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Robert Wyatt is one of rock's true geniuses.
Robert Wyatt, Soft Machine's original drummer, expanded on the intuitions of
his The Moon In June (the best composition he delivered to the old
band) on his first solo album,
The End Of An Ear (1970). He invented a whole new language, with nods to
both the tradition (pop, soul, folk, jazz) and the avantgarde (minimalism,
electronics), both personal and public.
The same fusion of private and public themes, but with an emphasis on his
public (and communist) persona, characterize the two Matching Mole albums,
Matching Mole (1972) and Little Red Record (1972), which are
rare examples of brainy, agit-prop music that is actually touching,
besides ranking among the most intense recordings of any jazz-rock quartet.
His private persona erupted on Rock Bottom (1974), one of rock music's
supreme masterpieces, a veritable transfiguration of both rock and jazz.
Its pieces straddle the unlikely border between an intense religious hymn and
a childish nursery rhyme.
Along that imaginary line, Wyatt carved a deep trench of emotional
outpouring, where happiness, sorrow, faith and resignation found a metaphysical
unity.
The astounding originality of that masterpiece, and its well-crafted flow of
consciousness, were never matched by Wyatt's later releases.
The last significant work of his career was Animals Film (1982).
Wyatt concocted some of the most moving music of all times and at least one of the century's masterpieces.
He was helped by being both a gifted drummer, heir to both the progressive-rock and the jazz-rock traditions, and a uniquely innovative vocalist, whose falsetto cry, loosely derived from wordless jazz singing, blended soul, Buddhism and psychedelia.
Despite his records' astounding originality and well-crafted flow of
consciousness, Wyatt was long reduced to a footnote in the history of British
prog-rock, obscured by the fanfare surrounding stars like Yes or Genesis.
Even the critics who knew of his revolutionary work, did not pay enough
attention (the Trouser Press Record Guide recommended Ruth as his best album
and hardly mentioned the "unfocused" Rock Bottom, no book published before
1991 listed any Wyatt album among the essential recordings of rock music).
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Con i suoi capolavori Robert Wyatt scrisse una colonna sonora dell'esistenzialismo
post-industriale, accoppiandola a un commovente atto di fede nella dignita`
dell'uomo.
In prospettiva, l'opera di Robert Wyatt rappresenta un monumento artistico
che si puo` collocare tra i vertici raggiunti dalla musica del ventesimo secolo.
La Moon In June del Third dei Soft Machine
aveva rivelato appieno le doti di Robert Wyatt, che non era soltanto un
batterista o un cantante, ma era capace di suonare tutti gli strumenti e di
amalgamare il sound con un
inconsueto processo di fusione che attinge in egual misura al jazz, alla musica
leggera e alla musica elettronica, e contemporaneamente dotato di una spiccata
sensibilita` artistica.
All'epoca della sua dipartita dai Soft Machine aveva gia` realizzato il primo
album solo: End Of An Ear (CBS, 1970).
Aveva sovrainciso meticolosamente
ore di solitarie improvvisazioni, aggiungendo poi le parti
suonate da Elton Dean, David Sinclair, Mark Charig, e altri.
La "fine dell'orecchio" e` nei suoni anomali, nei rumori orchestrali, nei
pastiche vocali, nell'anarchia curiosa e capricciosa . Il riferimento
d'obbligo e` la Moon In June, prima fuga del giovane batterista dai canoni
geometrici e patafisici della Soft Machine. Come la`, anche qui il tono medio
e` un solfeggio dadaista senza trama che esplora il suono piu` che
architettarlo.
Las Vegas Tango e` il momento piu` alto del disco: in questo brano trovano
definitiva sistemazione gli esperimenti sulla voce, le fantasie percussive
e il pianismo para-jazz; prende forma il magma informe di vocine, lamenti,
cantilene, scioglilingua, nonsense, vagiti,
grida, versi animaleschi, dove la pazzia malinconica e la nevrosi
alienata si sublimano in titanismo radioso e disperato.
Le dissonanze del piano trattengono il climax in una suspence da psicodramma
espressionista, ma il carnevale di vocalizzi, che ruba "maniere" a tutti i
generi, stempera la tensione in uno spettacolare eccesso di solfeggi psichedelici.
Il vortice trascina
fette di mente e di universo in un tango assoluto, ballo apocalittico della
dissoluzione delle forme.
La seconda parte, sull'altra facciata del disco, rinuncia a deformare
elettronicamente il canto, ma prova ancor piu` difficili equilibrismi vocali.
Sul filo teso delle percussioni e delle tastiere, Wyatt
carambola da un versante all'altro del delirio; e ritmi ottusi, clamori
insulsi, sibili e ticchettii miscelati in pozioni inebrianti, distorcono e
lacerano il messaggio, che alla fine rimane allo stato di follia pura,
decantata; oppure declamata, recuperata come strumento di salvezza di fronte a realta` tanto piu` angoscianti quanto piu` razionali .
