Lou Reed


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Lou Reed (1972), 6/10
Transformer (1972), 6.5/10
Berlin (1973), 7/10
Sally Can't Dance (1974), 5/10
Metal Machine Music (1975), 7/10
Rock And Roll Heart (1976), 4/10
Coney Island Baby (1976), 6/10
Street Hassle (1978), 7/10
Bells (1979), 6.5/10
Growing Up In Public (1980), 6.5/10
Blue Mask (1982), 7/10
Legendary Hearts (1983), 7/10
New Sensations (1984), 6.5/10
Mistrial (1986), 6.5/10
New York (1989), 8/10
Songs For 'Drella (1990), 6.5/10
Magic And Loss (1992), 6.5/10
Set The Twilight Reeling (1996), 6/10
Ecstasy , 7/10
The Raven , 4/10
Animal Serenade (2004), 4/10
Hudson River Wind Meditations (2007), 5/10
Lulu (2011), 5/10
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Lou Reed, Velvet Underground's vocalist, became one of the most significant voices of the 1970s and 1980s. From the very beginning, the decadence of urban life was the central theme of his work. His approach wed the Velvet Underground's psychedelic depression with new expressionistic overtones, that become explicit on his first major artistic success, Berlin (1973). His early albums were devoted to a bleak analysis of the corrosive power of vice. Reed sang with almost no emotion, and his albums had the feeling of reportages. Reed's monotonous voice and light boogie rhythm virtually created a new kind of singer-songwriter, one who can be simultaneously a detached observer and an involved protagonist. Metal Machine Music (1975) represented an odd parenthesis, but one that, in retrospect, announced industrial music and noise music. A double album of pure cacophony, it stands as the most unremitting sonic experience of the first 20 years of rock music. Inevitably, he was adopted as a sort of guru by the punk generation, and his Street Hassle (1978) reflects that meeting of two generations. Blue Mask (1982) and Legendary Hearts (1983) signaled adulthood, as Reed switched his focus from the basements of the junkies to the neighborhoods of the middle class. A humbler, gentler Reed began to sing about domestic and suburban issues. The ultimate extroverted became an introverted, anti-heroic and populistic chronicler of the middle age. New York (1989) was, in fact, his masterpiece. In a sense, that album ended the pilgrimage that Reed had begun in Berlin. It ended his moral odyssey in his own city. It closed the circle. And, musically, it did so by quoting the roots of American popular music, from folk to jazz to gospel to blues to country. The mournful tone of these albums found an application within the private sphere with two albums that are, de facto, requiems: one for Andy Warhol, Songs For 'Drella (1990), a collaboration with John Cale, and one for friends who died, Magic And Loss (1992). They compose the modern equivalent of a Medieval fresco of the years of the plague.
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Negli anni '70 Lou Reed, il leggendario cantante dei Velvet Underground, riprese ad analizzare la vita delle metropoli secondo l'approccio espressionista-psichedelico che gia` aveva proposto con i Velvet Underground. Senza rinnegare nulla di quell'esaltante esperienza, mantenendo anzi in repertorio episodi celebri, Reed ha coniato il rock metropolitano del vizio e della turpitudine come versione piu` commerciale della paranoica e vissutissima musica dei Velvet Underground, esagerandone l'intento decadente attraverso l'immagine di angelo del male (volto truccato, capelli cortissimi, giacca di cuoio, occhiali scuri) diffusa a tappeto dai mass-media.

La prima parte della sua carriera solista e` disseminata di laidi oltraggi della Parigi maledetta (bistro` e spleen), di deliri-parodie della Berlino anni '30 (nazismo e cabaret), e di canzoni putrefatte, cupi e allucinati squarci di alienazione urbana: Wild Child e Berlin, da Lou Reed (RCA, 1972), il suo intenso manifesto nichilista; Walk On The Wild Side, anthem-cronaca della New York underground a ritmo di cocktail-jazz, Satellite Of Love, un ritornello da vaudeville, e il manifesto di strada Vicious, da Transformer (1972); Sally Can't Dance, un funk scipito tratto dal pessimo Sally Can't Dance (1974); e la tenera e sommessa Coney Island Baby, da Coney Island Baby (1976), primo accenno di un lirismo piu` confessionale. Reed recupera la forma canzone e, traviato da David Bowie, diventa uno dei tanti glam-rocker dell'era, piu` blasonato ma anche piu` tetro.

