Butthole Surfers


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions )
Butthole Surfers, 8/10 (EP)
Psychic Powerless, 9/10
Rembrandt Pussyhorse, 8/10
Locust Abortion Technician, 7/10
Jackofficers: Digital Dump , 5/10
Daddy Longhead: Cheatos , 5/10
Paul Leary: The History Of Dogs , 5/10
Hairway To Steven, 7/10
Piouhgd , 6/10
Independent Worm Saloon , 6/10
Electriclarryland , 5/10
P , 6/10
Weird Revolution, 6.5/10
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During the 1980s the psychedelic scene of Texas was relatively subdued, hardly a foreshadow of the following decade's psychedelic deluge. The foundations were laid by the demented hyper-psychedelic punk-rock of the Butthole Surfers, one of the greatest bands of the 1980s. Gibby Haynes (vocals) and Paul Leary (guitar) brewed a synthesis of Sex Pistols' punk-rock, Red Crayola's acid-rock and Holy Modal Rounders' acid-folk on the mini-album Butthole Surfers (1983), a gallery of demented anthems played in a grotesque and noisy frenzy. Psychic Powerless (1984), one of the decade's most significant works, turned out a hysterical, cacophonous nonsense that borrowed from Captain Beefheart's apocalyptic blues, Chrome's delirious space-rock, Pere Ubu's modern dance, the Cramps' psychotic voodoobilly and Syd Barrett's intergalactic signals. The effect was akin to a hippie cartoon or a circus of epileptic clowns. The lysergic chaos of Rembrandt Pussyhorse (1986) was better structured, but still amounted to an encyclopedic annihilation of 30 years of rock'n'roll. Replacing their visionary and infernal imagination with slicker productions, the Butthole Surfers delivered two albums that were tighter and more conventional, Locust Abortion Technician (1987) and Hairway To Steven (1988), and then proceeded to achieve the impossible, i.e. streamline their abominable punk mess for the mainstream on Piouhgd (1991), Independent Worm Saloon (1994), and Electriclarryland (1996). The last bang was in fact a side-project by Gibby Haynes, P (1995), which contained some of his most explosive music ever. Not awkward at all, and in fact quite accessible, the last Butthole Surfers album, Weird Revolution (2001), was an eclectic survey of well-played cliches, incorporating dance and rap music.
If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.
Pochi complessi hanno marchiato a fuoco la storia della musica rock come i Butthole Surfers. Prima e dopo di loro la musica rock e` due cose diverse. Prima di loro e` piu` o meno una dicotomia: da un lato la musica seria e dall'altra quella comica. Dopo di loro non e` piu` chiaro cosa sia serio e cosa sia comico. E` chiaro soltanto che la musica e` uno stato d'animo.

I Butthole Surfers furono in tal modo fra i grandi protagonisti del risveglio creativo degli anni '80. I capolavori della stagione 1983/85 furono la prosecuzione ideale dell'hardcore d'avanguardia dei Flipper, e un ponte steso verso una rivalutazione di punk-rock, heavy metal e rock psichedelico. Storicamente, il loro sound si riallacciava al folk-rock lisergico di Fugs, Holy Modal Rounders e David Peel, o anche all'acid-rock catastrofico dei Chrome, al blues apocalittico di Captain Beefheart e al voodoobilly perverso dei Cramps, e, dulcis in fundo, alla tradizione psichedelica texana dei Red Crayola e dei 13th Floor Elevator.

Paul Leary (chitarra) e Gibby Haynes (canto) erano giovani scapestrati di San Antonio (Texas) quando decisero di formare un complesso che, per un malinteso, fini` per chiamarsi Butthole Surfers. Esordirono sotto l'egida di Bruce Licher dei grandi Savage Republic il 4 luglio 1982 al Whiskey A-Go-Go di Hollywood.

La foga dei primi tempi era quella dei punk piu` criminali, ma fra le righe si potevano ancora leggere le note del blues. Il sound era costruito sul tribalismo orgasmico delle due batterie (King Coffey, originario di Austin, e Teresa "Nervosa" Taylor, la loro ex porno ballerina), sugli arpeggi cannibaleschi di Leary, e sul canto agonizzante e vampiresco di Haynes. Il loro tema prediletto era lo squallore della condizione umana, ma non per sferrare arringhe di denuncia contro il Sistema, bensi` per gioire dionisiacamente di quello stato degradato.

