album, il doppio 1999 (WB, 1982) da cui sono tratti il suo anthem 1999, ballo, melodia e arrangiamento sintetizzati all'insegna della gioia e dell'ottimismo (con le liriche che sublimano il senso del suo edonismo fatalista: "two thousand zero zero/ party over/ oops out of time/ so tonite I'm gonna party like it's 1999"), la sceneggiata orgasmica di Delirious con contrappunto ironico di synth, l'iper-erotico lento da might-club International Lover, la struggente ballata in falsetto Free, nonche' Little Red Corvette, uno dei suoi ritornelli piu` memorabili, e diverse danze scollacciate (il kitsch cacofonico di Let's Pretend, la disco dissonante e androide di All The Cities Love U, e il funk psicotico di DMSR). Il suo canto e` costruito su un repertorio di vagiti sessuali, e, nel passare con grazia effeminata dall'uno all'altro, sta il suo genio canoro. Alcuni brani sono dei veri campionari di simulazioni di amplessi magistralmente traformate in registri vocali.

Su Purple Rain (1984) la nenia demenziale di When Doves Cry, il tribalismo dissonante di Baby I'm A Star, l'incalzante carillon rock and roll di Let's Go Crazy e il folk-rock tribale ed esotico di Take Me With U, si incaricarono poi di trasformare il talento in moneta sonante. Ma gli otto epici minuti hendrixiani di Purple Rain, ipnotica ballata soul-rock, sacrilegio gospel e sigla del suo primo film, ne confermarono il carisma malefico e l'atteggiamento disperato; e i caleidoscopi canori di Darling Nikki (un boogie chitarristico ossessivo e minaccioso) e Baby I'm A Star (un funky martellante con cori gospel) estesero ulteriormente l'orizzonte delle sue acrobazie vocali. La colonna sonora vendera` piu` di dieci milioni di copie, Prince sara` l'uomo piu` pagato dell'anno, ma i testi censurati dei suoi hit continueranno ad esibire la "scandalosa" ambiguita` della star. Il suo marchio e` duplice: il canto, sibillino e perverso, abile nel mutuare dal sesso i versi piu` libidinosi, e l'arrangiamento, polimorfo ed enciclopedico, sacrilego nell'accoppiare sperimentalismo e cattivo gusto.
Purple Rain (WB, 1984) lo consacra star, catapultandolo simultaneamente al primo posto sia delle chart discografiche sia di quelle cinematografiche. I media scoprono un personaggio contraddittorio e singolare: suona 23 strumenti (e ha suonato personalmente tutte le parti strumentali dei suoi primi cinque dischi), non sa leggere lo spartito, predilige la Bibbia (tutti i suoi dischi sono dedicati a Dio).

Prince scrive anche I Feel For You (1984) per Chaka Khan (Yvette Stevens).

Around The World (1985) e` un album concept che si presenta come un caleidoscopio di miti e suoni degli anni '60 (Dylan, Bowie, Reed, Hendrix, il rock trascendente, la psichedelia, la canzone di protesta). A dispetto degli sforzi intellettuali di Pop Life e gli altri sermoni, i risultati piu` suggestivi li ottiene di nuovo nel campo del folk-rock (Raspberry Beret, Paisley Park). L'eclettismo (suona come al solito ogni sorta di strumento), e l'acquisizione di tutti gli idiomi rock, tendono sempre piu` verso il tour de force, mentre le liriche, ancor piu` ossessionate dai suoi temi preferiti (il sesso e dio), lo incoronano profeta dell'apocalisse morale. Il canto piu` libidinoso e lascivo del decennio, fatto di malattie infettive e deviazioni sessuali, e` d'altronde frutto della nuova cultura borghese post-decadente, che ha ormai assimilato la perversione e la innalza a rito taumaturgico.

Il suo pop-baroque si atrofizza su Parade (1986), nonostante una disadorna Kiss cantata in falsetto con testi kitsch, una danza fulminante come Girls And Boys e l'hard-rock di Another Love, un'altra delle sue gemme melodiche. Tutta la sua attenzione sembra ora concentrata nel proporre arrangiamenti sempre piu` inusuali, riciclando segni musicali di millesima mano: un altro funk psicotico, New Sensation, uno strumentale romantico, Venus Of Milo, una filastrocca da cabaret, Under The Cherry Moon.