Reed canta le sue canzoni passando dal rock and roll al rhythm and blues, con un tipico modo parlato, apatico, casual di sedurre e intrattenere, con un cieco ripetersi e ricopiarsi ogni volta tale e quale, sinistra eminenza del rock decadente e virtuale legislatore del codice punk. Berlin (1973), con arrangiamenti orchestrali, oppresso dalle atmosfere piu` depresse della sua carriera, morbosamente suggestionato dall'idea del suicidio che fece gia` macabra tanta musica dei Velvet, e` l'opera in cui trovano compiuta espressione le sue velleita` mitteleuropee (Caroline Says, Sad Songs, Lady Day).

Il momento piu` epico della sua carriera si ebbe quando, a sorpresa, registro' l'incubo elettro-rumoristico di Metal Machine Music (1975), un doppio album che costituisce uno degli esperimenti piu` radicali del secolo: solo con un arsenale di distortori, amplificatori, filtri, tremolo e modulatori, Reed genera cacofonie astratte che non hanno alcun svolgimento logico.

In realta` Reed sembrava avviato a una fine miserabile, passando da un album mediocre a un album ancor piu` mediocre come Rock And Roll Heart (Arista, 1976).

Venne redento dai punk nei panni del guru nichilista di Street Hassle (1978), dove peraltro tanto le composizioni piu` ambiziose (l'eponima suite in tre movimenti per quartetto d'archi e la ballad Leave Me Alone) quanto i rock and roll d'assalto (Real Good Time e I Wanna Be Black) confessano in sordina la meschina verita` su colui che gli adolescenti hanno scambiato per "grande vecchio" dell'underground. Tecnicamente Reed compie pero` un geniale esperimento di trasfigurazione: trasforma il jazz e il rhythm and blues anemici suonati nei cocktail lounge in una forma di musica classica cameristica.

Gli album successivi hanno dato sempre piu` spazio al lato insicuro, e umano, della sua personalita`, rinnegando progressivamente l'intero mito del vizio, dell'eroina, dei bassifondi. Quasi infastidito dall'ostinazione con cui pubblico e critica gli attribuiscono il carisma della decadenza, con Bells (1979), che ritenta con piu` giudizio l'esperimento elettronico, incorpora elementi ancor piu` pagani di funk e jazz, e si accontenta di toccare le corde piu` umane della sua ispirazione; e soprattutto con Growing Up In Public (1980), primo manifesto del nuovo stile confessionale, Reed si lascia definitivamente alle spalle l'oltraggio per affermare un innocuo qualunquismo piccolo-borghese.

Il risultato e` Blue Mask (RCA, 1982), disco umile e dimesso che non prova neppure a rincorrere il mito, e si dedica invece a cantare con saggezza da bardo le vite fallite degli emarginati e le crisi domestiche suburbane (l'ironico vaudeville di Average Guy, Women), componendo un affresco a quadri della depravazione sulla falsariga del Ratfucker di Schaubroeck.
E` un'opera di transizione, che preannuncia uno stile piu` introverso, ma da` ancora il meglio nei climi infernali di Blue Mask, martellante e iper-distorta, della sinistra Gun (su un violentatore sadico) e nell'epica devastazione di Waves Of Fear. Questo e i dischi successivi hanno segnato un palese imborghesimento dello sciamano dell'alienazione, il quale, messa su famiglia, si e` dedicato a una forma di canzone piu` romantica, dando piu` peso ai temi della gente comune, e cercando sostanzialmente di forgiare un rock per adulti.

Legendary Hearts (1983), con un quartetto che annovera Robert Quine alla chitarra e Fred Maher alla batteria, costituisce l'apice musicale di Reed, che canta in un tono meno forzato, piu` conversazionale e talvolta patetico, le ballate esistenziali di Legendary Hearts, Last Shot e la maestosa Betrayed, nelle quali fonde le impennate marziali degli inni religiosi, il jingle-jangle del folk-rock e le cadenze funeree del rhythm and blues da night-club. Il poeta della desolazione metropolitana puo` finalmente abbandonare le pose a cui e` stato costretto dall'intelligentia progressista e rivelare la sua vera vocazione, decisamente anti-eroica e populista, come dimostra la dimessa elegia di Home Of The Brave.

