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Crazy Rhythms (1980), 8/10
Good Earth (1986), 7.5/10 Only Life (1988), 7/10 Time For A Witness (1991), 6.5/10 Wake Ooloo: Hear No Evil, 6/10 Wild Carnation: Tricycle, 5/10 Wake Ooloo: What About It, 5/10 Wake Ooloo: Stop The Ride , 5/10 | Links: |
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Fin dagli esordi al Max's di New York nel 1976, i Feelies di Glenn Mercer e
Bill Million (entrambi studenti nel vicino New Jersey, ed
entrambi cantanti, chitarristi e compositori), con Anton Fier (ex Electric
Eels) alla batteria, occupano un posto d'onore nelle file della canzone
sperimentale della new wave.
Fin dall'inizio il gruppo si mantenne sempre ai margini del circuito
commerciale, tant' e`
che la prima incisione (il 45 giri Fa Ce La) avvenne soltanto nel 1979.
Come se non bastasse, suonavano in pubblico molto raramente, per lo piu` durante
le feste.
Il folkrock di Crazy Rhythms (Stiff), lo storico album del 1980,
registrato con Andy Fisher alla batteria e Keith Clayton al basso,
e` glaciale e straniante, come un clone androide dei
Byrds. Lo strimpellio frenetico delle chitarre, per lo piu` "trattate"
elettronicamente, su melodie pop con testi nonsense e a ritmi nevrotici, li
avvicinano ai deliri decadenti dei Velvet Underground e alla trance minimalista.
Sul brio e sulla spigliatezza
di generi tradizionali come il vaudeville e il country & western i Feelies
iniettano dosi letali di elementi moderni: scariche di chitarre psichedeliche,
ripetizioni ossessive di pattern, vocalizzi ipnotici, percussivita`
esasperate; fino a perdere il senso di cio` che stanno suonando.
A questo punto sembro` che il gruppo morisse gia`. Se n'erano andati, com'erano venuti, nella penombra dell'underground, tornando al circuito amatoriale. Soltanto nel 1984 il duo compositivo si rifece vivo, con un EP a bassa tiratura di psichedelia soffice, Explorers Hold (Coyote, 1984), registrato da una formazione di sette elementi, i Trypes, che sarebbe poi evoluta negli Speed The Plough e nei Wild Carnation. I Feelies resuscitarono con Good Earth (Coyote, 1986) e una nuova formazione, un quintetto che annovera il prodigioso Stan Demeski (batteria), Dave Weckerman (percussioni) e Brenda Sauter (basso e violino). Il sound si e` fatto piu` melodico e rilassato, al limite del country-rock piu` vellutato (On The Roof) e del folk-rock piu` cristallino (High Road), con partiture strumentali sempre piu` allucinate, accelerazioni ossessive di chitarrismo percussivo e un insistito ricorso ai tremelo ripetitivi alla Branca. Pastiche surreali come Two Rooms, che rinnova i fasti del primo album, hoe-down nevrotici come Last Roundup, trenodie alla Velvet come Slipping, raga distorti e ossessivi come Tomorrow Today e ballad angosciose come Good Earth portano alla memoria immagini di una "wasteland", un paesaggio estremamente degradato. Only Life (Coyote, 1988) sara` cosi` l'apice manieristico del loro art-rock, capace di cucinare insieme spunti presi da Eno (For Awhile), dal raga-rock (Too Much), dal folk (l'epica Higher Ground), dal country and western (Away), dall'hard rock (Deep Fascination), dal minimalismo (Too Far Gone), dalla psichedelia (Only Life). Il quintetto e` perfettamente affiatato. Demeski, in particolare, si conquista la palma di uno dei massimi batteristi della sua generazione.
Complesso che ha sempre tenuto il pubblico con il fiato sospeso,
i Feelies ritornano dopo tre anni di silenzio nel 1991 con il loro quarto
album in quindici anni.
Time For A Witness (A&M) e` un disco assordante, quasi heavymetal, paragonato
alle prove quasi acustiche degli anni '80, e la trasformazione, pur
conservando le caratteristiche del passato (i frenetici accordi di chitarra,
gli assoli troncati, i ritmi stratificati di due percussionisti,
i vocalizzi gelidi e distaccati) esalta ancor piu` l'affinita` con lo stile di
Lou Reed (soprattutto su Decide e What She Said), con il garage-rock degli
anni Sessanta (Waiting) e con le composizioni piu` astratte dell'acidrock
(vedi il lungo delirio di Find A Way, in un tripudio di percussioni leggere
e accordi chitarristici che da luogo a una lunga coda
di jamming strumentale).
Peccato che proprio a quel punto si sciolgano.
Mercer e Weckerman torneranno alla testa dei Wake Ooloo,
con Russ Gambino alle tastiere e John Dean al basso.
Hear No Evil (Pravda, 1994), l'album d'esordio,
scorre in maniera molto piu` tradizionale, senza grandi scossoni creativi,
con canzoni "regolari" come
Nobody Heard, Forty Days, Another Song.
Mercer prova un suono piu` libero e fastidioso
(Anything e Too Long GOne sembrano ballate dei Television),
ma sembrano mancare soprattutto le idee
(Rise e` praticamente una cover di You Really Got Me) e
alla fine si rifugia nel vecchio sound dei
Feelies (Don't Look Now).
Insieme con i Television, i Feelies sono stati i maggiori innovatori della canzone di pop chitarristico. La loro forma base e` costituita da brevi vocalizzi melodici in bilico fra diversi generi, seguiti da una lunga coda-jam strumentale nella quale i linguaggi si confondono del tutto, fra i riff duri di Million, gli strimpelli "lisergici" di Mercer, le cadenze marziali del basso di Brenda Sauter, i tribalismi maniacali della batteria di Dave Weckerman. | If English is your first language and you could translate this text, please contact me. |
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