Klaus Schulze
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Irrlicht (1972), 9/10
Cyborg (1973), 8.5/10
Picture Music (1973), 7/10
Blackdance (1974), 7/10
Cosmic Jokers (1974), 7/10
Cosmic Jokers: Galactic Supermarket (1974), 6.5/10
Timewind (1975), 7.5/10
Moondawn (1976), 6.5/10
Mirage (1977), 6/10
Body Love (1977), 6/10
Body Love 2 (1977), 4/10
X (1978), 8/10
Dune (1979), 6/10
Richard Wahnfried: Time Actor (1979) , 5/10
Blanche (1979) , 4/10
Dig It (1980) , 4/10
Live (1980) , 4/10
Trancefer (1981), 4/10
Richard Wahnfried: Tonwelle (1983) , 4/10
Audentity (1983), 7.5/10
Dziekuje Poland (1984), 4/10
Drive Inn (1983), 4/10
Aphrica (1983), 4/10
Angst (1983), 4/10
Richard Wahnfried: Plays Megatone (1984), 4/10
Interface (1985), 4/10
Richard Wahnfried: Miditation (1985), 6.5/10
Dreams (1986), 4/10
En=trance (1987), 5/10
Babel (1987), 4/10
Miditerranean Pads (1989), 6/10
Dresden Performance (1990), 7/10
Beyond Recall (1990), 4/10
Royal Festival Hall vol. 1 (1992), 6/10
Royal Festival Hall vol. 2 (1992), 6/10
The Dome Event (1993), 6/10
Silver Edition (1994), 6.5/10
Le Moulin De Daudet (1994), 4/10
Richard Wahnfried: Trancelation (1994), 4/10
Totentag (1994), 6.5/10
Goes Classic (1994), 3/10
Das Wagner Desaster-Live (1994), 6/10
The Dark Side Of The Moog (1994), 4/10
Historic Edition (1995), 6.5/10
In Blue (1995), 6.5/10
Richard Wahnfried: Trance Appeal (1996), 4/10
Richard Wahnfried: Drums'n'Balls (1997), 4/10
Are You Sequenced (1996), 4/10
Dosburg Online (1997), 4/10
Jubilee Edition (1997), 2/10
Contemporary Works vol 1 (2000), 5/10
Contemporary Works vol 2 (2002), 3/10
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Despite having flooded the market with a lot of awful recordings, Klaus Schulze (126) was one of the most significant, influential and original composers of the 1970s. During his first decade alone, Schulze pioneered a number of genres that would become popular during the following thirty years, from disco-music to ambient music. But, mainly, Schulze penned the first aesthetic of popular electronic music, an aesthetic that inherited from Indian raga the sense of tempo, from jazz the sense of spontaneity, and from late romantic symphonists the sense of magniloquence. In many ways, Irrlicht (1972) created both the archetype and the reference standard for "kosmische musik". Schulze's recipe included Bach-ian organ ouvertures, Tibetan-style droning, "Wagner-ian" polyphonic architectures, Pink Floyd-ian cosmic psychedelia, Gregorian liturgy, John Coltrane's metaphysical explorations, and perhaps even Michelangelo's "Sistine Chapel", and many other ingredients. The synthesis achieved by that electronic symphony was momentous and ground-breaking. Schulze sculpted/painted an ambience that sounded like a live recording of galactic life, but, rather than indulging in rendering cosmic events, he focused on the pathos that the unknown and the infinite elicit into the human soul. The symphony alternates moments of catalectic suspense, of apocalyptic chaos and of moving melody. Schulze sequenced them so as to maximize awe and angst. Like Tangerine Dream's Zeit, Schulze's Cyborg (1973) was a double album containing four side-long electronic suites, and, like many other German musicians, Schulze was introducing more rhythm into his visions. However, this new monolith maintained the "symphonic" quality of the previous one (enhanced by a huge chamber orchestra). While the lengthy, slowly-unraveling suite remained his favorite medium, Totem, on Picture Music (1973), and the inferior Voices Of Syn, on Blackdance (1974), continued the progression towards a more "accessible" format. The best results were to be found on Timewind (1975), which contains two of his most violent (or, better, "Wagner-ian") sonatas: Bayreuth Return and Wahnfried 1883. The explosive Floating, on Moondawn (1976), combined the usual battery of sequencers with manic percussions. Rhythm disappeared from Mirage (1977), one of the earliest albums of ambient music, Another stunning masterpiece, X (1978), summarized all his experiments. The four monumental suites paid homage to teutonic culture like noone had done since Wagner. Having reached his baroque and romantic zenith, Schulze began wasting his talent in trivial new-age music. Audentity (1983) and Dresden Performance (1990) would be his last meaningful works.
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Klaus Schulze (1947) e` un tastierista tedesco che invento` la musica cosmica con i Tangerine Dream e poi ne divenne l'esponente piu` tipico negli anni '70. Fu uno dei massimi pionieri della musica elettronica popolare, precursore di decine di stili che prenderanno piede nella musica rock nei 30 anni successivi. Dalle aperture d'organo di Bach, dalle stasi dei monaci tibetani, dalle architetture polifoniche di Wagner, dalla psichedelia cosmica dei Pink Floyd, dalla liturgia gregoriana, dai vortici metafisici di John Coltrane, Schulze cesello` la prima estetica della musica elettronica popolare, un'estetica che eredita dai raga il senso del tempo, dal jazz la spontaneità e dai sinfonisti tardo-romantici un vizio di grandeur.