Sign Of The Times (1987) e` doppio e riassume questa fase di alta qualita' produttiva, con arrangiamenti elettronici e ritornelli pop. La title-track, un'elegia apocalittica cantata in tono soul a ritmo hip-hop, funge da ouverture filosofica a una sequenza di canzoni che spazzolano senza pieta` lo scibile della musica di consumo, dall'esuberante melodia soul di Play In The Sunshine alla parodia rap di Housequake, dal beat lezioso di I Could Never Take The Place al raga-rock psichedelico The Cross. Ma, nonostante quest'ennesimo tour de force di generi, Prince eccelle soprattutto nelle sue sceneggiate erotiche (It) e piu` in generale in quella forma di music-hall narcisista (U Got The Look) e sadomaso (Strange Relationship) che e` ormai il suo marchio di fabbrica.

Sign Of The Times (1987) also contains the music composed for an unreleased album of 1986 that was to be credited to his feminine alter-ego, Camille.

Lovesexy (1988) chiude invece il periodo di parodia della musica bianca concettuale alla Abbey Road con un altro hit ipo-arrangiato, Alphabet St, con altre aggiunte al suo repertorio di melodie seduttrici, Lovesexy e Anna Stesia, e con un refuso di oscenita` in When 2 R In Love. Ma in realta` la grande risposta ai Beatles avrebbe dovuto essere il coevo Black Album (1994), che invece non usci` a causa di una bega legale e che sarebbe risultato il suo disco piu` spregiudicatamente funk, con l'orgiastica (Le Grind, la comica Bob George, la sexy Cincy C.

Del suo canzoniere fanno parte anche i brani portati al successo dalle sue "filiali" sonore, in particolare Cool (1982) dei Time, tutti quelli di Sheila E, Dance Electric (1985) di Andre Cymone, 100 MPH (1986) di Mazarati, Manic Monday (1986) delle Bangles, e la pluri-millionaria colonna sonora di Batman (1989), fra cui il funk tribale Batdance. Questi exploit compensano il rapido declino commerciale.

Prince dimostra doti straordinarie nel comporre melodie, ma e` molto meno geniale nell'arrangiarle e nel cantarle. Imita i generi piu` svariati in maniera superficiale, lasciando l'impressione di una produzione affrettata, e gigioneggia inutilmente nei suoi registri lascivi, finendo per somigliare piu` a un bambino capriccioso che a un virtuoso del vocalizzo libero. Esagera, insomma, al tempo stesso l'enciclopedismo autodidatta e autarchico di Rundgren e il decadentismo allusico e luciferino di Jagger.

Il suo funk-rock dominato dalle tastiere e` lo stile piu` eclettico e influente uscito dalla generazione "disco". Piccolo genio della melodia, capace di inventare ritornelli formalmente impeccabili, e` invece un mediocre cantante e ancor piu` pedestre arrangiatore. Come cantante ha risolto il dilemma inventando quella forma pornografica di audio verite`, e come arrangiatore ha clonato con gusto kitsch il sound bianco degli anni '60. Quando si e` reso conto dei suoi limiti, si e` trincerato dietro il primitivismo demenziale di Kiss, e ha ottenuto i risultati piu` brillanti della sua carriera.

Ultmo erede della tradizione dei grandi istrioni neri, che aveva avuto in James Brown il suo capolavoro, ha saputo amalgamare le diverse persone drammatiche di Sly Stone, Jimy Hendrix, George Clinton e dare loro il cervello di un enciclopedista del rock.

Prince rimane uno dei piu' grandi pop-songwriter neri di tutti i tempi. Ma dopo Sign O The Times (Paisley Park, 1987) Prince (che ha cambiato il proprio nome con un simbolo) non si e' piu' completamente ritrovato. Gli anni Novanta si sono aperti per lui con la colonna sonora di Graffiti Bridge (1990), tanto insipida quanto quella di Batman: Can't Stop This Feeling I Got, Round And Round, Thieves In The Temple sono citazioni dal suo passato, e pertanto sembrano opera di un epigono di Prince.