Sul primo EP ("inciso" a 69 giri al minuto), Butthole Surfers (Alternative Tentacles, 1983 - Latino Bugger Veil, 2003), also known as Brown Reason To Live (Alternative Tentacles, 2009), troneggia il loro insuperato anthem, The Shah Sleeps In Lee Harvey's Grave, una grottesca revisione degli sketch agit-prop di David Peel nel segno di un infantilismo psicotico degno degli Holy Modal Rounders: nel silenzio generale Leary urla uno slogan concitato ed enfatico ("there`s time to fuck and time to prey/ but the shah sleeps in Lee Harvey's grave" e demenzialita` del genere) seguito da un fragoroso tripudio generale (un po' l'equivalente dell'ovazione del pubblico). Che lo spirito delle loro filastrocche sia debitore tanto dell'hardcore quanto del vecchio music hall e` dimostrato da Suicide. L'incubo piu` cacofonico e piu` licantropo e` The Revenge Of Anus Presley, un mini-concerto per rumori di cocci, distorsioni acute, fischi di synth e recitato sconnesso. Hey e`, a sorpresa, una ballata regolare, con le tipiche inflessioni folk-rock psichedeliche dei Feelies e appena un filo di goliardia nell'eco che ripete il titolo. Un feroce vocalizzo alla Tom Waits lancia in pista Wichita Cathedral, baccanale swingante ed epilettico nel piu` puro stile di Beefheart. L'opera culmina nella monumentale, pantagruelica danza dell'alienazione di Something, che (unendo le fanfare gotiche dei Van Der Graaf Generator ai segnali radio di Syd Barrett e alla danza moderna dei Pere Ubu) catapulta il delirio omicida di Haynes su una cadenza androide e cingolata di funk industriale squarciata dal riff monotono e ossessivo dei sassofoni e da vortici alieni di distorsioni chitarristiche. Altro capolavoro in questo stile di ballo primitivista e` Bar-b-q Pope: accordi sinistri di basso, distorsioni di chitarra e di violino, incedere funereo e solenne, jingle jangle ipnotici, sonagli, una serie di grida selvatiche e spinose contrappuntate da strilli atonali del sassofono, e finalmente il ritornello di uno scalmanato blues "beefheartiano". Ogni brano e` un olocausto sonoro che esorcizza il dolore acuto dell'esistenza quotidiana: i vocalismi di catrame di Gibby Haynes e la chitarra-monstre di Leary stravolgono trance ed epilessi, ritmi minimalisti e inni punk.

Il primo album, Psychic Powerless (TouchAndGo, 1984), confermo` la loro indole di istrionici anarco-esistenzialisti. Delirio squilibrato (un recital di grida distorte dai filtri), cacofonia acuta (una scarica continua di distorsioni galattiche) ed epos apocalittico (la solita, funerea cadenza del basso) si fondono in Concubine per coniare l'archetipo della ballata industriale post-Pere Ubu. Su quel canone svariano altri recitati/urlati demenziali con altre efferate colate di rumore rovente (l'incalzante Woly Boly), toccando vertici di volgarita` nel ponderoso boogie di Lady Sniff, che vanta le migliori scordature dai tempi di Jeff Cotton, vocalizzi fatti di petti, conati e sputi, reperti "concreti" e un'andatura omicida, e culminando nel tema di Butthole Surfers, galattica danza thrash con coro da "Rocky Horror Show", gorgheggi alla Wild Man Fisher e un'atmosfera di follia goliarda. Il progenitore principe di tutta la loro musica e` sempre Beefheart: e` lui il loro padre spirituale.
Al lato piu` leggero della loro produzione appartengono scherzi come la filastrocca cabarettistica di Dum Dum, a ritmo voodoo-tribale con un travolgente assolo di chitarra distorta e riverberata, o il pop-jazz di Negro Observers, o il rock and roll sferragliante di Mexican Caravan (con grandi convulsioni di chitarra), o l'hardcore epilettico di Gary Floyd. L'ascendente dei Chrome e dei Red Crayola e` evidente nel nastro impazzito, nei rumori androidi, nel maelstrom dissonante di Eye Of The Chicken, nell'incalzante, stentoreo, veemente, infuocato ritmo da mezzo cingolato di Cowboy Bob (coadiuvato da un crescendo di urla agonizzanti), e in Cherub, una lunga sonata per effetti psichedelici di chitarra che compie orrende mutazioni sempre all'insegna del frastuono piu` grottesco. Le loro infernali sarabande hanno ormai raggiunto il massimo grado di concisione ed efficacia, Leary ha coniato uno stile personale dal repertorio di riverberi e stecche dei complessi psichedelici (Mayo Thompson docet) e Haynes ha temperato i suoi grugniti con un registro reminescente di quello sotto-proletario di Johnny Rotten.