Nell'arco della sua prolifica carriera, Schulze ha personificato pregi e difetti della "kosmische musik": l'afflato metafisico e il sensazionalismo da colonna sonora, la maestosa ed elegante lentezza e la fredda e ingenua ridondanza, la fluida improvvisazione elettronica e la smisurata paranoia. Con lui l'organo da cattedrale, i ritmi sintetici, i timbri del synth, la suite di mezz'ora e più, diventano non più esperimenti d'avanguardia, ma stereotipi di consumo.

Dopo essersi prestato come percussionista per le prime opere di Tangerine Dream (al fianco di Edgar Froese e Conrad Schnitzler) e Ash Ra Tempel (con Manuel Gottsching), nel 1972, forte del suo bagaglio di cultura classica (Bach e Wagner) e contemporanea (Ligeti e i continuum, Stockhausen e l'elettronica), dà inizio a una carriera solista che lo porterà a fondare un nuovo genere di sinfonismo sintetico basato sulla disponibilità di macchinari elettronici sempre più sofisticati.

Il suo primo album, e probabilmente il suo capolavoro e il capolavoro di tutta la musica cosmica, Irrlicht (Ohr, 1972 - Revisited, 2006), e` una magniloquente e monumentale sinfonia "quadrifonica" per orchestra elettronica di trenta elementi. Schulze, che aveva cominciato come tardo musicista psichedelica, si re-inventa una personalita` come pioniere di una nuova musica elettronica barocca, che si riallaccia piu` alla sinfonia dell'Ottocento che all'acid-rock. In un certo senso, anzi, stende un ponte fra l'elemento "visionario" di questi due generi. Schulze condensa anche mezzo secolo di cultura tedesca, dalle masse sonore di Wagner (che e` forse il primo a replicare nel contesto elettronico) alla pittura espressionista (di cui conserva i caratteri ossessivamente gotici). La sinfonia di Schulze prende lo sputo da un'idea "pittorica", ma la trascende in atmosfere grondanti cascate di sensazioni paniche. Michelangiolesco architetto del suono, è capace di erigere nel caos universale miraggi abbaglianti, di distillare estasi dal magma, di tessere fiabe e incantesimi nei silenzi eterni. La sua "fanta-musica" replica all'infinito i suoni siderali e trasmette presentimenti di cataclismi planetari.
I tre movimenti di Irrlicht elaborano una musica-documentario che è un lento salire per dolci sussulti e spezzarsi in scoppi improvvisi, trasudando di ansia e paura davanti all'ignoto e all'infinito. I sibili elettronici che aprono l'opera si accumulano gradualmente in una suspense catalettica che prepara l'ingresso dei violini; la struggente melodia di questi affonda in un caos di fasce sonore che si è ormai fatto assordante; altri suoni precipitano riverberati da lontananze galattiche e all'improvviso un organo a canne intona il crescendo liturgico che è un po' il cuore del disco: deformato, cadenzato, accelerato, simula una pulsar impazzita, dilaniata da una pressione immane, che infatti esplode all'apice dell'orgasmo. La seconda parte è una vibrazione monolitica e ipnotica, in cui si sublimano pregi e difetti di questo descrittivismo atmosferico.

