Queen
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Queen (1973), 5/10
Queen II (1974), 6/10
Sheer Heart Attack (1974), 6.5/10
A Night At The Opera (1975), 7/10
A Day At The Races (1976), 6/10
News Of The World (1977), 5/10
Jazz (1978), 4/10
The Game (1980), 4/10
Hot Space (1982), 4/10
The Works (1984), 4/10
A Kind Of Magic (1986), 4/10
The Miracle (1989), 4/10
Innuendo (1991), 6/10
Made In Heaven (1995), 4/10
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I Queen cavalcarono due mode degli anni '70: l'hard-rock e il glam-rock. Lo fecero con scarsa originalita` (non erano certo uno dei complessi piu` originali e tecnicamente dotati dell'epoca) ma con enorme successo di pubblico.

Formati nel 1971 dal cantante Freddie "Mercury" Bulsara (anche pianista) e dal chitarrista Brian May, composti da giovani laureati della classe media, i Queen esordirono con un album, Queen (Elektra, 1973), che vantava una tecnica di chitarra di terza mano, un canto fra il comico e il melodrammatico, e una sezione ritmica fra le piu` meschine di sempre. Ma il contenuto musicale (un mucchio di cliche` piu` o meno casuali) era trascurabile: i Queen divennero celebri soprattutto portando alle estreme conseguenze la teatralita` decadente degli Slade (Mercury in realta` si ispirava all'attrice e cantante Liza Minnelli). In studio il gruppo usava massicciamente le tecniche di overdub per produrre effetti vocali e chitarristici che erano al di fuori della portata dei musicisti. Keep Yourself Alive e` il brano da salvare del primo album e Seven Seas Of Rhye l'hit tratto dal secondo, Queen II (Elektra, 1974), ancora all'insegna di quell'hard-rock marziale. Sul secondo spiccano anche alcuni brani meno lineari del solito (The March Of The Black Queen, The Fairy Feller's Masterstroke ), influenzati dal progressive-rock dell'epoca che lasciano intuire le vere ambizioni del gruppo. L'album anticipa soprattutto le maniacali tecniche di produzione che diventeranno il marchio di fabbrica dei loro album (il sound "orchestrale" della chitarra di May in Procession).

Forte di arrangiamenti piu` concisi e ritornelli piu` orecchiabili, Sheer Heart Attack (Elektra, 1974) li lancio` in tutto il mondo: Brighton Rock, con un assolo di May che sarebbe rimasto il suo marchio di fabbrica, il boogie supersonico Now I'm Here, l'heavy-metal canonico di Stone Cold Crazy, e soprattutto Killer Queen, il cui andamento da vaudeville e le cui armonie vocali da "barbershop quartets" tradivano la vera vocazione del gruppo.

Quella vocazione venne clamorosamente alla luce su A Night At The Opera (Elektra, 1975), la loro versione dell'operetta, una presa in giro da liceali attraverso sketch come Death On Two Legs, I'm In Love With My Car, Love Of My Life e la celeberrima Bohemian Rhapsody, degna delle parodie di Frank Zappa (merito forse anche del produttore Roy Thomas Baker).

A Day At The Races (Elektra, 1976) speculo` sul successo dell'album precedente, ma conteneva in realta` due canzoni fondamentali: la trascinante Tie Your Mother Down (forse il loro unico vero brano heavy-metal) e Somebody to Love, un accorato gospel che rimane probabilmente il loro capolavoro (lamento che s'inalberta in una melodia epica, piano quasi jazz che lo insegue con tono spirituale, call and response epico con il coro), anche se guastato da un tipico assolo clownesco di May.

Il loro sound continuava a distinguersi pero` per essere ponderosamente arrangiato, come dimostrano le enfatiche We Are The Champions e We Will Rock You, canzoni da cantare in gruppo senza troppe pretese, tratte da News Of The World (Elektra, 1977). Il termine "bombastic" aveva trovato una definizione rock and roll.

Jazz (1978) confermo` la loro propensione per la farsa alla Marx Brothers con Bycicle Race e Don't Stop Me Now, basati su filastrocche infantili, e con Let Me Entertain You, divenuta l'introduzione dei loro concerti (in cui Mercury promette agli spettatori di vender loro il proprio corpo e la propria voce).

The Game (Elektra, 1980) fu un album di transizione. Da un lato Another One Bites The Dust (motivo rubato ai Chic di Good Times) conquisto` loro anche la generazione della disco-music, mentre dall'altro il rockabilly di Crazy Little Thing Called Love sembrava un nostalgico addio al rock and roll.

Hot Space (Elektra, 1982) era diviso equamente fra i vecchi (Put Out The Fire, il duetto con David Bowie di Under Pressure) e i nuovi Queen da discoteca (Body Language).

The Works (Capitol, 1984) contiene il loro ultimo classico, Radio Ga Ga, che e` praticamente un'ode nostalgica al loro passato. A Kind Of Magic (Capitol, 1986) e` un assortimento di canzoni di varia provenienza (fra cui Who Wants To Live Forever). La title-track e` il brano piu` originale di The Miracle (Capitol, 1989), che per il resto contiene canzoni velatamente autobiografiche che fecero notizia: Was It All Worth It, The Invisible Man (con un andamento simile a Ghostbusters), I Want It All, Breakthru, Scandal.

Gli album vennero intervallati dalla carriera solista di Mercury: il singolo Love Kills (1983); Mr Bad Guy (1985), che comprende le autobiografiche I Was Born To Love You e Made In Heaven; la collaborazione con una cantante d'opera spagnola, Barcelona (1988); e una cover dei Platters che scalo` le classifiche. Personaggio amato dagli Inglesi quanto Lady Di e pochi altri, Mercury era gia` diventato un eroe popolare.

Innuendo (Hollywood, 1991) dei Queen, che contiene una delle loro sbrigliate fantasie melodiche (Innuendo), qualche rimasuglio di heavy-metal (Headlong), e soprattutto altre canzoni del loro pop angosciato/esistenziale (The Show Must Go On, I'm Going Slightly Mad, I Can't Live With You), usci` qualche mese prima della morte di Mercury.

L'ultimo album, Made In Heaven (1995), registrato mentre Mercury stava morendo di AIDS, e` una commovente cartolina d'addio che inizia con il sereno tema pianistico di It's A Beautiful Day e si libra persino in un gioioso inno come Let Me Live e termina con la malinconica A Winter's Tale dal sapore natalizio. Ma il disco contiene molti scarti dei dischi precedenti e oscilla ancora indeciso fra pompa (Made In Heaven) e discoteca (You Don't Fool Me).

Greatest Hits (EMI, 1981), Greatest Hits II (EMI, 1991) e Greatest Hits III (EMI, 1999) coprono l'intera carriera del gruppo.

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