La crisi del Movement, il crollo degli ideali, la decomposizione del
Sessantotto sono i presupposti da cui procede la mite pazzia del disco.
E questo tema "politico" si salda a un piu` metafisico tema "morale".
Il complesso, intricatissimo, universo sonoro di Las Vegas Tango ritrae
l'animo traboccante di contraddizioni e frustrazioni dell'uomo che ha
fallito un'impresa cosmica, e che ora si abbandona alla stupidita` e alla
inutilita` di tutte le cose, forse cercando in quel nulla lo scopo ultimo
del proprio esistere.
La voce, sovraincisa a diversi livelli, va alla deriva su un sottofondo
musicale minimo (spesso nulla piu` che un tintinno dissonante di piano), su
un'intonazione onirica iterata all'infinito e d'ispirazione palesemente
jazz-rock.
E` una nuova forma di mantra, che si ciba di free-jazz e di solfeggi eterodossi.
In definitiva l'esperimento sta al fianco di quelli di Meredith Monk e Joan
LaBarbara fra i grandi tentativi di reinventare il ruolo dello strumento voce.
Gli altri episodi del disco, interamente strumentali, sono soprattutto
affettuose dediche ad amici, un dispensar saggezza sugli sbagli altrui,
parodie surreali dei loro difetti e delle loro manie:
il fischiettio che riecheggia meccanico ed eterno in To Saintly Bridget,
terribile e bello sul caos di fiati e percussioni; la grottesca marcia
industriale dei fiati di To Mark (Charig), mini-capolavoro espressionista;
la confusione babelica di To Oz Alien Daevid And Gilly;
il duello "creativo" di cornetta e di sassofono di To Nick (Evans), eccelente
incursione nell'area del free glaciale, pioggia di divagazioni aleatorie e
"creative" nel caos furente delle percussioni, con un continuo e vertiginoso
inventarsi e riprodursi della musica per frasi spezzettate, impulsi, spasimi,
scatti nervosi, fremiti e conati; la melodia confidenziale di To Caravan,
portata su un ritmo ipnotico da un organo religioso e un piano dissonante;
l'esperimento di tromba, elettronica e percussioni libere To The Old World;
e infine la tenera e gioiosa elegia del piano in To Carla Marsha And Caroline.
Gli effetti piu` suggestivi sono quelli ritmici di Mark e Caravan, dove
pare profetizzata una nuova forma di ballo dada-primitivista. Ma brani come
Old World e Nick si situano all'estreme propaggini dell'avanguardia,
rispettivamente elettronica e jazz, e hanno pertanto un'importanza piu`
storica.
Dopo aver consegnato alla storia del rock inglese questo capolavoro,
Wyatt forma i Matching Mole (il nome deriva da un'assonanza con la
traduzione francese di "soft machine", cioe` "machine molle"), raccogliendo
attorno a se` Phil Miller (chitarra), Bill McCormick (basso) e David
Sinclair (tastiere, ma presto sostituito da Dave McRae). Al principio del 1981
esce il loro primo album, piu` condizionato dal jazz e meno personale
del precedente.
Il tono medio del primo album,
Matching Mole (CBS, 1972),
e` piu` dimesso. L'esistenzialismo trepido di Wyatt impregna
come al solito le parti vocali, ma le contorsioni strumentali guastano con
eccessive elucubrazioni il Weltanschaung globale, per quanto
il canto immateriale che apre Instant Kitten, l'assolo elettrico circolare al
principio di Dedicated To Hugh, e la cupa
anarchia di Beer As In Braindeer siano altrettanti incubi metafisici.
Arabeschi emotivi altrettanto geniali si trovano in
Caroline, serenata desolata in un medioevo lunare,
in Instant Pussy, un lamento sfinito, una preghiera silenziosa,
in Signed Curtain, il lungo febbricitante farnetico di un saggio
che scioglie agli dei dell'ignoto la sua inutile cantilena.
La gelida apoteosi orchestrale
di Immediate Curtain appunta una morale
pessimista al disco: la pochezza dell'uomo nell'intrico ineluttabile
del suo destino. Costruito su una serenata orrendamente disfatta dalla
fornace cosmica, e` un crescendo di angoscia che inonda piano piano tutti
gli spazi liberi.
In estate il gruppo e` di nuovo in studio per registrare il secondo disco:
Little Red Record (CBS, 1972).
Questo album , che si gloria anche della partecipazione di
Brian Eno e della produzione di Robert Fripp,
e` piu` opera di gruppo rispetto al
precedente, e in tal senso acuisce la spersonalizzazione della musica.
In copertina il ritratto di quattro guerriglieri con il libretto rosso di
Mao in una mano e nell'altra un mitra levato verso Oriente chiarisce le
intenzioni politiche di Wyatt, dichiarato fautore di una musica socialista.
