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I 23 Skidoo furono fra gli esponenti piu` originali del movimento gotico
che scosse la scena Britannica dei primi anni '80. A differenza del dark-punk,
che proponeva canzoni melodiche mascherate da drammi esistenziali, e della
musica industriale, che proponeva cataclismi sonori mascherati da incubi
freudiani, i 23 Skidoo approfondirono l'aspetto propriamente esoterico.
Musicalmente, peraltro, fusero quelle due scuole a vi aggiunsero un pizzico
di esotismo.
Il singolo Another Baby Face/ Ethics (Pineapple), il
12" The Gospel Comes To New Guinea (Fetish, 1981)
e soprattutto i due EP del 1982,
Seven Songs (Ronin, 2001) e Tearing Up The Plans,
rimangono le loro prove piu` sincere.
Quello di Seven Songs e` un gruppo influenzato dai primi Cabaret
Voltaire, determinato a far si` che i propri brani strumentali siano ancor piu` funky e ancor piu` tribali,
anche se molto meno elettronici.
I 23 Skidoo sono anzi al meglio della forma quando si concentrano sui
loro poliritmi indemoniati, come in Kundalini; stentano un po' quando sperimentano con
l'elettronica, come nella piece surreale di
Porno Base; e risultano scontati quando si cimentano con il
collage di rumori e i ritmi robotici, come in Mary's Operation
(un ibrido jazz, dub e ambient che anticipava l'"illbient" degli anni '90)
e New Testament.
Tearing Up The Plans, piu` breve, annovera soprattutto due
suite pretenziose, la title-track e Gregouka.
Il manifesto della loro conversione all'esoterismo e` l'album The Culling Is
Coming (Operation Twilight, 1983), che si lascia alle spalle il funk
d'avanguardia per una vanesia tentazione di suite cosmico-messianica per
percussioni etniche ed elettronica alla Stockhausen.
La prima parte, che si avvale della
collaborazione di David Tibet, e` una raccolta di esperimenti naif, da dilettanti dell'avanguardia, passando
dai poliritmi metallurgici e dai versi animaleschi di Banishing all'improvvisazione per disturbi
elettronici e percussioni di Stifling, per culminare nella sinfonia "concreta" di Healing.
La seconda parte e` altrettanto amatoriale nei confronti delle percussioni del gamelan: dalle iterazioni
minimaliste di Contemplation al lungo rombo subsonico di Shrine il trio non fa altro che
provare i suoni piu` bizzarri con la stessa consapevolezza di un bambino che smonti dei giocattoli. Il
gruppo e` sempre piu` la creatura di Fritz Haaman, che cambia collaboratori di volta in volta.
Urban Gamelan (Illuminated, 1984 - Ronin, 2001)
mise quegli esperimenti al servizio
del funk (Fuck You G.I) e del dub
(Fire) da discoteca.
La suite eponima in sei movimenti e` interamente percussiva, ma, nonostante
il titolo, il gamelan non c'entra nulla.
Meglio la fanfara gioiosa di Coup, il collage da ballo di
Language, e, due anni dopo, il concerto per scratch di Assassin, brani con cui il gruppo si
propone come maestro di un ballabile che assimili l'improvvisazione libera e gli idiomi etnici.
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