Cabaret Voltaire
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Mix-up (1978), 7/10
Voice Of America (1980), 6/10
Red Mecca (1981), 7/10
Crackdown (1983), 6.5/10
Micro-Phonies (1984), 6/10
The Covenant (1985), 5/10
Code (1987), 5/10
Groovy Laidback And Nasty , 6/10
Body And Soul , 5/10
Plasticity , 6/10
International Language, 5/10
Conversation , 6/10
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The parable of Cabaret Voltaire epitomized the entire industrial school: an abnormal number of releases (mostly pretentious and trivial), and a quick conversion to dance music. Initially, Richard Kirk, Stephen Mallinder and Chris Watson were inspired by early (pre-disco) Kraftwerk and early (pre-funk) Pink Floyd. Their early recordings, such as the album Mix-up (1978) and the EP Three Mantras (1980), boasted collage-like pieces of abrasive, distorted sounds and mechanical rhythms. Unlike Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire introduced an "eastern" element of trance. But they quickly rediscovered the song format with Red Mecca (1981) and then began propelling it with hyper-cinetic funk rhythms on the double EP 2x45 (1982). The albums that followed were stylish electronic dance music that had nothing in common with industrial music.
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I Cabaret Voltaire di Richard Kirk (chitarre e tastiere) e Stephen Mallinder (percussioni e canto) hanno in un certo senso guidato il movimento "industriale", definendone lo stereotipo e le svolte determinanti: una mole impressionante di registrazioni, quasi tutte di qualita` mediocre, tanto pretenziose quanto banali, e una rapida conversione alla musica da ballo.

Vennero alla luce, in forma di trio (Chris Watson il terzo) agli albori della musica industriale in quella Sheffield che ne sarebbe diventata l'epicentro.

Le prime registrazioni dei Cabaret Voltaire compiono un'operazione tanto elementare quanto preveggente di fusione di elettronica, psichedelia e world-music. Gli esperimenti con gli strumenti elettronici di Kraftwerk e Neu si sposano alla psichedelia dilatata dei primi Pink Floyd e allo spirito (se non alle sonorita`) della musica-trance dell'Asia (Arabia, India, Tibet, Giappone). Il risultato e` molto meno "industriale" di quanto le etichette del tempo li obbligano a essere: l'arsenale di nastri, generatori di ritmo, filtri, sintetizzatori (e chitarra, l'unico residuo di rock and roll, ma orrendamente distorta) propende per esplorazioni della psiche piuttosto che per il "je accuse" tecno-sociologico dei cugini Throbbing Gristle.

I Cabaret Voltaire esistevano dal 1973, ma approdarono in sala d'incisione soltanto dopo l'esplosione del punk. Il gruppo si fece conoscere grazie al singolo Nag Nag Nag e all'EP di Do The Mussolini.

Il primo album Mix-up (RoughTrade, 1978 - Mute, 2001) e` un'opera trasgressiva e creativa, che colloca incubi Freud-iani in una cupa atmosfera espressionista. Benche' si tratti di un'operazione meno austera e radicale di quella dei Throbbing Gristle, l'album scodella piece subliminali come Heaven And Hell e Expect Nothing, esperimenti forse naif, ancora al confine fra musica ballabile (Kirlian Photograph), musica gotica e musica industriale, ma che tracciano un percorso di disgregazione del sound e di shock psico-sonoro.

Western Mantra e Eastern Mantra, sull'EP Three Mantras (RoughTrade, 1980), proseguono il progetto Velvet Underground del mantra occidentale. Voice Of America (Rough Trade, 1980 - Mute, 2001) e` un comizio (un po' velleitario) per rumori "trovati". Sluggin' Fer Jesus, sull'EP 3 Crepuscule Tracks (Rough Trade, 1981), e` una satira a ritmo disco dei predicatori televisivi.

Il sound violentemente deturpato da distorsioni iper-abrasive e sferzato da ritmi metallurgici ricorda gli abomini dei Chrome. I loro brani sono costruiti sovrapponendo a una base ritmica costante un numero qualsiasi di eventi sonori minimi, trasformando cosi` il concetto di armonia in quello di flusso ipnotico e camaleontico di alterazioni.

Red Mecca (RoughTrade, 1981 - Mute, 2001), nonostante sia una delle loro opere piu` violente, sancisce l'abbandono dell'elettronica abrasiva e del recitativo ipnotico e l'avvento di una piu` moderata forma-canzone rock con pulsazione ballabile e melodie minimali (Red Mask, Sly Doubt). Mancano ancora le emozioni a A Touch Of Evil, A Thousand Ways e Spread The Virus.

Il doppio EP 2 X 45 (Rough Trade, 1982) consacra questa prassi con quattro suite zeppe di eventi sonori, ma soprattutto con un'attenzione quasi maniacale per il ritmo. Il risultato e` un funk "industriale" molto simile a quello dei Clock DVA. Protection e` il cerimoniale piu` incalzante, in cui la moltitudine dei ritmi ricorda quasi il minimalismo stratificato di Reich, ma accelerato verso grottesche, pantagrueliche fanfare. Yashar e` il brano piu` "orientale", un crescendo che sfocia in un vorticoso tribalismo raga. Get Out Of My Face e` invece la gag per discoteca, un funk iper-cinetico pullulante di effetti esotici e di primitivismi percussivi. Non a caso Watson, il musicista piu` radicale, viene emarginato definitivamente dal gruppo e si rifugia nei Hafler Trio.

