Alejandro Escovedo
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Gravity , 7/10
Thirteen Years , 5/10
With These Hands , 7/10
More Miles Than Money Live 1994-96 , 6/10
Bourbonitis Blues, 5/10
A Man Under The Influence , 6/10
The Boxing Mirror (2006), 7/10
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As an adult, Alejandro Escovedo, who had played punk-rock with the Nuns, country-rock with Rank And File (1982), and roots-rock with the True Believers (1986) became one of the most solemn voices of his generation. The melancholy and bleakly autobiographic Gravity (1992) was a post-party hangover crossed with Nick Drake's moribund dejection. With These Hands (1996) proved that orchestral music and rock'n'roll can coexist without sacrificing the outpour of emotions and confessions.
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Alejandro Escovedo (nato a San Antonio, in Texas, ma cresciuto a Los Angeles) ci ha provato in tutti i modi. Inizio` a San Francisco nei Nuns, gruppo storico del primo punk californiano, per i quali scrisse due capolavori della levatura di Decadent Jew e Suicide Child.

Poi si converti` al country & western con i Rank And File in Texas, formati da Chip e Tony Kinman (reduci dei Dils). Con Sundown (Slash, 1982) furono fra gli iniziatori del "cow-punk", effimera e deleteria moda dei primi anni '80, ed Escovedo scrisse la loro omonima sigla, una delle ballate piu` originali del movimento. Sull'album spiccano numeri pop alla Springsteen come Amanda Ruth, quadriglie come Not In Love, folkrock come I Went Walking, ballate alla Hank Williams come Coyote. (I fratelli Kinman avrebbero inciso ancora un dignitoso Long Gone Dead nel 1984, un commerciale Rank And File nel 1987 e infine un abietto disco di synth-pop, Blackbird).

Nel 1986 Escovedo esordi` alla testa dei True Believers che nel primo album (per la Rounder) dimostrarono maggiore vitalita` (brani come Hard Road e We're Wrong rimarranno tra le perle della sua carriera). Il secondo album della formazione rimase inedito fino al 1994, quando venne compilato in Hard Road (Rykodisc). Almeno The Rain Won't Help You e Ring The Bells meritano di entrare in repertorio.

Nel 1988 Escovedo formo` l'Orchestra (con tanto di violoncello, violino e tastiere), ma in pratica si ritiro` dalle scene. Nel 1991 sua moglie (madre dei suoi quattro figli) si suicido`, acuendo una crisi esistenziale che era in nuce.

Le disavventure professionali e personali di Escovedo diedero vita al mesto Gravity (Watermelon, 1992) e al suo rock autobiografico. L'artista a cuore nudo, solo di fronte ai peccati del suo passato e alla tragica realta` del suo presente, intona le funeree She Doesn't Live Here Anymore, Gravity/Falling Down e Bury Me. La desolazione e` degna di Nick Drake in The Last To Know e Five Hearts Breaking. One More Time e` uno dei rari momenti di vivacita`.

A dimostrazione del motto punk "live fast die young", Escovedo, appena quarantatreenne, da` gia` vistosi segni di senilita` nell'ancor piu` depresso Thirteen Years (Watermelon, 1993), lamentandosi a ritmo tex-mex (Ballad Of The Sun And The Moon) o jazz (Helpless), trovando un guizzo virile soltanto in Losing Your Touch (che ricorda i Replacements). Il violino di Susan Voelz impreziosisce i momenti piu` delicati, come She Towers Above.

Con Michael Hall dei Wild Seeds e Walter Salas-Humara dei Silos ha formato nel 1991 i Setters (Watermelon, 1993). Sull'album compaiono le sue It's Hard, She's Got, Helpless, Tell Me Why,

Forse l'artista tocca l'apice nel terzo disco solista, With These Hands (Rykodisc, 1996), arrangiato in maniera impeccabile (con l'aiuto di un compositore di musica orchestrale). Escovedo si dimostra rocker sopraffino, capace di assimilare gli elementi piu` nobili di Rolling Stones (Put You Down, Guilty) e Neil Young (Little Bottles) nel suo gergo elegante, e al tempo stesso folksinger all'antica, influenzato da Chris Isaak e Nick Drake (Pissed Off 2 Am, Sometimes e Nickel And A Spoon). La musica da camera di Tired Skin e la tenera elegia di Crooked Frame completano un album che e` piu` di un album: e` uno spaccato di vita intima.

More Miles Than Money Live 1994-96 (Bloodshot) celebra il ventennale della sua carriera.

Stabilitosi ad Austin, Escovedo rimane il "cowpunk" per eccellenza, anche se ormai quello di cui e` protagonista e` un western autunnale. (Per la cronaca suo fratello Pete e` una stella della salsa, sua nipote Sheila E. e` quella di Prince).

Bourbonitis Blues (Bloodshot, 1999) collects several covers and a few old tracks (Sacramento & Polk).