L'EP Cream Corn From The Socket Of Davis (Touch & Go, 1985) accentua il surrealismo e la satira, soprattutto nel "blues-a-billy" alla Cramps di Moving To Florida.

Con Rembrandt Pussyhorse (TouchAndGo, 1986) il gruppo si assesto` nella formazione classica: Leary, Haynes, Coffey, Taylor e il bassista Jeff Pinkus. Il disco sancisce l'uscita del complesso dai vicoli fetidi dei punk e degli eroinomani. Il quartetto rifinisce infatti l'attacco a testa bassa di un tempo, che scaturiva dalla fusione fra impeto thrash e caos lisergico, con arrangiamenti piu` compositi ed eleganti. La chitarra vibra ancora sotto il peso delle scordature e Haynes blatera enfatico e "anale" come sempre, pero` il suono piu` "presente" e` quello della batteria di Koffee e tutti gli altri sono "normalizzati" in modo da risultare accettabili anche per il grande pubblico. Le citazioni sono esplicite (l'American Woman dei Guess Who in versione hip-hop iper-tribale, con glissando hendrixiani e vocalizzi per megafono, e il tema di Perry Mason in versione da incubo lisergico). I Surfers si immergono nel tribalismo sinistro e nelle cacofonie libere di Waiting For Jimmy To Kick, nel requiem per organo liturgico di Strangers Die Everyday, negli arpeggi maniacali di Mark Says Alright, nel vortice raga-psichedelico di Whirling Hall Of Knives, ma in generale la vena piu` caustica e goliarda sembra essersi esaurita all'insegna di una neo-psichedelia piu` convenzionale. Al meglio, il complesso riesce a cesellare una Creep In The Cellar, un mini film dell'horror di serie B reso attraverso l'incubo di un eroinomane, con un violino petulante e i rintocchi marziali del piano che ricordano le litanie di Patti Smith.

Il loro primo album a soggetto, e il piu` curato dal punto di vista della produzione, e` Locust Abortion Technician (Touch And Go, 1987), il cui tema centrale e` la parodia dell'heavy metal satanico (Sweat Loaf che ricalca Sweet Leaf dei Black Sabbath, , Graveyard, 22 Going On 23), fra qualche blues "cingolato" alla Chrome (Pittsburg To Lebanon) e qualche rock and roll alla X (Human Cannonball). Gli intermezzi rumoristici (Ussa, O-men) hanno poco in comune con quelli del passato perche' sono realizzati in gran parte con l'elettronica, e comunque con poca fantasia.

Anche Hairway To Steven (Touch And Go, 1988), nel quale ogni brano e` intitolato da un'opportuna icona, irrigidisce le loro eccentricita` in strutture formali piu` convenzionali. Ogni trovata, invece di condire il brano, "e`" l'intero brano. Il sound ne risulta piu` freddo e diluito, privo di spunti veramente geniali. Sempre meno divertenti, i Butthole Surfers insistono nella parodia dell'heavy metal (la litania lugubre ed esotica dell'"alce", l'hard rock mega-distorto con tornado di vocine e vocioni manipolati alla Zappa del "baseball"), passando da un pandemonio psichedelico sullo stile dei primi Pink Floyd (il "cavallo") a un rock and roll swingante marca Ten Years After (il "coniglio e pesce"), con persino qualche passo di flamenco (la "sigaretta"). L'EP Widowmaker (1989) aggiunge il boogie fuzz-ato della title-track e l'ennesima parodia dell'heavy metal, Booze Tobacco Dope Pussy Cars.