Il valore di questo difficile disco e` dovuto soprattutto ai giochi vocali di
Wyatt, adorabili nonsense per mostri psichici del ventesimo secolo.
Wyatt lascia agli
altri (soprattutto a McRae) la responsabilita` di comporre la trama sonora,
e si dedica invece a una caparbia ricerca sull'uso della voce. Mentre McRae
e gli altri si avvicinano ancor piu` al jazz, Wyatt lavora sia dentro la musica,
partecipando come batterista al jazz-rock collettivo, sia sulla musica,
in quelle parti cantate che costituiscono un risultato di tutto rilievo
a se stante, la continuazione cioe` dei mirabili esperimenti di Las Vegas
Tango.
Quel modo di canticchiare socchiudendo appena le labbra, intriso di mistero e
di malinconia, e` una piroetta patafisica nel segno del nonsense piu`
scientifico. E` un flusso di coscienza per bisbigli di sillabe,
cantilene incompiute, gemiti interiori.
Esempi sommi di questo mulinar vocali sul corpo inerme della musica sono
Starting In The Middle Of The Day (quasi un tenore liturgico)
e il delizioso conciliabolo paranoico di Righteous Rhumba.
In territori piu` decisamente jazz
crescono i fiori dadaisti di Marchides e il liquido cespuglio strumentale
di Brandy As In Benj, nonche' l'iridescenza di tastiere di Nan True`s
Hole, incubo sotterraneo di talpe elettroniche, poi sonnecchianti e
leggere alla Zappa.
Le sequenze inanimate di Gloria Gloom, con i vortici metafisici
del sintetizzatore di Eno e gli echi spaziali di Wyatt, quasi grida
rallentate e soffiate per le vie del cosmo, e Smoke Signal, che
spalanca la porta della percezione (la musica si scioglie in oceani di
riflessi, l'intreccio di tasti appena sfiorati e di piatti vibranti
affonda flessuoso e tentacolare nell'ombra degli abissi, segnale di fumo per
guerrieri dell'infinito) costituiscono forse il culmine dell'avventura
del complesso.
Altre registrazioni del 1972 compariranno su
Smoke Signals (Cuneiform, 2001) e
March (Cuneiform, 2002).
I Matching Mole si sciolgono nell'autunno del 1972. Proprio quando li
sta ricomponendo, nel giugno 1973, Wyatt e` vittima di un brutto incidente
che lo paralizza dalla cintola in giu` e, dopo sei mesi di ospedale,
lo costringe pertanto alla sedia a rotelle.
Il silenzio che ha sempre circondato il suo lavoro sembra dover avvolgere
definitivamente anche il personaggio. Soltanto Soft Machine e Pink Floyd
gli dedicano un concerto (e il relativo incasso). Nonostante sei mesi
Wyatt riprende comunque a suonare e prepara anzi il suo capolavoro.
Rock Bottom (Virgin, 1974)
e` realizzato con un'infinita` di ospiti: Hopper e Richard
Sinclair al basso, Gary Windo al clarinetto, Mongezi Feza alla tromba,
Mike Oldfield alla chitarra, Fred Frith alla viola, Ivor Cutler alla concertina
e Nick Mason produttore: mezza Canterbury
rende omaggio al suo sovrano. Le reazioni della critica di tutto il mondo
saranno entusiastiche, ma non serviranno a risollevare le sorti finanziarie
di Wyatt.
Wyatt non puo` suonare la batteria e si sfoga percio` con le tastiere, delle
quali e` smaliziato utente dai tempi di Moon In June. Il disco, abbandonato
il concitato e cerebrale jazz-rock di Matching Mole, nasce all'
insegna di una ricerca interiore, di un'immersione negli abissi del proprio
io. C'e` come un respiro, una medesima pulsazione vitale, che anima tutti i
brani, come esalante da una massa organica di sentimenti.
Per questo arduo programma di flusso di coscienza in Rock Bottom
si fondono le due componenti principali della musica di Wyatt:
il melodismo sentimentale di Moon In June e il vocalismo patafisico di
Las Vegas Tango.
All'insegno del free-jazz nasce allora una forma-suite di grande suggestione
ed emotivita'.
Oltre all'uso massiccio delle tastiere elettroniche e a questo "respiro"
comune a tutti i brani, Rock Bottom ha un altro tratto caratteristico,
ed e` il tono pacato, disteso, quasi rassegnato, che rallenta e addolcisce
la musica di colui che fu un irriducibile dadaista.
L'esperienza e la conoscenza lo hanno privato del suo proverbiale humour
musicale. Adesso e` un saggio che osserva sconsolato il divenire dell'
universo rinunciando a capirne la ragione, ma tragicamente conscio della
condizione umana.
I due brani iniziali sono interamente nelle mani delle tastiere, che salgono
e scendono guidando la voce umile e addolorata; mentre rinunciano ai fiati.
La funerea elegia di Sea Song (quasi un assolo di Wyatt alle tastiere, al
canto e al tamburo) si libra in un gorgo armonico sinistro e disperato con un
lento incedere da cerimoniale segreto.