Lo spirito di quel capolavoro infervora anche il monumentale Cyborg (Kosmische Musik, 1973 - SPV, 2006), che (sulla falsariga del coevo Zeit dei Tangerine Dream) contiene quattro suite di venti minuti in quello stile di musica elettronica psichedelica visionaria. Schulze e` affiancato da un'orchestra da camera (dodici violoncelli, trenta violinisti, quattro flautisti). Rispetto a Irrlicht questo secondo album e` piu` "composto" e meno spontaneo. Ciascuna delle glaciali partiture ha in mente una struttura piu` che un'atmosfera. Le tecniche che erano nate quasi per caso sul primo album diventano qui dogma, e in particolare due, che vengono ripetute all'infinito: gli accordi oceanici che durano all'infinito (un effetto ottenuto appoggiando dei pesi sui tasti) e le metronomie ipnotiche del sequencer.
Le spirali galattiche di Synphara si dipanano a ritmi incalzanti nel solenne vibrare di organi millenari, tessendo una filigrana piu` spirituale che cinematica, piu` zen che Ulysses. La stasi incantata di Chromengel (reminescente di Poppy Nogood di Terry Riley) troneggia in un deserto di suoni spaziali, generando paura e ipnosi. La frenetica pulsazione di Conphara riprende il senso di suspense cosmica di Irrlicht e la scaraventa nelle profondita` della mente, tornando all'equilibrio fra psichedelico e gotico che era il baricentro del primo album. Le vibrazioni minacciose di Neuronengesang chiudono l'opera all'insegna del mistero più cupo, sorta di meditazione sulla condizione umana e di recupero delle radici ancestrali della storia umana.
La tecnica di linee melodiche lasciate cadere con nonchalance nel fitto cinguettio dei sintetizzatori apre nuove prospettive alla musica elettronica, liberandola tanto dalle pastoie dell'atonalità in cui era stata rinchiusa dai conservatori quanto dalla sudditanza nei confronti degli strumenti acustici a cui l'avevano votata i complessi rock.

Picture Music (Brain, 1973), registrato subito dopo il secondo album ma pubblicato dopo il terzo, sancì l'inizio di una nuova fase, in cui l'artista abbandonava i presupposti gotici e psichedelici da cui era partito e sfruttava l'arsenale elettronico a fini puramente sensazionalisti. Adottando il ritmo da discoteca (sia pur mimetizzato dietro le sue batterie di sequencer, e sia pur in anticipo di diversi anni sulla disco-music) ed eliminato i toni piu` angoscianti delle tastiere elettroniche, Schulze si inoltra sulla strada di un'elettronica di consumo, progenitrice di tanta muzak moderna. Totem (23 minuti), grazie alla sua cadenza incalzante di sequencer (Schulze si ricorda di essere stato un batterista), sarebbe diventato un classico, ma il seguito avrebbe portato anche molte opere scialbe e monotone, annacquate da artifici sempre identici. Mental Door (24 minuti) si limita a speculare sui pattern ritmici.

Su Blackdance (Brain, 1974) non mancano comunque i colpi di coda da grande sceneggiatore. Voices Of Syn (22 minuti) ricicla di arie di Verdi (con tanto di tenore d'opera) in un contesto "voce-elettronica" alla Stockhausen con l'aggiunta di una percussivita` ipnotica. Some Velvet Phasing indulge in una stasi minimalista quasi zen e proto-ambientale. Ways Of Changes (uno dei pochi brani di Schulze a usare la chitarra) si lancia in un raga assordante e martellante.

Timewind (Brain, 1975) e` un concept dedicato a Richard Wagner, e non a caso e` anche l'album piu` "teutonico" della sua carriera. Bayreuth Return rimane forse il suo concerto elettronico più selvaggio, e Wahnfried 1883 trasuda senso panico e titanico da ogni nota. I due pezzi recuperano il formato della sonata in un contesto violentemente psicologico.
Queste suite nascono da spunti altrettanto geniali di quelli di Irrlicht e Cyborg: il loro difetto è quello di non sviluppare più di tanto lo spunto, di limitarsi a ripeterlo, a sostenerlo, per venti minuti. Il trucco sarebbe diventato metodo e prassi nel mondo della new age, ma sviliva i presupposti pittorico-narrativi della musica cosmica.

Schulze fu attivo anche negli ermetici Cosmic Jokers (con Gottsching e il percussionista Harald Grosskopf), autori (involontari) di due album, Cosmic Jokers (Ohr, 1974), con una suite per facciata, Galactic Joke e Cosmic Joy, e Galactic Supermarket (Ohr, 1974), con altre due suite di 19 minuti ciascuna, Kinder des Alls e Galactic Supermarket, che erano semplicemente registrazioni di acid parties, e poi nell'ensemble di Stomu Yamashta, titolare di Go (1976) e Go Too (1977), e infine nel collettivo Richard Wahnfried, dei quali usciranno cinque album: Time Actor (Innovative Communications, 1979) il più rock, Tonwelle (Innovative Communications, 1983) il più percussivo, Plays Megatone (Thunderbolt, 1984) il meno interessante, Miditation (Brain, 1985) il più sinfonico.