Alla fine del decennio pareva che i due geni del gruppo avessero deciso di lasciarsi: Pinkus e Haynes registrarono Digital Dump (Rough Trade, 1990) sotto lo pseudonimo di Jackofficers, provando ad applicare la prassi cannibalistica dei Butthole Surfers all'elettronica danzabile; Pinkus lancio` anche i Daddy Longhead, un complesso di hard-rock titolare di Cheatos (Touch and Go, 1991); Paul Leary pubblico` The History Of Dogs (Rough Trade, 1991), una cronaca della Guerra del Golfo arrangiata in maniera quantomeno rocambolesca (ritmi da ballo, arie da musica leggera, guitarre da heavy metal); e King Coffey diede vita ai Drain, di gran lunga il progetto piu` interessante. Teresa Taylor penso` bene di dileguarsi dalle scene.

Soltanto tre anni dopo Hairway To Steven usci` il nuovo album dei Butthole Surfers, Piouhgd (Rough Trade, 1991). L'album conferma la decadenza manifestata nel precedente, benche' annoveri ancora qualche nonsense da cartone animato hippie (il country & western di Lonesome Bulldog e soprattutto il rhythm and blues Golden Showers) e qualche bizzarria del loro psicotico lunapark (lo psychobilly alla Suicide di Something e il boogie delle caverne di Blindman). Queste brevi freddure rock valgono piu` dei tre brani estesi che dovrebbero rappresentare il clou del disco: Revolution 2, una cantilena acidrock a ritmo di pow-wow, Barking Dogs, una versione nevrastenica dei Pink Floyd di Echoes, e PSY, una melodia soffice e ipnotica con un lungo jamming alla Grateful Dead. Haynes, sempre piu` sedotto dalla personalita` canora di David Thomas, vivacizza gran parte di questi numeri, ma il complesso, in generale, da` la sensazione di voler soprattutto "vendere" a un pubblico piu` ampio la propria eccentricita`.

Independent Worm Saloon (Capitol, 1994) completa il crollo di questo gruppo storico, sancendo la loro definitiva rinuncia all'avanguardia. Dietro la parvenza caotica Dog Inside Your Body e Chewin' George Lucas' Chocolate sono hit radiofonici che conservano soltanto un (ipocrita) senso dello humour. L'heavymetal di Who Was In My Room Last Night e l'industriale di Annoying Song sono soltanto delle mode da ossequiare (compresa quella di se stessi nel gran finale di Clean It Up). Tutto il sound e` controllato e normalizzato, alla ricerca del motivo di crossover (The Wooden Song, You Don't Know Me). Il "sell out" e` cosi` sfacciato da ricordare quello di un altro gruppo che pareva irriducibile, i Pere Ubu.

Con Electriclarryland (Capitol, 1996), noto anche come Oklahoma, Coffey, Haynes e Leary coronano la loro ascesa nell'Olimpo del rock radiofonico. L'inizio del disco non e` del tutto indegno, e si riallaccia almeno idealmente alle opere della loro gioventu`. Le tiritere punk di Birds e Ulcer Breakout lasciano pero` il tempo che trovano. I Butthole Surfers degli anni '90 sono quelli molto piu` musicali che impazzano nell'hip-hop psichedelico di Pepper (il loro primo e unico hit, un po' troppo alla Beck), che intonano l'epico blues-rock di Cough Syrup (colma di citazioni dei classici del loro passato) e che snocciolano la serenata country di TV Star (dedicata all'attrice televisiva Christina Applegate). Nella nuova veste di gruppo per famiglia, i loro stereotipi (canto distorto e chitarre ubriache) sembrano pero` un po' fuori luogo. E il grosso dell'album e` gremito di riempitivi che non divertirebbero neppure il freak piu` drogato.