Last Straw affonda in modo ancor piu` sinistro in misteri occulti, con uno
svolgimento che ricorda una Las Vegas Tango piu` lineare e nervosa, con un
arrangiamento che rende la sensazione di una mente sconnessa e dell'apocalissi
imminente.
E apocalittiche sono certamente le sarabande maggiori, i cui
temi conduttori sono due: quello di Alife (la moglie Alfreda di Wyatt)
e quello di Little Red Hood (Cappuccetto Rosso), che rappresentano anche i due
stati fondamentali dell'arte di Wyatt, il lirismo titanico e il nonsense
dadaista, ovvero l'ansia d'
assoluto ("unendliche sehnsucht") e la paranoia del quotidiano.
La voce si abbandona a deliri e convulsioni con un tono dimesso che e` ben
lontano dai gargarismi del passato, e i fiati si lanciano in lunghe traversate,
arabescando di incubi terribili atmosfere gia` demenziali.
Alifib e` un quasi assolo di Wyatt per respiro e tastiere. Sul ripetersi
ginnastico della medesima nevrotica inspirazione (un respiro batte il ritmo
al posto della batteria !) ricama a flusso di coscienza il basso di
Hopper, si distendono serafiche le tastiere in accordi celestiali;
poi un crooning nonsense, malinconicamente innamorato e teneramente folle,
tesse una serenata "spenta", come certe scarne ballate di Buckley.
Prende forma Alife: tastiere sinfoniche inondano il cosmo e il clarinetto
crepita nevrotico, mentre Wyatt declama brechtiano le sue filastrocche su un
pianoforte marziale.
Little Red Riding Hood e` invece l'inno al caos: la tromba e il mellotron
divorano spazi enormi, il piano intesse preghiere epiche, le percussioni
incalzano tribali, il canto si protende sul pandemonio verso melodie
impossibili.
E` una forma di "wall of sound" catastrofico, che crea un
clima di terrore per accumulo di suoni assoluti.
La seconda parte, Little Red Robin Hood,
a conclusione del disco, e` ancor
piu` densa e rappresenta davvero il "fondo del rock": il canto comincia con una
litania marziale, superbamente scandita da un tamburo militare
e dai soffi invernali del mellotron, in un clima davvero da diluvio
universale, e poi si accanisce sullo stesso verso, come la puntina di un
grammofono sul solco difettoso (danse macabre del duemila),
prima gli accordi della viola e il declamato solenne, liturgico e brechtiano di
Cutler facciano collassare tutto in un pezzo da camera per archi dissonanti.
E` una nenia intensa e sconsolata che sembra cercare il senso e lo scopo in un
mondo senza dio, un delirio struggente in cui fato e fede si fronteggiano,
entrambi senza speranze.
Se End Of An Ear puo` essere considerato un "elogio della pazzia" dedicato
all'uomo, Rock Bottom e` un "elogio del caos" ed e` dedicato al
cosmo.
Il pessimismo anti-epico, fatto di tristezza profonda e di allegria fatua,
giunge alla sua piu` perfetta enunciazione. La follia e la malinconia
si fondono in un unico sentimento di solitudine nella folla, di impotenza nell'
universo. L'animale che simboleggia la filosofia di Wyatt e` la talpa, che vive sottoterra, nel buio e nel silenzio, inutile e sovversiva ("le talpe non
servono a nessuno e percio` bisogna ucciderle").
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Compared with his masterpiece,
Ruth Is Stranger Than Richard (Virgin, 1975) was a half-baked album,
an unfinished project that did not have enough good material when it was
prematurely released.
Soup Song could be a Bob Dylan rigmarole from the mid Sixties.
Muddy Mouse is a tedious whining ballad that sounds like the exact
opposite of the elegies of Rock Bottom.
The instrumental Sonia is a trivial horn fanfare.
Team Spirit is a jazzier and (mostly) louder version of the ballads of
Rock Bottom: no magic, just pomp.
At least the instrumental Solar Flares is decent jazz-rock in the vein of
Nucleus and
Keith Tippett.
It was the first failed album in Wyatt's career, a sign that a phase of his
career had ended.
The word "disappointing" doesn't even come close.
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Ruth Is Stranger Than Richard (Virgin, 1975) e` invece un album
immaturo, toltogli dalle mani nel bel mezzo delle registrazioni e dato
frettolosamente alle stampe per sfruttare il successo del capolavoro.
Disco debole, confuso e amorfo, pur contando
collaboratori di spicco (Soup Song, Team Spirit)
e un paio di brani che rievocano Rock Bottom come Muddy Mouth e
Solar Flares.
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E da allora, in cinque anni di silenzio ufficiale, Wyatt vive di
apparizioni occasionali come ospite d'onore in concerti o dischi altrui,
godendosi la progressiva rivalutazione critica della sua opera, l'interesse
postumo del pubblico, il rispetto dei giovani.
