Band Of Susans
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Blessing And Curse (1986) , 7/10 (EP)
Hope Against Hope , 7.5/10
Love Agenda , 8/10
The Word And The Flesh , 7/10
Veil, 7/10
Here Comes Success , 6/10
Robert Poss: Distortion Is Truth , 6.5/10
Robert Poss: Crossing Casco Bay , 6/10
Robert Poss: Settings (2010), 6/10
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Robert Poss aveva iniziato a suonare in complessi di blues-rock, ma in realta` aveva studiato con i compositori minimalisti Alvin Lucier, Phil Niblock e Rhys Chatam. Aveva anche registrato una cassetta, Sometimes, con Spitzer al pianoforte, opera incerta ma preveggente che in effetti cercava di fare (senza riuscirci) cio` che al gruppo sarebbe poi riuscito negli ultimi dischi: secernere una ballata post-minimalista dal caos strumentale. La title-track (che sarebbe ricomparsa su Blessing And Curse, e Throne Of Blood, uno dei numeri salienti di Hope Against Hope, erano li` a dimostrarlo. Nel 1988 Poss aveva poi registrato il suo Metal Machine Music: Inverse Guitar, di nuovo edito soltanto su cassetta, una serie di variazioni sul concetto di caos (i quattro Elements Of Style). Nel frattempo (1985) aveva dato vita a un progetto per tape loop e drum machine che in breve diede vita ai Band of Susans.

I primi dischi avevano rivelato i Band Of Susans come un combo dedito a una musica sperimentale che fondeva iterazioni minimaliste, cacofonie chitarristiche e vocalizzi psichedelici. L'EP Blessing And Curse (Trace Elements, 1986) eccelleva in questo genere alla Sonic Youth grazie a brani assordanti, trascinanti, ipnotici e scorbutici come Hope Against Hope. Se You Were An Optimist, robotica e ballabile, forse reminescente di Talking Heads e Ultravox, rappresentava il trait d'union con la new wave, lo strumentale Where Have All The Flowers Gone, all'insegna di un incalzante boogie "ferroviario", puntava chiaramente in direzione di un nuovo, roccioso, modo di suonare il rock and roll.

Hope Against Hope (Furthur, 1988) accentuo` l'elettricita` vulcanica del loro sound, sovrapponendo un passo tribale da voodoobilly (in Not Even Close) o una rincorsa da rock and roll acrobatico (in I The Jury) o un riff martellante di hardrock (in Throne Of Blood) al tappeto di distorsioni, cosi` forgiando canzoni di grande respiro e al tempo stesso siluri di presa immediata. Questi erano i capolavori del disco, miraggi che prendono corpo in una fitta nebbia di rumore e diventano esibizioni spettacolari di "noise-rock", colmi di epos e disperazione. L'immane forza chitarristica del gruppo era dimostrata dallo strumentale No God, nelle cui voragini di decibel e cadenze cingolate veniva definito il loro prepotente canone armonico.
Da quelle vette allucinate, senza mai perdere di vista il ruolo guida della melodia, le Susans si lanciavano in un'ossessiva vivisezione dell'alienazione moderna, lamentatrici di un popolo di dannati che non capisce (perche' non puo` capirlo) l'inferno in cui e` stato precipitato ("The message is sent in code and you're not even close", oppure "We cry for all the wrong reasons"). Ne costituiscono la colonna sonora il maelstrom di accordi stridenti che sventra Learning To Sin, il ritornello rubato ai primi Velvet Underground di All The Wrong Reasons, il singhiozzo decadente alla T.Rex di Ready To Bend. Pochi album dell'epoca potevano vantare quel piglio da classico.

La formazione era presto diventata un quintetto, a prevalenza femminile: Susan Stenger (basso) che, grazie al suo passato di avanguardista (alla corte di Phil Niblock, Christian Wolff e persino John Cage), impersonava lo spirito del gruppo; Ron Spitzer (batteria); e le tre chitarre di Robert Poss, Susan Tallman e Susan Lyall.