Perhaps not the "artist of the decade", as recently proclaimed by No Depression magazine, but certainly one of the truly outstanding singer songwriters of the turn of the century, Escovedo is joined on A Man Under The Influence (Bloodshot, 2001) by Ryan Adams from Whiskeytown, Chip Robinson, Chris Phillips from the Squirrel Nut Zippers, Jon Wurster and Mac McCaughan from Superchunk. Most of the album displays sophisticated interplay and refined lyricism, like in the classical-sounding Follow You Down. Rhapsody (possibly the best song here), Wave (which, like Rosalie, is taken from one of his own plays), and Castanets are as engaging as musically and lyrically challenging. A simpler Escovedo appears in the organ-driven Wedding Day and the scenic Velvet Guitar (coincidentally also the title of a 1961 album by country and jazz legend Hank Garland, with echoes of the Rolling Stones' Let's Spend the Night Together), and the sparse tones of these songs almost steal the show. It is hard not to think of Neil Young when tasting this sweet and sour soup of acoustic guitars, electric feedback and violins.

While it doesn't even come close to the spectral magic of Nico's albums, John Cale turns Escovedo's The Boxing Mirror (Back Porch, 2006) into a psychological sonic bath, into the kind of dark, tuneful experience that Leonard Cohen's albums used to be. The small chamber/country ensemble that Cale and Escovedo gathered (guitarist Jon Dee Graham, Poi Dog Pondering's violinist Susan Voelz, cellist Brian Standefer, bassist Mark Andes, drummer Hector Munoz , keyboardist Bruce Salmon, accordionist Otono Lujan, guitarist David Polkingham) bridges the era of those myths (the early 1970s), the golden era of Escovedo (the 1980s) and the era of this album (the 2000s) the same way that Nico's albums bridged her mythological era and her real post-hippie era. Thus simple, unassuming ditties such as Arizona or the Latin-tinged The Ladder or the hysterical Notes on Air get recast as moody, meditational elegies. Others (Dear Head on the Wall, Evita's Lullaby, Take Your Place) exhibit the austere quality of chamber music. While pushed by Cale towards a more stylish form of music, Escovedo remains a rocker at heart, and the propulsive Break This Time, Looking For Love/ One True Love and Sacramento and Polk add strength to the overall sense of dejection.

(Translation by/ Tradotto da Luca Criscuoli)

Bourbonitis Blues (Bloodshot, 1999) raccoglie parecchie covers e alcune vecchie tracce (Sacramento & Polk).

Forse non "l’artista del decennio" come recentemente dichiarato dalla rivista No Depression, ma certamente uno dei cantanti-cantantautori di rilievo del cambiamento di secolo, Escovedo, su A Man Under The Influence (Bloodshot, 2001) è accompagnato da Ryan Adams dei Whiskeytown, Chip Robinson, Chris Phillips degli Squirrel Nut Zippers, Jon Wurster and Mac McCaughan dei Superchunk. La maggior parte dell’album mette in mostra una sofisticata interazione e un raffinato lirismo, come la classicheggiante Follow You Down. Rhapsody (forse la migliore canzone dell’album), Wave (che, come Rosalie, è presa da una delle sue rappresentazioni teatrali), e Castanets sono altrettanto musicalmente affascinanti che liricamente sfidanti. Un più sobrio Escovedo si mostra nella traccia condotta dall’organo Wedding Day e la teatrale Velvet Guitar (per coincidenza anche il titolo di un album del 1961 della leggenda del country and jazz Hank Garland, con echi di Let's Spend the Night Together dei Rolling Stones), e i toni scarni di queste canzoni quasi monopolizzano l’attenzione. E’ difficile non pensare a Neil Young quando si sente il sapore di questa agrodolce minestra di chitarre acustiche, feedback elettrici e violini.

Sebbene non si avvicini neppure alla magia spettrale degli album di Nico, John Cale ha trasformato The Boxing Mirror (Back Porch, 2006) in uno psicologico bagno sonoro, del genere di scura, armoniosa esperienza come erano gli album di Leonard Cohen. Il piccolo ensemble di country da camera radunato da Cale e Escovedo (il chitarrista Jon Dee Graham, la violinista dei Poi Dog Pondering Susan Voelz, il violoncellista Brian Standefer, il bassista Mark Andes, il batterista Hector Munoz, il tastierista Bruce Salmon, il fisarmonicista Otono Lujan, il chitarrista David Polkingham) costruisce un ponte tra l’era di quei miti (i primi anni ’70), l’era d’oro di Escovedo (gli anni ’80) e l’epoca di questo album (gli anni 2000) nello stesso modo in cui gli album di Nico hanno fatto da tramite tra la sua epoca mitologica e la sua autentica era post-hippie. In questo modo, canzoni semplici, senza pretese come Arizona o la latineggiante The Ladder or l’isterica Notes on Air sono rimaneggiate come elegie imprevedibili e meditative. Altre (Dear Head on the Wall, Evita's Lullaby, Take Your Place) esibiscono la qualità austera della musica da camera. Spinto da Cale verso una forma musicale più elegante, Escovedo rimane un rocker nel cuore, e l’energia propulsiva di Break This Time, Looking For Love/ One True Love e Sacramento and Polk aggiungono vigore al complessivo senso di abbattimento.

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