In realta` la carriera di Reed e` sottesa da una profonda coerenza tematica. Pur avendo composto alcuni grandi capolavori della disperazione, Reed ha sempre attenuato i toni tenebrosi delle sue visioni con elementi di compassione e di speranza. Reed e` sempre stato moralmente vicino alle vittime della alienazione, della solitudine, dell'emarginazione, da lui cantate in modo a volte epico: prima innalzandoli ad eroi della civilta` metropolitana, e poi osservandone con partecipazione la dolorosa sconfitta. Il genocidio dei nuovi umiliati, sia pur a diversi livelli espressivi, e` una costante della sua opera. Il tipo di incoraggiamento offerto da Reed fu dapprima l'incitamento alla ribellione piu` sfrontata (attraverso l'eroina, per esempio); ma poi le sue liriche si fecero piu` mature e coscienti e di riflesso la morale si volse a ignorare l'ostilita` dei borghesi: "I just don't care" e` uno dei versi piu` comuni dei suoi brani. Ma non pote` nascondere la realta`, la persecuzione efferata condotta dall'Establishment nei confronti dei suoi esiliati morali.

Cosi` l'approdo sereno di New Sensations (1984), e in particolare della title-track, brano manifesto della sua rinascita spirituale, del sermone moralistico Video Violence (1986), su Mistrial (RCA, 1986), dei ritornelli gioiosi di Down At The Arcade (1984) e No Money Down (1986), il primo hit elettronico, e delle nuove canzoni d'amore, I Love You Suzanne (1984) e Tell It To Your Heart (1986), di tutta una nuova comica iconografia sessuale (legata al meno romantico menage coniugale), suona auto-critica e mea-culpa, nonche' raggiunta saggezza. Il sound scarno e dimesso e l'amaro commentario sociale di questi dischi costituiscono innanzitutto il riscatto di una tormentata vicenda esistenziale.

Sancisce l'approdo adulto il New York (Sire, 1989) che lo consacra laconico predicatore urbano, con uno degli ensemble piu` sperimentali della sua carriera (Fred Maher, Bob Wasserman, Mike Rathke, Maureen Tucker), e che completa idealmente il cerchio finendo nella sua citta` (in un Dirty Boulevard) l'Odissea morale iniziata a Berlin. Nessuno come Reed sa secernere dal country (Endless Cycle), dal boogie (There Is No Time, con i riff piu` devastanti della sua carriera), dal gospel (Dirty Blvd, forse il capolavoro assoluto della sua saga dei quartieri poveri), dall'honky-tonk (Sick Of You), dal folk (Romeo And Juliette, con tracce di Desolation Row) e dal jazz (Beginning Of A Great Adventure), una musica chitarristica cosi` forte e cruda . Riciclando per la millesima volta gli accordi di Sweet Jane (Busload Of Faith), rifacendo il verso all'attacco marziale di Waiting For My Man (Straw Man), Reed riassume in una forma classica quello stile di ballata decadente che e` venuto perfezionando di album in album dai tempi degli ultimi Velvet Underground.

Songs For 'Drella (Sire, 1990), con John Cale al piano, e` un insolito requiem rock per Andy Warhol.

Magic And Loss (Sire, 1992) is another requiem, this time for friends who died. Each song is about death, a theme that Reed's career has been imbued with since the very beginning. But here is not a Freud-ain death wish. Death is rather a noble, titanic battle that humans carry on from generation to generation against an overwhelming force. The touching intensity of Magician, the dramatic tension of The Sword Of Damocles, the harrowing Goodbye Mass, the anthemic burst of Power And Glory, the mystic vision of Magic And Loss compose the modern equivalent of a Medieval fresco of the years of the plague. Reed doesn't even try to find a good melody for his stories. This is "ambient" music: the music paints a mood, a gloomy mood, and then the words simply inhabit that mood.

Set The Twilight Reeling (Warner, 1996), recorded half live and half in studio, breaks the pattern that the previous albums had created. Lou Reed the bleak prophet of urban alienation and moral devastation turns into a poet of simpler, calmer values. The seven-minute blues Riptide is the centerpiece, but Reed's rock and roll numbers (NYC Man, Hookywooky, The Proposition) are more memorable.

