Black Flag
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Damaged (1981), 8/10
My War (1983), 6/10
Slip It In (1984), 7/10
Family Man (1984), 5/10
Loose Nut (1985), 7/10
In My Head (1985), 6.5/10
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If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me. Il chitarrista Greg Ginn formo` i Black Flag nel 1976 a Hermosa Beach con Keith Morris al canto. Dopo il primo singolo, Nervous Breakdown (gennaio 1978, con il micro-manifesto di Wasted), Morris lascio` il gruppo per andare a fondare i Circle Jerks e Ginn lo sostitui` con Chavo Pederast, proveniente dai Red Cross. Con Chuck Dukowski al basso e Robo alla batteria, il gruppo registro` l'EP Jealous Again (SST, 1980) nello stile fulminante ed enfatico del beach punk, che qui mostra ancora la derivazione dai Sex Pistols (White Minority, Jealous Again).

Assestata la formazione attorno all'esuberante cantante Henry Rollins e al secondo chitarrista Dez Cadena, i Black Flag pubblicano il primo album, Damaged (SST, 1981), uno dei capolavori del beach punk, e un disco epilettico che rappresento` un fatto rivoluzionario per il rock californiano.
L'opera si apre Rise Above, inno corale urlato con enfasi sgolata sulle convulsioni rock and roll di Ginn e Cadena (e forte del celebre slogan anti-poliziesco "we are tired of your abuse/ try to stop us is no use"). Six Pack viene lanciata in una slam dance epilettica dagli infuocati riff di Ginn e dalle cariche omicida di Dukowski. Al clapping e ai coretti del beat si affida invece il sarcasmo di TV Party, ma con i "singhiozzi" di basso tipici dei Pistols. Gli altri capolavori sono Gimmie Gimmie Gimmie, un ritornello incalzante al classico "passo di trotto" dei Ramones, e Damaged II, con una serie di virtuosismi distorti di Ginn. Ma e` tutta una sfilata di caotici thrash (Police Truck, Depression) e di cacofonie brade (Thirsty And Miserable) che aggredisce e stordisce con il suo fragore ossessivo.
Il canto disperato di Rollins e` il simbolo piu` duraturo del sound dei Black Flag. Le sue urla spezzate, balbettanti, terrorizzate, come nel collasso psichico di Damaged I, forniscono una testimonianza allucinante della depressione psichica nella metropoli californiana, immerse per di piu` come sono in un'atmosfera da horror film di serie B, con melodie squartate, ritmi malati, sciabolate chitarristiche, cori cannibaleschi. Un senso di vuoto e di distorsione della personalita` emerge dal paesaggio di una California che somiglia sempre piu` alla "Wasteland" di Eliot. La sua personalita` maniacale, votata al martirio (che si manifesta anche nell'attivita` di poeta underground) ne fa l'ovvio "hero" della banda. Ma e` Ginn, virtuoso della chitarra usata come martello penumatico, come trivella, come pala di elicottero, come motorino d'avviamento e come mitragliatore, il perno musicale del complesso: il suo chitarrismo, il piu` fantasioso, erudito, titanico e coinvolgente dell'epoca, ne fa il Jimmy Page del punk.

Dopo due anni di inattivita` per l'arresto di Ginn e Dukowski, il complesso fece ritorno con My War (SST, 1983), un disco tutto diverso, dominato dalla personalita` di Ginn, che la danza macabra di My War e il rock and roll di Can't Decide lasciavano irrisolto, e nel quale i lenti e perversi rituali blues di Nothing Left Inside (uno dei loro capolavori), Three Screams e Scream coniavano un nuovo genere, ispirato semmai ai Black Sabbath e ai Saint Vitus, quello che i Melvins avrebbero reso famoso. In pratica questo album inventava sia il doom-metal sia il mathcore con un decennio d'anticipo.

Slip It In (SST, 1984) conferma lo stilizzarsi del chitarrismo free-form di Ginn (Obliteration) e l'eccessiva verbosita` del cantante (Rat's Eyes, You're Not Evil) indulgendo per di piu` in eccessi di machismo heavy metal (vedi l'orgasmo dal vivo della title-track). Ma il sound del gruppo, quello di Black Coffee, Wound Up, The Bars, si e` soprattutto trasformato in un veloce e roccioso rock and roll, vivacizzato dagli assoli virtuosistici di Ginn e dal canto animalesco di Rollins.

Family Man (SST, 1984), con una facciata di brani strumentali di Ginn e l'altra di monologhi parlati di Rollins, confermava lo scisma ideologico.

A riportarli in auge sono i tre album dell'anno successivo. Loose Nut (SST, 1985) e` la loro prova piu` heavy, con Annihilate This Week, cadenzatissimo anthem corale, This Is Good, delirio demenziale di Rollins a ritmo jazz-dissonante di Ginn, e due sarcastiche invettive alla Pistols, Loose Nut e Bastard In Love. In My Head contiene Paralyzed e Drinking And Driving, episodio maggiore dell'epopea caricaturale di Rollins sul nichilismo di strada.

L'EP Process Of Weeding Out (SST, 1985), forse il miglior disco della loro carriera, e` solo strumentale, all'incrocio fra le jam da garage e l'improvvisazione del free jazz, ed e` il satori di Ginn, un tornado di feedback, sibili, fuzz, progressioni atonali, glissando hendrixiani e armolodiche alla Ulmer (la title-track), nonche' della bassista Kira (Your Last Affront). Ipnotico ed esplosivo, il jazz-punk di Ginn si pone fra le grandi conquiste del rock. Da questo album avranno origine gli October Faction e i Gone.

Rollins ha continuato con la sua Rollins Band.

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