Seguendo un po' la parabola tracciata dai maestri Sonic Youth, anche i Band Of Susans sul successivo Love Agenda (Blast First, 1989) virarono verso un sound piu` accessibile: melodie lineari, ritmi rock and roll, arrangiamenti tutt'al piu` psichedelici. Ma il chiasso e` sempre formidabile in canzoni orecchiabili come Hard Light (la piu` immediata), Pursuit Of Happiness (la piu` grintosa) e Because Of You (la piu` soffice), che sono in fondo dei power-pop traboccanti di rumori chitarristici che li trasformano in orrende escrescenze di violenza brada.
Della formazione originale e` rimasta soltanto Stenger. A dominare il disco sono ora le chitarre di Page Hamilton, Robert Poss e Karen Haglof (l'altra "Susan" di questo disco), capaci di maelstrom atonali con pochi eguali nella storia del rock. Le distorsioni vengono ora incanalate in un flusso unico per erigere mantra ipnotici come in It's Locked Away, ora incrociate caoticamente per costruire atmosfere eteree come in Birthmark, ora accordate sui timbri metallici alla Sonic Youth per produrre il massimo di nevrastenia come in Tourniquet, ora sguinzagliate a tutto volume per riprodurre l'effetto del jingle-jangle come in Which Dream Came True, ora lasciate rintoccare e riverberare ossessivamente per rendere musicalmente l'alienazione come in Thorn In My Side. Strumentali come Sin Embargo (reminescente delle loro origini minimaliste) distillano la quintessenza di questo sound violentemente contrario alle norme dell'armonia, ma al tempo stesso splendidamente accattivante.
L'album e` forse persino migliore del precedente Hope Against Hope. A una prima parte piu` psichedelica fa da contraltare una seconda parte trascinante, veemente, robusta, epidermica.

Partito Page Hamilton (per formare gli Helmet), Poss rimane il padrone assoluto del gruppo su The Word And The Flesh (World Service, 1991). E' lui a guidare il tornado di chitarre di Ice Age (con Anne Husik e Marc Lonergan), a spingere il gruppo nel vortice psichedelico di Silver Lining, a tenere la distorsione acutissima e lunghissima di Tilt (il brano piu inascoltabile della loro carriera, e anche uno dei piu` trascinanti). In tanto scampanar di chitarre non mancano comunque i brani orecchiabili, e soprattutto Now Is Now, con le sue progressioni pop, e Plot Twist, con la sua cadenza trascinante, finiscono di diritto fra i loro capolavori.
Stenger si permette persino di intonare nel registro di Nico la ballata Estranged Labor, in un sottofondo onirico appena imbastito. Sembra anzi che Poss si voglia preparare il terreno per una carriera di cantautorato (Bad Timing) o di buon vecchio rock chitarristico (Sermon On Competition), per quanto ben mascherati. La lezione dei secondi Sonic Youth e` chiaramente avvertibile: tornare all'armonia tradizionale senza pregiudicare le conquiste dell'avanguardia; rivoluzione nella continuita`. Ancora una volta la Band Of Susans ha composto una pietra miliare del rock post-minimalista.

L'EP Now (Restless, 1992) aggiunge Trash Train al repertorio dei loro rock and roll piu` conturbanti e due "mid-tempo" (Following My Heart e Pearls Of Wisdom) che indicano nuove direzioni.

Ma il gruppo (sempre guidato da Poss e Stenger, ai quali sono accreditate tutte le composizioni) ritorna invece sui suoi passi l'anno dopo per Veil (Restless, 1993), altra opera monumentale, imbevuta degli eccessi di quelle tre lancinanti chitarre (Not In This Life il tornado piu` vertiginoso) e di una inquietante sensibilita` melodica (il gotico di Mood Swing, la trance di Stained Glass), nel complesso ancora una volta sulle tracce dei Sonic Youth del secondo periodo (influenza tangibile in Trouble Spot).
Benche' manchino brani all'altezza dei capolavori del passato, e si riscontrino fastidiose affinita` con il rock britannico (dai Bauhaus ai Jesus And Mary Chain), le alchimie di accordi di questo gruppo costituiscono sempre una delle conquiste piu` importanti del rock chitarristico di sempre (The Red And The Black la piu` vicina ai climi dei Velvet Underground, con vertici sperimentali nello strumentale di heavymetal "industriale" Trollbinders Theme).

