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I Crass sono il punk-group anarchico per eccellenza, una agit-prop band per la
quale l'idioma sonoro vale quanto l'iconografia. Violenti e brutali,
blasfemi ed estremisti, con i loro veementi reportage
espressionisti (a partire dai singoli Do They Owe Us A Living del 1977,
il loro primo "anthem" generazionale e rivoluzionario,
e Reality Asylum del 1978, un rosario blasfemo che inveisce contro Cristo
con lo stile visionario dei poeti beat su uno sfondo di rumori astratti, nonche`
il suo retro, Shaved Women, sorta di esorcismo di strega invasata) sono
divenuti una comune radicale, una etichetta alternativa e un servizio di
informazione.
L'EP The Feeding Of The Five Thousand (Small Wonder, october 1978 -
Crassical Collection, 2011)
raccolse l'intero
repertorio del complesso (diciotto canzoni, o, meglio, "rallying cries").
Abbracciate tutte le cause disponibili (pacifista, "no nukes",
femminista, anti-razzista, anti-consumista), sono assurti a punto di riferimento
obbligato per tutte le band di simili intenti.
Penny Rimbaud (la mente dell'operazione) e Eve Libertine
e Steve Ignorant (le due voci) hanno guidato il gruppo su strade via via
piu' sperimentali (come dimostrano nel 1980 il comizio marziale di
Bloody Revolutions, la danza di guerra di Nagasaki Nightmare, e il balletto
grottesco di Big A Little A), emancipandolo dalle anguste armonie del
thrash.
Con Stations Of The Crass (Crass, 1980) i Crass approdarono al capolavoro.
La loro prassi e'
efficace quanto quella dei Clash, benche' si situi a estremi ideologici
quasi opposti. Per quanto elementare, ogni idea musicale viene riempita
di significato attraverso un processo di mitologizzazione che e' piu' naif
ma non meno acuto di quello di Strummer. Il musichall piu' demenziale e
schizoide trionga in numeri epilettici come
You've Got Big Hands, Big Man, Contaminational Power, filastrocche
a rotta di collo sempre all'insegna di un vernacolare rozzamente volgare
e provocatorio. Dai Ramones e soprattutto dai New York Dolls i Crass hanno
appreso (soprattutto in I Ain't Thick come trasformare in epica
generazionale le marcette scipite del beat. Quest'umore goliardico si
sposa talvolta a insoliti esperimenti armonici: Libertine delira come una
soprano d'opera impazzita nel folle scherzo di Darling, l'altra cantante
Joy De Vivre gorgheggia paranoica nel ballabile "industriale" di Walls,
Ignorant propelle la danse macabre di Gasman Cometh.
E' comunque nel registro tragico che i Crass danno il meglio e dimostrano
di essere musicalmente molto piu' colti di quanto pretendevano di essere:
Mother si apre su un declamato desolato di Libertine, che fa da apripista
per le possenti linee di basso e le violente distorsioni di chitarra e tutta
la sarcastica e grottesca recita di Ignorant che segue (a passo
di musichall); l'inno polemico e furibondo di White Punks On Hope, uno
dei proclami piu' feroci dell'estrema sinistra punk, incalza con le sue
ragnatele funky; Fun Going On, scossa da sincopi maniacali, e Tired,
propulsa da un'irresistibile cadenza alla Clash, sono brani iper-distorti
in progressione degni del miglior garage-rock.
Ogni loro brano, con la sua sfilata di crimini e orrori, e' una Desolation
Row della contro-informazione punk o, con le sue massime insurrezionali,
un libretto di Mao rivisto da Zappa.
Penis Envy (1981), un concept su temi femministi cantato esclusivamente
da voci femminili, ha dalla sua soltanto un arrangiamento piu` professionale,
poiche' la musica ha l'aria di essere semplicemente uno scarto dell'album
precedente.
Il doppio Christ (Crass, 1982) e` il loro lavoro piu` dottrinale, non
necessariamente il migliore. Nessuno sa come loro trasformare il punk-rock in
uno slogan corale (Banned From The Roxy, They Owe Us A Living,
I Ain't Thick, So What). Le loro sceneggiate
comiche e pantagrueliche (Big A Little A), le loro danze valpurgiche
(Rival Tribal Rebel Rebel, Bata Motel Blues, Shaved Women),
le loro filastrocche epiche e demenziali (Have A Nice Day) fanno leva
su uno spirito anche troppo sbandierato di ribellione.
Disco un po' troppo amatoriale (nella quarantina di brani ce ne saranno una
decina che sono canzoni e non frammenti di canzone) e decisamente troppo
parlato, porta comunque le stigmate dei Crass come forse nessun altro loro
album.
La sferzante satira di
Sheep Farming In The Falklands li riporta nel frattempo al centro
dell'attenzione. Yes Sir I Will (1983) e 10 Notes On A Summer's
Day chiusero una carriera politica che forse cominciava a essere
anacronistica.
Se ideologicamente i Crass suonano oggi come patetici tardo-sessantottini
(con inflessioni flower-power) che combattono battaglie un po' antiquate,
musicalmente il complesso ha fuso la brutalita' "tragica" del punk
con una forma "comica" di arrangiamento, che impiega, straniandoli, elementi
del tutto estranei alla prassi punk.
Il loro petulante ma austero punk rock dell'estrema sinistra costituisce in
realta' una forma di punk "brechtiano".
Dei Crass e` rimasto un ricordo molto vago: Eve Libertine fa massaggi e
Steve Ignorant fa il falegname. Soltanto nel 1993 Ignorant torna sulle scene,
alla testa degli Schwartzeneggar, che sono un concentrato di reduci del primo
punk-rock politicizzato, da Andy Tuck (Thatcher On Acid) a Mark Pickstone
(Conflict). Goodbye To All That (Rugger Bugger), Art & Craft e
Take Your Elbow Off The Table sono i singoli che riattizzano l'odio e
The Way Things Are l'album che fa ricordare tutti i difetti del genere.
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