Ritiratosi a Twickenham in una tranquilla casetta della vecchia Inghilterra
con la moglia Alfie e un figlio, passa il tempo libero nella locale sezione
del Partito Comunista inglese, oppure ascoltando musica.
Intorno al 1980 Waytt rompe l'isolamento incidendo alcuni singoli, per lo
piu` revisioni
a sfondo agit-prop di musichette d'altri tempi, raccolte su un
Nothing Can Stop Us (Rough Trade, 1981).
Queste canzoni "civili", che Wyatt scrive per commentare (da sinistra
ovviamente) fatti contemporanei, costituiscono l'ultimo atto di una
nobile militanza nei ranghi dell'intelligentia musicale.
Shipbuilding (1982) e` una felice collaborazione con
Elvis Costello.
La lenta costante ripresa passa attraverso una preziosa colonna sonora
per il film Animals (Rough Trade, 1982), mezz' ora di suoni liberi fra i piu`
allucinati e suggestivi dell'intera produzione wyattiana, capaci di evocare
con stupefacente emozione le atrocita` che il film denuncia:
Wyatt commenta le scene del film,
canticchiando con aria distratta nenie struggenti composte di monosillabi
sovrapposti e risonanti, spiegando sulla tastiera del pianoforte il fascino
eniano di note "discrete" ed "ambientali", parafrasando alla batteria i ritmi
del macello e dell'agonia.
Le atmosfere da incubo riportano al clima di rassegnata disperazione e tenue
follia del caos jazzistico di Rock Bottom, pur se da tutt'altro versante
tecnico.
L'elettronica onomatopeica del disco scaturisce dall'incrocio fra diverse
tecnologie del nuovo rock (dall'etno-jazz al minimalismo trascendentale,
dal synth-pop di consumo alla musica industriale),
a dimostrazione di quanta poca strada separasse le geniali intuizioni di
End Of An Ear dalla musica dei decenni a venire.
Nel 1985 Wyatt prosegue il discorso militante con due 45 giri di critica
sociale, Age Of Self, un rilassato e melodico jazz-rock da cocktail
lounge, e Wind Of Change, e registra la prima opera non a tesi
degli ultimi dieci anni, Old Rotten Hat (Rough trade, 1985).
L'album, interamente suonato da Wyatt,
e` una raccolta di "incompiuti" d'autore su testi militanti.
Ballate solenni e addolorate si fanno largo fra le macerie del mondo
contemporeaneo e il bardo del giudizio universale le addita una per una,
pronunciando per ognuna un sermone di duro e commosso cordoglio.
Gli otto minuti trascendenti di Gharbzadegi, fatti di pianismo jazz e di
cantilene intrecciate che si librano in un crescendo spirituale e si spengono
in un carillon, e lo stornello folk di British Road, con un'ipnotica cadenza
minimale e un arrangiamento medievale (tamburello, clarino, harmonium),
sgorgano con intensita` di inni religiosi in un universo
sempre piu` personale. Le tragedie dell'umanita` si fondono e confondono con
le ansie individuali, e le sue fragili vocali sembrano voler cullare l'orrore
universale in una solenne ninnananna.
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Dondestan (Rough Trade, 1991),
divided between the idyllic watercolors of
Alfreda Benge and Wyatt's political sermons,
ranks among his most introspective works.
Wyatt again prefers simplicity over the
"symphonic" sound of his masterpieces.
It is a wildly uneven collection.
The soul seems to disintegrate in the electronic whispers, the piano notes
and the rhythmic breathing that accompany the anemic psalm of The Sight Of The Wind.
The most intense moment comes with the catatonic jazz ballad Catholic Architecture, Wyatt's voice sculpting psychological landscapes against a backdrop
of floating electronics, fragile piano figures and slow beats.
Even thinner is the atmosphere of N.I.O., a dreamy chant that seems to
drift inside the tapestry of nothingness.
The notable experiment is Shrinkrap, not quite a rap, but certainly
a surreal spoken piece with staccato piano and booming percussion.
On the other hand, songs such as the bluesy Worship or
the jazzy CP Jeebies are rather plain and unexciting, memories of
past glories overshadowing the actual songs.
The childish Dondestan mocks vintage charleston dances, but doesn't
quite know what to do with that idea.
Costa evokes Matching Mole's convoluted jazz-rock, but, again,
rather inconclusively.
The EP A Short Break (Voiceprint, 1992), a home recording,
collected five more lieder of his personal purgatory.
If A Short Break seems to hint at a mature serenity,
Kutcha and Venti Latir sink in the old quicksands of neurosis,
and the terrifying Unmasked questions
"is every moment forever?"
No matter how humble he tries to be, Wyatt can't help revealing
existential angst even behind the most tender acceptance of daily domestic life.
Mid-Eighties (Rough Trade, 1993) contains Old Rottenhat, the EP Work In Progress (1984), mostly devoted to covers, and some rarities.