Nel 1976 venne assunto Mike Shrieve, ex Santana, per lavorare ai ritmi, e la sua influenza è gia` avvertibile nell'esplosiva Floating, il pezzo forte di Moondawn (Brain, 1976), in cui i sequencer sono doppiati dalle percussioni di Harald Grosskopf. Mindphaser (l'altra meta` dell'album) e` invece una suite nell'umore "spirituale" che Schulze si stava lasciando alle spalle. In compenso Mirage (Brain, 1977), il suo primo lavoro interamente elettronico e uno dei primi album di ambient music insieme a quelli di Brian Eno, eliminò di colpo i ritmi. Velvet Voyage, che riprende idee da Pink Floyd (il crescendo gotico-psichedelico) e da Terry Riley (la ripetizione vorticosa alla "dervish"), e Crystal Lake, una suite impressionista che sembra la versione radiosa di Irrlicht, hanno il difetto di durare troppo a lungo (quasi mezz'ora ciascuno).

Una parentesi singolare nella sua carriera è rappresentata dalla colonna sonora per il film Body Love (Brain, 1977), che contiene musica di una sensualità quasi allucinata, realizzata senza fare alcun ricorso a campionamenti di orgasmo. Body Love 2 (Brain, 1977) ne contiene un altro spezzone.

Schulze tocco` un altro picco artistico con un altro album monumentale, X (Brain, 1978), forse la quintessenza della sua magniloquenza, e un altro concept dedicato ai suoi idoli "teutonici" del passato. In Nietzsche, su contrappunti di fasce elettroniche e con un coro gregoriano sospeso nel nulla, Schulze elabora un senso titanico del superuomo: il minimalismo esasperato dello sviluppo tematico conferisce alle frasi melodiche un tono sinistro, mentre il ritmo incalza fino a dar luogo a un tribalismo selvaggio. Il coro gregoriano di Heinrich Von Kleist emerge invece, dilatato e lisergico, da un caos difforme e atonale. Frank Herbert è un rituale catartico per i sintetizzatori selvaggi di Schulze e le percussioni demoniache di Harald Grosskopf.
Ludwig Von Bayern (con una vera orchestra) è la suite più movimentata, che dalla sinfonietta per archi barocca, indiana e dissonante dell'inizio, attraverso un mantra gelido e spettrale, si immerge in un maelstrom di rumori elettronici per poi risollevarsi in un balletto meccanico che è l'apoteosi della metafora minacciosa insita in tutta la sua opera.

Il periodo barocco culminò nella colonna sonora di Dune (Brain, 1979). Ma Schulze meditava già un altro passo avanti, quello di Dig It (Brain, 1980) in cui si serve del computer per sintetizzare il sound. Con ciò si era compiuta la transizione dal sound analogico a quello digitale. Trancefer (Brain, 1981) e` pero` un banale riciclaggio delle stesse idee degli esordi.

I ritmi di Shrieve saranno responsabili, nel bene e nel male, anche degli eccessi ritmici dei dischi successivi, in particolare del nuovo colossal, Audentity (Brain, 1983), un concept che riassume un po' la maniera dello Schulze maturo. L'album unisce la sperimentazione più ardita alla musica di sottofondo più leggera. In Cellistica, per esempio, il violoncello viene suonato contro una sua replica computerizzata, ma subito dopo Schulze si lancia in una delle sue più trascinanti progressioni, al limite della disco music; e al tempo stesso Sebastian Im Traum è la piece più anarchica e atonale della sua carriera.

Pochi come Schulze avevano capito l'importanza di trovare un equilibrio fra spazio e ritmo, fra stasi e dinamica. Accoppiando pannelli debolmente colorati a pulsazioni frenetiche, Schulze trovò una risonanza vitale che era probabilmente rimasta nascosta per millenni nell'animo umano.