Alla fine del 1995 Gibby Haynes si concede la pausa/divertimento di P (Capitol), un album registrato con un trio di attori di Hollywood (Bill Garter e Johnny Depp alle chitarre e Sal Jenco alla batteria) e l'aiuto esterno di Flea (Chili Peppers) e Steve Jones (Sex Pistols). Tutt'altro che svagato o distratto, il disco annovera delle splendide incursioni in generi tradizionali d'alto ascolto, a cominciare dal country orchestrale di Michael Stipe, continuando con l'esplosivo rap-metal alla Chili Peppers di Zing Splash, trionfando nel boogie assordante alla ZZ Top di Oklahoma (riff galattico di chitarra, ruggito psicotico, trotto trascinante di batteria), degenerando nel chilometrico reggae eroinomane di John Glen, scorrazzando per il frizzante country & western di Mr Officer, ubriacandosi nel pachidermico blues alla Jon Spencer di White Man Sings The Blues, sconfinando nell'avanguardia con il dub cosmico di Scrapings From Ring, e finendo con una ballad patetica degna di Dylan, The Deal.

Questa divertente scorribanda negli stereotipi della musica popolare, condotta con il piglio del Brancaleone, e` forse l'opera migliore di Haynes da tempo immemore.

Nell'arco di un decennio i Butthole Surfers e il grande pubblico si sono corsi incontro: i primi erano partiti da inveterati freak/punk con un sound all'epoca impossibile, i secondi hanno elevato oggi quel sound a sottofondo "a la page" per serate del dopo-punk; i primi hanno moderato gli eccessi, i secondi li hanno accentuati. I Butthole Surfers e il grande pubblico si sono cosi` incontrati a meta` strada. E il grande pubblico ha scoperto che in fondo Haynes e Leary erano soltanto gli ZZ Top che imitavano i Jefferson Airplane, un paio di sacrosanti "redneck" travestiti da hippie.

The "lost" album After The Astronauts (Capitol, 1998) was aborted by the label and never released in its original form. The music was rumoured to be only vaguely related to the original Butthole Surfers.
Some of the music recorded for After The Astronauts shows up (revamped taking advantage of the engineering geniuses of rising production stars Rob Cavallo and Chris Lord-Alge) on Weird Revolution (Hollywood, 2001), the long-delayed (five years) follow-up to Electriclarryland.
First and foremost, Weird Revolution stands as Butthole Surfers' dance and rap album. Wrapped in shining, slick and thick production, anchored to smooth grooves, and propelled by solid club beats, these twelve new facsimiles of 1996's hit single Pepper effortlessly drown catchy melodies (barely spoken, hummed or chanted by frontman Gibby Haines) under blankets of studio tricks. The transformation is made complete by the watering down of their psychedelic goofiness to achieve a mild degree of humour for middle-class families. Haynes' vocals (the same vocals that used to be the musical equivalent of chemical weapons) are intelligible, coherent and even eloquent. The joke has turned into reality.
All the album's songs sound the same, but each is a well-crafted and cynically calculated collage, and the multitude of sonic events helps forget/forgive the utter triviality of the exercise. The production quality is as astounding as the compositional quality is abysmal. Each second of music adds something to a tune that did not deserve to exist, updating it to the post-grunge and the post-Stone Roses world. Thus, their most banal album turns out to be also their most experimental, a contradiction that could occur only to them.