Ecstasy (Reprise, 2000) offers the best of both worlds: a set of accomplished and engaging songs in the traditional format (Turning Time Around, Paranoia Key Of E, Big Sky, Modern Dance) and some of his most daring experiments in the psychedelic vernacular: Tatters, Mystic Child, Rock Minuet and the 18-minute Like A Possum (Lou Reed goes slo-core?).

The Raven (Sire, 2003), which comes in an extended version (generous with the spoken-voice pieces) and a condensed version, is a tribute to Edgar Allan Poe's poetry and includes contributions from a number of distinguished guests (musicians such as Ornette Coleman, Laurie Anderson, the McGarrigle sisters and David Bowie as well as actors such as Willem Defoe, Steve Buscemi, Amanda Plummer, Elizabeth Ashley). Texture should be the key element in such a project. Instead, except for Guilty (Ornette Coleman on sax), textures are fairly trivial and unimaginative. The combination of spoken-word and sound texture almost never works. With the exception of Who Am I, Vanishing Act and Call On Me, the ballads are mediocre. The more "electric" moments sound particularly inept (A Thousand Departed Friends, Burning Embers). Bottom line: experiments are not always great art. Unlike Metal Machine Music, that surpassed its age and stands as a monolith of wisdom (and gets homaged on the extended version by Fire Music), this hodgepodge of rock and poetry is simply misguided. One can even suspect that this not a Lou Reed album at all: producer Hal Willner may be the real culprit.

(Tradotto/translation by John Politico

Magic And Loss (Sire, 1992) e' un altro requiem,questa volta per degli amici morti di cancro. Ogni canzone riguarda la morte,un tema che ha impegnato Reed fino dagli esordi.Ma qui non si tratta di un desiderio di morte Freud-iano.La morte e' vista piuttosto come una nobile e titanica battaglia che gli esseri umani continuano da generazione a generazione a combattere contro una forza opprimente.L'intensita' toccante di Magician, la tensione drammatica di The Sword Of Damocles, la straziante Goodbye Mass, lo sfogo di Power And Glory, la visione mistica di Magic And Loss compongono l'equivalente moderno di un fresco medioevale di anni di epidemie.Reed non ha mai provato a cercare una buona melodia per le sue storie.Questa e',senno altro,musica ambientale:la musica pennela uno stato d'animo,un umore tetro e poi le parole,semplicemente,vanno ad "abitare" quell'umore.

Set The Twilight Reeling (Warner, 1996), registrato meta' studio meta' live,rompe il modello che l'album precedente aveva creato.Lou Reed,il lugubre poeta dell'alienazione urbana e della devastazione morale,svolta nel poeta di valori semplici e calmi.Il blues di sette minuti Riptide e' il pezzo centrale,ma i numeri rock'n roll di Reed (NYC Man, Hookywooky, The Proposition) sono piu' memorabili.

Ecstasy (Reprise, 2000) offre il meglio di entrambi i mondi:una serie di canzoni affascinanti e complete nel formato tradizionale (Turning Time Around, Paranoia Key Of E, Big Sky, Modern Dance) e un po' dei suoi esperimenti piu' audaci del vernacolo psichedelico:Tatters, Mystic Child, Rock Minuet e i 18 minuti di Like A Possum (slo-core?).

The Raven (Sire, 2003), pubblicato in una versione estesa (con pezzi di voce parlata) e una versione condensata,e' un tributo alla poesia di Edgar Allan Poe e include contributi da un numero di ospiti distinguibili (musicisti come Ornette Coleman,Laurie Anderson,le sorelle Mc Garrigle e David Bowie e attori come Willem Defoe, Steve Buscemi, Amanda Plummer e Elizabeth Ashley).La struttura potrebbe essere l'elemento chiave in un simile progetto.Invece,con eccezione per Guilty (Ornette Coleman al sax),le strutture sono davvero banali e inimmaginabili.La combinazione di voce parlata e struttura sonora non rende pressoche' mai.Con l'eccezione di Who Am I, Vanishing Act e Call On Me, le ballate sono mediocri.I momenti piu' elettrici suonano particolarmente inetti (A Thousand Departed Friends, Burning Embers). In fondo gli esperimenti non sono sempre grande arte.Come Metal Machine Music, che sorpasso' la sue era e stabili' un monolito di giudizio(e ne da' un omaggio con la versione estesa di Fire Music),questo guazzabuglio di rock e poesia e' semplicemente sconsiderato.Qualcuno puo' aver persino il sospetto che questo non sia un album di Lou Reed in tutto per tutto:il produttore Hal Willner puo' essere effettivamente il reale colpevole.