Il decennio successivo fu in realtà uno dei più densi della carriera di Schulze. Da un lato la domanda del mercato new age, dall'altro la riscoperta ad opera delle discoteche "ambientali", fecero sì che Schulze balzasse al centro dell'attenzione generale. L'artista, che era sempre stato prolifico, prese a sfornare due/tre album all'anno. A parte i dischi live, come Live (Brain, 1980) e Dziekuje Poland (Brain, 1984), e le collaborazioni, come Drive Inn (Thunderbolt, 1983) e Aphrica (Inteam, 1983), entrambi con Rainer Bloss, e Babel (Venture, 1987), con Andreas Grosser, e le colonne sonore, come Angst (Thunderbolt, 1983) e Le Moulin De Daudet (Virgin, 1994), gli album del periodo, ovvero Interface (Brain, 1985), Dreams (Brain, 1986) e En=trance (Brain, 1987), sono fra i peggiori della sua carriera. FM Delight su En=trance e` il brano che si salva.

Fase più interessante è quella aperta da Miditerranean Pads (Thunderbolt, 1989) e culminata nella colossale Dresden Performance (Venture, 1990). Schulze è diventato un musicista d'avanguardia con il buon senso dell'artigiano: esplora ritmi e armonie (nonchè rumori e voci "trovati") che sono ardui e complessi, ma li confeziona in involucri scintillanti.

Beyond Recall (Venture, 1990) continua questo programma di climax molto "teutonico", estratto da un magma inquietante di suoni in continuo movimento.

Le musiche per la performance alla "Royal Festival Hall", raccolte su Royal Festival Hall vol. 1 (Venture, 1992) e Royal Festival Hall vol. 2 (Venture, 1992), scoprono le sue nuovi pulsioni verso l'ambientale e l'orientale (rispettivamente Ancient Ambience e Yen). La terza parte di quelle performance comparirà su The Dome Event (Venture, 1993), altrettanto venato di orientalismi e di campionamenti di voci. Una compostezza quasi classica caratterizza questa terza parte. In questa vena monumentale ed eclettica Schulze darà un'altra prova di grande respiro con Das Wagner Desaster-Live (ZYX, 1994), che propone due diversi mixing della stessa esibizione.

Il decuplo Silver Edition (Musique Intemporelle, 1994) raccoglie decine di musiche realizzate per occasioni diverse, così come farà il successivo (e altrettanto decuplo) Historic Edition (Manikin, 1995), che comprende un frammento della leggendaria Poet (nonchè materiale del periodo Tangerine Dream).

Riprendendo spunti che aveva lasciato in sospeso ai tempi di Voices Of Syn e di Aphrica, Schulze tenta anche la sua prima opera teatrale, Totentag (ZYX, 1994), confermando che la maturità lo attrae inesorabilmente verso la musica classica. L'opera è dedicata al filosofo Trakl, e riprende temi abbozzati su Audentity e X.

Il doppio In Blue (ZYX, 1995) segna invece un ritorno (dopo cinque anni di bizzarrie) al suo formato più tipico. Le tre lunghe composizioni (Into The Blue, Serenade In Blue e Return Of The Tempel) danno la misura di quanto sia maturata l'arte del contrappunto elettronico di Schulze.

Nel frattempo Schulze aveva anche rispolverato la sigla Richard Wahnfried per gli album Trancelation (ZYX, 1994), Trance Appeal (ZYX, 1996), Drums'n'Balls (ZYX, 1997).

Negli anni '90 l'attività di Schulze oscilla pertanto fra slanci titanici alla ricerca dell'opera che lo consacri ai posteri e meschinità commerciali di nessun valore artistico. Il doppio Are You Sequenced (ZYX, 1996) e il live/studio album Dosburg Online (ZYX, 1997) denotano un'altra profonda crisi creativa. Jubilee Edition (ZYX, 1997) e` un insulto all'intelligenza dei suoi fans: 25 album che raccolgono tutti i brani scartati dagli album precedenti per un totale di quasi duemila minuti di pessima musica. Altrettanto deprimente e` la serie dei The Dark Side Of The Moog (Fax, 1994 - 2001), registrati con Pete Namlook, che usciranno a cateratta nel decennio successivo.

Contemporary Works vol 1 (Manikin, 2000) and vol 2 (2002) are multiple-CD box-sets that collect assorted compositions of the 1990s.

Schulze kept speculating on his unreleased music or limited-edition music with the 50-disc CD box set The Ultimate Edition (2000), that collected Silver Edition, Historic Edition and Jubilee Edition and other amateurish music.

La Vie Electronique is another series of multiple-CD box-sets that collect unreleased music from the early days. The artistic quality is poor to say the least.

Dziekuje Bardzo (2009) was a collaboration between Lisa Gerrard and Klaus Schulze.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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