Going Back A Bit (Virgin, 1994) is a career anthology.
Flotsam & Jetsam (Rough Trade, 1994) collects unreleased music.
Shleep (Hannibal, 1997), one of his most professional-sounding albums,
performed by veterans such as
Brian Eno, Phil Manzanera,
Paul Weller,
jazz guitarist Philip Catherine, jazz saxophonist Evan Parker,
trombonist Annie Whitehead,
is, again, mostly notable for how Wyatt fails
to evoke a younger himself.
The Caribbean novelty Heaps Of Sheeps or the Mediterranean
spleen of Maryan or the African polyrhythm of Alien,
or the lengthy duet with Hopper, Was A Friend,
or the plain rigmarole of A Sunday In Madrid,
are not worthy of the man who recorded Rock Bottom.
On the other hand the accompaniment to the spoken fairy tale of
The Dutchess employs a surreal mixture of jazz, Middle Eastern and neoclassical music,
September The 9th begins with a dissonant horn fanfare that blends free-jazz and folk melody,
and the dilated Out Of Season reenacts at least the lyrical introspection of Dondestan.
And they do what they do with grace and depth.
A Bob Dylan tribute
(Blues In Bob Minor) and a Neil Young-ian meditation,
Free Will And Testament ("is there freedom to un-be"?),
seal what may have been his extreme attempt at uttering
the word that sits between "love" and "the end".
The fact remains that very little of what Wyatt has recorded since
Animals is memorable.
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Dondestan (Rough Trade, 1991), diviso equamente fra gli acquerelli
idilliaci di Alfreda Benge e le arringhe politiche di Wyatt, e` forse
l'album piu` introspettivo della sua carriera. Ancora una volta Wyatt trova
rifugio nella semplicita`, rifuggendo dal sound "sinfonico" dei suoi capolavori.
Left On Man e N.I.O. lambiscono comunque l'intensita` di
Rock Bottom.
CP Jeebies accarezza il jazz-rock dei Matching Mole.
Costa, The Sight Of The Wind e Catholic Architecture sono
tenere effusioni domestiche.
L'EP A Short Break (Voiceprint, 1992), registrato a casa propria,
consegna altri cinque lieder del suo purgatorio personale.
A Short Break sembra documentare un momento di serenita`, ma
Kutcha e Venti Latir affondano di nuovo nel pantano della
sua pacata nevrosi, e Unmasked si domanda, fra l'atterrito e
l'esterrefatto, "is every moment forever?"
Il cantautore meno ermetico e piu` umile
non puo` tradire un minimo di angoscia esistenziale anche all'interno
della sua tenera accettazione della vita quotidiana.
Shleep (Hannibal, 1997) e` finalmente un album prodotto in maniera
professionale, suonato con l'aiuto di musicisti professionisti
(Brian Eno, Phil Manzanera,
Paul Weller,
il chitarrista Philip Catherine, il sassofonista Evan Parker,
la trombonista Annie Whitehead e cosi` via).
Wyatt non fa che ripassare se stesso
(lo spleen sereno di Maryan e Sunday In Madrid
la nevrosi Heaps Of Sheeps,
l'onirismo malato di Alien,
il jazz-rock di The Dutchess e September The 9th,
il lirismo introspettivo di Out Of Season)
ma lo fa con una grazia e una profondita` che non si sentivano da tempo.
Un tributo a Bob Dylan (Blues In Bob Minor) e
un altro testamento filosofico, Free Will And Testament ("is there freedom to un-be"?)
suggellano quello che potrebbe essere il suo estremo tentativo di pronunciare
la parola che sta fra "amore" e "fine".
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Solar Flares Burn For You (Cuneiform, 2003) is nominally a film
soundtrack, but the music dates from as far back as 1972.
In the era of low recording costs, even Robert Wyatt couldn't resist the
temptation of releasing leftovers from his glorious career. We are treated
to very inferior versions of his classic, to sometimes embarrassing minor
compositions, to ridiculous covers of pop muzak, etc.
Sure, the surreal horn fanfare of Blimey O'Riley, the atmospheric
percussive jazz of Twas Brillig,
and the dissonant/minimalist concerto Solar Flares Burn For You
would be considered masterpieces on many artists' albums. But the most
criminally under-rated (or, better, ignored) musician of the 20th century
deserves more than an anthology of leftovers from his monumental career.
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(Translation by/ Tradotto da Cinzia Iacovelli)
Solar Flares Burn For You (Cuneiform, 2003) è in effetti la colonna sonora di un film, ma i brani risalgono anche al 1972.
Nell'era delle registrazioni a basso costo, persino Robert Wyatt non poteva resistere alla tentazione di pubblicare gli avanzi della sua gloriosa carriera. Ci vengono offerte versioni molto inferiori dei suoi classici, composizioni minori talvolta imbarazzanti, ridicole cover di musica pop, ecc.