Se Diamonds And Pearls (1991) ha valore perlomeno per l'assimilazione dell'hip-hop (Jughead), piu' che per le sue solite filastrocche (Thunder, Cream), il successivo Love Symbol (Paisley Park) del 1992 tenta una specie di musical di Broadway (l'ultimo genere che mancava alla sua collezione post-moderna), ma e', ancora una volta, un lavoro essenzialmente "auto-referenziale", le cui canzoni sono "puntatori" a canzoni di Prince, fino all'auto-glorificazione di My Name Is Prince. Tutto sommato il suo brano migliore rimane Nothing Compares 2 U, portato al successo nel 1990 da Sinead O'Connor.

Nonostante un contratto favoloso (il piu' esoso della storia della musica, cento milioni di dollari), Prince e' diventato un artista svagato e superficiale, che si accontenta di abbozzare un concetto e di produrlo con il massimo delle risorse di studio, ma incapace di farlo durare nel tempo.

Prince's last trilogy of albums for his major label was uneven: Love Symbol (1992) had a few decent songs, Come (1994) had one (the lengthy eponymous funk-soul-jazz jam that opens it), The Gold Experience (1995) had two or three (The Most Beautiful Girl In The World, Pussy Control, Now), Chaos & Disorder (1996) had none.

His first independent production, the triple album Emancipation (1996), sounded like a self-indulgent collection of unreleased material (the best songs were covers). If nothing else, Crystal Ball (1998) was labeled as such. New Power Soul (1998) was a much humbler effort, but only confirmed the artistic decline, as did the star-studded Rave Un2 the Joy Fantastic (1999). The religious outpour of The Rainbow Children (2001) was truly embarrassing. The only decent recording of this period was N.E.W.S. (2003), the least Prince-y of all his albums: four lengthy improvised instrumental jams with a saxophonist, a drummer and a bassist. Having noticed that this corresponded with his embrace of the independent industry, Prince returned to a major label for Musicology (2004), which got better reviews but was as awful as the previous ones.

(Translation by/ Tradotto da anonimo)

L'ultima trilogia di album per lo pi— fu discontinua : Love Symbol (1992) contiene poche canzoni decenti, Come (1994) una sola (il lungo brano-jam funk-soul-jazz che apre lo stesso disco), The Gold Experience (1995) due forse tre (The Most Beautiful Girl In The World, Pussy Control, Now), mentre Chaos & Disorder (1996) neanche una. la sua prima produzione indipendente, l'album triplo Emancipation (1996) , sembra assomigliare a una collezione indulgente di materiale precedente mai rilasciato (le migliori canzoni sono cover). Se non altro, Crystal Ball (1998) fu identificato come tale. New Power Soul (1998) sembra avere degli sforzi di maggiore creazione ma comunque conferma il declino artistico di Prince e ci• si pu• ben vedere in Rave Un2 the Joy Fantastic (1999). Il richiamo religioso di The Rainbow Children (2001) Š davvero imbarazzante. L'ultimo disco decente di questo periodo Š N.E.W.S. (2003): quattro lunghe improvvisazioni strumentali con un sassofonita, basso e batteria. Prince ritorner… ad etichetta Major con Musicology (2004), ma se comunque verr… supportato da buone critiche sar… terribile quanto i suoi ultimi dischi.

3121 (Universal, 2006) is the quintessential Prince album, proving that middle-aged men can still behave like teenagers and be credible. Love and Black Sweat sound like Prince revisiting his old hits to make them even slicker, catchier and funkier, while Fury and Get on the Boat sound like Prince paying tribute to Little Richard and James Brown.

Prince mostly proved how good he was at marketing himself with albums such as Planet Earth (2007) that contained little of substance but were sold in a very visible way. The music not only sounded dated but failed to ignite, and would have failed even in the 1970s. What could be salvaged were the slow ballads, such as Future Baby Mama and Somewhere Here on Earth.

LoutsFlow3r, MPLSound (NPG, 2009) and Bria Valente's Elixer (2009) were bundled together as yet another triple-disc album. They contained a lot of trite material that Prince would have been ashamed to release on his early albums, and several pleasant (but certainly not groundbreaking) guitar excursions.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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