Even when they decided to sell out the Butthole Surfers had to do it in a unique way. The dilemma of commercial vs art rock has often mirrored the metabolic transition from youthful enthusiasm and irreverence to middle-age financial concerns and sociopolitical indifference. The Butthole Surfers fit the pattern except that they also jumped ship completely, landing in a dance-pop scene that hardly ever heard their name.
The carnival of stereotypes begins with The Weird Revolution that employs Talking Heads' high-tech polyrhythms (cfr, Once In A Lifetime) and a grotesque variation on Adrian Belew's elephant guitar to deploy a Malcolm X speech in the format of a blithe disco shuffle. The guitar's drones fill the space in the background, confused voices filter in and out, frantic tapes corrode the beats.
Singer Haynes, drummer King Coffey and guitarist Paul Leary have de facto reinvented their roles. Leary, in particular, is the shadow of his old self. He occasionally wakes up from his drug-induced lethargy and unleashes a loud, trippy guitar noise.
The Shame Of Life, co-written by Kid Rock (the lyrics refer to Kid Rock's trinity of girls, drugs and guns), shows the commercial potential of that technique by enhancing a sub-standard Beck-ian litany to hit-single status.
The derivative element is embarrassing/captivating in Dracula From Houston, that opens quoting the guitar line from the Velvet Underground's Sweet Jane, and then soars in an exuberant, Brit-poppy chorus that beats the Oasis at their own game. Haines' spoken rhymes may sound monotonous, but the backing vocals are infectious and the harmonies even intricate.
Ditto for the dance novelty Get Down, full of guitar pyrotechnics, that hovers at the border between senile imbecility and iconoclastic prodigy.
Even an unattractive funk shuffle like Venus boasts enough diversions (bomb shelter siren, tablas, muezzin-like cantillation, gangsta rap, sitar interlude, syncopated soul organ) to grant it everlasting radio appeal. And The Last Astronaut is all sound effects and odd time signatures, like a videogame played in a crowded bar where the tv is broadcasting a political speech (a John Lennon-esque piano litany tinkling in the background).
Once you have lost your virginity with dance-pop, why not prostitute with a country ballad? The trio sings the death of a warplane pilot in the plaintive Jet Fighter, that sounds almost like a send-up of Stan Ridgway.
Yet another front is opened by Mexico (that invokes God, Allah, Zeus, Buddah and Bob Dylan over percolating, scratching synthesizers) and by Yentel (the only track not mixed by Chris Lord-Alge, a hodgepodge of fragmented vocals and atmospheric synthesizers): with these songs the Surfers venture into the trance-global dance genre pioneered by the likes of Loop Guru and Transglobal Underground.
It is almost impossible to find remnants of the old Surfers: maybe Shit Like That, given a Nine Inch Nails-ian ranting and a monster hard-rock riff; or Intelligent Guy, that boasts a piercing guitar riff, a seismic rhythm, and the emphatic roar of horror-film soundtracks (although it mimicks Falco's Rock Me Amadeus); or the ultimate joke, They Came In (loud, pounding drums, juxtaposed to a western, apocalyptic guitar and to symphonic keyboards).
Like countless albums after Pet Sounds, this album has little substance but dazzling presentation.
Butthole Surfers used to be shocking for the way they could be unpredictable. Now what is impredictable is the banality of their music. In their own way, though, this, too, is defiance of common sense.
After The Astronauts e` il disco "perduto" che sarebbe dovuto uscire nel 1998 per la Capitol ma venne invece abortito dalla casa discografica a poche settimane dall'ultimazione.