Animal Serenade (Warner, 2004) is a mediocre and confused double-disc live album that mixes past and present (probably because the present wouldn't be too appealing without the past). There are several revised versions of Reed's classics (all of them vastly inferior to the original versions) and some new songs, mostly trivial and stereotyped. Part of it are plain tedious. Some songs are not even Reed's. This album is a good definition of the word "decline". (Translation by/ Tradotto da Luca Garofalo)

Lou Reed. Animal Serenade (Warner, 2004) e` un mediocre e confuso doppio disco dal vivo che mescola passato e presente (probabilmente perchä il presente non sarebbe stato abbastanza interessante senza il passato). Vi sono molte versioni rivisitate dei classici Reed-iani (tutte quante notevolmente inferiori alle versioni originali) e qualche nuova canzone, per lo pió insignificanti e stereotipate. Alcune di queste sono molto noiose. Alcune canzoni non sono neanche di Reed. Quest'album ä una buona definizione della parola "declino".

Coming full circle after the Metal Machine Music of 32 years earlier, the 65-year old Lou Reed delivered an album of instrumental ambient music for new-age meditation and relaxation, Hudson River Wind Meditations (Gemini Sun, 2007), also containing four lengthy pieces. Unlike Metal Machine Music, that was 25 years ahead of its time, these "meditations" are rather derivative: the 28-minute Move Your Heart sounds like a revisitation of the repetitive pulsing minimalism of Steve Reich, the 32-minute Find Your Note is a droning exercise in the old vein of LaMonte Young, etc. It was originally recorded for his own meditation, not meant to be sold.

A live 2008 performance of Lou Reed, Laurie Anderson and John Zorn was documented on The Stone Issue 3 (Tzadik, 2008). The concept of Lulu (Warner, 2011), a collaboration between Lou Reed and Metallica, was not necessarily flawed. The problem with the album is simply that the songs are mediocre, uninspired, trivial and dejavu. The effect of matching Lou Reed's existential rigmarole with Metallica's superhuman riffs in Brandenburg Gate is to evoke Neil Young and Warren Zevon. Reed sings these "lieder" inspired by Wedekind's tragedies from the perspective of the betrayed girl, except that Reed turns her into a visceral punkette who is angry and bitter at everybody. One would never guess that Reed is almost 70: he has never sounded like a punk-rock shouter before. The voice betrays his age when he goes for poetry instead of guts, like in Pumping Blood, which could be an early Patti Smith spasm, and the manic propulsive Mistress Dread (the album's standout), which sounds like a lethargic Tom Waits smoking his last cigarette while the Earth is exploding. Iced Honey is quintessential Lou Reed fare, but sung as if Reed could collapse at any time. The last five songs are long, perhaps overlong. The eleven-minute Cheat On Me is menacing psychodrama but too little happens to justify its repetitive structure (and awful call-and-response with Hatfield). The eight-minute Frustration is a bit better in terms of orchestration and development but Reed's voice fails him badly (it's more a spoken-word piece than a song, and not intentionally so). The eleven-minute Dragon boasts an anthemic riff but, again, there is little other than vanity and presumption to justify its duration, with Reed's voice barely trying to modulate a melody. The eight-minute subdued acoustic Little Dog, smothered in droning psychedelic guitars, abandons any pretense of metal bombast and possibly succeeds where the rest had failed. Ditto for the 19-minute Junior Dad, a tender midtempo lullaby with strings and a more credible combination of plain voice and rock music.
In the grand scheme of things Metallica are negligible: Reed could have hired any heavy-metal band with equally loud results.

The double-disc retrospective NYC Man (2003) was a wasted opportunity: Reed selected his favorite songs and they were remastered, but, unfortunately, he selected mostly minor ballads.

Lou Reed died in 2013 at the age of 71. "His songs of the pain and beauty in the world will fill many people with the incredible joy he felt for life" (Laurie Anderson).

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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