Certo, la surreale fanfara di corni di Blimey O'Riley,
il ritmico jazz d'atmosfera di Twas Brilling, e il dissonante/minimalista concerto Solar Flares Burn For You verrebbero considerati dei capolavori sugli album di altri artisti. Ma il musicista più criminalmente sottovalutato (o meglio, ignorato) del ventesimo secolo merità più di un'antologia di avanzi tratti dalla sua monumentale carriera.
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Cuckooland (Hannibal, 2003),
Wyatt's first album of new material in six years, returns to the format
of the pop song, which has never been Wyatt's forte, no matter how ethereal,
melodic and melancholy the songs turn out to be.
However, the collection is less uneven than the albums of the 1990s.
This is actually four albums in one: the Wyatt songs,
the songs written by main arranger Karen Mantler (that are actually ruined
by Wyatt's vocals), the ones
co-written with his wife Alfreda Benge
and a couple of awful covers.
No surprise that it ends up sounding like several records mixed into one.
Wyatt's album, though, is unusually tight, brilliant, elegant, to the point.
The dense, disorienting pastiche of vocals, sax, electronics and tinkling
percussion of Just a Bit is the closest he has ever been to repeating the miracle of Rock Bottom.
Nothing happens in Tom Hay's Fox, other than setting the noir atmosphere
for something that was supposed to happen.
The colloquial tune of Trickle Down hides behind busy old-fashioned swinging rhythms and a confused tapestry of trombone sax and trumpet melodies.
Foreign Accents sounds like a version of Michael Nyman's minimalism for vocals and trombone.
Brian the Fox is indeed Wyatt at his most ethereal, whispering his
four-word lyric inside a bubble of electronics, trumpet and trombone.
The music for Benge's poems is pretentious but occasionally captivating.
Despite being simply a duet with a reed player,
Old Europe is a lively, swinging, intricate chanson that runs through
several different styles of jazz music, from bebop to dixieland, besides
boasting a catchy singalong melody.
The lazy vocals of Forest flow smoothly over a bed of bluesy jamming,
while Cuckoo Madame stutters under the weight of the voice's existential
agony.
Trombone and accordion create an eerie background for the rather plain
Lullaby for Hamza.
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(Translation by/ Tradotto da
Roberto Morelli)
Cuckooland (Hannibal, 2003), il primo album di materiale totalmente nuovo di Wyatt da sei anni a questa parte, ritorna al formato tipico della canzone pop, che non è mai stato il punto forte di Wyatt, non importa quanto eterea, melodica o malinconica essa risulti.
Ad ogni modo, l’album è meno disorganico rispetto a quelli degli anni ’90. Cuckooland è, per certi versi, formato da quattro album in uno: ci sono canzoni scritte dallo stesso Wyatt, canzoni scritte dal principale arrangiatore Karen Mantler (rovinate a dire il vero dalla parte vocale di Wyatt), quelle scritte in collaborazione con la moglie Alfreda Benge ed un paio di orribili cover.
Non deve quindi sorprendere che l’album finisca per suonare come un insieme di registrazioni eterogenee mescolate fra loro per formarne una sola.
Nonostante queste premesse l’album di Wyatt risulta in ultima analisi eccezionalmente ermetico, brillante e nondimeno elegante.
Il denso e disorientante pastiche vocale, il sassofono, l’elettronica e le tintinnanti percussioni di Just a Bit sono il tentativo più riuscito, tra tutti quelli che Wyatt abbia mai fatto, di ripetere il miracolo sonoro di Rock Bottom.
In Tom Hay's Fox non accade null’altro se non la presentazione di un’atmosfera noir per qualcosa che sarebbe dovuto accadere. Il tono colloquiale di Trickle Down si nasconde dietro cadenzati ma densi ritmi dal sapore antico ed un ingarbugliato arazzo melodico di trombone, tromba e sassofono.
Foreign Accents ricorda la musica minimalista di Michael Nyman per voci e trombone. Brian the Fox è di fatto il punto più alto della tendenza di Wyatt ad essere etereo, sussurra il testo della canzone (formato da sole quattro parole) come se fosse dentro una bolla di elettronica, tromba e trombone.
La musica composta per i poemi della moglie Alfreda risulta essere troppo pretenziosa, anche se a tratti accattivante. Nonostante il fatto che sia un semplice duetto con un suonatore di canne, Old Europe è una canzone vitale, cadenzata ed allo stesso tempo complicata, che attraversa numerosi e diversi stili di musica jazz, dal be-bop al dixieland, vantando inoltre una orecchiabile melodia d’accompagnamento.
Il canto indolente di Forest scorre morbidamente su un letto di contrappunti blues, mentre Cuckoo Madame incespica sotto il peso dell’agonia esistenziale delle voci. Il trombone e la fisarmonica creano un sottofondo misterioso per una canzone invece alquanto lineare come Lullaby for Hamza
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The 62-year old Robert Wyatt composed his self-portrait with the 16-song cycle
Comicopera (Domino, 2007).