Parte della musica originariamente registrata per After The Astronauts compare (debitamente riveduta e corretta secondo il genio ingegneristico di due stelle nascenti della produzione come Rob Cavallo e Chris Lord-Alge) su Weird Revolution (Hollywood, 2001), che esce finalmente cinque anni dopo l'album precedente, Electriclarryland.
Weird Revolution e`, prima di tutto, l'album "dance" e "rap" dei Butthole Surfers. Incartate in una produzione splendente e lussureggiante, ancorate a groove lisce e propulse da solidi battiti da discoteca, queste dodici imitazioni di Pepper (l'hit del 1996) affogano senza fatica melodie orecchiabili (appena parlate o canticchiate da Gibby Haines) sotto coperte di trucchi di studio. La trasformazione e` completata dal ridimensionamento della loro goffaggine psichedelica per trarne uno humour da famiglia borghese. Il canto di Haynes (lo stesso canto che una volta era l'equivalente musicale delle armi chimiche) e` adesso intelleggibile, coerente e persino eloquente. Lo scherzo e` diventato realta`.
Tutte le canzoni dell'album suonano simili, ma ciascuna e` un collage maniacalmente curato e cinicamente calcolato, e la moltitudine di eventi sonori aiuta a dimenticare/perdonare la totale trivialita` dell'esercizio. Tanto la qualita` di produzione e` stordente quanto la qualita` di composizione e` scadente. Ogni secondo di musica aggiunge qualcosa a una canzone che non merita in se` di esistere, aggiornandola al mondo del dopo-grunge e del dopo-Stone Roses. Capita cosi` che il loro album piu` banale sia di fatto anche il loro piu` sperimentale (perlomeno dell'ultimo decennio), una contraddizione in cui potevano cadere soltanto loro.
Anche nel momento in cui hanno deciso di "sell out" i Butthole Surfers lo hanno fatto in maniera unica. Il dilemma che contrappone rock commerciale e rock artistico rispecchia quasi sempre la transizione metabolica da entusiasmo e irriverenza giovanile a preoccupazioni finanziari e indifferenza sociopolitica dell'eta` adulta. I Butthole Surfers calzano alla perfezione questo identikit eccetto che hanno anche cambiato completamente nave, arrembando una scena dance-pop che non aveva mai neppure sentito il loro nome.
Il carnivale di sterotipi comincia con The Weird Revolution che sfrutta i poliritmi futuristi dei Talking Heads (confronta con Once In A Lifetime) e una grottesca variazione della chitarra-barrito di Adrian Belew per implementare un discorso di Malcolm X sotto forma di spensierato shuffle da discoteca. I droni di chitarra riempiono lo spazio di sottofondo, voci confuse entrano ed escono, nastri frenetici corrodono le pulsazioni.
Haynes, il batterista King Coffey e il chitarrista Paul Leary hanno di fatto reinventato i propri ruoli. Leary, in particolare, e` l'ombra di se stesso: ogni tanto si risveglia dal torpore allucinogeno e sferra un sibili di chitarra assordante.
The Shame Of Life, scritta con Kid Rock (il testo fa riferimento alla trinita` di Kid Rock, ragazze, droghe e fucili), fa capire subito il potenziale commerciale della tecnica conferendo status da hit a una litania sub-standard alla Beck.
L'elemento di plagio e` ancora imbarazzante/accattivante in Dracula From Houston, che comincia citando l'inizio di Sweet Jane dei Velvet Underground, ma poi si libra in un esuberante ritornello che batte gli Oasis al loro stesso gioco. I versi parlati di Haines sono spesso monotoni, ma il controcanto e` contagioso e le armonie sono persino intricate.
Lo stesso dicasi per la novelty ballabile Get Down, carica di pirotecnica chitarristica, che incalza al confine fra imbecillismo senile e prodigio iconoclasta.
Persino uno shuffle tutto fuorche' attraente come Venus sfoggia abbastanza diversivi (sirena da rifugio antiaereo, tablas, cantilena da muezzin, gangsta rap, interludio di sitar, sincopi di organo soul) da garantirgli eterno radio appeal. E The Last Astronaut e` praticamente tutto effetti sonori e tempi bizzarri, come un videogame giocato in un bar affollato mentre la tv trasmette un dibattito politico (con una litania di pianoforte alla John Lennon che tintinna in sottofondo).
Una volta persa la verginita`, uno si puo` anche prostituire alla ballata country. Il trio un tempo efferato sfodera infatti la storia tragicomica di un pilota della guerra del Golfo in Jet Fighter, che sembra quasi una parodia del grande Stan Ridgway.
Come se non bastasse, un altro fronte viene aperto da Mexico (che invoca Dio, Allah, Zeus, Buddah e Bob Dylan su sintetizzatori in ebollizione) e da Yentel (l'unica traccia non mixata da Chris Lord-Alge, un pastiche di cantilene frammentate e di sintetizzatori atmosferici): con queste canzoni i Surfers si avventurano nella danza trance/trans-globale di Loop Guru e Transglobal Underground.
E` quasi impossible trovare tracce dei vecchi Surfers: forse Shit Like That, per via di un ringhio alla Nine Inch Nails e un riff mostruoso; o forse Intelligent Guy, che vanta un riff vitriolico, un ritmo sismico e il ruggito enfatico dei film dell'orrore (benche' finisca per parodiare Rock Me Amadeus dei Falso); o lo scherzo definitivo, They Came In (batteria pesante e assordante contrapposta a chitarra apocalittica da film western e a tastiere sinfoniche).
Come infiniti dischi dai tempi di Pet Sounds, questo album ha poca sostanza ma una presentazione che toglie il fiato.
I Butthole Surfers una volta erano un trauma per il modo in cui sapevano essere imprevedibili. Oggi cio` che e` imprevedibili e` la banalita` della loro musica. A modo loro, pero`, anche questa e` sfida al senso comune.

Humpty Dumpty LSD (Buggerveil, 2002) collects rarities from the 1980s, a tiny part of the material stored on 278 tapes and still unreleased.

King Coffey resurfaced in the second decade of the new century with a new band. Rubble, debuted on Farewell Drugs (Latino Bugger Veil, 2012), containing the anthemic Waiting To Die and the catchy romp of On The Road South.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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