Il periodo classico dei Cabaret Voltaire verra` in seguito antologizzato su The Golden Moments (Rough Trade, 1987) e "Original Sound of Sheffield '78/'82 (Mute, 2002). The Living Legends (Mute, 1990) raccoglie i singoli fino a questo momento. Listen Up (Mute, 1990) raccoglie inediti e rarita` del primo periodo.

Il clamoroso "sell out", capostipite di tutti i "ravvedimenti" dei complessi industriali Britannici, ebbe inizio con Crackdown (Some Bizzare, 1983), disco che aveva il pregio di utilizzare strutture armoniche lineari (invece delle tradizionali cacofonie caotiche) e soprattutto poliritmi funky da discoteca. L'elettronica e gli effetti di collage passavano decisamente in secondo piano. Le atmosfere sono di cupa alienazione (24-24 e la title-track) finche' una melodia indovinata (Just Fascination) eleva il genere a una forma di synthpop dell'alienazione.

Micro-Phonies (Some Bizarre, 1984) sanci` la definitiva conquista del ritmo (in particolare la frenetica cadenza di staccato delle "beat-box") con il techno di Sensoria e James Brown (l'intero album e` di fatto un omaggio a Brown). Il doppio 12" Drinking Gasoline (Caroline, 1985), con Kino e Sleepwalking, confermo` l'abbandono delle armonie morbose a favore di una pulsazione sempre piu` trascinante e aggressiva.

The Covenant, The Sword And The Arm Of The Lord (Caroline, 1985), con I Want You e Motion Rotation, adotto` persino l'effervescenza scipita che si addice alla discoteca piu` spensierata (anche se Kickback e Whip Blow mettevano a frutto l'arte di collage e manipolazione per tener alto il livello di adrenalina). The Whole Thing e Electro-Motive sono le canzoni quasi synth-pop dell'EP Drain Train (Doublevision, 1986).

Don't Argue e Here To Go, su Code (EMI, 1987), grattarono il fondo del barile. Le loro orge erano ormai fra le piu` melense e le meno edoniste dell'epoca.

The Original Sound Of Sheffield '83/'87 (Virgin, 2002) e` un'antologia di questo periodo.

Passarono tre anni prima i Cabaret Voltaire si riaffacciassero sulla scena. Groovy Laidback And Nasty (Parlophone, 1990) li esprime all'apice delle loro capacita` di produzione; e finalmente getta la maschera: quello di Hypnotised (il singolo) e` soltanto l'ennesimo gruppo di "house", e non proprio uno dei piu` originali, ispirato da un'anacronistica disco-soul (Searchin'), dalla scuola dub e rap (Runaway), e dal buon vecchio synthpop (Keep On); per quanto brani come Easy Life o il remix strumentale di Magic esibiscano un livello impressionante di raffinatezza.

I successivi Body And Soul (Les Disques Du Crepuscule, 1991), con Don't Walk Away e No Resistance, e` un prodotto asettico di studio. Il duo ha abbandonato gli strumenti tradizionali e fa musica soltanto con le tastiere elettroniche.

Sull'EP Colours (Plastex, 1991), abbandonati gli aspetti piu` aggressivi del genere, i Cabaret Voltaire sono diventati un artificio, un complesso virtuale, una pura icona sonora. Tutto (compreso il canto) e` raffinato in un mantra tecnologico innalzato alla propria arte. Quella di Colours non e` musica, ma un reportage sul processo di produzione della loro musica.

Non stupisce pertanto che i Cabaret Voltaire pervengano poi all'"ambient house", a partire dall'album (quasi interamente strumentale) Plasticity (Plastex, 1992), in particolare il brano da camera minimalista Resonator, Il tribalismo caraibico di Neuron Factory e Back To Brazilia e qualche balletto androide alla Kraftwerk come Inside The Electronic Revolution costituiscono il trait d'union con il passato. I Cabaret Voltaire degli anni '90 sono pero` quelli di Deep Time, contesi fra muzak e new age, o quelli di Soul Vine, maestri nel miscelare timbri e ritmi alla moda.

Il successivo International Language (Plastex, 1993) e` interamente strumentale e conclude la parabola verso l'easy listening elettronico (Everything Is True, Radical Chic e Afterglow).

Conversation (Plastex, 1994) completa la trilogia e suggella la parabola del gruppo con una colossale Project 80 (quasi un'ora) che ricicla Klaus Schulze vent'anni dopo riprendendosi lo scettro che discepoli come Aphex Twins e Orb stanno tentando di strappare.

L'unico difetto dei Cabaret Voltaire e` di aver prestato troppo orecchio alle mode delle discoteche, per quanto siano spesso riusciti a cavalcarle. Il loro "high-tech funk e` stato certamente influente sulla generazione del techno, ma nelle mani di Kirk e Mallinder e` diventato talvolta un genere musicale di rara monotonia.

Nei suoi lavori solisti Richard Kirk ha man mano aggiornato alle mode di turno lo stile dei Cabaret Voltaire, mentre Chris Watson si e` convertito alla musique concrete.

Alla fin fine, i Cabaret Voltaire passarono alla storia come i volgarizzatori della musica industriale. Come tali, dimostrarono piu` che altro che le velleita` naif dell'avanguardia, non sostenute da adeguato talento, portano spesso alla musica piu` biecamente commerciale.

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