Degli intellettuali di New York del dopo "no wave" i Band Of Susans sono fra gli interpreti piu` autentici e profondi dell'umore tetro in cui annaspa la cultura locale. I loro dischi sono affreschi spietati, pessimisti e fatalisti della societa` in cui vivono, da un lato protesa verso l'auto-distruzione e dall'altro minata dall'incomunicabilita`.

Robert Poss (a student of avantgarde composers Alvin Lucier, Phil Niblock and Rhys Chatam) led the triple-guitar attack of the Band Of Susans. The guitar tornadoes on the EP Blessing And Curse (1986) and on the full-length Hope Against Hope (1988) gave rock'n'roll a new twist, fusing minimalistic repetition, psychedelic vocals and guitar noise. The concept evoked the Velvet Underground (and even T.Rex), but the execution was loud, driving and discordant in a way that acknowledged hardcore and noise-rock. Their conversion to pop music, on Love Agenda (1989), was even more successful than Sonic Youth's, because catchy hooks and rock'n'roll rhythm were matched by grander noise, alternatively hypnotic/ethereal and metallic/neurotic. The Word And The Flesh (1991) and Veil (1993) capitalized on that alchemic combustion, further sharpening the guitars and polishing the melodies.
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Here Comes Success (Restless, 1995) marks the return of Poss and Susan Stenger. Their traditional pattern of heavy triple-guitar assault and forceful, neurotic beats is set to even more experimental concepts in Two Jacks and In The Eye Of The Beholder, the technical highlights. Elizabeth Stride, Stone Like A Heart and Pardon My French take stereotypes of rock music and stretch them beyong recognition. Hell Bent and Dirge give this process an existential meaning as well. Their long, convoluted, mind-bending instrumental scores are as creative as Built To Spill's.

It took a while for Robert Poss to release his first full-length albums, the all-instrumental Distortion Is Truth (Trace Elements, 2002) and Crossing Casco Bay (Trace Elements, 2002).
The former is a schizophrenic work that juxtaposes two sides of his persona. On one hand, Poss indulges in experimental guitar pieces (Brakhage, Radio Free Albermuth Revisited, and the mesmerizing, Hendrix-ian blues Memphis Little Rock), trance-inducing minimalism (Azulene) and dissonant electronica (Henix Sambolo). On the other hand, Poss returns to the rock-band format with songs that mimic distorted Helios Creed's space-rock (You Were Relentless), punchy Bo Diddley-ian rock and roll (Where Do Things Stand) and Suicide's shockabilly (That Same Dream Again), leveraging riffs and refrains stolen from 40 years of blues-rock.
Crossing Casco Bay is a 21-minute composition that updates Terry Riley's minimalism and weds it with Alvin Lucier's "standing waves". Drift, on the same album, is an 18-minute droning monolith scored for electronics and strings. The resulting "symphony" is, at the beginning, akin to LaMonte Young's "dream house", but a lot more tonal variation and an intricate counterpoint bestow on it an edgy quality that is too sensational to be "minimalist".

Settings (Trace Elements, 2010) collects Robert Poss' scores for dance shows. It's a mix bag, by definition, but it also contains some of his most brilliant ideas. Poss is particularly effective in the dynamic, cinematic pieces: The Structure is a driving duet between bells-like chiming and a repetitive didjeridu-like pattern; Border Crossing March is a frightening and thundering ballet for androids and digital machines; The exuberance of his rock days also surfaces in the propulsive first part of With Music No 2, in which the guitar emits languid drones worthy of an ambient piece. Stare Decisis hijacks Terry Riley-ian minimalism to Jon Hassell's fourth world. Inverness is a cosmic raga that unravels methodically against a wavering background radiation, pulsating black holes and other galactic events. The brainier Feed Forward indulges in blurring the lines between instrumental and vocal timbres, and the Trio (of which only a brief excerpt is exposed) sounds like a study in cycles and clusters. Poss' ambitions as a chamber music composer are best invested in the ten-minute mesmerizing string loops of Tourniquet Revisited, perhaps his compositional zenith so far.

Poss' Bitter Strings (2011) premiered in 2011.

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