Wyatt's chronic melancholy is one of the greatest icons of the contemporary
world's weltanschauung. It is a great metaphor for all the horrors brought
to human civilization by the genocidal ideologies of the 20th century,
from Nazism to Communism (despite his communist beliefs, his music is a fitting
soundtrack for the genocides carried out by communist regimes).
This "comic opera" is a way to summarize everything that he has felt, sung and
implied on the topic.
The work is structured in three acts:
"Lost In Noise", a suite of mostly love songs (a de-facto collaboration with Alfreda Benge), that digs into the private aspect of his soul the way
Rock Bottom did;
"The Here and the Now", a suite of sociopolitical anthems;
"Away With the Fairies", a suite of protest songs from around the world.
The first part is by far the best one. Past Anja Garbarek's Stay Tuned
(the jazziest song, featuring the stellar line-up of
Brian Eno
on keyboards, Seaming To on clarinet, Annie Whitehead on trombone, Yaron Stavi on violin, Wyatt himself on drums and lead vocals, and a contralto on backup vocals),
Wyatt intones the slow, nocturnal lullaby
Just as You Are (a duet with Brazilian vocalist Monica Vasconcelos, with
a melody reminiscent of early Leonard Cohen),
and the funereal You You, against a calmer version of the horns-driven maelstrom of Rock Bottom.
The transition from the private to the public is marked by
A Beautiful Place (a mediocre imitation of Bob Dylan),
the hilarious religious parody Be Serious on a sparse jazz-funk rhythm,
and the jovial Latin-tinged instrumental On the Town Square (featuring
Wyatt on cornet, Del Bartle on guitar, Gilad Atzmon on saxophone,
Orphy Robinson on steel pans).
The "political" part comprises the old-fashioned pop ditty
A Beautiful War (with Roxy Music's Phil Manzanera on guitar)
and the
duet with Brian Eno Out of the Blue,
boasting the densest arrangement (fractured staccato keyboards, turbulent horns,
processed vocals).
Wyatt cannot resist the temptation to add political overtones to his music,
a vice that has always been his main weakness, wasting his talent in silly communist covers (including a moving tribute to none less than Che Guevara, the man who was in charge of Fidel Castro's firing squads during the Cuban revolution).
However, this album also contains what he does best.
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(Translation by/ Tradotto da Luigi D'Acunto)
Giunto all'età di 62 anni, Wyatt compone il suo autoritratto con Comicopera (Domino, 2007). La malinconia cronica di Wyatt è ormai una delle più grandi icone della Weltanschauung del mondo contemporaneo.
E' una grande metafora di tutti gli orrori compiuti contro la civiltà umana in nome delle ideologie genocide del ventesimo secolo, dal Nazismo al Comunismo (nonostante la sua adesione al comunismo, la sua musica è una calzante colonna sonora per i genocidi compiuti dai regimi comunisti).
Questa "opera comica"è una maniera di riassumere tutto ciò che egli ha sentito, cantato, lasciato intendere sull'argomento. È strutturata in tre atti:"Lost in Noise", una suite principalmente di canzoni d'amore (di fatto una collaborazione con Alfreda Benge), che scava negli aspetti privati della sua anima nella stessa maniera in cui agì "Rock Bottom"; "The Here and the Now", una suite di inni sociopolitici; "Away with the Fairies", una suite di canzoni di protesta provenienti da tutto il mondo. La parte migliore è di gran lunga la prima. Dopo Stay Tuned, di Anja Garbarek (la canzone della jazzista vanta una formazione stellare, con Brian Eno alle tastiere, Seaming To al clarinetto, Annie Whitehead al trombone, Yaron Stavi al violno e lo stesso Wyatt alla batteria), Wyatt intona Just as You Are (un duetto con la vocalist brasiliana Monica Vasconcelos), You You, The Here and The Now. Il passaggio dal privato al pubblico si sancisce con A Beautiful Place (una terribile imitazione del country-rock), Be Serious e la strumentale On the Town Square (con Wyatt alla cornetta, Del Bartle alla chitarra, Gilad Atzmon al sassofono, Orphy Robinson alle steelpan). La parte "politica" include un'altra gemma melodica, Mob Rule, la mediocre A Beautiful War (con Phil Manzanera dei Roxy Music alla chitarra), ed il duetto di atmosfera con Brian Eno per Out of the Blue. Wyatt non riesce a resistere alla tentazione di aggiungere implicazioni politiche alla sua musica, un vizio che è sempre stata la sua maggiore debolezza,sprecando il suo talento in sciocche cover comuniste (inculso un toccante tributo niente di meno che a Che Guevara, l'uomo a capo dei plotoni di esecuzione, per conto di Fidel Castro, durante la rivoluzione cubana).
In ogni caso quest'album contiene anche ciò che lui riesce a far meglio.
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